Lucia, le sue amiche e il potere del pisello nero

Lucia, le sue amiche e il potere del pisello nero

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Lucia, le amiche e il potere del pisello nero. Storie vere di donne amanti del sesso libero01. Lucia, moglie innamorata ma insoddisfattaSono Lucia, ho 34 anni, sposata da 12 con un figlio di 10. Laureata in discipline umanistiche, lavoro in un ente pubblico della mia città, svolgendo un’attività in ambito culturale che mi soddisfa, dove mi trovo benissimo anche con le colleghe all’incirca coetanee, specialmente con Paola, nubile, ed Anna, sposata senza figli.
Traumatizzata da un lungo stupro da parte di un pedofilo, un uomo adulto sconosciuto, quando avevo 14 anni, ho poi sempre tenuto rigorosamente a bada i ragazzi e, fino a poche settimane or sono, ho avuto un solo uomo, mio marito Paolo, della mia stessa età.
Ci siamo conosciuti in prima liceo e dopo poche settimane abbiamo scoperto di stare bene insieme. Ci siamo fidanzati allo scadere dell’anno scolastico, a sedici anni. Cattolici praticanti, per anni abbiamo rimandato il sesso: per lungo tempo la nostra intimità è stata fatta di coccole, carezze e baci. Ancora universitari, a 22 anni – spinti dal benessere delle nostre famiglie, con Paolo che già faceva pratica e lavorava nello studio di architettura del padre e con i miei genitori che, figlia unica, mi avevano ceduto il piano superiore della loro villetta – decidemmo di sposarci: da allora i miei genitori, pensionati, si sono dedicati completamente a noi e a Roberto, l’unico bambino venuto, seguendolo in tutte le sue attività.
Come coppia abbiamo, quindi e veramente, conosciuto il sesso fatto volontariamente in viaggio di nozze. A Paolo è piaciuto subito tanto, e da allora mi cerca, voglioso, praticamente ogni sera (nei giorni del ciclo ho imparato, memore degli ammaestramenti dello stupratore, a soddisfarlo succhiandoglielo, fino a bere tutto il suo sperma), ma si è aperto subito un problema che, solo da qualche settimana, ho scoperto essere diventato veramente tale, un ‘chiodo fisso’ sempre più insopportabile per me: mentre lui ha sempre goduto e gode sempre, ad ogni scopata, beatamente, io con lui non ho mai provato orgasmi e neppure vero piacere (come invece, paradossalmente, scoprii, nel dolore della violenza subita da ragazzina, almeno a livello di prodromi), e da lunghi anni faccio sesso solo per amore nei riguardi di lui e per puro dovere familiare, sempre nella stessa classica posizione ‘alla missionario’ e senza però che lui faccia nulla per prepararmi, con quei preliminari che, pur timidamente, gli ho più volte fatto capire piacermi, grazie all’autoerotismo che anch’io ho appreso a praticare dopo lo stupro di 20 anni fa. Lo bacio e gli accarezzo la schiena e i fianchi, ma aspetto, ben poco partecipe, che lui finisca per avere l’orgasmo, ciò che invariabilmente è sempre presto successo, e presto continua a succedere. Con lui, infatti, che dopo pochi minuti mi si svuota dentro (da dopo il parto, purtroppo per me traumatico, prendo regolarmente la pillola) e quasi sempre lo trovo già serenamente addormentato dopo il lavaggio, al mio ritorno a letto.
Nonostante le allusioni e le battute delle amiche colleghe, con le quali mi sono gradualmente confidata, con a seguire espliciti inviti, da parte loro, a trovarmi finalmente uno stallone ben dotato e ben funzionante, fino a poche settimane fa non ho mai dato gran peso al problema della mia insoddisfazione sessuale; non ho mai voluto attribuire colpe a Paolo (circa la possibile insufficienza della sua abilità di amante e perché no, come suggerito dalle amiche, della dimensione e della capacità di durata del suo pene), e mi sono abituata a ripagarmi, non appena possibile, con le pratiche dell’autoerotismo, relativamente gratificanti.
Da donna con solidi valori e innamorata di mio marito, non ho mai ceduto alle lusinghe ed offerte degli ammiratori, che ho sempre avuto e continuo ad avere (sul luogo di lavoro, ma specialmente nelle mie due sere che dedico alla piscina, quando non passo inosservata, specie agli occhi degli istruttori), grazie soprattutto ad un fisico da sportiva (ho sempre praticato e continuo a praticare il nuoto), con un corpo slanciato di 1.75 cm con spalle larghe e gambe lunghe e muscolose e grazie anche ad un culetto alto, rotondo e sporgente (vero valore aggiunto, insieme alle mie gambe, specie quando indosso le gonnelline corte o i pantaloni aderenti su tacchi alti, che tanto piacciono a mio marito, quando usciamo di sera per cene o spettacoli), al candore della mia pelle, ai miei occhi azzurri e ai miei capelli biondi, che porto ancora lunghi e sciolti sulle spalle o raccolti nella coda. Insomma, sono moltissimi quelli che apprezzano la mia bellezza ‘alla svedese’ e non pochi quelli che mi accostano direttamente alla di poco più giovane e notissima campionessa italiana dello stile libero. L’unico mio cruccio è semmai costituito dalle due zinnette, più o meno quelle che, da bambinella, vidi sorpresa e felice spuntare in poche settimane e che ora largheggiano in una seconda misura di reggiseno.02. Lo stupro di Lucia adolescenteEra estate, avevo concluso la terza media, ero ancora bambina anche se erano già in corso i cambiamenti della pubertà, con le zinnine in via di costituzione, e con il menarca che era arrivato da circa un anno a complicarmi la vita. Subito dopo pranzo, pedalavo felicemente in bicicletta in campagna, capelli e gambe al sole e al vento, vicino alla casa di vacanza dei nonni, vestita con sandali e un abitino corto sopra il ginocchio e che mi lasciava le spalle nude, con a tracolla una borsa di stoffa che conteneva un asciugamano-coperta, un cappellino e un libro. Dalla casa di campagna dei nonni stavo raggiungendo la sponda accessibile del fiume che conteneva una deliziosa, piccola spiaggetta di sabbia, ghiaia e ciottoli: l’obiettivo era quello di prendere un po’ di tintarella alle gambe e alle spalle e braccia, magari senza spogliarmi (avevo comunque portato dalla città il bikini), per rinfrescarmi poi gambe, braccia e viso nelle fresche acque correnti, prima di tornare per la cena. Il luogo che avevo scoperto l’estate precedente era a circa tre km dalla casa dei nonni: dall’anno prima, avuta in regalo la bicicletta, vi ero andata tante volte, imboccando la strada provinciale e percorrendola per oltre due km in aperta campagna, tra vigneti e campi coltivati, ma senza abitazioni, per poi girare a destra in una breve carrareccia che terminava sulla sponda del corso d’acqua.
Sulla provinciale non c’era traffico, solo poche auto nei due sensi di marcia: tenevo rigorosamente la destra e stavo attenta ai veicoli che mi sorpassavano, tra cui una moto che rallentò proprio mentre mi appaiava, tanto che mi voltai sorpresa verso il guidatore con il casco, come per dirgli di accelerare, ciò che infatti quasi subito avvenne e la moto scomparve in un baleno. Giunta al bivio, frenai e girai lentamente: appena imboccata la carrareccia, mi trovai di fronte ad un uomo grande e grosso in mezzo alla via, con accanto la moto parcheggiata regolarmente sul ciglio. Per non investirlo, sterzai a sinistra, ma l’uomo, rapido, mi bloccò il manubrio e mi costrinse a fermarmi. Mentre stavo per protestare, l’uomo mi afferrò saldamente per la vita con un braccio e mi sollevò in aria, mentre con l’altra mano appoggiava la mia bici alla sua moto.
Urlai, ma la mia voce venne subito soffocata dalla sua manona libera che mi tappò la bocca. Nonostante scalciassi, l’uomo – continuando a tapparmi la bocca – mi portò, di forza, nel boschetto che si estendeva tra la via e il fiume: dopo un po’, si fermò e mi sdraiò di schiena fra due alti e folti cespugli, con lui che si mise in ginocchio, a cavallo, sopra di me, inchiodandomi al suolo. Con una mano continuava a tapparmi la bocca e con l’altra mi strinse forte la gola, dicendo: “se stai zitta, ferma e fai quello che ti dico, non ti farò del male. Se gridi, ti picchierò con forza sul naso e sulla bocca e ti rovinerò per sempre il tuo bel visino. Farai la brava ragazzina, posso fidarmi?”. Annuii, atterrita e dolorante e cominciai a piangere, dicendo: “sarò brava ma non mi picchi, non mi faccia soffrire”.
Capii subito quello che voleva farmi, ricordando la violenza che – neppure tre mesi prima – aveva subito la mia compagna di classe Francesca, fisicamente la più sviluppata di tutte noi, per mano addirittura di due uomini. Lei abita con la madre, sempre occupata in un negozio di estetica, in periferia. Mentre aspettava il bus di pomeriggio per andare ad una festa di compleanno, e lei era sola alla fermata, si era fermato accanto a lei un furgone con due uomini che le chiesero come raggiungere una via dei dintorni; si girò per indicare, il braccio alzato, la strada e si ritrovò con un panno puzzolente sulla bocca e gli uomini che la stringevano. Si risvegliò per il dolore che le procurava uno dei due che la stava scopando e insieme le stava baciando e strizzando i seni, stesa su un materassino nel pulmino, a gambe larghe, imbavagliata e completamente nuda. Ci raccontò, alcuni giorni dopo, che dopo di lui, toccò all’altro uomo stendersi sopra di lei: non contento, lo stesso uomo, ad un certo punto la rigirò sulla pancia, le divaricò le gambe e le palpò le natiche e poi la penetrò nel culetto, procurandole un dolore bestiale. Quando l’ebbe bagnata con il suo liquido, la ripulì e la lasciò al primo uomo, che le fece lo stesso trattamento. Tutto questo nel silenzio più assoluto. Solo quando furono soddisfatti, mettendosi in ginocchio, la slegarono e rivestirono con cura, non senza palparne a lungo il corpo, poi il primo mise in moto il furgone e – dopo un breve viaggio – la fecero scendere in un luogo isolato ma vicino all’abitato, ancora imbavagliata. Fu notata in lacrime, poco dopo, da alcuni passanti, che – ascoltato il suo confuso racconto – chiamarono i carabinieri che provvidero a portarla all’ospedale, dove fu visitata e interrogata, fino all’arrivo della madre. L’episodio di violenza apparve sui giornali e fece rumore. Alcuni giorni dopo, Francesca ritornò a capo chino in classe e – all’uscita di scuola – sedute su una panchina del giardinetto, poté raccontare, con sofferenza, solo a noi amiche più intime strette intorno a lei, la sua terribile esperienza. Quando cessò, tra i singhiozzi, di narrare, ricordo che Caterina le chiese: “ma come ha fatto il pisello dei due uomini a entrarti dentro senza ferirti la patatina?”. Francesca scosse la testa, dicendo: “il primo mi ha rotto l’imene, ho perso sangue e ho sentito male, ed è stato questo che mi ha svegliata, ma dopo non ho avuto altre ferite. Alla fine sentivo solo tanto bruciore. Più dolore e per tutto il rapporto ho provato quando il secondo uomo me lo ha messo dietro. Anche l’altro uomo, quello che mi aveva sverginata, mi ha fatto male lì, ma meno. In un certo qual modo sono stata fortunata perché non mi sono venuti nella patatina, avrebbero potuto anche mettermi incinta”.
Tornando a me, l’uomo – vedendomi rabbrividire di paura – mi fece una carezza sulla guancia, tenendo gli occhi fissi nei miei, e dicendo: “non sono un mostro, anche se mi piacciono le ragazzine come te, e non le ragazze fatte e le donne. Tu sei bellissima, la più bella della mia collana di perle, delle mie 8 prede”. A me, che ora lo guardavo terrorizzata, confermò: “sì, in pochi anni ho avuto 7 ragazzine e tu sei dunque l’ottava, ma ti tratterò da principessina: dimmi come ti chiami, quanti anni hai, dove andavi e a che ora devi rientrare a casa”. Io mi feci forza e risposi docilmente alle sue domande e alla fine l’uomo annuì, dicendo soddisfatto “siamo fortunati, abbiamo tanto tempo, rilassati”.
Arretrando un po’ e, sempre guardandomi negli occhi, l’uomo mi arrotolò con cura il vestito all’altezza del petto e mi fece scivolare in alto il reggipetto del costume, osservando attentamente il mio corpo e soffermandosi soprattutto sui miei seni ancora di bambina che non abbisognavano di un vero sostegno artificiale, che accarezzò subito con le due grandi mani, e poi mi sfilò lentamente le mutandine del bikini. Mi accarezzò il pancino e le cosce, si insalivò una mano e mi allargò la passerina, introducendo in essa uno o due dita e carezzandomi lì a lungo.
Lo guardavo in silenzio come ipnotizzata, ma provando brividi ogni volta che mi toccava. Lui si risollevò. Lo rivedo con la stessa chiarezza di 20 anni fa: era un uomo adulto, molto alto e robusto, moro, con spalle e braccia muscolose e però con una pancia prominente, poteva avere l’età di mio padre, ossia una quarantina d’anni: indossava una maglietta senza maniche e dei pantaloni corti, che si tolse proprio allora, insieme alle mutande, esibendo ai miei occhi sgranati – per la prima volta – un pisello umano: un pisello gonfio che oscillava in su e in giù. Pensai subito che era troppo grosso per la mia patatina. Lui si accorse del mio sguardo spaventato e cercò di rassicurarmi: “stai tranquilla, è grossotto ma è sempre entrato senza procurare danni nelle passerine e nelle altre aperture delle tue coetanee e anche più piccole di te”. Mentre diceva questo, si riabbassava e riprendeva ad accarezzarmi la fichetta, finché mi accorsi, con sorpresa e sgomento, che – nonostante la paura – la sua carezza, che insisteva particolarmente sulla parte destra, mi procurava brividi, mi stava piacendo (scoprii solo vari anni dopo che lui cercava volutamente le labbra e, particolarmente, il clitoride, per calmarmi e per coinvolgermi nel rapporto). Mentre continuava, ricominciò a parlare: “ti piace vero? Lì è il vostro punto più sensibile. Sei proprio una bella ragazzina, con il corpo sviluppato per la tua età, ad eccezione del seno. Sarai uno schianto per tutti gli uomini che potranno scoparti tra non molto tempo. Fidati di me, non ti farò male, te lo ripeto, sono esperto”.
Spaventata, mi aspettavo che me lo mettesse subito nella patatina, come i due avevano fatto a Francesca. Invece, mentre stava parlando si abbassava e, sempre tenendomi le cosce aperte, vi si chinò con il viso e sentii la sua bocca e la sua lingua che esploravano tutta l’apertura con le labbra, per fermarsi infine sul punto più sensibile. Cominciai presto ad avvertire brividi e contrazioni, ad agitarmi tutta e a battere i piedi sul terreno. Conobbi così, a 14 anni, il piacere assoluto, l’orgasmo, con l’uomo che proseguì il trattamento per un tempo lunghissimo.
Ma subito dopo fece quello che temevo. Si prese in mano il pisello e se lo allungò con una mano. Mi allargò le gambe e mi si distese sopra: sentii il suo membro caldo e pulsante che cercava la mia fessura. L’uomo mi disse di chiudere gli occhi e mi tappò la bocca con una mano e cominciò a premere su di me: mi accorsi che il pisello stava entrando lentamente: avvertii subito il dolore e urlai e mossi istintivamente il bacino facendo forza sul sedere e sulle gambe; ma la mia bocca chiusa lasciò uscire un indistinto gorgoglio e non riuscii non dico a scrollarmelo di dosso ma neppure a spostarlo. Mi disse: “stai calma, ora ti lascio libera la bocca, il peggio è passato, d’ora in poi sentirai solo un po’ di bruciore. Ti ho sverginata e sei diventata donna, a prezzo della perdita di un po’ di sangue: è l’imene che si è rotto ma non ti ho procurato lesioni e soprattutto non corri il rischio di essere ingravidata. Ci sto attento, non voglio che accada questo. Ora fammi divertire un po’”. Cominciò a muoversi lentamente ma ritmicamente, abbassandosi e rialzandosi sopra di me. Sentivo ancora dolore, ma sopportavo stringendo i denti. Mentre si muoveva, mi strizzava e baciava i capezzoli. Ad un certo punto mi afferrò le cosce e mi alzò le gambe, che fino ad allora avevo lasciate appoggiate larghe sul suolo. Continuò a muoversi con regolarità e a lungo dentro di me e a farmi oscillare in alto le gambe, che accarezzava dalle cosce ai polpacci e viceversa, ogni tanto sussurrando: “mi piace molto e sento che a te non fa più male come prima, sei proprio una bella e brava fanciullina”.
Finalmente si fermò, alzò il busto e senza togliere il pisello dalla mia passerina, mi guardò negli occhi, dicendo: “ora mi pulisco il pisello del sangue che conserva di te, poi ti pulisco la passera, infine mi alzo in piedi: tu invece ti metti in ginocchio davanti a me, a bocca aperta, e impari a succhiare il pisello come fanno tutte le donne e imparerai un’arte che tutti gli uomini apprezzano in sommo grado. Quando vorrai conquistare un uomo, ricordati che lo avrai ai tuoi piedi se gli avrai saputo fare un bel pompino, magari con l’ingoio, che vuol dire che si conclude con la bevuta del suo liquido seminale o sperma. E’ quello che farai ora a me. Ricordati che appena senti il liquido in bocca, devi inghiottirlo subito e devi respirare profondamente con il naso per non soffocare”.
Si frugò in tasca nei pantaloni stesi accanto, prese dei fazzoletti di carta e si pulì accuratamente il pisello e poi, chinandosi, mi ripulì altrettanto accuratamente la passerina. “Prima di prenderlo in bocca – disse – prendi confidenza con lui, accarezzalo e leccalo”. Me lo mise in mano e mi insegnò a leccarlo dalle palle alla cappella e viceversa e a segarlo con una e con due mani. Poi si rialzò: con una mano mi raccolse, tenendoli in alto, i lunghi capelli in una specie di coda, per impedire che mi cadessero sul viso, e con l’altra mano mi afferrò saldamente la nuca, avvicinando la mia bocca al suo pisello: “aprila”, mi disse, “e segui con la bocca il movimento della mia mano”. Cominciò a spingermi la nuca nel movimento vai-e-vieni del pompino, dicendo: “muoviti anche tu così, brava, avanti, indietro, avanti, indietro”. Capii subito quello che dovevo fare e, spinta da lui, che mi teneva sempre la testa, lo feci, mentre lui esprimeva il suo gradimento. Sentii il suo pisello ingrossarsi e l’uomo che iniziava a gemere e a spingere sempre più veloce e profondo, con il suo mormorare: “sto venendo, ingoia subito lo sperma”. Avvertii il flusso di liquido caldo che cercai, gradualmente, di inghiottire, ma mi sentii soffocare, per cui fui costretta ad aprire la bocca e in parte il suo liquido scivolò sul mio collo. Quando mi lasciò la nuca, arretrai subito la bocca, ma lui me la riposizionò sul pisello, dicendomi: “c’è ancora sperma, afferra il pisello con una mano, scappellalo, tira fuori la lingua e leccalo con calma”. Aiutata da lui, lo feci, finché lui mi lasciò, e mi aiutò a ripulirmi la bocca, il viso, il collo e le mani, poi si asciugò il pisello ormai non più gonfio e lungo, come l’avevo fin lì conosciuto e mi costrinse a stendermi con lui di fianco, con le sue braccia che mi circondavano le spalle e le gambe e con le mie mani strette sul suo membro.
Passarono pochi minuti e avvertii che il membro si stava risvegliando e tornava a gonfiarsi. Mi costrinse ad accarezzarlo e a riprenderlo in bocca. Lo sentii nuovamente grosso come prima. Mi venne sopra e di nuovo entrò con lui nella mia fichetta, baciandomi la bocca con la lingua e muovendosi dentro di me (“ora ti scopo, spero che finirà per piacerti”) e alzandomi le gambe. Mi accorsi gradualmente che la penetrazione riusciva meno difficoltosa della prima (“i tuoi muscoli si stanno abituando, concentrati come se fosse un gioco piacevole”), e cominciai a provare piacere, tanto da accorgermi che stavo rispondendo ai suoi baci di lingua: lui se ne accorse e cominciò a mormorarmi “lasciati andare e stai tranquilla non ti verrò dentro, non corri alcun pericolo”, e prese a baciarmi il collo e le orecchie. Mi sentii nuovamente gemere e anche tremare, vedevo le mie gambe sollevate che si muovevano nell’orgasmo. Improvvisamente, lui uscì da me e mi rovesciò di pancia, accarezzandomi di dietro, dalle cosce alla schiena, e dicendo “non mi ero sbagliato. Tu non solo sei la ragazzina più bella che ho avuto, ma sei anche nata per dare soddisfazione al pisello dell’uomo. Ricordatene e cerca di trovare cazzi in grado di soddisfarti, come il mio”. Mi si spostò dietro in ginocchio con le mani sulle mie natiche che provvide a sollevare in alto e io capii subito che avrei avuto lo stesso trattamento doloroso di Francesca.
Con la testa appoggiata sul terreno, sentii nuovamente sulla mia passerina la sua bocca, che poco dopo risalì sul buchetto anale, mentre le sue mani dilatavano le natiche. La lingua fu sostituita da un dito insalivato, poi da due dita appaiati, sprofondati fin dove possibile. Alzai la testa, mi girai e gli dissi “non farlo, mi farai provare tanto dolore come ce l’ha raccontato la mia compagna Francesca”. Lo sentii rispondermi – mentre appoggiava una mano sulla mia schiena per tenermi ferma – “voglio il tuo bellissimo culetto, come tutte le donne hanno dato. Rilassati, non ti farò troppo male”. Mentre mi tappava la bocca con una mano, mi si sdraiò sopra con il pisello puntato sull’orifizio. Provai a scalciare e a muovere lateralmente le gambe, ma fu tutto inutile: il suo peso mi schiacciava e mi impediva qualsiasi movimento. Il pisello entrò con un dolore lacerante e cominciò a muoversi in giù e in su, tra le mie urla che avvertivo come gemiti appena percepibili. L’orologino al polso mi fece contare più di mezz’ora di martirio. Lui alla fine disse: “ora avrò anch’io l’orgasmo come quello avuto nella tua bocca e quindi ti bagnerò. Non avere paura, ti assicuro che la prossima volta non proverai più dolore, magari un po’ di bruciore: d’ora in avanti sei donna in tutte le tue aperture. Spero che quando rifarai sesso, tu ti ricordi di me, non solo come uno spietato stupratore di ragazzine, ma anche come un maestro che ha insegnato ad apprezzare il pisello in modo completo a te, che sei stata l’allieva più bella e più giudiziosa che ho avuto”. Velocizzò la penetrazione tenendomi stretta con le sue manone sulle spalle, mentre ora potevo lamentarmi a voce bassa; infine, lo sentii sussultare e gemere e inondarmi dentro. Rimase un minuto fermo, poi si mise in ginocchio e mi ripulì l’ano e le cosce, dove stava scendendo il suo liquido.
Disse: “sono orgoglioso di aver colto il culetto più bello che abbia mai visto. Tra poco ti lascio andare. Vai al fiume, riposati e calmati, ma – ascoltami bene – non dire nulla a nessuno, neppure ai nonni e ai genitori, meno che mai alle tue compagne, di quello che ti è accaduto. Lo dico per il tuo bene, perché qui io sono uno sconosciuto e fuggirò subito: nessuno mi troverà, come nessuno mi ha mai trovato per i tanti altri episodi come questo su ragazzine, che sono i miei unici obiettivi: come ti dicevo, non mi piacciono le vostre mamme, a me e a quelli come me interessate solo voi, fiorellini che siete appena sbocciati. Ricordati che se tu parli, sarai portata all’ospedale per la visita medico-ginecologica e poi dai carabinieri per l’interrogatorio e il verbale, l’episodio andrà nel giornale e, anche se non faranno il tuo nome, sarai senz’altro riconosciuta e additata, per anni, come la povera, disgraziata ragazzina violentata che, forse – si dice sempre così – se l’era anche andata a cercare, vestendo o comportandosi in modo provocante. I ragazzi ti guarderanno sorridendo allusivamente e facendo battute e ci proveranno sempre. E’ sempre così. Mi hai capito, dammi retta, sei una ragazzina per bene, bella e incantevole e sarai presto una splendida ragazza, non andare in cerca di guai. Io ti ho solo fatta diventare donna, un po’ precocemente, ma non avrai altre conseguenze fisiche, è capitato a te come è capitato a migliaia di altre bambine e fanciulline. Non ci pensare più, scordati degli aspetti negativi di questo incidente di percorso e guarda anche al lato positivo: hai scoperto il pisello, e anche l’inizio del piacere, e che cosa deve fare una donna per soddisfare l’uomo: magari confesserai l’accaduto al tuo primo ragazzo innamorato che vuole sapere per quale ragione non sei più vergine, immagino che questo ti succederà assai presto”.
Ciò detto, mi fece una lunga e amorevole carezza sul viso, mi alzò in piedi, lentamente mi rimise il reggipetto e le mutandine e mi risistemò il vestito sul corpo, accarezzandomelo dalle cosce alle natiche e massaggiandomi e baciandomi a lungo il di dietro. Aggiunse “io vado, tu aspetta due minuti e poi torna alla via, di qua, dove mi vedi andare. Prendi la tua borsa e, quando senti la mia moto sgassare, vai a prendere la bici e vai pure per un po’ a riposarti al fiume”.
E’ quello che feci. Raggiunsi il fiume e, visto che non c’era nessuno, mi tolsi le mutandine e andai subito in acqua. Mi lavai la passerina e il culetto, anche per dare sollievo al bruciore che continuavo ad avvertire, mi lavai le mani e la bocca e poi mi distesi sulla coperta, dicendomi che mi era capitata una cosa brutta ma che ne ero uscita e che avrei tenuto solo per me. Tornando a casa, prima di cena, risposi annuendo affermativamente alla domanda dei nonni: “tutto bene? Ti sei riposata?”. Andai in bagno, mi feci la doccia, lavando accuratamente le due aperture con acqua fredda: alla fine sentii che l’infiammazione era assai diminuita. A letto, ripensai alla mia esperienza: volli riprovare a toccarmi come mi aveva toccato lui ed ebbi la conferma, quasi immediata, del piacere, che poi seppi definirsi autoerotismo femminile.
Il mio segreto cadde solamente un anno dopo, quando – per problemi di irregolarità del ciclo mestruale che comportava abbondanza di perdite – venni condotta da mia madre, per la prima volta, ad una visita ginecologica. La dottoressa, dopo avermi attentamente ispezionata, mi chiese papale papale: “hai già il ragazzino?”. Io, imbarazzatissima, riuscii a rispondere di no, ma lei continuò, guardando allusivamente me e mia madre, “almeno un ragazzo devi averlo avuto”. Mia madre capì subito e fissò interrogativamente la dottoressa, la quale, rivolgendosi a lei, sentenziò: “è deflorata, ha avuto almeno un rapporto completo, ma comunque, per il resto, è tutto normale”. Scoppiai a piangere e dovetti confessare, con vergogna, ancora sul lettino a gambe larghe, la violenza subita quel giorno di giugno dell’anno prima. Mia madre mi abbracciò, piangendo anche lei. Alla fine, la dottoressa ci confortò con affetto, con il riconoscere che per fortuna – contrariamente a casi meno fortunati che lei aveva avuto modo di osservare – “non erano presenti traumi e, quindi, clinicamente, non c’era niente da fare”.
Durante il ritorno a casa, dovetti raccontare, con tutti i particolari, bene impressi nella mia memoria, il brutto episodio, e da allora anche mia madre non entrò più in argomento. Solo qualche anno dopo, quando fui sicura di essere innamorata di Paolo, trovai il coraggio per rivelare anche a lui il trauma subito: fu molto caro, mi abbracciò e coccolò per ore, per testimoniarmi il suo amore.03. L’amica Paola e il nero MohammedLa mia vita è radicalmente cambiata poche settimane fa. Un pomeriggio, uscite dall’ufficio, io e Anna insieme a Paola, e comodamente seduta a casa di Paola davanti ad un caffè, la mia amica – che invece ama pazzamente scopare e che ha avuto, da donna libera o semilibera, molti amanti anche occasionali, e che da qualche settimana appariva euforica come non mai – ci ha raccontato il suo segreto, il senso di quel “ho una vera bomba sessuale tra le mani, anzi tra le gambe”, che ci sussurrava ogni mattina da molti giorni, con occhi luccicanti e sguardo sognante.
Aveva conosciuto, in modo rocambolesco, come si dirà sotto, un quarantenne, prestantissimo senegalese, da molti anni in Italia con permesso di soggiorno e lavoro – in un magazzino di supermercato – a tempo indeterminato: posto affidatogli dalla vecchia direttrice che era stata, a lungo, sua amante, prima di un trasferimento ad altro incarico in una lontana città del Nord. La dirigente gli aveva pure trasferito il piccolo appartamento in affitto dove viveva, che il nero ora condivideva con un cugino.
