La ciambella

La ciambella

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Un nuovo vicino è giunto nel condominio dove abito. L’ho già visto di sfuggita due o tre volte durante il suo trasloco; ma non ho mai avuto l’occasione di salutarlo come si deve.
Così complice un’eccedenza di uova nel mio frigo decido di preparare una grossa ciambella da portargli come regalo di benvenuto.

Sempre quella sera mi presento alla sua porta.
Toc Toc.
La porta si apre dopo neanche un paio di secondi. Che velocità.
– Ciao, sono Valeria la tua vicina. –
– Ah, non sapevo che si dicesse così adesso. Accomodati pure. Io sono Roberto. –
Sono un po’ sorpresa. Chissà a che cavolo si sta riferendo? Spero proprio che non sia un mezzo matto. Non riuscirei proprio a sopportare un altro condomino con delle fisse particolari. Per il momento sembra gentile.
Il tipo avrà sui sessantacinque anni circa; corporatura da bevitore di birra. Una faccia gioviale, con delle belle guanciotte rossastre. Capelli brizzolati piuttosto corti.

Vabbè evitiamo di stare immobili come un baccalà sulla soglia della porta ed entriamo. Vediamo di fare una bella impressione almeno la prima volta. Avrò sempre il tempo di mandarlo a quel paese nelle future riunioni condominiali.

– Ti ho portato un po’ di ciambella. – Gli dico tanto per rompere il ghiaccio.
Il tipo mi guarda un po’ sorpreso.
– Davvero? –
– Si certo. –
– Ma sei un tesoro; oltre che bellissima. Permettimi di versarti qualcosa da bere. –
Il tipo si sta rilevando ad ogni momento sempre più strano e gentile. Il perfetto profilo del serial killer.

– Che cosa vuoi? Ho già preparato tutto. Ho la grappa, la vodka, l’Aperol, il Martini; tutto quello che vuoi. –
Caspita, sul tavolino nel centro del soggiorno c’è un mezzo bar. Sembra che si stia preparando una festa coi fiocchi a quanto sembra.
Cosa prendere però? C’è di tutto tranne della normalissima acqua.
– Prendo giusto un po’ di grappa; non troppa. –
– Ma cosa mi dici? –
Oddio mio l’ho offeso?
– Non sarai mica astemia? – Il tipo è quasi spaventato. Il suo sguardo è così allucinato che quasi mi spavento io.
– No, no stai tranquillo; l’alcool lo reggo bene. –
– Ah dicevo; pensavo che non ti piacessi. –
Ecco lo sapevo l’ho offeso in un qualche modo. Non gli dovevo portare la ciambella. Era meglio una bottiglia di vino.

– Ecco tieni. –
Prendo il bicchiere appena riempito generosamente dal tipo. Certo che un normale bicchiere da cucina pieno di grappa è una dose un’ po’ abbondante anche per le mie abitudini.
– Ehm, grazie – Gli dico prima di assaggiare la grappa.
– Ma figurati, certe cose si fanno meglio con un po’ d’alcool in corpo. –
Decisamente sempre più strano il tipo; penso, mentre assaggio la grappa che tra l’altro è pure bella carica.

– Ma che cafone che sono; non ti faccio nemmeno accomodare. –
Presa per un braccio mentre tento di non far cadere il liquido dal bicchiere sono trascinata sul divanetto.
Tossisco un po’. Quella roba è decisamente forte.
– Grazie, sembra proprio comodo questo divano; è nuovo? – Proviamo a cambiare discorso.
– Cosa? Quello era già nell’appartamento quando mi sono trasferito. –
– Ah. – E adesso che gli dico? Diciamo che non mi sono preparata all’eventualità di una discussione approfondita con il mio nuovo vicino. Vabbè prendiamo un altro sorso di questo fuoco liquido.
– La ciambella l’ho fatta io ieri sera. – Aggiungo.

– Senti Valeria sono proprio contento che sei qui; quanto di devo? –
Ma per la ciambella? Ma allora il tipo è veramente fuori di zucca. Lo sapevo, sono come una calamita per gli squinternati.
– Nulla; ma figurati. –
– Ma davvero? – Sempre la stessa faccia quasi spaventata.
– Certo. –
– Mi sembra così strano. – Ora sembra persino sospettoso.
Ma questo qui non ha mai ricevuto un regalo in vita sua? Che schifo devono essere stati i suoi compleanni da bambino.
– Ma guarda che lo faccio sempre per i nuovi venuti. – Vediamo di rassicurarlo.; vorrei potermene tornare nel mio appartamento.
– Cavolo, grazie davvero. Vuoi qualcos’altro da bere? –
– Basta questo credimi. – Butto giù un altro sorso di grappa.

