“Ma per chi ci ha prese quello scemo?”

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“Ma per chi ci ha prese quello scemo?”

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Quello stesso sabato nascevo io una donna che finalmente alleggerita dal fardello del mio corpo maschile potevo nascere, crescere, vivere in tutta la mia femminilità. Dopo alcuni anni in cui mi nascondevo mia madre, persona mentalmente e culturalmente aperta (a volte fin troppo!!), ha saputo e mi ha accettata, mia sorella già sapeva ed ora anche l’amica e socia di mia madre, Zia Pamela, che zia non è ma che noi consideriamo tale da sempre, spudoratamente scevra di queste problematiche ha saputo della mia condizione e si è subito offerta di iniziarmi ad una palese rinascita.
La Zia, dopo un lauto pasto svoltosi serenamente in allegria in famiglia, mi ha praticamente rapita e trascinata via per avviare la mia trasformazione.
Un pomeriggio vissuto con lei in un mondo dorato: estetista, parrucchiere, negozi…
Un pomeriggio faticoso ma vissuto appieno dal mio spirito femminile.
I trattamenti di bellezza al viso, al corpo intero, dalla manicure e pedicure alla depilazione totale, dal massaggio alla sauna… Il taglio e una leggera decolorazione dei capelli… quel sentirsi curata, apprezzata e soprattutto vedere nello specchio venir fuori, anche nell’aspetto, la ragazza che si celava in me ovviamente mi rendeva euforica!
Non smettevo di guardarmi le mani così curate, il viso così delicatamente truccato con quelle labbra rosa così ben armonizzate con tutto l’insieme e i miei occhi che quelle ciglia insieme a quella sfumatura di ombretto e a quel eyeliner, che ne disegnava la forma, facevano risaltare… Un sogno si realizzava!
Tutto ciò sotto lo sguardo attento, e non solo, della “zia”. Lei non perdeva occasione di sfiorarmi, carezzarmi, stuzzicarmi; no, no, non si trattava d’incoraggiamento o d’apprezzamento o almeno non solo quello, lei voleva proprio provocarmi, creare e mantenere in me un senso di sottile eccitazione: mentre facevo la manicure teneva il suo viso accanto al mio e mi sfiorava il collo con le labbra o mi mordeva il lobo degli orecchi…, mentre venivo truccata le sue mani sulle mie ginocchia salivano “distrattamente” fra le mie cosce…, dopo la depilazione o durante la sauna le sue dita disegnarono il mio corpo a più riprese magari aggiungendo un “casto” bacio sulle labbra ogni volta che si inoltravano in zone più intime.
Non subivo, anzi, mi piaceva da matti questo trattamento.
Ad una mia timida rimostranza sul fatto che il mio pene stesse rispondendo alle sue attenzioni mi rispose
“Ottimo! Sei una trans… mica colpa tua se hai una clito enorme che sembra un cazzo!” poi continuando a sfiorarlo con la punta delle dita “e che cazzo poi, ops! Che clito! complimenti!” disse ammirata… “Magari poi potremmo farci un pensierino io e te, dolce nipotina” e scoppiò a ridere…
Una piacevolissima tortura che continuò nei negozi di intimo dove a me sembrava di vivere nel mondo dei balocchi e dove lei pretese che sfilassi ora con questo ora con quel capo, accertandosi, verificando “con mano” che ogni capo svelasse o nascondesse, o che fosse aderente o che cadesse nel modo giusto nei punti giusti Non mancarono strizzatine scherzose ai miei piccoli seni… “Li voglio sempre erti questi capezzoli ” mi diceva “a costo di passare ore a succhiarteli ” e di nuovo rideva del mio imbarazzo…
Intimo… vestiti… scarpe e borse… arrivammo a l’ora di cena sommerse di pacchi, pacchetti, buste e bustine ed io felice ed eccitata in tutti i sensi.
Prima di tornare a casa mi chiese se mi andava di passare la serata con lei, saremmo uscite e ci saremmo divertite e ovviamente accettai di buon grado.