Mohammed, un gigante d’ebano straordinariamente ‘fico’, dice lei, anche per la sua dotazione sessuale del tutto eccezionale, che da allora si scopava per ore quasi tutte le sere e anche le notti, dormendo spesso insieme, con tanto di orgasmi multipli e sensazioni da troia appagata che non aveva mai provato, nonostante le sue ricche esperienze pregresse… Le sue tre aperture (sì, anche il lato B, “e non ho esitato nonostante il pegno che ho pagato per far passare la sua cappella nel mio sfintere”) erano diventate proprietà di Mohammed e il lungo e largo pisello e le belle e carnose labbra e la lunga lingua dell’africano erano diventati, almeno temporaneamente, proprietà probabilmente esclusiva di Paola…
Le poche immagini digitali anche intime a noi mostrate allora, per l’occasione, scattate dalla stessa Paola col telefonino, dimostravano, in modo eloquente e sconvolgente, l’assoluta verità della descrizione: di fronte alle dimensioni di quel bastone sormontato da una grande cappella e terminante con due palle quasi simili a bocce, confesso che sono rimasta senza parole: mi è venuto a mancare il respiro e sono subito entrata in crisi, nel confrontarlo con quello di mio marito che ora, improvvisamente, mi è apparso tanto minuscolo e inadeguato. Spontaneo il pensiero: e se la mia insoddisfazione dipendesse proprio dall’inadeguatezza delle misure e della resistenza del pene di Paolo? Eppure il pedofilo mi fece capire che avrebbe potuto portarmi all’orgasmo già a 14 anni…
La relazione di Paola con il nero era cominciata subito dopo lo spiacevole episodio che ci aveva, a grandi linee, già narrato qualche settimana prima, riguardante la sua amata nipotina ventenne universitaria, Margherita: ragazza complessivamente insignificante (per non dire bruttina, fatta eccezione per il seno rigoglioso), impiegata come cassiera part time e a termine proprio nello stesso supermercato ove lavora Mohammed e ove egli stesso era stato assunto due anni prima, come già detto grazie alla direttrice single che ne era diventata amante, prima di essere trasferita altrove. Durante un’agitazione sindacale, Margherita aveva conosciuto il gigante nero e se ne era sentita subito attratta; accortosene, egli le aveva chiesto il cellulare e aveva preso a corteggiarla con messaggini discreti. Dopo un incontro di formale conoscenza, tenutosi nel giardinetto prossimo al centro commerciale subito dopo la sua chiusura, ella aveva accettato il suo invito di andare a trovarlo nel suo appartamento una domenica, subito dopo pranzo: inventare un impegno con amiche, vincere con decisione la paura dei timidi, il tempo di entrare in casa e di trovarsi tra le sue braccia, che l’avevano subito avviluppata, depositata nel suo letto e svestita rapidamente. Margherita, che non aveva mai visto un pisello, inebriata e anzi sconvolta dalla bellezza e dalla possanza sessuale del nero, si era subito concessa totalmente, accogliendo l’enorme membro del nero come se fosse l’oggetto più normale del mondo, e donandogli quindi le sue verginità, ovvero in successione tutte le sue aperture, nello spazio di poche ore. Gli si era concessa con uguale dedizione ed entusiasmo per un paio di mesi, sempre nell’appartamento, in ogni momento libero, senza pensare a prendere le sue precauzioni, fino a rimanerne incinta. Informata, la famiglia era riuscita, con enorme fatica, a farla desistere dall’idea di sposare l’uomo, e a farla invece immediatamente abortire, oltre che a farle interrompere sia il rapporto di lavoro con il supermercato e sia quello sessuale con l’amante.
Paola aveva raccolto la confessione della relazione e le confidenze più intime della nipotina, occhieggiando alcune immagini, anche rivelatrici, conservate dalla ragazza nel suo cellulare. Essendo in quel momento sola e con il sempre incerto storico fidanzato ingegnere in Egitto per un lungo lavoro, si era incuriosita ed eccitata in sommo grado, e aveva deciso di conoscere e provare ad avere Mohammed; che, tra l’altro, si era poi rivelato, al di là del nome che porta, persona di una certa cultura e non musulmano ma cristiano.
Paola non è bellissima ma è un tipo mediterraneo che fa girare la testa agli uomini: piccolina (non arriva ad 1.60) ma dal fisico tornito e proporzionato, con belle gambe piene, sempre arrampicate su tacchi altissimi e un seno florido (quarta abbondante), mora di carnagione, capelli lunghissimi e occhi di fuoco. Una sera, all’orario di uscita dal magazzino, truccata e vestita, o meglio svestita, in modo sexy decisamente provocante, aveva atteso in auto Mohammed che, a piedi, andava a prendere il bus per tornare a casa e, attirando la sua attenzione, lo aveva invitato e senz’altro accolto in auto: spiegare allo sbalordito africano chi era lei e perché lo conosceva, che cosa era in grado di offrirgli e che cosa in cambio voleva da lui fu questione di pochi minuti. Ben presto, Paola poté rimettere in moto e ospitare il non più stupito ma convinto e avvinto Mohammed nel suo accogliente appartamento, senza preoccuparsi delle possibili dicerie dei vicini.
Quello che seguì, quella sera e quella notte, e quello che venne replicato, con crescente entusiasmo, nei tempi liberi dal lavoro dei giorni successivi – anzi nelle notti successive, tanto che Mohammed si trasferiva da lei quasi tutti i giorni, dopo l’uscita dal lavoro – fu l’oggetto delle speciali confidenze di quel medesimo pomeriggio. Non solo confidenze, anche visione di fotografie assai significative, fra gridolini di soddisfazione, battute salaci e pensieri erotici di provarci…04. Lucia e la proposta indecenteInfatti, presto venne fuori anche l’angustiante problema – il prossimo ritorno del fidanzato ingegnere per due settimane di ferie – e la ferrea volontà di Paola di non perdere Mohammed, ma solo di ‘affidarlo’ fraternamente, per quel periodo, e volendo anche superato quel periodo, a persone fidate, ovvero a noi due, salvo riprenderselo, con promessa, però, sempre di fraterno riuso di gruppo (“ce n’è per tutte, è un vero toro che può soddisfarne dieci al giorno…”): in altri termini, gli inviti e le suppliche a diventare, da subito, sue amanti, almeno per due pomeriggi settimanali, in base alle nostre e sue reali disponibilità orarie, utilizzando per l’iniziazione (addirittura prevista per due giorni dopo) la casa stessa di Paola, con successivo trasferimento nell’appartamentino di Mohammed. Del quale Paola (che vi era già stata più di una volta) garantiva l’anonimato e la pulizia, e anche la privacy, avendo Mohammed e suo cugino Kebir camere indipendenti e sicure al piano superiore, oltre che un buon rapporto di fiducia con l’anziana proprietaria che abitava da sola al piano terreno e che aveva consentito di trasferire ai due africani il quartiere dove aveva abitato la direttrice del supermercato.
Di fronte al nostro stupore e all’immediato e deciso rifiuto (da entrambe motivato dall’amore che provavamo verso i nostri coniugi e dalla paura di compiere un passo così impegnativo e pieno di incognite), Paola cominciò addirittura a piagnucolare, accusandoci di ingratitudine e di non conoscere il significato della vera amicizia e dell’importanza di fare un piacere vitale, ora, in caso di reale bisogno, in cambio di tutt’al più quattro prestazioni sessuali (che ne era certa, si sarebbero rivelate poi graditissime), destinate a rimanere segrete, e che comunque non toglievano niente ai nostri amati mariti; io ed Anna ci guardammo negli occhi, provando a comunicare una sorta di accordo, sperando chiaramente, però, l’una nella disponibilità dell’altra.
Alla fine, Anna mi tirò in disparte e mi si raccomandò: “almeno dimmi che i primi due incontri li fai tu: io sono una donna comune e per di più soddisfatta da mio marito, mentre quella insoddisfatta e soprattutto ‘grande e bella bionda’ concupita da tutti, figuriamoci come ti guarderà e ti prenderà il nero, sei tu! Quindi ti prego di non crearmi problemi e pensa alle felici prospettive orgasmiche che finalmente proverai, semmai ti prometto di subentrare nella seconda settimana, beninteso se proprio non ti sentirai di continuare l’esperimento. Tutto sommato la prospettiva di assaggiare, soprattutto in bocca, un bel pisellone nero come quello comincia a piacermi…”. A questo punto, mi venne da pensare: “perché non dovrei provare, almeno una volta, da donna, a sentirmi femmina e a godere sessualmente? Se questo non avverrà, mi rassegnerò alla frigidità e continuerò come ho sempre fatto ad autosoddisfarmi”. Rivolgendomi a Paola, dissi: “va bene, domani l’altro ci proverò io, istruiscimi a dovere e speriamo che vada tutto bene, come a te”.
Paola mi abbracciò gioiosamente, poi mi disse: “stai tranquilla, dirò a Mohammed che è la tua prima volta, di andarci davvero piano e di prepararti bene con il succhiartela, finché non andrai in estasi (vedrai, poi sognerai le sue labbra e la sua lingua in ogni momento!); solo dopo ti farà conoscere il suo pisellone, devi prenderlo al naturale, ‘a pelle’, perché è sicuro, stai tranquilla, tanto anche tu usi anticoncezionali. Glielo succhierai finché non sarà pronto (ma è sempre pronto!) e poi lascerai che entri piano piano nella tua passerina, che non soffrirà avendo già fatto passare tuo figlio, e ti affiderai completamente a lui almeno per un paio d’ore. Ti girerà con maestria ma sempre con rispetto, come una trottola, scopandoti, prima come sei solita fare con tuo marito, ma alzandoti anche alternativamente le gambe, tu poi sperimenterai tutte le posizioni che non hai mai provato (sì, ti piegherà a pecora, ti girerà di fianco, ti farà cavalcare e alla fine ti prenderà tutta sdraiata di pancia, facendoti sentire il suo gran peso …), con il solo obiettivo di farti godere e sentirti gemere di gioia. Credimi, è un vero maestro! Alcune raccomandazioni: lascia che ti baci in bocca quanto vorrà e che ti baci e morda le tettine, non offenderlo negandoti, ti piacerà tantissimo; quando vieni (e ti capiterà tante volte, durante l’amplesso), però ti raccomando di tenere sempre una mano in bocca per non urlare, perché i vicini sanno di lui e sentono tutto, sono sempre in ascolto con l’orecchio incollato alla parete; e se lui lo volesse, o comunque ti accorgessi di volerlo fare, succhiaglielo e fatti scopare in bocca fino a farlo venire, e bevi pure il suo latte che fa bene, come fai con tuo marito, e non credere che così l’avrai calmato perché torna subito in tiro.
La vera complicazione è che, alla fine, dulcis in fondo, lui vorrà anche il tuo culetto vergine, come per tanti uomini, tutti maiali, sodomizzare e svuotarsi nell’ano gli piace ancora di più che scopare (Paola, come anche Anna, non conosceva l’episodio del mio stupro infantile…), ma gli dirò di aspettare almeno la terza volta, cioè la prossima settimana e al limite anche dopo, quando ci alterneremo: tranquilla, mi darà retta. Intanto, da domattina ti metterai un plug nell’ano per cominciare a preparare il muscolo: lo terrai tutto il giorno, al lavoro, togliendolo ovviamente quando torni a casa. Così farai anche domani l’altro. Dopo due-tre giorni, ti metterai un secondo plug più largo, vedrai che, quando sarà il momento, lo sfintere sarà elasticizzato e il culetto già in qualche modo allenato e lui potrà entrare senza farti tanto male, e comunque il dolore – per me è stato sopportabile, un po’ meno bene per Margherita, ma essa è stata deflorata senza alcuna preparazione, se non quella immediata con crema e gradualità d’introduzione, a partire dal suo ditone (che farà ovviamente anche con te) – sarà solo la prima volta; te lo assicuro che a me è successo così, e vedrai che dopo alcuni trattamenti ti piacerà da pazzi, soprattutto psicologicamente ma anche con sensazioni fisiche reali, di essere montata e dominata anche dietro dal suo corpaccione, ora tutto o in gran parte disteso su di te e ora che ti penetra stando in ginocchio davanti alzandoti le gambe o da dietro a pecora, tra crescenti ed eloquenti manifestazioni di orgasmo”.
Così dicendo, andò ad aprire un cassetto e tolse un piccolo contenitore con i due plug colorati di diverse misure, che ci fece vedere e capire come si indossavano, e che infine mi mise in borsa, tra le proteste di Anna che continuava a dichiarare che allora, dopo questa inattesa pretesa animalesca, ritirava la disponibilità a subentrami: a meno che fosse chiaro, e che io lo dicessi con decisione al nero, che mai e poi mai si sarebbe fatta fare il culo, che aveva sempre decisamente negato ai fidanzati, a suo marito, e anche all’unico amante – socio e caro amico del marito – che aveva avuto e continuava ad avere dopo il matrimonio.
Paola dovette rassicurarla più volte in tal senso, sostenendo che Mohammed era uomo intelligente, rispettoso e fidato, e che quindi – al momento giusto con Anna – si sarebbe adattato ai suoi desideri. “Un’altra cosa, disse Paola rivolgendosi a me, dimmi le tue misure in biancheria intima, autoreggenti e scarpe con tacchi a spillo: te le comprerò domani e le indosserai per il suo piacere, almeno per la prima speciale occasione di domani l’altro, quando verremo insieme qui, subito dopo il lavoro, per prepararti e affidarti a lui: dopo di che sparirò fino all’orario che stabiliremo (immagino non oltre le 19) perché tu possa docciarti, rivestirti e prepararti per il rapido rientro a casa. Ovviamente, avverti dell’impegno tua madre e in famiglia. Ed ora, disse guardando l’orologio, mi scuserete la sorpresa speciale, aspettiamo e conosciamo in persona il grande Mohammed, sarà qui a momenti”.
Sorrise di fronte alla nostra reale sorpresa e al nostro esplicito rimprovero. Il campanello non si fece attendere. Paola andò ad aprire e un minuto dopo entrò un gigante di quasi due metri per almeno cento kg di peso, dalle spalle e dal torace possenti e mi parve tutto muscoli. Aveva la pelle scurissima e una folta capigliatura riccia con una barbetta curata: complessivamente bello, unico difetto, un naso davvero schiacciato e quindi deforme, da pugile. Sono certa che egli già ci conosceva in foto esibite e in descrizioni fatte da Paola, ma comunque, tutte in piedi, ella ci presentò “come le sue più care amiche, praticamente sorelle”, con i nostri nomi, soffermandosi soprattutto sul mio. Mohammed ci strinse la mano con la sua, che mi sembrò enorme, salutandoci allegramente in un buon italiano, mentre ci guardava e ci valutava dalla testa ai piedi, prima me e poi Anna, sorridendo compiaciuto. Capii allora perché Paola ci aveva stranamente chiesto, il giorno prima, di indossare una gonna sopra al ginocchio e scarpe con tacchi abbastanza alti: anche Anna ha belle gambe, sottili ma diritte, da modella di classe e in più ha una terza di seno…
Paola, rivolgendosi ancora a lui e indicandomi disse: “so che domani l’altro alle 14 sei libero anche tu, come noi. Vieni subito qui e ci troverai anche Lucia che potrà restare con te fino e non oltre le ore 19, magari un po’ prima, ti piace? Sei contento di incontrarla?”. Il suo sguardo, ora sempre fisso nei miei occhi, fu più eloquente delle parole, che nella mia sempre crescente confusione psicologica, fatta di paura e di desiderio, gli sentii sussurrare: “Sei bellissima come non avrei mai creduto, sarò l’uomo più felice del mondo e da ora in avanti conterò ogni minuti che mi separa da quel momento”.
Paola ed Anna sorrisero e ridacchiarono senza ritegno, mentre io arrossivo come una giovinetta che riceveva il primo apprezzamento da un ragazzino, che improvvisamente si accorgeva di sentirsi indifeso di fronte alla bellezza femminile già sbocciata. Ancora imbambolata e col viso spalmato di rossore e con lo sguardo che continuava a valutare l’intero corpo del gigante, tra brividi mai provati di fronte ad un uomo che ora si rivelava, ai miei occhi, nella sua piena e potente mascolinità, sentii Anna prendermi per mano e dire: “andiamo, è tardi, lasciamoli soli. Avrai tutto il tempo che vuoi per pensare al momento intimo tutto tuo, e a come vorrai costruirlo. Come ora ci sto pensando pure io…”.05. L’iniziazione di Lucia – Prima parteTornata a casa e trovatala deserta (il bambino era in piscina, accompagnato dai nonni), con almeno due ore a disposizione prima anche del rientro di Paolo, ripensai al corpo e al pene del mio stupratore più grosso e più lungo rispetto a quello di Paolo, ma non avevo altri termini di paragone. Accesi il computer e digitai termini come misure/dimensioni del pene, superdotati, orgasmo femminile, sesso con neri, sesso anale: frequentai, così, per la prima volta, siti e forum hard. Divenni sempre più interessata e anche avvinta dall’abbondanza dei dati e delle testimonianze, spesso evidenziati da immagini eloquenti. Ebbi conferme circa il legame stretto fra dimensioni significative del pene (specialmente in larghezza) e orgasmo femminile, lessi tante confessioni entusiaste di donne pluriorgasmiche e quelle – assai meno piacevoli, ma con presenza di eccezioni anch’esse significative – di donne che praticavano abitualmente, o che almeno ne avevano avuto esperienza, il sesso anale: riguardo al quale rapporto mi soffermai a lungo sugli accorgimenti, a partire dall’uso preventivo dei plug (come quello che continuavo a tenere nel mio culetto, probabilmente tornato vergine dopo 20 anni di disuso, e che dovevo ricordarmi di togliere al primo avviso di rientro dei miei), per passare alle creme o spray da utilizzare nella preparazione e alle posizioni più adatte da tenere. Tra i tanti giudizi negativi in fatto di piacere e gradimento anale, mi soffermai rincuorata sulle entusiastiche dichiarazioni di una Graziella ventenne che narrava di orgasmi autentici e addirittura dichiarava di preferire la sodomizzazione (procuratale solo dal fidanzato, per altro “piuttosto dotato, specie in circonferenza”) al rapporto normale.
Lessi anche di confessioni positive ed entusiaste di donne che avevano avuto esperienze episodiche o rapporti durevoli con neri, specialmente africani: emerse un po’ ovunque la conferma della loro generale superdotazione e anche e soprattutto del loro peculiare vigore fisico e della passione che dedicavano al rapporto sessuale con donne bianche. Mi accorsi presto che la lettura di queste testimonianze si sovrapponeva all’immagine di Mohammed che mi fissava negli occhi ed esclamava: “sei bellissima”, e che stavo provando intensi brividi di piacere, tanto che cominciai a toccarmi.
Il tempo volò, sentii l’auto entrare nel giardinetto ed ebbi appena il tempo di uscire dal programma, cancellare la cronologia, spengere il computer e togliermi il plug e inserirlo nella bustina che nascosi nella borsa. Mi ripromisi di approfondire appena possibile la problematica.Il pensiero di Mohammed non mi abbandonò mai, neppure ritornata in famiglia, tra mio marito e mio figlio, né durante la cena e successivamente alla tivu, diventando più forte quando – a letto – Paolo mi trasmise il solito segnale della lunga carezza alle cosce e io, togliendomi la camicia da notte, mi distesi di schiena a gambe larghe, per consentirgli l’abituale penetrazione. Pensando all’amante nero che a breve avrei avuto e a come avrei potuto accoglierlo dentro di me, con un pene che continuavo a vedere smisurato, come da foto (ad occhio, doppio in lunghezza e in larghezza rispetto a quello di Paolo), finii per eccitarmi: mio marito se ne accorse e spinse più a fondo, dicendomi – tra un bacio e l’altro – ”sento che ti piace, lasciati andare”.
Mentre assecondavo il suo ritmo, cercavo di muovere le gambe come non avevo più fatto dall’episodio dello stupro, ora appoggiandole ai suoi fianchi e ora alzandole in parallelo finché mi era possibile, come mi aveva costretto a fare il pedofilo. Cercavo di capire cosa avrei provato quando sarei stata abbracciata stretta e quasi schiacciata da un corpo assai più pesante di quello di mio marito e anche dello stupratore, quando avrei dovuto rispondere ai suoi baci in bocca, come lo avrei stretto o accarezzato nella sua potente muscolatura delle spalle, delle braccia, delle cosce… Cosa avrei provato con il suo pisellone dentro di me: sapevo che la larghezza non era un vero problema, avevo partorito e poi il muscolo si sarebbe gradualmente adattato alla sua misura, ma mi incuriosiva la sua lunghezza e mi domandavo se sarei riuscita mai ad ospitarlo tutto dentro di me. Ebbi nuovamente dei forti brividi. Paolo se ne accorse e mi mormorò nuovamente: “ti piace, vero?” Lo strinsi forte e provai un senso di rilassatezza e di piacere che avevo raramente provato. Ma finì presto, in pochi minuti egli raggiunse l’orgasmo e ci separammo, lui per pulirsi come al solito con fazzoletti (non andava mai al bidet, diceva che gli piaceva addormentarsi così) e io per lavarmi. Mi intrattenni volutamente a lungo, e quando tornai lo trovai addormentato, con la solita espressione felice.Tardai a prendere sonno. La mattina, prima di uscire, con qualche difficoltà mi misi il plug contenuto da mutandine aderenti. La giornata di lavoro fu lunga e impegnativa, non vidi Anna e potei solo scambiare poche parole con Paola (con lei che mi sussurrava, ammiccante, della notte straordinaria passata con Mohammed e dell’altra che sarebbe seguita, e mi raccomandava di tenere sempre il plug, magari provando a cambiarlo nel pomeriggio con l’altro più largo).
La sera trascorse come da routine, prima in famiglia e poi a letto con Paolo, che non mancò di pretendere la solita, per lui gratificante razione di sesso.E venne il gran giorno.
Prima di uscire per l’ufficio mi introdussi il solito plug che Paola mi aveva consigliato di tenere anche durante il rapporto: “quando te lo vedrà, gli verrà l’acquolina in bocca, pensando al momento buono”. Mi vestii normalmente con pantaloni e camicetta e scarpe basse, indossando comunque (visto che Paolo era già uscito) calze autoreggenti e biancheria intima nera assai elegante e assai sexy anche per le ridottissime dimensioni.
Al lavoro le ore volarono e subito allo scoccare delle 13.30 uscii con Paola; ci fermammo dieci minuti al bar di fronte per un frugale spuntino, e, saliti sulla mia auto, in un baleno arrivammo di fronte al suo appartamento, parcheggiandovi facilmente. Salimmo, entrai in bagno per una rapida rinfrescatura e poi lei mi fece indossare il vestitino nero aderente e le scarpe in tinta tacco 12 (che mi consigliò di tenere, almeno per il primo rapporto: “gli piacciono da morire”) e infine mi dette un ritocco di rossetto rosso fiammante sulle labbra.
Non passarono più di 10 minuti e il campanello annunciò l’arrivo dell’atteso ospite che veniva direttamente dal magazzino. Dopo i saluti e baci, Paola lo accompagnò in bagno per una doccia: li sentii ridere, poi lei tornò e prendendomi per mano mi portò in camera, dicendo: “sdraiati di schiena a gambe aperte, ci penserà lui a spogliarti. Io vado, in Biblioteca, tornerò alle 18.45. Qui avete carte e asciugamani, in bagno hai l’accappatoio rosso per la doccia, Stai calma e approfittane, un’occasione così capita solo a poche. Lascia fare a lui, sei in buonissime mani”. Dopo un bacio, mi lasciò sola.
Mi tolsi orologio e collana, mi sdraiai e subito entrò lui, completamente nudo, fermandosi sulla porta. Rimasi a guardarlo con occhi sgranati, senza parole, dapprima inquadrando il suo gigantesco e magnifico corpo atletico e muscoloso e poi focalizzando lo sguardo sul suo pene che si stava distendendo e alzando, senza che lui lo toccasse, tra l’inguine e la vita: mi parve di dimensioni smisurate, assai superiori a quelle dello stupratore. Ipnotizzata, lo vidi avanzare, salire sul letto e inginocchiarsi tra le mie gambe aperte, accarezzarle lentamente dai polpacci verso le cosce, lambire il mio vestito e alzarmelo per sfilarlo dalla testa. Mentre lo aiutavo a sfilarlo, sentii il suo enorme pene completamente ritto, duro e caldo che mi sfregava le cosce e la pancia. Tolto il vestito, mi tirò giù, lentamente, le minuscole mutandine, mentre io lo assecondavo muovendo le gambe e mi sollevavo a sedere per consentirgli di sganciarmi il reggipetto, che saltò velocemente, con messa a nudo delle due zinnine bianche, da ragazzina, che – insieme al mio ventre completamente bianco seppure incorniciato dalla chiara peluria naturale – contrastavano con l’abbronzatura del resto del mio corpo. Rimasi in autoreggenti e scarpe con i tacchi.
Guardandomi negli occhi e mormorando “sei la donna più bella e desiderabile che ho avuto e che ho mai veduto, ho apprezzato molto anche il tuo abbigliamento e le scarpe con tacchi che sono il mio debole e che mi piace che tu mantenga per tutto il nostro incontro: cercherò di non farti pentire di questo dono che mi fai”. Riprese a carezzarmi le gambe, soffermandosi sulle cosce, allungò le mani per carezzarmi i seni, poi mi allargò ulteriormente le gambe e tuffò la sua testa nelle mie parti intime. Sentii le sue labbra e la sua lingua che si facevano largo nella vulva, cercando le labbra e specificamente il mio clitoride: lo trovarono subito e, da allora, ebbi piena coscienza del piacere clitorideo, che avevo sfiorato per la prima volta con il pedofilo e assaporato successivamente toccandomi da sola con la mano. Mi sentii presto bagnata, e mentre lui affondava lingua e bocca, assecondavo gemendo e alzando la schiena i suoi baci; con la testa allungata all’indietro, mi accorsi che le mie gambe, e soprattutto dai polpacci ai piedi, erano impazzite e non riuscivo più a controllare i loro tremolii. Senza più la percezione del tempo, arrivò improvviso il primo vero orgasmo, con un urlo liberatorio che cercai per quanto possibile di contenere tappandomi la bocca con una mano. Seguirono in breve altri orgasmi…
Improvvisamente si rialzò e, sempre stando in ginocchio a gambe larghe, mi salì sul petto reggendosi però sulle ginocchia e portò il suo pisellone all’altezza del mio viso, accostandolo poi alla mia bocca. Non disse nulla, guardandomi invitante. Ripensando a quello che avevo dovuto fare 20 anni prima, capii ovviamente cosa voleva: aprii la bocca e cominciai a baciarlo, aiutandomi con una mano. Lo impugnai, scappellandolo e, alzandolo, lo leccai partendo dalle palle gonfie; lui si assestò per trovare la posizione migliore e me lo introdusse lentamente in bocca: dovetti dilatarla tutta per accoglierlo, almeno in buona parte. Per un po’ mi lasciò fare e accolse i miei tentativi di lento e impacciato movimento, poi mi prese la nuca con una mano e accentuò il ritmo del pompino, arrivando a penetrarmi fino alla gola. Mi mancò il fiato e rapidamente mi salì una sensazione di rigetto con un sintomo di forte vomito: i miei occhi incollati sui suoi gliela trasmisero immediatamente. Lui non insistette, abbandonò la mia testa e lasciò che tornassi ad essere libera nel movimento di succhiarglielo: continuai a lungo rilassata, sentendo il suo gradimento, con il pene che si stava ingrossando ulteriormente e il gigante che aveva cominciato a gemere di piacere…06. L’iniziazione di Lucia – Seconda parteImprovvisamente, si distaccò arretrando sulla posizione da cui aveva iniziato a baciarmi il sesso. Si rituffò tra le mie gambe e mi ricercò il clitoride: tornai a gemere, incontenibile. Lo sentii interrompersi, allargarmi le cosce con la sua mano che si introduceva nella mia passerina e l’apriva con due dita. Il suo corpo si distese rapido sopra di me e il suo pene entrò nella sua prima parte, lentamente, procurandomi all’inizio un lieve dolore: tornò la preoccupazione che non avessi lo spazio sufficiente per accogliere quell’ingombrante corpo estraneo. Allargai ancora, per quanto possibile, le gambe, contrassi e rilassai i muscoli dell’addome e della vulva e andai incontro al pisello con tutto il mio corpo, aiutandomi anche con una mano. Lo sentii penetrare oltre la metà: capii che ormai non c’era più il rischio di espulsione e che l’operazione era andata in porto. A quel punto, Mohammed si piegò ancora, affondando di forza, nonostante il lamento che mi sfuggì. Mi disse: “scusami, ma non potevo fare altrimenti. Ora non uscirà finché non ti avrò allargato e soprattutto approfondito come è necessario, fino all’utero. Vedrai che la tua fessura, una volta abituatasi alle mie misure, le gradirà assai. Ora fatti baciare e baciami”. Si chinò e si impadronì della mia bocca, con le sue labbra carnose e la sua lunga lingua. Quando sentì che io rispondevo ai suoi baci, cominciò a muoversi e a scoparmi con metodo e decisione, ma con ritmo lento. Mentre ancora lo baciavo e gli accarezzavo la muscolatura della schiena e delle spalle, cominciarono gli orgasmi vaginali che si ripeterono uno dietro l’altro come quelli clitoridei. Ormai non avvertivo più né dolore né fastidio, neppure quando lui usciva per rientrare subito, tale era la dilatazione dei miei muscoli interni che lo avevano accolto senza problemi.
Cominciai allora ad apprendere davvero, dopo il primo insegnamento impartitomi dal pedofilo, come potevo cambiare la posizione delle gambe, e ricavarne sensazioni sessuali diversificate: dal loro abbandono, larghe a squadra, sul letto; al loro sollevamento volontario e controllato in tanti diversi gradi, con appoggio sulle cosce o sulla schiena o addirittura sulle spalle del partner; e finalmente con il partner che si impadroniva decisamente delle mie gambe e mentre scopava, tenendole per le caviglie e scorrendovi sopra, le brandiva e alzava a suo piacere come cimeli, da autentico dominatore che assecondava il loro movimento con leggeri spostamenti del busto, verso il cielo, con una varietà notevole di inclinazioni e anche di piegamenti (a sinistra verso di lui, in perpendicolare rispetto al soffitto o in inclinazione obliqua e quasi innaturale verso la mia testa e la parete della camera), movimenti in qualche modo ostacolati dai miei tacchi a spillo.
Mi disse: “Paola mi ha rivelato che non hai esperienze e che sei quasi una vergine, come ho ben capito anch’io. Ti faccio provare altre posizioni, ma ci sarà il tempo per formarti come piace a me”. Al mio annuire, mi rigirò di pancia mettendomi a quattro zampe sul bordo del letto; lui si alzò in piedi, commentò con una battuta il plug che stava allargando il mio culetto (“presto sarà mio”) e appoggiò il pisello nella vulva, facendolo entrare gradualmente ma senza procurarmi dolore. Anche in questa posizione mi scopò lentamente a lungo, procurandomi altri orgasmi mentre stavo a bocca tappata con il viso appoggiato sul letto per non urlare. Successivamente mi fece nuovamente sdraiare di schiena, sdraiandosi anche lui accanto a me, per qualche minuto di relax: ci accarezzammo e baciammo e io ebbi modo di impadronirmi del suo pisello per scappellarlo e valutarne le dimensioni e il peso (con lui che sorrideva e mi diceva: “ti piace eh? Sei proprio nata per scopare, anche se non lo sapevi fino ad ora”), ma mi vergognai a chiedergli le misure. Poi lui mi mise di fianco davanti a sé, mi alzò la gamba libera e ricominciò nuovamente a penetrarmi stando dietro: il piacere riprese forte come prima, finché fu lui a sdraiarsi di schiena e a farmi salire sopra, dicendomi: “cavalcami”. Me lo mise dentro, con io che lo aiutavo da dietro e cominciavo ad alzarmi e ad abbassarmi sul suo sesso, giocando soprattutto con i talloni, con lui che mi teneva i fianchi e mi aiutava a prenderlo fin dove era possibile, regolando altresì il ritmo del movimento con le soste.
