Lucy – Un nuovo inizio – Nuovi incontri

Lucy – Un nuovo inizio – Nuovi incontri

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“Allora se ti è piaciuto sai dove trovarci” disse uno degli amici di Gianni, mentre si risistemava i pantaloni.
Mi voltai, mentre riprendevo fiato: “Veramente dovrei dirlo io a voi. O devo pensare che qui scopate tipe diverse un giorno sì e l’altro no?” dissi, pungendoli sul vivo.
Poi, una volta segnato il punto, feci la mia offerta.
“Se a voi è piaciuto, e ammetto che anche a me è piaciuto, la cosa può ripetersi. Ma voglio che siano chiare un paio di cose.”
“Spara” disse Gianni, che aveva ricuperato il suo ruolo di leader del gruppo.
“Primo: fine della storia del ricchione, delle menate e tutto. Quello che succede qui deve rimanere qui, anche perché alla fine quelli che si scopano una donna col cazzo siete voi, e non ci fareste una figura migliore della mia.”
I tre tacevano, ma risposero positivamente con un cenno del capo.
“Secondo: lo stesso, anzi, anche di più, vale per Lele. Una parola, uno scherzo o una presa in giro e tutto questo ve lo sognate” aggiunsi, dandomi da sola una pacca sul culo come a ricordare la mercanzia che si stava contrattando.
“Ma cosa c’entra…” stava dicendo uno dei due amici, ma fu interrotto da Gianni che disse laconicamente “Sta bene”.
Vidi i due amici di Gianni sogghignare tra loro; il motivo per cui richiedessi l’immunità per Lele era chiaro e palese, anche se qualcosa non doveva esser loro così chiaro relativamente ai ruoli di uno e dell’altra.
Le settimane successive passarono tranquille… anzi, tranquille proprio per nulla! La storia con Lele proseguiva in perfetta armonia, e se anche aveva sicuramente notato qualche cambiamento nel comportamento dei bulli nei suoi confronti non vi aveva dato molto peso, benedicendo la cosa come un fisiologico essersi stufati di un gioco che non li diverte più. Saltuariamente mi recavo poi nel box di Gianni, dove mi aspettava talvolta lui da solo ma, più spesso, tutto il trio di ragazzacci che dovevo soddisfare con mio e loro godimento. Con il tempo anche il rapporto fra di noi era cambiato, e avevo portato alla luce un mondo di isolamento, di insicurezze che i tre, come spesso avviene, avevano affrontato nella maniera peggiore. Quella di diventare soggetti più cattivi di quel mondo cattivo con loro.
E io… io avevo definitivamente accettato la personalità di Lucy che conviveva nel mio corpo insieme a quella di Luca. Se come Luca apprezzavo la bellezza femminile e ci avrei provato con ogni compagna di classe, come Lucy diventavo femmina al 100 per cento. Ok, al 99 per cento, perché tra le gambe pur femminili portavo un membro virile di tutto rispetto.
Quel giorno ero a casa di Lele, il quale, approfittando di un’assenza dei suoi per un paio di giorni, mi aveva invitato da lui per un pomeriggio di sesso. Era bellissimo poterlo fare come una vera coppia, nel letto dei suoi genitori, e lui aveva appena finito di sfondarmi il culo per un’ora buona, facendomi bere per due volte il suo caldo nettare.
Mentre lui era in bagno a farsi una doccia, io, ormai completamente calata nei panni della mogliettina premurosa, avevo rassettato il letto alla meno peggio, ed ero uscita sul balcone a godermi il caldo sole della prima estate, incurante del fatto che avessi addosso la lingerie e la parrucca che mi trasformavano in Lucy, “tanto (pensavo) siamo ad un piano alto, e nessuno mi può vedere”.
Quanto mi sbagliavo! Dopo un po’, infatti, noto che da una finestra aperta dello stabile di fronte, seminascosto nell’ombra, un tizio mi sta osservando. Verosimilmente è un operaio, dal momento che alle sue spalle intravedo quella che sembra una stanza in ristrutturazione.
