Marica e Marco

Marica e Marco

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La festa era stata di una noia a dir poco mortale, con un buffet fatto fin troppo al risparmio, una musica di sottofondo che poteva solo conciliare il sonno, ma soprattutto troppe persone che volevano dire la loro nonostante fosse chiaro che era meglio se tacevano.
Come ciliegina sulla torta le mie scarpe nuove si erano rivelate ben poco comode, col risultato che appena salita in macchina del mio accompagnatore, erano finite in fondo al tappetino, liberando così i piedi indolenziti.
“Marco credimi non credevo fosse un mortorio di queste dimensioni.” dissi all’uomo per scusarmi di come gli avevo fatto passato la serata.
Lui abbozzò un sorriso prima di mettere la marcia e partire, ma mi era chiaro che avrei dovuto trovare il modo di sdebitarmi per la serata oscena.
“Andiamo da te ?” gli chiesi sfiorandogli un orecchio.
“Va bene, anche perchè casa mia è più vicina della tua, dove fra l’altro c’è quel gran cornuto di tuo marito.” mi rispose imboccando la tangenziale.
Nonostante conoscessi Marco da poco tempo, avevo subito trovato in lui un ottimo feeling, e non solo perchè era il classico uomo a cui in fondo va bene tutto o quasi. Con lui potevo parlare di teatro come di musica trovando sempre una persona competente, che amava il dialogo anche se si partiva da posizioni differenti. Inoltre era un bell’uomo, non tanto per il fisico che era invece piuttosto normale, quanto per i lineamenti morbidi del viso e quell’essere come diceva lui ‘moderatamente mulatto’, nonostante fosse poi biondiccio in modo naturale.
Anche se era entrato in agenzia da poco, si era subito dimostrato non solo un gran professionista, ma anche un ottimo amante, iniziando da quando aveva scopato un mercoledì sera per la prima volta, col risultato che ero tornata a casa visibilmente distrutta, e solo quel cretino di mio marito non si era accorto che non era certo per lavoro.
“Marica ma perchè siamo andati a tritarci le palle in quella casa ?” mi domandò quando eravamo più o meno a metà del tragitto.
“Perchè lei è una mia quasi cliente, e stasera le ho leccato bene il culo sperando di togliere il quasi e chiudere il contratto.” gli risposi con sincerità.
“Una cliente con dei gusti musicali di merda. Cavolo hanno massacrato ogni cover con quei ritmi da finta bossa nova, per rendere tutte le canzoni delle marce funebri !” sbottò finendo col farmi ridere.
“Hai ragione, vorrà dire che quando saremo da te, metterai uno di quei dischi che mi piacciono tanto, però a basso volume perchè è tardi.”
Marco abitava in quello che considero quasi centro, in un palazzo moderno con garage interno, il che c’evitò di dover cercare un parcheggio dove di fatto non ce n’erano. Una volta lasciata la macchina salimmo sino al terzultimo piano, per poi finalmente entrare nel suo appartamento, una sorta di inno al minimalismo funzionale.
Appena entrati una ventata d’aria proveniente dalla sala da pranzo ci venne incontro, come a darci il benvenuto in casa.
“La porta finestra si dev’essere aperta di nuovo, vorrà dire che lunedì chiamerò qualcuno per aggiustarla visto che io non ci riesco.” mi disse spalancandola del tutto visto che faceva ancora caldo nonostante fosse quasi l’una di notte.
Quella folata d’aria fresca mi fece venire una buona idea, su come ripagare il mio amico e amante, per aver passato una pessima serata.
“Perchè non vai in camera e ti spogli.” gli dissi già sapendo che avrebbe accettato “Io intanto vado un attimo in bagno a darmi una rinfrescata.”
“Subito mia signora.” mi rispose dandomi un bacio in fronte “Prima però fammi aprire perchè c’è puzza di chiuso.”
Mi chiusi in bagno con la mia fidata borsetta, dove avevo conservato la mascherina usata per la festa, così non mi rimase metterla e togliermi il vestito. Mi guardai allo specchio e mi piacque quell’immagine riflessa, avevo sì i miei anni, ma grazie a palestra e dieta avevo un fisico niente male, anche se madre natura non mi aveva fornito di chissà quali forme, ed io non ero mai voluta ricorrere al chirurgo per cambiare taglia di seno. Anche la lingerie che avevo scelto non faceva che esaltare la mia linea, con quel misto di raso rosa e pizzo nero, che con la luce soffusa, creava quasi un effetto vedo non vedo niente male.