– Senti sono così contento che sei qui; posso farti una sorpresa anche io? –
Ora sono certa che mi verrà propinato il più astruso dei soprammobili; oppure una bottiglia di un qualche superalcolico. Ehi quest’ultimo non sarebbe affatto male.
– Certo. –
– Però prima devi chiudere gli occhi. –
Vediamo di stare al suo gioco. Magari così me la sbrigo e me ne posso ritornare nel mio appartamento.
– Va bene. –
– Non sbirciare mi raccomando. –
– Non sbircerò, ma sto incominciando a diventare curiosa. –
– Vedrai che non ne resterai delusa. –

Qualche rumore di sottofondo; ma non riesco a capire di che si tratti. Quasi, quasi aprirei un occhio; ma il tipo è talmente strano che è meglio non rischiare. Vabbè ne profitto per terminare il “bicchierino” di grappa. Meno male che sono proprio abituata ad ubriacarmi.
– Ecco ora puoi riaprirli. –
Non ci credo. Il tipo si è calato i pantaloni; e il suo uccello sventola al vento.
– Che cazzo … – Non ho parole. Sono totalmente esterrefatta. Sia dal luogo, sia dalla situazione e da tutto il resto.
– Lo puoi dire forte; dai fammi un bel pompino. –
– Cosa? – Gli rispondo più automaticamente piuttosto che pensando qualcosa di coerente.
– Dai fai il tuo lavoro. Dopo, se sei brava, ti porto a letto e ti faccio godere di brutto. –
Cazzo con quel cazzo sì che si può godere. E’ persino più grosso del fallo che tengo nel cassetto del comodino; e quello è veramente grosso credetemi.

Ma come sono arrivata a questo punto? Ma soprattutto; come fa questo vecchio porco ad avere un arnese come quello? Dovrebbe essere illegale alla sua età.
Ancora più incredula che arrabbiata per quell’oscenità allungo le mani come per prenderne le misure.
Cazzo neanche con due mani riuscirei a tenerlo tutto.
Come in tranche gli afferro il membro. Cazzo che sensazione fantastica; è così caldo ed incredibilmente duro. Tutto per me.

Il cuore mi batte all’impazzata. Non sono sicura di riuscire a gestire quel coso; non sono nemmeno sicura di riuscire a prendermelo in bocca da quant’è grosso. Chissà che male, se me lo sbattesse nel culo. All’idea di farmi trapanare da quel vecchio mi bagno seduta stante. Chi se ne frega se è il mio vicino o se può benissimo essere mio nonno. Semplicemente non posso perdere quell’occasione. Penserò in un altro momento a quando pessima sia questa scelta.

Mi faccio coraggio e timidamente tiro fuori la lingua iniziando al leccare quella cappella enorme che si ritrova. Il sapore non è male. Forse è perché ho ancora il palato mezzo bruciato da tutta quella grappa, ma quel sapore mezzo salato non mi dispiace affatto. In poco tempo me lo lavoro per benino come se fosse un cono gelato e come se niente fosse spalanco la bocca più non posso infilandomi il suo cazzo giù fino in gola.

Inizio a sudare copiosamente. Spompinarsi quel coso è un’impresa che mi lascia senza fiato. Il tipo poi non mi lascia un attimo di respiro. Appena me lo tolgo di bocca per respirare lui è subito lì con le sue mani che mi cingono la testa a riportare la mia bocca sul suo uccello.
Non ho un attimo di tregua e ad ogni secondo che passa sento la frenesia del tipo crescere ni modo esponenziale. Non sono più io che gli e lo succhio; è lui che si scopa la mia testa.

Cazzo sono quasi sul punto di soffocare quando finalmente me lo toglie di bocca. Torno a respirare a pieni polmoni mentre sento il suo sperma schizzarmi la faccia.
Oramai non m’importa più di nulla. Sono tornata e respirare e mi sento eccitata come non mai e chi se ne frega se mi sborra pure sui capelli. Quelli me li posso lavare anche più tardi.

Con ancora il suo sperma che mi cola dalla faccia pregusto quando me lo sbatterà dentro in altri posti dove non splende il sole. Quasi intontita vengo riportata indietro dalla dura realtà. Un suono fastidioso risuona nell’appartamento. E’ il campanello.