Improvvisamente, la sveglia che Paola aveva caricato per le 18 suonò. Allora Mohammed mi chiese di farlo ancora felice nella posizione che più preferiva, pur rimandando a tempi migliori l’iniziazione del mio culetto: me lo mise in bocca, lo succhiai fino a risvegliarlo grosso come all’inizio. Mi fece stendere pancia in giù, mi allargò le gambe, mi tolse il plug introducendomi dentro un suo ditone bene insalivato, accorgendosi che l’ano si apriva senza difficoltà. Soddisfatto, mi rimise il plug e si distese tutto sopra di me, facendomi tendere le braccia in avanti: il suo peso mi incurvò sul letto. Mi penetrò e mi montò in questa posizione di donna sottomessa, da ogni punto di vista: l’essere usata per il suo piacere, come cosa priva di qualsiasi possibilità di decisione, e la forza con cui mi montava – facendo però attenzione a non procurarmi dolore al collo dell’utero – mi fecero capire che stavo esplorando il massimo del rapporto sessuale imposto dal maschio dominatore ad una donna, che era lì per ricevere passivamente, e ciò nonostante per godere: e infatti stavo urlando senza respiro (pur con la bocca tappata con entrambe le mani), mentre un orgasmo si succedeva all’altro. Dopo un po’ avvertii i sintomi chiari del suo orgasmo, con i tremiti, i gemiti quasi animaleschi e il flusso di liquido caldo che mi inondava, mentre lui si abbatteva su di me come un corpo inerte.
Rimanemmo immobili per un paio di minuti, poi ci girammo in cerca di carta e asciugamani per ripulirci: lo sperma, abbondantissimo, mi colava sulle cosce. D’impeto gli presi in bocca il pisello ormai non più duro e glielo succhiai e leccai fino all’ultima goccia.
Mohammed mi disse, con grande soddisfazione: “Ora sei completamente aperta e pronta, hai fatto presto, complimenti, sei stata molto brava”. In effetti, capii subito che alludeva alla profondità e capienza della mia vagina, che ora, grazie al suo trattamento intensivo, era in grado di contenere, senza dolore alcuno, il grosso e lungo membro, anche se non completamente fino alle sue palle.
In quel momento sentii la voce di Paola: “ragazzi, è tempo di farsi la doccia, svelti”.07. Lucia, Paolo e Mohammed. Con il rimorso, la passione che trionfa…Rientrando a casa turbata e anzi sconvolta da quanto era successo, mi dicevo che non era possibile che la Lucia che per 18 anni aveva amato solo il suo Paolo e che non aveva desiderato nessun altro uomo potesse essere scesa al livello di una puttana insaziabile, così assatanata di sesso, di pisello e di piacere orgasmico, fino ad ora del tutto sconosciuti e impensabili circa la loro possibile realizzazione. Pensai a lungo di troncare ogni altro possibile rapporto con Mohammed e di telefonare a Paola per informarla di questa decisione, poi valutai che era meglio dirglielo di persona e rimandai al giorno successivo, a quando ci saremmo visti in ufficio. Pensai anche che di lì a poco, a letto, Paolo mi avrebbe, come sempre, cercata e voluta e che sarebbe stato opportuno trovare una scusa per evitare un rapporto che si preannunciava per me assai imbarazzante, difficile, probabilmente insopportabile: avrei potuto inventare un forte mal di testa o qualche altro malessere, ma mi venne da pensare che, in tutti gli anni del matrimonio, davvero raramente avevamo evitato il sesso serale, al di là della pausa obbligata immediatamente pre-parto e post-parto. La situazione era difficile e dovevo risolverla. A casa, infatti, lamentai una fortissima emicrania, non cenai e andai a letto prestissimo.
Non mi meravigliai sentire però, dopo neppure mezz’ora, Paolo che si affacciava in camera e mi chiedeva affettuoso come stavo, se avevo bisogno di qualcosa e anche se poteva farmi compagnia: tanto il ragazzo era con i nonni che l’avrebbero fatto dormire di sotto. Entrai in crisi e mi dissi che non era giusto che il mio totale appagamento sessuale, procurato con il meditato, cinico tradimento dell’uomo che amavo, comportasse il rifiuto dell’abituale diritto-piacere per lui di possedermi; era invece giusto che alla mia realizzazione sessuale dovesse seguire anche il miglioramento del piacere fisico che era abituato a ricevere da me. Gli dissi di venire a letto, cosa che fece rapidamente, svestendosi in un baleno. Mi si stese accanto e mi abbracciò strettamente, dicendomi parole d’amore e accarezzandomi. Pur voltandogli le spalle, mi accorsi della sua erezione. A quel punto mi decisi. Quello che avevo fatto e che forse non avrei più fatto non doveva assolutamente pregiudicare il nostro amore: sollevai il lenzuolo, mi girai e glielo presi in mano, accarezzandolo e segandolo lentamente: poi me lo misi in bocca, cominciando a succhiarglielo. Di fronte alla sua sorpresa, decisamente piacevole, decisi di continuare ad assumere l’iniziativa: gli salii sopra e, sentendolo duro e pronto, gli sussurrai: “stasera ho voglia io, e voglio cavalcarti, aiutami”. In due facemmo scivolare il pisello nella mia passerina senza difficoltà, data la dilatazione prodotta da Mohammed: strinsi il più possibile le cosce per cercare di farla sentire meno aperta e cominciai a muovermi lentamente, baciandolo teneramente. Paolo sorrise incredulo e stette al gioco, assecondando il movimento e accarezzandomi e stringendomi i fianchi. Durò più a lungo del solito e venne con lunghi gemiti di piacere. Soddisfatto, anziché addormentarsi, volle tenermi abbracciata dicendo che gli era piaciuto come non mai e che, d’ora in avanti, avremmo dovuto ripetere il gioco della cavalcata, come in effetti non mancammo, da allora, di fare, con graduale scoperta di altre posizioni.La mattina dopo, mi accorsi di stare molto meglio: baciai un Paolo entusiasta e prima di uscire mi rimisi il plug. Di fronte ai complimenti di Paola e alle sue domande di raccontarle, per sommi capi, il fatto, non ebbi il coraggio di parlarle della crisi che avevo attraversato. Nella pausa pranzo, alla presenza delle due amiche, raccontai sinteticamente come era andata, insistendo particolarmente sulla potenza sessuale (una vera e propria macchina automatica, fatta per trombare ininterrottamente per ore) dell’amante e sui risultati strabilianti in orgasmi e piaceri che riservava alla femmina, ridotta però letteralmente a troia. Ovviamente, Paola confermò, sorridendo, ogni cosa e mi chiese se due giorni dopo avrei ripetuto il trattamento. Guardai Anna e lei rispose subito, sorridendo ironica: “è giusto che sia ancora te, devi approfondire la conoscenza e realizzare pienamente la tua inespressa natura di troia. Per me ci sarà un’altra occasione”. Paola mi raccomandò di passare al plug più largo, ma precisò “senza impegno, se non ti senti ancora pronta, aspetterà la settimana prossima”.Venerdì mattina, il giorno dell’appuntamento con Mohammed, ripetei il solito rito della biancheria intima eccitante, delle autoreggenti e del plug largo (sperimentato il giorno prima), che mi dava ancora alquanto fastidio. Finito il lavoro, insieme a Paola mangiai il consueto tramezzino e poi mi recai nel suo appartamento. Indossai la “divisa” sexy con le scarpe tacchi 12 e aspettai il colosso nero, che arrivò poco dopo. Paola ci baciò e uscì immediatamente, dicendo che sarebbe rientrata alle 18.30. Rimasti soli, aspettai che il nero si fosse docciato, ancora in piedi. Mohammed, uscendo nudo dal bagno, mi guardò intensamente, chiedendomi “tutto a posto?”; annuii, e subito lui, sorridendo, mi abbracciò, baciò e prese in collo, portandomi in camera e stendendomi sul letto. Mi spogliò rapidamente, lasciandomi le autoreggenti e le scarpe. A grandi linee si ripeté il copione della prima volta, dopo avermi mandato in paradiso con gli orgasmi clitoridei; curò particolarmente la posizione del missionario (con tutte le varianti relative all’inclinazione delle mie gambe), perché – disse – voleva soddisfare “la gran fame” che aveva della mia bocca e delle mie tettine: in effetti, per almeno un’ora, instancabile, mi baciò bocca e seni (che furono anche a lungo mordicchiati) mentre mi scopava, muovendosi sempre lentamente o stando fermo a lungo, impalato dentro di me. Poi volle che lo spompinassi, fino a farlo venire, dicendomi che non mi preoccupassi perché lui avrebbe recuperato alla svelta la sua durezza. Mentre lo prendevo in bocca e cominciavo a succhiarlo, volle sciogliermi i lunghi capelli, che fino ad allora, anche nel primo incontro, avevo tenuti raccolti nella coda: durante il trattamento, cominciò a giocare con quelli, prendendoli tra le mani e alzandomeli, dicendo “sono bellissimi, mi piacciono da morire”. Mi lasciò sempre libera di condurre il gioco, che durò a lungo: ogni tanto lo toglievo di bocca e lo leccavo dalle palle alla cappella o lo segavo con una o con due mani. Finalmente sentii il suo ormai noto irrigidirsi, con i suoi gemiti crescenti e il pisello che si gonfiava ulteriormente: lui mi afferrò la nuca con entrambe le mani e cercò di affondare il pene nella mia gola, ma per fortuna esplose subito e si fermò, consentendomi di ingoiare in varie sorsate il suo sperma, dopo di che lo ripulii accuratamente con la lingua, strizzandolo a più riprese.
Ci stendemmo accanto in relax, lui di schiena e io di pancia. La sua mano cominciò ad accarezzarmi le cosce e le natiche, giocando poi con il plug, togliendomelo e ricollocandomelo, con qualche fastidio da parte mia. “Paola mi ha chiesto di aspettare ancora, ora ho capito che ha ragione, va bene aspetterò, stai tranquilla, ma tu non togliertelo”. Mi raccontò della sua passione per il sesso e specialmente per quello anale, fin da quando era ragazzino ed era stato sedotto e iniziato, nel collegio cristiano del suo paese dove era ospitato, lui orfano di entrambi i genitori, da una donna bianca cinquantenne, italiana, che lì lavorava da volontaria, come istitutrice: una sera, dopo il rinfrescante bagno nel fiume, fatto tutto nudo, l’istitutrice Patrizia l’aveva visto e condotto immediatamente nella sua camera, dove vi aveva passato la notte. Lei e poi tanti anni dopo Roberta (la direttrice del supermercato che era stata la sua fortuna) erano già aperte. Ricordò con affetto queste due prime donne mature e importanti che aveva avuto, con Patrizia che l’aveva poi fatto giungere in Italia (dopo che, per oltre un anno, si era occupata sessualmente di lui) e con Roberta che gli aveva procurato un lavoro stabile e dignitoso e perfino l’appartamento che abitava tuttora. Tornando al sesso, mi raccontò però del dispiacere per il dolore fortissimo (con sintomi di sanguinamento) che aveva procurato, la prima volta, alla giovane Margherita, la nipotina di Paola, per non averla preparata sufficientemente bene, preso com’era dal desiderio di sverginarla anche dietro. Ammaestrato da questo fatto spiacevole, si era ben comportato con Paola, che, fra l’altro, si era procurata autonomamente in un Sexyshop i plug, e altrettanto bene voleva comportarsi con me.
Dopo una mezz’oretta mi prese la mano e me l’avvolse sul pisello. Lo accarezzai lentamente e ne avvertii il graduale risveglio: mi spostai tra le sue gambe e, stando in ginocchio, cominciai a spompinarlo, con lui che aveva ripreso a giocare con i miei capelli. Ben presto, mi prese per la vita e mi alzò sulle sue gambe, calandomi in direzione del suo pisello già pronto e alzato: lo aiutai a penetrarmi e poi cominciai a cavalcarlo. Fu una lunga e strabiliante cavalcata, con lui che – sollevando il tronco – aveva ripreso a baciarmi la bocca e i seni.
Il tempo volò e quando arrivò il preavviso della sveglia, mi staccò da sé e rapidamente mi sistemò bocconi al centro del letto, a gambe larghe e a braccia distese verso la testata, nella posizione della donna dominata: mi si mise dietro in ginocchio, sentii il suo pene entrare nella passerina e lui che cercava la giusta posizione tutto disteso sopra di me. Quando l’ebbe trovata, cominciò a sbattermi, ma ora velocemente e quasi con violenza, pur stando attendo a non procurarmi lesioni all’utero, tenendomi per i polsi e sussurrandomi all’orecchio “sei bellissima, una grandissima fica e sei mia, completamente mia, sei la mia donna”: nel corso del piacere che continuavo a provare, mi venne in mente, come già la prima volta, che dopo 20 anni ero tornata ad essere oggetto di un vero e proprio stupro, anche se consensuale; tanto da sentire con sollievo il suo orgasmo liberatorio e la sua abbondante venuta di sperma.
Il tempo di ripulirlo, di ripulirmi e la voce di Paola che ci invitava per la doccia e per la preparazione al ritorno. Prima di lasciarla, le sussurrai: “vediamoci in pausa mensa, dillo ad Anna”.08. Lucia e il dono del suo culetto – Prima parteLa sera con Paolo fu ancora più difficile, ma mi feci forza e il trattamento che gli riservai lo rese beatamente soddisfatto. Il giorno dopo, alla mensa, chiesi subito a Paola se Mohammed violentava anche lei (nella stessa posizione descritta sopra, con la donna messa di pancia e tenuta immobile per i polsi dall’amante disteso sopra), magari alla fine del rapporto, e se sì cosa ne pensava e ne provava. Espressi la mia perplessità, l’incertezza nella valutazione del caso: da una parte, piacere fisico, ma, dall’altra, il senso di umiliazione, di mancato rispetto e di vera e propria violenza specialmente psicologica: “insomma il fatto, soprattutto ieri, non mi è del tutto piaciuto, al di là del piacere vaginale datomi”.
Paola confermò che, anche con lei, Moha si prendeva questa libertà, da maschio dominatore, sia nel rapporto vaginale che in quello anale, ma che la cosa era di suo pieno gradimento, anche perché tante volte aveva fantasticato di subire stupri da parte di uno o più sconosciuti, provandone piacere all’idea; e l’essere presa come corpo passivo e con così tanta forza dall’amante – che, per altro, in precedenza, lasciava alla partner anche l’esercizio di un ruolo decisamente attivo – costituiva, per lei, il momento culminante, e sempre conclusivo, del rapporto, Quindi benissimo, e sì a tale metodo un po’ brutale, ma Moha era persona fidata e rispettosa: aveva sperimentato fame, umiliazioni e razzismo in quantità, e bisognava capirlo se in certi momenti amava mostrare la sua forza fisico-erotica e la sua capacità di dominazione, almeno su una donna che ne apprezzava le doti e lo sceglieva come stallone, ma non – si badi bene – come innamorato.
Anche Anna concordò con Paola, sostenendo che l’idea di un rapporto come quello da me descritto la stava stuzzicando particolarmente, e che il fantasticare su possibili stupri (magari effettuati da neri) era un piacevole diversivo anche per lei, fin dagli anni giovanili, quando era stata in vacanza in Marocco e si era data piacevolmente da fare con tre diversi ragazzi (di cui uno nero e un altro ‘abbronzato’), in una settimana. “Quindi, Lucia, se ricapita, guarda di non pensare alle fisime e di ascoltare l’effetto che lo sbattimento produce sulla passerina”.
A questo punto, Paola mi chiese – guardando anche Anna – se il prossimo venerdì volevo ancora andare da Moha, questa volta a casa sua, dove mi avrebbe accompagnato lei. L’appartamento era decoroso e tenuto pulito da Moha e da suo cugino: ricordassi però che questa volta Moha avrebbe chiesto pegno, ossia il tanto desiderato culetto vergine, e quindi tenessi sempre il secondo plug per la preparazione. Anna intervenne sorridendo con una buona dose di ironia, dicendo che lei e Paola erano già troie da tanto tempo e felici di esserlo, io invece stavo studiando da praticante e quindi spettava ancora a me, “almeno per chiudere il ciclo”, anche per raccontarci poi l’episodio. Dopo di che, avremmo fatto un ragionamento complessivo. L’incontro si chiuse con il mio assenso alla proposta di Paola.La settimana si svolse lentamente, allineata sui soliti binari. Paola ebbe con sé il fidanzato storico in vacanza, e noi tre amiche avemmo meno occasioni di rivederci – a parte qualche battuta o allusione scambiata durante la pausa pranzo dei due giorni di lavoro anche pomeridiano o all’ingresso o all’uscita dall’ufficio. A casa, Paolo fu particolarmente tenero e amoroso con me, non solo a letto. La sera ripetemmo la posizione della cavaliera a cavallo e sperimentammo la nuova posizione di fianco uno di fronte all’altro, con suo totale gradimento: una sera, tra il serio e lo scherzoso, mi chiese se in piscina o durante le sedute di preparazione dei progetti culturali trascorse con le amiche avessimo anche frequentato un corso hard. Gli risposi, sorridendo, che le mie amiche sono da sempre assai disinibite, e parlano volentieri delle loro esperienze, e che comunque la rete insegna a tutti, purtroppo anche ai bambini, come si devono svolgere certi incontri, per raggiungere aggiornamenti alle nostre sapienze tradizionali. Ci ripromettemmo di esplorare insieme certi siti, in altri momenti di relax passati da soli. In pochi giorni, comunque, il parco menù serale tradizionale fu decisamente arricchito, soprattutto con l’abbinamento pompino-penetrazione, che divenne abituale, con sua grande soddisfazione. Riuscii anche a convincerlo a baciarmi preliminarmente la passerina, ciò che cominciò a fare – dopo qualche titubanza –, per altro svogliatamente e con risultati mediocri. In ogni caso, fu quella la settimana durante la quale – pensando a quanto avevo già avuto a credito e a quanto avrei ancora dovuto ricevere da Moha – mi dedicai al risanamento del debito che avevo nei riguardi di Paolo, per accrescere, per quanto possibile, il suo orgoglio di maschio e di marito di una donna bella e da lui particolarmente desiderata, procurandogli nuove sfere di benessere sessuale.Il venerdì fatidico, io e Paola uscimmo insieme dal lavoro e, senza mangiare (Paola mi aveva suggerito di stare leggera per ovvie ragioni e non avevo toccato nulla a colazione e neanche la sera prima, adducendo un forte mal di testa), con la sua auto ci trasferimmo nella piccola palazzina dove si trovava l’appartamento in affitto di Moha e suo cugino, in posizione intermedia tra l’ufficio e la mia residenza. Paola vi era stata più volte e conosceva l’anziana signora proprietaria, Maria, alla quale era stata presentata come fidanzata dallo stesso Moha. Prima di salire, volle presentarmi alla signora come la nuova fidanzata: suonò, la signora aprì, e dopo i saluti ci fece accomodare per qualche minuto in salotto. Paola le disse che il rapporto con Moha al momento era purtroppo finito ma che Moha si era subito fidanzato con la carissima amica Lucia, qui presente, e che da allora l’avrebbe vista ogni tanto, specialmente di pomeriggio. La signora Maria che era donna vissuta e stimava assai Moha e il cugino, mi fece i complimenti e gli auguri, sorridendo allusiva. In quel momento, arrivò Moha e Paola ci lasciò per andare a casa sua dal fidanzato, con la promessa di tornare a riprendermi alle 19 per ricondurmi a casa.
Salii con Moha le scale per accedere al piano superiore dove si trovavano due appartamenti in affitto, tra cui quello dei due cugini. In effetti, il quartiere era più che decoroso con sala da pranzo-cucinotto, una camera matrimoniale per Moha e una camerina per Kebir, bagno con doccia, ripostiglio e grande terrazza. La sala da pranzo era corredata anche di un bel divano, oltre che di lavatrice e lavastoviglie, eredità della direttrice Roberta.
Moha mi abbracciò e mi condusse, tenendomi sempre in braccio, in camera, come era solito fare. Pur avendo biancheria sexy e autoreggenti, indossavo i soliti abiti di lavoro (pantaloni, camicetta e scarpe a mezzo tacco) con i capelli raccolti nella coda, ma Moha non ci fece caso: si spogliò e mi spogliò rapidamente e si tuffò fra le mie gambe, dove lavorò a lungo, con strabilianti risultati. Poi mi coprì alla missionaria e mi scopò fino allo sfinimento, baciandomi come sempre. Con il fiato grosso, gli chiesi un po’ di relax, Si staccò subito e si sdraiò accanto a me, facendomi girare di pancia e accarezzandomi le natiche: mentre mi toglieva il plug, mi disse: “sai che lo voglio, è arrivato il momento e ora devo prepararti bene”. Si spostò in ginocchio fra le mie gambe e la sua bocca si posò sul mio culetto, dove egli lavorò a lungo con le labbra e la lingua, alternandosi prima con un dito e poi con due dita per aprire il buchino, mentre io – più per la paura che per il fastidio – tendevo a contrarre i muscoli anali. Non so quanto tempo passò così, sentivo comunque che le sue grosse e lunghe dita avevano superato il primo sbarramento ed erano entrate nell’ano, dove egli le stava ruotando. Non fece nessun commento al fatto che – dalla conformazione dell’organo – io potessi avere già avuto un’esperienza anale e io non gli dissi nulla al riguardo. Sentii dirmi: “credo che sia pronto, non dovresti sentire vero dolore, se sì dimmelo. Sdraiati di schiena e solleva il più possibile le gambe”.
Mi aiutò a sistemarmi così, con la schiena appoggiata sul grosso guanciale alla testata del letto e le gambe che tenevo alte a squadra, sostenendole con le mani ai polpacci, poi prese dal comodino un tubetto di crema e si cosparse il membro, umettandomi anche il buchino con una e due dita. In questa posizione che non avrei immaginato, e di cui Paola non mi aveva parlato, mi si mise davanti in ginocchio e appoggiò il pisello sul buchino e mi afferrò per i polpacci tenuti in aria, oscillando per premere verso di esso. La cappella piano piano entrò nell’ano, che sentivo scivoloso per la crema. Moha mi guardò muto ma interrogativo, gli feci un cenno di assenso con il capo e con gli occhi, e a quel punto si inclinò rapido sul mio petto e il membro sprofondò con decisione nel canale rettale e nel retto, mentre soffocavo un urlo di dolore: ricordai la sofferenza, ma più profonda e più lunga, provata da bambina con lo stupratore. Si fermò, mi guardò nuovamente, dicendomi: “a questo punto il più è fatto, non posso fermarmi: starò fermo qualche minuto per abituare la parte già aperta e poi spingerò in fondo: stringi i denti, vedrai che passerà presto”, Rimanemmo a lungo a guardarci con lui che mi carezzava le gambe, e prendemmo per quanto possibile a baciarci mentre mi aggrappavo alle sue spalle, conficcandovi anche le unghie. Poi lui spostò ancora con decisione il bacino e il pisello scese ancora, lasciandomi la consueta scia di dolore, ma decisamente sopportabile rispetto all’episodio dello stupro adolescenziale. Moha si fermò ancora, o meglio cominciò un movimento impercettibile, dicendo: “tra poco darò l’ultimo colpo e poi potrai riposarti”. Così fu. Quando oltre due terzi del membro furono entrati nel retto, Moha si fermò a lungo per accarezzarmi le gambe e per consolarmi, affermando che: “mentre il sesso anale piace a tutti gli uomini (sesso attivo e spesso anche sesso passivo), non piace a tutte le donne e non so perché, ma alle poche donne con cui l’ho praticato, è piaciuto a tutte, anche a Margherita dopo il trauma della prima volta, e spero che piacerà anche a te. Per me è il massimo dei piaceri, ricordatene”.
Poi cominciò lentissimamente a muoversi, mentre ora io provavo solo fastidio e bruciore. La lenta penetrazione proseguì per almeno un’ora, allo stesso ritmo: piano piano il dolore era quasi scomparso, sembrava proprio che – come già la vagina – anche l’ano si stesse abituando al grosso e lungo corpo estraneo. Moha disse: “va tutto benissimo, ora provo ad uscire per poi rientrare”, Così fece, accentuando il movimento. Appena fuori, cosparse rapidamente il membro e il mio buchino con altra crema e ripeté la penetrazione: questa volta il pisello entrò senza procurarmi vero fastidio. Soddisfatto, Moha cominciò a scoparmi, sia pure lentamente, mentre io cercavo vanamente di tenerlo a distanza, appoggiando le mie mani aperte sulle sue cosce.
Dopo altro tempo, uscì nuovamente per subito rientrare nell’ano e riprendere il lento movimento lungo tutto il suo percorso. Arrivò così l‘ora dello stop, con la voce di Paola che mi invitava a prepararmi velocemente per riportarmi a casa. Moha, un po’ deluso, mi baciò dicendo: “abbiamo iniziato benissimo l’opera, la completeremo la prossima volta, che spero proprio possa essere lunedì. Io ho già chiesto il permesso, per le chiavi potresti metterti d’accordo con Paola. Ricordati di tenere ancora il plug”.
Scappai a docciarmi e rivestirmi, con Paola che era scesa e mi aspettava in auto, ansiosa di sentire il racconto – tutto sommato dall’esito assai positivo – della prova da me tanto temuta. Mi dette le chiavi, dicendo: “la strada ormai la conosci e se torni lunedì, entra pure da padrona. La signora Maria è molto smaliziata e comprensiva e non farà storie. Com’è andata?” Le raccontai in sintesi l’accaduto, insistendo sul riguardo con cui Moha mi aveva fatto il trattamento, complessivamente non traumatico come credevo, che però non era stato conclusivo, anche se “è strano, mi sento ed ho realmente il culo aperto, non si è ancora richiuso. Capitò anche a te? Speriamo che stasera Paolo non se ne accorga”. Paola mi rassicurò: tranquilla, anche a me successe così ma presto tutto tornò al suo posto”.09. Lucia e il dono del suo culetto – Seconda parteA letto, quella sera e la successiva feci in modo che Paolo non se ne accorgesse, anche se la nostra nuova intimità registrò ulteriori passi in avanti, a suo esclusivo vantaggio: purtroppo – nonostante la rivoluzione orgasmica che attraversavo con Moha – ebbi la riprova, ormai definitiva, di rimanere insensibile alla sessualità datami dal mio amoroso e amato marito, con il quale provavo comunque, fingendo, a manifestare forme di gradimento, ovvero un passo avanti significativo rispetto al passato.
Il lunedì, appena uscita dall’ufficio, salutate Paola e Anna e risposto con un sorriso ai loro “in bocca al lupo”, digiuna dalla sera prima e senza mangiare come già a colazione, per tenere sgombro l’intestino, mi diressi alla palazzina di Moha, parcheggiai facilmente e – coperta dai soliti occhialoni – entrai decisa. La signora Maria non era in vista e, rapida, salii al piano superiore e vidi aprirsi la porta: Moha era già lì ad aspettarmi, voglioso… Mi portò sul letto, e dopo lo svestimento, mi dispose a quattro zampe sul bordo, dicendomi: “scusami, ma prima di divertirci devo finire il lavoro fatto venerdì”.
Toltomi il plug, si applicò a lungo, con lingua e dita, al mio buchino, poi tirò fuori la crema con cui me lo umettò in profondità e, dopo essersi incremato anche lui, vi appoggiò il membro già duro e, tenendomi i fianchi, spinse con forza. Con mia felice sorpresa, il pisello entrò per almeno la metà, senza procurarmi vero dolore. Soddisfatto, Moha mi sussurrò: “come vedi, avevo fatto un bel lavoro, ora lascia che mi diverta un po’”. Cominciò a montarmi con cadenza metodica, affondando solo la prima parte del membro, mentre accarezzava con una mano la mia corrispondente tettina, poi velocizzò le spinte e infine si fermò, per poi entrare in gran parte dentro di me, tenendomi forte per i fianchi: accortami dell’operazione impegnativa, anch’io lo aiutai andandogli incontro con il bacino e compulsando i muscoli anali. Quando fu soddisfatto, ricominciò il movimento, prima lentamente e poi sempre più velocemente. Cominciò ad uscire lentamente dal buchino e a rientrarvi altrettanto lentamente, senza procurarmi più dolore.
Lo sentii uscire e alzarsi, dicendo: “ci siamo, riposiamoci, altrimenti vengo: il tuo culo è troppo bello, da guardare, da palpare e da penetrare”. Mi prese in braccio e mi distese, con lui, di schiena per il verso giusto del letto. Si ripulì il membro con un fazzoletto inumidito e me lo mise in mano, mentre si chinava a baciarmi e, contemporaneamente, a carezzarmi un seno. Rimanemmo così a lungo in intimità, in silenzio, poi Moha disse: “Paola mi ha detto che sei rimasta male per come ti ho scopata, cioè tenendoti sotto e ferma, hai paragonato quel rapporto ad uno stupro, ma non era quella la mia intenzione, ti voglio troppo bene e ti rispetto. Solo che mi piace concludere il rapporto sessuale in modo deciso e maschio, l’ho imparato con le mie prime donne bianche, entrambe adulte, cui piaceva molto così e mi imponevano di fare così, contente di essere sbattute, davanti e dietro. E anche a Paola piace. Scusami, se non vuoi, non lo farò più”.
Colpita e un po’ dispiaciuta, gli risposi, perdonami, non volevo rimproverarti, è stato un momento di sofferenza: il rapporto fatto così brutalmente mi ha ricordato lo stupro che ho subito da ragazzina, pensa avevo appena 14 anni. Puoi immaginare il trauma, la paura del sesso, il timore del maschio, che mi accompagnarono per tanti anni: ho rivisto e ritoccato un pisello, quello di mio marito, la notte di nozze, a 22 anni. Dopo di che, il tuo è stato il secondo, dopo ben 12 anni, con la sua straordinaria e inimmaginata differenza…”.
Moha mi baciò e accarezzò ancora teneramente, dicendo: “non immaginavo che tu fossi stata stuprata così giovane e che tu fossi stata così virtuosa con tuo marito, devi davvero amarlo tanto, fortunato e felice lui”; poi si occupò completamente della mia passerina, baciandola e slinguandola come ben sapeva fare, facendomi entrare quasi subito in orgasmo. Si rialzò e cominciò a scoparmi, sussurrandomi: “guidami tu, sei la mia padrona”. Lo abbracciai stretto e da allora cercai di condurre io il gioco, quanto a ritmi e posizioni, riservandomi – dopo alquanti orgasmi – uno spazio assai ampio alla scoperta lenta, con mano, lingua e bocca, del suo membro straordinario, che non potevo non confrontare, sorridendo teneramente, con quello di mio marito, esplorandolo in ogni centimetro, in ogni lato, dalle palle alla cappella. Moha mi lasciava fare, scompigliandomi e giocando con i miei capelli. Ma il tempo era passato così rapidamente che ebbi paura, quando decifrai le 18.15 sulla sveglia posta sul vicino comodino. Mi distesi tutta a pancia in giù a braccia tese in avanti verso la spalliera del letto, nella posizione che tanto piaceva al mio amante, e gli dissi solamente: “è tardi, inculami e vieni dentro di me”.
