La moglie perfetta. Prima parte

La moglie perfetta. Prima parte

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Mi chiamo Fabio e sono sposato con Cinzia da dieci anni. Lei è quella che, secondo me, si può definire la moglie perfetta: intelligente, simpatica, è una donna che sa destreggiarsi bene in ogni situazione. Esteticamente è una bella donna, ma, sempre secondo me, è a letto che emergono tutte le sue vere qualità. Ad esempio: gode tantissimo, viene sempre, sia se la scopi o se le pianti il cazzo in culo, cosa che gradisce molto, lei viene, non squirta ma quasi, poi se le infili il cazzo in bocca, senti proprio che VA DENTRO la gola. Impazzisce letteralmente quando si sente riempire di sborra ed inoltre è presente in lei, anche una spiccata vena esibizionistica che, col tempo ho fatto emergere. Quando l’ho conosciuta, aveva poco più di vent’anni. Eravamo in fila, all’ufficio postale; abbiamo parlato per più di un’ora, poi usciti, siamo andati a pranzo insieme; i nostri sguardi si sono tuffati l’uno in quelli dell’altra e da quel momento siamo diventati inseparabili. Il sabato successivo la invito a mangiare una pizza e, mentre andiamo al ristorante, parliamo e viene fuori che ho casa libera; lei, allora, mi guarda e dice:

«Andiamo a casa, che non ho più fame».

Venti minuti dopo, siamo a letto; lei si crogiola con il bellissimo regalo che Madre Natura mi ha fatto: un cazzo non troppo lungo, quasi venti centimetri, ma con una circonferenza esagerata. Lei si lecca le labbra e dice:

«Fica mia, fatti capanna e tu, culetto, non temere, all’asciutto non ti farò restare!»

Ce la ridiamo, lei si tuffa con la bocca sopra e comincia ad ingoiare il palo. Sorpreso per tanta capacità orale, mi godo un po’ la pompa, poi la rigiro e scopro la sua figa già fradicia; la lecco e lei parte.

«…muummmm … sì …stupendo…oooohhh…sì…»

Eccitatissima, ci si impala sopra ed io rimango piacevolmente affascinato dalla disinvoltura con cui si prende dentro il mio cazzo: per me è la prima volta.
In genere, per ottenere questo da qualsiasi altra donna, devo pregarla in ginocchio. Andiamo avanti tutta la notte, lei gode in continuazione, le metto un dito nel buchetto dietro.

«Se ce ne metti due, godo di più».

Quasi sborro nel sentire quelle parole. Appena si calma davanti, le pianto il palo dietro, dapprima con calma, ma lei, appena sente la cappella dentro, spinge con forza il culo indietro, facendosi infilare il cazzo in un solo colpo. Stremati, verso le quattro ci addormentiamo. Mi sveglia lei, verso mezzogiorno, succhiandomi ancora il palo: io la guardo, è meravigliosa; lei mi si mette sopra:

«Sai, mi piacerebbe ricevere da te ancora una bella spazzolata, ma, se sei fidanzato o non ti sono piaciuta, posso anche rivestirmi e andarmene. Non mi va di costringere nessuno».

La guardo sorridendo.

«Piacerebbe molto anche a me, ma alle seguenti condizioni: se ti stanchi di me, lo dici o, se ti va di scopare con un altro, me lo dici, se poi ti innamori, allora sei libera».

Ora è lei a sorridere.

«Guarda che non ti posso assicurare che non mi capiterà di scopare con altri, ma, quanto ad innamorarmi, credo che sia molto difficile».

