La puttanella 2

La puttanella 2

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Ho già soddisfatto tre clienti, due di bocca ed un altro anche col culo, ma tutte cose rapide, in macchina.
La grossa berlina tedesca incute quasi soggezione, il conducente è un uomo corpulento, sulla cinquantina.
“Sei proprio carino, mi piacerebbe schiaffartelo nel culo”, sono le prime parole che pronuncia non appena mi avvicino all’auto.
L’approccio non è dei migliori, anche se mi ha detto che sono “carino” (avrei preferito “carina”, ma fa lo stesso), però il lavoro è lavoro ed il tipo sembra facoltoso. Gli snocciolo la solita tiritera, trenta, cinquanta eccetera. Mi domanda subito se la camera è lontana (è chiaro che per uno così grosso ci vuole il letto).
“No, in macchina si arriva in un minuto ma la stanza devi pagarla tu, sono altri trenta”.
“Stai diventando cara…” pensa un momento poi: “ Va bene. Sali, ma devi trattarmi bene”.
Sfodero uno dei miei sorrisi più ammiccanti e lascivi: “Vedrai… puoi fare tutto quello che vuoi, lì possiamo restare tutto il tempo che ci pare, non te ne pentirai,”.
Abbandonata sul sedile socchiudo le labbra, accavallo le gambe, mostro le autoreggenti ed il perizoma di lusso, poi spingo in avanti le tette perfette che il reggiseno di pizzo contiene a stento, finite di pagare da poco, la bella terza coppa “C” ben proporzionata al mio fisico. L’atmosfera si fa torrida.
Mi passa i soldi ed io lo bacio sulla guancia.
Il posto è lì vicino, un chilometro, è una sorta di motel senza insegne dove la portineria da su un cortile, tutto attorno ci sono le camere. Non domandano nulla, solo i soldi, mi conoscono.
Mentre entriamo nella stanza lo osservo, è proprio grosso, alto e con il ventre prominente, avrò da fare.
Di certo non mi dispiace, ho un debole per i “maturi”, hanno esperienza e ti sbattono a dovere. Non mi piacciono, però, quelli che voglio parlare, i “genitori” che, dopo avere fatto tutte le meglio porcherie ti chiedono perché batti e sei femmina. Io li faccio godere, il resto sono affari miei.
Questo, invece, non mi pare uno che ha molta voglia di parlare, infatti: “Dai, spogliati, fatti guardare”. Obbedisco prontamente, in un momento sparisce quasi tutto, rimangono solamente le autoreggenti ed il minuscolo perizoma.
Gli sculetto davanti e lui: “Dai, fammi vedere il cazzo!”.
Obbedisco e lo tiro fuori
“Ce l’hai piccolo ma hai un bel culo, sei proprio una fighetta!”. Esclama.
E’ vero, il mio è un pisellino appena appena sviluppato (in erezione è grosso come un rossetto e non raggiunge i dieci centimetri) e gli estrogeni che ho assunto nel tempo non hanno certo contribuito a farlo aumentare. Ce l’ho proprio piccolo, sono nata così ed in effetti da trans attiva servo a poco, giusto per divertirsi un po’. Quando penso a certe brasiliane superdotate…
E lui vuole proprio divertirsi, si è spogliato e non appena mi stendo sul letto mi arriva addosso, mi accarezza le tette e me le bacia. Mentre mi bacia noto la bestia che gli penzola sotto la pancia, un gran cazzo, proporzionato a tutto il resto, anche perché, altrimenti, scomparirebbe.
Adesso tocca a me, lo spingo giù, sulla schiena, mi stendo e glielo afferro con entrambe le mani, non bastano per coprirlo, mentre lo masturbo gli lecco le cosce, poi la pancia, giro attorno al cazzone ma neppure glielo sfioro, ce l’ha durissimo, geme di frustrazione.
Gli dò due colpetti con la lingua, sulla cappella congestionata, ha un sussulto, nel frattempo gli infilo il preservativo, uno di quelli XXL, ci vuole tutto.
Ora glielo succhio per bene, lo mando in gola ma tutto non ci sta: “Brava troietta, brava… ora mettiti giù, voglio scoparti” mi sussurra mentre vado avanti a lavorarlo di bocca.
Sfilo le mutandine ammiccando, in ginocchio lascio colare qualche goccia di lubrificante sull’uccellone, mi abbasso con la testa che appoggio al copriletto, afferro le chiappe e me le allargo, lo faccio sempre, in automatico: “Dai, amore, dammelo, ma fai piano con quel cazzone… mi spacchi tutta e io ci lavoro col buchetto…”.
In realtà non va molto per il sottile, afferra i fianchi, lo appoggia al buco poi spinge deciso.
Mi lascio sfuggire un gemito “Ahi! Piano… piano…”, mi sento allargare, aprire, effettivamente fa un po’ male, sono piuttosto sensibile, mi inculano spesso e la parte è un po’ arrossata.
Però il cazzo in culo mi piace e questo è un bel cazzo.
Mi scopa per benino, grufolando come un porco, sbatte col ventre sulle chiappe ciack… ciack… ciack…
Io emetto dei gridolini, che lo ingrifano ancora di più.
Mi accorgo che sta per venire perché aumenta il ritmo e respira rumorosamente.
Mi afferra ancora più potentemente i fianchi e gode, ne avverto gli spasmi, la sborra no, ovviamente perché rimane nel preservativo.
Si abbandona un attimo, gli tiro via il profilattico che getto nel cestino.
“Ti è piaciuto, amore?” gli chiedo civettuola, mentre gli tengo ancora il cazzo, ormai moscio, in mano e gli bacio la pancia.
“Si, sei stata brava”.
Ci diamo una sciacquata e ci rivestiamo.
Mentre mi riporta dove mi ha preso dice che tornerà a trovarmi e mi allunga un altro cinquanta.
Mica male.
Gli do un bacetto e scendo, si allontana.
Penso che resterò ancora un po’, anche se la serata, comunque è già andata molto bene.

 

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