In un attimo, me lo ritrovai sopra con le sue mani che mi massaggiavano e allargavano le natiche e il suo membro che – superata piano piano la soglia critica dello sfintere – stava gradualmente entrando nel culetto senza incontrare grandi resistenze. Quando lo sentii quasi tutto dentro di me, fui presa da brividi di piacere. Moha se ne accorse e cominciò a scoparmi, ora lentamente e ora fortemente, insistendo particolarmente nei colpi isolati fino a dove era sicuro di poter arrivare senza conseguenze dolorose per me, mentre le sue mani si intrecciavano con le mie e il mio viso oscillava fra il guanciale e il cielo, nel tentativo (a volte riuscito) di trovare le sue labbra. Questa volta l’esperienza mi apparve diversa, non da donna stuprata con forza, ma da donna consapevole di volere gratificare il suo amante, e che comunque, dallo stupro, cercava di trarne anch’essa piacere: non provai orgasmi, ma sentire la sua pesante pressione fisica e il piacere fortissimo che lui provava continuò a procurarmi brividi e sensazioni di benessere. Venne in pochi minuti. Dopo la sommaria ripulitura dallo sperma che mi colava sulle gambe, dovetti correre a ripetere il rito della docciatura e della rivestizione.
Nel salotto, completamente nuda, seppure con i vestiti e le scarpe in mano, quasi mi scontrai con un altro gigante nero che stava vicino alla porta di camera, che mi fissava ad occhi sgranati: senz’altro Kebir, ma, anche per l’imbarazzo, non pensai a convenevoli e presentazioni e mi chiusi in bagno. Uscendo tutta rimessa, trovai anche Moha che me lo presentò rapidissimamente, prima di prendere, sempre di corsa, l’uscita per raggiungere l’auto.10. Lucia e l’amica Anna: l’iniziazioneOvviamente, le amiche vollero un ampio resoconto dell’accaduto e già la sera ricevetti loro telefonate che servirono a rassicurarle. Qualche giorno dopo, quello prima dell’appuntamento settimanale (che talora potevo replicare in base alla disponibilità di Moha), arrivò il mio mestro, come al solito abbondante. In ufficio ne parlai con Paola e le chiesi se volesse sostituirmi lei, oppure se fosse il caso di insistere con Anna, perché fosse finalmente iniziata, con tutte le garanzie del rapporto normale che il nostro amante avrebbe dovuto procurarle. Paola insistette perché si parlasse con Anna, anche perché avrebbe visto Mohammed a cena la sera stessa, con tanto di ovvio pernottamento presso di lei. Mandammo subito entrambe degli sms ad Anna perché ci incontrassimo durante la pausa pranzo, raccomandandole di non mancare per problema urgente. Così fu, e alla nostra cauta proposta, sorprendentemente non fece eccezioni, accettandola subito, con la sola eccezione che si avvertisse seriamente l’amante del suo ostracismo assoluto al rapporto anale, e che comunque io dovessi accompagnarla e rimanessi con lei (ovviamente nel soggiorno) per tutta la durata dell’incontro.
L’indomani, infatti, uscite dall’ufficio, ci fermammo per pochi minuti al solito bar di fronte per mangiare un tramezzino e poi la scortai in auto all’appartamento dell’africano, non prima di averle fatto indossare, viaggiando, una gonna corta e aderente, autoreggenti e scarpe tacchi 12 che avevo con me nella borsa.
Mohammed era già rientrato: ci accolse festoso, baciandoci e servendoci il caffè già pronto. Presi per mano Anna e la feci piroettare più volte sui tacchi, dicendo, sorridendo, all’uomo: “guarda quanto è bella…”. Poi l’accompagnai in camera, le feci prendere i fazzolettoni e l’asciugamano per la doccia e la aiutai a spogliarsi del vestitino e della biancheria intima (ma non delle autoreggenti e delle scarpe) e le dissi come stare sdraiata sul letto. Dopo un bacio e una strizzatina d’occhio, tornai in soggiorno: Mohammed era già nudo e prontissimo. Gli accarezzai il pisello e glielo presi rapidamente in bocca, già duro e tutto sguainato, come ben lo conoscevo. Gli sussurrai, “è tutta tua, ma vai piano e falla godere come si attende e, mi raccomando, niente culetto”.
Assentì e scomparve in camera. Mi misi comoda sul divano con il romanzo che mi ero portata, in paziente lettura per almeno tre ore. Ad un certo punto, avvertii i segni inequivocabili dell’orgasmo di lei, come gemiti e parole smozzicate: mi alzai e mi avvicinai alla porta socchiusa: lo specchio mi riflesse in parte i due, con lei stesa supina di pancia a gambe larghe e lui che la penetrava impetuosamente, standole sdraiato sopra. Sentii distintamente la voce arrochita di lei “sìsìsì, cosìcosì, ancoraancora…”. Mi ritrassi sorridendo. Il tempo passò piuttosto rapidamente, finché non vidi riaprirsi la porta e uscire Anna nuda con l’asciugamano in mano, come ero abituata io, per la doccia; prima di guadagnare il bagno, rispose alla mia muta domanda alzando il pollice destro e sorridendo beatamente.
Fu più tardi, ritornando in auto alle nostre abitazioni che ebbe la possibilità di confermarmi l’altissimo gradimento circa il trattamento ricevuto. Ovviamente, per quanto abituata a piselli abbastanza consistenti e durevoli, a partire da quelli del marito e dell’amante storico, non aveva mai visto e provato una dotazione straordinaria quale quella del nostro nero, e soprattutto non aveva mai sperimentato una vigoria e una resistenza simile: si era divertita a lungo – disse – con la bocca, e l’aveva preso in tutte le posizioni possibili e immaginabili, salvaguardando però gelosamente il culetto che lui aveva solo baciato e accarezzato; aveva avuto almeno sei orgasmi e non si era mai sentita così bella e desiderata dagli amanti che aveva avuto, godendo anche lei del corpo bellissimo e da atleta che la accarezzava, baciava, leccava e la dominava con il suo peso; anche lei – disse – lo aveva perlustrato con la lingua e con le mani in ogni centimetro. Era insomma entusiasta, anche per il coito finale avuto nella ben nota “posizione dello stupro”, e mi rassicurava – così come poi avrebbe rassicurato Paola – che lei c’era, eccome, e che per ogni evenienza avrebbe fatto di tutto per essere disponibile, e che insomma, da due a tre, per un toro come il nostro non sarebbe cambiato niente.
Aveva anche spiegato a Mohammed che non era mai stata sodomizzata e che aveva troppo paura ad esserlo, anche per un suo problemino sanitario, e aveva ottenuto tutte le garanzie in tal senso. La conclusione fu però alquanto amara: “d’ora in avanti, le scopate con mio marito e con il mio amante saranno semplici aperitivi. E’ proprio vero che chi prova un pisello nero di quelli doc come ha la fortuna di averlo Mohammed, finirà per diventarne dipendente. Beate Paola e te che potete averne a volontà, ma con il vostro permesso anch’io, d’ora in avanti, cercherò per quanto possibile di rifarmi”.
Io la rassicurai, dicendole che avrei diradato le mie visite ad una volta la settimana per lasciare a lei il secondo pomeriggio, nel quale Moha era spesso libero. Anna mi abbracciò, dicendomi: “grazie, sei proprio una vera amica, anzi una sorella”.11. Due neri per Paola: Mohammed e Kebir e la doppia penetrazioneLe settimane passarono con piena soddisfazione di tutte e tre, oltre che ovviamente di Moha e anche del mio Paolo, sempre più preso dalle nuove attenzioni che gli riservavo a letto la sera, anche quando ritornavo tardi dalla piscina, con lui che mi aspettava ansioso e ben vispo, anziché appisolato come nel passato anche prossimo.
Una mattina, in ufficio, Paola mi bisbigliò all’orecchio: “ieri sera e anche stamani ho litigato a lungo con Mohammed: mi chiede da tempo di farmi carico anche di suo cugino Kebir, che non ha una donna, e che stasera vuole venire da me con lui. Capisci il maiale? Lì per lì volevo buttarlo fuori di casa, ma poi ho pensato che a rimetterci sarei stata soprattutto io. A pensarci bene, non è che avrei particolari scrupoli a scopare anche con Kebir, ma insomma, mi ha offeso che me l’avesse chiesto lui, come se fosse il mio padrone. Magari potevo pensarci io da sola e chiedergli se gli avesse fatto piacere o no se ogni tanto accontentavo anche suo cugino, per fargli perdere quell’aria di cane bastonato: hai visto anche tu, le rare volte che l’hai incontrato, come ci guarda, con gli occhi che sembrano schizzargli fuori dalle orbite…. Vedrai che presto lo chiederà anche a te e ad Anna…”,
Per la verità, anch’io mi ero accorta dell’interesse di Kebir per me, e mi aveva messo in imbarazzo almeno due volte, quando un giorno e un altro poi – a causa del ritardo – come d’abitudine ero schizzata nuda dalla camera con in mano le vesti per docciarmi e ogni volta mi ero imbattuta in Kebir proprio davanti alla porta, dove era evidentemente in ascolto: egli, senza dire parola alcuna, si era scansato per seguirmi nel breve tragitto con occhi famelici (come ebbi modo anche di appurare voltandomi a guardarlo dall’ingresso del bagno). Pur dispiacendomi della sua solitudine, non avevo mai lontanamente pensato alla possibilità che Mohammed – così apparentemente preso da me e così geloso del mio corpo, da chiedermi ogni volta cosa avevo fatto sessualmente con mio marito – potesse arrivare a pensare di offrirmi ad un altro uomo, anche se suo stretto parente…
Seppi poi da Paola che quella stessa sera Mohammed aveva veramente condotto Kebir a casa sua e che ad un certo punto della notte aveva fatto entrare il cugino in camera e gli aveva offerto la donna, ormai consenziente, rimanendo sdraiato accanto a lei per accarezzarla e sussurrarle parole dolci, oltre che per farsi spompinare, mentre Kebir la scopava e poi la inculava per ore, dando sfogo alle sue voglie tarpate da mesi di digiuno sessuale. Seppi anche che l’esperienza le era assai piaciuta, al di là del sonno tremendo che ebbe il giorno successivo sul lavoro, a causa della notte completamente in bianco. E ancora, seppi che questa esperienza era già stata ripetuta altre due volte…
Finché, un tardo pomeriggio, dopo gli amplessi, mentre mi riprendevo dagli sforzi e dalle energie perdute, stando di fianco stretta fra le sue braccia, con lui dietro di me e con il suo pisello tornato gonfio che mi premeva le natiche, sentii sussurrarmi all’orecchio: “Saprai che finalmente Paola, da qualche giorno, aiuta Kebir ad essere meno triste per la mancanza di una sua donna. Però quello che gli concede Paola non gli basta, lo sai che si è fissato con te, quando ti vede rimane folgorato, vuole te. Io di lui non sono geloso. Promettimi che ogni tanto lo accontenterai, lo sai che io ho solo lui, è la mia famiglia; mi affido con il cuore a te, non deludermi”. Mentre mi diceva queste parole, l’abbraccio era diventato sempre più stretto, le sue mani carezzevoli sull’intero mio corpo, le sue labbra dischiuse sul mio collo, il suo pisello si era incuneato tra le mie cosce… Tra brividi di piacere, mi sfuggì un: “sei sicuro che devo proprio farlo e che veramente non sarai geloso?”. La sua risposta fu immediata: “la prossima settimana, al solito orario, qui troverai solo lui: si farà dare qualche ora di permesso. Accoglilo come accogli me e non temere, dopo un’oretta arriverò io e lui uscirà e mi riconsegnerà te, la donna che io più desidero e amo fra tutte, così potremo chiudere in bellezza”.
Mi girò sulla schiena e mi baciò appassionatamente risvegliando i miei ardori, ma la suoneria annunciò impietosa che dovevo correre a docciarmi e prepararmi per il rientro.Una mattina, prima di entrare in ufficio, mi si avvicina Paola, dall’aria stanca. La guardo e, nonostante il trucco, vedo i suoi occhi cerchiati come non mai. Le chiedo se non stia bene e sento rispondermi: “sono stanca e ho un sonno bestia, non ho chiuso occhio, ma sto da Dio: ho scopato per sei ore di fila prima con l’uno e poi con l’altro e infine con tutti e due, in contemporanea. Insomma, ieri sera è tornato anche Kebir. Non te l’ho mai descritto intimamente e lo faccio ora perché so che presto toccherà anche a te. Non ha la dotazione e possenza fisica di Mohammed ma ha una voglia immensa, e ci sa anche fare molto, soprattutto nei preparativi iniziali: ha labbra e lingua divine. Il pisello è meno lungo e largo, ma è sempre dotazione superiore rispetto al metro dei bianchi: resta duro per ore e ha un buon sapore, come il suo sperma. Ho goduto più con lui (non ricordo neppure il numero degli orgasmi) che con Mohammed, il che è tutto dire: e ciò perché il membro di Kebir entra tutto fino alle palle. E poi, mia cara, ripenso ancora all’esperienza finale della doppia penetrazione, avuta appena due ore fa, con cui mi sono venuti dentro entrambi in contemporanea, come se fossero stati predisposti in automatico. Una volta acclimatata con Kebir, devi provarla anche tu: è celestiale, fisicamente e psicologicamente, sentirsi incastrata fra due stalloni, per di più giganti, che ti sbattono in sincronia. Wow…”
Rimasi a bocca aperta, senza sapere che rispondere, ma continuai a lungo a pensare alle parole di Paola, cercando di leggere la scena, lei girata e rigirata prima dall’uno e poi dall’altro, e infine trasformata in sandwich. Arrivai a chiedermi in quale posizione: se conficcata sopra l’uno disteso con l’altro che la sodomizzava da dietro, o se messa in mezzo di fianco con una gamba alzata, con i due stalloni anch’essi di fianco: questa posizione mi parve più naturale e arrivai a dirmi che avrei chiesto di sperimentarla, se mai mi fossi trovata in una simile situazione.
Nella pausa pranzo, mi ritrovai con Paola e Anna. Cercammo un tavolo isolato e feci raccontare di nuovo a Paola l’episodio per la curiosità dell’amica. Alla fine, le chiesi ulteriori sensazioni sulla doppia e lei rispose: “è stata la mia prima volta, ma la rifarò appena possibile. La posizione è stata quella classica, stando inginocchiata e conficcata sopra Mohammed disteso di schiena e avendo il cugino dietro di me, prima in ginocchio e poi sollevato sopra, a gambe larghe. E’ un’esperienza straordinaria, l’orgasmo che sale dalla passerina si propaga anche al culetto, mi sono trovata a squirtare in modo inarrestabile e mi sembrava che il liquido mi uscisse da entrambi i buchi. Dopo ho chiesto a Kebir che mi aveva sodomizzato e anche lui ha confermato di avermi sentita tutta bagnata, ben prima che arrivasse a sborrarmi dentro. Insomma, ve la raccomando davvero anche se sappiamo che tu, Anna, terrai duro il tuo pregiudizio no anal, ma sono certa che a te, Lucia, piacerà da morire…”12. Due neri per LuciaE venne il gran giorno tanto desiderato, ma anche tanto temuto, nel quale sarei diventata una vera Troia con la maiuscola.
Poco prima delle 14 scappai di corsa, non volendo imbattermi in Paola o in Anna. Salii in auto senza fermarmi al bar di fronte: non avevo fame e da quando avevo iniziato il sesso anale non mangiavo neppure a colazione. Guidai veloce verso la meta, parcheggiai facilmente nell’ampia strada poco frequentata, tirai fuori dalla borsetta le chiavi e, come sempre facevo, mi misi grandi occhiali da sole che mi nascondevano il volto. Scesi, aprii il portone, salii rapida le scale e aprii la porta dell’appartamento (che non era chiusa a doppia mandata) senza incontrare nessuno. Kebir non era nell’ingresso-cucina, probabilmente mi aspettava in camera. Vi entrai subito ma era vuota. Capii che aveva voluto lasciarmi sola in questo momento per me imbarazzante e apprezzai la sua delicatezza. Mi spogliai tutta rapidamente e mi distesi sul letto a pancia in giù, a gambe aperte. Non dovetti attendere molto, sentii i suoi passi a piedi nudi, lui che saliva sul letto alle mie spalle e la sua voce roca: “quanto sei bella, Lucia, grazie di essere qui anche per me”. Le sue mani mi accarezzarono leggere le gambe, salendo lentamente dai polpacci fino alle natiche ove insistettero sempre delicatamente. Cominciai ad avvertire brividi di piacere. Lui se ne accorse, lo sentii chinarsi e sdraiarsi dietro di me e subito dopo avvertii il calore delle sue labbra piene e della sua lingua lunga lunga che si incuneavano nella mia passerina. Mi abbandonai al piacere e dopo pochi minuti venni squirtando. Kebir subito si inginocchiò dietro di me allargandomi ulteriormente le gambe e appoggiò il suo pisello duro nella mia passerina già pronta e dilatata: entrò senza sforzo e cominciò a scoparmi, con sempre maggiore foga, mentre con una mano mi teneva il fianco e con l’altra mi accarezzava una natica. Venni presto nuovamente, mi girai su un fianco e gli dissi di sdraiarsi di schiena. Appena disteso cominciai ad accarezzargli e a leccargli il grosso pisello duro e caldo, poi lo presi in bocca e lo succhiai lentamente, non prima di avergli detto: “non venire subito, ti voglio ancora come stallone”. Mi accorsi subito che mi entrava senza grande sforzo tutto in bocca, e che quindi era meno dotato in larghezza e lunghezza rispetto a Mohammed. Poi smisi e cominciai a cavalcarlo, mentre lui mi afferrava i fianchi e mi costringeva a farlo entrare tutto dentro di me. Ebbi un nuovo orgasmo, più forte dei precedenti e allora mi chinai a baciarlo e ad ospitare la sua lunga e saettante lingua dentro la mia bocca, mentre lui avviluppava con le sue braccia e spingeva sempre più veloce; dopo volle baciarmi e mordermi le tettine.
Poi lo sentii dirmi: “ti prego, dammi il tuo culo, voglio godere lì anch’io”. Non ci avevo proprio pensato ma era così che doveva andare. Mi sdraiai di pancia e gli dissi di preparami prima, ciò che fece subito con cura, leccandomi e inserendo poi uno e due dita nel buchetto. Lentamente entrò senza farmi soffrire, chiedendomi premuroso se andava bene così; solo quando lo ebbi rassicurato cominciò a muoversi, entrando gradualmente tutto dentro fino alle palle e fermandosi ogni tanto per dirmi che non aveva mai provato così tanto piacere con le altre donne. Mentre mi scopava guardai l’orologio e mi accorsi che il tempo era volato e che probabilmente Moha era già in attesa fuori della camera: cominciai allora a dilatare e stringere i muscoli dell’ano, lo sentii gemere sempre di più, i suoi colpi si velocizzarono, sempre più profondi, e quasi subito arrivò a svuotarsi mugolando forte.
Lo lasciai un minuto disteso sopra di me, poi lo invitai dolcemente a ripulirsi e a consentirmi di ripulirmi. Si alzò subito. Mentre mi stavo ripulendo e lui usciva, entrò Moha nudo, con il pisello già ritto: dette una pacca sulla spalla al cugino e fu subito accanto a me, facendomi distendere di schiena. Sorrise compiaciuto dicendo: “ho visto dall’espressione beata di Kebir che sei stata bravissima, spero che ti sia piaciuto”. In ginocchio mi si mise sopra il petto, offrendomi il suo pisellone: lo presi in bocca e lui, tenendomi la testa con le due mani, cominciò a scoparmi con forza, fino in gola. Lo sentii crescere ancora e riempirmi tutta e come altre volte gli feci capire, con gli occhi, che non avrei retto ulteriormente la sua pressione. Si sollevò subito, chiedendomi scusa e scivolando all’indietro trovò la posizione giusta per la penetrazione: entrò veloce dentro di me, cominciando nel contempo a baciarmi con passione. Come al solito, risposi intensamente ai suoi baci e alle sue spinte sempre più profonde, aggrappandomi alle sue spalle muscolose e alzando e spostando, in più posizioni, con appoggio sul suo corpo, le mie gambe: schiacciata dal suo peso e sbattuta dal suo grosso pene, fui quasi subito preda di un orgasmo eccezionale, come forse non avevo mai provato prima, che mi costrinse a tapparmi la bocca girandola verso il cuscino, per soffocare le urla che uscivano senza possibilità di controllo, mentre mi sentivo squirtare senza ritegno. Lui continuò a scoparmi a lungo, stando ora tutto disteso sopra di me e ora sollevato in ginocchio tenendomi le gambe divaricate e alzate verso il cielo. Tornai a godere più volte, tanto da dirgli: “Moha, basta, non ne posso più, ti prego, inculami e vieni anche te”.
Senza rispondere si fermò subito, mi rigirò sulla pancia, mi massaggiò le natiche aprendomi con due dita il culetto e, stando in ginocchio, entrò gradualmente dentro, senza farmi alcun dolore, grazie anche all’esperienza precedente di Kebir. Lo sentii sprofondare per gran parte della sua verga con soddisfazione e poi fermarsi e passare ad accarezzarmi il seno e a baciarmi sul collo, procurandomi brividi crescenti. Poi si distese sopra di me e cominciò a montarmi velocemente, dicendomi: “mi piace troppo, durerò poco, ma voglio venirti in bocca: appena mi senti alzarmi, rigirati”. Infatti, dopo pochi minuti si fermò e si alzò: rotolai di schiena e lui tornò rapidamente, come all’inizio, a sedersi sul mio petto, e ad introdurre il suo pisello sempre duro e gonfio nella mia bocca. Ebbi appena il tempo di succhiarlo tutto che sentii l’esplosione della sua copiosa dose di sperma caldo, che potei inghiottire un po’ alla volta, ripulendogli poi, con la lingua, la cappella, finché non smise di gocciolare.
Guardai l’orologio, c’era ancora quasi mezz’ora di tempo: mi accomodai tra le sue braccia per baciarlo e accarezzarlo in silenzio. Sentii sussurrargli: “Lucia, sai che Paola mi piace tantissimo e che anche Anna mi piace, ma tu sei speciale, la più bella donna che ho avuto e che ho conosciuto: sono innamorato di te e ti vorrei sempre con me, desidererei avere figli da te, ma so che non è possibile. Però ora sento che sei completamente mia, e so che ripeterai l’esperienza con Kebir, come e quando vorrò, è così?”. Non solo scossi positivamente la testa, ma mi sentii anche rispondergli: “sì, non posso essere tua moglie e la madre dei tuoi figli, ma sono e sarò la schiava del tuo pisello, la tua troia, solo tua, e potrai disporre di me come meglio credi, anche offrendomi ad altri”.13. Lucia e il progetto di weekend con gli amanti neriLa voglia di Moha – e di rincalzo anche di Kebir – si accresceva e cominciai a fantasticare sul come fare per potere passare un’intera notte con lui e con loro. La soluzione me la offrirono le due amiche: per la settimana successiva, mi invitarono ad andare con loro, in auto, l’intero fine settimana (dal venerdì pomeriggio alla domenica sera) a Treviso, dove era stata inaugurata una importante mostra d’arte. Mi si accese subito la fatidica lampadina delle idee ingegnose: ovvero, la possibilità di andare con loro solo in senso figurato, ufficiale, per la famiglia, ma in realtà rintanarmi da venerdì pomeriggio a domenica sera nell’appartamento dei due africani. Ne discussi con le amiche e in effetti, pur con il dispiacere di vedermi assente nella zingarata, convennero che la cosa era fattibile e che, intanto, tastassi il terreno con la famiglia per vedere se potevo avere il via libera. Come avevo immaginato, sia Paolo che i genitori convennero che potevano arrangiarsi e che quindi, se lo desideravo, potevo seguire le mie amiche. Non avrei rivisto Moha che fra due giorni, ma gli scrissi subito per email per informarlo del progetto e sondare la disponibilità sua – e quella di Kebir – ad ospitarmi per oltre due giorni ininterrottamente. La risposta fu entusiasta, anche se Moha dovette confessare, a malincuore, che avrebbe dovuto comunque lavorare il sabato mattina fino alle 14, senza alcuna possibilità di ottenere permessi, e che in quello stesso giorno anche Kebir era precettato al mercato.
Mi scrisse anche che sabato sera aveva invitato a cena i loro due più cari amici, due connazionali con cui s’incontravano tutti i fine settimana, ma che non mi preoccupassi: avrebbe preparato lui il couscous per tutti. L’ultima notizia mi contrariò alquanto ma finii per accettare l’idea e cominciai, quindi, a preparare mentalmente e materialmente la trasferta e il trolley che avrei condotto con me: godendo dell’idea di poter fare anche la donna di casa (cucinare, rifare i letti e pulire l’appartamento), soprattutto il sabato mattina quando sarei stata sola. Preparai anche una lista della spesa (riso, pasta, verdure e frutta, vino) – da far fare a Moha – per i pranzi e le cene di venerdì sera, di sabato e domenica; e chiesi a Paola che mi portasse i vestiti, la biancheria e le scarpe hard che ancora conservavo nella sua casa.Il lunedì pomeriggio di quella stessa settimana era il mio turno da Moha. Godetti all’idea che avrei avuto solo lui, essendo Kebir impegnato fino a tardi. Mi preparai come non mai all’incontro, anche digiunando dal pranzo di domenica in poi, per non avere preoccupazioni di tipo anale. Appena suonò l’ora della fine del lavoro, mi precipitai all’auto e guidai veloce fino alla casa ormai ben nota; davanti, intenta a spazzare il piccolissimo giardino, c’era la signora Maria: mi vide e salutò cordialmente, dicendo: “Mohammed non è ancora arrivato, ma immagino sarà qui a momenti. Come sta? Posso farle un caffè?”. La ringraziai con un gran sorriso, dicendole: “Sarà un’altra volta, devo salire per preparare una cosa urgente, spero non se l’abbia a male. La prossima volta, magari sabato mattina, se è libera vengo a trovarla e così possiamo parlare con calma. Le dico fin d’ora che da venerdì pomeriggio a domenica pomeriggio sarò qui ospite dei due giovani, anche per occuparmi un po’ di loro e della casa: una donna ha sempre l’occhio e la pazienza per mettere tutto in ordine”. “E’ proprio così, allora ci vedremo sabato. Ora vada, vada, capisco che ci sono cose da fare più importanti del caffè”.
Salii direttamente in camera, mi spogliai degli abiti quotidiani e indossai – con le scarpe con i tacchi – una maglietta e una gonnellina larga a mezza coscia che – con la biancheria e le autoreggenti – mi davano un aspetto da ragazzina. Finii con lo sciogliermi i capelli e mi trovai di fronte Moha, che mi baciò, dicendomi: “sei bellissima, più del solito. Ti assalterei subito, ma aspetta due minuti che devo rinfrescarmi, riposati sul letto”.
Feci più di una piroetta sui tacchi e il gonnellino si sollevò ondeggiando, lasciando vedere il tanga rosso che avevo indossato. Moha sorrise soddisfatto, arretrando. Mi distesi e pochi minuti dopo rientrò già nudo, si precipitò a letto e mi spogliò completamente, togliendomi per la prima volta anche le calze autoreggenti trasparenti e le scarpe. S’impadronì con la bocca della mia passerina per lunghissimo tempo e poi mi venne sopra e mi scopò sempre a lungo, in una successione quasi continua di orgasmi. Si distese lui di schiena e mi fece sedere, dandogli la schiena, sulle sue cosce, mentre le sue dita mi divaricavano a lungo il culetto, facendomi più volte sollevare per leccarlo in profondità, poi tenendomi per i fianchi mi abbassò e mi guidò sul suo membro finché non lo sentii dentro fin dove poteva arrivare, senza avvertire dolore. Mi tenne a lungo ferma, impalata, mentre mi baciava il collo e mi mordicchiava un orecchio. Cominciai a rabbrividire, con la posizione che mi piacque subito. Mi disse di cavalcarlo lentamente, ciò che cominciai a fare con lui che – sempre tenendomi stretta tra fianchi e vita – iniziò a farmi velocizzare il ritmo, continuando a lungo così, finché cominciai a sentirlo gemere. Mi sussurrò: “voglio venire, ma non così seduto”. Mi strinse forte con una mano al petto e l’altra sulla pancia, ruotò le gambe fuori del letto e – tenendomi sempre impalata – si sollevò e mi sollevò, facendo alcuni passi e facendomi appoggiare con le mani al tavolo di camera e con i piedi in terra, stando attento che il pisello rimanesse sempre dentro di me: “fletti il busto, bene appoggiata al tavolo, allarga le gambe e alza il culo”. Quando mi sentì pronta, ricominciò a scoparmi con forza ma con spinte lente e profonde che mi facevano oscillare tutta verso la parete: avvertii presto i suoi ben noti sintomi di orgasmo, seguiti dal denso flusso di sperma che sentii colarmi lungo le gambe. Rimase ansante a lungo dentro di me, poi si pulì, mi pulì e, prendendomi per mano, mi riportò a letto, stando sdraiati di schiena l’uno accanto all’altro, abbracciati in silenzio. Fu lui a rompere il silenzio, dicendomi: “non sono mai stato così bene, non è solo sesso, è anche amore”. Gli risposi: “toglimi la curiosità, ma è proprio vero che, prima di me e prima ancora di Paola, tu hai avuto solo – come donne bianche – la tua istitutrice in Africa e Roberta e Margherita in questa nostra città? Nessun’altra? E le donne africane?”.
Sorridendo confermò le tre donne bianche, rivelando che con Roberta la storia era andata avanti a lungo, anche dopo il suo trasferimento a Milano: per molto tempo, ella continuò a fargli visita durante il fine settimana, poi con l’entrata in scena di Margherita il legame si interruppe definitivamente. Ma confessò che nei primi difficili tempi del suo arrivo in Italia, dove aveva cominciato a svolgere faticosi e malpagati lavori come bracciante agricolo nella regione Pontina, aveva conosciuto la moglie giovane, affabile e carina – con due bambini – di un agricoltore, dove spesso si fermava per la raccolta dei prodotti, dormendo su un coperte disposte in un settore rialzato della loro stalla e garage. E che, in una mattina di pioggia, quando era inoperoso ma stanco e annoiato in quell’ambiente squallido, aveva avuto la sorpresa dell’arrivo della donna, di ritorno dall’asilo e dalla scuola elementare dove aveva accompagnato i figli. Approfittando dell’assenza del marito, andato per mercato e altri affari a Latina, dove si sarebbe trattenuto per quasi tutti il giorno, la donna gli si era subito offerta sessualmente e, grazie al gratificante trattamento, aveva continuato ad incontrarlo di nascosto, seppure con grande rischio per entrambi, per tutta la stagione. Da allora, per vari anni, non ebbe più occasioni di sedurre donne bianche, finché non ebbe conosciuto – appena arrivato in questa città e mentre si stava arrangiando con lavori saltuari e precari – in ambulatorio, Filippo, un medico quarantenne che lo curò e guarì da una fastidiosa infezione.
