La sorella esigente

La sorella esigente

A Sonia stavano per iniziare i corsi di giurisprudenza di lì a poco, ed era logico che, per risparmiare, condividesse l’alloggio con il suo fratello maggiore, pure lui studente.
Si era trasferita nell’appartamentino di Marco da non molto e fin da subito lui si era accorto che le cose non sarebbero state più come prima.
Lei era sempre stata una bella ragazza, ed ora era davvero nel fiore degli anni. Marco aveva sempre avuto un debole per lei, e non aveva obiettato nulla quando lei gli aveva detto di portare le valigie nell’unica camera disponibile, anzi, aveva svuotato l’armadio dalle sue cose, pigiandole in due scatoloni che poi si era portato nell’altra unica stanza, sotto al divanetto che gli avrebbe fatto da letto.
Poco dopo Sonia era uscita con il suo ragazzo, che abitava poco lontano, mentre il fratello si era subito messo a sistemarle con cura gli abiti nell’armadio: gli sembrava naturale trattare bene la sua ospite, e, dopo tutto, anche quando erano ancora entrambi in famiglia lui faceva sempre di tutto per viziarla.
Mentre riponeva la biancheria nei cassetti era un po’ turbato dalla lingeria sexy che tirava fuori dalla valigia: un piccolo string nero, una mutandina a boxer di seta rossa, una body di raso. Ad un tratto si era ritrovato addirittura in mano un grosso fallo di gomma nera: non credeva ai suoi occhi! Lo aveva riposto nel comò ed aveva deciso di far finta di nulla, ma nelle ore successive appena chiudeva gli occhi immaginava Sonia stantuffarsi con quel cazzone, e quello che intravedeva nella sua testa era uno spettacolo favoloso!
Lei era tornata tardi, mentre lui già dormiva rannicchiato sul sofà. La mattina dopo, appena si era alzata, era arrivata in magliettina a fare colazione, e si era seduta al tavolo a sbocconcellare, svogliata, una brioche, che aveva subito gettato sul tavolo con aria assonnata ed un po’ disgustata, mentre lui le preparava il caffè.
Marco si era accorto del gesto, e, voltandosi, si era scusato per la qualità della brioche. Nella posizione in cui stava seduta lasciava vedere le sue bellissime gambe.
Accortasi dello sguardo cupido di Marco, aveva aperto le gambe, mostrando le mutandine bianche, ed aveva sorriso. Dai lati dello slip sbuffavano abbondanti riccioloni color castano…
Marco era arrossito subito, e si era messo subito a sfaccendare sul lavello. Sonia lo aveva chiesto: “Cosa c’è, non ti piaccio più ora? Oppure sei geloso del mio ragazzo?”.
Marco aveva lasciato cadere le stoviglie nel lavello, e le si era avvicinato, con gli occhi bassi, mormorando: “Sei ancora più bella di come ti ricordassi, sorellina”.
“Allora vieni a guardare più da vicino…”, disse. Marco si inginocchiò tra le sue gambe, e avvicinò pian piano il suo viso all’inguine di lei. L’odore di femmina era molto forte, e Sonia disse, come se gli leggesse nel pensiero: “E’ da ieri mattina che non faccio la doccia. Ieri sera ho fatto l’amore per molte ore, ed avrei proprio voglia di una rinfrescatina!”
Marco la guardò con aria interrogativa, e lei sorridendo si scostò la mutandina con un dito, dicendo: “soffia…”. e Marco si mise a soffiare, mentre lei si apriva con delicatezza le grandi labbra. Sentiva il cazzo che gli scoppiava nei pantaloni, ma non osava toccarsi la cerniera per liberarlo dalla costrizione.
La passerina di Sonia era bellissima: col pelo castano e folto, ed una apertura grande ed oscena, già tutta bagnata. Le tracce bianche ben visibili tra i petali di quel fiore erano probabilmente la testimonianza di una abbondante annaffiatura da parte del suo ragazzo. Ancora una volta, come se lei gli leggesse il pensiero, disse: “Leccami… pulisci tutto”. Marco avvicinò la lingua, esitante. Il cazzo tirava come quello di un gorilla e Sonia dovette ripetere, più duramente: “Leccami, porcellino, non farmi arrabbiare!!!”.
A quel tono di voce non riuscì a resistere, e fece ciò che lei chiedeva. Il sapore acre gli dette alla testa come fosse droga, ed in un batter d’occhio si trovo ad affondare a sua lingua nel sesso della donna con una foga animalesca. Le teneva le cosce con le mani, mentre lei muggiva di piacere e gli tirava i capelli, insultandolo: “MMMHHHH… voi maschi siete tutti uguali… bisogna …MMMHHH…. trattarvi da porci… perchè …MMHHHH… porci siete!!!!”. Dopo pochi minuti era venuta gridando a squarciagola i suoi insulti.
