Alice

Alice

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Alice mi guardava con i suoi stupendi occhi azzurri mentre me lo succhiava dolcemente. Ero appoggiato alla scrivania, col cazzo che usciva dalla patta come un menhir, gustandomi la vista della sua boccuccia deliziosa che lo avvolgeva morbidamente e scorreva lentamente avanti e indietro. Lei era seduta sulla mia poltrona direzionale, la gonna del tailleur alzata fino alle mutandine, le belle tette che cercavano di esplodere fuori dalla camicia stretta. Mentre spompinava emetteva dei piccoli gemiti di piacere e sbatteva morbidamente le palpebre, ammiccandomi con aria supplichevole come a dire: “Ti prego non venire, lasciamelo succhiare ancora, ti prego…”. Ma non era così semplice. Era almeno una settimana che non venivo e quel pompino inaspettato mi stava portando velocemente verso un orgasmo irrefrenabile.
– Bambolina… – dissi ansimando – mi fai venire… – Lei fece segno di no con la testa, continuando a succhiare.
– Non resisto piccola… – supplicai mentre le morbide labbra non si fermavano – tesoro… vengo… io… ooh.. ooooohhh… aaaahaahhaaahhh…. –
Sborrai con violenza e abbondantemente. Alice chiuse gli occhi e continuò a spompinarmi lentamente e a deglutire. Non mollò la presa neanche dopo che sparai tutte le cartucce. Continuò a succhiarlo al rallentatore e a gemere di piacere.
– Basta piccola… dai fermati… mi fai male… – ripetevo spossato.
Ma non mi ascoltò, continuando a succhiare. Dovetti resistere e lasciarla fare. Andò avanti ancora un paio di minuti, poi finalmente lasciò libero il pisellone e riaprì gli occhi, tornando a guardarmi dal basso.
– Sei stata proprio birichina – la ammonii muovendo l’indice davanti al suo bel visino. Lei aggrottò la fronte come a chiedermi scusa.
– Lo sai cosa faccio io alle segretarie birichine come te? – Fece cenno di no con la testa. – Le sculaccio fino a far loro venire il culetto rosso… – Alice si morse il labbro inferiore.  – Su vieni qui che t’insegno chi è che comanda… –
Le afferrai i capelli dalla nuca e la sollevai a forza. Lei mi lasciò fare, visibilmente eccitata. Le sbottonai la camicetta e abbassai il reggiseno facendo ballonzolare le meravigliose tette che schiacciai sulla scrivania obbligandola a piegarsi a 90 gradi. Poi alzai la gonna che nascondeva lo splendido culetto e abbassai le mutandine fino a metà delle bellissime cosce. Lei tentò di proteggersi allungando le braccia e mettendo le mani davanti alle natiche deliziose.
– Birbantella, adesso ti sistemo io – dissi afferrandole i polsi con la mano sinistra e bloccandoli dietro la schiena. Quindi, con l’altra mano, iniziai a sculacciarla con forza, alternando le chiappe. Una sculacciata a destra e una a sinistra.
– Ahi! Ahi! Ahi!… – ripeteva lei ad ogni schiaffo e intanto sculettava deliziosamente cercando di evitare i colpi. Poco dopo prese a frignare.
– Basta.. basta… la prego… direttore.. la prego… ahi.. ahi… –
– Zitta troietta – dissi continuando a sculacciarla senza pietà. Sapevo che stava recitando. In realtà le piaceva un sacco quel trattamento.
Nel frattempo il cazzo mi era tornato durissimo, eccitato da quel culetto meraviglioso tutto arrossato. Mi sistemai quindi sul lato della scrivania e la obbligai così a girarsi dalla mia parte tenendo la guancia poggiata al ripiano. Quindi, tenendole ferma la testa, glielo infilai di nuovo in bocca a forza mentre continuavo a sculacciarla allungando il braccio. Per fare questo le avevo lasciato liberi i polsi ma lei restò nella stessa posizione, come se li avesse legati. Il cazzo
Le scopavo le labbra come se fosse la fichetta e lei gemeva e succhiava