La cena. Seconda parte

La cena. Seconda parte

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La cena di lavoro seconda parte.
La sera lei mi raccontò di ciò che era accaduto.- non mi hanno nemmeno dato il tempo di scendere dall’auto, hanno cominciato a scoparmi sul sedile posteriore i due maiali. Poi ha raccontato tutto. Io non le ho detto di aver assistito. Volevo mi raccontasse tutto.
Due mesi dopo io lasciai il lavoro per aprire un ufficio mio. Rimasi comunque in buonissimi rapporti con i vecchi colleghi e con il vecchio capo con il quale a volte collaboravo.
Il vecchio capo, un signore di una sessantina di anni, ogni tanto invitava me e mia moglie a bere un caffè prima del lavoro.
Una mattina le chiese se aveva coglia di andare da lui alla casetta perché voleva cambiare le tende e aveva bisogno di una mano femminile. Lo chiese spudoratamente davanti a me e davanti a me lei si accordò con lui per il pomeriggio stesso.
A pranzo lei mi disse di chiamarla verso le 15 che poi avrebbe lasciato aperta la comunicazione così che io sentissi come era brava a cambiare le tende.
Alle 15 la chiamai. Mi rispose con la voce roca. – ciao caro, sono alla casetta. stiamo mettendo a posto l’asta di una tenda, ti chiamo dopo.
Non spense il telefono. La sentii dire al capo- scopami in culo che mi piace porco.
Li sentivo scopare , lui la insultava e la sentii raggiungere l’orgasmo.
Poi lei spense il cellulare.
Tornò che erano passate le 19.
Non cenò. Sembrava turbata.
Andò a farsi una doccia poi mi chiese di andare a fare un giro in auto.
Rimanemmo in silenzio per un poco poi lei mi disse che il capo le aveva fatto una proposta
– Mi ha chiesto di diventare la sua puttana, di seguirlo nei suoi viaggi di lavoro, di incontrare con lui i suoi clienti e di favorire le relazioni.
Rimasi in silenzio.
Mi ha preso per una puttana da strada!
Non parlai
Dopo qualche minuto di silenzio lei mi urlò- non dici nulla?
Fermai l’auto. La guardai.- cosa vuoi che dica, ti sei fatta montare da lui e da Antonio. Non credo tu sia proprio una suoretta….
Eravamo in una stradina poco frequentata. Lei scese dall’auto e si mise davanti ai fari – credi che io sia una puttana? Allora ecco cosa faccio.
Cominciò a spogliarsi e rimase nuda.
Scesi e la feci risalire.
– Ma sei matta? Rivestiti .il mio non era un insulto, lo sai bene che ti ho sposata perché sei troia.
Tornammo a casa.
Lei prese il telefono – ciao, sono io, mio marito è fuori. Ci ho pensato…sarà la tua puttana e la puttana di chi vorrai..
Sentii la risata del capo dall’altra parte del telefono.
È così che lei divento la sua puttana, e non solo la sua

 

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