Marco la aveva lasciata godere fino in fondo, con lo lingua ben piantata nel suo ventre, poi si era allontanato ed aveva soffiato sino a che lei si era ripresa, e gli aveva sorriso. Il poveretto aveva ancora il cazzo durissimo, ed i coglioni pieni, ed aspettava un cenno di lei, per saltarle addosso. Lei gli leggeva la voglia negli occhi, e ridendo gli aveva detto: “Io sono soddisfatta! ora tu arrangiati!”
Mentre lei se ne tornava a letto con aria evidentemente divertita, lui si era reso conto dell’ora, ed era corso via, già in ritardo per il primo corso.
Durante tutta la giornata aveva faticato a concentrarsi, e nella mente continuava a girare la stessa idea. Al ritorno a casa, la sera, aveva fatto i mestieri, rimesso in ordine, lavato i piatti, poi aveva studiato sino a tardi. Si era addormentato vestito sul divano, e di nuovo la aveva sentita rientrare tardi.
La mattina dopo aveva trovato un bigliettino, in cui Sonia gli chiedeva di passare a svegliarla verso le nove. Era andato a comprare i croissant in pasticceria ed aveva preparato il caffè, e puntuale aveva bussato piano alla porta alle nove. Aveva appoggiato il vassoio sul comodino, poi aperto le tende su una bella mattina di sole. Lei si era stiracchiata mostrando i suoi bellissimi seni attraverso la morbida maglietta che le faceva da pigiama.
Timidamente lui le aveva confessato che il giorno prima aveva fatto molta fatica a concentrarsi sui libri. La sorella lo aveva guardato sorridendo, e non aveva risposto nulla. Aveva spezzato il croissant a metà ed aveva guardato per un attimo la crema colare. Poi aveva cominciato, lentamente, a leccare la crema che colava.
Marco era diventato tutto rosso in viso, ed sentiva il cazzo che doleva dall’eccitazione. Ridendo Sonia aveva scostato il lenzuolo, ed aveva aperto le gambe, mostrando la sua pelosa passerina: “avrei proprio voglia di una rinfrescatina, sai, di nuovo ieri sera ho esagerato un po’ …”
Marco non aspettava altro: prima si era messo a soffiare, poi, questa volta senza aspettare ordini, aveva provveduto ad una amorevole pulizia. Dopo pochi minuti, Sonia aveva cominciato a mugolare il suo piacere, ed era venuta gridando insulti al suo fratellone. Marco aveva aspettato che lei rinvenisse dal suo orgasmo, senza muovere la sua lingua ben premuta sul suo grilletto, poi si era alzato, ben rassegnato ad andare in bagno a farsi una pippa: di uscire anche oggi così arrapato non se ne parlava proprio!
Sonia, vedendo che si stava rialzando, lo aveva apostrofato duramente: “chi ti ha dato il permesso di andartene?”. Marco, stupito e vagamente speranzoso, aveva avvicinato di nuovo il viso al sesso di sua sorella. Sonia lo aveva preso per i capelli, e aveva detto: “non voglio neppure una goccia sul lenzuolo, capito?”.
Marco capì tutto poco dopo… Appoggiata la bocca sul grilletto, aveva sentito un getto salato spruzzargli in gola. La forte presa di Sonia sui suoi capelli aveva fermato il suo gesto istintivo di ritrarsi. Appena superata la sorpresa, si era messo di buona lena a succhiare, per riuscire a non perdere neppure una goccia, come lei desiderava. Sembrava non dovesse finire mai, ma finalmente era finita.
Sonia rideva, mentre lui correva in bagno per il bisogno urgente di toccarsi… Ancora una volta si stava facendo tardi per la lezione in università, ma non osava dire nulla. La sua vita era cambiata, e nulla sarebbe mai più stato come prima…
Il seguito a presto…

Ciao. Sono Stefano e sono di Milano.
Mi piace scrivere racconti delle mie esperienze e non solo.
Scrivo per diletto e perché no, per fare nuove conoscenze!
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One thought on “La sorella esigente

  1. peterpan55

    Storiella inventata, eccitante ma che fa passare il ragazzo come un sottomesso coglione, che si fa comandare da una sorella che io avrei preso a calci in culo.

     

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