Una madre disinvolta

Una madre disinvolta

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Prima ancora di iniziare a raccontare, so già che nessuno mi crederà, stante il particolare e strano svolgimento degli eventi, ai quali obtorto collo ho assistito da bambino, ma purtroppo, è tutto vero. Descrivo perciò ciò che ho visto, senza alcuna pulsione sessuale o eccitazione di sorta, e senza, nessuna aggiunta di fantasia perché dopo tanti anni, non riesco più a tenermi tutto dentro, e cioè, quello che al tempo ho visto con i miei occhi. Questa cosa non ho l’ho potuta mai raccontare ad amici e ne tanto meno a parenti. Non sono uno che si masturba mentre scrive o legge o guarda. Forse lo sto facendo per punire in qualche modo mia madre, sputtanandola, dopo che è venuta a mancare, per quello che ha fatto da viva, a mio padre buonanima, comportandosi in un certo modo, e rendendolo così cornuto, cosa che lui non meritava affatto. Lui era all’antica, molto stimato dagli amici per la sua intelligenza ed onestà e la trattava come una regina. Non ho mai raccontato a nessuno questa storia per ovvi motivi. Ora mia madre non c’è più e se devo infangare la sua memoria, almeno la infango con una storia vera e della quale la sola vera responsabile è lei. Non mi permetterei di raccontare delle falsità di tale peso, nel ricordo di chi non c’è più. Vorrei fosse chiaro. Sarò anche uno stronzo, ma lo sono in buona fede, sapendo che ciò che mi accingo a raccontare è tutto vero, e conseguente al comportamento altrui. E’ ovvio che da quel giorno non l’affetto, ma la stima verso colei che mi ha generato, crollò di colpo, e non ho mai avuto dopo quel giorno, uno spontaneo attaccamento filiale, pur avendo in qualche modo in quel periodo, rimosso in massima parte il ricordo, almeno sino a qualche anno fa. Più che rimosso, lo avevo archiviato temporaneamente, in una determinata zona del cervello ad uso archivio. Premetto che ho rimesso mani in questo archivio virtuale, solo in età adulta, anche se non so il perché. Non c’è un motivo preciso o una particolare ricorrenza. La cosa curiosa è che di quel tempo, qualche decina di anni fa, io ricordo pochissimo in generale, solo qualche breve episodio di gioco o di festa, ma ricordo perfettamente come fosse ieri, l’episodio che vado a raccontare. Quando i fatti avvennero, io avevo circa 10/11 anni, e mia madre all’incirca 35. Ricordo il periodo, perché l’ho associato ad episodi certi e datati di quel tempo.
Un giorno mi madre mi portò come faceva di tanto in tanto, dal mio pediatra che aveva Studio ad una cinquantina di metri da casa nostra, ed era anche, a cinquanta metri circa dalla casa di mia nonna, la madre di mia madre. I tre portoni erano praticamente in fila, uno dopo l’altro. Dato che mia madre doveva andare tutti i giorni ad aiutare mio padre a bottega, e dato che la bottega apriva alle 16, lei chiese giorni prima, come sempre quando mi portava a visita, un appuntamento in un orario che le consentisse di arrivare puntuale e all’apertura. Quando entrammo, presumo saranno state le 15 o 15,30. Lui, il medico, era un omone abbastanza alto e con un bel pacione. Non era quello che si possa definire un bell’uomo. Era un tipo volitivo di poche parole e per nulla simpatico. Quando si rivolgeva a me per visitarmi lo faceva come un ufficiale si rivolge ad un soldato per ordinargli qualche cosa. Lei, mia madre, era una donna di bell’aspetto, alta all’incirca 165 cm, con una terza o quarta di seno e capelli folti e mossi di colore castano chiaro. L’unico difetto fisico a mio parere evidente, era che aveva i fianchi un po’ larghi, e di conseguenza grandi chiappe, anche se non enormi. Penso seriamente che fosse considerata dagli uomini, un donna appetibile. Quando usciva di casa per andare ad aiutare mio padre in negozio, era sempre ben vestita, profumata e ben truccata. Non in modo volgare, ma in modo raffinato, come si addice ad una signora benestante che tiene al suo aspetto. Penso se la tirasse anche un po’. Era anche leggermente ipocondriaca, e così spesso mio padre era costretto ad accompagnarla da vari specialisti, per visite riguardanti dolori alla schiena, alla testa, allo stomaco e così via. Caratterialmente credo fosse abbastanza remissiva nei confronti di chi le era in quel momento superiore per titoli accademici, cultura, e posizione sociale oltre che perché maschio, in relazione all’educazione ricevuta dai suoi genitori, di origini contadine, dove quasi sempre in certi contesti l’ignoranza prevaleva e la donna veniva per importanza, dopo l’uomo, non a caso si augurava alla copia con la lei incinta, auguri e figli maschi. Lei possedeva solo la licenza elementare. Questo aspetto caratteriale ovviamente non lo notai allora, ma ne presi coscienza in seguito, quando io divenni adulto.
