Ho fatto la troia con un cazzo rumeno davanti a mio marito

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Ho fatto la troia con un cazzo rumeno davanti a mio marito

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Sono una moglie di 45 anni. Mi chiamo Gisella e mai avrei immaginato di trasgredire come è successo poco più di due mesi fa, prima che iniziassero queste restrizioni a causa del coronavirus. Mio marito è Stefano ed è un bell’uomo di 47 anni. Era esattamente giovedì 6 febbraio quando Stefano, rientrando a casa, mi raggiunse nel terrazzino dove stavo sistemando lo stendibiancheria. Era quasi buio e faceva pure un po di freddo, tantè che io avevo indossato un vecchio giaccone sopra la tuta e lui mi raggiunse ancora col cappoto addosso. “Che fai?” “Non lo vedi?” “Domani sera andiamo al paese per il fine settimana”– Il paese è il paese di origine della mia famiglia ad un’ora di auto dalla nostra città in Sicilia. Anche la casetta è quella dei miei genitori, naturalmente ristrutturata e con tutti i confort. La particolarità di questa casa che piace di più a Stefano è che è situata in un cortile ormai disabitato e quindi in massima tranquillità. ” No, ci siamo stati la settimana scorsa. Ho tanto da fare qua a casa” “Non volevi scopare con un altro davanti a me?” Restai allibita e senza parole. “Vero dici? Ma che sei pazzo? Come sei diventato?” “Ma se hai detto di si? Fino a ieri sera hai detto che lo volevi fare”- Vero era che più volte avevo detto di si. Anche la sera prima. Ma erano momenti particolari durante i quali, scopando, mi faceva sentire una vera troia. Magari in quei momenti lo desideravo veramente un cazzo nuovo che non fosse quello di mio marito. Intendiamoci, Stefano oltre ad essere un bel porco, da sempre, ha anche un bel cazzo che sa usare più che bene. “Sono cose che si dicono così. Non sei geloso?” “Di questo non ti preoccupare. Tu lo vuoi fare? Invece di farlo di nascosto lo fai davanti a me. Non è che hai dei preconcetti a letto? Ti piace fare grandi pompini, ti piace prenderlo in culo, non è che avresti problemi di novità”– Mi cadde il mondo addosso. Cosa voleva dire con quel <<invece di farlo di nascosto>>. Sapeva di quella storiella che avevo con un collega? Era una cosa recentissima. Ci eravamo incontrati solo due volte. Di questo mio cedimento alla avances di Pierto, così si chiama il mio collega, ho attribuito un minimo di colpa anche a Stefano facendomi desiderare il cazzo di un altro. Feci finta di niente. Come se non avessi sentito per evitare che lui continuasse o riprendesse con quel <<invece di farlo di nascosto>>. Tuttavia mi sentivo mortificata con me stessa e riflettendo sul da farsi arrivai alla conclusione, per evitare che riaprisse il discorso su quel <<invece di farlo di nascosto>>, che non dovevo contraddirlo. Ma se ne era veramente a conoscenza come caspita l’aveva capito o saputo? Che tormento! Fra l’altro, prima che con Pietro, non l’avevo mai tradito. Così quando mi chiese: “Che fa partiamo domani sera o sabato mattina?” “Come vuoi tu, tu che dici?” “Domani pomeriggio così abbiamo tutto il tempo di fare riscaldare la casa. Il nostro amico viene sabato sera”– Non gli chiesi nemmeno chi fosse. Glielo chiesi quella sera a letto quando, come sempre, per abitudine e per tenerezza, mi abbandonavo con il viso sulla sua spalla. “Sai che sono contento per te che ti fai fottere da un altro? Una bella femmina come te se lo merita” “Dici? Echi è questo nostro amico che dici tu?” Mi rispose che era una sorpresa. Una bella femmina come me