Fin dalla prima visita, si era accorto dell’interesse omosessuale del medico, che lo cercò anche dopo e una sera lo invitò a cena nella sua villetta, in assenza della moglie, anch’ella medico ma partita per una lunga missione sanitaria all’estero: gli si dichiarò e Moha non ebbe la forza di rifiutarsi. Divenne lo stallone del gay. “Da quel giorno mi servì e mi amò come una moglie veramente innamorata, mai sazio del mio pisello e del mio corpo. All’inizio mi costò fatica soddisfarlo come voleva ma non potei mai rifiutarmi, per il piacere urlato che provava e per la sua generosità e gentilezza. E’ stato l’unico uomo che ho inculato e confesso che, per il lunghissimo periodo che l’ho fatto, abitualmente ogni giorno, sono riuscito a provarci anche un piacere superiore rispetto alle donne già avute. Era commovente nel suo continuo desiderio di averlo, in bocca, in mano, nel culo”. Il medico lo ospitò nella sua villetta e lo aiutò a trovare un lavoro più sicuro in una cooperativa edile. La storia ebbe un risvolto imprevisto la sera in cui – tornata la moglie con un giorno di anticipo, rispetto a quanto comunicato – trovò i due a letto, intenti a fare sesso nella camera matrimoniale: ella ben conosceva la forte pendenza omosessuale del coniuge, ma – raccontò Moha – “davanti ai miei occhi sbarrati per la sorpresa di vederla, non fece una piega: si avvicinò e mi osservò a lungo, completamente nudo e abbracciato al marito, si spogliò e venne a sdraiarsi anche lei accanto a me. Dopo aver baciato il coniuge ed avere chiesto ‘chi è questo bel moro, come si chiama?’, spostò da parte Filippo e mi fece fare subito la conoscenza della sua bocca e dopo, in successione, delle sue altre aperture. Monica non era bella ma aveva una sensualità straordinaria e, anche lei, una gran fame di cazzo. I sei anni che ho convissuto con loro, come unico amante di entrambi (un compito fisicamente davvero spossante…), pensa, ben sei anni, sono stati un gran bel periodo che mi hanno arricchito anche sul piano culturale; erano due anticonformisti e libertari e non si vergognavano di farsi vedere con me, in ristoranti o in vacanza, presentandomi anche a conoscenti che, per lo più, ci guardavano allibiti. Poi ottennero entrambi incarichi professionali a Torino e vi si trasferirono. Da allora, li ho incontrati solo poche volte. So che sono sempre in giro per il mondo, insieme o separati”.
E poi apparve Roberta, donna non bella ma fascinosa e di grande esperienza, che in realtà fu la vera sua seduttrice: lo notò mentre era manovale a giornata nell’impresa che stava costruendo e rifinendo il supermercato, tornò più volte a visitare il cantiere e ne approfittò per parlargli, informarsi su lui e manifestargli il suo interesse, infine lo sedusse e se lo fece presto amante stabile, ospitandolo nel suo appartamento di nubile, con tanto di quasi immediata assunzione nella nuova struttura di vendita dalla stessa diretta.
Di recente, aveva avuto saltuarie esperienze sessuali (ma non da solo, insieme a Keb e altri connazionali) con una donna sposata di classe, Elena, offerta agli africani dal suo stesso innamoratissimo marito, Andrea, ma di questo gliene avrebbe parlato con calma prima possibile. Quanto alle donne africane, nel lungo periodo di digiuno, durante il quale aveva girovagato per l’Italia in cerca di qualche occasione di lavoro, aveva avuto solo alcuni rapporti rapidi e occasionali con giovani prostitute.
Gli chiesi di Margherita, se se ne innamorò e se è vero che la mise incinta. Rispose: “non mi innamorai io, anche se cominciai a corteggiarla, per me era una giovane non bella ma attraente e per di più vergine, con un bel seno come quello di sua zia, quindi da scopare con piacere, credevo che fosse un’avventura di pochi giorni. Fu lei che s’innamorò di me e la cosa finì con il prendere una svolta inattesa: le prime volte mi adattai ad usare, con grande difficoltà, il condom, le chiesi subito di farsi prescrivere e prendere la pillola ma non volle darmi retta, e dopo due mesi che ci frequentavamo finii per ingravidarla. Lei voleva tenere il bambino e mi chiese anche, addirittura, di sposarla, ma io le feci capire la vita grama che avrebbe avuto con me e la dissuasi con forza, e allora si lasciò convincere dai genitori ad abortire, e la nostra storia finì così. Mi dispiacque molto e mi dispiace ancora, ma so che ora ha trovato un ragazzo”.
Rimanemmo a lungo in relax, parlando del progetto di prossima realizzazione, con io che mi sarei trasferita nell’appartamento il venerdì poco dopo le 14 e vi sarei rimasta ininterrottamente fino alla domenica sera, quando le due amiche sarebbero passate per riprendermi e portarmi a casa. Lo incaricai di fare acquisti di alimentari e chiesi garanzie per le notti: “scoperemo venerdì pomeriggio, sabato pomeriggio, domenica mattina e domenica pomeriggio, ma lasciatemi dormire venerdì e sabato notte, anche se voglio farlo abbracciata a te: non posso tornare a casa con le occhiaie. E, un’altra cosa, dovrò pur mangiare qualcosa, almeno venerdì sera e sabato sera, quindi dopo dovrete accontentarvi di limitare il sesso anale…”.
Poi chiesi informazioni sui due ospiti che sarebbero stati a cena sabato sera e Moha mi descrisse due compaesani coetanei, molto amici, quasi fratelli, che lui e Kebir avevano aiutato a giungere in Italia e che lavoravano – con Kebir – nel mercato storico della città, essendo riusciti a diventare proprietari di un banchetto e di un vicino magazzino dove tenevano le merci. “Ci vediamo sempre, siamo un’unica famiglia, saranno felici di conoscerti, anzi li meraviglierai con la tua bellezza. Non ti preoccupare…”. Questa risposta, invece, mi dette da pensare, avrei voluto dire e chiedere qualcosa ma poi decisi che era meglio tacere…
Lo abbracciai ancora più strettamente, baciandolo e dicendo: “ho tanta voglia del tuo pisellone”. Mi chinai e lo presi con le due mani, carezzandolo e leccandolo, poi mi misi comoda fra le sue gambe e lo presi in bocca e avviai il pompino. Anche Moha si mise comodo e mi lasciò fare, accarezzandomi i capelli. Il tempo passò così, finché non mi resi conto che era tardi. Smisi, mi sdraiai di pancia, raccogliendomi nella ormai ben nota posizione dello stupro, e gli dissi: “è il momento, scegli tu la porticina dove entrare”. Sorridendo mi fu sopra in un attimo: sentii il suo pisellone premuto – senza preliminari – sul mio culetto. Entrò senza sforzo e, stando completamente disteso sopra di me, cominciò a scoparmi in profondità, sempre più velocemente, tenendomi le braccia e baciandomi il collo; per la prima volta avvertii che anche il letto stava oscillando. Venne con un vero grido che non riuscì a soffocare, mentre pensavo che probabilmente anche la signora Maria stava udendo qualcosa; mi ripromisi di andare a farle visita sabato mattina. Lui continuava a starmi addosso ma era davvero tardi, quindi mi divincolai con decisione e corsi in bagno. In breve tempo tornai per vestirmi, lui rimase disteso di schiena, mentre si ripuliva con un fazzolettone. Gli detti un bacio dicendo “a venerdì, pisellone mio, spero proprio che mi toglierai la voglia che accumulerò in tutti questi giorni”.14. Il weekend di sesso di Lucia – Parte prima, la doppia penetrazioneLe sere rimanenti, da quella di lunedì al fatidico venerdì, furono particolarmente dedicate alla famiglia e specialmente a Paolo che, a letto, sembrava un uomo nuovo per come rispondeva positivamente alle mie sollecitazioni sessuali, rimandando sempre più a lungo il momento dell’orgasmo che, fino a poco tempo prima, aveva costituito il suo unico obiettivo: imparò, gradualmente, anche a darmi piacere clitorideo, seppure ben lontano, per intensità e durata, da quello procuratomi dai due amanti neri. Quando lo baciai e salutai il fatidico venerdì mattina, lo vidi come un maschio e un marito pienamente soddisfatto della propria moglie. Mi disse: “mi mancherai, ma pazienza, sono contento che tu ti prenda questi due giorni di libertà con le tue amiche del cuore. Mi rifarò, ci rifaremo domenica sera”.
L’orario di ufficio volò, tornai a casa e, senza pranzare, valigetta pronta, attesi l’arrivo di Paola e Anna che fungeva da autista. Dopo una mezz’ora, baciai i genitori e il figlio (“chiamo stasera ora cena…”) e salii anch’io per il breve viaggio fino alla casa dei due amanti. Paola disse: “non ti mangeranno, perché tra mercoledì sera e ieri mattina li ho spolpati bene. Li avevo invitati a cena e sono rimasti la notte con me. Anna ti voleva dire la gran novità, ma non c’è tempo e te la riassumo così. Da mercoledì indossa il plug e ha promesso a suo marito che, tra qualche giorno, potrà finalmente farle la festa. Puoi immaginare come si sta leccando i baffi!”, Mi girai verso di lei dicendo, “sono contenta, non preoccuparti, vedrai che andrà tutto bene”,
Arrivate, le amiche mi scesero tra mille baci e saluti augurali. Non vidi la signora Maria e salii rapidamente in casa con il piccolo trolley. I due neri stavano bevendo caffè, che offrirono anche a me. Bevvi e dissi: “lasciatemi un quarto d’ora, sistemo il mio bagaglio tra bagno e camera”. Trasferite le mie cose, mi spogliai tutta rapidamente, tenendo i capelli raccolti nella coda, e mi sdraiai sul letto, provando ad immaginare come si sarebbe svolta la serata. Dopo pochi minuti, entrò Moha, come al solito nudo e da solo.
Mi si mise accanto e mi abbracciò stretta, dicendo: “abbiamo deciso l’ordine, prima io, poi Kebir e poi giocheremo insieme tutti e tre fino all’ora di cena, ma stai tranquilla, dopo ceneremo e dormiremo in relax fino a domani, spero che tu voglia accettare di stare qui con me, ma sei libera se vuoi di trasferirti nella cameretta con Kebir. Domattina, noi ci alzeremo e andremo a lavorare, tornando intorno alle 14, quindi avrai la tua libertà. E poi riprenderemo le danze. Ti va il programma?”. Annuii, sorridendo, afferrandogli e segandogli il pisello non ancora al top e dicendo: “benissimo, ma non perdiamo altro tempo”.
Volle sciogliermi i capelli e distendermi a 69 ed è in questa posizione, fino ad allora assai poco esplorata, che provai il mio primo orgasmo clitorideo, poi iniziò a scoparmi venendomi sopra alla missionaria, e successivamente volle il mio culetto (che dovette ben preparare preliminarmente, in considerazione dei giorni trascorsi dall’ultimo rapporto), avvertendomi però che non vi si sarebbe svuotato per riguardo a Kebir. “Ti verrò in bocca, tienti pronta”. Infatti, quando lo sentii fermarsi, mi rigirai e lo feci accomodare di schiena, spostandomi tra le sue gambe: in ginocchio avviai il pompino che durò particolarmente a lungo, tanto da dovermi aiutare vigorosamente con una e due mani prima di sentirlo gorgogliare ed esplodere.
Si alzò e uscì: il tempo di ripulirmi la bocca che entrò Kebir: mi sdraiai di schiena e lo invitai ad accomodarsi seduto sul mio petto e a porgermi il suo pisello. Dopo averglielo accarezzato e succhiato lungamente, mi feci aiutare a spostarmi nella posizione dello stupro, dicendogli: “prima scopami e poi inculami, ma non venirmi dentro. Conserva il tuo vigore per dopo, quando mi prenderai nuovamente ma insieme a Moha”. Annuì soddisfatto, si distese sopra di me e mi baciò a lungo mentre giravo la testa verso di lui, poi mi penetrò e cominciò a scoparmi metodicamente. Come prima con Moha, ebbi diversi orgasmi, finché lui si ritirò e si mise in ginocchio: sentii la sua mano che massaggiava le mie natiche e poi si incuneava con due dita nel culetto, trovandolo, ovviamente, già sufficientemente dilatato. Entrò rapidamente e mi si riabbassò sopra, cominciando a scoparmi prima lentamente e poi velocemente, tenendomi schiacciata per le braccia: sentivo il suono ritmico delle sue palle che sbattevano contro le mie natiche.
Il tempo volò. Cullata dal movimento e dalle sensazioni piacevoli che stavo provando, stando ad occhi chiusi con la testa appoggiata sul cuscino, ad un certo punto avvertii di nuovo la presenza di Moha che saliva anche lui nel letto. Kebir si rialzò subito. Moha disse: “sai certamente che a Paola è piaciuta moltissimo la doppia, è arrivato anche il tuo momento. Puoi scegliere la posizione in cui sperimentarla. Io mi occuperò del tuo culetto”. Chiesi se potevamo farla stando tutti su un fianco, Moha disse che era possibile, anche se per me più faticosa, perché avrei dovuto tenere a lungo una gamba sollevata a squadra. Ciò nonostante, chiesi di provarla. Con i miei due stalloni in ginocchio e pronti ad assumere le posizioni, volli prima praticare loro dei mini pompini, anche se mi accorsi che non ce n’era bisogno, poi mi distesi di fianco in posizione centrale, cercando di trovare quella giusta, con la gamba destra già alzata. Moha mi si mise dietro e Kebir davanti. Fu Moha a muoversi per primo, per dilatarmi la natica destra, mentre anch’io lo aiutavo con la mano: il suo pisello (tornato in poco tempo duro come il marmo) premette, gli andai incontro ed entrò senza problemi; cominciò a scoparmi, tenendomi la gamba alzata e baciando il mio collo e la mia spalla. A quel punto, davanti si accostò Kebir, con il membro puntato sulla mia passerina: mi sollevai leggermente per farlo entrare e lo strinsi alla schiena: subito anche lui cominciò a sbattermi, cercando di seguire il ritmo del cugino, e tentando, per quanto possibile, di baciarmi in bocca. Prima ancora del movimento sincronizzato dei due piselli dentro di me (che sentivo quasi toccarsi l’uno con l’altro) e della sensazione di ripienezza che stavo avvertendo, fu l’incollamento dei due toraci rispettivamente al mio torace (e alle mie zinne) e alla mia schiena, con la vampata di calore e il sudore che ne derivavano, a produrre il prodromo del primo orgasmo, derivato quindi dalla consapevolezza di femmina ridotta completamente a troia, usata e dominata, come cosa inanimata, da due stalloni che la stringevano a sandwich. Cominciai, come in trance, a gemere e a mormorare inviti a continuare così e anzi a spingere più forte. Poi arrivarono gli orgasmi vaginali e la voglia di urlare a tutta voce, mentre mi sentivo tremare le gambe e particolarmente quella sollevata. Moha se ne accorse e in qualche modo fece capire al cugino che era arrivato il momento di chiudere l’esperimento. Sentii perfettamente i preavvisi dei loro orgasmi e poi le loro abbondanti venute, pressoché contemporaneamente, dentro le mie due porticine.
Dopo l’accurata fase della ripulitura fatta in loco con il loro aiuto, mi presero per mano e tutti e tre corremmo, nudi, scherzando come bambini, nel bagno, per una lunga e rilassante doccia collettiva, fatta praticamente stando pressati come prima.15. Il weekend di sesso di Lucia – Parte seconda, in relaxDopo la doccia, anziché rivestirmi con i miei abiti, indossai una lunga camicia azzurra di Moha che mi arrivava ai ginocchi, con lo slip e le pantofoline morbide che avevo portato. Dissi loro di avere una fame da lupo, e che provvedessero quindi alla cena a base d’insalata di riso, da cucinare con gli alimenti che avevo fatto comprare; intimai loro che non mi disturbassero per un’oretta. Mi chiusi in camera e, prima di disfare il letto e di dare avvio alla lavatrice, mi occupai delle telefonate: chiamai prima Paola: stavano andando a cena, mi feci descrivere il viaggio, il B&B dove alloggiavano e le prime impressioni sulla città, risposi brevemente alle sue domande maliziose. mentre sentivo Anna ridere. Poi chiamai Paolo e gli snocciolai pari pari quanto avevo appreso dall’amica: mi fece parlare con Robertino e con la mamma, e infine ci salutammo in un coro di baci.
Accesi la lavatrice nell’antibagno con i lenzuoli e gli asciugamani e infine andai in salotto, dove trovai la tavola apparecchiata con Moha attento al riso e Keb che tagliava le verdure per condirlo. Moha aveva stappato una bottiglia di Chianti, brindammo e poco dopo cenammo con abbondanti porzioni di riso e frutta. Alla fine, dopo avere sparecchiato e caricato la lavastoviglie, Moha mi prese sulle sue ginocchia (avvertendo subito il movimento del suo membro che si induriva verso le mie natiche) e mi accarezzò le tettine libere, entrando con una mano nella camicia tenuta aperta. Gli ricordai i patti che prevedevano piena tranquillità per la serata. Mi assicurò, come pure Keb, che i patti sarebbero stati rispettati, e che volevano solo vedere insieme a me uno spettacolino eccitante e in prima visione assoluta. Keb sistemò il portatile sul tavolo e vi lavorò per pochi minuti, collegandolo con una microscopica telecamera. Spinse poi il tavolo vicino al divano dove andammo a sedere tutti e tre, io in mezzo, con i due amanti che mi abbracciavano dai lati.
Partì il filmato e … allibita, ammirai un muscoloso nero ripreso da dietro, disteso sopra una donna bianca che scopava ritmicamente, alzandole sempre di più le gambe afferrate tra caviglie e polpacci. Per quanto i volti non fossero inquadrati, non tardai a riconoscere Moha e me stessa come protagonisti, nel letto e nella camera ormai ben noti; e capii subito che le immagini facevano riferimento al rapporto che avevamo consumato poche ore prima. Cercai di protestare e di alzarmi, ma i due amanti mi tennero ferma e Moha disse: “aspetta, guardiamo tutto e dopo parliamo”. Le scene della scopata si susseguirono con buona chiarezza, insieme a zoomate sulle nostre parti intime, specialmente sul membro che sprofondava e si risollevava agilmente sulla mia passerina. Ad un certo punto vidi inquadrate le mie gambe che tremavano nell’orgasmo e le mie braccia che avviluppavano e palpavano le cosce e i fianchi di Moha. Il filmato a questo punto si interruppe, ma prima che potessi aprire bocca, questo riprese, inquadrandomi – sempre da dietro – distesa di pancia al centro del letto a gambe larghe e braccia allungate sul guanciale, nella classica posizione dello stupro, con i biondi capelli sparsi a coprire completamente il viso. Di lato, comparve Moha, in avvicinamento in ginocchio, mentre stava segando vigorosamente il suo membro già gonfio. Si piazzò tra le mie gambe e s’inclinò sul mio culetto per baciarlo: mi baciò a lungo, massaggiandomi le natiche. Poi si rialzò e introdusse nel buchino prima l’indice bene insalivato e poi l’indice e il medio, rigirandoveli a lungo. Lo zoom fatto di lato a breve distanza dette la possibilità di vedere chiaramente tutta la fase della preparazione anale, finché l’uomo riprese in mano il pisello e, tenendo le mie natiche ferme con l’altra mano, si abbassò puntandolo sul buchino. L’inclinazione fu giusta, perché il video documentò la veloce entrata del membro. L’amante si sistemò sopra a gambe larghe, distendendosi tutto, e cominciò a penetrare. Neppure in questa fase furono omessi i particolari del pisello che uscì e subito rientrò più volte, e delle soste con il membro conficcato e immobile, con le riprese a diversa velocità. Il video s’interruppe nuovamente e io feci per parlare, ma Keb mi precedette: “aspetta ancora, Lucy, c’è l’ultima parte”. Questa volta ero io la protagonista in primo piano, ripresa di schiena, inginocchiata con la testa tuffata tra le gambe di Moha. Il movimento del mio bacino con le natiche in primo piano che oscillavano lente (facendo ovviamente vedere la passerina e il buchino) era inequivocabile: lo stavo spompinando di bocca, aiutandomi spesso con una mano e talvolta con entrambe, mentre lui giocava con i miei lunghi capelli e me li faceva scendere sul viso. Proprio per questo gioco, che capii giusto in quel momento essere stato attentamente studiato, l’attrice ero io ma non ero riconoscibile, se non da Moha e Keb: neppure nelle inquadrature particolari (il mio passare dal lavoro di bocca a quelli di lingua e di mano e i suoi tentativi, presto interrotti, di scoparmi la bocca tenendomi per la nuca), Lucia era riconoscibile, con la sua ferma decisione conclusiva di fare godere l’uomo, ravvisabile nell’accentuazione del ritmo di pompaggio e del contemporaneo veloce uso della mano per segare la parte del membro rimasta fuori della bocca; abilità, queste, che si lessero chiaramente nei tremiti di Moha e nell’improvviso fermarsi della donna, con la bocca tenuta incollata a lungo sul pisello, per evidente bisogno di graduale ingoio, con a seguire il lento slinguamento per suggere le gocce residue prodotte dallo scappellamento a due mani.
Il film terminò così. Mi alzai di forza, protestando per l’azione scorretta fatta a mia insaputa, dicendo di sentirmi una vera e propria vittima, perché le immagini erano compromettenti e quindi pericolose. Moha mi prese per mano e mi costrinse a sedere ancora sulle sue ginocchia. Mi abbracciò forte e, guardandomi negli occhi, disse: “Lucy, credimi e credici, il video l’abbiamo fatto solo per il nostro piacere, per vederlo insieme e per vederlo quando tu non sarai con noi, e per godere così della nostra fortuna di potere amare una donna come te, straordinaria come personalità ed eccezionale come bellezza fisica. Una donna che, tra l’altro, mi si è promessa, con decisione, come ‘mia troia’. A maggiore ragione devi avere fiducia in me. Come hai visto, Keb è stato attentissimo a che tu non sia assolutamente riconoscibile: tu non hai dei nei o voglie particolari, l’unica cosa particolare che si nota è l’anonima fede nuziale. Sei convinta? Vuoi rivedere il video?”.
Riflettendo su queste parole, mi calmai. Moha aveva ragione, i tanti particolari del mio corpo più volte rappresentati (le lunghe gambe tornite, il culetto rotondo e sporgente, i seni piccoli ma ritti, i lunghi capelli biondi, il colore chiaro della pelle) non componevano un quadro d’insieme identificabile, e poi io mi ero promessa e data a lui con passione, come ‘sua troia’, da usare come meglio avesse ritenuto. Mi rilassai e risposi all’abbraccio di Moha, mentre anche Keb si avvicinava per accarezzarmi le gambe. Esclamai scherzosa: “bambini, buoni, ricordate il patto. C’è ancora del vino, per brindare alla nostra intesa?”. Keb, rapido, andò a prendere e stappare un’altra bottiglia, riempì tre calici e ce li porse.
Brindammo e Moha disse: “La sera e la notte sono lunghe, se vogliamo solo dormire. Se ti sei calmata davvero e vuoi vedere ancora stuzzicanti scene hard, che non ti riguardano, abbiamo dei filmetti interessanti. In uno siamo anche protagonisti noi due, con altri due amici”. Entrò in rete e cercò siti porno in italiano. Era la prima volta che vedevo certe immagini. “A noi piacciono le categorie Interazziale e Anale. Ti facciamo vedere qualcosa”. In pochi minuti ebbi una panoramica di filmati con protagonisti neri superdotati alle prese con donne bianche, specialmente bionde e candide di pelle, attori interessati soprattutto alla sodomizzazione, Vidi cazzi di tutte le forme, anche giganteschi, che indicavo scherzosamente a Moha e Keb, sorridendo. Non nascondo che lo spettacolo mi eccitò, ma mantenni fermo il programma dello stop al sesso. Infine, Keb fece scorrere il filmato a cui aveva alluso Moha. Era del genere Gang Bang, con Moha che diceva: “vanno per la maggiore oggi. Una donna, più spesso due o tre, devono essere in grado di soddisfare almeno il doppio o il triplo di amanti. Ciascuna donna è messa a disposizione di 2-3 uomini, che possono usarla come meglio credono, singolarmente o in gruppo. La gang bang – l’unica ad oggi – a cui partecipammo io e Keb e altri due cari amici senegalesi è avvenuta un mesetto fa. Conoscevo già Paola, ma non avevo ancora conosciuto te. Ce la proposero i due connazionali che sono iscritti ad un sito di incontri, che erano stati contattati dal marito dell’unica donna che vi fu protagonista: l’annuncio di Andrea ed Elena è intitolato SoloneriperEle. Il marito è impotente e quindi non partecipa attivamente, ma filma l’incontro, I cuckold come lui si limitano ad offrire le donne ai bull o tori e a godersi lo spettacolo. In questo caso, i bull fummo noi quattro con a disposizione l’unica donna o sweet o troia da usare a piacimento. Ma ti dico subito che lei e lui sono persone eccezionali, ospitali e generose”.
Il video iniziò in una camera, con a letto una bionda in carne, ben mascherata, sulla cinquantina ma ancora assai piacente, vestita solo di autoreggenti nere e di scarpe a spillo e con una cavigliera d’argento con ninnoli alla caviglia destra. Moha mi sussurrò che la cavigliera tenuta a destra era il principale segno distintivo della sweet. Vennero inquadrai i quattro bull neri, anch’essi mascherati, in piedi, nudi e con il pisello in mano, che iniziarono a protendere verso la donna. Essa si affannava a prenderli in mano e in bocca, uno dopo l’altro. Nonostante le maschere, riconobbi subito Moha e Keb. Le immagini si soffermarono spesso e volentieri sui membri, segati dai loro proprietari e via via lavorati dalla bionda. Improvvisamente, Moha e un altro nero più basso, ma dal pisello lunghissimo, più di quello di Moha anche se probabilmente meno largo, sistemarono la donna di schiena sul letto, con Moha che – dopo averle velocemente aperto con le mani la passera – cominciava a scoparla in ginocchio e con l’altro che glielo introduceva – ma solo in parte – in bocca, facendosi spompinare. Chiesi a Moha: “ma quanto l’ha lungo?”. Mi sentii rispondere: “sui 30 centimetri”. “E il tuo?”, continuai, “Sfiora i 25 centimetri, ma come vedi è più largo”.
Le immagini si susseguirono. La donna ebbe tutto quello che poteva avere in tutte le sue aperture (gemette e urlò, quando poté farlo a bocca libera), con il contributo equanime dei quattro tori, che alla fine non mancarono di gratificarla con schizzi di sperma sul corpo, mentre lei, soddisfatta, sorrideva all’operatore facendogli festosamente, con le mani, il segno delle corna.
Non fui particolarmente eccitata dal film, contrariamente ai miei due amanti che vidi e sentii andare in tiro. Mi decisi, dicendo: “state buoni qui, Andiamo a letto e dormiamo beati, ma prima un regalino per voi. Sbottonatevi la patta”. Moha fu il primo a capire. Glielo presi in bocca e mi applicai con frenesia a farlo venire, ingoiando ancora una volta il suo seme. Mi girai e ripetei il trattamento a Keb. Poi mi avviai in bagno, mi rinfrescai e raggiunsi nuda il desiderato lettone. Dopo poco arrivò Moha. Mi sistemai comoda fra le sue braccia e gli diedi un bacio, dicendo: “non ti azzardare”. Mi girai appoggiando il culetto sul suo membro caldo.16. Il weekend di sesso di Lucia – Parte terza, sesso neroLa mattina del sabato sentii Moha alzarsi e andare in bagno. Mi misi nuovamente la sua camicia con gli slip e le pantofoline e mi affrettai in cucina-salotto, dove riempii di caffè la grande moka e la misi sul fuoco, tirando fuori biscotti, tazzine, cucchiaini e zucchero per la colazione. Anche Keb stava facendo la spola bagno-camera. Finalmente li ebbi davanti per la veloce colazione. Schizzarono via con la promessa del rientro intorno alle 14. Con calma, decisi di fare un po’ d’ordine in tutto l’appartamento, che mi richiese almeno un paio d’ore d’intenso impegno, anche per la biancheria da stirare.
Sentii di sotto la presenza della signora Maria, mi vestii e andai a bussarle. Mi accolse con un gran sorriso, mi fece accomodare nel salottino e mise sul fuoco la caffettiera. Sorseggiando il caffè, cominciammo a parlare come vecchie amiche, confermandomi la grande stima e fiducia nei due africani che l’aiutavano con tanti lavoretti, le tenevano il giardinetto, le facevano anche da compagnia e protezione e pagavano con puntualità l’affitto, ed in più erano credenti cristiani. Era contenta che avessero trovato, sia pure part time, due donne fidate e belle come Paola e me; “sono giovani e hanno le loro esigenze, così non vanno a cercare guai fuori e non portano donnacce sopra”. Soprattutto era felice per Kebir, che, contrariamente a Mohammed, non aveva avuto fortuna con le donne. Lei era una donna di esperienza e capiva il problema, non solo dal loro lato ma anche dal nostro, essendo stata sposa quasi bambina, sessualmente insoddisfatta, fino a quando non aveva trovato un felice rimedio nella stessa famiglia agricola dove viveva, diventando amante del cognato più giovane rimasto per necessità scapolo. Il tempo volò e la lasciai a malincuore, dicendole che anche una terza amica, anch’essa sposata e insoddisfatta quasi come me, Anna, era intenzionata ad incontrare e rallegrare ogni tanto i due africani, e che gliela avrei fatta conoscere prima possibile.
Risalita, mi spogliai rimettendomi la solita camicia e mi misi a cucinare una pasta fredda con verdure per i due amanti, decidendo di saltare il pasto fino alla sera. Apparecchiai, scodellai e condii la pasta e mi occupai del telefono. Chiamai le amiche che stavano ultimando la visita della mostra, ebbi il loro resoconto e il programma per il dopo; dopo avere risposto alle loro scherzose e salaci domande, chiamai Paolo che trovai ancora per strada, e subito dopo mia madre, concordando un appuntamento per la sera.
Mancavano ancora almeno 50 minuti all’arrivo degli amanti, accesi il portatile con la password datami da Keb ed entrai nel sito di INCONTRI visionato la sera. Lessi e guardai molti profili, specialmente di coppie cuckold: un mondo fino ad allora per me del tutto sconosciuto, ma in un certo qual modo affascinante, anche per le regole che lo sorreggevano e i vantaggi sessuali che produceva gratuitamente e volontariamente. Passai alle GANG BANG e mi meravigliai della resistenza delle donne messe a disposizione, dai mariti, per le orge – talora bendate e legate – di gruppetti di tori sconosciuti che le scopavano e inculavano anche brutalmente, tra il piacere non solo dei mariti ma, con tutta evidenza, anche delle stesse protagoniste. Sentii aprire la porta e la voce di Moha, lasciai il portatile…
Dopo i commenti compiaciuti relativi alla mia curiosità sul mondo hard, assistetti alla loro colazione, bevendo con loro solo il caffè. Poi, dopo la sosta in bagno, andai in camera, sistemai la sveglia per le ore 19, mi spogliai completamente e mi sciolsi i capelli.
