Un sogno realizzato

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Un sogno realizzato

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Il mio lato femminile – [email protected]

Un sogno realizzato

“Finalmente ero a casa da solo. Agognavo da mesi un lungo weekend libero, con la casa a mia completa disposizione. Adoro da sempre indossare biancheria femminile, mi piace da impazzire l’eccitante sensazione del nylon dei collant che fascia le mie belle gambe affusolate e glabre per poi guardarmi allo specchio e vedere nel suo magico riflesso la donna che sono nelle mie fantasie. Mi manca il seno e ho un uccellino piccolo che mi qualifica come uomo, ma sono fortunato, ho un corpo effeminato e gradevole, magro con un gran bel culetto sodo e un viso grazioso. Ho solo 20 anni ma fin da ragazzino le mie fantasie sessuali sono state piene di uomini virili e rozzi e mi vedevano protagonista sempre in un ruolo femminile. Sono alto solo un metro e 64 e mi piace portare piccoli occhiali da “segretaria” perché è così che mi vedo nelle mie performance sessuali.

Con il tempo ho accumulato un piccolo guardaroba segreto fatto di lingerie e abiti femminili che indosso non appena ho un minimo di libertà.

Nonostante i miei istinti, la paura aveva sempre avuto il sopravvento e fino a quel momento avevo avuto rapporti con uomini solo nelle mie fantasie, la parte dei membri maschili che tanto agognavo era stata interpretata da oggetti che ne ricordavano la forma e che mi dedicavo spesso a leccare, succhiare ed infilare delicatamente nel mio voglioso buchino.

Crescendo, le mie fantasie sessuali si sono fatte sempre più complesse e realistiche: in genere mi piace partire dall’immaginare un dolce e tenero rapporto con un uomo o un ragazzo su un bel letto candido e procedere lentamente fino a lussuriose orge dove un gruppo di uomini mi fotte senza nessun riguardo come una cagnetta in calore facendomi impazzire di piacere.
Una delle mie fantasie più ricorrenti era quella ambientata in un cinema a luci rosse.
Una volta ci ero andato per davvero ma quando un uomo aveva cercato di approcciarmi sedendosi accanto a me e allungando le mani, mi ero spaventato tanto che ero uscito di corsa dalla sala.

Era venerdì pomeriggio e raramente mi ero sentito così eccitato. L’idea di avere un intero weekend libero per fare ciò che volevo mi faceva andare in orbita.

La prima cosa che feci fu di spogliarmi dagli abiti maschili e truccarmi leggermente con mascara e matita nera in modo da evidenziare i miei grandi occhi, poi passai finalmente ad indossare gli indumenti che adoravo: mutandine di pizzo nero, calze autoreggenti nere velate, camicia da notte di raso nera e tacchi a spillo. Indossai ogni capo con studiata lentezza godendomene il contatto, poi cominciai a camminare per la casa soffermandomi davanti agli specchi per guardarmi. Mi abbassavo a 90 gradi e facevo finta di invitare i miei amanti immaginari. Continuai così per un po’ accarezzandomi il corpo con voluttà. Avevo una gran voglia di masturbarmi ma, non volevo sprecare il poco tempo a disposizione, decisi che era l’occasione giusta per uscire di casa. Presi dall’armadio il mio lungo spolverino nero e provai ad indossarlo: sembravo un trans da marciapiede pronto per andare a battere, pensai eccitandomi ancora di più.

Non potevo certo uscire combinato in quel modo, i vicini probabilmente mi avrebbero riconosciuto e, anche se non ci fossero riusciti, non avrei certo voluto correre questo rischio. Mi sedetti sul divano pensando a cosa avrei potuto fare.

Riflettei sul fatto che per me il massimo dell’eccitazione era costituito non solo dal vestirmi da donna, ma dal fatto di essere visto in quei panni. L’apoteosi l’avrei raggiunta quando qualcuno, vedendomi, mi avrebbe desiderato facendomi capire che gli piacevo, che lo eccitavo e voleva farmi sua. Sarebbe stato bellissimo!

L’eccitazione sessuale è una specie di droga per me, più cresce e più i miei freni inibitori si lasciano andare, gli scrupoli si nascondono sotto le voglie e ad un tratto, ciò che un attimo prima era quasi inconcepibile, diventa magicamente possibile. Lo dico perché quel giorno le cose andarono proprio in questo modo. Fino a quel momento nella mia storia di “trans in erba” non mi ero mai fatto vedere vestito da donna per cui, in quel momento, l’eccitazione superò il livello di guardia e i miei scrupoli crollarono uno dopo l’altro come un castello di carte.

Decisi che non mi sarei cambiato, nascosi le calze sotto dei legging aderentissimi che mettevano in grande evidenza il mio culetto e le mie belle gambe.
Mi infilai un paio di scarpe da tennis alte e sostituii la camicia da notte con una mini canottiera che lasciava scoperto l’ombelico. Mi struccai, però mi portai dietro il mascara e la matita nera per truccarmi di nuovo dal momento in cui fossi stato fuori dalla zona in cui abito.

