Lucy -Sesso e Videogames 3

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Lucy -Sesso e Videogames 3

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Sono a casa, a guardare la televisione.
Da giorni non esco con gli altri, non li vedo, non li voglio nemmeno sentire.
Mi giustifico dicendo a me stesso che sono incazzato con quello che mi hanno fatto, specialmente Marco. Ma è come nascondersi dietro a un dito. No, Luca, sei incazzato perché quello che ti hanno fatto ti è piaciuto.
Ti è piaciuto masturbare i tuoi amici, ti è piaciuto quando ti accarezzavano le cosce, ti è piaciuto anche quando Marco te l’ha messo in bocca.
Già, quel sesso maschile in bocca… la sua pelle di seta sulla mia lingua, la sua consistenza turgida che entrava e usciva da me… mi sembrava di sentirne ancora l’odore… l’odore e il gusto amarognolo dello sperma che ti aveva versato in gola.
Mentre cerchi di scacciare quelle immagini e quelle sensazioni, suona improvviso il campanello.
“Chi è?”
“Sono io, Marco”
Dopo un attimo di silenzio che dura un secolo, gli rispondo “Aspettami, scendo”.
Non volevo farlo salire da me, non volevo restare di nuovo da solo con lui.
“Allora?” gli chiesi imbronciato sulla porta del condominio, per fargli capire che proprio “non era aria”.
“Niente… è da un po’ che non ti vedevo in giro e sono venuto a vedere come stavi…”
“Come sto? E come vuoi che stia? Ho un amico stronzo che mi ha ficcato l’uccello in bocca…”
“Ehi ehi, calma… non mi sembra di averti obbligato, avevamo scommesso e hai perso”
“Scommesso un cazzo… non mi ricordo che avessi scommesso di fare pompini a qualcuno”
“Beh, su quello hai ragione… siamo andati oltre…”
“SEI andato oltre!” lo interrompo io, come per fissare le distanze.
“IO sono andato oltre, ma a TE non è dispiaciuto di sicuro!”
“Ma che cazzo vai dicen…”
“Sto dicendo che è piaciuto anche a te. E posso provarlo.”
Rimango stupito dalle sue parole… che significa “posso provarlo”?
Mi invita a seguirlo da lui ed io, seppur riluttante, accetto, più che altro per chiarire il senso della sua affermazione.
In camera sua, ricupera dal fondo di un cassetto il vestito dell’altro giorno, ancora visibilmente macchiato dal suo sperma che avevo sputato quando mi era venuto in bocca.
“Vedi? Questa è la macchia dell’altro giorno, e possiamo dire che è stata colpa mia” ma poi continua: “Però, se noi guardiamo qui, qui c’è qualcosa di più interessante”
Risvolta il vestito, e sull’interno, all’altezza del ventre, si intuisce una grossa macchia simile alla prima; Marco tace mostrandomi quella che, secondo lui, è la prova inequivocabile del mio gradimento di ciò che era successo.
“No… io non… non so…” balbetto senza sapere come giustificarmi oltre.
E’ lui a togliermi dall’impaccio: “Senti, Luca, mettiamola così. E’ stata una cosa strana ma ti è piaciuta. Anche a me è piaciuta, anche se certamente avrei preferito che fosse una ragazza e non tu”
“E gli altri?” chiedo, temendo che avesse raccontato l’accaduto ai nostri amici.
“A loro non ho detto nulla, quello che è successo in quel bagno non esce da quel bagno”
Lo ringrazio, molto sollevato. E scopro che vorrei abbracciarlo, ma non mi sembra il caso.
Nel nascondere con cura il vestito macchiato, noto che anche lui nasconde in quel cassetto una rivista porno; so che non è la miglior cosa, dopo quello che è successo, ma gli chiedo di tirarla fuori e iniziamo a sfogliarla insieme.
Dopo i primi due servizi fotografici, il terzo presenta una coppia insolita: un ragazzo insieme ad una bella ragazza mulatta… ma dotata di un cazzo da far invidia al suo partner!
“Che ne pensi?” mi chiede Marco… e io capisco di essere caduta nella trappola.