Ritornando alla mia visita pediatrica, il medico dopo avermi visitato, mi prescrisse una medicina, probabilmente inerente un qualche farmaco per attivare il mio appetito o un ricostituente, visto che allora ricordo mangiavo veramente poco, e di questo, i miei se ne preoccupavano. Nel consegnare il foglietto ricetta a mia madre, lei nel prenderlo gli chiese di prescriverle qualche cosa, che in parte ricordo e in parte deduco dagli eventi successivi, utile per alleviare un bruciore che veramente o no, avvertiva nelle parti intime, (probabilmente se vero il bruciore, suppongo derivante da una probabile cistite), e che da qualche tempo disse al medico la tormentava, intanto che lei attendeva di avere un appuntamento per una visita dallo specialista. Questo è quello che più o meno ricordo abbia detto, e che in parte, ripeto, presumo anche in virtù degli eventi successivi. Dato il tempo trascorso, non posso ricordare esattamente oggi, le parole pronunciate in quel momento. Quello che penso oggi, è che lei abbia in quel modo provocato il medico, dandole così il permesso, di spingersi sino a dove poi di fatto è giunto. Un avvocato difensore, potrebbe invece affermare che lei essendo ipocondriaca si è comportata come tutti gli ipocondriaci, i quali quando si trovano anche casualmente in presenza di un medico, gli riferiscono dei propri presunti o reali malanni, con la speranza di trovarne giovamento, e che poi la situazione le sia sfuggita di mano.
Ed ecco i fatti, precisi nel ricordo.
Il medico a questo punto non perse tempo, fece cenno di si con il capo, e poi, dopo aver preso una scatola da un armadio con sportelli in vetro ed anche una siringa, aspirò il liquido da una fiala, tolse diligentemente l’aria, e dopo di che, con la siringa in mano, si rivolse a lei in modo autoritario dicendole di sdraiarsi a pancia sotto sul lettino, poi, una volta sdraiata, sempre con fare deciso e risoluto, con l’altra mano, le tirò su la gonna sino al torace e le sfilò velocemente le mutandine anche dai piedi e le ripose sulla scrivania, poi, iniziò a massaggiarle una natica con l’alcol e il cotone e le fece una iniezione. Ricordo perfettamente che lui indugiò un po’ nell’osservare la natica che sotto la pressione del massaggio, tremolava come una gelatina. Forse ne voleva verificare la consistenza. Lei aveva i reggicalze come usava al tempo. Ricordo che non capivo il motivo del perché, togliere completamente le mutande, per farle una semplice iniezione, ma in seguito lo capii. Lui subito dopo averle ancora massaggiato come di prassi la natica dopo l’iniezione, la fece girare supina e dopo avermi accompagnato dietro uno paravento color bianco, con le ante in stoffa elasticizzata, da dove attraverso le fessure tra un’anta e l’altra, si poteva vedere tutto ciò che si svolgeva al di fuori, viceversa da fuori a dentro non sarebbe stato possibile. Sbirciando attraverso gli spazi tra un tessuto e l’altro, vidi il medico mettersi di fronte ai piedi di mia madre e afferrate le caviglie, spingerle facendole scivolare sul lenzuolo del pianale, sino a farle toccare con il calcagno le natiche, e poi, facendo pressione con le mani all’interno delle ginocchia, allargarle le gambe al massimo, dopo di che, con lei a pancia su a gambe larghe che sembrava una rana, lui con la scusa della visita ginecologica, volta a diagnosticarle il tipo di malanno (cosa impossibile in quel modo e senza specifici esami), le infilò il suo o i suoi ditoni nella fica, e stante la passività