Indossai il leggero spolverino nero e uscii di casa.
Come prima tappa decisi di andare ad acquistare una gonna, qualcosa di molto sexy.
Trovai un negozio che esponeva in vetrina delle cose che mi piacevano. Guardai dentro e vidi una donna elegante di mezza età che metteva in ordine i capi in vendita. Non c’erano clienti e quindi mi decisi ad entrare.
Girovagai fra gli scaffali e trovai un miniabito a tubino nero senza maniche che mi piaceva moltissimo. Era ben accollato ed elastico, lo rimirai per un po’ indeciso cercando di trovare la forza per acquistarlo, ma l’eccitazione mi annebbiava la mente.
La padrona del negozio, la donna che aveva visto prima, si avvicinò e mi chiese se poteva aiutarmi. La guardai cercando di sorriderle e, nel tentativo di trovare qualche scusa plausibile da addurre per fare l’acquisto, alzai il vestitino. La donna lo prese gentilmente in mano e dopo avermi dato un occhiata esperta, mi disse che era certamente della mia misura e che avrebbe potuto accompagnarmi in camerino per provarlo.
La donna non aveva dubitato neanche per un momento che quell’abito fosse adatto a me, aveva certamente capito che ero un ragazzo ma non sembrava scandalizzata, anzi reiterò il suo invito a farmelo provare. Non me lo feci ripetere e la seguii.
“Mi chiami quando l’ha indossato” mi disse con tono gentile.
Ero eccitatissimo, quella donna con la sua naturalezza mi stava facendo sentire un suo pari, cioè una vera femmina e, mio dio, questo mi piaceva infinitamente!

Quando mi fossi tolto i pantaloni della tuta e la canottiera non ci sarebbero stati più dubbi, la donna avrebbe visto palesemente che ero un ragazzo pur indossando biancheria femminile, ma arrivato a quel punto, non volevo più tornare indietro. Mi svestii, infilai il tubino e mi rimirai nello specchio.
Era perfetto, la gonna corta e aderente finiva poco sotto il bordo delle mie calze e metteva in grande evidenza il mio bel culetto.
“Posso ?” sentii chiedere da dietro la tenda, “Prego”, risposi piano.
La donna mi osservò con attenzione facendomi girare su me stesso per guardarmi su tutti i lati, poi rise deliziata. “Le sta benissimo, mi può credere, ci sono donne che non so quanto pagherebbero per avere delle forme come le sue!”
Mi sentii arrossire per l’imbarazzo, l’eccitazione e la soddisfazione di ricevere un simile complimento.
“Naturalmente un abito di questo tipo si accompagna a scarpe con il tacco alto, non certo a quelle da ginnastica” disse sorridendo affabilmente.
“Ha certamente ragione” risposi.
La donna usci dal camerino, io sfilai l’abito e mi rivestii.
Quando, con l’abito in mano andai alla cassa, la signora mi guardava in modo malizioso e, con fare complice, mi disse che voleva farmi un piccolo regalo:
qualcosa di speciale che solitamente faceva impazzire suo marito.

Mi fece annusare una bottiglietta mignon di un delizioso profumo femminile e, quando gli dissi che era molto buono, me ne spruzzò un po’ sul collo e sui polsi, poi mi consegnò la boccetta inserendola nel sacchetto dell’abito.
“Grazie signora, è stata gentilissima!” le dissi con riconoscenza.
“Dovere tesoro, spero di rivederti”
“Glielo garantisco!” risposi sorridendo.

