Lucy 7 – Ritorno al futuro

Lucy 7 – Ritorno al futuro

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Nei miei racconti ho talvolta accennato all’episodio che, immagino, abbia fatto nascere in me l’embrione quiescente di Lucy.
Erano i tempi della scuola e, agli occhi dei soliti bulletti del circondario, mi ero macchiato di una colpa imperdonabile. Avevo difeso dalle angherie di uno di loro un mio compagno di classe, il tipico efebo mingherlino da lui etichettato come “ricchione” e vittima di battute e scherzi feroci, quando non veri e propri maltrattamenti.

Un po’ che questi soprusi non mi piacevano, un po’ che il bullo mi stava già sulle scatole di suo, beh, invitarlo con parole e fatti a prendersela con qualcuno che, come me, aveva già all’epoca misure da torello invece che con quel soldo di cacio fu veramente un attimo.
Quello con cui non avevo fatto i conti era la vigliaccheria tipica del personaggio; un giorno mi prese insieme a due suoi amici nel magazzino della palestra per “darmi una lezione”. E poiché avevo difeso “il ricchione” senza dubbio un po’ ricchione anche io dovevo di sicuro esserlo.
E così mi immobilizzarono, e abbassatisi i calzoni, mi colpirono con i loro cazzi sul viso per umiliarmi, insultandomi con termini presi in prestito da qualche rivista porno letta di nascosto.
“Ti piace la minchia, eh? Bacialo, baciami il cazzo, ricchione!”
Purtroppo da solo contro tre non c’era partita, e devo dire che la soluzione di piantare i miei denti in uno di quei tre membri all’epoca non mi era passata nemmeno per l’anticamera del cervello: avrebbe significato comunque prenderlo in bocca, e nella mia mascolinità al 101% tipica degli adolescenti non concepivo una cosa del genere.
L’unica cosa che mi rimaneva era quella di fare casino. E lo feci. Così i tre furono costretti ad abbandonare in fretta e furia il magazzino da cui uscii anche io, ricomponendomi alla bell’e meglio.
Ma forse una parte di me quel magazzino non lo abbandonò mai…
…e oggi sono di nuovo qui… Lucy è tornata dove è nata, dopo tanti tanti anni…
Per la magia della fantasia, per le cui leggi ogni miracolo è permesso, gli anni sono passati alla giusta velocità solo per me: il magazzino è ancora tale e quale, fermo a quell’anno ormai lontano (oddio, conoscendo i tempi dell’edilizia scolastica non è detto che sia solo fantasia!!) mentre per i “bulli” sono passati solo pochi anni; quelli che da ragazzini brufolosi li hanno trasformati in ragazzi completamente maturi almeno sotto l’aspetto fisico. Sotto quello mentale… beh, probabilmente continuano a non essere dei premi Nobel, ma anni di filmetti e rivistine oltre a qualche esperienza “sul campo” hanno di sicuro migliorato il loro bagaglio culturale relativo a quanto più mi importa. Dopotutto Lucy non è qui a discutere di Kant e di Freud, ma a finire un lavoro lasciato incompiuto per troppo tempo…
Sono qui, nel magazzino. In piedi davanti a un vetro lucido, guardo la mia immagine riflessa: La parrucca color vinaccia e la mia catsuit prediletta, quella a rombi larghi, danno un’immagine grottesca al mio fisico da rugbysta, reso ancora più bizzarro dal trucco e da particolari che nella realtà non ho ancora sperimentato, quali le unghie finte laccate di un color fiamma intonato al rossetto e due scarpe con il tacco a stiletto nero lucido.
Fuori è buio, nessuno passa davanti all’edificio della scuola, ma io so che qualcuno sta per arrivare.
Un cigolìo mi avvisa dell’apertura della porta alle mie spalle: il visitatore, o i visitatori, si trovano davanti alla vista delle mie natiche depilate e vellutate, valorizzate dai tacchi e dalla posizione, dato che le sporgo leggermente indietro in una muta offerta.
“E questa chi cazzo è?” è tutto quello che riesce a dire il primo entrato vedendo quella presenza inattesa nello stanzone.
Mi giro e loro tre sono lì. Davanti a me.
Gli anni sono passati (anche se in maniera diversa, per qualche paradosso temporale) e non sono più i ragazzotti che mi trascinarono in quello stanzone, ma anche se sono cresciuti i lineamenti sono ancora “quelli”.
E anche per me deve essere lo stesso; infatti, dopo la prima sorpresa, uno dei tre mi riconosce anche se in questa mise così insolita: “Questo è il ricchione… l’amico del ricchione… quello che avevamo portato qui nel magazzino!”
