Una vera signora

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Una vera signora

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Incrociavo lo sguardo di quella donna ogni mattina, prima di recarmi al lavoro.
Avevo l’abitudine di bere un caffè sul terrazzo di casa, indifferentemente dalle stagioni o dalle condizioni metereologiche. Mi piaceva perdere lo sguardo sui palazzi che avevo di fronte, osservare le tapparelle che si alzavano timidamente come a salutare l’inizio di una nuova giornata.
Fu una mattina di inizio novembre che mi accorsi della nuova inquilina del terzo piano di fronte allo stabile in cui abitavo.
La vidi uscire sul balcone in vestaglia e prendere qualcosa dall’armadietto in resina solitamente adibito a ripostiglio per scope e detersivi. Aveva un corpo scolpito nel marmo e quando si accorse che la stavo fissando finse il più classico degli incidenti: l’accappatoio si aprì e per una frazione di secondo vidi le forme perfette di una donna matura. Simulando imbarazzo, fuggì in casa ma proprio mentre stava chiudendo la porta finestra, mi guardò con un lieve sorriso di complicità.
I giorni passavano e continuavamo a incrociare gli sguardi finchè, poco prima di Natale, la incontrai in una via del quartiere. Stava parcheggiando la sua BMW.
Volevo parlarle ma temevo una sua reazione, tipo far presente a mia moglie che ci avevo provato. Fu lei a togliermi ogni pensiero.
“Finalmente la vedo da vicino” sussurrò.
“Già” sorrisi imbarazzato “ero molto curioso anch’io di conoscerla…io sono Marco”
“Michela” mi rispose porgendomi la mano.
Dopo le solite chiacchiere finalizzate a instaurare maggiore confidenza mi disse che era sposata da 4 anni e suo marito viaggiava spesso per lavoro. Trascorreva serenamente le sue giornate in palestra o leggendo. Quando le confessai di essere sposato ebbi la sensazione che ne fosse sollevata, non saprei dire perchè, ma avvertivo la sensazione che in lei c’era un forte desiderio di contatto fisico…forse di trasgressione.
Ci salutammo e ognuno tornò ai reciprci impegni.
A Febbraio ci rincontrammo. Disse che aveva trovato un box auto poco distante da casa e mi chiese se avessi voglia di accompagnarla alla sua BMW. Accettai.
Il box era in un piccolo atrio coperto da un robusto strato di plastica ondulata grigia. Nessuno ci aveva visti entrare e, mentre stava per estrarre le chiavi dalla borsetta, mi guardò come in trance e bisbigliò “mi dai un bacio?”
Non me lo feci ripetere due volte. Iniziai a baciarla con dolcezza ma lei spinse la sua lingua nella mia bocca. Percepii un forte sapore di menta mentre il suo ansimo diventava sempre più forte.
“scopami…ti prego…scopami”
Sembrava posseduta ma fui felice quando la sua mano afferrò il mio cazzo duro come legno che cercava di uscire dai pantaloni.
Aprì frettolosamente il box e chiuse alle nostre spalle la serranda, accendendo la luce.
“Tuo marito non c’è, vero?” chiesi “No…è partito stamattina presto. Ma non parlare di lui”
Si spogliò con una rapidità incredibile e mi trovai ad osservare il corpo perfetto, tonico e voglioso di una splendida cinquantenne. Persi ogni inibizione.
La scagliai sul cofano della macchina e cominciai a leccarle la figa. Quella carne glabra iniziò a fremere e bagnarsi, vedevo il clitoride emergere dalle succulenti labbra. “Si…che bello…mordila…baciala”
Cercavo di riprendere fiato ma era difficile con la sua mano che premeva la mia testa sulla figa…mi liberai per prendermi cura dei capezzoli, dritti come chiodi. Mentre li succhiavo afferrò la mia mano destra e la usò per masturbarsi…io partecipavo entusiasta. Gli ansimi si fecero più forti e poi si bloccò…all’improvviso dalla figa sgorgò un nettare denso e incolore mentre il suo corpo si agitava ritmicamente: era venuta.
Non le diedi neanche il tempo di riprendersi: le bloccai le mani sul cofano dell”auto e penetrai quella carne calda e bagnata con i miei 18cm di cazzo. Emise un verso come di cagna rabbiosa poi mi supplicò di non metterglielo nel culo…non l’aveva mai fatto. Spingevo e arretravo, spingevo e arretravo come un ariete davanti alle porte di una città da conquistare mentre lei riprese a ansimare e pronunciare farsi che non capivo o che, al contrario, capivo benissimo. “Spaccami…scopami tutta…così…non ti fermare”
Avrei voluto non fermarmi mai ma la meccanica della natura ebbe la meglio: estrassi il cazzo giusto un secondo prima che un lungo schizzo di calda sborra le inondasse le spalle per poi infrangersi contro il parabrezza della BMW.
Ero senza fiato come lei.
Da quel giorno ci salutiamo restando sui rispettivi balconi. Chino la testa e lei mi sorride impercettibilmente. Come una vera signora

 


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