Racconti Trucidi – 04 – Laura e la discoteca dei rumeni (3)

Racconti Trucidi – 04 – Laura e la discoteca dei rumeni (3)

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Salve a tutti. Ho saputo che mie amiche Mirna e Vanessa hanno raccontato a Zio Paolo quello che è successo poco tempo fa in una discoteca e voglio dare anch’ io la mia testimonianza soprattutto per precisare alcune cose. Io sono Laura, la terza del “gruppo” di quella sera: con Mirna e Vanessa non siamo particolarmente amiche, ci conosciamo da tempo, ci frequentiamo di tanto in tanto, però non siamo molto affiatate. Io ho un carattere un po’ schivo ed ho ricevuto una educazione piuttosto rigida per cui sono legata a certi principi e valori che non vedo del tutto condivisi dalle mie amiche. Io non conoscevo questo sito (che ho cominciato a frequentare saltuariamente solo da poche settimane) e meno che meno conoscevo questo Zio Paolo, autore di qualche racconto pubblicato su questo sito e “confidente” delle mie amiche. L’ ho contattato perché volevo che avesse una chiara visione di quello che era successo quella sera e di come io ho agito in quella circostanza. Ci tengo molto alla mia reputazione anche di fronte ad un estraneo come lo Zio Paolo. Il quale, per inciso, si è dimostrato una persona molto amabile, comprensiva e disponibile, per cui ho preso l’ abitudine di contattarlo di tanto in tanto.
Io sono una ragazza di 25 anni, fidanzatissima e fedelissima (mai ho pensato di tradire il mio fidanzato). Sono piuttosto carina: alta 1,65 cm, bionda, occhi azzurri, viso ovale, una bella bocca un po’ carnosa. Il mio punto forte è il corpo: ho una gran bella figura, gambe lunghe, seno discretamente prosperoso (terza misura) e non posso negare che mi piaccia mettere in risalto queste mie doti. Adoro mettermi vestiti che mi fasciano il corpo: mi sento bella e desiderabile, vedo che attiro gli sguardi di molti uomini, vecchi e giovani, e questo mi lusinga molto. Però, ripeto, sono molto seria e mai, dico mai, ho avuto dei cedimenti ed ho tradito il mio ragazzo. Qualche fantasia ma nulla più.
Anche quella sera avevo un vestito che mi fasciava tutta, azzurro con qualche fiorellino, abbastanza corto: mi piaceva e mi piacevo.
Quello che è successo in quella discoteca già lo sapete: dopo una prima oretta passata chiaccherando tra di noi e facendo qualche balletto, si è scatenato il putiferio. Io sono stata colta un po’ alla sprovvista: stavo ballando pensando a cose mie e non mi sono subito resa conto che alcuni ragazzi si stavano avvicinando come lupi. All’ inizio non dicevo niente, poi mi sono accorta che io e le mie amiche non eravamo più insieme ma ognuna era contornata da vari ragazzi. Sulle prime non dicevo niente, poi ho cominciato a rispondere cortesemente ad alcune battute di questi ragazzi, poi hanno cominciato ad essere sempre più vicini. Mi guardavo intorno e vedevo le mie amiche nelle stesse condizioni, anzi, ad un certo momento ho visto Vanessa uscire con due ragazzi; ho cominciato a sentire le prime carezze, prima sui capelli, poi sulle braccia, poi sempre più ardite. Le prime palpate di culo, poi sui fianchi, poi le tette: difendersi era del tutto inutile, erano troppe le mani che mi smanacciavano, non sapevo cosa fare. Ormai i ragazzi non si facevano più scrupolo e cominciarono a sollevarmi il vestito, quasi fino alla vita, le mie mani venivano messe a toccare vari cazzi che sentivo durissimi.