Si avvicinano a me perplessi, e uno dei tre, proprio quello con cui litigai all’epoca, crede di poter prendere il controllo della situazione: “Visto che avevo ragione? E’ amico del ricchione, quindi è ricchione anche lui! E a quanto pare il trattamento dell’altra volta gli è piaciuto!”
Povero ingenuo… non sa che le cose sono ben diverse dall’altra volta.
Tanti anni fa loro mi portarono a forza in questo stanzone polveroso per “punirmi”, e io mi opposi con ogni mezzo. Io, o meglio… l’altro Io.
Oggi qui c’è Lucy. Che viene qui di sua iniziativa per incontrare questi giovanotti. Per sottomettersi a loro, in un certo senso, ok, ma solo per il suo proprio piacere. La sacerdotessa di un rito blasfemo che, offrendosi in sacrificio a questi giovani maschi, in realtà muove i fili del gioco dove l’unica regola è quella del godimento.
Siamo faccia a faccia, e anche grazie all’aiuto dei tacchi lo guardo dall’alto in basso senza parlare, come per ristabilire le gerarchie.
Poi mi chino, mi metto accosciata e poi in ginocchio davanti a lui, mentre con le mani accarezzo i “pacchi” dei due ai lati.
Non c’è bisogno di aggiungere altro, i tre si abbassano rapidamente i jeans e mi presentano quei sessi in semi-erezione. Li conosco bene, anche se l’ultima volta erano di dimensioni meno generose.
Impugno quello alla mia destra e quello alla mia sinistra, e mentre inizio a farli crescere nelle mie mani, fisso i miei occhi in quelli del “capo”, senza aggiungere parola.
Cos’è, tanti anni fa me lo strusciavi sul viso, mi ci schiaffeggiavi… ora sei qui muto col cazzo che ti pende fuori dalle mutande? Dov’è finito il macho che voleva punire l’amico del ricchione?
Impacciato si avvicina a me, e per darsi un tono mi ordina: “Succhiami la minchia, ricchione!”
Tenendo fissi gli occhi nei suoi, chino il capo verso quel sesso, senza mollare gli altri due. Nel mio sguardo il messaggio è chiaro: stavolta sono io che lo voglio fare. Tu non ordini nulla a nessuno.
Stavolta tu sei mio. Siete tutti miei. Siete qui per farmi godere, anche se credete di “usarmi”.
Lecco quel sesso, lo bacio, lo aspiro tra le mie labbra rossettate mentre tra le mani sento irrigidirsi anche gli altri due bastoni di carne maschia.
Ben presto ho tre cazzi di buone dimensioni che cercano la mia bocca, e io li succhio avidamente, uno o due alla volta per risputarli fuori lucidi di saliva e di liquidi prespermatici.
Ogni tanto qualcuno mi afferra il capo costringendomi ad andare più a fondo, ma per Lucy non è un problema. Ingoio quella carne maschia fino all’elsa, mi lascio scopare la bocca controllando gli inevitabili conati.
I ragazzi mi insultano, si litigano la mia bocca, ma alla fine restano quello che sono: ragazzini. E così uno dei tre ben presto artiglia con le dita i capelli della mia parrucca color vinaccia, e con un urlo si arrende alla mia bocca, riempiendola di sperma salato che mando giù. Succhio quel cazzo che va via via ammosciandosi e poi lo libero aprendo la bocca dove rossetto, saliva e liquido seminale si mescolano in lunghi filamenti.
Come se nulla fosse, mi alzo abbandonando gli altri due sessi. Mi allontano sculettando e vado ad appoggiarmi ai materassoni accatastati, sporgendo le natiche bene in fuori, che apro con le mani mostrando loro il mio plug gioiello che fa capolino fra le mezze mele.
I due che non sono ancora venuti mi sono presto addosso, uno dei due mi estrae il plug di acciaio con uno strappo violento, mentre l’altro mi palpeggia le natiche lisce.
Li provoco cattiva: “…e ora scopate il ricchione, forza!”
Uno dei due mi appoggia il suo cazzo al buco allentato dal plug; una spinta decisa ed è già dentro di me strappandomi un gemito di dolore. E’ indubbiamente inesperto e non sa dosare le spinte per far adeguare lo sfintere alla penetrazione, e forse non gliene importerebbe nemmeno. Vuole solo scopare quel buco, poco importa se non sono le chiappe di una femmina vera, ma solo quelle di una femmina cazzuta.
L’altro, il “capo”, vuole anche lui la sua parte. Mi fanno spostare e io mi metto a quattro zampe, così mentre il primo riprende a scoparmi, posso dedicarmi al suo cazzo con la bocca. Lo succhio appassionatamente, mentre l’altro mi scopa violento e cattivo, nonostante ciò il muscolo riesce a rilassarsi e ad accettare quell’intrusione. Li sento insultarmi mentre continuano i vai e vieni dentro di me, dentro e fuori dai miei buchi, dentro e fuori, fino a che il primo si scarica con lunghi fiotti nel mio retto.