Uscii dal negozio inebriato, non mi ero mai sentito così femmina in vita mia e volevo continuare il gioco. Decisi di recarmi in un negozio di scarpe. Ne trovai uno che mi piaceva anche perché il commesso era un bell’uomo sui 30 anni.
Entrai, lui mi guardò con attenzione e mi chiese cosa desiderassi, se avessi visto in vetrina qualcosa che mi interessava. Gli risposi con voce cinguettante indicandogli delle scarpe nere con il tacco a spillo. Abbassò la testa per guardarmi i piedi e io gli dissi che portavo il 38.
Mi invitò ad accomodarmi e si spostò nel magazzino per cercare ciò che gli avevo chiesto come se fosse una cosa normalissima. Nemmeno per un momento gli era passato per la testa che le scarpe non fossero per me.
Lo vidi arrivare con in mano una scatola, si accucciò davanti a me.
“Mi permetta”, disse con aria professionale. Mi sentivo addosso il profumo che mi aveva regalato la donna, immaginai che avesse proprietà magiche che stavano affascinando l’uomo inginocchiato davanti a me. Sentivo il mio uccellino duro ed eccitato. Non capivo come fosse possibile che queste persone si comportassero verso di me con tanta naturalezza.
Slacciò la mia scarpa destra e la sfilò. Le calze da donna nere che indossavo erano ora pienamente visibili ma l’uomo non sembrò farci particolarmente caso. Mi accarezzò gentilmente il piede e provvide ad infilarmi la calzatura nera che avevo scelto. Il contatto della sua mano con il mio piede avvolto dal collant mi provocò un brivido nella schiena e sentii alcune gocce di liquido pre spermatico far capolino sulla punta del mio attrezzino.
“Come la sente, è della misura giusta ?”, mi domandò con fare molto affabile
“Sì, mi sembra di sì”, risposi sentendomi avvampare in viso.
Sfilò anche la mia scarpa sinistra, mi infilò quella con il tacco e mi invitò ad alzarmi porgendomi la mano con un gesto gentile che accettai volentieri.
Non riuscivo a capire per quale motivo stesse comportandosi in modo così esageratamente affabile, forse era obbligato a fare così con tutti i clienti.
Eccitatissimo passeggiai per il negozio rimirandomi negli specchi. I tacchi slanciano e donano alle donne un’ incredibile carica erotica. Mi piacevo tantissimo e, a quanto mi sembrava di capire, non dispiacevo affatto pure al bel commesso. Che fosse un’ impressione dettata solo dalla grande eccitazione? In fondo non ero altro che un ragazzino travestito e le possibilità che mi trattasse con freddezza o addirittura con scortesia, a mio parere, erano più alte, eppure continuava ad essere gentilissimo.
“Forse gli piaccio davvero”, pensai, “Forse è gay”.ma non trovai risposta e cercai di non pensarci.
Mi sedetti, gli dissi che mi piacevano molto e che le avrei acquistate. Mi rispose che mi stavano a meraviglia, ma sembravano fatte più per valorizzare
le gambe ed vestiti che le lasciano scoperte.
Concordai con lui e gli dissi con un risolino eccitato che avevo appena acquistato l’abito giusto e non vedevo l’ora tornare a casa per provarlo insieme alle scarpe. L’uomo si guardò intorno come per assicurarsi che nessun cliente stesse per entrare e mi disse che se volevo potevo approfittare del camerino.
Io, eccitatissimo, lo ringraziai di cuore ed afferrando il sacchetto contenente il mio precedente acquisto, mi ci infilai.
Mi spogliai, indossai il tubino e le scarpe. Il camerino era provvisto di specchio ma volevo che il commesso mi guardasse, così uscii e mi posi davanti ad uno più grande nella sala principale.
Mi piacevo oltre ogni dire: sembravo una vera donna. Se avessi avuto il seno, nessuno avrebbe potuto dire che non lo ero. Pensai che forse era la mia eccitazione a farmi vedere cosi, ma poi decisi che non contava, l’importate era che mi piacevo.
L’uomo mi guardava senza parlare. Lo guardai e sorrisi.
“Sono perfette”, mi disse, “Si abbinano perfettamente al vestito”. Fece una breve pausa e poi aggiunse: “Sei splendida!” disse passando al Tu.
Lo ringraziai balbettando. Si era rivolto a me usando il femminile e mi aveva fatto un bellissimo complimento. Mi sentivo al settimo cielo. Ebbi la tentazione di uscire per strada senza cambiarmi, ma avevo ancora troppa paura e decisi di tornare indietro. Lo guardai di nuovo, mi stava ancora fissando, e pensai che dovevo fare qualcosa. Con la scusa di osservare da vicino delle scarpe esposte al piano inferiore, mi abbassai piegandomi in avanti. Avevo la schiena rivolta verso di lui.
ll mio movimento portò inevitabilmente la gonna ad alzarsi mostrando il bordo delle calze autoreggenti. Girai leggermente la testa per guardarlo. I suoi occhi erano incollati al mio grosso culetto e questa visione mi fece sentire una vera femmina cacciatrice di uomini.
Pensai di prolungare il gioco chiedendogli di provare un altro paio di scarpe, ma il rumore della porta del negozio annunciò l’ingresso di una persona. Mi infilai velocemente nel camerino e mi cambiai.

La cliente che era entrata stava aspettando seduta su una delle poltroncine.
Mi recai alla cassa per pagare. L’uomo mi fissava con i suoi profondi occhi neri con un intensità che mi faceva sciogliere tutta. Gli porsi il denaro, lui lo prese accarezzandomi la mano. Mi consegnò il resto dicendomi “E’ stato un piacere servirti, se posso esserti ancora utile ….”
“Grazie …”, lasciai la parola in sospeso come se stessi aspettando di conoscere il suo nome. “Alessandro”, disse. “Grazie Alessandro, è stato gentilissimo”

Mi porse un biglietto da visita. Lo afferrai con mano tremante e lo lasciai sbadatamente cadere, lui si chinò, lo raccolse e, nel tirarsi su, mi accarezzò delicatamente la gamba fino alla vita e poi i glutei dove indugiò con il pretesto di accompagnarmi alla porta.
Il tocco delle sue dita calde era chiaramente percepibile, pieno di una incredibile carica erotica. Abbassai lo sguardo e fissai la patta dei suoi pantaloni, il bozzo era evidente, aveva certamente l’uccello in tiro. Immaginai di inginocchiarmi, di aprirgli la patta e mettermi a succhiarglielo…Fantasticando, mi vidi vestita, a gattoni in mezzo al negozio, con il tubino e le scarpe nuove con quell’uomo che mi sodomizzava con furia, Intanto, nel mentre delle mie estemporanee elucubrazioni, il commesso mi riconsegnò il suo biglietto da vista che mi era sfuggito.
“ Non lo perda”, disse sorridendo. “Spero di rivederti ancora, A presto!”
Poi si avvicino al mio orecchio e sussurrò “ sei una porca, mi hai fatto eccitare come un maiale!”
Si allontanò camminando all’indietro per rientrare nel negozio.
Lo fissai deliziata per la sua confessione, e mi passai la lingua sulle labbra in un gesto lussurioso che lo fece leggermente sussultare, il cuore batteva all’impazzata. Non ero mai stata così vicino a fare sesso con un uomo. Mi sentivo al settimo cielo, gli episodi di quel pomeriggio avevano aumentato esponenzialmente la mia sicurezza, e la mia voglia di essere femmina, così come la voglia di un maschio e la mia smania di cazzo.