Il primo impulso è quello di fuggire all’interno, e la mia mente è occupata da un turbine di pensieri: “che vergogna… mi ha vista così… e se adesso qualcuno venisse a sapere che Lele ospita in casa un travestito? Magari i suoi genitori! Oddio…”
Ma poi, mentre già sto rientrando, in un barlume di lucidità mi dico che quello non è un vicino di Lele, ma una persona per così dire di passaggio… tra qualche giorno finirà i lavori e non sarà più qui. Perciò mi fermo, e approfittando del fatto che, rientrando gli stavo volgendo le spalle, mi appoggio allo stipite della portafinestra inarcando bene il culo nudo verso di lui. “Chissà se si è accorto che non sono una vera donna?” pensavo tra me e me, ma in realtà al tipo pareva non importarne granchè: voltando il viso, infatti, lo vedevo intento a godersi lo spettacolo accarezzandosi il pacco.
Un rumore dall’interno mi riportò alla realtà: Lele era ritornato in camera e perciò mi sbrigai a rientrare, tagliando sul nascere ogni possibile ramanzina per essere uscita in tenuta trav sul balcone con un bacio profondo e appassionato.
Il giorno dopo, il secondo e purtroppo ultimo giorno di casa libera, Lele mi aveva appena eiaculato nel culo… sentivo il suo sesso perdere l’erezione e scivolare fuori da me e, poi, il suo sperma colare fuori dal mio buco allentato. Si alzò per farsi una doccia e, mentre ero lì a rilassarmi tra le lenzuola, mi venne in mente il tizio del giorno prima. Andai alla finestra e lo vidi, intento a qualche lavoro nella stanza da cui mi aveva spiato.
Uscii sul balcone, e come per magia, lui nello stesso momento si voltò verso di me.
Questa volta mi misi proprio in piena vista. Volevo essere certa che capisse che quella che stava spiando non era una vera donna, volevo togliergli e togliermi ogni dubbio. Il semplice fatto che lui rimanesse ugualmente lì a rifarsi gli occhi con lo spettacolino che gli offrivo mi riempì di gioia accarezzando la mia autostima e la mia vanità femminile.
Al contrario, si slacciò i pantaloni e prese a smanettare un uccello già duro e rigido. Eccitata, mi voltai offrendogli la vista delle mie natiche che separai con le mani come un messaggio tacito…
Non potevo però trattenermi molto; Lele sarebbe tornato di lì a poco. Quando mi voltai di nuovo, vidi che mi faceva segno di raggiungerlo e mi venne un tuffo al cuore.
La mia parte razionale vide la mia parte istintiva ed ormonale che, a gesti, cercò di spiegargli “a domani, stessa ora”.
Forse avrà immaginato, con un po’ di delusione, che gli dessi appuntamento per un nuovo spettacolino che comunque non ci sarebbe stato, visto il ritorno dei genitori di Lele. Sicuramente non si aspettava quello che Lucy, in un attacco di follia lussuriosa, aveva in mente.
Stavo salendo le scale con il cuore in gola. Lucy era eccitatissima al pensiero di una nuova avventura proibita, ma qualcosa di Luca cercava inutilmente di farla ragionare e di non farle fare una pazzia.
Arrivato al piano delle soffitte, aprii piano la porta e lì, nella penombra, completai la mia trasformazione in Lucy; sotto i vestiti avevo già indossato l’intimo femminile, mi truccai con uno specchietto e indossai parrucca, scarpe e un paio di occhiali neri. Sopra a tutto, uno spolverino maschile nascondeva il mio outfit da perfetta sgualdrina.
Bussai alla porta, e dopo un attimo mi aprì lui, il simpatico spione, che rimase lì a bocca aperta nel vedermi.