di lei, iniziò a masturbarla con metodo e determinazione, senza alcuna remora, dando per scontato che lei non avrebbe opposto alcuna resistenza. E così infatti è stato. Mia madre dopo qualche secondo, avendo capito dove sarebbe andato a parare il medico, gli sussurrò qualche cosa che io non compresi, probabilmente gli ricordò che io ero abbastanza vicino per vedere e sentire, visto che lui, si allontanò subito dal lettino e venne spedito verso di me, mi prese per un braccio e mi accompagnò dietro una porta che si trovava al lato e dietro la sedia della sua scrivania, e fattomi entrare quasi spingendomi, la richiuse subito dietro di me. Ho sempre in mente il suo faccione arrossato e il suo respiro affannoso per l’eccitazione, mentre si affrettava a chiudere la porta, anche se al tempo, quel respiro, non lo interpretai come una pulsione sessuale. Mi ritrovai di colpo in un corridoio lungo, tetro con orrendi quadretti alle pareti e con molte porte. Non era certo l’appartamento dove viveva con la famiglia. Evidentemente lui aveva preso in affitto tutto l’appartamento per poter avere lo Studio in centro città, anche avendo bisogno di solo due stanze, per svolgere la sua professione. A quel tempo non vi erano edifici con locali adibibili a Studi o Uffici come oggi. Subito ricordo fui tentato di appoggiare l’orecchio alla porta per origliare, ma essendo una porta a vetri smerigliati e opacizzati, avevo paura si vedesse la mia sagoma dietro la porta. Giuro che in quel momento giustificai la cosa, pensando che mia madre non avrebbe voluto che io vedessi le sua parti intime, a seguito di quella visita un po’ invasiva. Non si era mai visto credo un pediatra, fare una visita ginecologica, e oltretutto, a mani nude, ma allora non sapevo bene come funzionava il mondo e così non gli diedi molta importanza. Allora decisi di curiosare un po’ qua e la lungo il corridoio, per non annoiarmi, e così arrivai sino ad una porta finestra che dava su una poggiolo, di quelli che circondano completamente l’appartamento. La aprii e iniziai a camminare per vedere dove portava, e mi ritrovai esattamente nella parte posteriore della casa. L’appartamento era al secondo piano di un edifico attaccato ad altri che seguivano, e da quel poggiolo, non si vedeva altro che un grande cortile e poi alberi e tanta erba. Continuai a camminare sino a che mi ritrovai di fronte ad una finestra con le persiane semi chiuse. Non potei resistere alla curiosità e sbirciai all’interno. Quello che vidi mi fece sobbalzare e per un attimo pensai di correre via per lo stupore e lo schifo, ma la curiosità di vedere e capire era troppa e così rimasi. A 10 o 11 anni che fossero, il sesso è un’attrazione irresistibile dal momento che poco si sa in proposito. Avvicinai quindi il viso alla fessura e vidi mia madre accucciata davanti a lui, nuda dalla vita in giù, con i palmi delle mani appoggiati all’esterno cosce di lui, per tenersi in equilibrio, con le sole calze e reggicalze, a ginocchia aperte, che glielo stava succhiando, mentre lui le dava la cadenza, spingendole ritmicamente la testa verso il suo membro, con la mano appoggiata alla nuca. Il vedere il cazzo, duro di un adulto che in quel momento mi sembrava enorme, apparire e sparire, nella bocca di mia madre, mi creò inquietudine ma anche una certa eccitazione. Del resto bisogna capire che pur trattandosi di mia madre, non avevo mai visto una scena porno dal vivo, e questo, confesso, mi produsse scariche di emozioni e al tempo stesso