“Allora avvertiamo la mamma, poi passiamo da casa mia, ci cambiamo e dopo tanta fatica c’è ne andiamo in un bel ristorante, ce lo meritiamo, dove tutti possano ammirare che fiore di nipotina mi ritrovo…”
A casa della zia, visto il suo comportamento durante il pomeriggio, immaginavo di dovermi preparare a condividere quelli che immaginavo fossero i suoi desideri; pensiero che sinceramente mi allettava non poco ma… a parte la mia vestizione che lei volle gestire fin nei minimi particolari ma sempre tenendosi a distanza, con fare da esperta stilista, come volesse limitarsi a godere di una sua creazione, per il resto lei si dedicò a sé stessa e tenne nei miei confronti un normale comportamento da zia amorevole.
Prima di uscire per andare a cena mi chiese di togliermi l’intimo scelto e di indossare un paio di mutandine che tirò fuori da chi sà dove… ubbidii ma sul momento le indossai alla rovescia; avevano qualcosa di strano: una specie di bottoncino al loro interno…
“Ahhhh che sciocca che sei, hai messo il davanti dietro” disse ridendo… “il triangolo trasparente davanti, quel rinforzo sotto e il filo fra le chiappette” proseguì
“Maaaa, cos’è quel cuscinetto zia? Dove deve essere messo?” Chiesi imbarazzata.
“Se tu avessi la topina ti direi fra culo e topa, nel tuo caso fra la base del tuo pisello e il culo!”
Rimasi a guardarla ancora interrogativa…
“Ti dà fastidio? No! Se c’è serve a qualcosa, non credi? Forse a starci più comode…”
Indossai quelle strane mutandine, che,per altro, erano perfettamente in tinta con l’abito, e aggiunsi quasi provocatoriamente “Vuoi verificare se le ho messe bene?”
Voltandomi le spalle e aprendo la porta di casa per uscire rispose sottovoce quasi stesse parlando fra sé
“Quello lo farò quando mi andrà di farlo…”
Per iniziare la serata la zia aveva scelto uno splendido ristorante, con terrazza sul mare a pochi chilometri fuori città.
Ci presentammo eleganti: io in giacca chiara, lunga tanto da far pensare, da dietro, che fossi priva della microgonna in tinta che indossavo e una camicetta bronzea semitrasparente che per volere della “zia” portavo con i primi 4 bottoni slacciati mostrando il solco dei miei piccoli seni messo in evidenza da una deliziosa collana di piccole perle che lei mi aveva appena prestato per l’occasione; un paio di scarpe con un tacco medio, non avrei ancora saputo camminare su un tacco maggiore, e una borsetta in tinta col vestito completavano l’opera.
La zia in un delizioso tailleur scuro corto che l’avvolgeva delicatamente mettendo in mostra la sua figura superba slanciata ancor più da quelle adorabili tacco 12.
Ero al settimo cielo! La prima volta Donna! dentro e fuori! In pubblico!! Un po’ in imbarazzo ma io mi sentivo una diva, un mito, DIVINA.
Un caldo tramonto, il rumore del mare fra gli scogli e Pamela che mi guardava compiaciuta e sorridente vedendo la gioia nei miei occhi… Mi sembrava di vivere in un sogno.
“Togliti la giacca…” mi disse mentre ci sedevano a tavola
“Maaaa…”
“Sei splendida tesoro… non temere, le tue tettine vanno fatte vedere” Rise mettendomi ancor più in imbarazzo… poi ripresasi aggiunse ” siamo in estate, chi vuoi che si scandalizzi se intravede qualcosa, al più apprezzerà, e poi è così eccitante… daiii, un po’ di sano esibizionismo!”
Fece cenno al cameriere che subito venne ad aiutarmi a togliermi la giacca e a ritirare anche quella della “zia”.
Fu una cena speciale, quella, a base di ostriche e aragoste e un ottimo vino bianco.