“Ho pensato che fosse meglio venire da questa parte della strada” gli dissi mentre entravo nell’alloggio, ma il mio copione da attrice porno di quarta categoria andò a pallino appena fui dentro: nella stanza, alle spalle del muratore, c’era infatti un suo collega, un omone dai tratti arabi o comunque nordafricani.
Pensavo di essermi cacciata in un bel guaio e volevo uscire da lì, ma ormai la porta dell’alloggio era già chiusa dietro di me.
I due in un attimo mi furono già addosso, evidentemente quello che mi aveva vista al balcone aveva parlato di me al collega preannunciandogli un nuovo spettacolo per oggi; di certo non si aspettavano questo regalo di Natale fuori stagione, ma ora erano più che mai intenzionati ad approfittarne.
Lo spolverino volò subito via, rivelando ciò che portavo sotto di esso e che apparentemente era apprezzato dai due, che con le mani percorrevano ogni centimetro del mio corpo accarezzando, palpando, strizzando, infilandomi le loro dita in bocca per farsele leccare come piccoli cazzi per poi, dopo avermi strappato con un colpo violento il perizoma, cercare il mio buchetto proibito ed entrarvi senza alcuna difficoltà.
“Sei giovane ma questo buchetto è già bello aperto” disse uno dei due “Ora te lo apriamo ancora un po’ di più” continuò l’altro strappandomi un brivido all’idea che presto sarei stata scopata senza alcun ritegno da quei due uomini.
“Di che hai paura, Lucy? Non era questo che volevi?” dicevo a me stessa; “Sei venuta qui perché volevi farti scopare da uno sconosciuto, e hai addirittura trovato il giorno dell’offerta speciale, paghi uno e prendi due…”
Percepii un improvviso calore su una mia mano, e stringendo le dita afferrai uno stupendo cazzo già rigido come un bastone di legno. Mi voltai verso il suo proprietario, il primo dei due ragazzi, e lo baciai voluttuosamente, aspirando la sua lingua nella mia bocca.
Subito la mano libera mi fu presa e portata sul secondo cazzo, ma il solo contatto mi fece trasalire.
Mi staccai dal bacio e mi voltai a vedere ciò che stringevo tra le dita: un bastone di colore olivastro ben più lungo e grande di quello del famoso “zio” cinese; per un attimo rimasi paralizzata, spaventata dal solo pensiero che quella mostruosità, di lì a poco, sarebbe entrata in me devastandomi l’ano irrimediabilmente.
Approfittando del mio choc, i due mi spinsero dolcemente ad inginocchiarmi fra di loro: ora quei due membri virili che tenevo tra le mani mi sembravano ancora più grossi… iniziarono a strusciarmeli sul viso, a cercare le mie labbra che, da parte loro, non si fecero certo pregare. Presi a baciare quei due scettri di carne, a leccarli alternativamente, a succhiare prima uno e poi l’altro gustando il sapore amaro dei loro liquidi prespermatici. Mi sentivo troia, troia oltre ogni umano limite, e pregustavo il momento in cui sarei stata scopata da quei due sconosciuti.
Non dovetti attendere molto, in verità. Lo “spione”, che poi scoprii chiamarsi Claudio, mi tolse il suo arnese di bocca e mi fece alzare in piedi. Mi trovai appoggiata ad un termosifone dell’alloggio e, senza che me lo chiedessero, inarcai le reni verso di loro per offrire esplicitamente il mio culone glabro.
Sentii il glande di Claudio appoggiarsi al mio buchetto, che si dilatò quanto più poteva per accogliere quel bastone; sentivo dolore, ma quel dolore che ben conosce e sa amare chi apprezza il sesso anale, mentre la sua nerchia sprofondava in me fino alla radice per poi godersi gli spasmi dei miei muscoli anali.
“Mohamed, questa ha un culo di burro, devi proprio provarlo!” diceva al suo compare mentre iniziava a muoversi dentro e fuori da me, prima lentamente poi sempre più veloce.