Il vecchio incazzato si tira su i pantaloni e va verso la porta ad aprire.
– Ma chi cazzo è che bussa a quest’ora? Se è uno dei miei vicini lo mando a fanculo. –
– Che c’è? – Dice il tipo mentre spalanca la porta di scatto.
Dalla mia posizione riesco a vedere benissimo la nuova venuta.
C’è una ragazza alta e slanciata; molto giovane. Capelli lunghi platinati che le ricadono sulle spalle lasciate scoperte da un vestito aderente e scollatissimo.
– Sono Deborah, l’agenzia mi ha mandata qui per te, per tutta la notte. – Fa la nuova venuta con voce sensuale.
Il tipo si volta verso di me. Sembra incredulo come l’ho visto prima all’inizio della nostra conversazione.
– Ma allora tu chi cazzo sei? –

Con la voce strozzata, la faccia impiastricciata del suo seme; gli rispondo tentando un mezzo sorriso.
– Sono Valeria la tua vicina. –

– Non mi è stato detto che avrei dovuto fare una cosa a tre. – Protesta la nuova venuta.
Il tipo sembra indeciso sul da farsi. Il suo errore di valutazione lo deve aver confuso parecchio. Non fa altro che guardare me e poi Deborah.
– Allora? Che mi dici? – Incalza la tipa.
– E’ un problema per te? –
– No ma devi pagare un extra. –
– Nessun problema, accomodati. Prendi pure quello che vuoi da bere; è lì sul tavolino. –
Sussulto quando il tipo mi indica; ma in realtà si riferisce alla sfilza di alcolici che sono presenti vicino a me.
– Grazie tesoro. –

Con fare disinvolto Deborah entra e si dirige sicura verso il tavolino servendosi un bicchiere. Immagino sia più furba di me; il suo bicchiere è pieno appena per un dito. Sicuramente non vorrà lasciarsi andare come ha fatto la sottoscritta.
– Alla vostra. – Fa la tipa rivolta verso di me e il mio vicino.
Forse sorride un po’ troppo per i miei gusti; specialmente quando mi guarda in faccia. Già sento di non sopportarla.
Ma cosa ci starò a far qui mi domando. Non ho già avuto la mia razione di sesso per oggi?
Oddio mio; la faccia! Sarò sicuramente uno spettacolo raccapricciante. Ecco perché quella se ne sta lì sforzandosi di non ridermi in faccia. Come ho potuto dimenticarmi di come sono conciata?

– Forse io è meglio che torni a casa. – Provo a buttarla lì mentre mi alzo dal divano.
– Cosa? Pensavo ti trovassi bene. La festa è appena cominciata. – Protesta il vicino.
– Mi sento la terza incomoda. Non sapevo stessi aspettando qualcuna. –
– Per me non c’è nessunissimo problema. – Dice Deborah affabile.
– Visto? Piaci ad entrambi; resta. –
Il tipo ha già richiuso la porta e non accenna a spostarsi dall’uscio. Perfetto sono bloccata lì e non posso uscire. Scommetto che lo fa apposta. Gli dovrei dare uno spintone e fuggire di lì.

– Senti … – Bisbiglio al vicino.
– … non mi sento a mio agio conciata così. –
– Ah è per quello? – Ride il tipo.
– Sì cazzo c’è da ridere? –
– Nulla … senti Deborah aiuteresti la mia amica a darsi una rinfrescata? Il bagno è di là. –
– Ma certo. – Fa la tipa con voce squillante.
Perfetto proprio quello che volevo evitare; stare vicino a quella là.

Provo a protestare; ma la tipa mi trascina in bagno. Cazzo se è forte per essere un fuscello.
– Su facciamo in un attimo. Vedrai che dopo ti sentirai meglio. – Su questo non ne sono sicura.
– Ma lo posso fare a casa mia. –
– E vorresti uscire conciata così? –
Forse a questo punto arrossisco ancor più di quello che già dovrei essere.
– Forse hai ragione. – Ammetto.
– Dai avvicinati che ti sistemo; ci vorrà solo un attimo. –

Con un lembo di un asciugamano bagnato Deborah inizia a darmi una ripulita alla faccia.
– Faccio da sola. – Protesto. Proprio come quando si è piccole e la mamma ti vuole sempre sistemare i capelli e tu non vuoi.
– Non ti preoccupare succede spesso anche a me. –
Oddio posso immaginare con il lavoro che fa. Mi secca un po’ che però sia proprio lei a dirmi che abbiamo questi problemi in comune. Io non faccio la prostituta.