“Beh, sicuramente sembra una gran bella ragazza, se non fosse per la sorpresa…” abbozzo, ma lui sa bene dove vuole arrivare: “Un po’ come te, ieri, insomma”
Già, un po’ come me. Una donna con il cazzo tra le gambe e quello del partner in bocca, come avevo fatto io ieri al mio amico. Ma ovviamente il trans della rivista non si limitava a quello: lo succhiava con passione, si lasciava scardinare lo sfintere anale da quel bel bastone e poi ne beveva golosamente lo sperma. E io guardavo quelle immagini con un turbamento sempre crescente.
Cerco di rimediare, goffamente: “No, non come me… io sembravo un cotechino nel vestito di tua sorella, questa è bellissima, guarda che tette, e che gambe… “ e non mi accorgo che sto ragionando come farebbe, alla fine, una ragazza.
“Aspetta, vieni qui…” Marco si alza e mi chiede di seguirlo nella camera dei genitori.
“Provati questo, ma non combinare altri casini, eh?” dice, porgendomi un vestito della madre preso dall’armadio.
Potrei mandarlo a quel paese. Dovrei farlo. Ma vedo le mie mani prendere quel vestito nero ed indossarlo dopo essermi tolto maglietta e pantaloni.
“Tutt’un’altra cosa” mi dice Marco compiaciuto del risultato; evidentemente il vestito di taglia maggiore di quello della sorella mi cade meglio dell’altro.
Cerco di buttarla un’ultima volta sul ridere: “Ah sì, proprio meglio. Anche Moana Pozzi vorrebbe avere zero tette e due gambe così pelose!” ma il risultato è quello di cacciarmi ancora di più nei guai.
Marco afferra da un cassetto un reggiseno e me lo fa indossare riempiendone le coppe con due foulard appallottolati, e un paio di calze da donna, che infilo non senza difficoltà rabbrividendo al tocco delicato del nylon. Il seno finto e l’opacità delle calze nascondono così quello che denunciava la mia appartenenza al sesso maschile.
Mi volto verso lo specchio e rimango interdetto: dal vetro mi sorride una donna certamente non bellissima ma comunque molto femminile. E dietro di me, Marco che sorride.
“Vedi che non hai niente da invidiare a quella della rivista?” mi dice, e prende a baciarmi il collo, strusciando il suo basso ventre contro le mie natiche appena coperte dalla leggera stoffa del vestito.
Immagino di sfuggire al suo abbraccio, di insultarlo pesantemente e di fuggire il più velocemente possibile da quella casa, senza nemmeno cambiarmi, a quello ci penserò poi.
Lo immagino.
Ma in realtà, come in un sogno, mi volto, mi lascio abbracciare da Marco che continua a baciarmi il collo e le spalle semi scoperte, per poi spingermi con mano gentile ma ferma verso il basso.
Vedo le mie mani indugiare sulla zip dei suoi pantaloni, aprirla ed estrarne quello scettro di carne pulsante che ho già conosciuto.
In ginocchio, bacio quel bastone duro, me lo lascio strofinare sul viso, e infine apro la bocca per accoglierlo, per ingoiarlo fino a dove riesco.
E mi piace. Mi piace la sua consistenza, mi piace il suo profumo e mi piace il suo sapore, e lo succhio avidamente lasciando che Marco lo affondi ogni volta più in profondità nella mia gola, sopportando gli inevitabili conati di vomito.
Sono in ginocchio davanti ad un altro maschio e gli sto facendo un pompino. Senza una scommessa persa, senza un ricatto, senza un obbligo, ma solo per il suo e per il mio piacere. Piacere che ad un tratto esplode: la mia bocca si riempie di un caldo fiotto si seme maschile che stavolta ingoio fino all’ultima goccia, mentre anche io me ne vengo sporcando il vestito della madre di Marco e il pavimento sotto di me mentre continuo a succhiare quel cazzo da cui continuano ad uscire piccoli getti di sperma…

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