Cronaca vera / Il mercato rionale

Cronaca vera / Il mercato rionale

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Non si respirava, l’afa dopo l’acquazzone rendeva l’aria umida. Non ero riuscita a chiudere un occhio. Mi alzai scontrosa e infastidita, mi recai al mercato di buon ora per evitare le ore cruciali. Attraversai la piazza, mi recai al solito bar per il consueto caffè e iniziai il giro a passo sostenuto. Presi il pane, alcuni prodotti per la casa, imboccai l’uscita del mercato e mi imbattei in un venditore che aveva esposto su una rella diversi abiti. Erano di buona manifattura ma quello che mi colpì fu che pochi giorni prima avevo visto i medesimi abiti a prezzi sostenuti. Incuriosita chiesi ad un ragazzone che sistemava delle scatole il prezzo è le taglie disponibili. Mi rispose in maniera stizzita che era tutto esposto senza nemmeno voltarsi. Fui contrariata, riposi il vestito e mi allontanai, mi fermò mentre tiravo su le mie buste un signore di mezza età che con fare attento mi invitò a guardare gli altri capi. In maniera stizzita feci un cenno di diniego con le mani, mi incamminai scontrandomi con un ragazzo di colore che stava aiutando il giovane di prima. Non risposi nemmeno al suo buongiorno e tirai dritto. Poche settimane dopo mi trovai in un paese limitrofo a fare una prestazione sanitaria. Avevo l’appuntamento alle 7,30 ed alle 8 avevo già terminato. L’esito lo avrei avuto dopo le 13 e mi scocciava ritornare a casa anche perché dovevo percorrere decine di chilometri. Decisi di fermarmi li e fare due passi al mercato. Avvertii casa e mi diressi vero la piazza. Era un sabato di agosto, vuoi per il caldo che per il periodo nefasto il mercato che abbracciava l’intero perimetro della piazza si era ristretto in una via attigua isolata e senza sbocco. Mi diressi li a malincuore sapendo che dopo mezz’ora non avrei avuto altro da fare, iniziai a percorrere la via semi deserta e in fondo isolato scorsi il banco dei vestiti che avevo notato nelle settimane precedenti. Mi avvicinai e fui subito accolta dal signore di mezza età che riconoscendomi mi fece un gran sorriso invitandomi a vedere i vestiti. Il ragazzo di colore era dietro di lui a riporre gli scatoloni e mentre vedevo i capi alle spalle arrivò il ragazzo maleducato, che scoprii essere il figlio del signore, con un caffè scusandosi per quanto accaduto. Iniziai a vedere i capi ed ero piacevolmente colpita, erano abiti da sartoria a costi irrisori. Oltre che di buon auspicio manifattura erano elegantissimi per occasioni speciali. I due parlavano sovrapponendosi e dalla cadenza capii che erano campani. gesticolavano ridevano mi misero a mio agio, avevo il ripiano pieno di vestiti ed ad un certo punto venni invitata a provarli. Era solito, specie al mercato, provare gli abiti nel bar di fiducia, dove chiudevo la porta e potevo fare con calma, essendo in un paese diverso fui obbligata ad usare il loro furgone come camerino. Il ragazzo di colore si presentò con una scaletta e salii dentro. Era buio ma i raggi del sole che filtravano si riusciva ad orientarsi. C’erano scatoloni sparsi, una panca di legno e lungo il fianco un materassino contro la parte. Il ragazzo di colore salì portando un faretto ed uno specchio. Inizia a provare i vestiti poggiando la mia roba su una scatola improvvisata. Non ero uscita con l’intento di fare compre e non avevo un intimo adeguato per quei vestiti. Me ne accorsi subito e se ne accorse il signore che mi invitò a provarli senza per vedere come cadessero addosso. Effettivamente senza l’attrito del reggiseno gli abiti scivolavano addosso meravigliosamente. L’uomo mi dava piccole accortezze ma si vedeva che era del mestiere, controllava l’orlo le pieghe e mi toccava come un sarto. Presa dallo sfarzo degli abiti non mi resi conto di come quell’uomo mi palpasse e d’un tratto mi colse lo sconforto sapendo che in borsa avevo pochi contanti per sostenere quella spesa sebbene vantaggiosa. Provai rivestendomi a contrattare sul prezzo spiegando, dopo più di un ora di prove d’abito, di non avere i soldi necessari. L’uomo piccato espresse in dialetto rivolgendosi al ragazzo di colore di non volere essere preso per i fondelli. Non era mia intenzione ma spiegai lui che non avevo i soldi necessari con me, senza sortire però il suo interesse anzi continuava a