se lo merita? Che femmina sono? Una femmina attraente, almeno credo, visto come sono guardata: sono castana e attraente, con occhi vivaci e una balla bocca con labbra carnose. Sono alta 164 cm e ho un corpo ben fatto nonostante i miei 45 anni: Seni sodi, terza misura, con due capezzoli che quando sono turgidi sembrano, come mi disse Pietro, due pistoncini; Il ventre quasi del tutto piatto, fianchi ampi nel modo giusto e rotondi dai quali si diparte un sedere alto e sodo che mio marito lo definisce il mappamondo più tondo del mondo e le cosce ben tornite, lisce e toniche. Un segreto? Non mi è mai dispiaciuto quando mi è capitato di notare qualcuno sbirciare fra le mie cosce, anzi, ho lasciato fare con piacere, senza ricompormi ma senza assumere atteggiamenti osè ed equivoci. Dunque partimmo venerdì pomeriggio e subito accendemmo i riscaldamenti. Stefano disse che il camino lo avremmo acceso l’indomani pomeriggio. Quindi lui uscì a prendere due pizze per la cena. Quando sul tardi andammo a letto incominciò a stuzzicarmi dicendomi che al nostro amico gli avrei fatto perdere la testa con le mie tette e i miei pompini. Mi raccomandò di non fare l’antipatica come faccio a volte con lui nel caso in cui il nostro amico mi volesse inculare. Andai con un sorrisino di complicità tastandogli il cazzo. “Perchè antipatica? Non te lo do e tu ne approfitti?” “Si, fai piano, non abusare del mio sedere” “Che vuoi? Capita che a volte si può essere poco propense” “Però ti piace lo stesso” “Si” “Anzi tu gli devi dire di scassartelo più forte e che il suo cazzo nel culo è fantastico”. Non potei fare a meno di ridere e ridendo gli richiesi che fosse il nostro amico. Mi rispose che era una sorpresa. L’indomani mattina dovevamo uscire per fare la spesa perchè il nostro amico sarebbe venuto per cena. Stavo indossando i collant e mi chiese se avessi portato con me gli autoreggenti. gli risposi di no e mi suggerì di comprarli. “Non è che ti presenti in collant” disse. Poi mi chiese di quel vestitino primaverile di colore verde e con la cerniera sul davanti per tutta la sua lunghezza. Gli risposi che l’avevo qua al paese e disse che allora gli autoreggenti avrei dovuto prenderli neri. “Grazie! Fortunatamente che ci sei tu altrimenti non saprei nemmeno come vestirmi. Vuoi sapere che intimo ho? Ho portato quello che piace a te, lo slip di pizzo nero e il reggiseno accoppiato. Ti va?” Pranzo leggero e poi iniziai a preparare la cena. Iui accese il camino e pensò ad alimentarlo a dovere. Fece la doccia e indossò un’altra tuta, tanto lui mica deveva essere sexy. Dopo feci la doccia io con tutti i miei rituali: crema per il viso, per i seni e per le cosce; controllai la peluria del pube ed era a posto; indossai l’intimo, gli autoreggenti e quel vestitino verde. Non ero niente male. Provai la cerniera del vestito e rimasi compiaciuta io stessa per quello che si vedeva sotto. Quando raggiusi Stefano in soggiorno la provò pure lui. “Minchia chi bellu pezzu di sticchiu! Stasira a tutti fa impazziri” (disse proprio così e lo scrivo in siciliano perchè fa più effetto). Quando le chiesi se avesse appuntamente con il nostro amico, rispose che sapeva dove venire. E chi è allora? Mi chiesi. I nostri abituali amici non potevano essere, pensai: sarebbe stato proprio vergognoso. Non riuscii ad individuare nessuno. Altro che sorpresa! Restai più che sorpresa quando squillò il citofono e Stefano gridò: “Alexandru! Sei arrivato?” Alexandru? Non poteva essere. “Lui?” “Perchè? Non mi dire che non ti piace”– Non era il fatto di piacere