Era il crepuscolo, decisi di andare a mangiare in un fast food e ne utilizzai il bagno per truccarmi leggermente gli occhi con mascara e matita nera. Quando uscii mi sedetti su una panchina di un parchetto del centro. Avevo una incontenibile voglia di indossare l’abito e le scarpe che avevo acquistato ma non volevo farlo all’aperto.
La mia mente era affollata di uomini, delle loro mani che mi toccavano, dei loro corpi pesanti sopra di me, dei loro cazzi duri nelle mie mani, nella mia bocca, nel mio culetto.
A quei pensieri sentivo il mio ano contrarsi come per chiedere di essere riempito.

Decisi improvvisamente di camminare verso l’unico cinema a luci rosse rimasto in città.
Ma quando 20 minuti dopo lo raggiunsi, non ebbi ancora il coraggio di entrare e mi infilai in una birreria che era lì di fianco.
Mi sedetti in uno dei pochi tavoli liberi, ordinai un cocktail molto alcolico e mi misi a sorseggiarlo.
Un gruppo di persone stava litigando di fronte al lungo balcone. Da quel che potevo capire non sembravano italiani. Di fronte a me c’era invece un gruppo di 5 uomini fra i 35 e i 45 anni che bevevano e due di loro avevano l’aria un po’ alticcia.

L’aria era satura di fumo. Ero seduta con le gambe accavallate e uno di loro me le stava fissando.
Cercai di capire su cosa in particolare cadesse la sua l’attenzione e capii che “puntava” le mie caviglie. Un osservatore attento poteva capire che indossavo calze da donna. Uno degli uomini alticci si rivolse verso di me e disse:
“Ehi frocetto, sei in cerca di cazzi, tesoro ?”, poi si mise a ridere sguaiatamente.
La musica era alta e feci finta di non aver sentito, quell’uomo mi spaventava, era molto grosso e aveva un aspetto brutale.
Uno degli altri del gruppo mi guardava insistentemente. Non era molto bello ma aveva un sorriso affascinante ed un corpo robusto.
“Femminuccia succhiacazzi, vieni qui a farmi una pompa!”, sentii urlare di nuovo.
Il tipo ubriaco mi aveva preso di mira e decisi di cambiare aria.
Vidi uno dei cinque uomini, uno a cui non avevo prestato molta attenzione, che si alzava e si veniva a sedere al mio tavolo. Aveva un bel viso ed i capelli brizzolati. Mi sorrise e si accostò al mio orecchio per farsi sentire.
“Non badare al mio amico, ha bevuto un bicchiere di troppo ma è buono come il pane”. “Sarà come dici tu, ma a me fa un po’ paura”, risposi sinceramente.
“Non ti preoccupare, abbaia ma non morde“, disse accompagnando la frase con un sorriso e poi mi chiese: “Stai aspettando qualcuno?”
Mi girai, tutto il gruppetto mi stava guardando, la paura che mi facessero del male mi afferrò lo stomaco.
“Stavo andando via”, risposi balbettando.
Finii il mio drink e mi alzai.
L’uomo mi guardava con aria di scusa, mi piaceva, peccato che non era solo.

Uscii dal locale e mi diressi come un automa verso il cinema.
Entrai, la sala era buia, il film era già cominciato.
Mi sedetti in una delle ultime file. Sullo schermo una donna stava succhiando con passione un grosso cazzo nodoso. Mi identificai in lei e sentii un rivolo di saliva colarmi dal lato della bocca. Non ce la facevo più, dovevo avere al più presto un uomo.
Mi toccai il pisellino duro e, come se una forza esterna mi stesse spingendo a farlo, decisi di andare in bagno.
Camminai nella corsia centrale e cercai di vedere quanti spettatori c’erano: ne contai solo 6.
In bagno trovai un uomo di mezza età che sembrava stesse masturbandosi davanti ad un vespasiano. Quando mi sentì entrare, girò la testa per guardare e subito dopo mosse anche il resto del corpo.
Aveva circa 60 anni, ma il cazzo che stringeva in pugno era di tutto rispetto.
Rimasi per qualche attimo quasi inebetito a guardarlo, poi entrai in uno dei box
chiudendolo a chiave.
Sapevo che mi stavo mettendo nei guai ma non potevo più resistere. Non avevo il coraggio di infilarmi il tubino, ma decisi comunque di ritoccare il mio look. Abbassai sotto la vita il bordo dei leggin e tirai verso l’alto le fettuccine del tanga in modo che si vedessero uscire dai lati, mi infilai le scarpe con il tacco a spillo appena acquistate che resero pienamente visibile il fatto che indossavo calze da donna. Nascosi il sacchetto con i miei indumenti su un alto ripiano sopra il WC vicino ad una finestrella.