riporre gli abiti nelle confezioni con l’intento di venderli. Disse al ragazzo di colore di chiamare il figlio. Iniziarono a confabulare in dialetto, riuscendo a decifrare come una informazione, il fatto che avendo scelto abiti procaci fossi una donna intenta a certe consuetudini. Il ragazzo di colore scese dal furgone chiudendo il portellone, mentre i due uomini tirarono fuori accessori per gli abiti dicendo che ci saremmo accordati sul prezzo. La pressione che ricevetti, fu evidente. Non erano più mani di persone attente al vestito, ma uomini che palpeggiavano. Fu un attimo a sentirmeli addosso, sentivo le bocche è le mani roventi. Mi ribellavo senza oppormi realmente. Mi stringevano i seni mi schiacciavano. Sebbene vestiti sentivo i loro membri. Avevano due modi di fare nettamente distinti. Irruente il figlio, calmo e deciso il padre. Il ragazzo mi fece inginocchiare abbassandosi i pantaloni mostrando uno slip ridicolo con uno stemma di Superman che nascondeva un glande nodoso, il pene era grosso e ricurvo all’insù e a fatica riuscivo a tenerlo in bocca. Da dietro il padre mi sollevò dolcemente e abbassandomi la gonna e lo slip iniziò a leccarmi. Era una bocca sapiente. Si abbassò i pantaloni lasciando intravedere una fiera erezione contenuta in uno slip bianco parzialmente bagnato dagli umori. Pose a terra il materassino si accomodò e mi fecero adagiare. Opponevo una resistenza flebile. Erano ore che stavo chiusa lì senza emettere un urlo come potevo giustificarmi. Il padre mi entrò dentro dopo avermi lubrificato con la saliva mentre con le mani mi strizzava i seni. Scivolava lungo i fianchi mentre mi baciava e mi prese le natiche come a dilatarle, le strappava in due. Sentii il figlio dietro che continuava a sputarmi l’ano. Entrò con un colpo secco. Inizia a svincolarmi. Il ragazzo doveva tenere le mani contro la parete per non perdere l’equilibrio e dava colpi assestati lasciandomi senza fiato. Il membro sguisciava spesso fuori e il padre amorevolmente lo prendeva per farlo rientrare. Ad un certo punta la situazione che lo specchio rifletteva era quella del ragazzo che si teneva ed ad occhi chiusi spingeva con violenza mentre il padre gli accarezzava il sedere cercando di rallentare il suo ritmo. Il ragazzo al tocco deciso del padre rallentò un po’ alla volta mentre l’uomo lo accarezzava premendolo contro di me in un doppio contatto. Vennero copiosamente il ragazzo eiaculò tra la mia insinuatura lasciando scorrere tutto. Si rivestì in malo modo uscendo dall’abitacolo. Io ero dolorante e appiccicaticcia. Vidi richiudersi velocemente il portellone mentre salì il ragazzo di colore. Era visibilmente imbarazzato. L’uomo lo incitò a chiudere lo sportello con la sicura. Il ragazzo chiese se si vedesse e l’uomo lo tranquillizzò. Ero ancora distesa sull’uomo quando il ragazzo di colore abbassò la tuta mostrando un pacco pieno ed energico. L’uomo accarezzò lo slip quasi ad esserne orgoglioso. Abbassò lo slip e avvicinò il membro alla mia bocca. Mi rifiutai. Lui prese a menarlo finché non lo invitò ad accomodarsi dietro. Avevo provato il sesso anale ma mai avevo provato quelle fitte. Avevo male mi dimenavo mentre l’uomo mi strizzava le braccia e provava a zittirmi. Dava colpi violenti aveva un odore fortissimo. Da fuori il figlio bussava lentamente chiedendoci di non fare rumore. L’ unica cosa che sentii fu il getto copioso e a più riprese. Il ragazzo provò a rivestirsi frettolosamente ma non riusciva, lo slip bianco gli si attorcigliava addosso e non riusciva a coprire né l’asta né le palle che fuoriuscivano da una parte e l’altra. Mi alzai come un automa. Avevo male ovunque. Mi rivestii pulendomi con quei vestiti riposti negli scatoloni. Uscii dal portellone barcollando. Mi diedero la busta con i 4 capi provati e mi allontanai intontita. Entrai in un bar, mi pulii alla meno peggio in bagno, beppi e mi recai a ritirare l’esito della mia prestazione. Ritornai a casa a pezzi. Nei giorni successivi lessi sul quotidiano locale di una coppia padre e figlio di Napoli che erano stati accusati di ricettazione, rubavano abiti sartoriali dell’estate grandi griffe per poi rivenderli al nord. Tirai un sospiro di sollievo. Tengo ancora quegli abiti nel mio armadio in attesa di trovare una occasione adatta.

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