INNAMORATA DI GIORGIO

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INNAMORATA DI GIORGIO

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So già che oggi lo prenderò nel culo, ho voglia.
L’ultimo anno del liceo, maggiorenne da sei giorni, sono in un posto frequentato dagli studenti, ho saltato la lezione con i compagni e compagne della mia classe.
Sono vestita da ragazzo, almeno a scuola lo devo fare.
C’è un gran pezzo di fico con gli occhiali, un accenno di barba. È robusto, muscoloso, un bel fisico, sarà un metro e novanta, almeno una quindicina di centimetri più alto di me. Mi piacciono quelli grossi, forse perché quando mi possiedono mi “avvolgono” completamente, è più facile per me sottomettermi. Godo a leccarli tutti.
Chi siamo scambiati un paio di occhiate, piuttosto casuali, ed è scattato qualcosa. Da parte mia una sensazione di calore ai capezzoli, un prurito nella zona dell’ano, le pulsazioni che partono quando mi sento femmina, il nodo allo stomaco.
Un grosso pacco, gli occhi mi finiscono automaticamente in quella zona dei suoi jeans e l’impressione è proprio quella, lì sotto ci dovrebbe essere una gran bell’attrezzo.
Ci guardiamo ancora, di sfuggita, non siamo soli, frequenta un altro istituto, ad un centinaio di metri dal mio, ha un paio di anni di più, è stato bocciato. Lo so perché l’ho già incontrato altre volte e conosco alcuni dei suoi compagni che mi hanno parlato, per caso, di lui, forte negli sport.
Da l’impressione di essere timido ma vedo che, invece, sta diventando sempre più intraprendente, infatti quando saluto Franca, una mia amica che è in sua compagnia, una gran figa, si fa subito avanti.
“Ciao, sono Giorgio, tu sei …?”.
“Ciao, sono Roberto, puoi chiamarmi Rosy”.
“Si, mi ha parlato di te Franca…”,
“Abitiamo vicini… chissà cosa ti ha detto…”
“Solo cose belle”. Ammicca.
Ci stringiamo la mano, restiamo così qualche secondo più del necessario.
Lo fisso negli occhi, lo sguardo da zoccola, gli faccio capire che ci sto.
Franca ha capito, si è allontanata per parlare con altre persone, da anni conosce il mio segreto, le mie abitudini. Grande amica di mia sorella, a volte mi ha aiutato a sistemarmi, quando mi trasformavo e diventavo Rosy.
Era, però, da un po’ che non la vedevo, allora domando a Giorgio se c’è qualcosa fra loro due, mi risponde di no, che è solo un’amica, gli piacerebbe scoparsela, anche se ha la ragazza che, però, non c’è, è andata a scuola.
“Senti, ti andrebbe di venire via con me, ho la macchina”.
“Va bene”.
Certo che ci vado a fare un giro, anche se ha la ragazza non sono mica geloso!
Facciamo velocemente, usciamo senza neppure salutare, pioviggina ma, per fortuna, l’auto è vicina.
Si dirige verso la campagna, le colline vicino alla città.
Va subito al dunque, mentre guida mi dice che nonostante sia fidanzato non si fa scappare niente.
Beh… l’avevo capito.
Infatti appoggia la sua mano sulla mia, racconta che ha avuto delle storie anche con ragazzi. Che aveva degli amichetti, da ragazzini si facevano le seghe assieme, se lo prendevano in mano l’un l’altro.
Gli chiedo se hanno fatto altre cose e lui: “Beh, si, praticamente abbiamo fatto tutto. C’era chi succhiava e chi se l’è preso anche nel culo”.
“E tu?” lo incalzo.
“Io? Solo attivo”.
“Dai…”.
“Davvero… vabbè… ehm… solo un po’ in bocca… poi questi incontri si sono diradati, fino a terminare quasi del tutto”.
“Quasi?” faccio io, incuriosito.
