L’educazione diElisabetta – parte prima

L’educazione diElisabetta – parte prima

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Mi chiamo Elisabetta. Non sono mai stata bella, neppure quando ero giovane, figuriamoci ora che ho 57 anni, ma per motivi che non ho mai compreso del tutto molti uomini mi hanno sempre trovato eccitante da un punto di vista sessuale. Sono piccolina, magra e ho sempre avuto un bel corpo e una bella pelle, una volta uno mi disse che scoparmi era come farsi una ragazzina e quindi probabilmente risveglio gli istinti più perversi degli uomini maturi.
Comunque ancora oggi dal punto di vista del fisico non sono messa male, le tette non sono cadenti, le gambe ancora toniche, non ho cellulite e il mio sedere continua ad essere guardato dai maschi, devo ammettere che è proprio un bel culetto, rotondo, con le chiappe alte e ben divise e senza un filo di cellulite. Anche la pelle è rimasta liscia e morbida, insomma, come MILF faccio ancora la mia figura e anche il mio viso, certo non bello, ma neppure brutto, non presenta molti segni dell’età.
La storia che comincio a raccontare inizia due anni fa, in agosto. Da due anni non avevo rapporti sessuali di nessun genere e forse proprio questa prolungata astinenza mi aveva portato a fantasticare su incontri caratterizzati da una certa rudezza, più di una volta mi ero masturbata immaginando di essere presa con violenza, la cosa un po’ mi spaventava, ma anche tanto mi eccitava, in ogni caso non avevo mai dato seguito a queste mie fantasie.