“Mai lo champagne con le ostriche” sentenziò la zia…
Io che in vita mia, al più, avevo bevuto qualche birra vivevo una serata magica e quando lo feci presente a Pamela lei candidamente mi rispose
“Ma questa è una sera speciale, tutto deve esserlo! E poi, questa sera sei mia… e si fa solo quello che dico io! O no?”
“Certamente zia…”
“Attenta piccola mia! Sei sicura? Se ti voglio mia e se tu dici di sì ti metti nelle mie mani e alla mia volontà…” Nel dire queste parole sorrideva rassicurante ma al tempo stesso il tono era diventato serio… e le sue gambe si insinuavano fra le mie carezzandole voluttuosamente…
“Potremmo fare pazzie! Ma tu sarai disposta a farle?”
“Hai dei dubbi, zia?”
“Potresti sempre dire di no prima ma…per ogni tuo sì non avrai margine per tornare indietro… Che ne dici?”
“Questa sera sono nelle tue mani…, tua!” Risposi convinta
“Solo questa sera?” sorrideva conscia del potere che stava avendo su di me.
Questa volta attesi a rispondere…
Quando stavo per farlo la sua risata mi fermò
“E pazzie siano!!!” Disse ridendo lei…
Alla fine della cena pose sul tavolo un minuscolo telecomando e lo attivò facendomi vibrare tutto là sotto!
Quel cuscinetto di cui avevo perso memoria, produsse una vibrazione che coinvolse l’ano, la base del mio arnese, il glande e i testicoli dove era immerso…
Sobbalzai!!!
“No, no! Resta seduta!… Una Signorina deve sempre cercare di restare composta! fra poco ne vedrai l’effetto è sarà piacevole specialmente quando ci alzeremo per uscire… Qualsiasi cosa ti accada resta tranquilla e naturale…”
“Ma zia!”
“Zitta! Ora sei mia!”
Restammo alcuni minuti in attesa del conto. Minuti in cui il mio culetto entrò in fibrillazione, una serie infinita di contrazioni e rilassamenti che si rifletteva anche al suo interno. Minuti in cui la mia prostata veniva stimolata e invogliata ad espellere il suo liquido che in ogni modo cercavo di impedire; una lotta che mi produceva uno strano intenso piacere. Minuti in cui il mio cazzo cresceva stimolato da quel continuo massaggio frenetico ma che nel medesimo tempo, costretto in quella posizione innaturale dal contenimento, mi produceva fastidio e dolore… mentre i testicoli li sentivo salire e rientrare come non mai… Minuti in cui lei si godeva lo spettacolo e per aumentarne l’effetto teneva fermamente le sue gambe fra le mie perché non le chiudessi.
Mordendomi le labbra sussurrai…
“Non resisto…”
Sorrise compiaciuta alzandosi: “Dai… facciamoci portare le giacche e andiamo a ballare da qualche parte…”
Improvvisamente…
“Possiamo offrire un ammazza caffè a queste due bellissime donne?”
“Ohhhh Dottor Carlo… buonasera” rispose raggiante Pamela rimettendosi seduta
“Possiamo permetterci di sederci con voi? Sarebbe un onore, siete lo splendore del locale…”
“Certo che si, Dottore le presento MIO nipote Giulia…” fece una impercettibile pausa “stiamo festeggiando”
“Ohhh felice di conoscerla signorina Giulia… se disturbiamo vi lasciamo tranquille… comunque a mia volta vi presento l’ingegner Roberto mio carissimo amico”
Seguirono le consuete formalità mentre il mio corpo continuava la guerra tra razionalità e fisicità
“Cosa festeggiate? Se non sono indiscreto…” chiese l’ingegnere intromettendosi nel colloquio.
“Una splendida rinascita” disse zia Pamela guardandomi negli occhi sorridendo.
“Restate pure, la vostra compagnia è sempre gradita” Aggiunse cortese
Erano due uomini ben vestiti sui 45/50 anni di bell’aspetto, curato e dai modi molto gentili sicuramente ben conosciuti dalla zia e questo mi rassicurava.
