La puttanella

La puttanella

Quante seghe ho fatto!
Adesso lo prendo nel culo e lavoro di bocca, ma allora facevo solo seghe.
Seghe, seghe ed ancora seghe.
A scuola dappertutto, nei cessi, nei ripostigli, nelle aule vuote, nei corridoi deserti, ovunque.
In prima media ero già famosa, quelli di seconda e terza mi aspettavano ed io li facevo godere.
Facevo come le troiette, le ragazze smaliziate che facevano sborrare i maschietti, ero una di loro, forse la preferita perché sempre disponibile. In più avevo questa piccola appendice, un cazzettino praticamente inutile.
Non vedevo l’ora, sempre pronta, anche sull’autobus che ci riportava a casa!
Nel sedile in fondo a destra, stavo lì e i miei compagni, a turno, si sedevano accanto a me, fuori dalla vista dell’autista, li masturbavo tutti quanti.
Mi ero organizzata, prendevo il fazzoletto, lo appoggiavo sopra al cazzo, poi il giubbotto che così non si sporcava e non si vedeva nulla, infilavo la mano e li segavo.
Quello di turno schizzava nel fazzoletto, si richiudeva la patta e si spostava, sotto un altro.
Mi piaceva tantissimo fare le seghe ai miei amici, io ancora non me le tiravo neppure.
Beh… mi piace ancora prendere in mano, manipolare un bel cazzone grosso, pesante, mi da soddisfazione.
Sarà perché ce l’ho piccolo.
Poi, un giorno, l’autista si è accorto della faccenda. Mi ordinato di restare sul pulmino, siamo andati in un parcheggio deserto. Mi ha rivelato che dicevano tutti che era una femminuccia, la cosa non mi dispiaceva affatto.
Gli ho tirato la prima sega.
Dopo gliene facevo un paio alla settimana.
Il pomeriggio andavo al parco, lì tiravo altre seghe, mi conoscevano tutti anche lì.
Grandi, piccoli, giovani, vecchi.
C’era una panchina circondata dai cespugli, sempre quella, lì intorno il terreno era irrigato dalla sborra che facevo schizzare fuori da tutti quei cazzi.
Il fatto era che ero già bravissima, una maestra della masturbazione altrui, sapevo, con cambi di ritmo e soste strategiche, prolungare il piacere o accorciare i tempi, accarezzare e stringere.
Un dono di natura che è venuto fuori fin dal primo cazzo che ho preso in mano, non ricordo neppure di chi fosse.
Lì al parco ho capito che potevo trarre vantaggio fa questo piacere che provavo a fare seghe ed ho cominciato a farmi pagare, soprattutto dai grandi, dai vecchi.
“Va bene, te la faccio la sega. Te lo prendo in mano se mi dai qualcosa”.
Faceva capolino la mia natura di puttana che avrebbe trovato grande sviluppo negli anni successivi.
Un regalino, qualche soldo, cose così, poca roba ma interessante ed utile.
Quando poi ho visto che se gli mostravo che sotto indossavo qualche capo femminile, mutandine, calze di nylon, top rosa, robe così, pagavano meglio, anche questa è diventata la normalità.
Con i soldi mi compravo queste cose, da mangiare, il gelato, l’hamburger, qualcosa che mi serviva.
C’era un tizio, avrà avuto almeno settant’anni, glielo menavo per mezzora mostrandogli gli slippini di pizzo, a volte riusciva a venire, ma raramente, più spesso non succedeva nulla, ma a lui andava bene così, mi pagava veramente bene.
Grazie a lui, che aveva parlato di ad altri vecchi porci, il mio giro di affari era notevole, ormai erano diventate poche le volte che, nel pomeriggio, io tirassi una sega ad un adulto senza che vi fosse un corrispettivo.
Gli affari andavano a gonfie vele.
Di lì a breve sarebbe arrivato tutto il resto.
Infatti, a forza di tirare seghe, mi hanno rotto il culo.
E’ iniziato tutto un pomeriggio al parco, ero con due ragazzi più grandi di me, che conoscevo e masturbavo da sempre, ci stavamo organizzando per la solita sega, loro, ovviamente non pagavano, i soldi li prendevo dagli adulti, dai vecchi.
Erano già belli carichi, quello più grande aveva portato un giornalino porno e questo aveva contribuito a scatenare ulteriormente l’ormone.
Il fatto era che quando guardavamo questi giornali e qualche filmettino i maschietti si eccitavano al pensiero di fare come quegli energumeni dai grossi cazzi che sfondavano fighe e culi, mentre io femmina totale, mi mettevo dalla parte di chi questi cazzi se li prendeva. Mi immaginavo con quelle bestie in mano e non solo.