Appena uscita dal bagno udii indistintamente le magiche note di Etta James e del suo ritrovato amore, così non mi rimase che dirigermi verso la camera di Marco dove lui m’aspettava giù nudo, sdraiato al centro del letto.
“Certo che sei strano.” gli dissi inginocchiandomi fra le sue gambe “Non mi dai mai retta, ma come ti chiedo di spogliarti lo fai in un attimo.”
Lui mi sorrise prima che gli prendessi la mazza in mano per tirarla a me, quasi lo volessi guidare tenendolo per il cazzo.
“Qui fa caldo, andiamo sul balcone.”
Il mio era quasi un ordine, e del resto col pene nella mia mano non poteva che seguirmi. Così ci ritrovammo sul suo piccolo balcone, lui nudo ed io che da lontano lo potevo sembrare, coperta però da quella ridicola mascherina che celava parte del mio viso.
“Marica non hai paura che ti vedano.” mi chiese mentre mi baciava con sempre più passione.
“Che vedano pure, e se vogliono si facciano anche una sega.” gli risposi passandogli le mani sulla schiena.
“Secondo me una sega se la sta facendo quel cornuto di tuo marito vedendosi un porno, non sapendo che volendo un’attrice se l’è anche sposata.”
Pur non essendo un’esibizionista, quella situazione mi stava intrigando sempre di più, anche se trovavo sbagliato che lui potesse farsi vedere senza avere alcuna conseguenza, mentre io sarei stata tacciata a vita per essere una poco di buono se non altro, non avevo alcuna intenzione di tornare dentro, anzi avevo voglia di dare spettacolo fregandomene delle conseguenze.
Con la bocca scesi dalla sua quasi segnando una linea retta sino al pube, per poi girarci intorno ed arrivare ai testicoli, che già sentivo duri e gonfi, tanto che mi fu quasi impossibile non passarci la lingua intorno.
Pur sapendo quanto amasse farselo prender in bocca, giocai a lungo con la cappella, ricoprendola di piccoli baci, mentre con le mani gli tenevo strette le chiappe, come a spremerle per far uscire il succo dal davanti.
Quando finalmente per lui aprii la bocca, la sua mazza era giù arrivata al massimo della durezza, e farla scorrere fra le labbra servì solo a ricoprirla di saliva, e non certo per aumentarne la turgidità.
Marco non aprì bocca, neanche quando si accomodò su una sedia in plastica da giardino, che stonava non poco in quel posto così ordinato, ma che in quell’occasione era proprio quello che gli serviva. Mi resi conto che potevo fare ciò che volevo senza che nessuno mi potesse vedere, e se da un lato ciò mi dava più tranquillità, dall’altro mi toglieva quel fascino del proibito provato poco prima. Lui si accorse che qualcosa non andava, ma invece di chiedermelo, s’alzò per poi farmi mettere in piedi davanti a lui, e quindi stringermi a sé mentre mi baciava.
Sentii le sue mani armeggiare coi gancetti del reggiseno che cadde a terra poco dopo, per poi spingermi contro la fitta ringhiera del balcone.
“Non sapevo ti piacesse farti guardare, e credimi per me non c’è nessun problema.” mi disse prima di chinarsi per togliermi le mutandine.
Senza che ci fosse bisogno di dirmi qualcosa, gli apri le gambe e lui infilò la faccia fra le mie chiappe, per scendere sino alla passera facendomi ben sentire la lingua. Anche se avevo una gran voglia di scopare rimasi quasi in silenzio, facendo uscire dalla bocca solo piccoli gemiti di piacere, che però per lui erano un incitamento a continuare, sino a quando volle di più.
Marco mi prese una gamba per farmela poggiare sul passamano della ringhiera, in modo che avessi le gambe ben spalancate, per poi penetrarmi con pochi ma possenti affondi, che mi fecero provare un’altra volta tutto il suo essere maschio.
“Lo sai che qualcuno sarà dietro a una finestra a guardare, magari col cazzo in mano.” mi disse piegandosi un po’ su di me.
“Speriamo di sì !” gli risposi sapendo che non era affatto improbabile che qualcuno ci guardasse “E speriamo anche che si faccia ben più d’una sega.”
“Come quelle che si starà facendo quel cornuto di tuo marito ? Sai ce lo vedo col cazzo in mano che si sega guardando uno di quei video dove a uno come lui gli scopano la moglie in faccia.”
“E a te piacerebbe scoparmi davanti a lui ?” gli chiesi inarcando il più possibile la schiena.
“A ma piace scoparti e se ce anche lui chi se ne frega.” mi rispose affondando con forza la sua mazza dentro di me.