anche un certo disgusto. Anche lui era nudo dalla vita in giù. Dalla mia posizione vedevo il lettino posto verticalmente rispetto la finestra e perciò vedevo mia madre e il medico posti di profilo rispetto a me. Dopo poco, non ho idea da quanto lei glielo stesse succhiando, lui mettendole le mani sotto le ascelle, l’aiutò ad alzarsi in piedi, poi, la fece girare su se stessa e la piegò in avanti, spingendole la mano sulla schiena e facendola appoggiare con la pancia sul lato lungo del lettino, quindi, le diede due leggeri calcetti all’interno delle caviglie per farle allargare le gambe, e dopo aver ravanato qualche secondo con la mano tra le sue gambe, la penetrò con decisione. Dopo un po’ estrasse il cazzo, e dopo esserselo inumidito con la saliva, inarcò la schiena e introdusse il suo pistolone tra le sue natiche, sporgendosi ed appoggiandosi sopra di lei, e mettendole contemporaneamente una mano sulla bocca (datosi che a pochi metri c’era la sala d’aspetto, con qualcuno che nel frattempo poteva essersi accomodato ad aspettare il suo turno per la visita). Non vi è dubbio che la stava sodomizzando, se no perché tapparle la bocca, per non farla evidentemente urlare, visto che mia madre evidentemente non essendo più vergine, non avrebbe sentito dolore nel prenderlo in fica. Lui iniziò a muoversi appoggiando il suo pancione sulla schiena di lei, muovendo il bacino avanti e indietro. Ricordo che lei con un braccio proteso all’indietro contro il fianco di lui, cercava di frenarne l’impeto, per attutirne i colpi e alleviare forse il dolore che stava provando, mentre con l’altro, si aggrappava al bordo del lettino aggrovigliando con la mano il bordo del lenzuolo coprente il pianale come lo volesse strappare. Ad un tratto lui forse in procinto di venire, con la mano libera, in preda alla libidine, le afferrò i capelli e con una mano sulla bocca e l’altra che le tirava la testa indietro, iniziò a muoversi in modo molto violento, una volta accertatosi che lei non poteva in nessun modo, sgusciarli via da sotto, e quindi, sottrarsi a lui. (sempre che lei, dolore a parte avesse veramente voluto sottrarsi). Quando lui venne, si scostò da lei leggermente le allargò le natiche come se volesse ispezionarla proprio lì, e poi, prese qualche foglio assorbente da un rotolone a portata di mano, e le tamponò il buco evidentemente per pulirla da suo sperma, che io non ho visto, ma che immagino data l’azione di lui, le stesse colando fuori dal pertugio. Prima che iniziassero a rimettersi in ordine, mi affrettai a tornare sui miei passi, e arrivato nei pressi della porta dalla quale ero entrato, attesi che lui la aprisse, cosa che accadde dopo alcuni interminabili minuti. Vidi mia madre in piedi, di fronte a me, bella in ordine così come era entrata, e lei dopo averlo salutato dandole del lei, mi disse di fare altrettanto, come si fa con gli estranei, e come se lo avesse appena conosciuto, poi mi prese per mano ed uscimmo velocemente dallo studio come niente fosse. In sala attesa nel frattempo si trovavano altre madri con i figli, che mi madre educatamente salutò, ma avendo anche mia madre il figlio al seguito, non penso che qualcuno avesse sospettato qualche cosa. Premetto che certe cose le ho descritte oggi sul ricordo di ieri, perché all’epoca, certe cose pur vedendole di persona, non le avrei sapute spiegare. Era come avessi visto un UFO. Come ho detto non sapevo ancora come andava il mondo e a quell’età, credo fosse normale essere ancora ingenui.