Ad un certo punto uno di loro, un bel ragazzo a dire la verità, si mise davanti a me, mise la mano sinistra dietro la mia nuca e prendendomi per i capelli mi teneva ferma la testa, con la destra si introfulò nelle mie mutandine mettendomi un dito nella fica e nello stesso tempo mi schiaffò la lingua in bocca fino alla gola. Dietro a me, un suo amico mi aveva appoggiato il cazzo sul culo, con le mani mi stava brancicando furiosamente le tette e mi baciava il collo. Un momento di grande intensità, del quale mi vergognavo, ma al tempo stesso mi intrigava (o forse qualcosa di più…). Fortunatamente in quel momento ho avuto un barlume di lucidità e quando quello davanti mi ha tolto la lingua dalla bocca sono riuscita a dire: “Non qui.”. Lui ha sorriso, ha fatto un cenno al suo amico dietro di me e mi ha trascinato via dalla pista di ballo. Volevano portarmi in bagno, ma non ho voluto, così mi hanno portato in un angolo un po’ appartato dove c’ era un divanetto. Mi hanno voluto baciare tutti e due molte volte, mente uno mi baciava l’ altro mi palpava a piene mani, sentivo i cazzi strusciarsi sul mio corpo. Era bello.
Poi ci siamo seduti sul divano (io in mezzo, ovviamente) e continuando a toccarmi hanno sfoderato il loro arnesi. Ho cominciato subito a menarli, volevo finire questa storia il più in fretta possibile, ma loro mi hanno obbligato a prenderli in bocca. Li ho succhiati malvolentieri, non volevo farlo, però non potevo tirarmi indietro. Poco dopo però, mi sono appoggiata comodamente allo schienale del divano e li ho guardati un po’ beffarda: avevo il vestito alzato fino alla vita, mi avevano tolto le mutandine, mi avevano abbassato il vestito fino a farmi fuoriuscire le tette, mi stavano masturbando e toccando le tette. Ho avuto per un momento una certa sensazione di potere. Allora ho preso i due cazzi in mano ed ho cominciato a masturbarli: era la prima volta in vita mia che avevo due cazzi in mano, ed era bello, mi eccitava. Erano due bei cazzi, non lunghissimi ma belli grossi e, soprattutto, durissimi …e lo erano per me! Mi piacevano i fremiti che di tanto in tanto sentivo nel movimento, avrei voluto farli sborrare contemporaneamente, ma non fu proprio così. Non durarono molto, non potevano durare molto: anche loro erano molto presi da una situazione eroticamente molto forte ed io li stavo masturbando con gran lena. Sentii piano piano la sborra scorrere nelle mie mani finchè il primo si scaricò con grugniti quasi animaleschi; il secondo seguì poco dopo con una sborrata veramente abbondantissima. Mi impiastricciarono il vestito e anche le mie mani erano piene di tutta quella sborra. Mi sentii bene, allegra; li guardai con un sorriso beffardo (non so perché mi sentivo così), mi alzai, mi ricomposi il vestito e mi avviai al mio tavolo. Durante quei pochi passi mi leccai le dita per pulirmele dallo sperma che avevo addosso, ma non lo ingoiai: me lo tenni in bocca e quando arrivai al tavolo, bevvi un sorso del mio drink, feci una specie di gargarismo con la bevanda e la sborra e poi ingoiai tutto. Ero impassibile agli occhi di tutti, ma dentro di me stavo vivendo un momento di euforia. Forse un giorno capirò perché in quel momento mi sono sentita così.
Dopo qualche minuto arrivò Mirna, anche lei un po’ frastornata. “Non pensavo che fosse così” mi disse, ci guardammo, ridemmo e facemmo un brindidi…. allo scampato pericolo!!! Vanessa, invece, si fece attendere; tornò dopo quasi mezz’ ora, con gli abiti sgualciti ed una espressione stravolta che era più che eloquente. Ce ne andammo, in macchina facemmo qualche commento e Vanessa ci raccontò quello che aveva fatto: si era fatta scopare ed inculare da due, non ci si poteva aspettare niente di diverso da una troia come lei.
Comunque questo episodio non ha lasciato in me nessuno strascico: si, di tanto in tanto mi veniva in mente qualcosa, ricordavo le sensazioni dei due cazzi in mano, o delle palpate di gruppo o della leccata che mi diedi alle mani, però serenamente senza nostalgie o rimorsi.
Mi preoccupa, invece, quello che è successo recentemente e che mi ha tolto la tranquillità.
