Una giornata particolare

Una giornata particolare

Mi chiamo Fabrizio, ho 46 anni, una moglie e due figli. Ho allargata il mio orizzonte affettivo a 42 anni in campeggio. Scrivo di getto questa esperienza perché se la rileggo so di certo che non la pubblicherei. 4 anni fa nel nostro stabile, alle porte di Milano, si è trasferita una famiglia veneta; persone per bene, riservate e ben educate, disponibili a convivere insieme cordialmente. Nella mia palazzina siamo 6 famiglie e abbiamo più o meno tutti la stessa età con figli coetanei. Il mio di anni ne ha 16 e come tutti gli adolescenti vive il suo periodo di turbolenze. L’arrivo dei nuovi inquilini passò inosservato, ce ne rendemmo conto dopo un paio di domeniche in chiesa perché il prete del quartiere c’è li presentò. Iniziammo a frequentarci saltuariamente durante i fine settimana, senza grandi trasporti si stava bene in loro compagnia, la moglie, Agata, era un avvocato presso un ufficio legale del centro, il marito, Alessio, un ingegnere e il loro unico figlio, Carlo aveva l’età di mio figlio e frequentava lo stesso Liceo ma in sezioni differenti. A fine giugno, come ogni anno la parrocchia organizzava una settima padre/figlio in campeggio, occasione di confronto ma anche un buon proposito per stare all’aria aperta. Ci sistemammo presso una struttura nei pressi del Resegone, ma nome più appropriato. I ragazzi mediamente coinvolti decisero per optare per il sacco a pelo, noi adulti ci sistemammo in doppie, a me toccò una matrimoniale con il nuovo arrivato Alessio. Non ne feci un dramma sapevo che la sera in montagna si arrivava stremati e che la convivenza sarebbe stata limitata, quindi mi sistemai senza troppi indugi. La notte, come previsto, arrivò veloce. Indossai un pigiama leggero sotto e lo stesso fece Alessio, due chiacchiere sull’andamento della vacanza e ci girammo ognuno sul proprio lato. Nel cuore della notte me lo sono sentito dietro, raramente mi sveglio nel cuore della notte ma mi accorsi di questa vicinanza e scocciato mi misi sull’altro fianco, posizione scomoda per me, ma funzionale visto la situazione. Nel corso della notte non accadde nulla e il risveglio fu tranquillo. Nuova escursione e fu di nuovo sera, medesima situazione, chiacchiere di rito e alle 22 eravamo già in branda. Questa volta la pressione fu esplicita, seguita da qualche spintarella. Mi sentii a disagio, non volevo discutere ma mi sentivo sotto pressione. Mi misi a pancia sotto e con mio stupore questo gesto stimolò Alessio che con fare malandrino poggiò il pacco sulla coscia. Non so se per pudore o altro ma mi irrigidii, Alessio se ne accorse e dichiara ritirata. Nuovo giorno, nuova escursione e fu subito sera. Non so perché ma questa volta ci venne spontaneo metterci in slip sotto le coperte. Partì il nuovo attacco, rimasi fermo studiando le mosse. Era strano per me non avevo mai ricevuto avances da un uomo, non ero infastidito forse solo confuso ma di fatto lasciai fare. Iniziò a premere con una certa veemenza sentivo le pulsioni, allentò la morsa abbassandomi lo slip sotto le natiche, tirò fuori il membro e lo passò su e giù fra le chiappe. Sentivo un bel calore, respiro affannato, venne in maniera copiosa, rimasi immobile ad accogliere il seme. Mi tirò su lo slip coprendo il seme che mi rigava l’incavo del culo, lo sentivo pieno. Durò una decina di minuti. Fu essenziale ma dolce allo stesso tempo. Si rigirò sull’altro lato io ero venuto nel frattempo è rimasi così, sporco sotto le coperte. Crollai, mi risvegliai che era mattino inoltrato, Alessio era già in bagno pronto a ricominciare. Iniziava una nuova giornata, una nuova escursione in attesa che arrivasse l’imbrunire.

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