Uscii, l’uomo era ancora lì che si masturbava girato verso di me. In un attimo venne e
mi dedicò un copioso schizzo del suo sperma. Mi sentivo lusingato!

Tornai in sala e rifeci il tragitto verso le ultime file passando per la corsia centrale. Mi sentii addosso gli occhi di quegli uomini. Pensai che forse qualcuno aveva sentito il ticchettio prodotto dai tacchi delle mie scarpe.
Mi sedetti in una poltrona centrale della quarta fila.
Un uomo robusto e calvo sui 55 anni, seduto qualche fila davanti alla mia, mi aveva attentamente seguito con lo sguardo durante il mio percorso di ritorno dal bagno, si alzò e venne a sedersi in fianco a me. Lo guardai, ma nel buio della sala non riuscii a distinguere i suoi tratti. Sentivo il suo respiro veloce ed eccitato. Il cuore mi batteva all’impazzata mentre, anche a distanza, avvertivo la sua eccitazione. Mi toccò il ginocchio con una mano. Fremetti ma non mi mossi. Vidi che armeggiava con i suoi pantaloni e un attimo dopo estrasse l’uccello e cominciò a masturbarsi. Lo guardai, aveva un cazzo abbastanza corto ma molto grosso con una cappella enorme. Appoggio una mano sulla mia coscia, la accarezzò per qualche attimo, poi mi afferrò la mano sinistra e la portò sul suo uccello.
Lo presi in mano, era caldo e pulsava di eccitazione.
“Che bella sensazione!” pensai. Mi piaceva sentire quell’attrezzo in mano, quante volte lo avevo immaginato e desiderato! Iniziai a masturbarlo lentamente.
Giocai con le sue palle e massaggiai i punti che lo stimolavano di più, poi iniziai un “su e giù deciso”, armonioso frutto delle mie tante sedute di masturbazione. Sentii l’uomo gemere ”Sììììì, brava, vai avanti così!”. Sentii la sua mano destra infilarsi sotto il mio sedere per iniziare a toccarmelo. Mi piaceva, cercai di sistemarmi in modo da agevolare il suo palpeggiamento, fece solo in tempo a infilarmi un dito nel culo e con grande rammarico sentii che stava per arrivare all’orgasmo.
“Aaaaaaaahhhhhhh, sì…vengooooo!!!” Schizzò il suo carico contro lo schienale della poltrona di fronte e, di riflesso, la mia mano fu completamente imbrattata di caldo sperma filante.
“Qualche anno fa ti avrei fatto il servizio completo piccola mia, ma ora ti devi accontentare. hai una mano vellutata troietta!”
Afferrò la mano con cui lo avevo masturbato e la spinse verso la mia bocca. Non ero preparato ad un gesto simile e, prima che potessi reagire, mi ritrovai con la bocca bagnata del suo sperma.
“Coraggio, coraggio, assaggia piccola! Scommetto che ti piace”
Come stregato da quell’odore acre e dalla consistenza appiccicosa, passai la lingua sulle mie labbra. L’uomo ne approfittò per infilarmi dentro le dita imbrattate.
“Assaporalo. leccalo bene!” Ubbidii.
Altre volte mi era capitato di assaggiare il mio stesso sperma, ma questo era più buono. Leccai ed inghiottii godendomi quel delizioso sapore.
Sentii un rumore dietro, come se nuovi spettatori stessero entrando in sala. L’uomo calvo se ne andò di corsa come se qualcosa lo avesse improvvisamente spaventato. Quando mi girai vidi che sulla poltrona alla mia destra c’era seduto l’ubriaco che mi insultava in birreria. Sentii un movimento alla mia sinistra e mi accorsi che un altro uomo aveva occupato la poltrona su cui prima era seduto il tizio pelato.
Spaventato, cercai di alzarmi per andare via, ma venni trattenuto a forza.

L’uomo era robusto, un viso arcigno e molto virile. Portò la sua faccia davanti alla mia tenendomi ferma la testa, il suo alito puzzava di birra. “Ho visto cosa stavi facendo frocetto, avevo ragione a dire che eri in cerca di cazzo!”
“Lasciami andare”, dissi con tono supplichevole.
“Non voglio farti del male piccola, sono qui solo per darti quello che cerchi, ho qui un grosso uccello desideroso di far amicizia con le tue tonsille e, visto che ti piace, ti offro gratuitamente anche una bella dose di sperma caldo. Che ne dici frocetto?”?

Non aspettò la mia risposta, si slacciò i pantaloni e, prendendomi per i capelli mi fece piegare spingendomi in bocca il suo attrezzo. Avevo paura, ma l’incredibile carica erotica che mi bruciava dentro, mi portò a concentrare la mia attenzione sul delizioso uccello che mi stava occupando la bocca. L’uomo dietro di me stava armeggiando con i miei pantaloni, ero bloccata e non potevo muovermi. Sentii che me li stava calando fino alle caviglie insieme alle mutandine. Mi allargò le natiche e iniziò a leccarmi l’ano, lo insalivava e vi infilava lentamente un dito per poi riprendere a leccare. Qualche volta mi dava una sculacciata. “Che bel culetto ha questa piccola troia!”, disse.
Perun attmo cercai di divincolarmi ma la forza dei due non mi permise quasi di muovermi e poco dopo cedetti.