Io la guardo in maniera interlocutoria e lei prosegue:

«Come ti sarai reso conto, sono abbastanza aperta. Due anni fa circa, appena presa la patente, ho incontrato un ragazzo tedesco, che studiava in questa città. Era bellissimo, alto biondo, occhi chiari, mi si è bagnata subito la figa. Lo aggancio e, dopo tre giorni, lo porto in un posticino tranquillo e me lo scopo a dovere. Lui è stupendo, mi pompa moltissimo e, quando mi sborra dentro la figa, ben protetta dalla pillola, mi sento felice. Il giorno dopo, lo vedo e mi dice di scopare di nuovo. Immagina un po’ se mi tiro indietro. Mi regala una sbattuta ancora più vigorosa del giorno prima, e mi viene in bocca con una quantità industriale di sborra. Sono estasiata: non solo è bello, ma mi sbatte da morire. La sera dopo, stessa storia: mi scopa di nuovo, mi manda talmente in orbita leccandomi che, quando mi pianta il cazzo in culo, se non fosse stato per un po’ di dolore, nemmeno me ne sarei accorta: ero al settimo cielo. Lo riaccompagno a casa e, mentre sto tornando alla mia, vedo che ha dimenticato, dentro la macchina, le chiavi di casa sua. Ritorno lì e, non sapendo a quale campanello suonare, apro con le chiavi e mi trovo davanti una vera sorpresa. Non uno, ma tre gemelli tedeschi, perfettamente uguali mi sorridono. Al momento ci resto un po’ male, ma loro mi si mettono intorno e, con moine e complimenti, mi fanno eccitare al punto che, se uno mi stava bene, figuriamoci tre. Da quel giorno mi scopano di brutto, spesso anche tutti e tre assieme, poi, dovendo tornare in patria, mi invitano ad andare con loro, ma avrei dovuto scegliere uno con cui stare. A quel punto la storia è finita, poi sei arrivato tu».

La guardo, la bacio e me la stringo forte al petto. Lei ha quasi le lacrime agli occhi. Nel primo anno che passiamo insieme, oltre a scoparla continuamente, incomincio a stimolare la sua vena esibizionista. Prima, con abiti cortissimi, poi, prendo a crearle situazioni sempre più particolari ed eccitanti, ma è durante le vacanze estive che raggiunge un buon livello di adeguamento. Mettiamo in pratica un gioco divertente: io, al mattino, le scrivo su un foglio come, quando e dove, si dovrà esibire; qui, mi fai vedere la figa, le tette, poi mostri le cosce, e così via. Lei esegue alla lettera, sia che le chiedo di farlo in un ristorante, bar o altro luogo pubblico, senza mai tirarsi indietro.
Ovvio che, raggiungendo durante l’intero giorno un alto livello di eccitazione, la sera mi uccide di scopate. Poi, il giorno successivo, è lei che scrive dove e quando le devo far vedere il cazzo in tiro, nudo e così via, perché, se a me piace esibirla, a lei la cosa eccita da morire. Nei mesi successivi affiniamo ancora la tecnica. L’estate dopo, non ho bisogno di scrivere nulla: basta come tengo le mani, o gliele passo sui capelli, che per lei rappresentano ordini precisi, ed allo stesso modo lei, da come porta gli occhiali da sole o mette la borsa sulle ginocchia, mi comunica se e quando vuole vedere il cazzo. Siamo in vacanza in Sardegna, le faccio prendere il sole rigorosamente in topless e, se possibile, nuda. Ovviamente, durante il gioco, devono restare piacevolmente coinvolte altre persone, ma lei non se ne preoccupa per niente. Alla fine della vacanza, le ho anche scattato tre rullini da 36 foto, in cui lei posa in maniere erotica, sexy, oscena, o decisamente porno. Per lo sviluppo, poi che sono rappresentante, passo a trovare Pippo, un mago della fotografia che, a Roma, ha un negozio di materiale fotografico, con annesso laboratorio di sviluppo e stampa. Il meglio sta al piano superiore: un piccolo, ma ben fornito teatro di posa, dove è quasi possibile realizzare ogni tipo di foto. L’ho conosciuto durante il servizio militare. Gli portavo a sviluppare i rullini che il mio comandante si divertiva a scattare a quella troia di sua moglie, ma era sconveniente, per lui, farli sviluppare a nome suo. Quando mi vede, mi accoglie con un caloroso benvenuto. Gli dico che ho tre “speciali.” Lui mi chiede:

«Ma, speciali… Speciali?»

