Scopata nel bosco sotto ai miei occhi

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Scopata nel bosco sotto ai miei occhi

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Un anno che eravamo io e Sara in vacanza in toscana facciamo amicizia con un uomo di sessantacinque anni del posto ex cavatore di marmo che frequentava lo stesso bar dove andavamo regolarmente a fare colazione perché faceva un ottimo cappuccino e soprattutto aveva dei fantastici bomboloni alla crema dei quali sia io che Sara eravamo ghiotti. Il Tizio si chiama Alfredo con un fisico ancora tonico ed i muscoli sodi a dispetto dell’età matura.
Entriamo presto in confidenza e lui non nasconde di apprezzare l’aspetto di Sara con quelle forme così generose e piene nei punti giusti. Non perde occasione per farle dei complimenti mai volgari ma che dimostrano un sincero interesse nei suoi confronti.
Una mattina dopo colazione facciamo una passeggiata insieme lungo le viuzze del paese e gli confidiamo le nostre idee riguardo al sesso. Lui si dimostra piacevolmente sorpreso e chiede se Sara gradirebbe avere un rapporto con lui. Lei gli risponde che sarebbe ben disposta a patto che io sia presente. Lui non ha obiezioni al riguardo.
Ci dirigiamo così verso la sua auto ed una volta saliti si avvia e guida fino ad una pineta. Imbocca una strada sterrata e si ferma in una radura pochi chilometri più avanti. Ci addentriamo nel bosco per alcune centinaia di metri e quando Alfredo ritiene che il posto sia sufficientemente al riparo da occhi indiscreti si ferma.
Sara indossa un leggero abito estivo intero con quattro bottoni a nascondere la scollatura e che le arriva poco sopra metà coscia.
Si appoggia con la schiena al tronco di un grosso albero , solleva una gamba e mette il piede contro il tronco. Facendo così il vestito inevitabilmente si solleva mostrando uno spicchio delle mutandine rendendola ancora più desiderabile.
Alfredo le si avvicina e dopo aver slacciato i quattro bottoni infila le due mani nel reggipetto e ne estrae i generosi seni.
“Che magnifiche mammelle degne di una vacca”
Le prende con le mani aperte e si mette a palparle come se volesse mungerle.
Le stringe spingendo all’infuori i capezzoli che si sono fatti turgidi e li bacia , li succhia e morde facendole scappare un gridolino che esprime dolore e piacere assieme.
“Mamma mia che figa che sei. Un moribondo ritarderebbe l’inevitabile trapasso e userebbe le forze residue per poterti possedere e lasciare questo mondo col sorriso sulle labbra.”
Si accuccia , infila le mani sotto il vestito e le sfila le mutandine che mi lancia. Le prendo al volo. Sono umide , la mia troia è già eccitatissima.
Le osserva la passera accuratamente depilata e abbondantemente bagnata dei suoi umori.
“Hai una gran bella figa fradicia dal desiderio , ora ti faccio godere”
Le fa scorrere il pollice fra le grandi labbra e giunto all’altezza del clitoride preme con gesto sapiente facendolo uscire.
E’ gonfio e turgido. Lo stuzzica con dei colpetti della punta della lingua poi lo prende tra le labbra e succhia.
Sara gode e non esita a dimostrarlo gemendo mentre mi guarda negli occhi per trasmettermi tutto il piacere che prova.
Io mi sono tirato fuori il cazzo e me lo sto menando facendole capire quanto mi eccita vederla godere.
Lui nel frattempo le apre la figa con le dita e vi affonda la lingua che fa serpeggiare all’interno di quel caldo anfratto. Un mugolio esce dalla bocca di Sara.
Ora le infila due dita che si mette a muovere freneticamente mentre torna a leccarle il grilletto.
Sara geme apertamente , gli preme la testa contro il suo ventre e libera un lungo ed intenso orgasmo che l’uomo beve avidamente.
Si alza e la bacia.
“toh troia assaggia il sapore del tuo sesso”
Limonano a lungo mentre lui le strapazza le tette.
“Fammi vedere cosa sai fare” e la invita ad accucciarsi.
Mentre lei gli sbottona i pantaloni e tira in giù la zip lui si slaccia la cintura così che gli scivolino alle caviglie. Sara gli abbassa i boxer che una volta a terra lui se ne libera assieme ai pantaloni sollevando una gamba e poi l’altra.