Sorride e mi rivela che, in realtà, con uno è ancora amico, è decisamente trav, si “incontrano” tuttora: “Eh… si, me lo succhia e lo scopo abbastanza spesso”.
Gli domando se è bravo, curiosamente delle ragazze non mi importa niente, invece di questo tizio, anzi, tizia, visto che è travesta come me, sono un po’ geloso.
Allora mi dice che è una discreta scopata, che l’ha sverginata assieme a suo cugino, in realtà il primo era stato proprio questo cugino più grande e poi lui, da allora se la fanno con regolarità. Insisto per sapere chi è, prima non me lo vuole dire, poi mi rivela che si chiama Dario, detta Dora.
Cazzo, la conosco!
E’ vero che è femmina, una gran pompinara, l’ho conosciuta una sera che come Rosy ero stata in un posto, lì in città, per partecipare ad una festicciola e fra le femminucce presenti c’era questa Dora. Tutte belline con i nostri abitini succinti, ci è toccata una bella razione di cazzo, come al solito.
Prima di sfondarci ci hanno fatto anche lesbicare fra di noi princesses, io, Dora e Lady Gaga (assomiglia alla cantante come due gocce d’acqua).
Glielo racconto, mi appare un po’ sorpreso, non lo faceva così puttana.
“Beh, si, è puttana, puttana come me” rispondo.
Parlando di queste cose l’atmosfera si è surriscaldata.
Mi accarezza ancora la mano poi la prende e se l’appoggia sulla patta: “Senti cosa hai combinato, come è duro… ah ah ah!”. Ridiamo assieme.
In effetti avverto una grossa protuberanza, un pezzo di ferro. Si è slacciato i bottoni dei jeans, intrufolo la mano sotto ai boxer e glielo afferro, è proprio grosso.
Lo voglio, però prima mi dovrei sistemare, diventare Rosy.
Si ferma sul bordo della strada, si accosta e mi bacia, mi infila la lingua in bocca, lo abbraccio con la mano libera, con l’altra faccio su e giù. Gli succhio la lingua come fosse un gelato.
“Fiuuu… senti Rosy, andiamo a casa mia, non è lontana, non c’è nessuno, i miei sono al lavoro e mia sorella a scuola, lì stiamo tranquilli, in macchina non mi fido, può vederci qualcuno”.
Sono d’accordo, in casa facciamo tutto quello che vogliamo, annuisco ma non tiro fuori la mano, mi piace tenere stretto quel coso, mi rende felice, è caldo e duro, pulsa come il mio buco del culo, ho la gola secca per l’eccitazione.
“Ma Dora la baci?”
“Si Rosy, la bacio, vuole essere baciata, bacio sempre le femmine… Rosy… Mi piace chiamarti Rosy…”.
Finisco io la frase: “Si, è un nome da troia”. Socchiudo leggermente la bocca… ammiccante.
Ho voglia, voglia, voglia.
“Giorgio… io voglio stare con te… però per bene, come piace a me, andiamo un momento a casa mia”.
Non è molto lontana, entro, esco qualche istante dopo con una piccolo zaino, c’è dentro tutto quello che mi serve.
Circa dieci minuti dopo siamo a casa sua, una villetta a schiera con un piccolo spiazzo davanti. Apre il Cancello poi il portone.
Entriamo.
Appena dentro approfitto e lo bacio ancora, mi piace questa cosa del bacio.
Vorrebbe andare avanti, ma io: “Aspetta, fammi sistemare… dov’è il bagno?”.
Me lo indica, gli salterei addosso ma non mi sento ancora pronta.
Calze autoreggenti, decolleté tacco dodici, perizoma nero, reggiseno dello stesso colore, tutto di gran marca vestaglietta trasparente, trucco elegante ma non volgare, ho pettinato i capelli.
Quando esco dal bagno rimane lì con la bocca aperta, sono irriconoscibile, adesso sono Rosy.