Annuisco: era il nostro codice, di allora. Chiama la commessa e le dice che non c’è per nessuno e non vuol esser disturbato, poi mi porta dietro, nel laboratorio. Sviluppa con molta cura i negativi, poi stampa le foto e le guarda con molta attenzione.
Immediatamente, mi esprime il suo giudizio.

«Sai, ti scopi una vera figa, ma la cosa bella di lei sono il seno e la solarità delle pose: è spontanea, naturale, bella!»

Gli chiedo quanto sia il compenso per il lavoro svolto.
Ci pensa un attimo, poi mi risponde.

«Nulla, no anzi, mi piacerebbe avere tre foto».

Gli faccio scegliere le foto che preferisce. Ne seleziona una del seno, che è veramente bello, tondo: sembra quasi che siano state prese una coppia di sfere e siano state attaccate al petto di Cinzia; come seconda, ne sceglie una decisamente forte: è un primo piano della figa, da cui si vede colare il bianco della sua crema, e, per ultima, una del culo. Prende direttamente i negativi, si mette ad una macchina e ne ricava tre ingrandimenti 30X40. Poi mi sorride e aggiunge un suo pensiero:

«Racconta pure alla tua figa, che con queste mi farò delle seghe bellissime, pensando al suo splendido corpo».

Quando lo racconto a Cinzia, si eccita tantissimo: le piace proprio il pensare che qualcuno si segherà pensando a lei. Passano alcuni mesi e, una sera, che la sto riaccompagnando a casa, dopo una bella scopata, noto che lei è un poco pensierosa. La guardo e le chiedo il motivo del suo malumore.

«Mi sono rotta: vorrei dormire con te; perché non andiamo a convivere?»

Fermo la macchina, la guardo e, di rimando, le faccio una proposta:

«Perché, invece, non ci sposiamo?»

Lei mi risponde che le piacerebbe tanto, ma così, come stiamo ora, è bellissimo. Se poi, in futuro, mi dovessi stancare di lei, soffrirebbe tanto, perché non vuole perdermi. Le prendo il viso fra le mani, la bacio e le spiego le mie condizioni.

«Sta sicura che, primo, non mi perdi, secondo, basterà che quello che abbiamo fatto fino a oggi, lo continuiamo a fare con qualche piccola correzione; se ti sta bene, questo è tutto quello che ho da dire».

Incuriosita, mi chiede con un’aria triste.

«Cosa vorresti cambiare?»

«Nulla o poco. Ci voglio aggiungere che, quando sono via per lavoro, in quelle sere, tu sei libera di andare dove vuoi e con chi vuoi. Se ci scappa una scopata, basta che prendi il telefono e mi informi; io farò la stessa cosa con te. Se sono ad una cena ed ho la possibilità di scopare, te lo comunico; credi sia possibile condurre un’unione di questo tipo? Per quanto mi riguarda, ne sarei davvero felice».

Le dico questo in un tono assolutamente convinto e sereno. Lei mi butta le braccia al collo, e, baciandomi, afferma:

«Sarò la più brava moglie che un uomo possa desiderare».

Detto, fatto, ci organizziamo alla svelta. La casa già la possiedo. Un piccolo appartamentino in centro, disposto su tre livelli. Appena si entra, fatti tre scalini, c’è un ampio salone e un bell’angolo cottura. Saliti altri quattro gradini, a sinistra si entra nel bagno, dove ho fatto installare una piccola vasca Jacuzzi. Diventerà, nel tempo, il nostro angolo di Paradiso, il luogo dove la sera ci distendiamo, parliamo e ovviamente, poi che ci contiene entrambi, ci facciamo sesso. A destra, c’è la camera da letto, con una finestra sul soffitto, dove di notte, quando c’è la luna piena, la si vede stando distesi sul letto, e un finestrone grande, che si apre su un terrazzo posto più in alto rispetto a tutti gli altri, così ci si può prendere il sole nudi, senza rotture di nessun genere.
Per i preparativi facciamo relativamente presto e, quando parliamo del servizio fotografico matrimoniale, le propongo Pippo. Lei ne è subito entusiasta: muore dalla voglia di conoscerlo. Una sera, ci presentiamo, verso le diciannove, al suo negozio. Per l’occasione, lei indossa una gonna nera lunga, con davanti una chiusura lampo, che, ovviamente, offre diversi gradi di osservazione delle sue cosce, ed una camicetta bianca, senza nulla sotto; un micro perizoma e delle autoreggenti nere, con degli stivaletti con tacco alto, completano la mise e, a coprire il tutto, un giacchetto di pelle nero.
Lui la guarda, le fa fare un mezzo giro su sé stessa, e le parla con un sorriso stampato sul viso che, di per sé, dice tutto.

