Amore di figlia 2

Amore di figlia 2

Proprio due giorni fa ho parlato a lungo con la mia amica Lucia. Le ho chiesto, non senza un po’ di imbarazzo, di riferirmi qualcosa di più sulla sua relazione con il padre. Lei ha cercato di aprire tutti i cassetti della sua memoria; ha addirittura ricercato alcuni scarni appunti su un diario segreto di quaranta anni fa. Eco che cosa ne è scaturito:
” Quella sera, quando mi padre me l’ha chiesta, mi sono addormentata con difficoltà: tanto grandi erano l’emozione, l’eccitazione, la vergogna. Decisi però che avrei acconsentito, perché lo amavo e volevo renderlo felice. Al mattino mi alzai presto per studiare e ne approfittai per preparare la colazione per il mio babbo adorato che doveva andare a lavoro. Lo aspettai in cucina. Indossavo una vestaglia leggerissima, semitrasparente: sotto solo le mutandine. Papà mi mangiava con gli occhi, ma non mi disse niente. Quando ebbe fatto colazione ci baciammo, le sue mani scivolarono sotto la vestaglia e accarezzarono la mia pelle nuda. Credevo di impazzire sentendo quelle dita ruvide di maschio che quasi mi graffiavano. Gli dissi che avevo riflettuto sulla sua proposta amorosa e che gli dicevo di sì, considerandomi ormai la sua fidanzatina. Fu molto felice.
“Oggi, – mi disse – uscirò dal lavoro due ore prima. Tua madre non lo sa. Vieni a prendermi con una scusa. poi andiamo a fare un giro io e te…”
Comprendevo quanto fosse eccitato. Ci baciammo ancora a lungo prima che uscisse, in silenzio perché mia madre non sentisse.
Per tutta la mattina cercai di studiare, ma ero emozionata, a volte addirittura impaurita. Non volevo pensare a ciò che sarebbe potuto succedere nel pomeriggio. Tremavo a quell’idea; era qualcosa che mi spaventava e mi attraeva irresistibilmente.
Prima delle tre del pomeriggio uscii di casa con la scusa di recarmi da un mia compagna di scuola per studiare. Trovai papà che mi aspettava. Ci allontanammo verso la campagna. Mentre io guidavo, lui mi accarezzava le cosce sotto la gonna. Credevo di impazzire. Se si fosse trattato di un altro uomo mi sarei sentita una troia, ma con lui era tutto diverso: era qualcosa di molto più vergognoso, ma che mi faceva sentire bene.
Raggiungemmo un luogo deserto, una vecchia cava in abbandono, dove papà aveva lavorato da giovane, trovammo un piazzola ben nascosta. Non avevo neanche spento il motore che ci stavamo già baciando.
“Sei bella, Lucia” mi sussurrava.
“Sei stupendo, babbo” rispondevo.
Mi tolse con dolcezza la maglietta. Non indossavo il reggiseno e le mie tette furono davanti al suo viso. Le leccò avidamente, sfiorò i i capezzoli con le dita e li succhiò. Poi mi invitò a togliermi la gonna: rimasi con solo le mutandine a fiori in dosso. Mi baciò e leccò le cosce a lungo. Ci trasferimmo sul sedile posteriore per stare più comodi.
” Le mutandine voglio sfilartele io” mi disse.
Cosa che puntualmente fece. Ero nuda davanti a mio padre, stavamo facendo l’amore.
Fino ad allora io ero stata sempre passiva, avevo soltanto risposto ai suoi baci. Mi chiese di aprirgli i pantaloni e di prenderglielo in mano. Fui titubante, ma ubbidii. Il suo cazzo era in piena erezione, era grosso, duro, nodoso. Lo accarezzai, poi gli sfiorai lo scroto, quindi lo palpai con più decisione.
“Con questo mi hai messa al mondo?” gli chiesi ormai fuori di me per l’eccitazione.
“Sì, bimba. Ora è tutto tuo”
Mi leccò la fica con grande passione facendomi gridare di piacere. Ridevo quando i peli gli andavano in bocca e cercava di sputarli. Con la lingua mi insegnò a leccargli dolcemente la cappella, poi a imboccare la grossa asta. Non riuscivo a farne entrare in bocca che qualche centimetro.
“Sei sicura di volere andare fino in fondo, fidanzatina mia?” mi domandò
“Certo, Fausto” risposi, pronunciando per la prima volta il suo nome.
Mi fece distendere a cosce aperte su sedile. Per quanto lo spazio fosse poco, riuscì a venirmi sopra.
“Ho sempre il sapore della tua passera in bocca. Senti, figliola adorata” disse baciandomi.
Si prese il cazzo con una mano, lo scosse e lo scappellò, quindi lo guidò alla mia vulva. Pose la cappella all’ingresso e spinse dolcemente. Entrò per un paio di centimetri.
Mi sentivo tutta pulsare e bruciare. Mi inebriava l’odore dei nostri corpi sudati. Avevo perduto ogni lucidità, quando sentii papà spingere con decisione e un dolore urente diffondersi nel mio basso ventre. Gridai, ma lui spingeva ancora, ansimando.
“Spingi, babbo, spingi!” mormorai.
“Ormai è fatta, – disse lui – ce l’hai tutto dentro”
Avvertii un senso gradevole di pienezza nella pancia. Lui incominciò una danza sempre più frenetica, ansimando e sbuffando. Io gemevo e gridavo. Non so quanto sia durato quel nostro primo coito, ma ebbi la sensazione che il tempo si fosse fermato. Ad un certo punto lui lo trasse fuori di colpo e mi bagnò il ventre e le tette del suo seme.
“Non voglio rischiare di ingravidarti, tesoro” spiegò.
Mi accorsi che il cazzo era sporco di sangue, anche sulla mia vulva c’era del sangue rappreso. Ci ripulimmo coi in fazzoletti di carta, per poi riprendere a baciarci.”

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