Lucy – E’ difficile dire basta…

Lucy – E’ difficile dire basta…

Sicuramente è successo a tutti. Anche a voi, anche a te che leggi.
Qualsiasi sia il vizio che ci concediamo, un giorno “qualcosa” ci ha consigliato di prenderci una pausa.
Forse è la consapevolezza di aver varcato qualche soglia del proibito che non avremmo mai creduto di raggiungere, forse è una sorta di “indigestione” che ci porta a rifiutare ciò che fino a poco prima ritenevamo una ghiotta golosità. Fatto sta che anche io, un giorno, mi sono chiesto se non fosse il caso di accantonare la mia personalità femminile.
La mia immagine allo specchio era indiscutibilmente quella di un uomo. Non vi trovavo alcuna traccia di quella strana femmina cazzuta che, ogni tanto, prendeva il sopravvento e usava quel corpo per vivere avventure proibite.
Un uomo. Padre di famiglia, serio professionista.
E così decisi di accantonare la mia seconda vita, quella di Lucy. E’ stato divertente, è stato bello, ma ora basta.
Ciao, Lucy.
Ma sarebbe stato davvero così?
Per molto tempo la “Scatola delle meraviglie” rimase a dormire nella parte più nascosta dell’archivio del mio ufficio. Cancellai il mio account su alcuni siti, cancellai alcuni recapiti dalla rubrica del telefono. Tutto era tornato alla cosiddetta “normalità”.
Tempo dopo, con la scusa della partita della Nazionale, venne il momento di organizzare una di quelle serate “tutti maschi” e “tutte femmine”, in cui un gruppo di coppie si separa secondo il sesso: le mogli tutte a vedersi qualche dvd strappalacrime, i mariti tutti davanti allo schermo a tifare gli azzurri. Peccato che a metà del primo tempo la tv del nostro padrone di casa dichiarò forfait con le conseguenti scene di panico. Provammo a seguire la partita dallo schermo del pc, ma le dimensioni erano quelle che erano, al che scattò l’idea: in ufficio avevo da poco cambiato il monitor del computer, e ne avevo preso uno a 24 pollici al posto del 17 precedente. Nell’intervallo ci lanciammo in due macchine verso il mio ufficio e riprendemmo a seguire la partita, che purtroppo terminò con un risultato non esaltante. Per consolarci decidemmo di vederci insieme qualche video porno, e le immagini che scorrevano sul computer mi fecero riscoprire, inevitabilmente, quella strana, doppia eccitazione.
Ero lo stallone che scopava la ragazza fino a farle male.
Ma ero anche la ragazza che si allargava le natiche con le mani per farsi scopare.
Ero il maschio che affondava il suo arnese in gola alla ragazza fino a soffocarla.
Ma ero anche la ragazza che succhiava avida quel bastone di carne anelandole lo sperma.
E soprattutto ero io, che non mi scostavo mentre dietro di me F., con nonchalance, si era appoggiato alle mie natiche. Mi voltai verso di lui, che mi sorrise. E inevitabilmente mi tornarono alla mente i nostri due incontri nel motel.
No, non i nostri incontri, io non ci sarei mai andato… lui era insieme a… a Lucy… sì…
Lucy… io sono Lucy. Inutile negarlo. Inutile anche provarci.
Lucy che spingeva indietro le natiche per sentire di più il suo arnese che andava indurendosi.
Lucy che si sarebbe concessa subito a lui. Anzi, a tutti e cinque quei giovani uomini, fregandosene della morale, della reputazione, di tutto.
Fortunatamente riuscii a mantenere un po’ di lucidità e mi allontanai da lui, guardandolo poi negli occhi come per mandargli un qualche messaggio.
Di lì a poco infatti venne l’ora di tornare alle rispettive case, e gli altri quattro si accordarono per andare via con la stessa macchina, io e F. invece saremmo tornati indietro con la sua.
Appena gli altri furono fuori, accesi la telecamera di sicurezza e li vidi, nel monitor, salire in auto e andarsene.
Subito F. mi fu alle spalle, appoggiandomi nuovamente la sua erezione alle natiche.
“E’ passato tanto tempo da quando ci siamo incontrati… Lucy” mi sussurrò all’orecchio, calcando la voce su quel nome femminile.
“Lo so… lo so, ma in tutto questo tempo io… è come se avessi mandato in pensione Lucy” risposi io.
“Cioè? Non ti piace più?” mi disse; nel frattempo, però, aveva allungato una mano per cercare il mio arnese, che nonostante i miei buoni propositi era duro come un pezzo di legno.