«Cara, le foto che ho visto di te, non ti rendono giustizia, sei, ancor più bella».

Mentre la commessa le mostra il meglio, in fatto di album, che dovrà contenere le nostre foto, parlo con lui e gli faccio una richiesta sottovoce.

«Mi chiedevo se fosse possibile fare alcune foto, il giorno delle nozze, un po’ speciali».

Lui ha come un lampo di genio, mi guarda e dice:

«Certo che si po’, ma servirebbe, prima, fare qualche scatto di prova».

Ci avviciniamo a lei: è tremendamente indecisa fra due album bellissimi, non riesce a decidere quale scegliere. Lui, allora, rivolto alla commessa, le dice che può andare, in quanto sarà lui a provvedere alla chiusura del negozio. Poi prende Cinzia per mano:

«Non è necessario che tu scelga adesso. Quando avrò le foto, deciderò io in quale stanno meglio».

Chiude il negozio, poi le avanza una richiesta.

«Cara, ti andrebbe di fare qualche scatto di prova?»

Lei mi guarda, io annuisco. Ci trasferiamo al piano di sopra. Lui sistema al meglio la sua attrezzatura, poi comincia a scattare. Prima, foto semplici, poi ‘togli questo’, ‘togli quello’, così, girati, piegati, alla fine lei è nuda. Io mi ritrovo il cazzo in super tiro e pure lui, visibile da un grosso bozzo sul davanti. Le scatta molte foto e, quando si rende conto che pure lei è su di giri, mi guarda e mi ordina perentorio.

«Che aspetti, spogliarti!»

Così continua a scattare. Prima foto sexy, poi sempre più erotiche, fino a quando lei me lo prende prima in bocca poi in fica, ma il meglio è quando sborro.
Lui mi fa mettere davanti alla sua bocca, con non so quale sistema, riesce non solo ha beccare l’attimo in cui schizzo, ma tutto il filamento di sborra che va a coprire direttamente il suo viso, con un effetto di un erotismo pazzesco. Poi lei si gira, vede il cazzo di Pippo che è durissimo e gli chiede con voce artatamente maliziosa.

«È vero che ti sei segato, pensando a me, alle mie intimità?»

Lui fa un cenno d’assenso con il capo. Lei lo esorta con voce molto languida.

«Fammi vedere come fai».

Lui mi guarda, io annuisco. Tira fuori un bel cazzo duro e comincia a segarsi di brutto. Lei allunga una mano, si abbassa e lo porta alle labbra, lo lecca un po’, e lo invita a sborrare sul suo viso.

«…Dai…dai …schizzami in faccia, anche tu!»

Lui mi indica una piccola macchina fotografica; appena gliela porgo, appoggia la punta del cazzo in bocca a Cinzia, se la scopa velocemente avanti e indietro, e gode.

«…Sì… bella porca …sì … succhiami… che sborro!»

Nell’attimo in cui sborra, tira fuori il cazzo, schizza sulle tette la sborrata, immortalando ogni singolo attimo. Il giorno delle nozze, arriva prestissimo a casa mia. Caccia fuori dalla mia camera tutti; mi scatta alcune foto di me nudo, poi mi saluta e corre a casa di Cinzia. Stessa regia e, essendosi eccitato, lei gli succhia velocemente il cazzo, facendolo venire in gola per non lasciate tracce, ma tutto ampiamente documentato da foto stupende. Le foto del matrimonio si riveleranno bellissime, ma quelle speciali restano il più bel regalo che abbiamo ricevuto.

Continua…

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