L’affitto

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L’affitto

“Ci sarebbe da riscuotere gli affitti degli studenti, cara vai tu ?”
Le parole di mio marito erano fin troppo prevedibili e scontate, del resto lui odiava uscere dall’ufficio, preferendo rimanerci entro a guardare le gambe della nostra segretaria, non sapendo che la ragazza era lesbica dichiarata, e che di conseguenza era forse più interessata a ma che a lui.
“Certo amore, passo prima da casa e poi vado.”
Casa era in realtà al piano superiore, e l’unico motivo per il quale ci volevo salire, era per darmi un ritocco al trucco per renderlo più sensuale. Uno dei miei giochi preferiti era infatti far eccitare i ragazzi che abitavano nei nostri appartamenti, interpretando al meglio il ruolo della signora un po’ esibizionista, per poi lasciarli solo coi loro sogni infranti.
Del resto l’immagine che vedevo riflessa mentre mi mettevo un rossetto di un bel rosa acceso, non era niente male, certamente mostravo i miei cinquant’anni compiuti da poco, ma le rughe erano poche, la pelle tonica, ed il fisico grazia anche a qualche ritocchino, di tutto rispetto, con un seno che con un push-up ben regolato, sembrava quasi esplodere.
La semplice maglia grigia con un incrocio proprio sotto il seno, e la gonna a quadretti, erano il mio abbigliamento preferito, in quanto semplice e comodo, che amavo arricchire con un giro di perle e degli orecchini dello stesso materiale, ma più piccoli.
Come d’abitudine una volta giunta a destinazione, partii dall’ultimo piano per poi scendere sino al primo, trovando spesso gli inquilini col denaro già pronto in una busta. Qualcuno m’invitò a prendere qualcosa, ma rifiutai sempre non volendo perder tempo, avendo in testa l’idea di andare una volta finito il giro, in un centro benessere, dove avrei lasciato qualche pezzo da cento in cambio di coccole e relax.
L’ultimo appartamento era quello di due nuovi studenti al primo anno d’università, che avevo visto solo una volta alla firma del contratto d’affitto.
Mi aprì un ragazzo dall’aspetto un po’ trasandato, che si era dimenticato la scadenza del pagamento, ma che complice un pantaloncino un po’ troppo attillato, aveva quasi in bella mostra un membro di notevoli dimensioni.
“So che i soldi ci sono, peccato che non ricordi dove li abbia messi Domenico.” mi disse aprendo un po’ a caso diversi cassetti.
“Quindi tu sei Umberto.” gli chiesi dopo aver visto il contratto d’affitto.
“Sì però le ripeto i soldi li maneggia Domenico perchè io sono una frana.”
“Lascia stare il lei.” gli dissi mettendomi vicinissima a lui “E stai tranquillo anche per il denaro, tanto non scappate vero ?” conclusi sistemandogli il colletto della polo.
“No e chi scappa dopo tutto il culo che mi sono fatto per arrivare qui.” mi rispose scusandosi subito dopo per aver detto una parolaccia, ma soprattutto diventando rosso come un peperone.
“E poi ci sono anche modi e maniere per saldare i debiti, in fondo basta esser d’accordo giusto ?”
Non appena finii quella frase gli poggiai una mano proprio sul pacco, che diede subito evidenti segnali di vita, ingrossandosi in men che non si dica.
“Signora Silvana, ecco io …. insomma lei è ….” farfugliò Umberto prima che gli chiudessi la bocca con la mia, per poi tirargli fuori il randello già abbastanza duro per poterlo maneggiare senza problemi.
“Secondo te sono una signora o una che vuole solo un po’ di cazzo.” gli dissi scendendo con la bocca sul collo, prima d’arrivare a quello che era il mio vero obbiettivo, quel grosso bastone di carne che sembrava quasi dirmi di volere le mie attenzioni.
Con tutta la maestria di cui ero capace, iniziai a girare con la lingua intorno alla cappella, che ben presto non solo diventò lucente, ma bella gonfia e pronta a finire fra le mie labbra.