Sono completamente depilata, la pelle liscia, levigata. Sono magra, ma rotonda, a diciotto anni sto “sviluppando”, le pillole di estrogeni stanno facendo il loro lavoro, le tettine appuntite, invisibili quando mi vesto da maschio, spingono sul reggiseno. Sta iniziando il periodo della massima troiaggine, quello più sfrenato, delle grandi ammucchiate, dei padroni più esigenti, delle prime marchette, alla fine della scuola me ne sarei andata, per diventare definitivamente Rosy.
“Su, Giorgio, spogliati”.
Ora si spoglia anche lui, il cazzone duro svetta in mezzo alle gambe muscolose, almeno venti centimetri di dura madre, grosso come un bicchiere.
E’ seduto sul divano, mi avvicino, appoggia le mani sulle natiche, mi tira verso di lui, sposta il perizoma e me lo prende in bocca, ce l’ho duro anch’io, il pistolino di dieci centimetri. Quando mi userà come una femmina si ammoscerà, non servirà più, immedesimata come sarò.
Va avanti alcuni secondi, nel frattempo mi assaggia il buco con le dita, fremo di piacere, più per quello che per il pompino.
Infatti lo voglio nel culo, dovrei succhiarlo io adesso, invece mi limito a sputargli sulla cappella, mi metto a cavalcioni e mi siedo lentamente sulla sua mazza.
Entra piano piano, sono delicata e morbida, sensibile, facile al dolore ma lo desidero comunque tutto, gemiamo assieme.
Scorre nell’intestino, mi allarga e penetra nell’antro voglioso, lo lascio entrare tutto, fino a essere seduta sulle sue gambe, lo abbraccio stretto, ci baciamo di nuovo.
Godo come una porca, faccio su e giù guaendo come un cane, ad un certo punto mi blocca a metà e mi sbatte lui, con dei colpi micidiali.
Avanti così per un po’, poi mi sposto, mi stendo sulla schiena, mi spinge le gambe all’indietro fino a piegarmi in due, me lo infila fino nel culo fino farmelo sentire in gola.
Entra dentro con forza.
Picchia duro, ansimando, fa male laggiù in fondo, dove colpisce la mazza, ma non mi sognerei mai di dirgli di rallentare di fare piano, lo voglio così, rude, potente.
“Dai… daiiii… daiiiiiiiiiii!”
Lo incito, mentre gemo, di dolore e di piacere, completamente succube.
Mi schiaccia sul divano, trapanandomi, quasi volesse perforarmi, aprirmi in due.
Mi sussurra nell’orecchio che gli piaccio un casino, mi bacia di nuovo con foga, senza smettere di pompare, gli lecco avidamente i capezzoli, che ho davanti alla faccia, le mie tettine sono uscite fuori.
Io sono completamente presa da quel cazzone che mi ara come un trattore, il questo momento adoro quel ragazzone che mi sta possedendo in quel modo rude.
Infatti lo incito a spingere, a sbattermi, non lo faccio mai, ma adesso sono una femmina smaniosa, ho un formicolio all’inguine, un preludio all’orgasmo che, però, non vuole esplodere.
Non tocco il mio cazzettino che è lì, molliccio, inutile, non è quello l‘orgasmo che voglio.
Va avanti a scoparmi, improvvisamente aumenta il ritmo, mi accorgo che sta venendo.
No, dai, prima io! Mi manca poco…
Mi abbraccia forte, schiacciandomi sul divano, sborra, avverto gli schizzi, non finiscono mai.
“Rosyyyyyyyyy! Cazzoooooo!”
E’ il momento più bello, quando il Maschio, l’Uomo, scarica, riversandosi dentro di me.
Si tira su e si accascia, tiro giù le gambe anchilosate, ho sempre quella sensazione di incompiuto nelle viscere.
Intendiamoci, sono abituata, non vengo quasi mai di culo, la mia è una goduria cerebrale, che nasce dal piacere della sottomissione, dall’atto stesso della penetrazione, dell’essere una femmina, un buco che da piacere ai maschi che mi usano a loro piacimento.