Dopo pochi minuti, entrò Keb: mi inquadrò interrogativo. Gli dissi: “stenditi di schiena, ti spompino ma non venire, coprimi il viso con i capelli”. Mentre Keb entrava nel letto, avevo già avvertito la presenza di Moha, che evidentemente aveva la telecamera in mano. Quando fui nella posizione giusta, in ginocchio fra le gambe di Keb, e lui mi aveva calato i capelli sulla fronte, alzai il braccio e detti il via, da regista, alle riprese, tuffandomi contemporaneamente sul pisello. Durante il trattamento, sentivo Moha spostarsi anche più vicino, ovviamente per provvedere alle riprese particolareggiate. Esaurita, credo con successo, la prima fase, mi rigirai lentamente di schiena, tenendomi i capelli e una mano sul viso, mormorando a Keb: “prima baciami la passerina e poi scopami, con calma”. Mi abbandonai al lungo piacere, fino a quando ritenni che fosse arrivato il momento di concludere, per lasciare il posto a Moha. Sempre lentamente e con l’accortezza di tenermi coperto il volto, mi distesi a pancia in giù, nella ben nota posizione dello stupro. Non ci fu bisogno di parole. Keb mi venne subito sopra e cominciò a incularmi. Quando decisi che poteva bastare, sollevai il busto e glielo dissi.
Solo un minuto, mentre Keb scendeva, Moha saliva e si prendeva lo spazio che gli era stato assegnato, con il mio piacere assicurato.
Dopo il rapporto anale, Moha si stese di schiena e mi invitò a cavalcarlo, aiutandomi a introdurre il suo membro nella passerina. Avviai i primi movimenti e sentii Keb che si sistemava, in ginocchio, dietro di me, trovando spazio fra le gambe aperte di Moha, che si era fermato. Il suo pisello entrò rapidamente nel mio culetto ben dilatato: mi prese per i fianchi e cominciò a penetrarmi e subito dopo anche Moha riprese il suo lento movimento, impalandomi tutta. Non passò molto tempo, l’orgasmo vaginale scaturì fortissimo e dovetti tapparmi la bocca con entrambe le mani per soffocare le urla. Il mio lungo stato orgasmico dovette influenzare anche i due amanti, che stavano infatti entrando anche loro nell’estasi: me ne accorgevo dai loro gemiti e tremolii e da come mi tenevano entrambi sempre più stretta i fianchi e i seni, fin quasi a farmi male. Vennero quasi simultaneamente, prima Keb e poi Moha. Quando potemmo ripulirci e alzarci per correre in bagno, mi accorsi che la sveglia delle 19 non era ancora suonata.Dopo la doccia, tornai in camera per rimetterla in ordine, cambiando nuovamente le lenzuola e avviando la lavatrice, poi mi dedicai alla mia persona. Mi vestii con biancheria hard di color rosso, calze autoreggenti trasparenti e tacchi a spillo, indossando il vestitino nero attillato, generosamente scollato e corto a metà coscia; mi pettinai e truccai con cura, terminando l’opera con il rossetto rosso fuoco, abbondantemente steso sulle labbra; mi abbellii con la lunga collana di corallo e con due orecchini pure di corallo terminanti con lunghi ciondoli circolari. Entrò anche Moha per vestirsi con pantaloni e camicia e mi guardò con ammirazione, dicendo: “sei la più bella donna del mondo”. Evitai il suo bacio ed entrai in salotto. Dove Keb stava apparecchiando per cinque, con la grande zuppiera del couscous già al centro del tavolo: vidi solo acqua e gli chiesi perché non avesse aperto una bottiglia di vino. Mi rispose che loro non erano cristiani ma islamici, e quindi non voleva offenderli con il vino; avremmo dovuto adeguarci alle loro abitudini. Poco prima delle 20, rientrai in camera per gli obblighi telefonici: chiamai prima le amiche, poi la famiglia, alla quale rendicontai con entusiasmo la mia giornata trevigiana.
Quando rientrai in salotto, i due ospiti erano già arrivati e stavano scambiandosi calorosi saluti con Moha e Keb nella loro lingua,
Al mio apparire, calò il silenzio. Moha mi venne incontro, mi circondò la vita con un braccio e mi guidò dai due, presentandomi come “Lucy, la più bella donna del mondo”. Mentre stringevo loro la mano, non potei fare a meno di notare che mi stavano mangiando con gli occhi, soprattutto quello chiamato Samir che riconobbi come ‘l’uomo dal lunghissimo pisello’: aveva più o meno la mia statura, era glabro e di costituzione magra ma doveva essere tutto nervi e muscoli. Omar era invece più alto e robusto, seppure visibilmente panciuto, e portava un imponente paio di baffi: si rivelò assai taciturno, contrariamente a Samir. Moha faceva gli onori di casa: ci fece sedere con me al posto di capotavola. Keb servì il couscous ed io gli feci onore, accorgendomi di avere una gran fame. Dopo la frutta, mentre Keb faceva il caffè, Moha mi fece accomodare sul divano, accanto a lui: invitò anche Samir, ma egli si schermì dicendo che l’altro posto d’onore, accanto ad una così splendida donna, spettava di diritto a Keb; insieme ad Omar, avvicinò la sua sedia al divano, mettendosi proprio di fronte a me.
Mentre la conversazione, soprattutto volta ai loro affari di commercio, si sviluppava, non faticai ad accorgermi che gli occhi dei due ospiti, e specialmente di Samir, erano incollati sulle mie cosce. Tenevo le gambe accavallate e il vestitino le lasciava generosamente scoperte: mi rendevo conto che, ogni volta che scavallavo per poi subito riaccavallare con l’altra gamba, non potevano non ammirare le mie mutandine rosse.
Dopo il caffè, Samir mi chiese se avrei avuto piacere a visitare, con calma, il loro banco e magazzino di tessuti al mercato e se avrei potuto ricambiare una cena a casa loro, beninteso insieme con Moha e Keb. Risposi, sorridendo, che se Moha e Keb erano disponibili a farmi da guide e accompagnatori, avrei fatto di tutto per onorare questi inviti, compatibilmente con i miei impegni lavorativi e familiari. Anche Moha rassicurò in tal senso l’amico e l’argomento di discussione – a quanto capii gradualmente – divenne proprio la coppia di coniugi sessualmente disinibiti, con lui cuckold e lei sweet, Andrea ed Elena, che avevo visto nel filmato a totale disposizione dei quattro neri. Samir disse che, con Omar, avevano continuato a vedersi, ma riportò i loro lamenti per i rifiuti opposti da Moha e Keb ad accompagnarli, esprimendo quindi il loro invito per un prossimo incontro. “Lo sai – disse Samir rivolgendosi a Moha – Elena può scopare per un giorno intero e avere ancora voglia, e sente molto la tua mancanza”. Vidi Moha e Keb guardarmi imbarazzati, e sentii dire a Moha che la cosa dispiaceva, ma che loro due non avevano più interesse a proseguire il rapporto di amicizia intima con i coniugi, avendo ben altro da fare, e che quindi il problema riguardava veramente solo Samir e Omar. Capii il senso del ragionamento e ne fui particolarmente grata a Moha: a mo’ di ringraziamento sollevai in modo decisamente esagerato le gambe, tanto che gli occhi dei due ospiti ebbero un sussulto vistoso per seguirne il movimento.
Per fortuna la conversazione a poco a poco languì e Moha fece cortesemente notare che io ero stanca e che avevo bisogno di riposo. Confermai annuendo, con un radioso sorriso. I due ospiti – ai quali dedicai un’altra generosa alzata di gambe – capirono e si alzarono: mi salutarono cordialmente e uscirono.
Subito, mi rivolsi a Moha e Keb dicendo: “mi sa che non me l’avete raccontata giusta con quella Elena ninfomane. Non credo proprio che l’abbiate incontrata solo una volta, o mi sbaglio?”. Fu Keb a rispondere subito: “è vero, scusaci Lucy. L’abbiamo incontrata diverse volte, sempre insieme ai due amici, ma da quando ti abbiamo conosciuto, prima Moha e poi io, non l’abbiamo più fatto. Pensiamo solo a te e poi a Paola. Moha pensa anche ad Anna, io non l’ho avuta. Ma tu sei unica, sei sopra ai nostri pensieri: sei la più bella e la più desiderata. Io non voglio più scopare altre donne”.
Sorrisi, baciai e salutai Keb e mi avviai in bagno per prepararmi per la notte. A letto, dopo poco mi raggiunse Moha, verso il quale mi raggomitolai completamente nuda, dicendogli però: “fai il bravo, coccolami e lasciami tranquilla”. Moha mi abbracciò, dicendo: “avrai capito che i due amici sono rimasti in tutto e per tutto conquistati da te e vorrebbero averti, da soli o insieme a me e Keb”; la cosa mi crea grande difficoltà, sono preoccupato perché non capiranno e non accetteranno il mio rifiuto ad accontentarli. Fin qui, non fecero storie con Margherita e neppure con Paola, ma con te è un’altra cosa. Sei più bella, hanno capito che sei veramente la mia donna, che io ho potere su di te. Fino ad ora, il loro è stato anche il mio, e il mio è sempre diventato – se voluto – anche il loro: volendoti così fortemente, credono che sia scontato che io ti metta a loro disposizione, che tu sia o meno d’accordo. Cosa devo fare?”. Rimasi di sasso. Riuscì a dirgli solo: “non pensarci e non pensiamoci ora, parliamone domani, Cullami e accarezzami”. Mi girai, appoggiando il culetto verso il suo sesso, come mi piaceva tanto fare, e cercai di dormire.17. Il weekend di sesso di Lucia – Parte quarta: troia di gruppoFinalmente il sonno arrivò e feci un’unica tirata fino alle 7 di mattina. Moha si stava rigirando nel letto. Gli dissi: “andiamo a fare doccia insieme e poi colazione, oggi è un altro giorno”. Annuì e uscimmo, mano nella mano. Keb già trafficava al caffè. Lavorammo insieme in bagno come una coppia di innamorati. In camera, indossai la solita camicia e nient’altro. Moha si mise dei pantaloncini. Ci sedemmo per la colazione, io bevvi solo il caffè. I due erano decisamente taciturni e curvi sul tavolo, apparentemente intenti a giocare con la tazzina del caffè. Mi misi a sedere sulle ginocchia di Moha e dissi: “non voglio crearvi problemi e rovinare una solida, fraterna amicizia. Se è normale che io debba scopare con Samir e Omar, lo farò, ma solo quando mi sarà mentalmente possibile e comunque non voglio voi tra i piedi: dovete lasciarmi sola con loro”. Vidi entrambi rianimarsi, con Moha che esclamò: “davvero credi che potrai farlo senza volercene?”. Lo accarezzai, rispondendo: “sì, anche oggi stesso, se loro sono disponibili, ovviamente qui, con voi vicino, che però andrete a fare una giratina finché non avremo finito. Un incontro a tre, con tutto quello che riescono a fare, a letto, con una donna, in due ore: non un minuto di più. E intendiamoci, se poi il rapporto dovesse continuare, continuerà con le stesse modalità, una sola volta al mese. Queste le mie condizioni, non trattabili”.
Moha e Keb annuirono, dicendosi d’accordo e Keb s’incaricò di chiamare subito Samir, per fargli l’offerta di incontro odierno. Io dissi: “scelgano loro o dalle 11 alle 13 o alle 15 alle 17”. Keb chiamò Samir e gli fece la proposta, ascoltò e poi si volse verso Moha dicendo “Vuole parlare con te”. Gli passò il telefono e Moha gli disse: “parla italiano, cosa vuoi dirmi?”. Accanto a Moha, sentii benissimo le sue parole: “Possiamo venire fra poco, scegliendo la prima offerta, ma perché così poco? La vostra signora troia fa la gran preziosa?, immagino che stia ascoltando anche lei. E va bene, almeno per la prima volta, ma dille che la scoperemo a pelle, come sai che usiamo tutti, niente condom, e che ovviamente la tratteremo bene e rispetteremo come amata gran signora troia dei nostri due più cari amici. Falla però vestire come ieri sera, con le mutandine rosse”.
Moha mi guardò intensamente, dicendo: “ieri sera gli hai fatto venire gran voglia, ti prenderanno ovunque”. Io mi alzai, dicendo: “vado a prepararmi”. In camera, rimisi a posto il letto, feci riserva di carta e asciugamani sui comò e mi dedicai a me stessa. Mi spogliai e indossai l’intimo rosso, il vestitino e le scarpe della sera prima. Mi raccolsi i capelli nella coda, mi truccai gli occhi con cura e mi detti il rossetto rosso fuoco. Poi tornai in salotto e, mentre Keb trafficava sul suo portatile, mi sedetti nuovamente sulle gambe di Moha e gli dissi: “preparami il culetto”. L’amante mi sollevò, facendomi appoggiare i gomiti al tavolo: mi alzò il vestitino, tenendolo sollevato con una mano e mi aiutò ad abbassarmi le mutandine sulle scarpe, poi si introdusse con la lingua nel mio buchino e vi rimase a lungo; dopo sentii il suo ditone insalivato, con a seguire due ditoni che mi aprivano. Mi appoggiai più forte al tavolo con le mani e gli dissi: “entra qualche minuto anche con il tuo pisello”. In un attimo, lo sentii entrare lentamente. “Rimani fermo qualche minuto dentro di me, il ricordo di te mi servirà a sopportare quei due”. Rimanemmo fermi così, finché non sentimmo il campanello. Moha si staccò, io mi ricomposi e Keb andò ad aprire.
Mentre Samir e Omar entravano, Moha e Keb uscivano: “Saremo qui tra due ore”.
I due neri mi presero ciascuno per mano e mi portarono in camera. Sulla porta, Samir mi mise la mano sulle natiche, palpandole con forza. Mi spogliarono completamente in un baleno, togliendomi anche calze e scarpe (perché – sussurrò Samir – “vogliamo palpare bene il tuo bel culo e le tue belle gambe, al cui pensiero ieri sera ho dedicato una bellissima sega, come del resto ha fatto Omar”) e si spogliarono anch’essi, altrettanto rapidamente. Mentre mi adagiava di schiena sul letto, sentii Samir dire: “stai calma, non ti faremo del male. Sei una donna stupenda e sei la donna dei nostri amici, vogliamo solo scoparti anche noi e spero che tu ci accetti come accetti loro, è solo la prima volta e devi abituarti a noi, devi diventare anche la nostra gran troia”. Io chiusi gli occhi e decisi che, per quanto possibile, avrei accolto in modo passivo il loro sesso, pur non sapendo se ne sarei stata veramente capace. Non me ne pentii, quando capii che non mi avrebbero preparata in alcun modo, ma mi avrebbero solo usata per soddisfare le loro voglie. Sentii Samir palparmi le cosce e poi frugarmi a lungo la passerina con la mano e poi introdurvi il suo lunghissimo pisello fin dove poté arrivare, mentre con la stessa mano mi apriva il culetto. Il suo agire sicuro, da padrone, mi procurò però dei brividi, soprattutto quando cominciò a scoparmi alzandomi le gambe, sulle quali faceva scorrere le sue mani vogliose, e baciandomi in bocca. In contemporanea, sentii il cazzo assai più tozzo dell’altro sulle labbra, Samir ritirò la sua bocca per fargli posto e, girando la testa, potei così aprire le labbra per succhiare il membro: Omar si era sistemato in ginocchio lateralmente, e dopo che lo ebbi slinguato e per quanto possibile segato con una mano, cominciò a scoparmi fin quasi in gola. Continuarono così a lungo, poi si scambiarono il ruolo e avvertii il peso ben maggiore di Omar e della sua pancia sopra di me: i suoi baffoni mi solleticavano il collo e le guance, mentre mi baciava e affondava il pisello nella passerina. Subito dopo Samir, stando in ginocchio di lato, mi piegò la testa verso di lui e offrì il suo pisellissimo alla mia bocca: data la lunghezza, potevo succhiarne solo la parte iniziale. Cominciò anch’esso a scoparmi la bocca tenendomi per la nuca, finché riuscii a sollevare un braccio dal letto e – compatibilmente con i forti colpi che Omar mi dava – afferrai il più saldamente possibile il membro di Samir: lo scappellai e segai lentamente, leccandolo dalla cappella alle palle e viceversa, facendo più volte questo movimento. Sentii Samir ridere e dirmi compiaciuto: “ti piace, vero? E’ più lungo di quello di Mohammed”. Annuii, e continuai a leccarlo e ad accarezzarlo, poi lo rimisi in bocca e lui riprese a scoparmela.
Sentii i due che parlavano nella loro lingua e Omar che – dopo avermi strizzato e mordicchiato i seni – provvedeva a spostarmi di traverso nel letto e a mettermi a pancia in giù, tirandomi verso il bordo. Sentii che si metteva in piedi dietro di me e mi palpava cosce e culo con entrambe le mani: mi aprì le natiche e con una mano dilatò il mio buchino, preparato prima da Moha: la mano fu ben presto sostituita dal suo membro, che entrò tutto fino alle palle, come faceva Keb; mentre mi inculava aggrappandosi alla mia coda, facendomi spostare di busto verso di lui, avvertii nuovamente il lungo pisello di Samir sprofondare nella mia bocca, con la sua mano sulla nuca: stando ora in ginocchio sul letto, davanti a me, mi scopò in bocca e gola con metodo: mi accorsi che riuscivo a riceverlo, respirando, senza avvertire conati di vomito, come mi accadeva, invece, con Moha, probabilmente per la diversa grossezza dei membri. Passò un lungo tempo, poi i due – dopo aver fatto alcuni commenti nella loro lingua, probabilmente sulla mia bravura e resistenza – si scambiarono di posto e mi trovai ad essere inculata da Samir (che mi palpava, contemporaneamente e ossessivamente, natiche e fianchi) e a dover spompinare Omar: anche con lui si alternò il mio succhiare e il mio scappellarlo con la mano libera, con la sua decisa scopata in bocca. Durante quest’ultima fase, dovetti ascoltare nuovamente i loro commenti, questa volta in italiano, commenti entusiasti della mia bellezza, della mia eleganza e della mia sapienza nel ricevere e trattare i cazzi, con la battuta che Mohammed aveva fatto davvero un gran lavoro di preparazione e che la signora gran troia era davvero una fica di lusso. Sentii Omar avvertire l’amico che purtroppo il tempo stava per scadere. Anziché farmi sperimentare la doppia penetrazione come mi attendevo, i due decisero allora di concludere nelle posizioni che stavano tenendo: raddoppiarono l’impeto e in breve avvertii i loro sussulti e gemiti, con Samir che venne per primo, tenendomi strettamente i fianchi, e con Omar che mi serrò ugualmente forte la testa per costringermi ad ingoiare tutto il suo sperma.
Quando li sentii rialzarsi, aprii definitivamente gli occhi che durante il rapporto avevo tenuto, per quanto possibile, chiusi o socchiusi, afferrai un asciugamano con cui mi ripulii sommariamente e scappai veloce in bagno, senza uno sguardo e una parola nei loro confronti. Dopo la doccia, uscii solo quando sentii le voci di Moha e Keb. Li abbracciai e baciai, ancora nuda, con Moha che diceva: “sono usciti contenti di te e di come li hai ricevuti, anche se si sono un po’ lamentati perché non li hai mai guardati veramente e non hai detto loro nulla di bello, mentre ovviamente si aspettavano qualche apprezzamento, specialmente sulle loro doti”. Annuii, rendendomi conto che non avevo avuto neppure un orgasmo, a parte i brividi di piacere e l’interesse, o meglio la curiosità colma d’interesse, per il pisellonissimo di Samir e per il suo funzionamento, e andai a vestirmi, sistemandomi con gli stessi abiti con i quali ero arrivata dall’ufficio e da casa. Telefonai a Paola, chiedendo il resoconto del loro soggiorno e ascoltando che sarebbero passate da qui intorno alle 19.30 per riportarmi a casa. Chiamai poi Paolo, spiegai quanto – teoricamente – avevo fatto a Treviso e lo informai che sarei rientrata in serata entro le 20. Poi sistemai il letto e portai lenzuoli e asciugamani in lavatrice.Quando tornai in salotto, trovai apparecchiato: i due stavano preparando del riso e dei fagioli e avevano aperto una bottiglia di Chianti. L’imbarazzo iniziale a poco a poco si sciolse. Fu Moha a rompere il ghiaccio dicendo: “abbiamo un mese di tempo per decidere come e dove tu vorrai rivederli, ma ti prego di prepararti a questo impegno, anche se non lo fai volentieri, perché non potremo eluderlo. Se tu non volessi, con il cuore in mano io e Keb dovremmo rinunciare alla felicità che ci hai offerto fino ad oggi”. Guardai i due amanti e capii che Moha aveva detto il vero. Li rassicurai: “tranquilli, li rivedrò. Moha, confermo anche quanto ti ho promesso giorni fa. Tu mi hai trasformato da moglie virtuosa, ma insoddisfatta, in schiava sessuale pienamente appagata dal pisello. Sono la tua troia e farò tutto quello che vorrai io faccia. E anche a te, Keb, mi sento molto legata, al di là del sesso che pratichiamo felicemente”.
Lui mi abbracciò e prese in collo, baciandomi con passione, mentre anche Keb lasciò per un attimo il fornello per venire anche lui a baciarmi e a carezzarmi, dicendomi “noi due ti amiamo veramente, non sei solo il nostro splendido balocco sessuale. Fammi contento, guarda con noi il video del rapporto che ieri pomeriggio hai avuto con me, è bellissimo”. Annuii. Keb sistemò il portatile e mi venne accanto con Moha. Le immagini erano effettivamente belle. Rividi il mio corpo alle prese con quello di Keb, in inquadrature d’insieme e in particolari: mentre lo spompinavo, mentre mi facevo baciare la passerina, mentre mi scopava e infine mentre mi inculava. Moha insistette particolarmente a mettere in risalto le mie gambe e i mie glutei: mi piacquero particolarmente le immagini dei miei piedi impazziti sul letto, mentre ero preda dell’orgasmo clitorideo, sotto l’azione della sua lingua, e il modo di come mi aggrappavo al suo torace e gli artigliavo, con le unghie, la schiena, mentre lui mi sbatteva tenendomi le gambe alzate e manovrandomele sapientemente, con movimento oscillatorio: ogni volta, sottolineai le immagini e lui sorrise soddisfatto, abbracciandomi più strettamente.
Pranzammo in allegria, dimostrando di apprezzare il cibo e il vino. Dissi loro che ero stanca e che preferivo trascorrere le ultime ore in relax, guardando siti e filmati hard, tra cui quello già visto di Elena e Andrea dal nick SoloneriperEle. Dissi: “ma faremo la sosta per la merenda, verso le 17, vedrete che sarete contenti del menù”. Annuirono. Dopo il filmato già noto, Keb trovò e fece scorrere un sito di neri superdotati, che mi consentii di farmi una vera cultura non solo delle forme e dimensioni dei loro membri – che ormai conoscevo largamente di fatto – ma soprattutto della numerosità delle coppie italiane che ricorrevano alle loro prestazioni, e del piacere che ne derivava non solo a mogli e fidanzate ma anche, e specialmente, ai loro uomini, che in genere assistevano soddisfatti ai trattamenti, riprendendoli con cellulari o altre apparecchiature. Più dei filmati, mi interessarono i resoconti o recensioni, con le motivazioni psicologico-culturali e con le descrizioni materiali degli incontri: da quelli di coppia, passammo a quelli di gruppo, dove. in genere, una sola donna doveva soddisfare 2-3-4-5 e anche più neri, come aveva fatto anche Elena… Mi rivolsi ai miei due amanti e dissi: “sto cambiando idea, mi chiedo se non sia meglio – la prossima volta che dovrò rivedere Samir e Omar – avere anche la vostra compagnia: probabilmente mi sarebbe di conforto. E sto pure pensando di parlarne a Paola: sarebbe bello se accettasse l’idea e partecipasse anche lei, in due saremmo il numero ideale per voi quattro. Anna, purtroppo, è fuori gioco, almeno per ora”.
Mi accorsi che il tempo era passato e che era arrivato il momento di pensare al rientro in famiglia. Toccai intensamente le patte dei miei amanti, dicendo: “su, è l’ora della merenda, toglietevi pantaloni e mutande, e fatemi bere ancora il vostro seme, ho saputo che ha poteri rilassanti e medicamentosi, aiutando anche a mantenere fresca la pelle. In questi giorni ne ho ingurgitato dosi da elefanti…”. I due si tolsero, pantaloni, mutande e scarpe e si rimisero a sedere nel divano: io misi un cuscino sul pavimento e mi inginocchiai, prima, davanti a Keb e, successivamente, davanti a Moha. Lavorai a lungo con metodo e con passione, e alla fine lasciai i due amanti nelle migliori condizioni per concludere degnamente il riposo domenicale. Tornai in camera per sistemare il mio trolley e me stessa, lo portai accanto alla porta e aspettai, abbracciata ai neri, la telefonata che mi invitava a scendere in strada.18. Lucia e la conversione anale di Anna: i preliminariSalita in auto, mi feci raccontare dalle amiche le ultime cose e il viaggio di ritorno, rimandando al primo pomeriggio dell’indomani (Moha e Keb non avevano permessi e lavoravano), da Paola, il resoconto delle mie e delle loro esperienze. Tornata a casa, fui accolta come una vera figliol prodiga. Cenando, dovetti raccontare a tutti della mostra, di Treviso, dell’esperienza di libertà di tre donne adulte e belle; forse esagerai nei particolari ma tutti furono contenti per la riuscita trasferta.
A letto, Paolo mi assaltò come un affamato e dovetti penare per rallentarne l’impeto. La fine arrivò piuttosto presto, ma non gli feci rimpiangere le due sere che non mi aveva avuto e si addormentò con aspetto beato. Io tardai a prendere sonno, ripensando all’intensa esperienza avuta: riuscii pure ad accettare, come positiva, l’imprevista comparsa sulla scena del duo Samir-Omar. Mi convinsi che potevo fidarmi di loro, come mi fidavo di Moha e Keb, e che comunque avrei l’indomani ragionato sulla nuova situazione con Paola ed Anna.
L’indomani, dopo il lavoro, ci fermammo per il tramezzino e il caffè al solito bar e poi andammo a casa di Paola. Non eravamo ancora sedute in salotto, che le amiche mi costrinsero ad un lungo e dettagliato racconto. Nonostante la mia valutazione relativamente positiva, la comparsa del duo Samir-Omar preoccupò entrambe. Paola disse: “ne dobbiamo parlare insieme con Moha e Keb. Io non avrei remore psicologiche a partecipare ad incontri con tutti e quattro, mi sono sempre detta che avrei dovuto fare l’esperienza della gang bang di cui sono pieni i siti porno, ma voglio serie garanzie”. Anna fu più preoccupata ed esclusiva, anche se – non stava più alle mosse – volle raccontarci l’esperienza erotica avuta con il marito la sera prima: era andata, con qualche dolore e fastidio si era fatta fare il culo qualche giorno prima del previsto (“proprio non ce l’ho fatta a respingerlo ancora”) e il coniuge toccava il cielo con una mano. Si era rivelato, comunque, paziente e abile e, messa a quattro zampe, dopo due ore di tentativi parziali (con graduali approfondimenti, uscite e rientrate) era stato finalmente in grado di incularla fino alle palle senza farle provare dolore (“grazie ai plug e alle cremine”), e di godere di lei, inondando un culetto che sentiva bruciare ma che, evidentemente, era stato ben domato dall’abituale cazzo domestico. “Ovviamente, stasera mi ritoccherà, poi, prima possibile, voglio dare questa soddisfazione anche a Mario [l’amante storico]. Per l’africano o i due africani, si vedrà”.
L’abbracciammo sorridenti, esclamando insieme: “hai visto, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge!”. Io raccontai anche dei video che mi erano stati girati, rassicurando le due amiche sull’anonimato delle immagini (“fatteli dare, vogliamo vederli!”), e di quelli che avevo visto e in genere apprezzato, sotto la regia di Keb, dicendo che era un settore di spettacolo che avremmo dovuto conoscere e praticare anche noi. Le amiche convennero con molti distinguo, finché Paola non disse: “e vediamoli!”. Prese il portatile, lo aprì e ci mettemmo seduti al tavolo. Sapeva già cosa digitare e, non a caso, finì per aprire lo stesso sito di video che Keb aveva esplorato: immagini e resoconti scorsero sotto i nostri occhi, coinvolgendo soprattutto Anna, che non aveva mai praticato certi temi. Entrati, su mio suggerimento, su SoloneriperEle, e guardando il video in cui i quattro neri si dedicavano ad Elena, quando venne inquadrato Samir e il suo pisello, Anna si portò le mani alla bocca dicendo: “mamma mia, ma quanto l’ha lungo? Tu che l’hai provato, Lucia, entra tutto davanti e dietro, no, non è possibile, e resta sempre dritto senza piegarsi?”. Risposi che, in effetti, in me non era entrato tutto, ma che comunque non si era piegato: il tipo era tutto muscoli, anche lì, e il suo pisello era rimasto vivo e diritto nelle mie porticine, teso come vi si era introdotto, per tutta la durata del rapporto. Poi Paola – tra un “però, la cosa è interessante” – passò ai siti di annunci di tori singoli e di coppie, soffermandosi particolarmente su quello dei neri superdotati, e specificamente sulle esperienze di gang bang. Sentii Anna dire: “sarà meglio chiudere e farci un the. Io comincio a sentirmi bagnata…”.
A quel punto le dissi: “io rivedrò gli amanti venerdì pomeriggio, immagino che Paola abbia anche lei i suoi appuntamenti serali-notturni”. Dopo la sua risposta: “appunto, sicuramente li avrò domani sera”, annuendo, mi rivolsi ad Anna dicendole: “venerdì, vuoi venire anche te? Non ti propongo una gang bang, ma possiamo dividerceli. Io posso andare con Keb nella sua camerina e tu ti tieni Moha nella camera grande, e dopo ce li scambiamo. Che ne dici?”. Anna ci pensò a lungo, dicendo: “ho paura che per venerdì il mio culetto non sia ancora in grado di ospitare Moha, però posso provarci, l’offerta è invitante. Mio marito continuerà sicuramente a volerlo stasera e domani sera. Mercoledì, sera della piscina, la salterò: ho già promesso a Mario di andarlo a trovare nel suo ufficio chiuso e gli farò la bella sorpresa del culetto disponibile. Ovviamente troverò una scusa per non darlo anche a Roberto, al mio ritorno: immagino che se lo prenderà con gli interessi giovedì sera. Quindi, con questi intensi precedenti, penso ora che venerdì potrei anche rischiare Moha, speriamo bene; sì, verrò con te, ma preavverti Moha della mia paura e che prometta di andarci davvero piano: come si usa dire, sono una demi-vierge”.I giorni si ripeterono normalmente, al lavoro e in famiglia. Paolo continuò ad impegnarmi sera dopo sera, per gratificarne le cresciute attese. Arrivò anche a chiedermi di provare la posizione con lui sdraiato dietro di me, o di fianco o stando sdraiato sopra, o con lui che mi metteva a quattro zampe, ma – per il timore che si accorgesse dell’evidente avvenuta apertura del mio culetto – bocciai drasticamente la proposta, dicendo che non me lo chiedesse più perché, durante il rapporto d’amore, pretendevo di poterlo guardare negli occhi e di poterlo baciare. Annuì, dicendo: “scusami, hai ragione, anch’io voglio continuare ad ammirare i tuoi splendidi occhi e baciare la tua meravigliosa bocca”.
