8 agosto 1997

8 agosto 1997

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8 Agosto 1997. Me la ricordo bene questa data. Il mio ragazzo di allora se ne era andato da qualche giorno in vacanza. Un breve viaggio con gli amici. La verità era che eravamo in crisi ormai da mesi, anche se non volevo ammetterlo a me stessa. Io ero a casa e uscivo con i pochi amici che erano rimasti in città. Avevo 24 anni e voglia di divertirmi malgrado tutto. Edoardo mi telefonò quella sera, era un amico del mio ragazzo ma anche lui era tra gli sfigati rimasti in città. Uscii per andare insieme a lui a bere e a fare serata. Andammo al Teatro sull’Acqua, un localino sul lungarno dove si beveva spendendo poco e si ballava. C’erano altri amici e ballammo e bevemmo un bel pò. Fortunatamente c’era chi offriva. Non che io abbia mai avuto problemi economici, in tutta sincerità, ma in quel periodo ancora non lavoravo, ero alla fine del mio percorso universitario, e i miei non è che fossero poi così generosi. Quella sera, presa dall’allegria e da qualche bicchiere di troppo, mi trovai spesso abbracciata a Edo. C’era anche un suo amico libanese molto simpatico, che io già conoscevo perché avevamo frequentato la stessa università e spesso avevamo studiato insieme. A un certo punto della serata capii che forse avevo esagerato un po’ nei miei comportamenti con Edo, ma d’altra parte lui era un bel ragazzo, e non era uno che propriamente si negasse a certe attenzioni. Edo mi si avvicinò e mi propose di andare via di lì. Io accettai, lui ando dal suo amico libanese e gli disse qualcosa prima di salutarlo, dopodichè salimmo in due sul suo scooter e andammo in una specie di piccolo fondo commerciale su due piani, con l’affaccio diretto sulla strada, di proprietà di mia madre. Era un piccolo studio in una strada tranquilla vicino alla ferrovia, zona stadio, dove spesso ci ritrovavamo per studiare, ma che ogni tanto usavo per trovare un po’ di intimità con il mio ragazzo. Non ci volle molto perche io mi ritrovassi tra le sue braccia, la mia bocca contro la sua, le sue mani che cominciavano ad esplorarmi. E le mie che esploravano lui. Sentivo il gonfiore dentro i suoi pantaloni premermi contro il ventre, e infilai la mano per saggiarne la consistenza, mentre le sue mani si inoltravano sotto la ma gonna, scostandomi le mutandine e stappandomi un sussulto di piacere. Ero eccitatissima e mi inginocchiai davanti a lui, che si era slacciato i jeans. Aprii la bocca per accoglierlo, constatando con piacere che aveva un buon sapore. Il suo cazzo crebbe ancora, tra le mie labbra. Mentre lavoravo così, lui mi tolse la maglietta, carezzandomi i seni nudi e la testa, accompagnando il ritmo della mia bocca sul suo cazzo. Fu in quel momento che bussarono alla porta di vetro. Edo andò ad aprire: era il suo amico libanese. Capii subito che la cosa non era casuale, che i due si erano messi d’accordo prima che venissimo via dal teatro sull’Acqua. Bene, mi dissi: siamo in gioco e giochiamo! Anche lui era un bel ragazzo, e scoprii quasi subito che ci sapeva fare. Non nego di aver provato un po’ di imbarazzo, ma l’imbarazzo sparì subito, nel sentire la sua lingua tra le mie labbra più nascoste, mentre sdraiata di fianco sul divanetto di finta pelle continuavo a gustarmi il cazzo di Edoardo. Dopo un tempo che a me parve una sublime eternità si scambiarono i ruoli, con il libanese che mi mise davanti agli occhi e soprattutto alla bocca il suo arnese, meno importante di quello di Edo ma non certo piccolo. Edo mi penetrò, strappandomi sussulti di piacere ad ogni movimento. Presto il gioco divenne più impegnativo, visto che quando si scambiarono di nuovo, sentii l’amico libanese cercare il mio ano con le dita. Lo lasciai fare, convinta a godermi quella serata. Non ero propriamente vergine (in tutti i sensi), ma la doppia penetrazione non l’avevo mai provata. Sentirmi piena dei loro cazzi mi fece esplodere la testa; mi sentivo al settimo cielo del piacere, i miei sensi impazzivano mentre loro mi scopavano sul pavimento, uno sopra e uno sotto. E mi sentivo troia. Felicemente troia. Lasciai che sfogassero il loro orgasmo dentro di me, godendo nel sentire i fiotti dei loro liquidi riempirmi gli orifizi, e dopo un breve riposo vollero scambarsi i ruoli. E io non chiedevo altro! Li misi di nuovo in pista usando la bocca, e le loro erezioni furono un giusto premio al lavoro appassionato della mia lingua e delle mie labbra. La seconda fu più lunga e selvaggia della prima, anche se forse meno intensa: Edo alternava baci sul mio collo a insulti e grugniti, mentre mi inculava. Il libanese invece si limitava a tenere il ritmo. E di nuovo mi esplosero dentro, il libanese per primo, lasciando che Edo completasse il suo sforzo sopra di me, ormai abbandonata, a pancia sotto sul tappeto. Mi addormentai sul tappeto, esausta e soddisfatta, e mi sveglia solo all’alba, da sola, con il rumore del primo autobus sul viale adiacente. L’8 agosto di 20 anni fa…

 

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