Mohamed, dal canto suo, mi aveva posto in mano il suo uccello scuro, e sentire le dimensioni di quel totem di carne nella mia mano mi terrorizzava al pensiero che, di lì a poco, mi avrebbe sfondato il culo.
Mi spaventava… ma contemporaneamente lo desideravo.
Claudio intanto mi scopava con veemenza; i miei muscoli anali avevano raggiunto un rilassamento tale da permettergli di entrare e uscire da quel budello senza più trovare alcuna resistenza. Aggrappato alle mie natiche sbuffava insultandomi, dandomi della troia, della rottinculo, e ad ogni colpo sembrava riuscire ad entrare ancora più in profondità, fino a colpire le mie anse rettali, fino a farmi sentire il suo cazzo nello stomaco.
Io, da parte mia, farfugliavo incitamenti, chiedevo di essere sfondata, scopata di più, di più, ancora di più, fino a che sentii da parte di Claudio dei colpi ancora più forti che mi fecero davvero male e poi i fiotti del suo sperma caldo riempirmi l’ampolla rettale.
La testa mi girava, stavo godendo e nel contempo sentivo che il serpente di Claudio scivolava fuori dal mio buco dilatato lasciando che la sua sborra colasse fuori lungo le mie gambe. Mi sentii afferrare le natiche, poi capii che una cappella, di nuovo, mi veniva appoggiata al buco arrossato e dolente e…
“AAAH!” urlai di dolore allorchè il cazzo di Mohamed affondò dentro di me, approfittando della dilatazione del mio povero buco e dello sperma dell’amico che, in qualche maniera, faceva da lubrificante. Le dimensioni del suo uccello erano però ben superiori a quelle del cazzo del compare, per cui quel maglio scuro entrò dilatando, tenendo, sfondando il mio povero sfintere senza alcuna precauzione, guidato soltanto dalla voglia di possedermi fino in fondo.
Mi sentivo penetrare da un ferro rovente che faceva strazio del mio povero culo… mi faceva un male cane e le lacrime mi solcavano le guance sciogliendomi il trucco, ma dopo un po’ di quella tortura sentii la voce di Claudio che diceva qualcosa tipo “Vedi come lo vuole? Non le basta mai…” e mi accorsi che, inconsciamente, avevo smesso di rimanere passiva a subire la penetrazione ma che, al contrario, muovevo i miei fianchi avanti e indietro seguendo il ritmo degli affondi del cazzo arabo.
Mohamed mi sollevò per i fianchi, sempre tenendo il suo arnese piantato nel mio culo, e mi fece lasciare il termosifone al quale mi tenevo, per poi farmi voltare verso l’amico, che colse al volo l’occasione. Mentre l’arabo continuava ad imperversare tra le mie natiche, Claudio mi aiutò a sorreggermi: mi prese per le braccia e, tirandomi a sé, mi fece piegare fino a che non mi ritrovai il suo cazzo, ora meno che barzotto e ancora sporco di sperma e dei miei umori anali, contro il viso.
Presi a strusciarmici contro, per poi leccarlo incurante del sapore acre di ciò che lo ricopriva.
Ero come trafitta da entrambe le parti da quei due cazzi; uno che seguitava a sfondarmi il culo senza remore, l’altro che nel frattempo aveva ritrovato l’erezione e mi stava affondando in gola fino a procurarmi conati di vomito. Nel mio delirio erotico, immaginavo persino che i due membri si sarebbero allungati a dismisura impalandomi, affondando in me fino ad incontrarsi, dentro di me, all’altezza del cuore.
Ad un tratto, l’arabo mi diede due, tre colpi fortissimi e mi riempì il culo con il suo sperma, urlandomi qualcosa, forse insulti, nella sua lingua. Quando si sfilò da me caddi in ginocchio, mentre anche il secondo cazzo mi versava in gola i suoi schizzi salati, per poi cadere a terra come un burattino al quale hanno tagliato i fili…

 

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