Accorgendosi di aver lasciato attivo il telecomando e sopratutto di averlo lasciato in bella vista sul tavolo lei fece il gesto di recuperarlo ma la mano del dottore la fermò con cortese decisione dicendo:
“state festeggiando… continuate pure, se lo desiderate ci uniamo a voi…”
Pochi istanti dopo non resistetti oltre ed eiaculai nelle mutandine. Dalla mia espressione e dal mio respiro improvvisamente affannato se ne accorsero e il dottore che ora sedeva alla mia destra mi bisbigliò all’orecchio mentre la zia ci guardava divertita…
“Ma che brava porcellina che è questa nipotina…”
“Scusateci…” intervenne Pamela “Noi donne andiamo un attimo in bagno, intanto voi ordinate, quello che sceglierete per noi andrà sicuramente bene”…
Mentre camminavo verso il bagno mi sentivo scendere lo sperma lungo le cosce… il piccolo vibratore continuava a farmi pulsare il culo, facendomi impazzire, e allo stesso tempo mi svuotata fino a l’ultima goccia del mio seme…
Ero imbarazzatissima, sicuramente avevo il viso in fiamme e mi vergognano camminando dietro la zia come un automa seguita dallo sguardo divertito di quei due signori e non solo.
In bagno, finalmente, lei spense quel vibro infernale, mi tolse le mutandine impastate dal mio seme; ne fece una pallina che mi spinse in bocca
“Così taci e mi ascolti! Così se non lo conosci ora impari anche a conoscere il tuo sapore” mi disse in tono deciso.
Mi spinse contro il lavabo rivolta verso lo specchio, e posizionatasi accanto a me, raccolto lo sperma dalle mie cosce iniziò a spalmarmelo sul culetto e usandolo come lubrificante prese a spingere, aprirmi, penetrarmi iniziando a dire
“Quei due signori vogliono scopare, sappilo, e vogliono scopare te! Sanno benissimo che io amo guardare… e dopo lo spettacolo che tu hai dato loro io sono convinta che siano infoiati da matti! Ora dipende da te… vogliamo tornare da loro?”
La mia immagine stravolta nello specchio, accanto al suo viso bellissimo nella sua elegante raffinatezza, la mia bocca riempita da quelle mutande sudicie, intrise dal mio sperma, quelle parole e quel trattamento tanto “pesante” quanto dolce mi stavano eccitando invece che umiliarmi portandomi a desiderare che continuasse all’infinito ma lei, come se leggesse i miei pensieri, si interruppe… e facendomi voltare dopo avermi osservata seria mi tolse le mutandine dalla bocca perché le rispondessi.
“Ora cosa mi metto? ” domandai…
Rise… poi portò le sue dita, ancora intrise dei miei umori, davanti alle mie labbra che si aprirono, accolsero e succhiarono.
“Brava la mia troietta!! Andiamo, lavati, finisci di sistemarti e raggiungici a tavola!”…
Dopo poco ero a tavola con loro, dove ci fermammo a lungo a chiacchierare mentre ci gustavamo più di un delizioso liquore della casa…
La mano del dottore ben presto si posò sulle mie cosce, che aprendole con dolce fermezza e carezzandole con malcelato desiderio arrivava al mio ventre nudo. Il mio pene non sembrava disturbarlo, lo carezzava con naturalezza prima di scendere sotto i testicoli; io mi lasciavo scivolare sulla sedia favorendo le sue manovre ottenendo un sorriso come ringraziamento.
“Adorabile porcellina…” disse rivolto verso mia zia
L’ingegnere invece si premunì di afferrare la mia mano portandosela sulla patta facendomi sentire un sesso in piena erezione che desiderava essere quantomeno accarezzato. Perché deluderlo?
Si chinò verso di me e nemmeno tanto sottovoce “Impari presto… piccola Troia!”
Pamela, sorniona, teneva alta la conversazione inviandomi sguardi di sorpresa e compiaciuta approvazione dimostrando che sapeva perfettamente cosa stesse avvenendo al nostro tavolo pur facendo finta di non sentire.