– Come ti posso chiamare? –
Cosa? Vuole sapere il mio nome? Strano.
– Valeria. –
– E’ il tuo nome vero o quello da lavoro? –
Cosa di nuovo? Sta pensando che faccio il suo stesso mestiere. Come sono caduta in basso. E che gli posso dire? Che in realtà passavo di lì per caso e mi sono ritrovata con il volto sporco di sperma. Non solo ci farei la figura della troia; ma pure quella della cretina.
– Sa penso che come nome da lavoro dovresti scegliere Valery. Suona meglio vero? –
– Come Deborah immagino vero? – provo a buttarla lì tanto per distogliere l’attenzione dal discorso pericoloso di prima.
– Hai proprio ragione … aspetta fammi vedere meglio … –

Con una mano lei mi scosta il volto da una parte e dall’altra.
– E’ venuto tutto via. Sei proprio bella sai? –
– Grazie. –
– Immagino sia una delle tue prime volte vero? –
Oddio eccola che ricomincia a pensare che sia una puttana come lei; e adesso come ne esco?
– Quasi. – Spero la mia faccia da poker riesca bene. Anche se devo ammettere che con le carte sono una schiappa.

– Lo sapevo sai? Dovresti vestirti un po’ meglio … sei vestita bene; ma assolutamente non adatta all’occasione. –
– Dici? –
– Si; guarda me ad esempio. In questo modo sei sicura che ti notino di certo. –
– In effetti il tuo vestito è molto bello. – In realtà; non mi vestirei così nemmeno se andassi in un locale da sola per conoscere qualcuno. Cazzo è talmente piccolo e trasparente che la carta di un cioccolatino la coprirebbe di più.
– E con queste tette che ti ritrovi … –
Non me ne rendo nemmeno conto ma in un attimo mi ritrovo le sue mani a tastarmi il seno.
– … io indosserei qualcosa di più scollato. Se avessi le tue bocce lo farei senz’altro. –
– Grazie; ma ti dispiacerebbe … –
– Cosa? – Mi domanda ingenuamente la tipa.
– Il test delle tette. – Le faccio notare imbarazzata. Non ha ancora smesso di stringermele e di prenderne le misure.
– Perché ha due bei meloni; è sono pure belli sodi … vedi? – E così mi da un’ultima palpeggiata al seno.

Ecco stamattina non avrei certo pensato che la giornata sarebbe andata a finire così. Un tipo che mi viene in faccia e una prostituta che mi da consigli tastandomi le bocce. E’ una cosa che mi fa riflettere e mi fa pensare come andrà a finire tutta quanta questa faccenda.
Incomincio a pensa che in fondo facciamo quasi lo stesso mestiere. Almeno lei si fa pagare. Io invece oggi ho pure regalato una ciambella.

– Il cliente com’è? –
– Chi? Lui? –
– Si. –
– Ehm … è dotato bene. –
– No intendevo se è violento o cose simili. –
– Questo non lo so. –
– Quando è possibile è sempre meglio informarsi. Imparalo bene. –
Si certo, se solo facessi il tuo lavoro. Sigh.

– Su torniamo di là; o penserà che non valiamo i soldi che ha speso. –
– Si. – E io lo faccio gratis invece. Penso tristemente tornandomene in salotto.
– Eccovi di ritorno. Tutto bene Valeria? – Fa raggiante il tipo.
– Si. – E pure la ciambella gli ho portato a sto porco. Al prossimo vicino gli frego lo zerbino.

– Siamo tutte pronte per te. – Gli risponde Deborah.
– Non ne vedevo l’ora; ma bevete pure quello che volete prima. –
– Grazie, sei un amore. –
– Lasciate che vi serva. –
Il tipo così mi riempie un altro bicchiere di grappa e me lo da. Ovviamente sempre pieno fino all’orlo. Deborah invece si fa servire e poi ritrae quasi subito il suo bicchiere. In questo modo il suo bicchiere è quasi vuoto. Incomincio a pensare che sia un tantino di furba di me.

– Alla salute … – Fa il tipo.
– Su bevi Valeria. – E mi spinge in su il bicchiere mentre bevo. Così ne inghiottisco più di quella che avrei voluto.
Tossisco. Quella roba è forte.
– Ah; ma non reggi proprio nulla. Prendi esempio da Deborah. –
Forse dovrei proprio farlo, penso amareggiata con la testa che incomincia a girarmi.
– Alla goccia allora! – Fa Eco Deborah.
– Si! –
E quei due si scolano i loro bicchieri e si mettono pure a guardarmi storto perché io, invece, ancora non bevo. Vabbè facciamo questo sforzo e provo a tracannare il mio bicchiere.