Davanti al viso di Sara si mostra nella sua virile fierezza un cazzo di dimensioni più che rispettabili sormontato da un ampia cappella gocciolante.
Lei non perde tempo e raccoglie quel delizioso nettare con la lingua fino ad infilarne la punta nella fessura che allarga premendo con due dita. Si occupa quindi delle palle che massaggia e poi prende in bocca. Una mano è stretta a pugno sull’asta che mena lenta ma decisa.
E’ giunto il momento di assaggiare quel goloso palo di carne così dopo aver cinto la cappella con le labbra e fatto roteare la lingua su di essa scende a prenderne in bocca più che può.
Una mano non smette di segarlo mentre l’altra gli massaggia il perineo ed il buco del culo.
Lui apprezza “Sei una gran succhia cazzi , chissà quanti ne hai spompinati e quanta sborra ti sei bevuta”
Le mette una mano sulla testa impedendole di spostarla all’indietro ed inizia letteralmente a scoparle la bocca.
Spinge sempre più a fondo tanto che Sara ha una serie di rigurgiti che la fanno salivare abbondantemente.
Quando il porco riesce a farlo sparire per intero nella sua bocca si ferma. La cappella gli arriva fin giù nella gola impedendole di respirare.
Mi accorgo quando le manca l’ossigeno dal disperato movimento dei polmoni che le fanno sussultare i seni. Solo allora lo sfila.
Sara può finalmente saziare la fame d’aria.
I suoi respiri sono profondi ed i seni si sollevano e si ritirano seguendone la cadenza.
Il cazzo dell’uomo è sempre più duro e gronda saliva.
La fa alzare , se lo prende in mano , si china leggermente e centrata la figa la penetra con un colpo secco che la fa sussultare e lanciare un grido “ooh com’è grosso e duro , sei arrivato fino in fondo , sento la cappella sfiorarmi l’utero”
“E’ ciò che desideri , un cazzo grosso e duro che ti sbatta mentre il tuo compagno guarda e si sega”
Inizia a pompare con vigore. Lei ad ogni affondo è costretta a sollevarsi sulla punta dei piedi. I suoi seni ondeggiano ai vigorosi colpi di lui.
Godono entrambi , lei gemendo e incitandolo a non smettere di scoparla come un animale e lui ansimando e grugnendo mentre le da della baldracca mai sazia di cazzi.
Ogni tanto uniscono le loro bocche per dei baci appassionati e lui le strizza le tette.
Sara viene un paio di volte prima che sia il turno di Alfredo.
“Vienimi dentro , riempimi la figa di sborra”
Alfredo con un ultimo e intenso grugnito affonda il cazzo e una prima ondata di calda e densa sborra le invade il ventre seguita da altre fino a che dopo aver esaurito il suo seme se ne esce esausto ma decisamente appagato.
“Ti sei scelto come compagna una gran troia , mi ha letteralmente spompato”
“Lo so e la amo anche per questo”
Sara è rimasta in piedi contro l’albero , un rivolo di sperma le esce dalla passera aperta ed arrossata. La raccoglie con le dita che si porta alla bocca e succhia.
“Amore baciami e condividi con me il sapore di maschio che ho in bocca”
Mentre Alfredo si rinfila i pantaloni e ci dice che ci aspetta in macchina ci baciamo a lungo poi mi chino a leccarle la sborra rimasta mista ai suoi umori che le farciscono la figa.
La faccio girare e mettere a novanta gradi e la scopo così da dietro affondando il cazzo ad immergersi nella sborra del maschio che se l’è appena fatta. Lei viene per l’ennesima volta e “Amore non venirmi dentro , voglio bere il tuo seme”
Esco e le do il cazzo da prendere in bocca. Sa della sborra di tutti e due. Succhia e sega fino a che quando l’avviso che è giunto il momento allontana leggermente il viso e estratta la lingua attende di vedermi mentre vengo. Sborro centrandole la bocca e in parte il viso. Prima che la sborrata si esaurisca lo prende di nuovo in bocca e ingoia ciò che ancora ho da darle.
Mi pulisce il cazzo con la lingua e si rialza. Le lecco la sborra dal viso e la bacio.
“Amore sei la mia adorabile puttana”
“E tu il mio amatissimo porcellone”

 



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