Qualche settimana fa io ed il mio ragazzo ci siamo concessi un week-end lungo in un agri-turismo che sta ad un centinaio di chilometri dalla nostra città. Lui era molto stressato per problemi lavorativi e familiari ed io l’ ho seguito volentieri perché si rilassasse un po’. Siamo arrivati il venerdì sera: classico posto per passare qualche giorno a contatto con la natura, passeggiate, biciclette, cavalli, tutto molto rilassante. Il padrone è anche lui un classico: 65 anni, molto ben portati, un po’ rustico però affabile, cordiale, grande personalità, molto affascinante. C’ erano diverse coppie e lui era sempre gentile e disponibile con tutti, anche se aveva un occhio di riguardo per me, almeno a giudicare dalle occhiate. Però non ha fatto o detto niente di fuori posto.
La domenica il mio ragazzo ha fatto tutte le attività sportive possibili, per cui alla sera era abbastanza stanco ed ha voluto andare a dormire presto. Alle dieci era già a letto, ma io non avevo voglia di dormire, per cui ho deciso di andare nel salone a fare due chiacchere con altra gente. Ho messo il mio bel vestito rosso, che mi stà divinamente ed andai.
In verità erano andati via quasi tutti e nel salone c’ era solo il padrone ed un’ altra coppia; abbiamo conversato un po’, poi la coppia è andata a dormire. Il padrone mi ha proposto di andare in un’ altra stanza, più intima, diceva, meno anonima di un salone. Andammo in un salotto piccolino, divano, tavolo con sedie, poltroncina. Mi offrì una bottiglia di vino e cominciammo a chiaccherare.
A questo punto mi venne un’ idea un po’ pazza, di mettermi in contatto con lo Zio Paolo. Non avevo voluto dargli il mio numero di telefono, per cui le nostre comunicazioni erano via email: gli mandai una mail pregando che fosse in contatto e la leggesse subito. Fui fortunata, mi rispose immediatamente e gli spiegai concisamente in che situazione ero. Ovviamente mi disse subito di approfittare della situazione. Così, di tanto in tanto, con la scusa di andare in bagno, approfittando che il padrone andava in cucina per prendere qualcosa da sgranocchiare o altri momenti fugaci, mandavo mail allo Zio Paolo aggiornandolo sull’ evoluzione degli eventi. Fare questo mi divertiva, mi elettrizzava, mi eccitava.
Eventi che furono tremendamente piacevoli: il padrone cominciò a corteggiarmi, prima con semplici complimenti, poi con qualche fugace e lieve carezza; poco a poco mi sedusse con i suoi racconti di vita vissuta ed io pendevo dalle sue labbra. Poi cominciò ad accarezzarmi i capelli in maniera molto palese, si avvicinò a me fino a stringermi contro di sè, dicendomi che avevo un profumo favoloso, che ero bellissima, che era da quando ero arrivata che voleva stare un po’ da solo con me. Mi diede i primi bacetti sul collo, facevo finta di ritrarmi, ma in verità mi piaceva da impazzire. Mi accarezzava la nuca, poi le braccia, mi sbaciucchiava sempre più intensamente, ho sentito le sue mani sui miei fianchi, poi mi ha fatto girare e mi sono ritrovata distesa sulla schiena tra le sue braccia che mi tenevano forte. Avevo la bocca vicinissima alla sua, mi ha appoggiato le labbra sulle mie ed ha cominciato a giocare con la lingua. Ha voluto anche la mia lingua e le due punte si sono toccate.
Era un momento bellissimo: lo sentivo forte, deciso, voglioso e desiderabile, mi piaceva stare lì. Il primo bacio, poi altri: le mani sulle mie tette, poi il vestito alzato, le mani tra le mie cosce, carezze divine, le mutandine che scompaiono, le dita sulla mia fica, i primi tocchi, poi di più, il mio primo orgasmo. Volli andare in bagno: la mia testa era in delirio, mandai una mail allo Zio Paolo, mi rispose di continuare fino alla fine. Ritornai sul divano, cercavo i suoi baci, voleva scoparmi, io no. Mi trovai il suo cazzo in mano, lo succhiai, lo menai per un po’, sborrò nelle mie mani.