Il Dottore si avvicinò ancor di più con la sedia e con fare disinvolto portò le dita sempre più verso il mio culetto reso particolarmente sensibile dai trattamenti ricevuti; alla mia palese reazione tornò a sorridere soddisfatto di quanto stava ottenendo.
“Ti piace così tanto? Potrei accontentarti con ben altro…” disse senza specificare se si riferisse al liquore che mi versava o…
A fatica seguivo la conversazione, quelle dita così esperte insieme, forse, a quei bicchierini di liquore avevano il potere di annebbiare piacevolmente la mia mente invitandomi ad abbandonarmi a quelle sensazioni così intime.
L’ingegnere, sotto la tovaglia, nel frattempo aveva aperto la patta ed ora stavo stringendo un caldo cazzo pulsante; lo stavo lentanente masturbando tenendo il pollice sul suo glande facendolo scivolare lungo la sua corona fino al filetto prima di picchiettarlo…
“Sei esperta, piccola , ma stanne certa, lui ti insegnerà tante cose nuove..” disse a voce normale per poi aggiungere sottovoce ma udibile da tutti noi “..quando ti sfonderà il culo, Troia!”
Tutto, le parole dolci o pesanti, gli sguardi delle persone, i toccamenti, quel cazzo fra le mani e il gesto della zia che abbassava le mani sotto la tovaglia per poi portarsi le dita alla bocca succhiandole lasciva sorridendomi compiaciuta di me, tutto mi eccitava!
Il dottore stringeva ora i miei testicoli fino a farmi perdere il fiato per poi lasciarli per spingere in basso le sue dita ed aprirmi facendole roteare al mio interno mandandomi letteralmente fuori di testa. Gli piaceva vedermi gemere sottovoce… ed io non facevo niente per trattenermi sapendo di dare uno spettacolo osceno a chiunque rivolgesse lo sguardo su di me; un piacere che lui condivideva con la zia che “amorevolmente” mi soffiava baci in punta di dita
Tutto questo avveniva in una terrazza panoramica piena di avventori dove mentre loro tre parlavano allegramente come se non stesse accadendo nulla io invece non riuscivo a trattenere le mie emozioni completamente sommersa e sconvolta da una tempesta ormonale.
Guardandomi attorno vedevo le persone sorridere maliziosi vedendo il mio stato sempre più eccitato…
La cosa, invece di farmi vergognare aumentava la mia libidine, sì, adoravo essere osservata e non facevo nulla per nasconderlo.
Si stava facendo tardi per cui cambiò il programma della sera e fu deciso di finire la serata li… magari facendo una passeggiata sulla spiaggia sottostante.
Quando Pamela si rese conto che davvero stavo per non resistere piu a quelle attenzioni e che dunque era giunto il momento giusto per far iniziare lo spettacolo a cui agognava ci convinse ad uscire dal ristorante; ci alzammo, ci ricomponemmo, il cameriere aiutò me a la zia a indossare le nostre giacche e dopo una lauta mancia ci accompagnò alla porta con mille attenzioni senza dimenticare di sistemarmi la giacca distendendola accuratamente sul mio fondo schiena… mi voltai sorridendogli maliziosa…
“A presto…”
Prima di scendere in spiaggia io e la zia passammo dall’auto per lasciarvi giacche e borsette e le scarpe, non certo adatte per una passeggiata lungo la battigia.