Eravamo seduti sulla solita panchina nascosta, loro ai lati ed io in centro, pronta a farli sborrare, quando uno dei due disse che a casa sua non c’era nessuno, potevamo andare lì, aveva altra roba porno, pesante, ci saremo divertiti.
Inizialmente ero un po’ contrariata, la cosa mi eccitava, però pensavo, da brava puttanella, che ci avrei perso, perché di sicuro di lì a poco sarebbe arrivato qualche adulto, un vecchietto da far godere che mi avrebbe pagato.
Loro, però insistettero, mi dissero che per un giorno avrei potuto rinunciare ai regalini dei miei attempati clienti.
Mi lasciai convincere e ci recammo in quella casa.
In effetti possedeva una bella collezione, oltre a mostrarci i giornali accese il computer, allora non c’erano ancora i cellulari che mostravano i video, però lui ci fece vedere un paio di filmati piuttosto pesanti, in uno c’era un bestione che inculava a sangue, con la sua fava spropositata, una biondina minuta ed urlante.
In quel momento, io “ero” quella biondina.
Ci volle poco, quando mi proposero di dargli il culo dissi di si.
Ero pronta.
Ci spogliammo, mi misi giù, tutto nuda sopra ad un letto, sulle ginocchia con la testa appoggiata a copriletto, nella stessa posizione della biondina.
Erano eccitatissimi, anche sorpresi dalla mia immediata disponibilità.
Il padrone di casa, più intraprendente, fu il primo, mi sverginò lui.
Fu previdente, prese una boccettina d’olio, si unse il dito indice e me lo infilò dentro, muovendolo un po’.
Ne verso una goccia sulla cappella e mi penetrò con un spinta decisa.
Ahia!
Un po’ di dolore, ovviamente, ma sopportabile, c’era in me una innata predisposizione per il cazzo.
Dopo pochi colpi già mi piaceva tantissimo prenderlo nel culo, sentire quell’affare che si muoveva al mio interno. Guaivo come una cagnolina.
Ah, che bello!
Anche chi mi stava sbattendo era felice, tant’è che venne piuttosto rapidamente, fu meraviglioso avvertire i suoi spasmi dentro di me, mentre si scaricava.
Si spostò ed io rimasi lì col culo per aria, in attesa dell’altro, non vedevo l’ora che mi inculasse anche lui, di riprovare quella sensazione di pienezza, quello slancio di femminilità.
Fu ancora più bello, ce l’aveva più grosso, sembrava esperto e durò più a lungo, con rallentamenti ed improvvisi aumenti di velocità che mi fecero impazzire di goduria.
Stessa cosa con gli spasmi dell’orgasmo e la sborrata interna, da sballo.
La loro sborra sarebbe rimasta dentro di me per ore, fino alla successiva cagata.
Dopo mi chiesero di far loro un pompino, inizialmente ero titubante, erano tutti impiastricciati, di olio ed altro.
Allora mi dissero che avrei dovuto imparare anche quella cosa, almeno, non più vergine né di culo né di bocca mi sarei potuto vendere nella mia completezza, tirare su un bel po’ di soldi.
Pensai che avevano ragione, l’unica cosa fu che ci passai sopra un fazzolettino, poi li succhiai, anche questo mi piacque.
Fin dal giorno dopo feci come avevano detto loro, io stessa mi proponevo, dicendo se invece della solita sega volevano il culo, la bocca o tutti due, bastava pagare, un po’ di più.
A quelli non pareva vero.
Poi organizzai un tariffario come fa una brava puttanella.
Iniziai a tirare su un mucchio di soldi.
Gli davo il culo e se volevano li succhiavo anche se erano sporchi, non importava più, poi andando avanti tutto quello che desideravano, ogni prestazione un extra.
E’ passato parecchio tempo da allora, adesso ho le tette, le labbra rifatte ed un fisico da femmina che è uno schianto, batto sempre, giorno e notte.
Non più puttanella ma puttanone.
Faccio ogni porcheria che viene in mente ai miei clienti, tiro loro decine di pompini e mi inculano venti, trenta volte ogni ventiquattro ore, uno dietro l’altro, in ogni momento.
E’ facile scoparmi, i soldi in mano e via.
Vivo seminuda, una minigonna cortissima ed un inutile perizoma, estate ed inverno, non sono di alcun intralcio.
C’è costantemente un uomo che mi penetra, che mi prende sotto e sopra.
Magnifico ed appagante sentirli godere dentro di me, ma trovo sempre bellissimo, prima di concedere il mio corpo, tenerglielo un po’ in mano, accarezzare un bel cazzo, soppesarlo, stringerlo prima di baciarlo, perché così mi tornano in mente le prime, dolcissime ed ispirate seghe agli amichetti, gli schizzetti giovanili.
Che bel ricordo!

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