Un tizio che mi scopa, che si vanta di sapere tutto sulla sodomia, mi ha detto che l’orgasmo anale non è da tutti e che faccio fatica con questa cosa perché sono una fighetta precoce, che la mia prostata si è abituata presto ad essere sollecitata, come la curva del retto, che si è spostata, tutto, dentro di me, si è modificato nel tempo, femminilizzato, adattandosi per farsi penetrare.
Però oggi ci sono vicina, quindi mi inginocchio davanti a Giorgio, che è stravaccato sul divano, gli ripulisco il cazzo con la bocca lo succhio, lo lecco, mentre gli accarezzo le cosce, la pancia, le palle, mentre assaporo la sborra che trattengo dentro.
Assorbo la sborra nel culo, se fossi veramente una donna rimarrei incinta ad ogni trombata.
Vado avanti a lavorarmi il suo cazzo finché è di nuovo duro come l’acciaio, mi sistemo su divano, la testa in giù, sulle ginocchia, il mio culo è suo.
“Bruno, su, prendimi…”.
Me lo sbatte dentro tutto assieme, mi schiaccia la ghiandolina, facendomi sussultare.
“Siiii… Bruno… amoreeeee!”.
Quattro o cinque colpi e finalmente mi monta l’orgasmo, carica come sono vengo gridando, una lunga, fortissima scossa elettrica.
“Cazzo, Rosy, godi come veramente fa una femmina”, dice lui, biascicando le parole.
“Ahhh… si… una femmina… dai…” blatero io, quasi svenuta.
Pompa all’infinito, appoggiato alla mia schiena, ho la testa schiacciata sul copri divano, che mordo per non gemere.
Scava, scava, non viene più, ed io: “Giorgio, se vuoi finisco con la bocca”.
Allora si ferma, si sdraia sul divano, salgo sopra di lui.
Gli faccio un lavoretto con i fiocchi, modestamente, con la bocca potrei fare resuscitare i morti, sborra di nuovo, mando giù tutto, con voluttà, assaporandola.
Gli bacio le palle, la cappella umida e mi tiro su.
Restiamo qualche istante in silenzio, a riprendere fiato.
In questo momento sono praticamente innamorata (anche se poi mi passerà subito), me lo mangerei.
Gli farei di tutto.
Infatti, quando mi dice che gli scappa da pisciare, io: “Andiamo, ti ci porto io”.
Da quando mi hanno insegnato questa cosa non ho più smesso di farla.
Mi sfilo le poche cose che ho addosso, in bagno mi accovaccio nel piatto doccia, gli prendo il cazzo in mano, poi me l’appoggio sulla lingua, lo lecco un momento: “Su, falla”.
Stringo le labbra, mi orina in bocca, un po’ esce fuori, un po’ la mando giù.
E’ calda e salata, mi sembra nettare.
Mi piace il gesto, sono la sua schiava, è giusto che mi pisci addosso, in culo, in faccia, dappertutto.
Vorrei restare lì tutto il giorno, a servirlo, a giocare col suo cazzo, a bere i suoi liquidi, ma dobbiamo andare, fra poco arriverà gente.
Ci diamo una lavata veloce nella stessa doccia e ci rivestiamo.
In macchina mi dice che la cosa dell’orina non l’aveva mai fatta, non ci aveva nemmeno mai pensato, gli è piaciuta.
Io gli rispondo che io, invece, ho fatto e faccio tutto.
Mi da un passaggio fino ad un centinaio di metri da casa.
“Rosy, ci vediamo di nuovo, vero?”
“Certo, Giorgio, quando vuoi”.
Mentre dico queste parole gli palpo il cazzo e lo bacio sulla guancia, lui mi afferra il volto e mi da un lungo bacio in bocca.
Gli dico che voglio andare con lui in qualche locale che conosco, ovviamente come Rosy, gli confido che voglio restare sempre Rosy, che mi è piaciuto tanto farlo con lui.
Ci saremo rivisti e non solo una volta, però un po’ di tempo dopo, quando Roberto non sarebbe esistito più.

 


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