E’ il 6 di agosto, sono in ferie e ho deciso di riposarmi rimanendo a casa, ho anche approfittato per chiamare una ditta di idraulica che non chiude per avere un preventivo sia di fattibilità che di costi per rifare il piatto doccia nel bagno di servizio.
L’appuntamento con uno dei soci è per le tre del pomeriggio e si presenta puntualissimo.
Lo faccio accomodare in cucina, si presenta come Michele e sorridendo mi dice che tutti lo chiamano Mike, è un uomo abbastanza gradevole, alto, massiccio con una bella pancia prominente, sulla sessantina, moro, con una voce bassa e profonda, indossa un paio di jeans e T shirt, un grosso marsupio gli cinge la vita. Io indosso un paio di leggings di tessuto lucido molto aderenti, una polo bianca e un paio di sandali bassi e leggeri. Non sono insomma vestita troppo provocante, eppure non posso fare a meno di notare che lui, mentre mi parla della sua ditta, ha uno sguardo strano, come se stesse pensando di sbattermi sul tavolo e chiavarmi e, devo ammettere, la cosa comincia ad eccitarmi.
Finita la prima chiacchierata mi chiede di portarlo a vedere il bagno per capire come intervenire. Gli faccio strada e mentre percorriamo i pochi metri che separano la cucina dal bagno ho la netta sensazione che Mike si goda la vista del mio culo inguainato nei leggings che poi sono così stretti che si insinuano parzialmente anche fra le chiappe.
Una volta entrati in bagno le ridotte dimensioni dello stesso ci costringono a stare molto vicini, sento il suo braccio destro sfiorarmi e la sua gamba destra aderire leggermente alla mia sinistra.
Comincio a sentire una piacevole sensazione, comincio a sperare che Mike non si limiti a guardarmi, ma prenda l’iniziativa, tuttavia, con mia sorpresa, lui continua a parlare dei lavori e a un certo punto mi dice che possiamo tornare in cucina.
Un po’ delusa mi volto e faccio per uscire dal bagno e tutto ha inizio in quel preciso istante.
In un attimo col braccio destro mi cinge il busto appena sotto il seno e con la mano sinistra mi tappa la bocca. E’ una cosa talmente rapida e inaspettata che io comincio a divincolarmi cercando di liberarmi, ma è inutile, lui è molto forte e non ho alcuna speranza.
Mi forza contro il muro e i immobilizza tenendomi premuta contro la parete col suo corpo, in quel momento lo sento, sento sulle chiappe il rigonfiamento del suo cazzo e mi viene da tremare, a giudicare dalla pressione deve essere veramente molto grosso. Lui intuisce e mi sussurra con un tono metallico e cattivo.
– Si puttana, è grosso, non so se ne hai mai preso uno così grosso, ma vedrai che ti piacerà.
Io mugulo un lamento, ma la sua mano mi preme così forte sulla bocca che non esce nulla. Sempre tenendomi premuta contro il muro sfila il braccio e sento che comincia ad armeggiare col marsupio, avverto un rumore come di qualcosa che viene strappato, non capisco al momento, poi lui mi toglie la mano dalla bocca, ma non faccio in tempo a dire nulla che mi ritrovo imbavagliata con del nastro adesivo argentato molto largo.
Subito dopo mi afferra le braccia e me le porta dietro la schiena e con lo stesso nastro me le lega.
E’ la situazione che ho immaginato molte volte, ma ora che la sto vivendo ho paura, potrebbe essere un pazzo, un assassino, comincio a piangere.
– Non piangere zoccola… non ti faccio niente, stai tranquilla, solo una bella ripassata di sesso, non sono un serial killer, tranquilla. Poi alla fine ti farò godere, vedrai, lo so che alle tipe fighe di legno come te piace essere costrette.
Mi prende sottobraccio e mi trascina in cucina. Mi fa sedere, abbassa le tapparelle, apre il frigo e tira fuori il burro, mi guarda.
– Prima me lo scaldo nella figa e poi ti inculo… lo sai vero che hai un bel culo troiona, mi sono accorto che sculettavi e ti piaceva che ti guardassi… sei una puttanella in calore come tutte le altre Elisa.
Ha ragione, me ne rendo conto e ora che ha chiarito le cose mi sento più tranquilla e rassegnata. L’accenno al fatto di sodomizzarmi mi spaventa naturalmente, sono vergine dietro e so che farà male, ma anche in questo caso la paura si mescola con l’eccitazione, mi sento la figa bagnata e ho voglia che Mike mi scopi.
Inizia a spogliarsi, lo fa lentamente, è un vero bastardo, un perverso bastardo. Rimane solo con le slip, è peloso, un po’ flaccido, ma mi piace, mi piace anche l’odore di sudore che emana il suo corpo e soprattutto mi piace il gonfiore che si intuisce sotto le mutande. Finalmente se le sfila e per un attimo mi manca il fiato. E’ il cazzo più grosso che abbia mai visto, più grosso di tanto. Lungo, largo, duro attorniato da una folta peluria e con due coglioni tondi e gonfi. Se lo prende in mano e si avvicina, si sputa sulla destra tre volte, poi con la saliva si bagna l’uccello e me lo mette sotto il naso.