Continuavo a succhiare, l’uomo aveva smesso di spingermi come se mi dovesse forzare a fargli un pompino, teneva semplicemente una mano appoggiata alla mia testa accarezzandola.
Che buono il sapore di cazzo, estraevo l’uccello dalla bocca, lo guardavo inspirandone l’odore, leccavo la grossa cappella e poi tornavo ad avvolgere le mie labbra sull’asta spingendola lentamente in gola finché il mio nasino non mi si infilava nei peli pubici del mio partner occasionale.
“Mio dio, come succhi bene frocetto, ahhhaaaa, sìiiii!”
“Oh, voglio farmelo succhiare anch’io “, disse il tizio che avevo dietro,
“Cazzo, abbi pazienza!” ribattè l’altro.
“Non dire cazzate , non voglio aspettare! Fallo sùbito inginocchiare per terra”
L’uomo che stavo spompinando, di malavoglia, mi chiese di accucciarmi davanti a loro.
Lo feci, mi misi in mezzo alle sue gambe e ricominciai a succhiarglielo.
L’altro mi afferrò una mano e se la portò sul cazzo. Iniziai a masturbarlo continuando contemporaneamente a succhiare, ma poco dopo l’uomo si alzò in piedi e si avvicinò a me.
“Voglio provare anch’ io la tua bella boccuccia, puttanella!”, disse puntando il suo uccello verso di me.

Mi staccai e lo imboccai continuando a massaggiare l’altro con la mano.
Li alternai per un po’, erano entrambi belli grossi e mi stavano dando quello che in fondo volevo. Mi abbandonai completamente al mio lato femminile, pensai di essere davvero una donna, una lussuriosa puttanella affamata di cazzo il cui unico e vero desiderio era quello di far godere quegli uomini, di farsi riempire, perché solo quando è piena, una donna può davvero sentirsi tale, Infatti godevo immensamente per la sensazione di avere la bocca piena, riempita da quei grossi cazzi caldi. Quante volte l’avevo immaginato? Cento, mille? Ora mi sembrava di vivere in un sogno.

Leccai e succhiai i grossi coglioni del primo uomo che avevo cominciato a lavorare con la bocca e lo sentii fremere. Stava per godere, potevo sentire come delle piccole scariche nervose provenire da un punto dietro alla sacca dei testicoli.
“Oohhhhhhh, sìiiii, ingoiala tutta! Ti sborro in bocca piccola, bevila tutta, bevila tuttaaaaaa!!!”
Lo tenni dentro e lo sentii esplodere, era la prima volta e fu una sensazione fantastica! La bocca mi si riempì di sperma bollente. Assaporai e inghiottii velocemente perché volevo ubbidire, volevo berla tutta. L’uomo gemette senza alcun ritegno e io continuai ad inghiottire finche non sentii che aveva finito.
Alzai la testa per guardarlo, aveva gli occhi chiusi e mi accarezzava la testa con espressione estatica.
“Sei proprio fatta per i pompini piccola, era tanto che desideravi un cazzo, vero piccolina ?”

Mi sentii tirare di lato e dovetti ricominciare a succhiare anche l’altro uccello.
Non durò molto, ormai era al limite anche lui.
“Stai ferma, apri la bocca e tira fuori la lingua, voglio sborrarti in faccia”, disse
continuando a menarsi il cazzo davanti alla mia faccia.
Aspettavo…. Il solo pensiero della mia faccia fosse coperta di sperma mi faceva impazzire di gioia.
“Ahhhhh, sìiiii!”, vidi i densi getti come al rallentatore mentre si dirigevano verso di me imbrattandomi gli occhialini da segretaria, le guance, le labbra la lingua.
Leccai ciò che potevo, poi l’uomo si pulì il membro sul mio viso e mi obbligò a finire il lavoro con la bocca.
Mi alzai in piedi e, dopo essermi tirata su i calzoni e le mutandine, mi pulii la faccia con un fazzoletto.
Dopo un attimo di pausa, l’uomo mezzo ubriaco, quello che me lo aveva infilato in bocca per primo, mi disse che dovevamo andare via perché gli altri aspettavano. Ormai ero entrata in pieno nella parte e quindi non mi opposi, gli dissi solo che dovevo andare in bagno.
I due uomini si guardarono.
“Ti prego, fammi andare in bagno tesoro!”, dissi passandogli una mano sul petto. Il suono della mia voce mi spaventò, non sembrava più la mia, la sentivo come fosse completamente femminile, quella di una donna mai sentita prima.
“Va bene”, fu la risposta.
Mi accompagnarono ai servizi. Giulio, così si chiamava il primo uomo, entrò nel gabinetto con me mentre l’altro aspettava fuori.
Feci la pipì mentre lui continuava a strusciarsi sul mio culo ed a palparmi dappertutto. Mi girai, lo abbracciai e ci baciammo appassionatamente. Sentivo di non aver più il controllo di me stesso, o forse di aver cambiato qualcosa di fondamentale nella mia personalità. Era avvenuta la mia metamorfosi.
Salii sul water e afferrai il sacchetto che avevo lasciato ed estrassi il tubino.
“Ti piace ?”, chiesi all’uomo. “Per favore, posso metterlo?” Fece un gesto di assenso. Mi sedetti sul WC, tolsi i leggin e la canottiera, poi infilai il tubino e rimisi le scarpe.
Giulio mi fece girare e piegare iniziando a strusciarmi il cazzo sul sedere.
“Ho una gran voglia di mettertelo nel culo!”, disse dandomi un colpo con il bacino.
“Ti piace il mio culetto ?”, gli chiesi.
“Te lo infilerò tanto in fondo che lo sentirai in gola”, rispose. “Voglio sfondartelo e sentirti urlare come una cagna in calore!”
Sentimmo bussare alla porta.
“La festa è rimandata cagnetta, usciamo” Sorrisi maliziosa senza più alcun ritegno.
Nel bagno accanto ai lavandini c’era un uomo sulla cinquantina che, quando mi vide uscire vestita da puttana, si avvicino e mi palpò il culo.
“La piccola non è per te stronzo!”, gli disse Giulio e gli assestò uno spintone che lo mandò quasi a cadere per terra. L’uomo non obiettò e quindi uscimmo dal bagno.

