Lucy – Sesso e Videogames 4

Lucy – Sesso e Videogames 4

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Ormai io e Marco abbiamo preso gusto ad incontrarci da me o da lui per rubare dei momenti proibiti di piacere proibito di nascosto dagli altri nostri amici: al termine di quell’episodio avvenuto a casa sua, dove gli avevo fatto un pompino senza esserne costretto da giochi o scommesse, avevamo suggellato il nostro patto scellerato con un bacio; incuranti del sapore del suo sperma che sicuramente avevo ancora in bocca, le nostre bocche si erano cercate, e le nostre lingue si erano intrecciate come quelle di un ragazzo e una ragazza in un bacio appassionato.
Da lì a organizzare un nuovo incontro, il passo è stato breve: abbiamo fatto sparire il vestito di sua madre, abbiamo acquistato dell’intimo a buon prezzo, ricuperato una parrucca di carnevale dal baule dell’oratorio e fregato a mia madre e a sua sorella qualche campioncino o tester di trucchi per migliorare la mia trasformazione in una fanciulla.
Lucy sarebbe stato il mio nome “en femme”…

Oggi siamo a casa mia… ho preso l’abitudine, in questi casi, di prepararmi per la trasformazione in Lucy prima dell’arrivo di Marco, per cui gli socchiudo la porta, lo faccio entrare e, richiuso l’uscio, lo saluto con un bacio bollente.
Fin da quando inizio a prepararmi, infatti, la carezza del nylon sulle cosce e le labbra che prendono il colore del vino, mi conducono in un’altra vita, dove mi sento… dove SONO completamente femmina.
Mi stacco dal bacio, e rimango basita a vedere che Marco mi porge un piccolo pacchetto infiocchettato.
“Per te… lo sai che giorno è oggi, no?”
Sento l’effetto di un pugno allo stomaco e una lacrima mi scivola lungo una guancia.
E’ San Valentino, ma tutto avrei pensato meno che a questo.
Con mani tremanti scarto il pacchetto per trovarvi una piccola collana con un ciondolo d’argento a forma di cuore, che Marco mi aiuta ad indossare.
Lo faccio sedere in poltrona, e cercando di essere sensuale mi tolgo il vestito in uno strip tease improvvisato, che il mio amante sembra gradire; poi mi avvicino a lui a quattro zampe e con la mano vado a cercare il suo sesso attraverso i pantaloni, ma al tatto incontro prima la massa di un involto nella sua tasca.
“C’è anche questo” mi dice Marco estraendo dalla tasca un piccolo sacchettino di velluto.
Dentro di quello, uno strano oggetto in metallo lucidissimo, dalla forma a goccia, con un finto brillante rosso della grandezza di una moneta da cento lire.
Intuisco l’utilizzo di quel misterioso monile, e mi sento turbata.
“Non so, Marco… non avevo mai pensato a questo…”
“Non ti preoccupare, Lucy… se non ti piace lo togliamo subito” mi risponde lui con voce suadente.
Mi fa prendere il suo posto sulla poltrona, e sollevando le gambe al petto gli offro una panoramica sul mio sesso eretto e, più in basso, il mio buchino vergine.
Marco appoggia la punta affusolata di quella goccia d’acciaio a quell’anellino grinzoso, e inizia a spingere per farla penetrare, ma la mancanza di qualsiasi lubrificazione e i miei muscoli contratti impediscono all’oggetto di entrare anche solo per un millimetro.
Tuttavia non lo voglio deludere: “vai in cucina… c’è dell’olio… ma fai piano…”
Il mio amico / amante mi lascia per pochi secondi, per tornare con la boccetta dell’oliera; si fa cadere delle gocce di liquido dorato sulle dita e inizia a massaggiarmi il buchino, spingendo poi la punta dell’indice dentro di me.
Sento un po’ di dolore, ma assolutamente sopportabile, e lo sento scivolare ben presto a fondo, aiutato anche dall’olio.
Marco mi sorprende quando con l’altra mano afferra il mio sesso, eretto e duro, e inizia a masturbarlo lentamente mentre il suo dito entra ed esce ormai liberamente dal mio buchetto.
Ad un tratto, una fitta di dolore mi segnala che il posto del dito è stato preso dal plug, di diametro sicuramente maggiore, che ora dilata il mio sfintere lasciando all’esterno solo la gemma rossa.