Il venerdì dopo il lavoro, consigliai ad Anna di non pranzare per non pregiudicare la penetrazione anale e di prendere il caffè dai due amanti, che certamente l’avrebbero fatto trovare pronto con le bevande. Anna fu d’accordo. Disse: “stavo pensando che sarebbe meglio per me avere per primo Kebir che mi dite essere assai meno dotato. Che dici?”. Risposi: “sì, credo sia meglio, e stai tranquilla perché Keb ci sa fare molto bene e ti preparerà a meraviglia. Ma com’è andata in queste sere, l’hai esercitato bene?”. Mi rispose: “eccome! E’ andata come prevedevo, con Roberto tutte le sere salvo mercoledì, quando ho fatto il regalo inatteso a Mario: all’inizio c’è rimasto un tantino male, perché avrebbe voluto sverginarmi lui, ma poi ha capito che con Roberto non l’avrei fatta franca. Al ritorno dall’incontro con Mario, pur lamentando io un forte mal di testa, Roberto voleva nuovamente farmi la festa: ho dovuto litigare per impedirglielo, e mi sa che stasera dovrò fare la stessa cosa. Figuriamoci se dopo Kebir e Mohammed, lo do anche a lui!”.
Arrivati e parcheggiato, dissi ad Anna che era bene che io la presentassi alla signora Maria e avvertii Moha dell’impegno. Suonai e Maria venne subito ad aprirci, probabilmente ci aveva viste dalla finestra. Ci fece accomodare con la mia premessa “solo un minuto, i due ragazzi ci attendono”. Presentai Anna, con la vecchia che le fece i complimenti per “bellezza e signorilità”: in effetto, era vestita molto elegante con camicetta e pantaloni blu e con scarpe altissime in tinta. Parlammo pochi minuti e la salutammo con promessa di rivederci presto, con calma, per un caffè o un the.
Moha e Keb ci aspettavano impazienti. Presentai Anna a Keb, che ancora non l’aveva conosciuta, bevemmo il caffè e un bicchier d’acqua, accompagnai Anna in bagno e le tirai fuori un grande asciugamano per la doccia e poi pregai Keb di farle vedere la sua camerina. Anna mi strizzò l’occhio e scomparve con lui, appaiati, mentre Moha mi prendeva per mano e mi portava in camera. Avevo una gran voglia del suo pisellone e lo ebbi in abbondanza, come volevo. Il tempo passò lieto. Quando ritenni giunto il momento, dissi: “tu resta qui, te la mando, e mi raccomando, quanto al culetto, allargalo con calma e non spingerlo tutto, ha sempre un po’ di paura”. Lo baciai e, nuda com’ero, entrai nella camerina: Keb la stava leccando fra le gambe, con evidente gradimento. Vedendomi, lei gli disse: “basta così, ora devi pensare a Lucy”. Si alzò e, nuda anch’essa, imboccò il corridoio per congiungersi a Moha.
Mentre mi si sistemava tra le gambe aperte per proseguire il servizio che stava svolgendo prima con successo, volle rassicurarmi: “è andata benissimo, è pronta per Moha, vedrai che non ci saranno problemi”. Si tuffò sul mio clitoride e – dopo che gli ebbi mormorato che mi riservasse per ultimo il suo pisello, da trattare con lingua, mano e bocca – mi dette, in successione, tutto quello che volevo da lui; per finalmente rivolgersi a me come “la più affascinante e irresistibile pompinara” che si conoscesse. A giudicare dai suoi gemiti e dai suoi movimenti, mi rivelai all’altezza della mia fama.
Dopo una sommaria pulizia, lo lasciai con sguardo ancora sognante e mi precipitai in bagno, non prima di aver bussato alla camera di Moha. Dopo un minuto, mi raggiunse Anna sorridente: facemmo la doccia e ci risistemammo insieme, con lei che commentava contenta i risultati. Dopo esserci rivestite, appurammo di avere ancora qualche minuto a disposizione. Moha e Keb ci raggiunsero e, ancora discinti, e con i piselli in movimento, ci aprirono una bottiglia di Chianti: brindammo tutti e dopo lasciammo gli amanti con saluti e baci.
In auto, Anna elogiò con decisione sia Keb che Moha per il loro trattamento rispettoso: le era molto piaciuto anche con Keb, con il quale aveva trovato subito una bella intesa: aveva avuto orgasmi clitoridei e vaginali d’intensità mai toccata con Roberto e Mario; anche nell’anale, il nero si era rivelato nettamente superiore. Quanto a Moha, beh, come già ben sapeva, era di un altro pianeta. Non solo scopare con lui, ma anche succhiare e giocare con il suo pisello, era un privilegio unico, voleva dire raggiungere il paradiso: non poteva esserci in giro niente di meglio. Questa era la sua felice condizione, quando il nero era passato al suo culetto: in stato di estasi e con il buchino già preparato da Keb, non aveva avvertito dolore per l’ingresso graduale di un corpo ben più ingombrante, fatta eccezione per il primo critico momento, quello del passaggio della cappella. Si era scusata con Moha per essere già aperta, ma non aveva potuto negare il diritto al marito che lo chiedeva, da sempre. Moha aveva capito, sorridendo, e l’aveva lavorata a lungo con grande attenzione e sapienza, per allargare e anche per quanto possibile allungare il canale. Come aveva fatto con me, vi era rimasto per almeno un’ora, quasi senza farsi sentire, per i suoi movimenti impercettibili ma declinati lungo tutto il canale, mentre arcuato sopra di lei sistemata a quattro zampe, a culo ritto e con la testa adagiata sul letto, teneva le sue manone chiuse a coppa sui suoi seni, carezzandoli lievemente. Quando lentamente uscì per poi lentamente rientrare (ciò che ripeté più volte), Anna si rese conto che la galleria era stata scavata senza produrre sconvolgimenti. Ma, anziché incularla di forza, come ella temeva, Moha le procurò un’altra piacevole sorpresa, quella di limitarsi a rientrare piano piano e a mantenersi conficcato in lei, per quanto possibile (mentre non mancava di accarezzarle le tette e di baciarle le spalle e il collo, tra continui brividi di piacere), al solo evidente fine di consentire ai muscoli anali, che Anna aveva imparato a stimolare, di abituarsi alle sue dimensioni. Quando bussai alla porta per annunciare la fine del gioco, Moha, come un sonnacchioso pitone, era ancora pazientemente, in appena percettibile movimento, dentro di lei.
“Provavo una sensazione di benessere, come se stessi in una barchetta pigramente ondeggiante sul mare calmissimo. Mi veniva voglia di chiudere gli occhi e addormentarmi. Il problema è – concluse Anna – che ora me lo sento aperto come non mai. Che gli invento stasera a Roberto?”. Risposi: “Un’emicrania insopportabile, e gira il culo dalla parte opposta, magari mettendoci subito il plug, per fargli capire la tua buona volontà per i giorni di poi”.19. Lucia e la conversione anale di Anna: la compiuta realizzazioneIl lunedì mattina successivo, Paola mandò messaggi a me e ad Anna, invitandoci dopo il lavoro a casa sua. Scrisse, tra l’altro, “non ricordo se avevi convenuto tu, Lucia, da sola o con Anna di andare a casa dei neri, ma ho saputo che c’è stato un contrattempo. Keb non potrà esserci e Moha non sarà disponibile fino alle 17 circa. Gli ho detto di venire direttamente da me e all’ora di cena si aggiungerà Keb: ovviamente dormiremo insieme. Quindi oggi, Moha sarà a vostra disposizione per circa due ore, decidete come impiegarlo al meglio”. Scrissi subito ad Anna, dicendole di venire in ogni caso con me e di prepararsi all’incontro con Moha, spettava prioritariamente a lei, avevano un conto aperto da chiudere. Ovviamente, alludevo scherzosamente alla sodomizzazione completa che Anna non aveva ancora potuto sperimentare. Lei mi rispose subito: “se la proposta va bene per te, la faccio mia, ok”. Uscite dall’ufficio salimmo nella mia auto e seguimmo quella di Paola.
Sistemateci, Paola tirò fuori della frutta e poi fece il caffè. Chiedemmo ad Anna come era andata il venerdì sera con suo marito e lei ci raccontò della furibonda litigata esplosa quando lei lo aveva avvertito che si sarebbe negata, causa mal di testa ed altro. Anna, alle sue rimostranze, si era inferocita dicendogli brutalmente che il culo era suo e – come aveva cercato di dimostrarsi disponibile – così stando le cose avrebbe annullato qualsiasi concessione, se lui non abbassava la cresta e si atteneva alla nuova regola: che era di consentirgli di sfogare il suo vizio una o due volte la settimana, non di più, e a insindacabile scelta della concedente. Roberto aveva capito che Anna faceva sul serio ed effettivamente aveva abbassato la cresta, tanto che Anna lo aveva gratificato sia sabato che domenica sera: l’ultima volta l’aveva però avvertito: “per qualche giorno, quaresima!”. Per questa ragione, mi disse, oggi, se sei d’accordo, potrò gratificare Moha come meglio vorrà”. “D’accordissimo, amica mia, ma ricordati poi di fare in modo che Roberto non si accorga, soprattutto stasera, che qualcosa di più è accaduto al tuo culetto. Cerca di nasconderlo in ogni modo”. “Tranquilla, rispose Anna, stasera Roberto non mi toccherà neppure con un dito, neppure davanti: finirebbe per accorgersi anche della dilatazione della mia patatina”.
Paola annuì, convinta, e accese il portatile sul sito d’incontri che avevamo già superficialmente visionato. Leggemmo l’annuncio di Samir e Omar e quello dell’ormai nota Elena, con le fotografie e i pochi video di corredo. Leggemmo anche le recensioni, commentando il tutto e – soffermandoci sulle doti non trascurabili dei due stalloni conosciuti solo da me – ci chiedemmo se potevamo accettare l’offerta fatta di una gang bang, noi tre contro quattro stalloni neri, ovviamente mettendo in conto Moha e Keb. L’incontro, per una piena soddisfazione di tutti, avrebbe richiesto però il suo tempo, almeno una giornata, possibilmente con notte inclusa, per cui emergeva la difficoltà, per me e Anna, di giustificare in famiglia l’impegno, inventando ovviamente qualcosa di diverso. Anna propose di studiare, per le prossime settimane, un’altra uscita per mostra – questa volta virtuale per tutte e tre – che ci impegnasse il sabato e la domenica. Concordammo sulla proposta, ripromettendoci di studiare il calendario delle prossime esposizioni d’arte nelle città italiane.
Passò il tempo e, all’improvviso, sentimmo il campanello. Ci accorgemmo che erano già le 17. Intimammo ad Anna di andare a prepararsi in camera e aprimmo. Moha era ancora in tuta e ovviamente chiese di fare una rapida doccia. Lo accompagnai io in bagno e – pur rimanendo vestita – mentre si asciugava non mancai di predisporlo a ben svolgere il compito che lo attendeva: lo scortai nudo fino alla porta di camera, dicendogli “falla contenta senza dolore!”.
Io e Paola passammo le quasi due ore concesse agli amanti in piacevole conversazione. Poi Anna uscì di corsa, con i vestiti in mano, per la doccia, e poco dopo potemmo scendere per il rientro, non prima di aver io detto a Paola: “trattali bene come se ci fossi anch’io a supportarti stasera e stanotte, e bacioni a Keb”.
Durante il viaggio Anna, mi raccontò sinteticamente: “è andato tutto benissimo. Dopo gli orgasmi clitoridei e vaginali, si è applicato, da maestro, al mio culetto. Quando è stato il momento adatto, mi ha inculata come a lui piace fare – lo sapete bene anche voi – ed è venuto con un mare di sperma e tanto orgasmo. Non ho sentito nessun dolore e in più ho avvertito il piacere di essere in grado anch’io, come voi, di procurare l’estasi al nostro amato toro, estasi del tutto meritata. Lo rifarò con piacere”.
Cogliendo la palla al balzo, le dissi: “benissimo, venerdì sei precettata insieme a me. Ci sarà anche Keb e immagino che quella sarà l’occasione giusta per farti sperimentare anche la doppia penetrazione”. Anna sorrise: “mi sto leccando i baffi. A venerdì”.20. La prima doppia di AnnaVenerdì, uscite dal lavoro, salimmo digiune nella mia auto e scendemmo alla casa degli amanti, che ci attendevano con il caffè pronto. Approfittando dell’andata di Anna in bagno, dissi ai due che il trattamento doveva riguardare soprattutto l’amica e concludersi con la sua doppia penetrazione, pensassero loro a come applicarla. In ogni caso, io sarei stata inizialmente con Moha, poi avrei scambiato con Keb, che per tempo sarebbe tornato, per il gran finale, da Anna mentre era ancora alle prese con Moha. Era giusto lasciare ad Anna il letto più grande.
Appena rientrata lei in salotto, mi diressi con Moha nella camerina, mentre Keb accompagnava Anna nella camera grande. Una volta nudi a letto pregai Moha di non venire dentro di me, ma di riservarsi per il gran finale con Anna. Moha tentò di farmi capire che avrebbe potuto avere, comunque, due orgasmi a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, ma io fui irremovibile: “anche a Keb farò la stessa richiesta. Anna deve sentire, per questa nuova esperienza, tutta la vostra potenza di stalloni”. L’amante annuì e si tuffò con la testa tra le mie gambe per baciarmi, leccarmi e stimolarmi con uno o due dita il clitoride. Dopo svariati orgasmi, imposi il consueto gratificante menù: la lunga fellatio, il coito vaginale e il coito anale, con Moha piantato sopra di me che mi sussurrava all’orecchio, che stava leccando e mordicchiando: “sei proprio sicura che non devo venire ora?”. Alzai una mano e gli feci segno negativo con le dita. Si rotolò di schiena, mi abbracciò e tirò sopra di lui e cominciò a baciarmi. Guardai l’orologio che avevo tenuto al polso e gli dissi: “vai a dare il cambio a Keb e ovviamente mandalo qui”.
Se ne andò sbuffando e dopo un minuto ebbi Keb tra le mie braccia, al quale detti le stesse istruzioni, chiedendogli anche se fosse già venuto con Anna. Lui rispose che si era riservato per me. Lo disillusi, dicendo che, invece, questa volta doveva riservarsi per il gran finale con Anna. Me lo promise e, neppure a farlo apposta, replicò nell’ordine il menù precedentemente assaggiato, che accolsi con orgasmi e piaceri di ogni genere. Alla fine, mi riservai un breve momento di relax fra le sue braccia e poi – guardando l’ora – lo spinsi via: “torna da Anna e Moha e fatele provare la doppia”.
Mi alzai anch’io e lo seguì in camera. Moha la stava ancora scopando tenendola di schiena a gambe alzate, ed Anna mugolava senza sosta, alzando il tono della voce ogni volta che l’amante spingeva più a fondo. Invitai Keb a salire sul letto e a stendersi accanto a loro, poi sedetti sul bordo al suo fianco, prendendogli in mano il pisello e carezzandoglielo. Vidi Anna girare la testa verso di me e guardarmi a bocca aperta, nell’espressione del pieno orgasmo: allungò la mano e anch’io mi allungai verso di lei, con cambio di mano: con la destra strinsi forte la mano di Anna, con la sinistra ripresi a segare lentamente Keb.
Dopo un paio di minuti Moha – che ovviamente si era accorto anche lui della nostra presenza – interruppe la monta e si sdraiò di schiena, accanto a lei, dicendole: “vienimi a cavallo”. L’aiutò a spostarsi sopra, nella posizione giusta, e la penetrò rapidamente, tenendole i fianchi e aiutandola a muoversi così impalata: dovetti lasciarle la mano. Anna ricominciò a mugolare sempre più forte e a muoversi sempre più velocemente, fino ad esplodere in un vero e proprio grido orgasmico. La vidi appoggiare la testa sul petto di Moha e, a quel punto, con entrambe le mani, accentuai il movimento sul cazzo di Keb, già ben pronto, e lo invitai con lo sguardo a muoversi. Keb capì immediatamente, si alzò in piedi sul letto e, a gambe larghe, si dispose dietro Anna con il pisello in mano, cercando la posizione più adatta. La trovò subito, glielo puntò sul buchetto già dilatato da Moha e spinse: entrò rapidamente e cominciò a incularla, flettendosi in modo atletico con i piedi. Vidi Anna rialzare il busto e cercare di assecondare la penetrazione, con Moha che era rimasto sempre fermo dentro di lei. Finalmente anche Moha – che stringeva strettamente Anna ai fianchi e alla schiena con le sue manone – cominciò a muoversi lentamente, rispettando il ritmo dato da Keb. Anna, con la testa abbassata e con le mani appoggiate ora al petto e ora alle spalle di Moha, ricominciò a mugolare: prima piano e poi – quando Moha iniziò con decisione il movimento a spengicandela, che astraeva dal ritmo di Keb – sempre più forte, con conclusione di una sua ulteriore venuta orgasmica, evidenziata anche dal tremito delle sue gambe e dei suoi piedi e dal suo totale abbandono, di testa e di petto, sul torace e sul collo di Moha. Anche i due amanti, a partire da Keb che era nella posizione più scomoda e precaria, vennero gemendo, inondando letteralmente l’amica.
Mi alzai e, provvista di asciugamani e carta, rifornii adeguatamente gli attori. Poi presi Anna, ancora alquanto imbambolata, per la mano, e con lei mi precipitai in bagno per la doccia. Le dissi, “vestiamoci svelte e fermiamoci due minuti a salutare la signora Maria e a rassicurarla che le tue urla erano solo di piacere. Ne sarà contenta, ci tiene alla felicità dei suoi due ragazzi neri”. E’ quello che effettivamente facemmo, sulla porta, ottenendo in risposta un furbo sorriso: purtroppo dovemmo rinviare, data l’ora tarda, l’invito a fermarci che l’anziana proprietaria non mancò di avanzare.21. La prima gang bang delle tre amiche. Prima parteIl sabato primo-pomeriggio passarono in auto Anna e Paola e io mi feci trovare pronta con il piccolo trolley al cancello della villetta in compagnia di Paolo, che mi baciò con passione dopo aver salutato le amiche.
La bella villetta di Elena e Andrea, nella periferia collinare della città, fu raggiunta in pochi minuti: parcheggiammo ed entrammo, introdotti da Andrea. I quattro neri erano già arrivati e parlavano con Elena.
Dopo i baci e saluti, Andrea espose la sua regia: non era possibile stare tutti insieme, io e Paola avremmo occupato – con Samir e Omar – la camera principale; Elena e Anna, si sarebbero trasferite, con Moha e Keb, nell’altra camera. Lui avrebbe fatto il fotografo pendolare. Io e Paola ci guardammo storcendo un po’ la bocca, ma seguimmo Samir (che mi circondò subito la vita) e Omar (che fece altrettanto con Paola). Indossammo le maschere procurate da Andrea e ci spogliammo rapidamente, con Samir che mi palpava impaziente, mormorandomi all’orecchio: “non sai le seghe che mi sono fatto pensandoti e la voglia che mi ritrovo ora”. Mi stese rapidamente di schiena e me lo mise subito in bocca, massaggiandomi i seni: notai gli occhi sbarrati di Paola fissi sul lungo attrezzo di Samir che mi pompava, mentre anche Omar le aveva riempito la bocca. Appena Samir cominciò a gemere, si fermò dicendomi: “voglio scoparti la passera, apri le gambe”. Gli dissi: “aspetta un po’, fammi giocare con il tuo pisellone”; lo presi con le due mani e cominciai a segarlo e leccarlo, scappellandolo, mentre sorridevo a Paola che continuava a guardarlo con invidia. Dopo mi aprì la patatina con la mano e introdusse il pene fino al collo dell’utero, cominciando a muoversi, stando appoggiato sul letto; tenendolo io a freno con le mani sui suoi fianchi, dovetti pregarlo più volte di non affondare e di moderare i suoi colpi, mentre Paola, che scopava nella stessa posizione con Omar, continuava a guardarmi fissa, ora tra invidia e preoccupazione. Arrivò l’orgasmo per me e lui si fermò all’improvviso, sollevandosi sopra di me e girandomi di pancia: prese a carezzarmi le natiche (“bellissime, hai davvero un culetto eccezionale”) e poi a giocare con il mio buchetto, introducendovi una o più dita bene insalivate. Poi mi inculò, cercando di sprofondarvi tutto: tesi le palme all’indietro e le misi a protezione sui suoi fianchi, ripetendogli: “fai piano, non entrare tutto, non farmi male”. Baciandomi e leccandomi spalla e collo mi soffiò: “tranquilla, sei troppo bella e sei anche la mia amata gran troia, voglio solo godere io e fare godere te”. Mi scopò lentamente e con arte, ma purtroppo non provai vero godimento e pensavo ai trattamenti di Moha, mentre sentivo invece Paola godere alla grande sotto i colpi di Omar, che la inculava fino alle palle.
I due neri si guardarono e si lanciarono un mutuo messaggio. Samir si sollevò da me (“aspettami, fra poco torno”) e andò di fianco a Paola che giaceva sdraiata di pancia con sopra l’amante. Le scivolò sotto e, sollevandola, si aiutò con una mano per penetrarla, mentre Omar le stava fermo dentro il culo: ci riuscì e cominciò a scoparla stando sdraiato, con Paola che lo cavalcava tenendo, con una mano, il pisellone. Sentii la mia amica urlare come un cane in amore, mentre cercava di muoversi sul lungo pisello di Samir; Omar le stava sempre incollato, immobile, dietro. L’orgasmo di Paola dovette essere fortissimo, a giudicare dalle sue urla e dalla frenetica agitazione delle gambe e delle braccia, finché non si abbatté immobile sul petto di Samir.
Dopo un minuto, Samir e Omar sgusciarono dal corpo di Paola e mi vennero sopra con i loro piselli puntati sulla mia bocca: aprii le labbra e cercai di prenderli entrambi, capii che non era possibile e quindi, aiutandomi con le mani, lavorai prima il membro di Samir e poi quello di Omar. Samir si distese di schiena e mi afferrò e mi spostò nuovamente a cavallo di lui, penetrandomi in larga misura: cercai di controllare i suoi movimenti afferrando il suo membro con entrambe le mani. Omar mi venne dietro ed entrò facilmente nel mio culo ormai dilatato. Cominciarono a muoversi, tenendomi entrambi stretta, con i baffoni di Omar che mi solleticavano il collo. Vennero rapidamente, quasi insieme, gorgogliando e gratificandomi entrambi di soddisfatte espressioni, verosimilmente volgari, nella loro lingua. Paola, ancora a pancia in giù, si godeva la scena divertita: “ho proprio l’impressione che tu sia la loro troia preferita”.
Ci pulimmo e – con l’aiuto di Andrea, che aveva ripreso parte del trattamento (sicuramente le nostre due doppie penetrazioni) – chiedemmo un intervallo, davvero indispensabile per rilassarci, rinfrescarci e bere qualcosa. Andrea andò nell’altra camera per invitare i protagonisti a interrompere il rapporto e unirsi a noi, come avvenne in breve tempo.22. Elena e la sua storia di sweet: la scoperta del piacere neroSedute in relax nell’ampio salotto, con il the in mano, con gli uomini che fumavano e parlavano in terrazza, Paola chiese ad Elena come lei e Andrea si fossero scoperti coppia cuckold, e perché lei volesse solo amanti neri.
Ele rispose: “è una storia vecchia ma tanto abbiamo tempo e ve la racconto in sintesi. A 25 anni, laureata in relazioni internazionali, fui assunta a termine, per un progetto in una grande azienda, e mi trovai a lavorare fianco a fianco con Andrea, il dirigente dell’ufficio. Io ero da tempo fidanzata e anzi convivevo con il mio ragazzo, ma vedere, ascoltare e conoscere Andrea, scapolo e di 10 anni più anziano, fu per me un colpo di fulmine: per settimane non feci che pensare a lui, anche quando scopavo con Pietro. Mi decisi a provarci, ero una bella ragazza, vivace e di lingua sciolta: in breve, lo sedussi e lui si innamorò perdutamente, ricambiatissimo, di me. Ovviamente lasciai Pietro e andai a convivere con Andrea.
Il caso volle che, dopo pochi giorni, fosse trasferito dall’azienda per una lunga e prestigiosa missione – almeno un anno, gli fu detto – a Bruxelles, per organizzare l’ufficio presso l’Unione Europea. Ci sposammo alla svelta, io lasciai il lavoro e lo seguii. Non mi sono mai pentita di questo e ci amiamo ancora come allora, anche se la grande criticità si era già palesata, senza che io gli avessi dato l’importanza che ha: Andrea, già da molti anni, è impotente ma già allora aveva grandi difficoltà di erezione e, anche se ci riusciva, questa non durava più di 3-5 minuti, con tanto di immancabile eiaculazione precoce. Aveva provato molte terapie ma non c’erano stati e non ci furono miglioramenti. Spesso veniva non appena me lo introduceva tra le gambe. Lo rassicuravo carezzandoglielo e prendendoglielo in bocca: notate che con lui non ho mai provato orgasmo né vero piacere sessuale, almeno per la vagina, ma non m’importava.
A lungo andare, questa tara lo fece entrare in crisi: badate bene, andò in crisi lui, non io, pensando soprattutto all’insoddisfazione sessuale che mi provocava, nonostante che io lo rassicurassi. Questo pensiero divenne un rovello. Cominciò così a propormi di pensare ad un amante con il solo compito di scoparmi e di farmi raggiungere l’orgasmo, come ero stata costretta a dirgli che ottenevo dal mio ragazzo – “devi pensare che sono io a scopare e quindi devi accettare la mia proposta o non avrò pace”. Anche se vedevo che lui stava male, mi rifiutai a lungo con decisione, nonostante le continue insistenze, finché ad una festa tra i dirigenti e imprenditori europei, alla quale partecipai, lui mi presentò un giovane collega, un francese nero, Jacques, i cui genitori erano di origine africana. Era un bellissimo e intelligente ragazzo, che rimase sempre accanto a noi e con il quale conversammo amichevolmente per tutta la sera. Andrea si accorse dell’effetto che la mia avvenenza di ragazza bionda e formosa aveva prodotto sul giovane e, senza dirmi nulla, pochi giorni dopo lo invitò a cena a casa nostra: mi informò solo la mattina, non diedi importanza alla notizia fino a quando, proco prima dell’orario convenuto, mi costrinse non solo a truccarmi con cura speciale ma anche ad indossare il vestitino più sexy che possedevo, corto e scollato, con il completamento di scarpe tacco 12, e con un intimo all’altezza. Ricordo che rimasi a lungo con il vestitino in mano, guardandolo muta negli occhi, con lui che mi ricambiava con il consueto sguardo innamorato, ma ora deciso, e mi baciava teneramente, sussurrandomi in continuazione: “Jacques è la persona giusta da tutti i punti di vista, fammi felice, accettalo come amante, poi mi darai ragione”.
Jacques arrivò elegantissimo con una di bottiglia di champagne in mano e delle rose per me, che accolsi con gioia. La cena si svolse con me in completa confusione. Jacques fu gentilissimo e correttissimo, ma i suoi occhi non mi perdevano di vista un attimo ed esprimevano pieno desiderio. Non toccai il cibo, anche se dovetti bere i vari calici di champagne che Andrea mi versava, capii, intenzionalmente. Alla fine, mise un disco lento e mi consegnò tra le braccia del giovane che, ormai, aveva ben compreso quale fosse il suo ruolo, e probabilmente lo sapeva fin dall’invito ricevuto: ballai sempre più stretta a Jacques, poi cominciò a girarmi la testa e in pochi minuti mi ritrovai distesa sul divano, seminuda, con la testa di Jacques fra le gambe e Andrea che mi teneva e carezzava una mano, sussurrandomi “lasciati andare”. Mi lasciai andare. Andrea mi prese per mano e mi portò sul letto, finendo di denudarmi e facendomi sdraiare di schiena. Intravidi Jacques nudo che segava il suo lungo e grosso pisello, lo rivestiva per quanto possibile con un condom e mi si sdraiava accanto: introdusse la sua mano nella mia passera, mentre Andrea mi aveva preso fra le braccia la testa, carezzandomi e baciandomi come se fossi una bambina: Jacques cercò la mia bocca e appena risposi ai suoi baci mi penetrò. Non ricordo altro, brilla com’ero, se non che mi risvegliai abbracciata ai due uomini. Andrea, che stava alla mia sinistra, mi baciò e mi disse: “prendiglielo in mano e in bocca”. Tergiversai, fu Jacques allora a prendermi la mano e a stringerla sul suo membro. Lo accarezzai sentendolo ingrossare, finché Jacques mi prese per la nuca e guidò la mia bocca sul membro ormai del tutto sveglio. Mentre lo succhiavo sentii l’amante che si girava verso il comodino e prendeva un altro condom: mi interruppe, lo indossò, introdusse la mano dentro di me e poi mi salì sopra e mi penetrò, scopandomi a lungo, fino a che non fui sconvolta da un orgasmo intensissimo che mi fece gridare.
Andrea, che – steso accanto a me – non aveva interrotto le sue carezze, tenendomi per quanto possibile la mano, prima che l’estasi mi spingesse ad abbracciare l’amante con entrambe le braccia e a spingere su di esso anche le mie gambe, mi disse: “Ele, ora il cazzo di Jacques sarà il tuo unico cazzo. Jacques, prometti ad Ele che la sua passerina sarà la tua unica passerina. Ele, da domattina vai al centro medico e fatti dare gli anticoncezionali (“ciò che feci realmente”), d’ora in poi Jacques verrà dentro di te quando ne avrà voglia”.
Da quella sera Jacques divenne, infatti, il mio uomo: si trasferì da noi e prese a dormire insieme a noi. Ovviamente, gli orgasmi intensi e duraturi che ebbi, e continuai sempre ad avere con lui, non li avevo conosciuti prima.
Da allora, non ho più fatto all’amore con Andrea, se non con la sua bocca che mi bacia la passerina, anche come preliminare alla penetrazione dell’amante: mentre scopavo con Jacques, continuava ad accarezzarmi: voleva solo che glielo succhiassi o segassi per farlo velocemente venire, pratiche che seguo ancora oggi.
Dopo qualche settimana, Jacques – forse su richiesta di mio marito, non ha mai voluto confessarlo – volle anche il mio culetto vergine. Anche questa volta Andrea mi cullò come una bambina, mentre da dietro Jacques mi preparava a lungo e infine mi sodomizzava con dolore, per fortuna fu solo la prima volta, poi le volte successive lo accettai, senza più soffrire.