Lui mi lasciò solo per tornare a sedersi, e quindi farmi mettere sopra di lui, con le sue mani che corsero subito ad afferrarmi le chiappe. Bagnata com’ero la sua mazza quasi mi sguazzava dentro, ma oltre a godere di lui lo facevo pensando a qualche ragazzo che si stava masturbando mentre ci guardava, nascosto da una tenda o una persiana.
“A cosa stai pensando ?” mi chiese Marco vedendomi non del tutto presente.
“Che così non ci può vedere nessuno.” gli risposi.
“Hai ragione vieni con me.”
Lui mi portò in camera sua dove aprì completamente le finestre, per poi regolare la luce in modo che si potesse vedere, ma lasciando un minimo di chiaroscuro. A quel punto non mi rimase che sistemami carponi, in modo che uno o più guardoni mi potessero ben vedere il sedere, per poi iniziare a toccarmi sino ad infilarmi un paio di dita nella passera.
“Quand’è che la finisci di stare a guardare e fai qualcosa per farmi godere.” gli chiesi avendo voglia di qualcosa di più sostanzioso delle mie falangi.
“Intanto accontentai di queste.” mi rispose unendo due sue dita alle mie.
“Sei un bastardo io voglio il cazzo e tu mi dai solo l’antipasto.”
“Marica se vuoi il cazzo devi chiedermelo e bene.”
“Marco ti prego scopami.”
“Così non basta.”
“Marco sai che a casa ho un uomo inutile che m’aspetta, quindi sbattimi come si deve e fallo cornuto anche stasera.”
Non riuscii a terminare la frase che il porco mi buttò dentro tutta la sua mazza con ancora le mie dita dentro, facendo avere immediatamente un orgasmo di tale intensità che per ben più d’un attimo non compresi neanche dove fossi. Il maiale però non mi diede neanche il tempo di riprendermi, che tirò fuori la mazza dalla passera, per puntarla verso quello che fin dall’inizio del gioco era il suo vero obbiettivo, e non avendo la forza d’oppormi non mi rimase che rimanere ferma e lasciargli fare ciò che voleva. Sentii le sue dita aprirmi il buchetto e poco dopo la cappella premerci contro sino ad entrarci un poco alla volta, senza mai forzare più di tanto, quasi avesse paura di farmi male.
“Volevi il cazzo ? Eccoti accontentata ! Ora però non ti sento più come mai ?”
“Perchè sto godendo coglione.”
Marco si mise quasi a ridere prima di salirmi letteralmente sopra e scoparmi come non aveva fatto prima, aprendomi come una noce di cocco, ma allo stesso stesso facendo sì che godessi come lui.
Non so se qualcuno ci stava guardando, ma quel pensiero fu quel qualcosa in più che mi fece apprezzare ancor di più ogni singolo istante di quel rapporto, altrimenti forse banale fra due persone che si conoscevano molto bene. Il solo pensare che magari qualche ragazzo si stava segando guardando noi due m’eccitò tanto che finii con tornare a masturbarmi, anche se con vigore di prima, ma forse godendo di più.
Mi scaldai anche pensando a cosa sarebbe successo se fosse entrato mio marito, vedendomi sodomizzata in quel modo mentre a lui lo concedevo col contagocce, ma del resto la differenza fra lui e Marco in fatto di sesso era abissale.
Il mio amante non si spostò mai dalla sua posizione di maschio dominante, e del resto io non avevo alcuna voglia di salirgli sopra, sino a quando non ebbe le prime avvisaglie dell’orgasmo che stava arrivando.
“Ti riempo il culo di sborra.” mi disse quasi fosse una minaccia.
“Fallo e veniamo insieme.” gli risposi oramai anch’io prossima a un nuovo picco del piacere.
Lo sentii irrigidirsi per poi scaricarmi dentro tutto il suo piacere, che quasi inondò il mio retto facendo sì che le ultime spinte scorsero via sul velluto.
“Secondo te qualcuno ci ha visto, intendo sul serio ?” mi chiese mentre cercava qualcosa con cui ripulirsi.
“Non lo so ma lo spero, intanto adesso vado sotto la doccia, quindi se vuoi continuare sai dove trovarmi.” gli risposi mentre mi dirigevo verso il bagno cercando di non far colare il suo seme dal mio buchetto.
Quasi inutile dire che mi seguì.
Quanto tornai a casa trovai mio marito che dormiva davanti alla televisione ancora accesa.
“Povero idiota” pensai sistemandogli una coperta per non fargli prendere freddo “Tua moglie esce per scopare e tu guardi Maurizio Costanzo, quindi non ti lamentare se poi sei un gran cornuto.”

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(quelli volgari saranno subito cestinati)

Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/

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