Mi piace quella sensazione di ingombro, di allargamento causata dalla goccia d’acciaio, ma quello che desidero di più è avere il suo bastone di carne tra le mie labbra, nella mia bocca.
Abbasso le gambe, e appoggiando le natiche sul cuscino della poltrona ho come l’impressione che il plug risalga ancora per qualche millimetro dentro di me; afferro il suo uccello e mi ci tuffo sopra ingoiandolo avida fino all’elsa, risputandolo fuori e leccandolo, baciandolo per tutta la sua lunghezza, come in un rito pagano dove io sono la sacerdotessa e quello è il mio idolo da onorare.
Succhio quella nerchia come una vera donna appassionata, ne apprezzo la durezza e il profumo, e immagino il momento in cui mi riempirà la bocca di succo d’uomo, che ingoierò golosamente; ma non è questo il programma che ha in mente il mio amico.
Mi sfila l’uccello di bocca, lasciandomi sorpresa e delusa, e mi chiede di voltarmi; sento un brivido a queste parole, ma eseguo l’ordine appoggiandomi alla poltrona e porgendogli le natiche. Lo sento sfilare a fatica il plug dal mio ano, che si allarga per far passare il diametro maggiore della goccia, e poi riaffondarlo dentro. E poi sfilarlo di nuovo e infilarlo ancora dentro, ora agevolmente.
“Ti prego Marco… non mi fare male…” è l’unica cosa che riesco a sussurrare, mentre lui, sfilato ancora una volta il plug, appoggia al mio buchino la sua cappella lucida e fremente.
Per un attimo sento la spinta del glande contro i miei muscoli senza provare dolore, grazie alla preventiva dilatazione compiuta dal plug e dall’effetto lubrificante dell’olio. Ma non appena la cappella riesce a superare l’anello dei muscoli e a scivolare dentro, seguita dai primi centimetri del cazzo di Marco, una fitta di dolore mi costringe ad irrigidirmi e a gemere.
“Ti ho fatto male?” mi chiede Marco premurosamente.
“Cavolo…ma non uscire… resta fermo…” gli dissi, temendo che il movimento mi infliggesse altro dolore.
Lui, invece, prendendo la mia richiesta per un desiderio di una piccola pausa prima di concedermi fino in fondo, mi bacia la nuca e poi, impercettibilmente ma inesorabilmente, inizia ad affondare lentissimamente in me.
“Noooooo…..” è l’unico mugolio che esce dalla mia bocca, anche perché mi rendo conto che dopo la fitta iniziale non sento quasi più male, sento solo quel cazzo durissimo che scivola in me un centimetro alla volta, fino a che sento il basso ventre di Marco a contatto con le mie natiche.
Rimaniamo per un lunghissimo istante in quella posizione, con il suo membro infilato profondamente dentro di me: “Hai visto? Sono tutto dentro… l’hai preso tutto, Lucy” mi dice Marco, continuando a baciarmi la nuca; io volto la testa e, per quanto possibile, cerco la sua bocca con la mia per baciare quello che ora è ufficialmente il mio primo uomo.
Quando le labbra si staccano, in un tacito invito cerco di allargarmi le natiche con le mani per rendergli più agevole il movimento di dentro e fuori che, intanto, ha iniziato.
Non riesco quasi a crederci. Sono qui, inculata da un mio amico, ho il suo cazzo nel mio culo, sono ufficialmente una rotta in culo. E soprattutto penso a me stessa al femminile, e a lui non come il mio amico, ma come al mio amante a cui ho appena donato la mia verginità.
E sento la mia voce dirgli: “Sì, Marco, sì, continua… continua così…” mentre anche i miei fianchi cercano di muoversi incontro a lui, che ormai mi scopa il culo senza più trovare ostacoli alla penetrazione. Sento la sua carne maschia riempirmi le budella e poi sfilarsi da me, ma solo per riaffondare in un crescendo di colpi che mi squassano gli intestini.
E poi lo sento irrigidirsi a fondo dentro di me, farmi di nuovo un po’ male e poi schizzare il suo sperma nel profondo del mio buco sfondato, mentre io mi accorgo di godere con lui, eiaculando direttamente sul pavimento, mentre sento la sua voce roca sussurarmi “Ti amo”…

 

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