Mi voltai e lo guardai negli occhi. E quando lui mi chiese se avevo ancora il materiale per trasformarmi in Lucy, gli dissi solamente “Sì”.
Andai nella stanza adibita ad archivio, e trovai subito la mia “Scatola delle Meraviglie”; come se non fossero passate che poche ore dall’ultima volta, mi spogliai dei miei panni maschili, indossai le calze, il corsetto e la parrucca. Mi truccai con l’aiuto di uno specchietto e poi chiamai il mio amico, nell’altra stanza: “Vieni…”
Mi feci trovare seduta su di un mobiletto, con le gambe fasciate di nylon nero accavallate.
Lui si avvicinò e mi diede un bacio sulle labbra rosso fuoco, che scostai per accogliere la sua lingua, come un segno di resa senza condizioni: resa a lui, come femmina che gli si concede, ma resa soprattutto a me stesso e alla mia parte maschile, ai miei principi, ai miei propositi.
Mi inginocchiai davanti a lui, strusciando il viso sulla patta dei pantaloni, da cui un attimo dopo lo vidi estrarre il suo arnese per offrirmelo: era come lo ricordavo, duro, rigido, desiderabile… lo volevo.
Senza perdere tempo mi gettai a leccarlo per tutta la sua lunghezza, a baciarne la cappella, a succhiarlo per poi cercare di ingoiarne quanto più possibile, mentre le sue mani sul capo mi invitavano ad andare sempre oltre, ad affondarlo ancora di più nella mia gola.
Succhiavo quell’uccello e avevo dimenticato di colpo tutti i miei pensieri, la mia voglia di ritornare solo ed esclusivamente “maschio e maschile”. Ero solo e solamente Lucy, che ora voleva a tutti i costi quel cazzo.
Me ne staccai, e dissi a F. in un alito di voce: “inculami… ora…”
Mi offrii appoggiando la pancia su quel mobile dove poco prima ero seduta, e separando bene le natiche con le mani. In un attimo la cappella di F. si appoggiò al mio buchino e iniziò a spingere e in ancor meno tempo io realizzai che da molto tempo non venivo inculata.
Né mi ero preparata con qualche giocattolino, o con qualche lubrificante.
Gemetti di dolore quando il glande forzò l’ingresso, vincendo la resistenza dei muscoli, e F. mi chiese: “Ti ho fatto male?”
Non risposi. Ma spinsi di colpo le natiche indietro verso il suo basso ventre sentendo ogni centimetro della sua verga che, non senza difficoltà, penetrava in me, dilatava quel canale non più avvezzo a quelle performances, mi straziava il retto.
Piansi dal dolore, ma non volli interrompere la penetrazione, fermandomi solo quando fu completamente dentro di me.
Cercai al contrario di allargare ancor di più le natiche, e lui iniziò il suo vai e vieni in quel buco martoriato, scivolando ogni volta sempre più a fondo, sempre più agevolmente.
“Sfondami il culo… sfondami il culo…” mugolavo, ma F. non aveva certamente bisogno di essere incitato. Ora che i muscoli anali avevano definitivamente ceduto, affondava in me con colpi cadenzati sempre più forti, schiacciandomi su quel mobile, pesandomi sulla schiena. Ero una bambola inanimata, un buco per il suo cazzo… e pur vedendo le stelle, ero felice.
Lo sentii armeggiare con una mano nella scatola, che era rimasta lì accanto, e dopo poco vidi ondeggiarmi davanti al viso uno dei miei falli di gomma, come il pene di un secondo amante che cercasse la mia bocca.
Lo leccai, desiderando che fosse un secondo cazzo reale, vivo. Ma il gusto della gomma non aveva nulla a che fare con quello di un vero membro, così mi alzai, sfilando non senza dolore il cazzo di F. dal mio buchetto dilatato, fissai il pene di gomma sul mobile grazie alla sua ventosa e mi ci sistemai sopra per farlo affondare in me in un colpo solo. Poi, chinandomi in avanti, presi in bocca il membro del mio amico, incurante del fatto che sia visibilmente sporco di sangue e dei miei umori anali.
Lo succhiavo, mentre nel contempo mi inculavo da sola sul dildo di gomma dando spinte con i fianchi talmente violente da strappare quasi la ventosa con cui era fissato al mobile.
E poi le sue mani sulla testa, come a trattenermi, ad affondare ancora di più quel cazzo nella mia gola.
E uno, due, dieci schizzi di sperma bollente nella mia gola mentre io continuavo a sfondarmi l’ano da sola fino a raggiungere l’orgasmo insieme a lui…

Lucy è ritornata…

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