L’ingegnere colse l’occasione per avvicinarsi, rompere gli indugi e incurante che la macchina fosse parcheggiata nel parcheggio in una zona sufficientemente illuminata da essere visibile a distanza, abbracciarmi da dietro; afferrandomi con forza i seni, aprendomi, così, del tutto la camicetta, spinse il suo ventre contro di me facendomi sentire la sua virilità lungo il solco dei glutei e tenendomi cosi stretta a sé mi spinse sul cofano della macchina, facendomi sdraiare bocconi schiacciando i miei seni sul metallo gelido; le sue braccia sulla schiena a tenermi ferma e il suo cazzo che si appoggiò per un attimo sul mio culo per poi affondare, procurandomi un dolore atroce, con spinte tremende, senza tanti complimenti, dentro di me; forse l’esperienza della sera prima (uno strap-on) o il vibro della zia avranno infiammato in modo particolare la parte ma mi sentii letteralmente lacerare, strappare le viscere, sfondare e riempire in modo indescrivibile; Lui penetrò rabbioso dentro il mio intestino strappandomi urla e lamenti che lui condiva con:
“Brava Troia! Godi! Godi del mio cazzone! Guardate come gode la puttanella! Si Signora, la sua nipotina è davvero una splendida Porca! Ti sfondo il culo cagna! Ti apro… ” e tante altre amenità che nonosrante tutto aumentavano la mia libidine.
Con le mani restavo aggrappata al cofano…piangendo e timorosa che realmente mi stesse sfondando l’intestino ma lentamente mi abituavo a quella furia e voltandomi vidi Pamela che seduta sul cofano della macchina vicina aveva sollevato la gonna e si stava toccando visibilmente eccitata…
E dall’altra parte il dottore che si masturbava lentamente in attesa del suo turno…
Più i minuti passavano e più quella penetrazione mi procurava piacere e la consapevolezza di ciò che avveniva intorno a me sapendo di poter essere vista da chiunque solo si fosse affacciato dalla terrazza del ristorante mi rendeva una vera cagna in calore…”Brava tesoro… fai godere la zia” sentii dire, più volte, in modo affannato e concitato da Pamela in risposta ai miei urli, ai miei gemiti, ed alle mie incitazioni a spingere, a possedermi, a scoparmi con ancor più forza.
Tutto questo sapevo che non poteva passare inascoltato…
Ora godevo di quel cazzo! Tutto il mio corpo partecipava a quella danza feroce e quando mi riempì del suo seme, il calore che invase le mie viscere a seguito di quegli schizzi mi sconvolse portandomi a quello che poi seppi essere il primo orgasmo anale della mia nuova vita.
Rimase dentro di me ancora per un po’ muovendosi sempre più lentamente accompagnato dalle mie contrazioni che continuarono a massaggiarlo … poi di colpo uscì!
Mi prese per un braccio per farmi voltare, mi fece alzare e poi inginocchiare
“Puliscimi Troia!”
Sentii Pamela venirmi vicino mentre io leccavo, succhiavo, avvolgevo con la lingua quel glande così generoso quanto prepotente.
Mentre mi adoperavo a prendermi cura di quel signore lei prese a massaggiarmi i seni, a stuzzicare i capezzoli con sapienza mentre mi bisbigliava..
“Sei stata fantastica… hai eccitato tutti… hai fatto impazzire la tua zietta.. brava! Continua così, amore!”
TUTTI???
L’ingegnere si allontanò e il Dottore pretese la sua parte mentre Pamela dopo avermi baciata con passione tornò nella sua postazione.
Il dottore mi sollevò facendomi sedere delicatamente sul cofano… mi fece sdraiare sulla schiena, poi dopo avermi tirata a sé portò le mie gambe sulle sue spalle e mi prese spingendo con dolcezza; lo sentii entrare, scivolare dentro di me lentamente fino a sentire i suoi testicoli sbattere sui miei glutei, la sua danza nel mio intestino fu lenta ma continua, un su e giù che avvertivo distintamente nella mia testa… il mio ventre lo accettava, lo voleva, lo pretendeva!!
Ben presto stavo di nuovo mugolando perdendo il senso del limite…mentre al contrario le parole del dottore erano calme, serene, infondevano calore…
La sua capacità di durare creava in me una tensione che mi faceva impazzire: iniziai a scuotere la testa, battevo i pugni sul cofano, stringevo le mie gambe intorno alla testa del mio partner, non capivo più dove fossi, volevo ancora e ancora e ancora quel piacere interno che mi procurava questo meraviglioso massaggio intestinale. Credevo di svenire, vedevo solo il viso felice di Pamela, vedevo le sue mani che si agitavano sulla sua intimità ed il viso del dottore che si sforzava in spinte sempre più profonde e finalmente più concitate!