o non piacere. Il fatto era che mi vergognavo. Però pensai che mi sarei vergognata comunque. Alexandru l’ho conosciuto l’estate scorsa quando a Stefano glielo hanno segnalato per tinteggiare la casetta del paese. Fece altri lavoretti. Veniva la mattina, pranzava pure con noi e poi alle cinque del pomeriggio ritornava in città. Noi dormivamo in paese. Tutto questo per una settimana. Certamente è un bel ragazzo di 31 anni. sposato ma con la moglie in Romania. E’ alto con lunghi capelli biondi e occhi azzurri. Dopo qualche giorno mi ero abituata alla sua presenza, parlavamo di lui, di sua moglie, del suo bambino e della Romania. Anche lui ci stava bene e stavamo in confidenza. Non potevo non notare i suoi sguardi furtivi sui miei attributi, fra l’altro io, in abiti casalinghi comodi e leggeri, in certi momenti li avevo bene in vista. Devo dire che non mi dispiaceva e anche a me piaceva ammirare, lavorando lui in pantaloncini e canottiera, ammirare i suoi muscoli che vibravano ad ogni movimento. Riprendemmo la confidenza che si era creata in estate già a tavola. Mi faceva i complimenti per ogni cosa che gli servivo. Parlavamo di tutto e dopo qualche sorsetto di vino in più, anche da parte mia, anche discorsetti osè con Stefano che diceva che lontano dalla moglie doveva essere brutto e lui guardando me, forse vergognandosi, annuiva. Io francamente non sapevo se lui fosse a conoscenza del motivo per cui era da noi. Non sepevo se Stefano gliene aveva parlato prima oppure era convinto che potesse nascere tutto quella sera. Il fatto sta che mio marito dopo cena buttò i cuscini del divano sul tappeto a terra vicino al camino e parlando del più e del meno osservavano me che sparecchiavo. Le loro attenzioni mi lusingavano e mi guastavano il sangue, tanto che pensavo che la faccenda stava maturando e mi sentivo pure eccitata, anche perchè Alaxandru mi fulminava con i suoi occhi azzurri. Si, adesso avevo proprio voglia di fottuta in ogni modo, si, anche in presenza di mio marito e mentalmente lo ringraziai per l’opportunità che mi dava. In breve tutto ebbe inizio quando Stefano mi disse di versare l’amaro averna in tre bicchieri e di sedermi con loro. Intanto abbassandomi a terra il vestito svolazzò scoprendo le mie cosce e lusinghiero fu l’esclamazione di mio marito. “Uhuuuuu! che mi fai vedere?” Dovevo vergognarmi? No, mi piacque e dissi che non era colpa mia. Mi sistemai su un’anca con le gambe all’indietro e il vestito su di un bel po sopra le ginocchia. Loro erano seduti come gli indiani con le gambe incrociate. Ero in mezzo a loro e ad un tratto mentre sorseggiavo l’amaro mio marito prese ad accarezzarmi la coscia. Ero eccitata. Che ci posso fare? guardavo la sua mano che faceva su e giù sulla mia coscia pensando che salisse su. Incrociai lo sguardo di Alexandru. Era rosso e avido. Io col sorrisino sulle labbra, imbarazzata ma decisa di far fare a Stefano. Infatti mi disse di mettermi in ginocchio. “Per fare che?” “Tu mettiti in ginocchio”. Lo feci e subito giocando con la cerniera mentre col palmodella mano mi accarezzava la tetta, incominciò ad aprire il vestito dicendo di farmi vedere da Alexandru. Dissi che as Alexandru piacevano le ragazze e non io. “No, anche tu mi piaci”– La parte superiore del vestito era già aperta fino all’ombellico. Che bona Gisella, vero? Ti piace? Vedi che bella femmina? Se vuoi la puo accarezzare”. Ero turbata e muta come un pesce e da quel momento ebbe inizio una nottata da film porno. S, perchè mi abbandonai alle loro voglie più sfrenate. Intanto Alexadru infilò