Ha un odore di saliva misto a piscio, sgradevole, intenso, comincia a passarmelo sulla faccia bagnandomi con residui del suo sputo, poi mi afferra per i capelli e mi tira la testa indietro, si china e mi fa colare sul volto lentamente un bolo di saliva che poi mi spalma sulla faccia.
– Devi imparare chi comanda stronza… devi diventare una brava puttana, farmi godere, prenderti la mia sborra dove dico io, succhiarmi, baciarmi tutto, sei la mia zoccola e farai tutto quello che ti dico, hai capito, vero…
Non annuisco subito e allora lui, senza preavviso, mi stampa uno schiaffo violento sul viso, mi fa male,lo guardo sorpresa e tremo un pochino.
– E’ solo per educarti puttana, tanto per farti capire che se non ubbidisci ti faccio male… ora ti tolgo il bavaglio e ti metto il cazzo in bocca, se ti azzardi a urlare ti faccio davvero male, fai cenno di sì al tuo paparino stronzetta.
Mi sbrigo a ubbidire, lui mi toglie il bavaglio, mi appoggia la cappella umida sulle labbra e spinge, apro la bocca e in un attimo quel cazzo di ferro me la riempie, non ho mai preso in bocca un cazzo così, Mike mi mette le mani sulla nuca e mi spinge la testa in avanti, il suo uccello si spinge fino alla gola, mi provoca un conato di vomito, ma lui è esperto, si ferma in tempo, mi riporta la testa indietro, aspetta che mi riprenda e poi di colpo mi spinge ancora avanti.
Questa volta si interrompe appena prima che mi arrivi lo sbocco, lo tira fuori, tossisco violentemente dalla bocca mi esce qualcosa di più simile alla bava che alla saliva, lui la raccoglie con la mano e me la spalma in faccia, non oso immaginare in che condizioni è il mio volto, ho la bocca pregna del sapore del suo cazzo che implacabile mi rientra dentro fino alla gola.
Continua così per ancora tre volte e ogni volta lui raccoglie quello che mi esce dalla bocca e me lo spiaccica in faccia.
Mi fa alzare e mi porta in bagno, mi obbliga a guardarmi allo specchio, ho la faccia bagnata e impiasticciata, fili di saliva mi pendono dalle labbra.
– Ti piace il mio cazzo Elisabetta stronzetta – mi chiede ridacchiando e io so già cosa devo rispondere, ormai ho capito il gioco.
– Si mi piace… mi piace – dico con un filo di voce.
Mi libera le mani, ormai ha capito che non è necessario tenermi legata, mi ordina di spogliarmi, in breve sono nuda di fronte a lui, comincia a palparmi, mugolando di soddisfazione, mi strizza le tette e i capezzoli, mi infila due dita nella figa e ravana dentro.
– Sei fradicia troia, allora ti piace davvero essere trattata da zoccola, vero?
– Sì, mi piace, continua ti prego.
Mi fa scivolare le dita umide dei miei umori nel solco delle chiappe, poi lentamente mi infila l’indice nel culo, mi fa un poco male, mi sfugge un gemito.
– Cazzo come sei stretta, ma non dirmi che questo bel culo è ancora sano…
– Non l’ho mai fatto dietro Mike, fai piano per favore, non farmi male.
Per la prima volta da quando tutto è cominciato sorride senza cattiveria.
– Piccolina, stai tranquilla – mi sussurra mentre col dito fa lentamente e dolcemente avanti e indietro nel mio buchino – a me piace giocare, ma non sono un bastardo, hai un culo bellissimo, sei morbida come panna e ti inculerò sicuramente, ma ricordati che è solo un gioco e che ti piacerà, ora però bisogna prepararlo bene questo bel culetto… ti sei scaricata oggi?
– Non capisco… sì, mi sono scaricata.
Annuisce e tira fuori il dito, lo annusa e scuote la testa.
– Meglio non rischiare – dice come fra sé e sé.
Entra nella doccia e sfila l’erogatore dal tubo flessibile, poi apre e attentamente regola la temperatura, intuisco cosa vuole fare e lo blocco.
– Aspetta un secondo… – apro l’armadietto e tiro fuori la peretta di gomma che uso talvolta – faccio da sola… va bene?
– Ok… dove tieni la biancheria intima, voglio trovare qualcosa di figo da farti mettere –
– In camera da letto, i primi due cassetti del comò –
– Ok, vado a vedere, tu preparati e poi vieni in camera… fai con comodo, più aspetto e più mi viene voglia…
Esce e mi lascia sola.
Passano una decina di minuti prima che mi sia scaricata e pulita del tutto, ho approfittato per farmi anche una doccia, lascio il bagno e lo raggiungo in camera da letto.
Lui è in piedi di fianco al comò, mi porge una tesserina, la osservo, è un donatore di sangue, alzo lo sguardo, ho capito.
Il silenzio è palpabile e la tensione pure, capisco che fra poco ricomincerà il gioco. Indica il letto, vedo le mie culottes a pantaloncino di seta e pizzo nero e alcuni dei miei foulard. Sì, il gioco sta per cominciare e lascio a Mike il piacere di continuare il racconto.