Ed infine, di nuovo, quelle ondate di caldo sperma, che io avvertii distintamente riempirmi, resero ancor più dolce quelle ultime spinte e la sua lenta uscita…
Sentii la zia abbandonarsi ad un orgasmo solitario rendendomi felice.
Esausta scivolai giù dal cofano finendo seduta a terra;
Il Dottore ringraziò con la sua solita educazione e si allontanò perdendosi nel buio. L’ingegnere non so che fine avesse fatto…
Pamela a quel punto venne a sedersi in terra accanto a me, voltò il mio viso verso di lei e delicatamente mi baciò… alzai gli occhi verso quella terrazza e vedendo qualcuno che si allontanava dissi…
“Tu e loro mi avete eccitata da matti, i vostri occhi e le tue parole mi hanno scopato più ancora di loro…”
“Eheheh, un po’ di sano esibizionismo” ci mettemmo a ridere come due vecchie amiche abbracciandoci.
“Adorabile porcellina… dai forza che torniamo a casa”
“Scusate…” una voce si stava avvicinando ” Visto che siete rimaste sole… se volete compagnia…”
Io e la zia ci guardammo interrogative poi…
“Ma per chi ci hai preso? brutto scemo!”
piccola corsa intorno alla macchina, salimmo al volo e scoppiando a ridere come due sceme scappammo via…
Durante il viaggio di ritorno rimanemmo in silenzio… ogni tanto qualche risatina sommessa ricordando la “fuga” ma mentre io cercavo di riprendermi e cercavo di non sporcare il sedile tamponandomi in continuazione tutto quel seme che mi avevano dato… lei restava attenta alla guida pur visibilmente sempre eccitata, un’ eccitazione che non la abbandonava…
Stringeva le gambe, si mordeva le labbra, stringeva con forza il volante per poi tornare a sfiorarsi guardandomi di sfuggita per poi tornare subito a concentrarsi alla guida.
“Mia…” bisbigliò attirando la mia attenzione ” se tu fossi mia…”
“Dimmi… “
“NO! niente… scusa!” e tornò il silenzio.
Appena arrivate a casa finimmo insieme sotto la doccia, ci insaponammo a vicenda senza pudore e giocammo con il getto d’acqua sciacquandoci vicendevolmente stuzzicandoci un po’ ma sempre in allegria. Capivo che lei non era ancora completamente sazia… che avrebbe voluto qualcosa di più… quei seni, sodi, splendidi nella loro importanza avevano due capezzoli così erti che dimostravano la sua eccitazione non ancora sopita.
“Tua…” dissi guardandola negli occhi improvvisamente seria… “voglio essere tua! Non ti frenare… almeno per questa sera! chiedimi e otterrai…” dissi quasi vergognandomi delle mie stesse parole. Sotto il getto della doccia mi chinai a baciare quei seni, a succhiare quei capezzoli, a schiaffeggiarli con la punta della lingua tenendoli fra i denti ; lei si abbandonò alla parete bagnata della doccia limitandosi a posarmi una mano sulla testa indicandomi il suo desiderio. Mi misi in ginocchio fra le sue gambe e disegnai con la lingua il suo sesso, ne aprii le labbra che succhiai ad una ad una, sentivo il suo corpo sussultare, mi trovai fra le labbra la sua clitoride gonfia ed eccitata e la succhiai avida, la carezzai, la strofinai, la presi fra i denti succhiando più forte fino a far urlare di piacere Pamela per poi andare a scavare con tutta la lingua dentro la sua vagina riempiendo mi la bocca del suo sapore… Sentivo che il suo corpo si stava per sciogliere in mille contrazioni ma lei, prima di donarmi il suo piacere,improvvisamente si scostò e prendendomi per i capelli mi fece alzare.