Si sfila e dal mio buco infiammato cola giù un rivolo di sperma che cola lungo le maglie della catsuit. Io accelero il ritmo del pompino al “capo” accarezzandogli l’ano: sorprendendolo gli infilo una falange nel culo e sento che vorrebbe reagire, ma è troppo tardi; caldi schizzi mi riempiono la bocca, mentre io affondo cattiva il dito in quel buco vergine, forse ferendolo con l’unghia finta.
Mi rialzo con la bocca impastata dallo sperma ingoiato, ma non è ancora il momento di dire basta.
“Beh? Tutto qui? Credevo davvero di meglio, ragazzi…” dico sfottendoli mentre mi avvicino alla finestrina buia per specchiarmi.
Il trucco è disfatto, ma Lucy si sente più viva e più in forma che mai.
Mi volto, e mi dirigo verso quello che era venuto per primo… gli prendo in mano il pene, già nuovamente semieretto, e gli dico in tono canzonatorio: “Non riuscite nemmeno a farne due di fila e volevate dare una lezione al ricchione?”
Infuriato mi prende per le spalle e cerca di mettermi a terra, ma non ha ancora capito che oggi si fa come dico io.
Mi sistemo su di un materassino steso sul pavimento, sdraiandomi di schiena e attirandolo sopra di me. Sollevo le gambe e gliele appoggio sulle spalle per farmi scopare come preferisco.
Entra dentro di me approfittando della porta già aperta dal suo amico, e inizia a fottermi il sedere.
Non c’è dolore, solo più piacere nel ricevere quel bastone di carne, e quell’uomo sopra di me mi fa sentire troia come non mai… ne voglio ancora, ancora di più, e i miei piacevoli aguzzini sono ben lieti di accontentarmi: gli altri due si inginocchiano ai lati del mio viso e porgono i loro arnesi alla mia bocca.
Li succhio golosamente, alternando uno e l’altro mentre il loro amico mi scava furiosamente il buco allargato.
Lo vedo rosso e affannato, probabilmente sta nuovamente raggiungendo l’orgasmo; fortunatamente il “capo” interviene e lo fa sfilare da me, pretendendo ciò che non ha ancora avuto.
Lo fermo e lo faccio sdraiare a terra, mentre quello che mi scopava fino ad un attimo prima si “raffredda” un attimo.
Salgo a cavallo del “capo”, in uno spegnicandela anale. Il suo cazzo entra senza non trovare alcuna resistenza, e inizio subito a danzare su quel bell’arnese conficcato profondamente dentro di me.
Non è lui, ma sono io che lo sto scopando…Ti piace? Ti piace essere scopato dal ricchione?
Mi pianto quel cazzo sempre più a fondo nel mio intestino, e chiamo a me gli altri due bulli.
Impugno i loro arnesi e me li porto alla bocca, succhio, lecco ritrovando il mio stesso sapore su quel cazzo che fino a poco fa era dentro di me, accarezzo i loro testicoli, i loro buchi del culo, vi affondo la punta delle dita sentendo i cazzi vibrare violentemente, mentre continuo la mia danza sul terzo randello.
Quando passo con la bocca da un cazzo all’altro, fisso il volto del mio sodomizzatore, anche lui in rapido avvicinamento all’orgasmo.
Sto godendo all’inverosimile in quel locale che ha visto il mio concepimento come Lucy, ma voglio che quest’incontro abbia il degno compimento che ho immaginato.
Porto rapidamente i due ragazzi che sto succhiando al punto di non ritorno, e presto nello stanzone echeggiano le urla di godimento di uno e dell’altro, mentre mi riversano in bocca il loro seme bollente. Ricevo la sborra di uno, e mi tuffo rapida sull’uccello dell’altro in tempo per ricevere i suoi schizzi cremosi.
Continuo a sodomizzarmi sul terzo cazzo, e lentamente mi chino verso il mio scopatore… anche lui sta venendo, e mi guarda quasi in trance mentre sente l’orgasmo salire prepotentemente.
Un colpo, due colpi, e poi sento le dita che mi artigliano i fianchi, il cazzo vibrare dentro il mio retto schizzandomi dentro mentre lui ansima sotto di me.
Mi avvicino al suo volto, la sua bocca è semiaperta alla ricerca di aria mentre ancora sta subendo gli ultimi spasmi dell’orgasmo.
Mi guarda come il topo che vede il serpente avvicinarsi, incapace di sottrarsi ai suoi occhi nonostante sappia che di lì a poco lo divorerà.
Poso le mie labbra sulle sue e affondo la mia lingua nella sua bocca, scaricandovi la miscela dello sperma dei suoi amici e della mia saliva, che lui non può far altro che ingoiare per non soffocare.
Tra il mio addome e il suo, dal mio sesso partono tre, quattro schizzi di sperma che ci impiastricciano entrambi.
Il sogno svanisce, ma la voglia no… Lucy è viva più che mai… .

 

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