“La tua ragazza ti spompina così ?” gli chiesi leccandogli lentamente la mazza per tutta la sua lunghezza.
“Magari, a quella fa schifo prenderlo in bocca.” mi rispose togliendosi la maglietta.
“E ha le tette grandi come le mie ?” domandai tirando fuori la mia quarta.
Lui non mi rispose, ma quasi mi forzò a prenderglielo in bocca, cosa che feci ben volentieri avendo forse più voglia di lui. Per eccitarlo ancora di più gli passai la mazza nel solco del mio seno, per poi riprenderlo fra le labbra, sino a quando non fu lui a farmi tirare su.
“Da te non voglio solo un pompino, ma scoparti fino a sfinirmi.” mi disse alzandomi la gonna.
“Lo stesso vale per me.” ribattei togliendomi le mutandine e girandomi alla ricerca di un appoggio, che trovai in un robusto sgabello di legno, di quelli che ci sono spesso nei vecchi bar.
Nonostante non mi avesse mai toccato al di sotto della vita, Umberto mi penetrò con estrema facilità, dato che se lui era eccitato, io non lo ero da meno. Così mi ritrovai subito piena di lui, che prese a spingere con non troppo ardore, avendo forse paura di bruciarsi troppo in fretta, e lasciarmi insoddisfatta. Non gli dissi però nulla anche perchè neppure io volevo avere solo una sveltina, ma proprio mentre mi stavo per muovere, entrò Domenico che nessuno dei due aveva sentito arrivare.
“Ma guarda la signora De Baroni ! Che a quanto pare di nobile non ha proprio nulla, però almeno è generosa nel concedere più di quanto faccia quel tirchio del marito.” disse il ragazzo mettendosi davanti a me prima ti tirar fuori una mazza ancora più grande di quella dell’altro inquilino “Dai fammelo diventare duro in fretta così ti rimandiamo dal cornuto bella aperta, e magari ci fai pure lo sconto sull’affitto.”
“Per lo sconto bisogna vedere.” gli risposi mentre m’accucciavo fra i due ragazzi per poter prendere più comodamente le loro nerchie in bocca “Perchè va bene che siete in due, ma io sono molto esigente.”
Rimanemmo molto poco in cucina, perchè Domenico quasi mi trascinò nella sua stanza, facendo volare la mia maglia per strada, sdraiandosi alla fine sul letto a una sola piazza.
“Fammi vedere quanto ti piace il mio cazzo salendoci sopra.” mi disse senza mezzi termine, sapendo che da parte mia non aspettavo altro che poterlo montare.
Nonostante il suo pene fosse di dimensioni davvero ragguardevoli, m’impalai su di lui con discreta facilità, per poi ritrovarmi davanti alla faccia quello di Umberto che reclamava la sua parte d’attenzioni, ma non ebbi quasi il tempo di riprendere a leccarlo che Domenico gli disse cosa fare.
“Lascia stare la bocca e mettiglielo nel culo. Hai senti cos’ha detto, se vogliamo lo sconto sull’affitto dobbiamo scoparla peggio d’una troia, sennò non gode.”
“Ma io non l’ho mai messo nel culo a una donna ?” ribatté Umberto chiaramente stupito dalla richiesta dell’amico.
“Fai finta che è la fica, anche se di solito è più stretto, sempre che la signora qui presente non l’abbia già dato a tutti i suoi inquilini.”
Era fin troppo chiaro che quel giovane stava godendo a umiliarmi, ma lo era altrettanto che io godevo ancor di più della sua mazza, e che quella non era certo la prima volta che mi ritrovavo con due uomini ben dotati.
Per favorire l’inesperto ragazzo, m’abbassai il più possibile sull’altro, quasi offrendomi a lui, che dopo aver superato un momento d’incertezza, s’inginocchiò dietro di me. Umberto fu fin troppo delicato, ma del resto era chiaro che si muoveva più per tentativi che altro, col risultato però di farmi godere moltissimo di ogni centimetro della sua mazza che violava il mio etto, facendomi vibrare dal piacere. Solo quando completò la penetrazione, e si rese conto che era solo metterlo in un altro buco, divenne più audace, aumentando via via il ritmo, ma senza diventare mai un selvaggio al galoppo.