Ci dirigemmo verso l’uscita. Camminavo affiancata dai due uomini, vestito finalmente in modo completamente femminile. Sculettavo sui miei tacchi a spillo con la gonna alzata fino a far vedere il bordo delle autoreggenti nere. Una sorta di entusiasmo mi pervase, era come aver finalmente realizzato un sogno.
Usciti sul marciapiede, trovammo gli altri tre della comitiva che aspettavano. Erano molto più alti di me, non tutti belli, ma molto robusti.
Mi salutarono e si avvicinarono per accarezzarmi e palpeggiarmi.
“Ti facciamo la festa piccolino”, disse uno di loro.
“Spero che ti piaccia prenderlo nel culo tesorino, perché stasera te lo apriamo per bene”, disse un altro.
“Andiamo nel parcheggio di ……., non ce la faccio più!”, disse uno di loro.

Salimmo in macchina, tre si misero dietro, uno alla guida e Giulio sul sedile accanto al guidatore, con me sulle ginocchia.
Fu un tragitto breve. Sentivo di avere paura, temevo per ciò che quegli uomini mi avrebbero fatto ma, nella parte che ormai mi dominava, avvertivo solo una gran voglia di cazzo, un’incontenibile desiderio di sentirmi riempita di uccelli, di avere su di me uomini a cui piacevo e che desideravano scoparmi come se fossi una donna, la puttana che volevo essere e che finalmente ero.

La macchina si fermò in un desolato e poco illuminato parcheggio di periferia a ridosso di un boschetto. Mi fecero scendere e inginocchiare per terra.
Estrassero i loro membri e, mettendosi intorno a me in cerchio, li puntarono verso la mia faccia.
Prendendomi per i capelli, si fecero spompinare uno ad uno.
Cercai di fare del mio meglio, adoravo succhiarli e volevo sentirli gemere.
Mi allargarono la bocca con le dita e mi infilarono dentro due cazzi contemporaneamente.
Uno di loro non riuscì a trattenersi e mi sborrò copiosamente in faccia. Che lussuria avere il viso coperto di sperma, sentirne l’odore nelle narici! Bellissimo!!!

“Alzati frocetto”, ordinarono.

Lo feci, ma non ebbi nemmeno il tempo di guardarmi intorno che il più assatanato fra i tre uomini che avevano aspettato fuori dal cinema, mi spinse contro il cofano della macchina e mi fece piegare a 90 gradi. Alzò la gonna e strappò via le mutandine.
“Te lo sfondo, puttanella!”, disse estraendo l’uccello.
“Ti prego, non farmi male”, lo supplicai con voce implorante girando la testa verso di lui.
Il tipo mi guardò e sembrò eccitarsi ancora di più.
Mi allargò i glutei e sputò ripetutamente sull’ano. Infilò selvaggiamente due dita e, dopo un paio di movimenti, le estrasse puntando la sua cappella sul mio buchino ancora vergine.

