Lucy – Un nuovo inizio – The End (2)

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Lucy – Un nuovo inizio – The End (2)

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Sotto la doccia, che lavava via le lunghe colate giallognole che si erano formate sulle mie gambe, provai ad infilare le dita nel mio buchino, permettendo così allo sperma che mi era rimasto dentro di fuoriuscire. Sentivo che due dita, tra la recente dilatazione e la schiuma della doccia, mi entravano agevolmente nel culo, procurandomi un sottile piacere.
Mi asciugai, indossai delle nuove calze, un perizoma e un baby doll, che poi coprii alla bell’e meglio con degli abiti maschili. Uscii per strada, in quel caldo primo pomeriggio, con una meta ben chiara in mente.
Nello zainetto mi ero portata più di un cambio, per ogni evenienza.
Con l’estate la casa era pressochè deserta, per cui riuscii a cambiarmi in relativa tranquillità in quel corridoio delle soffitte, dove il caldo soffocante mi faceva mancare il respiro… o era l’eccitazione?
Bussai alla porta, e solo in quel momento mi resi conto dell’imprudenza che avevo commesso.
Se i lavori fossero finiti, e ora ci fossero già i padroni di casa? Tra una frazione di secondo avrebbero aperto la porta ad una femmina cazzuta vestita, o per meglio dire svestita, come una puttana d’alto bordo.
Stavo per fuggire, quando la porta si aprì e mi sentii molto sollevata vedendo Claudio che, vedendomi, sorrideva salutandomi, comprendendo all’istante il motivo della mia visita.
Entrai nell’alloggio dondolando sui tacchi, mentre l’uomo non perdeva l’occasione di palparmi il culo, e mi sorpresi a pensare con una punta di delusione che, al momento, il mio bel muratore sembrava essere solo. Chissà dov’era il suo amico maghrebino.
E chissà che razza di zoccola stavo diventando, pensai.
Mi abbracciò e mi strinse a sé, tenendomi per le natiche, e mi baciò infilandomi la lingua in bocca.
Sentivo la sua erezione che, attraverso i pantaloni da lavoro, iniziava a manifestarsi contro il mio ventre, e, eccitatissima, mi sciolsi dall’abbraccio per inginocchiarmi davanti a lui e liberare dalla stoffa quel membro tanto desiderato.
Abbassati gli slip, quella carne dura e maschia mi apparve lì, dondolante davanti a me, e subito mi gettai a baciarla, a strusciarmela sul viso, a prenderla in bocca quanto più profondamente possibile.
“Che bocca che hai, Lucy… che troia che sei…” mormorava mentre mi teneva il capo con le mani come per impedirmi di sfuggire a quel pompino. E chi voleva scappare? Al contrario succhiavo quel bastone come se fosse stata la mia unica ragione di vita, e forse lo era. Uno scettro dotato di vita propria che a sua volta dava vita a me, a quella strana femmina ninfomane.
Sentivo il mio stesso liquido prespermatico colare dal mio uccello ma senza che io stessi arrivando all’orgasmo; era più uno stato di preorgasmo permanente, una nuvoletta rosa su cui galleggiavo mentre mi soffocavo da sola con quel membro ficcato in gola.
Membro che ad un certo punto mi fu sfilato dalla bocca, che per un attimo rimase aperta e vuota come quella di una bambola gonfiabile; Claudio mi fece alzare e mi condusse verso il bagno, dove mi fece inginocchiare contro la vasca ad idromassaggio installata da poco.
“Inculami…” mormorai, mentre con le mani mi tenevo le natiche bene aperte.
“Tranquilla che te lo sfondo” fu la sua risposta, e in pochi secondi passò dalle parole ai fatti: Quel bastone di carne mi affondò nell’ano allargando, dilatando, sformando le mie fibre muscolari, facendomi urlare per il dolore.
Incurante dei miei lamenti, prese a pomparmi nel culo senza particolari attenzioni, spingendo tutti i suoi centimetri di carne in quel budello e estraendoli sempre più velocemente.
E io godevo… godevo di quel dolore, di quella situazione, di quella sensazione di riempimento, sempre più in uno stato di trance orgasmica, tanto che capii appena quando i suoi colpi si fecero più intensi e, con un grugnito, mi liberò il suo piacere nel retto.
Lo sentii sfilarsi dal culo, lasciandolo aperto e dilatato, e venne a sincerarsi del mio stato.
“Come va?” mi chiese , e io risposi “Bene… benissimo… mi hai portata al settimo cielo…”
Inaspettatamente lo sentii chiedere: “Sotto nel furgone c’è Mohamed… vuoi che vada a chiamarlo?”
“No, sei matto?” avrei voluto rispondergli. Ma al contrario sentii la mia voce che gli diceva solo: “Sì… ti prego…”
Lo sentii uscire, lasciandomi da sola, col capo reclinato in avanti nella vasca da bagno. Nella mente un turbine di pensieri… Poco prima avevo scopato con due uomini, ora mi ero fatta sodomizzare da quest’altro e non contenta gli avevo detto di chiamare il suo collega… che cosa ero? Che cosa stavo diventando?
I pensieri furono interrotti dalle voci dei muratori; sentii infatti Claudio dire: “Eccola, ragazzi, è tutta vostra”.
“Vostra?” ripetei con gli occhi sbarrati, sollevando la testa e girandomi di scatto verso la porta.

 


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