Lucy – Sesso e Videogames 5

Lucy – Sesso e Videogames 5

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Lo ammetto. Il turbamento che mi portavo dentro da un paio di giorni era dovuto al mio sverginamento, alla presa di coscienza di quanto avessi concesso a Marco e di quanto mi fosse piaciuto, nonostante solo un mese o due fa lo ritenessi un vero e proprio abominio.
L’avevo fatto davvero e mi era piaciuto.
E mi ero sentita femmina, mi ero sentita viva. E una parte di me non vedeva l’ora di rifarlo.
Prendo dall’armadio la mia scatola dei segreti ed indosso velocemente le calze autoreggenti e il leggero babydoll nero. Calzo la parrucca e poi, prese un paio di scarpe di mia madre col tacco alto dalla scarpiera, provo ad indossarle.
Manca solo il trucco, ma l’immagine che mi restituisce lo specchio è quella di una ragazza agghindata di tutto punto per un incontro galante, fatta eccezione per quel bastone che si erge duro e rigido là dove ci dovrebbe essere un delicato sesso femminile.
Prima che la ragione abbia il sopravvento sull’istinto animale, ho già indossato un giubbotto leggero e i pantaloni sopra il mio travestimento; getto in una borsa sportiva la parrucca, le scarpe e i trucchi, e sono fuori di casa, direzione casa di Marco.
Mi apre, sorpreso di quella visita e mi fa entrare. Chiudo personalmente la porta alle mie spalle e, guardandolo negli occhi, apro la zip del giubbotto rivelando ciò che porto addosso, e vedo che gli brillano gli occhi.
Mentre mi tolgo il giubbotto appendendolo ad una sedia, gli chiedo: “Posso usare il bagno?” e senza attendere la risposta mi dirigo verso il gabinetto per completare la trasformazione in Lucy.
Ultimato il trucco, esco e cerco di darmi un’andatura il più naturale possibile nonostante le scarpe col tacco, fino al salotto dove Marco mi aspetta. Lo bacio sulle labbra, cercando la sua lingua con la mia. Forse vorrebbe dirmi qualcosa, ma appena ci stacchiamo dal bacio lo anticipo.
“Lo so, stiamo andando un po’ troppo in là… ma avevi ragione, quello che è successo mi piace… TUTTO quello che è successo, intendo. E mi piace che succeda con te, e vorrei che succedesse di nuovo. Però volevo che le cose fossero chiare tra noi…”
Mi guarda perplesso, così continuo: “Quello che è successo l’altro giorno è stato… bello… molto bello. E sono felice che sia successo con te. Ma volevo appunto che le cose fossero chiare. Io ci ho pensato molto e se devo vedermi insieme a qualcuno, io mi vedo con una ragazza, capisci? E penso che anche per te sia lo stesso. Per me questo è un gioco, un bellissimo gioco, ma non ti posso promettere che diventi… “Altro”… capisci?”
Lo guardo negli occhi, e mi sento sollevata a vedere che non appare deluso dalle mie parole; forse anche lui ci ha pensato, forse è stato ugualmente spaventato dalla piega che avrebbe potuto prendere il nostro rapporto.
Lo abbraccio, e lo bacio nuovamente con tutta la passione del mondo. Poi mi inginocchio davanti a lui guardandolo fisso negli occhi; gli abbasso i pantaloni della tuta, mentre gli sussurro: “Là fuori sarò sempre Luca, il tuo amico… ma qui sarò sempre Lucy… la tua ragazza… la tua monella…”
Il suo sesso mi colpisce sul viso appena gli abbasso gli slip; io mi ci struscio il viso come una gattina, lo copro di baci, scendendo anche a leccare e succhiare i grossi testicoli glabri.
Succhio quella nerchia infilandomela il più possibile fino in fondo alla gola, e scopro che non mi causa più conati di vomito; forse sto prendendo l’abitudine, penso.
Sto pensando che tra poco mi sentirò di nuovo sfondare il culo da quel cazzo nodoso che sto assaporando golosa, quando come leggendomi nei pensieri, Marco si stacca dalla mia bocca, e mi fa alzare in piedi. Andiamo in salotto, e mi appoggio al divano dei nostri infiniti pomeriggi di divertimenti elettronici a cui, in fondo, devo la nascita; mi volto verso di lui e timidamente gli ricordo “non dimenticarti l’olio, mi raccomando”.
Pochi attimi e sono già con la faccia affondata tra i cuscini del divano, mentre Marco mi scopa senza alcun ritegno. Mi ha unto abbondantemente l’ano con dell’olio solare, infilandoci prima uno e poi due dita, e ho scoperto che il dolore dell’altra volta era solo un ricordo. Certo, il secondo dito mi aveva fatto un po’ male, ma poi il mio buco si era subito adattato alla misura e ora lasciava entrare e uscire agevolmente quei due fratellini minori del membro che non vedevo l’ora di gustarmi.
E poi il suo cazzo… si appoggia, spinge, mi dilata l’ano… e scivola in me per tutta la sua lunghezza.
E io godo… godo a sentirmi violata, scopata nel culo come la peggiore delle sgualdrine. Godo e non mi vergogno ad urlarlo, ad incitare il mio amante a scoparmi più a fondo, mentre lui mi pistona l’ano con colpi talmente violenti da scuotermi tutta.
Certo, non potrei mai amare un uomo… ma tutto quello che ora voglio è essere sua. Completamente sua. Voglio che mi scopi fino a farmi perdere i sensi e che mi venga dentro, che mi riempia le budella col suo succo di maschio.
Ma, proprio quando Marco inizia ad intensificare i colpi nell’avvicinarsi dell’orgasmo, avviene l’impensabile.
Il citofono suona, ed entrambi ci geliamo sul posto, bianchi come cadaveri. Chi sarà?

 

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