Io a tanta fortuna non riesco a crederci. Elisa se la guardi solo in faccia non la degni di una seconda occhiata, ma se la vedi nuda o, immagino, messa giù da guerra ti rendi conto che, a dispetto dell’età, è una figa scopabilissima meglio di tante più giovani. Poi è veramente una puttanella sottomessa e questo, per me è il massimo.
Ho deciso che me la inculerò lubrificandola proprio il minimo, voglio farle male, voglio che si ricordi la volta in cui è stata sverginata nel culo e capisca chi comanda. Secondo me questa troietta mi farà divertire parecchio, ho già delle belle idee…
Intanto si è messa le culottes e mi eccita già solo guardarla, la parte del pizzo è quella posteriore e quindi quel bel culetto morbido e liscio come seta è come se fosse nudo, ho il cazzo che sembra di marmo.
Le dico di sdraiarsi a pancia in giù e lei da brava ubbidisce. Prendo i foulard e mi siedo di fianco a lei e comincio a parlarle, la parte psicologica della dominazione è importante, la vittima deve provare anche un po’ di paura, altrimenti il gioco non è del tutto divertente.
– Allora Elisabetta ora ti dirò quello che ti farò… non parlare, non dire nulla, ascolta e basta. Per prima cosa ti imbavaglierò, il mio cazzo dentro il culetto ti farà molto male e non voglio che qualcuno senta le tue urla, perché ti garantisco che urlerai chiappe d’oro, proverai un dolore incredibile, hai un buchino non solo vergine, ma anche molto stretto e piccolo e quando te lo infilerò dentro ti sembrerà di morire. Poi ti legherò in modo che tu non riesca ad allargare le gambe, così il culo ti rimane bello stretto e ti lascio così, sdraiata, sarà più difficile per me infilartelo, ma anche molto più doloroso per te. Non ho ancora deciso se incularti a secco o lubrificare un po’, non è che lo faccio per farti meno male, non me ne frega un cazzo, tanto col burro o senza per un po’ sentirai un male al culo che neanche ti immagini, è che se non lubrifico il cazzo ci metto troppo a infilartelo. Adesso cominciamo, stai zitta, non parlare, non dire un cazzo…
Prendo uno dei foulard e la imbavaglio molto strettamente, lei mi guarda e capisco che ho raggiunto lo scopo, è eccitata, ma se la sta facendo sotto dalla paura, ha capito che le farò molto male.
Col secondo foulard la lego le mani dietro la schiena, il terzo lo posiziono a metà coscia e lo stringo molto, col quarto le serro i polpacci e con l’ultimo le caviglie e così noto che la puttanella ha dei piedini adorabili, piccoli, curati, morbidi… in futuro sarà una delizia frustarglieli, ma per quello ho tempo.
La lascio così e vado in cucina, il burro ha raggiunto la giusta cremosità, apro il frigo, tra la verdura trovo delle carote e scelgo la più sottile, poi ci ripenso, la lascio giù e prendo un cucchiaio di legno, il manico è più sottile, ma fa sicuramente più male.
Torno in camera, ho il cazzo talmente duro che mi fa male.
Salgo sul letto, la troietta è immobile, tiene la testa voltata verso sinistra, verso lo specchio dell’armadio…
– Vuoi vedere mentre ti inculo? Va bene, ti lascio assistere, è la prima volta in fondo. Ora metterò un po’ di burro sul tuo buchino e poi senza toglierti le mutande ti infilerò nel culetto il manico di questo – le dico mostrandole il cucchiaio.
Con un dito prendo una mezza noce di burro, le scosto un lembo delle culottes, trovo il buchetto e spalmo il burro su quella deliziosa rosellina carnosa. Tenendo il dito sul buco spingo il tessuto fra le chiappette e poi punto il manico e comincio a farlo entrare.
Subito le scappa un gemito, la cosa mi eccita e allora senza aspettare lo spingo dentro per buoni 5 centimetri di colpo, lei sussulta e mugola di dolore, lo spingo ancora dentro con maggiore violenza, questa volta è un grido quello che viene soffocato dal bavaglio.