Io il primo pomeriggio di tutti i giorni, ero solito giocare in strada con i mei amichetti e dopo quel giorno, vidi diverse volte mia madre entrare in quel portone sempre alla stessa ora, le 14 circa, ma non ho mai cronometrato il tempo trascorso tra l’ingresso e l’uscita, tanto ero concentrato a giocare con gli amichetti. L’ora era tale che l’ambulatorio era per tutti ancora chiuso, con la sola eccezione per mia madre. Una volta lasciai cadere la palla a terra e vedendola approssimarsi al portone, le chiesi dove stesse andando, e lei seraficamente mi disse: vado dal dottore che gentilmente mi fa le iniezioni gratis, così risparmiamo un po’ di soldini. Io le credetti, anche se onestamente ricordo che in fondo al momento, non mi importava più di tanto, tanto che dopo un po’ di tempo, misi in archivio il ricordo di quei giorni.
Credo che per giustificare la sua periodica uscita di casa di primo pomeriggio, dicesse a mio padre che prima di andare a bottega, sarebbe passata a trovare l’anziana madre, ragion per cui, mio padre non sospettò mai nulla. Del resto andava veramente spesso anche dalla madre.
Molti anni più tardi, venni a sapere che il medico, pur regolarmente sposato, era un impenitente dongiovanni, che aveva avuto molte relazioni extra coniugali con varie signore del posto. Una volta un mio amico, ovviamente senza conoscere nulla di quanto ho appena raccontato, mi disse che lo incontrò casualmente in un alberghetto di periferia fuori la città capoluogo, in compagnia probabilmente di qualche signora del posto. Oltre a mia madre, so per certo ebbe una lunga relazione anche con la moglie dell’assicuratore di mio padre. Più brutti sono e più incontrano i favori delle donne. Credo sia questione di fiuto e di ruolo. Saper fiutare subito chi ci può stare, e approfittare del ruolo almeno per l’epoca del Signor Dottore, agevola non poco i professionisti del sesso. Qualcuno potrà insinuare che mia madre poteva esser stata legittimata in qualche modo a comportarsi così perché mio padre non la scopava, cosa non vera dati i cigolii che spesso sentivo in piena notte, provenire dalla loro camera. La predisposizione al concedersi facilmente agli uomini di mia madre, che Dio l’abbia in gloria, si esplica per il fatto che ha accettato di farsi fare quelle cose da un estraneo, senza neppure un bacio, una abbraccio, che potesse giustificare un cedimento a seguito di un approccio romantico. E’ stato tutto molto meccanico e volto per entrambi, esclusivamente alla ricerca del godimento fisico. Penso legittimamente quindi, che mia madre si sia concessa nel recente passato anche ad altri uomini, vista la facilità con cui si era data al medico e vista la naturalezza della sua accondiscendenza. Era come se lo avesse già fatto normalmente con altri uomini. Lui l’ha goduta in tutti i modi possibili e senza nessuno sforzo, e senza che lei, anche solo per pudore, magari anche finto, avesse cercato di fermarlo, o di limitarne le pretese, tenendo anche conto che io ero comunque a pochi metri da lei. Se fosse stata innamorata di quel medico, l’avrei forse anche capita, ma non essendola mai stata, visto che non si concretizzo in nulla, e visto che dopo qualche mese, smise di fargli visita, almeno io credo non avendola più vista entrare in quel portone, senza mostrare alcun cambiamento di umore dimostrando così, che in fondo non gliene importava nulla di quella relazione, come del resto non gliene importava a lui. E’ perciò che non la perdono e non la giustifico ancorché alla memoria.

 

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