– Bravissima. –
– Si! – Rispondo mentre il mondo incomincia a vorticarmi attorno al punto tale che mi lascio cadere sul divano.

Il mondo attorno a me incomincia a muoversi come se andasse al rallentatore. Il vicino scoppia in una risata prorompente, mentre Deborah sembra quasi delusa del mio atteggiamento poco professionale.
Di lui non me ne frega niente; ma mi dispiace deludere quella ragazza. Lei, almeno, si è sforzata di essere gentile con una “novellina”.

Sento che dicono qualcosa; ma non lo afferro bene. Ho la testa talmente pesante che la lascio ricadere sul bordo superiore del divano chiudendo gli occhi. Sento proprio la necessità di riposarmi un attimo, solo che la situazione lo sconsiglierebbe.

Mi devo sforzare; ma le palpebre sono cosi pesanti e il divano è così comodo…

Non so quanto dormo; anzi, in realtà sono mezza cosciente. Sento le loro voci in sottofondo, rumore di passi e cose simili. Passeranno si è no cinque minuti o forse dieci; loro si stanno divertendo. Il tipo sembra eccitato ed esclama cose a voce ben alta e riesco ad afferrarne qualche parola. Il tono di Deborah, invece è più sommesso e sinuoso e non riesco proprio ad identificarlo.

Alla fine qualcosa sbatte sul divano e io quasi sobbalzo; riapro gli occhi bruscamente.
– Cos … –
Mi ritrovo circondata da quei due. Davanti c’è il tipo; nudo dalla cintola in giù. Mi prende quasi un colpo a quella vista. In fondo vedere quell’arnese mezzo turgido che si ritrova tra le gambe impressionerebbe chiunque.

– Sorpresa! – Esclama lui.
Si è proprio una bella sorpresa e pure ben gradita; se solo il mondo la smettesse di girarmi attorno.
– Togliamo via questa roba. – Aggiunge Deborah.
Lei mi sbuca fuori da dietro il divano. Mi spavento di nuovo per la sorpresa del momento. Mi afferra la maglietta e tirando in alto inizia a denudarmi aiutata dal tipo.

– Calma! – esclamo protestando per quell’intrusione così imprevista.
Nonostante le mie lamentele in neanche cinque secondi mi ritrovo con le tette al vento e i miei vestiti gettati chissà dove.

Nel frattempo il tipo monta sopra al divano mettendosi in ginocchio sopra di me. Improvvisamente mi accorgo di come lo spazio attorno a me inizi a scarseggiare. Soprattutto quando il cazzo del tipo s’inturgidisce del tutto protendendo minaccioso verso la mia faccia.
Deborah; invece, resta sempre dietro il divano sopra di me con le sue mani che mi toccano le spalle, le sue dita che scendendo incontrano il mio seno.

– Avevi ragione! – Esclama il vecchio rivolto verso Deborah.
– Su cosa? – Domando.
– Le tue bellissime tette tesoro. – Mi risponde sussurrandomi dietro l’orecchio Deborah.
– Si, sono proprio due bei meloni. – Concorda il tipo.

Cazzo che discorsi avranno mai fatto mentre dormicchiavo? Il vecchio appoggia il suo uccello tra le mie tette. Avverto un gran calore proprio lì nel mezzo dell’incavo dei mie seni; ed anche un certo solletico dove il suo pelo pubico strofina sul mio corpo.

Mi arriva una zaffata di odore caldo ed umido. Arriccio il naso per quella odore così intenso e pungente. Il tipo è sudato di brutto e si sente.

Mentre il tipo continua a sbatacchiarmi il coso tra le tette Debora me le afferra e me le stringe. Comprime le mie tette facendo sparire il cazzo del vecchio tra loro. Spunta fuori solo la sua cappella rossiccia come un topolino che esce dalla sua tana.

Non ci vuole molto a capire che il tipo vuole abusare pure del mio seno dopo essersi scopato la mia bocca. Sono così intontita e sorpresa che non so cosa fare; ma pregusto la sorpresa che fuoriuscirà presto da quel coso.

– Si, cazzo che bello. – Ansima il tipo per lo sforzo prolungato.
– Te lo avevo detto; due meloni caldi e sodi. Vero Valeria? –
– Si. – Annuisco lascivamente.
– Ma devi impegnarti di più tesoro; vero che ti piace il suo cazzo? – Mi sussurra vicinissima all’orecchio.