Stavo per venire sodomizzato per la prima volta dopo averlo immaginato e averci fantasticato per anni. Stavo davvero per essere inculato da un cazzo vero! Il cuore pompava ad un regime spaventoso.
Immaginai di guardarmi da fuori e vedermi piegata sul cofano di quella macchina, di vedere quella cappella che stava spingendo sul mio buchino.
Sentii l’ano allargarsi e una sensazione di bruciore iniziare ad espandersi.
“Ti sfondo bambina!”, ringhiò l’uomo spingendo con sempre più forza

Lo sentii entrare in me, era una sensazione incredibile!
L’uomo si fermò un attimo, poi riprese a spingere con forza.
Aprii la bocca e iniziai a piagnucolare per il bruciore.
Lo tolse e subito dopo sentii che mi sputava nuovamente sull’ano girai la testa e vidi l’uomo armeggiare con il suo membro, pensai che stesse infilandosi un preservativo.
Tornò alla carica e, grazie alla nuova lubrificazione, sentii che scivolava con più facilità.
Introdusse la cappella e poi spinse con forza.
Mi sentii mancare il respiro, sembrava che mi avesse sfondato, aprii la bocca di riflesso come se questo potesse agevolare la penetrazione e mi concentrai sulla sensazione di pienezza che mi dava quel grosso uccello infilato nel sedere. Era una sensazione piacevole, paragonabile a quella di avere un cazzo in bocca, ma molto più intensa. Sentii le sue palle appoggiarsi alle mie chiappe e capii che lo aveva messo dentro tutto. Quel pensiero mi piacque, avevo un intero cazzo tutto mio e godetti sbrodolando sul cofano della macchina. Il mio sodomizzatore iniziò un lento andirivieni, a cui, due minuti dopo, rispondevo con gemiti e versi di puro godimento.
“Mio dio, mi sta inculando, lo sta facendo per davvero! Mio dio che bello, che bello!!!”, pensai sorridendo estatica-

Giulio venne a mettermi il suo splendido uccello in bocca e io presi a succhiarlo con avidità mentre iniziava a muovere ritmicamente il bacino e il culo per agevolare la penetrazione.
Uno in bocca e uno nel sedere. Ero in estasi!

I cinque uomini cominciarono a darsi il cambio tenendomi infilata come in uno spiedo.
Uno di loro aveva un cazzo molto più grosso degli altri e, quando lo sentii penetrare, pensai che era una fortuna che non fosse stato il primo.
Gemevo come una cagna ed era chiaro a tutti che stavo godendo come una troia, mi piaceva da morire farmi inculare.

Ad ogni turno pompavano il mio culetto rotto con sempre più forza.
La lussuria si sprecava, cosi come crescevano i miei gemiti sempre più acuti.
“Ti piace piccola? L’ho visto subito che eri in cerca di qualcuno che ti sfondasse il culo!”, mi disse Giulio sculacciandomi il sedere.
“Sìiiii”
Mi aveva fatto mettere a pecorina sul selciato e mi montava tenendomi le mani sul mio seno piatto, come se fossi una cagna. Sentivo il peso del suo corpo che mi sovrastava pompandomi il culo con furia mentre io gemevo a bocca aperta e con la lingua fuori in totale estasi erotica finchè non lo sentii sborrarmi dentro. Godetti nuovamente, sentivo lo sperma colare dal mio buchino violato. “Questo sì che ti fa sentire una vera troia!”, pensai. Nel carosello di uomini che affondavano i loro membri in me, altri due riversarono il loro nettare nel mio buchino mentre un altro lo dedicò alla mia bocca..

Si concessero alcuni minuti di pausa in cui mi dedicai a succhiare loro le palle, poi l’uomo più dotato si distese per terrra con l’uccello puntato verso l’alto. Mi ci fece sedere sopra in modo che mi impalasse. Iniziai a cavalcarlo gemendo senza ritegno. Due uomini si misero in piedi di fronte a me per farsi succhiare il cazzo mentre gli altri due si impossessarono delle mie mani e le usarono per masturbarsi.
Ricominciarono a scambiarsi i ruoli.
Non so per quanto tempo durò, ma il piacere non mi faceva pensare ad altro che alla incredibile sensazione di sentirmi donna e di far godere quegli uomini.
Ogni loro gemito era musica per le mie orecchie perché significava che stavo facendo bene il mio lavoro, che donavo loro il sublime piacere.

Ad un certo punto mi fecero nuovamente mettere in ginocchio e si disposero in cerchio intorno a me. Rimasi lì a guardarli dal basso in alto, da dietro i miei occhialini sporchi di seme. Estrassi la lingua e aspettai. Si masturbarono e uno dopo l’altro mi riversarono il loro ultimo carico in faccia, sulle labbra, in bocca, sui capelli.

Il mio ano soddisfatto grondava sperma, il viso ne era pieno, la mia lingua ne aveva assaporato un infinità e la gola ne aveva inghiottito moltissima. Mi avevano riempita tutta realizzando le mie più oscure e recondite fantasie!!!
“Sei una grandissima troietta assatanata!”, disse uno di loro guardandomi.
E un altro: “Hai un culetto da favola, puttanella!”
“Sei la miglior pompinara a cui abbia mai infilato il cazzo in bocca!”, aggiunse un altro ancora.

“Come ti chiami ?”, mi chiese Giulio.
Lo guardai ancora incantata per l’intenso godimento. “Sabrina”, risposi.
“Beh, Sabrina, sei la ragazza che mi ha fatto godere di più in tutta la mia vita!”

Avvertii un tuffo al cuore, le sue parole mi facevano sentire estasiata …non so se lo disse solo per farmi piacere perché aveva capito che desideravo essere donna, ma non mi importava in quel momento. Per quell’attimo lo amai con tutta me stessa e mi sentii completa come non mai.

Lisa
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