“Non lo ripetere… non sai cosa potrebbe voler dire essere mia! Questa sera sarebbe solo l’antipasto!”
Iniziò a baciarmi ovunque, occhi, bocca, collo, seni, capezzoli che succhiò a lungo tornando ad eccitarmi per poi inginocchiarsi a prendere in bocca il mio fallo facendomi un meraviglioso pompino: mi fece sentire la lingua trattare divinamente il mio… ops! Come diceva lei la mia Clito! La carezzò con i denti, la strinse fra le labbra e se la spinse in gola fino a soffocare per poi farla scivolare fuori immersa in un lago di bava, il tempo di respirare e già veniva risucchiata in un vortice dove la lingua carezzava, le guance la trattenevano e la gola si apriva ad accoglierla facendomi sentire le sue stesse contrazioni orali portandomi ad un’erezione mai avuta prima.
A quel punto mi spinse fuori dalla doccia e ancora tutta bagnata mi fece sdraiare con la schiena sul pavimento del bagno, lei si mise sopra di me, con una mano afferrò con forza il mio cazzo puntandoselo fra le cosce e dopo essersi masturbava con il glande ormai arroventato vi si sedette sopra penetrandosi violentemente in quel sesso cosi caldo, morbido, accogliente.
Lei decise il ritmo, Lei usò il mio pene come un vibratore. Lei si impalò con una cadenza così sinuosa e libidinosa che sconvolse ancor più la mia mente. Mi cavalcò come una fantastica amazzone…prima appoggiando le sue mani sulle mie spalle poi buttandosi a l’indietro appoggiandosi alle mie caviglie e sempre presa in un frenetico su e giù per me travolgente.
Dopo tutto quello che avevo vissuto quella sera la mia eccitazione era talmente estrema che non riuscivo neppure ad esplodere…
dopo alcuni lunghi minuti dove ad entrambe il piacere si mescolava all’eccitazione, più saliva l’una più cresceva l’altro, e dove lei gemendo come una gattina affamata si avvicinava sempre più a l’orgasmo che io desideravo, volevo, agognavo mi donasse
Pamela si sfilò dal mio sesso…
Fu allora che si portò, stando eretta sulle ginocchia, a l’altezza del mio viso… voltandosi verso i miei piedi
“Guarda e impara, Cagna! Tu non riusciresti ancora a procurarmelo… “
Le sue dita presero il posto del mio cazzo… si mossero sicure…
“Devi piegare le dita in avanti, in fondo… spingere con forza come ho fatto fino ad ora con la tua favolosa enorme “clitoride” “
Diceva penetrandosi con sempre maggior energia… la sua voce si faceva sempre più flebile e interrotta da un susseguirsi di singulti.
Con l’altra mano afferrò il mio cazzo e iniziò a masturbarlo furiosamente, disorditanente quasi volesse strappato via…
“Poi spingi… spingi… spingi in profon…”
Mi squirtò sul viso e in bocca una quantità di liquido per me impensabile che nemmeno avrei potuto immaginare… Il suo urlo liberatorio… la mia sborrata che mi riempì il petto… e quel sapore che mi riempiva la bocca…
Qualche istante in cui entrambe dovevamo riprendere coscienza…
Lei si alzò osservandomi ricoperta dei nostri liquidi… In piedi sopra di me, il mio corpo fra le sue gambe… si abbassò accucciandosi posizionandosi a l’altezza del mio seno… Prese il mio viso fra le sue mani e stringendomi le guance mi fece aprire la bocca…
Un getto di liquido caldo, salato, riempì la mia bocca… lavò il mio viso e corse fra i miei seni fino a scendere i fra le gambe…
Bevvi inebriata… mentre lei continuava a svuotare la sua vescica su di me e dopo esausta e sazia si sdraiò al mio fianco continuando a spargere il suo liquido sul mio seno in una piacevole carezza.
Restammo dei minuti così distese poi…
“Ma per chi ci ha preso quello scemo?”

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