In genere non sono un’entusiasta nata; certe battute scontate non mi piacciono. Forse sarà l’alcol o anche l’eccitazione ma rispondo in modo piuttosto coinvolto.
– Sì è così grosso! – Urlo.
– Dai continua così … – Continua a sussurrami all’orecchio la tipa.
– … digli quanto lo desideri. –

– Cazzo lo voglio tutto! – Rispondo all’incitamento di Deborah.
– … digli che lo vuoi in faccia … –
– In faccia! – Rispondo meccanicamente.
– … dai sii più porca … –
– Vienimi in faccia ti prego! –
– … ma dove sei alle elementari? Si dice sborrare … – mi rimprovera sottovoce Deborah.
– Sborrami tutta quanta! –
– … ecco brava imploralo … –
– Ti prego sborrami in faccia, in faccia! –

– Cazzo se lo faccio! – Il tipo mi si discosta di dosso.
Deborah gli afferra il suo cazzo ed inizia a segarglielo furiosamente.
Mi preparo alla fuoruscita del suo seme, chiudo gli occhi e mi volto leggermente.
– Ma che fai? Guardalo e tieni aperta quella bocca. –
Ubbidisco a quelle parole di Deborah. Il tipo nel frattempo è paonazzo sia in volto che nella cappella. Tiene gli occhi semichiusi mentre Deborah gli mena l’uccello. Verrà prestissimo.

– Eddai; digli qualcosa di provocante … – Continua a suggerirmi all’orecchio Deborah.
– S-Sì, svuotami le palle in faccia vecchio! –
– … brava continua ad eccitarlo … –
– Sarò tua per sempre! –
Un getto velocissimo prorompe dalla cappella del vecchio. Appena un istante prima Deborah mi si è fatta più vicina mettendosi “guancia a guancia” con me.
Sento quel primo schizzo colpirmi proprio sul labbro superiore seguito da un altro e poi un altro. Gli ultimi schizzi però non li avverto perché sono arrivati dritti sul volto di Deborah. Anche lei ha avuto la sua razione.

– Oh si! – Esclama il vecchio.
– Dai puliscilo … – Mi ordina Deborah.
– … non sprecare nulla. –
Obbedisco immediatamente. Inizio a leccare l’asta incominciando dalla parte più bagnata cioè la cappella e poi spingendomi sempre più in giù.

Mentre sono alla prese con quel coso tra le mani, Deborah mi tira indietro la testa sul divano.
– Dai, fammi vedere quel tuo bel visetto. –
Obbedisco a quest’ultimo ordine anche se non ne capisco il senso.
– Che c’è? –

Improvvisamente le sue labbra premono sulle mie. Sono calde e morbide; per un istante non capisco più nulla. Tengo ancora una mano sul membro bollente del tipo; ma la lascio ricadere per lo stupore del momento. Essere baciata da lei proprio non me lo sarei aspettato ed ora sono imbarazzata ed eccitata come non mai.

Incomincia come un bacio normale; ma ben presto la lingua di Deborah, s’insinua tra le mie labbra unendosi con la mia. E’ tutto così sensuale ed intenso. La sua mano ferma ma gentile trattiene al’indietro la mia testa. Sento il calore delle sue guance che raggiungere il mio volto facendomi avvampare.

L’odore che avverto invece è strano. Il suo profumo pervade l’aria e mi avvolge tutta quanta; ma c’è un odore più forte e pungente che mi fa storcere il naso. E’ sperma; i nostri visi ne sono ricoperti e in quel preciso momento si scaldando per via del calore della nostra pelle.

Quel liquido si è persino insinuato nel nostro bacio e si sta mischiando insieme alla nostra saliva. Ne riesco a percepire il sapore leggermente dolce mentre le nostre labbra si muovono assieme in una danza senza fine.

Il cuore deve avermi iniziato a battere a mille e forse per via della sbronza è come se non riuscissi a percepire null’altro dell’ambiente circostante. So che c’è anche il vecchio li vicino che si gode la scena; ma ora è come se non esistesse. C’è solo calore, odore, Deborah e tanto desiderio nell’aria.

Alla fine; non so quanto tempo passa. Il bacio termina. I nostri volti si discostano lentamente lasciando solo un lungo filo di saliva che congiunge le nostre bocche. Passato qualche secondo anche quell’ultimo legame che mi congiunge con Deborah si spezza.

 

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