la mano dentro il vestito a prese ad accarezzarmi sempre più decisamente finchè mio marito mi slacciò il reggiseno e Alexadru me le palpò con ambedue le mani. Poi Stefano prese a succhiari in capezzolo e lui lo imitò. Che situazione! Che piacere! Non immaginate che libidine quando mio marito mi fece mettere in piedi e mi disse di aprire tutto il vestito perchè Alexandru mi voleva vedere tutta. Che Puttana! e che sguardo libidinoso mi sentivo. Stefano si alzò ,si mise dietro di me e mi sfilò completamente il vestito. Ero in slip e autoreggenti. Alexandru allungo le mani sulle cosce mentre mio marito mi baciava sul collo, mi palpava le tette ed io gli tastavo il cazzo. Ma il cazzo che volevo era quello del nostro ospite. Me lo diede sdraiti a terra e lo segai lentamente. Lo ammiravo perchè era bianco come il latte ma soprattutto lungo, sicuramente più lungo dei due che avevo visto prima, mio marito e Pietro. Mio marito era gia nudo ma si sistemò con la schiena appoggiata per godersi lo spettacolo mio e di Alexandro che ci baciavamo freneticamente mentre glielo menavo. Poi, mentre glielo leccavo tutto Stefano mi sfilo lo slip. Ero così desiderosa che mi sistemai sopra di lui dandogli la fica sulla faccia. Un lungo 69 durante il quale ebbi due orgasmi. Non solo il piacere degli orgasmi ma le parole di mio marito che mi diceva troia succhi, succhia mi facevano impazzire. Perchè non state più comodi a letto. Andammo di la e mentre stefano mi toglieva le calze Alaxandru si denudò completamente. Venne sopra di me, fra le mie cosce, e mi sentii penetrare da un bastone. Prese a chivarmi forte. Si vedeve che era a digiuno o, quantomeno, poco attivo. I suoi capelli lunghi mi coprivano il volto quasi a nascondere le nostre slinguate. Godetti ancora e cambiammo posizione con lui supino ed io a cavallo. Cavalcavo furiosamente e mio marito, ritto davanti a me, me lo mise in bocca. Che esperienza con due cazzi! La vera esperienza dei due cazzi fu dopo. Alexandru incominciò a fare smorfie di piacere. Stava per sborrare e aumentai il mio ritmo di cavalcata. Arrivammo insieme. Mi alzai per correre in bagno mentre mi colava la sua sborra lungo le cosce. “Guarda che culo, guarda come rimbalza, adesso glielo facciamo” disse mio marito. Mi girai sorridendo. “Scemi tutti e due” dissi. Ritornai e imboccai il cazzo di Alexandru per pulirglielo. Ero in ginocchio fra le sue cosce e mio marito venne dietro e me lo mise in fica. Incominciai ad agitarmi ancora per il piacere. Portò il cazzo su e me lo ficcò tutto nel culo dicendo al nostro amico di come godevo col cazzo nel culo. Intanto il cazzo di Alexandru era più duro di prima e gli leccai pure le palle. Stefano me lo sfilò dal culo, si mise supino, mi fece cavalcare e Alexandru prese il suo posto dietro di me. Che bello sentirmelo entrare tutto mentre ne avevo un altro nella fica! Che lussuria! Che libidine! che sensazione nuova! Caspita come godevo! era un piacere nuovo e un paio di orgasmi tutti nuovi quando mi riempirono insieme di sborra. Naturalmente Alexandru dormì con noi. Naturalmente io in mezzo a loro e non di rado, durante la notte mi sentii ora l’uno ora l’altro cazzo fra le chiappe. l’indomani mattina fui la prima a svegliarmi e lentamente, mentre dormivano, scivolai lungo il letto scendendo dalla parte dei piedi. Feci la doccia e preparai la colazione. Mi sentii chiamare da Stefano. “Così ci dai il buongiorno?” No, con un pompino ad entrambi e mi sborrarono in bocca. Altro che colazione.

 


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