Poi mi prese, mi fece stendere sul tavolo a pancia in su, prese una sedia, la mise tra le mie gambe penzolanti dal tavolo, si sedette e cominciò a leccarmi. Credo di non avere mai goduto tanto in vita mia, mi ha fatto venire tre volte, un orgasmo più intenso dell’ altro. Fantastico.
Poi ha voluto le mie mutandine come ricordo-trofeo e alla fine tornai nella stanza per dormire, il mio ragazzo si svegliò, gli dissi che mi ero fermata a bere qualcosa insieme ad altra gente e tutto finì lì.
Il giorno dopo dovevamo tornare a casa; preparammo tutto con calma e ci dirigemmo verso la macchina. Prima dovevamo pagare e l’ ufficio del padrone era a metà strada tra la nostra stanza e la macchina. Ci fermammo, due chiacchere di prammatica, due battute, pagamento effettuato, poi il mio ragazzo con le valige si avvia verso la macchina mentre io lo aspetto in ufficio. Appena il mio ragazzo è sparito alla vista, si è fiondato su di me, palpandomi le tette, mettendomi la lingua in bocca con foga famelica. La mia eccitazione immediatamente si è risvegliata, mi sembrava di essere ancora su quel tavolo. Mi ha messo il cazzo in mano ed io ho cominciato a menarlo come una forsennata.
“Dai menalo,troia!” mi diceva con voce roca
“Datti da fare, puttana che non sei altro” e questi insulti mi eccitavano ancora di più.
“Devi tornare. Ti aspetto tra poco tempo. Ti faccio godere in maniera che non te lo scordi più!”
“Però non farti aspettare troppo altrimenti questo cazzo non lo vedi più, hai capito cagna?”
“Si perché tu da adesso sei la mia cagna, non dimenticarlo mai!”
“Adesso sono io il tuo padrone e devi ubbidirmi qualsiasi cosa io ti dica di fare, hai capito lurida sgualdrina?” Ed io sentivo la mia fica inondata dagli umori che mi regalava la mia eccitazione.
“Devi venire qui molto presto, calcola bene i giorni perché ti voglio ingravidare. Hai capito puttana?” Questo mi diceva e pensare di essere ingravidata da lui mi faceva sentire una dea.
Poi sborrò, abbondantemente, tutto sul pavimento.
“Pulisci il pavimento, cagna!” mi ordinò; ed io in quel momento feci quello che mai avrei immaginato di fare in vita mia. Mi inginocchiai e leccai tutta la sborra dal pavimento e la ingoiai; poi presi il suo cazzo in bocca e lo pulii perfettamente con le mie labbra e la mia lingua.
“Così va bene, amore mio?” gli dissi.
“Non sono l’ amore tuo, puttana. Sono il tuo padrone” mi rispose aspro.
Mi alzò il vestito, mi mise un dito sulla fica e cominciò a titillarmi il clitoride; rimanemmo in quella situazione fino a che arrivò la macchina del mio ragazzo. Salutai il padrone, uscii dall’ ufficio, mi sedetti in macchina e ci avviammo, mentre il padrone ci salutava con un cenno della mano sinistra. Il dito medio della mano destra, quello che mi aveva appena toccato, ce l’ aveva in bocca!!!
Ecco, questo che ho raccontato mi ha letteralmente sconvolta. Nemmeno a livello puramente teorico avevo preso in considerazione che mi potesse capitare una cosa come questa. Io la Laura con principi e valori solidissimi, io la più fedele delle fidanzate, io la ragazza con la testa sulle spalle, completamente fuori di testa per un vecchio.
Si, perché ci penso continuamente, però non voglio tradire il mio ragazzo. Sto pensando di lasciarlo per andare dal vecchio, ma so che è una pazzia, quasi un delirio.
Ma quando penso a quella notte, a quei momenti nel suo ufficio vengo presa da una sorta di deliquio che non mi permette nemmeno di respirare. Quando sento la sua voce che mi dice che mi vuole ingravidare, sento dentro di me un’ emozione, un’ ansia, un fremito che prenderei il primo mezzo per andare da lui.
So che è tutta una follia, che dovrei mettere da parte queste fantasie e dedicarmi alle mie cose della vita quotidiana, però con la testa sono sempre lì …. E non so cosa fare…
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