Lo tiro fuori velocemente facendolo ruotate, ancora un grido e osservandola vedo che ha il viso contratto.
Basta, non posso più aspettare… le abbasso le culottes per scoprire quelle belle chiappette candide e polpose, mi metto dietro di lei, le allargo il culo quanto basta, appoggio la cappella sul buchino, lei si sta lamentando, probabilmente sta cercando di dirmi di fermarmi, troppo tardi.
– Se ti agiti fa più male chiappe d’oro, rilassati… sai come si dice “prenderlo nel culo è un lampo”…
Si ferma, sento che non è più così rigida, comincia il difficile ora. Inizio a spingere, la cappella allarga il suo fantastico buchino e lei ricomincia, certo ora le fa davvero male. Soffocati dal bavaglio sento una serie di lamenti che si fanno sempre più frequenti e acuti mentre spingo per entrare con tutta la cappella. E’ davvero stretta la puttana, faccio fatica, ma non mi fermo, ancora un centimetro e sono dentro con tutta la cappella, ora lei urla per davvero, sta sudando, si agita e io godo come un pazzo al pensiero del dolore lancinante che sta provando e intanto mi godo la morbidezza e la setosità delle sue chiappe che mi avvolgono il cazzo. E’ arrivato il momento, sono dentro con tutta la cappella, mi fermo, lei respira affannosamente, il suo volto è una smorfia, prendo fiato e poi con un colpo secco e violento glielo affondo nel culo e comincio a montarla.
Nel momento dell’affondo se non fosse stata imbavagliata l’avrebbero sentita urlare per tutto il quartiere.
La inculo con violenza, con botte rabbiose, le tasto con le mani quelle chiappettine liscie mentre le sfondo il culetto, lei ha ricominciato con la litania dei gemiti e mi eccita ancora di più, decido di rischiare, le sciolgo il bavaglio.
Lei per un attimo rimane come senza fiato, respira, poi ricomincia coi gemiti di dolore, ma non urla, mi piace sentirla lamentarsi, ma voglio anche sentirla parlare.
– Fa male il cazzo nel culo troia?
– Siii, fa male, fa maleee – piagnucola
– Ma ti piace vero puttana.
Non risponde subito e allora le do una sculacciata bella forte, lei grida e poi appena riprende fiato riesce a dire.
– Si, si mi piace, mi piace
Sento che sto per venire, vorrei durare e godermela ancora, ma sono troppo eccitato, decido di sborrarle in bocca, tiro fuori il cazzo di colpo facendola ancora urlare, velocissimo le tolgo tutte le costrizioni, poi mi sdraio, le prendo la testa e me la sbatto sul cazzo.
– Finiscimi di bocca pompinara del cazzo – sbotto
Lei da brava me lo prende in bocca e comincia a sbocchinarmi mentre io mi diverto a tastarle le chiappe, è brava la troia, mi scopa con la bocca e io non resisto più. Per evitare che si tolga le metto la mano sulla nuca e la tengo fermo e poi sborro.
Non so quanta sborra mi esce, ma deve essere veramente tanta perché sento che lei deglutisce a fatica e sembra quasi soffocare, alla fine la lascio andare, lei si mette supina, è distrutta, le piazzo una mano sulle tette e le dico.
– Ci divertiremo un sacco noi due
La risposta è quella che mi aspetto
– Ne sono sicura

 

3 thoughts on “L’educazione diElisabetta – parte prima

  1. Laura

    Interessante ma non inquadrabile. Accurato solo a tratti, alle volte frettoloso. Sono curiosa di leggere eventuale seguito perché chi lo ha scritto sa scrivere. Per me appassionata del genere comunque non male

     
  2. marco

    Bello, ma sono d’accordo con Laura, e poi, prefersico la parte descritta da Elisabetta, forse dovrebbe riprendere sempre da Lei. solo come consiglio. Ma bello

     

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