In compenso Domenico spingeva parecchio dal basso, tanto che a volte mi sembrava quasi che quelle due mazze si toccassero, il che mi mandava in visibilio. Tutto ciò non cambiò quando decisi di girarmi per concedere la mia apertura posteriore al più dotato dei due, che fu decisamente meno delicato dell’amico, ma non per questo meno godurioso.
“E’ dalla prima che t’ho visto che voglio scoparti, perchè una come te la riconosco anche lontano un kilometro.” mi disse il ragazzo afferrando il mio seno “Tutte brave a fare le santarelline quando siete in compagnia dei cornuti che vi hanno sposato, e poi troie come non si può neanche immaginare quando vedete un bel cazzo.”
“Tu il bel cazzo ce l’hai, peccato che preferisci le parole ai fatti.” gli risposi un po’ infastidita dalle sue parole.
Per tutta risposta lui quasi mi spinse via, sino a farmi ritrovare carponi in precario equilibrio.
“Tu infilale il cazzo in bocca, così non potrà gridare mentre l’inculo.” disse Domenico all’amico che non perse un secondo e m’infilò la mazza fra le labbra.
Tanto era stato delicato Umberto nel sodomizzarmi, tanto fu brutale l’altro ragazzo, che dopo avermi il buchetto coi pollici, spinse dentro il membro senza alcun riguardo, e solo l’orgoglio m’impedì d’urlare per il dolore.
“Eccoti accontentata, e se vuoi la prossima volta che passi per i soldi, porta qualche tua amica troia, che qui un po’ di cazzo lo diamo a tutte.” mi gridò contro dandomi sue sonori ceffoni sulle chiappe “O magari porti quel cornuto di tuo marito, così si fa una sega mentre ti scopiamo fica e culo.”
L’idea di farmi scopare davanti al mio coniuge, era un’idea che m’affascinava da tempo, ma che ovviamente non potevo mettere in pratica nonostante lui sapesse della mia infedeltà. Quel pensiero ebbe però il dono di farmi rilassare, così che l’incedere di Domenico divenne via via più piacevole, ed il dolore scomparve ben presto, lasciando il posto a ben altre sensazioni.
I due ragazzi iniziarono ad alternarsi fra chi mi stava e chi dietro, ma anche nel prendere una delle due porte del piacere, tanto che sfiorai l’orgasmo diverse volte, cercando sempre di trattenermi per averne uno ancora più esplosivo.
Quando però mi presero nuovamente insieme, ma questa volta con Domenico dietro che s’era impossessato del mio sedere, non potei fare altro che urlare il mio piacere, finendo poi accasciata su Umberto che mi strinse a sé come per proteggermi.
I miei inquilini però avevano anche loro dato tutto, così mi fecero sdraiare sul letto, per poi venirmi addosso, più che altro sul seno e sul viso, mentre io mi sfioravo la passera quasi volessi rinfrescarla con le dita.
Mi ripulii usando dei fazzoletti per poi rivestirmi cercando di darmi allo stesso tempo un contegno che nascondesse quanto appena accaduto, ma nonostante tutto uscii da quell’appartamento con le gambe ancora tremanti, ma soprattutto solo metà dell’affitto pattuito, ben sapendo che il resto ce l’avrei dovuto mettere io.

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(quelli volgari saranno subito cestinati)

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One thought on “L’affitto

  1. Franco

    Ti dirò, l’ho visto un pò lunghetto scorrendo, poi sono risalito sopra e ho detto proviamo a leggerlo, può darsi che sia eccitante, invece dal passaggio in casa per riscuotere alla mano sul pacco è stato troppo veloce e mi hai fatto passare la voglia di leggere il resto, mi dispiace bocciato.

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