Andrea cercò persino di convincermi a farmi ingravidare da Jacques (“sarà ovviamente il nostro figlio”), ma mi rifiutai categoricamente pensando ai tanti problemi che sarebbero emersi, in Belgio e più ancora in Italia, e continuai a prendere la pillola.
Pur continuando ad amare mio marito, anch’io sviluppai un sentimento molto simile per l’amante: non era solo il sesso e il corpo che apprezzavo di lui. Le difficoltà ovviamente non mancavano, specie le rare volte che uscivamo insieme in tre, per cena al ristorante o per alcuni fine settimana e viaggi: pur prendendo sempre Jacques una camera singola per sé, dovreste provare anche voi, amiche, l’effetto che fa sentirsi guardate in quel certo modo dagli uomini e soprattutto dalle donne: sorrisetti e mormorii, riprovazione moralistica da una parte, invidia dall’altra! Non ho mai capito come e perché, ma sembrava che tutti fossero immediatamente consapevoli che noi tre eravamo, sentimentalmente e/o sessualmente, un’unica realtà, e che quindi io ero la troia, Andrea il cornuto contento e Jacques lo stallone dominante (di me e forse di entrambi).
La missione durò circa due anni, poi Andrea venne richiamato in Toscana. Mi dispiacque immensamente lasciare l’amante, ma il mio posto era accanto a mio marito. Nel primo anno, Jacques venne quattro volte a trovarci, fermandosi ogni volta per alcuni giorni da noi; fummo felici, e programmammo di ricambiare la visita a Bruxelles per le vacanze. Poi, dopo qualche mese, ci chiamò per annunciarci, purtroppo per me, di essersi innamorato di una ragazza tedesca, anche lei funzionaria europea, che effettivamente dopo poco sposò. So dalla rete che abitano ancora a Bruxelles e hanno due figli mulattini.
A casa, Andrea – ormai psicologicamente divenuto cuckold e assiduo praticante dei loro siti – ben presto mi convinse ad aprire l’annuncio che ben conoscete – uno dei primi interrazziali nel nostro paese – e mi fece dono della cavigliera, che da allora indosso sempre, orgogliosamente, alla caviglia destra come segno distintivo del mio stato. Sì, qualcuno ne conosce il significato e mi è capitato alcune volte, al supermercato o per strada, di essere abbordata da un maschio che mi chiedeva di fermarmi per un caffè o un colloquio conoscitivo. In verità, sono poche le donne sweets che la indossano pubblicamente, temendo, appunto, di essere riconosciute e magari additate come tali al pubblico ludibrio.
Prima di incontrare Samir e Omar, abbiamo conosciuto almeno una decina di africani, tutti provenienti dall’Italia settentrionale o da Roma, escludendo egli volutamente quelli della nostra regione e città: Andrea lavorava capillarmente prima di selezionare, farmi vedere in profilo e immagini e portarmi di persona un bull, verificandone non solo le doti fisiche ma anche e soprattutto l’affidabilità attraverso le recensioni, e scrivendo alle coppie che l’avevano già sperimentato. E, in effetti, salvo che per un caso, non abbiamo mai avuto sorprese negative: pensate che, quella volta, arrivò un giovane assai bello e assai dotato ma completamente esaltato, che pretese che anche Andrea glielo leccasse e succhiasse in segno di sottomissione, e lui poveretto, per la paura di comportamenti violenti o di uno scandalo, non poté sottrarsi a questa umiliante pratica, svolta tristemente sotto i miei occhi; poi il bull mi prese davanti e dietro, con vera e bestiale violenza, e fu l’unica volta che non provai piacere ma sofferenza e vero terrore. Ovviamente, cercammo di sbrigarci e farlo ripartire, non gli abbiamo inviato le foto scattate e non abbiamo più risposto ai suoi inviti, anche minacciosi.
Tutti gli altri bull prescelti ci hanno sempre pienamente soddisfatto e con alcuni di loro sono nati lunghi e piacevoli rapporti: in genere, Andrea dialogava e sceglieva, pagava loro i biglietti ferroviari e li faceva venire, nostri ospiti, per il fine settimana, con lui diventato abile fotografo. Con tre di loro che disponevano di alloggi autonomi, abbiamo goduto anche l’ospitalità di fine settimana, andandoli poi a trovare. Però, per tanti anni, nonostante gli inviti di questo o quel bull perché gli consentissimo di venire in compagnia di un amico, ho voluto e avuto solo un semplice rapporto individuale, sempre gratificante anche per la lunga durata dell’ospitalità; poi Andrea vide l’annuncio dei due amici concittadini qui presenti e mi convinse a provarli (“pensa a due cazzi in contemporanea da amare uno dopo l’altro o anche insieme nella doppia penetrazione, mi farai venire subito!”), s’intende dopo che era andato a conoscerli e parlarci di persona al mercato, e si era fidato della loro serietà.
Ecco, in poche parole questa è la mia storia di troia realizzata per amore di mio marito, divenuta per lui schiava del pisello nero (quelli bianchi li avevo conosciuti, in discreto numero, prima di Andrea: ma mi sono sempre più fatta certa, con Jacques e dopo Jacques, che i neri sono speciali!), per di più con la grande gioia del mio amore che mi ha presto convinta; è una storia diversa, ovviamente, dalle vostre, sviluppate come mogli o donne fedifraghe e traditrici, all’insaputa dei mariti. Ma siete certe che i vostri uomini proprio non vi consentirebbero di continuare alla luce del sole i trattamenti, una volta al corrente delle vostre esperienze fin’ora segrete, e dei vostri desideri? Tutti gli uomini sono un po’ cuckold e tutti gli uomini considerano le donne, anche le loro mogli, un po’ puttane. E di fronte alla prospettiva di godersi lo spettacolo hard, di vederle scopate da uno o più neri…. Beh, io non escluderei l’idea di poter voi convertire i vostri mariti al cuckoldismo, soprattutto se innamorati”.23. La prima gang bang delle tre amiche. Seconda parteRiunito il gruppo dopo l’intervallo, Andrea dispose il cambio dei partner e la ripresa dei giochi fino alla cena. Io e Paola ci trasferimmo nella seconda camera dove già erano Moha e Keb, mentre Elena e Anna si riunivano a Samir e Omar nell’altra, con il nostro fotografo che ci seguì.
Paola si prese Moha e io accettai di buon grado Keb che fu particolarmente dolce e amoroso nel darmi piena soddisfazione in tutte le posizioni che volli praticare. Poiché gli amici erano ancora intrecciati in un impegnativo corpo a corpo, con Paola presa come poche volte avevo visto e sentito, mi sdraiai in relax tra le braccia di Keb e cominciai a giocare con il suo membro, ora in relativo riposo, mentre lui mi mormorava paroline dolci all’orecchio. Finalmente avvertimmo l’urlo liberatorio di Paola e anche loro si abbracciarono in relax, con lei che mi imitava carezzando il pene di Moha. Rimanemmo così a lungo, quasi immobili, e quindi inattivi, tanto che Andrea decise di andare nell’altra stanza. Poi Paola disse al suo partner: “su, pigrone, anche Lucia ha il diritto di godere delle tue doti ed io di farmi rifinire a modo da quel maestro di Keb”.
I due uomini si scambiarono, ridendo, il posto. Appena ebbi Moha vicino gli artigliai il pisello e, chinandomi su di lui, cominciai a lavorarglielo voracemente, di bocca e di mano, mentre l’amante, con le sue lunghe e poderose braccia, mi palpava tutta dalle spalle alle natiche e alle cosce, non mancando di introdurmi i diti della mano, in contemporanea, sia nella passerina che nel culetto. Quando si ritenne soddisfatto, mi distese di pancia a gambe larghe e, stando in ginocchio dietro, si impadronì, di bocca, della mia passerina e la lavorò finché non esplose l’orgasmo clitorideo: senza un attimo di tregua, mi salì sopra, disponendomi nella posizione dello stupro, e mi entrò dentro, penetrando lentamente fino al collo dell’utero. Mi chiese se andava bene e, al mio annuire, cominciò a muoversi, sempre stando attento a rispettare il suo spazio di azione. Ebbi almeno tre orgasmi in rapida successione. Rimase ancora a lungo dentro di me, immobile, intento a baciarmi le spalle, il collo e le orecchie e a giocare con i miei capelli sciolti. Lo sentii spostare il bacino e introdurmi due e tre dita nel culetto per preparare lo sfintere. Dopo gli altri africani, Keb aveva fatto prima un buon lavoro, tanto che Moha, soddisfatto, si risistemò sopra di me e il suo membro entrò gradualmente senza incontrare resistenza. Si mosse a lungo, seguendo i suoi ritmi e tenendomi (come era solito fare) per le braccia e per le mani che mantenevo allungate. Avvertii i prodromi (per i movimenti e i gemiti) del suo orgasmo che ormai ben conoscevo, con la sua esplosione finale. Rimanemmo sulla posizione per vari minuti, mentre non potevo non pensare al disastro dello sperma che colava, a fiotti, sul letto; poi Moha si rialzò e potemmo ripulirci alla meglio. Mi accorsi che Keb era ancora in piena azione: stava inculando Paola con impeto, anche lei tutta distesa nella ben nota posizione, facendo sbattere le palle sui suoi glutei. Presi per mano Moha dicendo: “andiamo a farci la doccia”.
Per qualche minuto, l’appartamento – con i suoi due bagni – si animò singolarmente, per via di otto persone che scorrevano da una parte all’altra. Poi gradualmente, rivestiti, ci ritrovammo tutti nel grande ambiente del salotto-pranzo, dove Andrea stava apparecchiando il lungo tavolo e servendo il buffet freddo preparato la mattina.
Dopo che io e Anna avemmo svolto i doveri telefonici per le famiglie, ci sedemmo e iniziammo a servirci di cibo, con grande appetito. Purtroppo – in rispetto dei due islamici – non c’era vino, ma, con l’acqua, solo bibite analcoliche. La conversazione fu lunga e svariata: tennero banco Andrea e Samir, commentando le novità del sito d’incontri per cuckold e bull che conoscevamo. Samir si soffermò specialmente su un nuovissimo annuncio di due fidanzati venticinquenni pisani, probabilmente due universitari, che cercavano un bull nero dotato, solo nero, per lei, e che fosse anche ospitale, per operare da solo o insieme al fidanzato, che si descriveva come cuckold attivo: Samir decantò la straordinaria bellezza della fidanzatina. Si udì un “vediamola”, e Andrea andò a prendere il portatile, lo accese ed entrò nel sito. Samir rivelò il nickname e in breve la ragazza, una moretta dai lunghi capelli, piccola ma ben fatta, davvero carina (ovviamente aveva il viso in gran parte coperto) si fece ammirare dai nostri stalloni e anche da noi donne. Omar intervenne dicendo che ciascuno dei quattro avrebbe voluto godersela, ma il guaio era che loro cercavano solo un singolo e non una coppia di bull e tanto meno quattro bull. Samir rispose che valeva la pena di provare a interessarli, inviando due offerte eccellenti in natura, la sua e quella di Moha: e che, se i giovani avessero abboccato all’offerta straordinaria fatta, ovvero a quella del pisello lunghissimo oppure a quella del pisello lungo e grosso, e magari – vedendo la merce, potevano ripensarci – a quella di entrambi, con il tempo si poteva provare a convincerli ad accettare l’intera gang bang. Anna disse che il ragionamento teneva e quindi provassero pure, Samir e Moha, a rispondere all’annuncio: ma se avessero abboccato, dove li avrebbero ospitati? Probabilmente la signora Maria non sarebbe stata contenta di trasformare il suo villino in una casa di appuntamenti. Intervennero Ele e Andrea, assicurando che non c’erano problemi, la loro casa sarebbe stata un rifugio sicuro per gli amici, a qualsiasi ora. E lui, Andrea, in caso di consenso dei fidanzatini, era pronto a svolgere le mansioni del cameraman.
Dopo cena, avendo le donne imposto l’assoluto divieto di sesso, Andrea andò a prendere alcuni video che avevano Ele come protagonista, a partire da alcuni (i primissimi) girati con il suo secondo amore, Jacques. Tra i lucciconi della padrona di casa, potemmo ammirarla – bellissima – mentre tanti anni prima scopava, amoreggiando, con il giovane apollo francese di colore. Seguirono altri video con singoli residenti in Italia, tutti prestanti e dotati – “Andrea sa scegliere bene”, commentò la moglie –, tra i quali spiccava un giovanissimo Ercole, praticamente un Moha con quasi venti anni in meno, per muscolatura e dimensioni del pisello, che Ele, sospirando, rimpianse come non mai: “pensate, ha poco più di venti anni, me lo sono goduto per sei mesi, fino all’anno scorso, poi è dovuto emigrare in Germania da suo fratello. Un toro straordinario, per di più bellissimo: avessi avuto 10 anni di meno, probabilmente mi sarei fatta ingravidare, Andrea sarebbe stato d’accordo”.
Il tempo passò piacevolmente. Andrea, come organizzatore propose come comporre le coppie per la notte e dove trascorrerla. Con lui ed Ele, nella loro camera, propose Omar. Nella seconda camera già usata come alcova, propose Anna con Moha; nella terza camera – che ci mostrò – propose Paola con Samir; il grande divano letto del salone sarebbe quindi spettato a me e Keb. Tutti accolsero le proposte, quindi ci preparammo e ritirammo, ciascuna con il rispettivo partner. Appena distesi, Keb mi sussurrò: “so che avresti preferito Moha, ma non c’era nulla da fare”. Mi strinsi a lui, carezzandogli il membro, dicendogli: “tranquillo, mi sento bene anche con te, coccolami finché non mi addormento”.
La mattina, dopo i lavaggi e la colazione, Andrea mi disse: stamani rinuncerei agli accoppiamenti e darei finalmente vita, fino al pranzo, ad una vera e propria gang bang qui nel salone. Ci sono due divani e due poltrone, che provvederò a coprire con coperte, e c’è il lungo tavolo, anch’esso da addobbare. Non tutte sapete come funziona: tutti mascherati, gli uomini nudi, le donne rigorosamente con calze autoreggenti e tacchi 12: ogni donna deve solo prendere quello che le viene offerto, senza poter rifiutare nulla. Ovviamente ci sono regole non scritte che la garantiscono: tutto deve svolgersi correttamente, niente violenze e niente umiliazioni, niente attrezzi o bondage o manette o urinate, ecc. Ma – faccio un esempio – se un bull vuole farsi spompinare con ingoio o vuole inculare con venuta, la donna deve stare al gioco e soddisfare la richiesta nel migliore dei modi. E ad una stessa donna possono rivolgersi, in contemporanea, anche due o tre bull, non di più. Siete d’accordo? Si può dare inizio al gioco?
Tutti annuimmo e ci spogliammo e rimascherammo, noi donne andammo ad indossare autoreggenti e scarpe con tacchi, mentre Andrea preparava il salone. Appena pronte, ci assegnò il posto: Ele e Paola ebbero ciascuna un divano, io e Anna una poltrona, con il lungo tavolo da pranzo, sul quale era stato messo un materasso, che era rimasto sgombro a disposizione.
Velocissimo, Samir bruciò gli amici – tanto che vidi Moha, che mi guardava con il piede alzato per venire da me, rimanerci male – e mi si precipitò addosso, offrendomi il suo pisellone. Guardai ancora Moha, lanciandogli un chiaro messaggio con gli occhi: “vieni anche tu”, ma lui non lo raccolse, probabilmente per non contrariare Samir e si rivolse ad Anna che era vicina a me e lo accolse ben volentieri. Vedevo Anna alzarsi, far sedere Moha e metterglisi a cavallo, mentre con la mano si introduceva il membro nella passera, e poi sederglisi sopra: non potei far altro che afferrare il membro di Samir e lavorarlo con la lingua e con le mani, finché egli me lo mise in bocca e cominciò – come gli piaceva tanto fare – a scoparmi tenendomi la nuca. Quando fu sazio, mi alzò le gambe sui braccioli della poltrona e, stando sempre in piedi, mi penetrò, stringendomi forte i seni: forse fu grazie a questo accorgimento che venni squirtando, mentre lui sussurrava: “gran troia, sei proprio nata per trombare, fammi sedere al tuo posto e vienimi sopra a cavaliere, voglio incularti ma ancora non posso venire. Siamo all’inizio, quando sarà il momento tornerò a cercarti e ti verrò in culo”. Mi alzai, lo feci sedere e cercai di sedermi sul suo pisello standogli di fronte, ma lui mi rigirò e mi fece sedere di schiena, stando bene attento a che mi impalassi, rimanendo dritta sul pisello. Mi penetrò a lungo tenendomi i fianchi, finché non si interruppe bruscamente, perché “sennò mi fai venire”. Mi lasciò e – visto che Anna era ancora alle prese con Moha – andò da Ele, che Omar aveva appena finito di scopare ed era ancora seduta a gambe aperte. La stese di schiena sul divano e le salì sopra, mentre Andrea – che stava riprendendo Paola e Keb – puntò subito l’obiettivo sulla moglie. Ero l’unica libera ed Omar venne subito da me, mi fece mettere in ginocchio girata con le braccia sulla spalliera ed entrò nel mio culo ancora aperto: mi sbatté con forza, facendo schioccare le palle sulle mie natiche, poi rallentò dicendomi: “è ancora presto, voglio anche Anna e Paola, ma voglio finire ancora con te”. Non potei fare a meno di dirgli: “anche tu? C’è già Samir prenotato…”. Anna e Moha continuavano i loro giochi, ma Omar vide Keb che si stava rialzando da Paola, diretto verso di me: si avvicinò loro e, appena libera, prese in braccio Paola portandola sul materasso steso sopra il tavolo: la girò a pancia in giù, salì sul tavolo e le si sdraiò sopra, inculandola, con gli occhi però fissi su Anna che stava spompinando nuovamente Moha. Intanto Keb mi si era avvicinato e, inginocchiandosi tra le mie gambe, cercò con le labbra e la lingua la passerina, facendomi presto godere, poi mi scopò, baciandomi amorevolmente e facendomi venire ancora. Intanto Moha si stava rialzando da Anna: mi guardò e gli feci cenno con la mano di venire da noi, come subito fece, mentre Omar lasciava Paola e andava ad inculare Anna. Gli dissi di sedersi accanto e di farmi la doppia con Keb: appena seduto, mi sedetti su di lui, introducendo il suo pisello nella passerina: Keb, da dietro, cercò il mio culetto e vi entrò facilmente, trovando la posizione giusta, curvo in piedi. Venne prima Keb, che si staccò per pulirsi. Samir, che era con Ele, la lasciò e venne rapido da me, rioccupando il posto appena lasciato libero, con Moha che continuava a scoparmi. Anche Samir mi venne dentro e si alzò. Dissi a Moha, se ce la fai ancora, aspetta: “ho ancora la prenotazione di Omar da soddisfare”. Omar, accortosi del gran movimento intorno a me, non tardò a lasciare Anna e ad occupare il mio orifizio anale (da cui sentivo grondare flutti di sperma), dopo avere fatto una sommaria pulizia con un fazzoletto, dicendo a Moha: “veniamo insieme”, come infatti avvenne dopo pochissimi minuti.
Ero davvero esausta, come immagino le amiche. Per fortuna, Andrea pose fine alla gang bang e dette inizio alla movimentata fase delle docce e del rivestimento, in attesa del pranzo. Dovevamo pensare anche a risistemare il salotto, e queste incombenze richiesero un lungo impegno da parte di tutti. Andrea ci aveva detto che aveva ordinato il mangiare ad un catering e che bastava quindi apparecchiare la tavola, come facemmo, appena in tempo per l’arrivo delle vivande.
Io e Anna provvedemmo alle telefonate familiari, poi ci sedemmo rilassate e ben soddisfatte. Il pranzo durò a lungo. Dopo il caffè, Andrea portò nuovi video che non avevamo visto, a partire da La prima doppia di Ele, fatta con due neri affiatati e già esperti di Milano. Cazzeggiando, il tempo volò. Preparammo le nostre cose, ringraziammo di cuore gli ospitali padroni di casa e i quattro bull, ripromettendoci di ripetere l’esperienza: con Moha e Keb mi sarei rivista solo il venerdì successivo. Dopo pochi minuti di auto, le amiche mi lasciarono alla porta di casa, dicendo: “i commenti a domani, dopo il lavoro”.24. Lucia e Paolo. Fantasie e prime conversioni cuckoldLa sera del rientro dalla gang bang non si concluse come le altre volte, con me che soddisfacevo con sapienza Paolo, di bocca e di passerina (che pure avevo sentito dilatatissima), con i tempi relativamente allungati che mi ero imposta, e lo facevo poi addormentare beato.
Gli dissi decisa, subito dopo, che volevo cominciare a parlare delle fantasie che da tanto tempo mi occupavano la testa nei momenti liberi e che erano state attivate – così inventai – anche dal racconto dell’esperienza praticata da una carissima amica di gioventù di Paola, che io avevo incontrato varie volte e anche di recente, ma che mio marito non conosceva. Gli dissi che si trattava del fenomeno del cuckoldismo, che appurai Paolo non conoscere: “ho sentito o letto questo termine ma non so cosa esattamente voglia dire, forse cornuto”. Gli spiegai che il marito dell’amica di Paola era da anni cuckold convinto – inventai i nomi Giuseppe e Cecilia – e che egli, nonostante amasse moltissimo la moglie, che lo riamava con la stessa intensità, l’aveva gradualmente convinta a concedersi ad altri uomini, generalmente superdotati e specializzati nella ricerca del godimento delle donne offerte, ovviamente in sua presenza (generalmente senza che il marito partecipasse all’atto sessuale, ma qualche volta anche con sua partecipazione attiva): uomini bianchi e spesso uomini neri, che sceglievano insieme o che addirittura sceglieva solo lui, in base alla loro prestanza e alla consistenza dei loro attributi fisici.
Per lo più sceglievano un solo bull o toro, ma qualche volta anche due bull insieme, che ovviamente finivano con far fare alla donna (come gran finale) l’esperienza della doppia penetrazione: di fronte agli occhi sgranati di Paolo, spiegai brevemente in cosa consisteva. Gli spiegai che questa pratica sessuale aveva rafforzato ulteriormente il loro rapporto d’amore, con lui che godeva particolarmente del suo potere persuasivo e della eloquente realizzazione sessuale della moglie, dimostrata dagli svariati orgasmi che ella, immancabilmente, raggiungeva durante ogni trattamento, specialmente clitorideo e vaginale ma anche anale. Per questa ragione, la moglie, dopo lunghe resistenze e incertezze, si era lasciata convincere dalla nuova felicità di Giuseppe, dovuta a questa consapevolezza del suo potere decisorio su di lei, e anche e soprattutto dai risultati sessuali ottenuti, e, per loro, il cuckoldismo era diventato un vero modello di vita di coppia: ovviamente, con le attenzioni e cautele richieste dalla presenza di un figlio adolescente e di due famiglie di nonni del tutto inconsapevoli.
Paolo aveva ascoltato con interesse, scuotendo la testa, poi mi interruppe dicendo: “mi sembra una vicenda poco normale, anzi strampalata, ma perché ti interessa tanto, al di là della curiosità per quello che fanno Giuseppe e Cecilia in materia di sesso?”. Rimasi un momento in difficoltà, poi continuai: “sai che, contrariamente a te, non ho mai goduto di veri e propri orgasmi, tanto da pensare di essere frigida. Oltre a ciò, da poco tempo a questa parte sento fortemente la necessità di dover approfondire la conoscenza dei meccanismi psicologico-affettivi che regolano questi comportamenti di cuckoldismo, è più forte di me”. Questa volta vidi in difficoltà lui, poi parlò: “ma non mi racconterai mica queste cose per convincermi a fare come Giuseppe, offrirti ad altri uomini? Dimmi di no”. Risposi a bomba: “certo che no, grullo, non ti chiedo di portarmi da uno stallone stasera o domani. Semmai sarò io, di mia volontà, ad offrirmi, solo dopo averti convinto; però devi aiutarmi a scandagliare il problema, leggendo e guardando in rete i siti che parlano di cuckoldismo. Me lo prometti?”, Mi abbracciò, dicendo: “prometto, ma non ora, mi sento girare la testa e ho un sonno cane. Cominciamo domani sera”.
La sera dopo, appena a letto, feci sfoggio dell’acquisito professionismo nel trattamento di mano, lingua e bocca del suo pisello, poi lo cavalcai, sempre avvinta alla sua bocca, finché non venne. Dopo una sommaria pulizia, lo presi per mano dicendo: “vieni anche tu, facciamo una mezza doccia insieme”. Mi obbedì senza protestare. Al ritorno, presi il portatile e lo aprii, tenendolo sulle ginocchia: digitai cuckold e scelsi un sito hard, in parte visibile gratuitamente anche senza avere effettuato la registrazione, che era obbligatoria per gli utenti. Paolo si avvicinò e cominciammo a leggere gli annunci di singoli bull/tori che si offrivano e soprattutto di coppie, con lui attivo o passivo, con quest’ultime che cercavano uno o più bull (in rari casi, gruppi di bull per gang bang) per lei; in certi casi si enunciava la scelta interrazziale, essenzialmente legata ai bull di colore nero, quasi tutti africani. Leggemmo e commentammo la struttura assai sintetica dei profili e l’essenzialità delle immagini visibili da tutti (incentrate essenzialmente, per i bull, su forma e dimensioni dei loro piselli, e, per le coppie, sulla lei offerta, con messa a fuoco dei pregi fisici: poppe, culi e gambe), soffermandoci su alcuni che spiccavano per l’enunciazione di talune preferenze – ad esempio l’anale, non solo da parte della maggior parte dei bull, ma anche da parte di non poche donne, oppure il bondage con uso di varia oggettistica da introdurre nelle porticine, oppure di utilizzazione di manette o cinghie, ecc. – e soprattutto ci fermammo a leggere non poche recensioni di incontri, ove si sottolineavano i risultati, con esaltazione delle qualità positive. Rimanemmo meravigliati nel leggere – anche in relazione a bull che impostavano i loro profili esclusivamente sulle doti fisiche – testimonianze che chiamavano in causa anche, e talora soprattutto, i loro pregi umani e culturali, con sensibilità davvero insospettate. Ovviamente, non mancai di fermarmi un tantino più del dovuto su immagini particolarmente significative di bull superdotati, bianchi e neri, ovvero sui loro cazzi, specialmente raffigurati all’opera: cioè in azione in bocca o nelle altre aperture delle donne. Molte volte chiedevo perfidamente a Paolo: “guarda questo, che dici?”. Rare le risposte, al di là di un: “accidenti che coso che si ritrova” oppure “ma come farà una donna a prenderlo?”, con speciale riferimento al sesso anale.
Chiusi il portatile che era già notte, dando un bel bacio a Paolo e dicendo: “domani sera però approfondiamo”.
Le sere successive di sabato e domenica – a sesso felicemente praticato – individuai rapidamente alcuni profili, sia di bull e sia di coppie, sulla base della loro alta frequentazione e quindi del loro elevato successo professionale, ed è su quelli che approfondimmo l’analisi. Leggemmo e guardammo tutto quanto era contenuto nei profili: scritti e immagini, commenti e recensioni. Nel caso delle coppie, feci notare a Paolo il mio interesse per avere scoperto che era sempre il marito o compagno a svolgere il ruolo di regista, indipendentemente dal suo coinvolgimento attivo o meno: insomma, il ruolo di cuckold manteneva una sua certa nobiltà d’animo e poteva essere equiparabile a quello del cavaliere e cavalier servente del passato, che si mette al completo servizio della sua amata, con l’obiettivo principale (seppure non unico) di procurarle il più alto piacere possibile: “nota bene, l’obiettivo non è solo l’orgasmo o gli orgasmi, ma la consapevolezza che la donna è l’oggetto prezioso, la madama o madonna, desiderata, corteggiata e amata, anche con animo gentile, da molti bull, che agivano per farle raggiungere orgasmi su orgasmi, nelle più divere porticine e nelle più diverse posizioni, prima che si affacciasse nel toro l’inevitabile esigenza bruta dello sfogo sessuale dentro di lei”. Non riuscii a convincere completamente Paolo, ma mi accorsi che anche lui stava maturando interesse per la problematica. La domenica sera, alla fine dello spettacolo multimediale, lo vidi anche nuovamente molto eccitato, tanto da doverlo carezzare a lungo.
La mattina dopo sarebbe partito presto, con il collega e socio Gabriele, per Milano, per partecipare ad un grande convegno di urbanisti che doveva durare ben quattro giorni, dove il loro studio doveva presentare un importante progetto di città giardino, cui lavoravano da anni. Fino a giovedì sera non lo avrei rivisto.
Decisi, improvvisamente, a computer e luce spenti: tolsi la mano dal pisello e mi ci tuffai di bocca, praticandogli un inatteso ma gratificante pompino con ingoio.
I giorni di lunedì e martedì passarono pigramente: Moha e Keb non erano liberi e il lunedì pomeriggio lo passai, con Anna, nel salotto di Paola a parlare delle nostre esperienze e soprattutto della gang bang, della quale evocammo, ridendo, svariati episodi. Concordammo sul fatto che, per essere davvero tale, la gang avrebbe dovuto disporre di un numero assai più elevato di bull, almeno il doppio rispetto a noi donne. Ma era andata ugualmente bene. Anna ci ragguagliò sulla pratica relativa al suo culetto che concedeva, con senso della misura, al marito e all’amante, ovviamente badando al rispetto del riposo assoluto da parte di Roberto in occasione dei giorni in cui incontravamo i nostri amanti neri. “Per cautela, ma comunque credo – disse, fra le nostre risate – che non ci farebbe caso, riguardo alla mia maggiore dilatazione, ormai ci si è abituato e non perde occasione per farmi notare il bel lavoro di allargamento e approfondimento che ha effettuato, come la sua grande opera d’artista”.
Quello stesso pomeriggio mi arrivarono, via skape, due foto da Franca, la moglie di Gabriele, con i quali ogni tanto ci incontravamo a cena o in occasioni legate alla loro attività di architetti. Si vedevano, in un’immagine, Paolo e Gabriele sorridenti, seduti a tavola, con due belle e giovani ragazze vestite da sera, molto scollate e letteralmente ‘appiccicate’ ai due uomini; nell’altra, presi di schiena, i quattro stavano camminando, probabilmente a cena conclusa, con la mano di Paolo che circondava le spalle della ragazzina mora, che avevo intravisto, ben popputa, nella precedente foto, mentre sedeva accanto a mio marito. Come accompagnamento, il laconico messaggio: “si chiamano Monia e Cristiana, sono le neolaureate in architettura che, da un mesetto, fanno pratica nello studio dei nostri mariti. Chiamami quando puoi”. Chiamai subito Franca, e lei: “Hai visto che roba, i maritini? Io mi ero accorta di qualcosa due settimane fa, quando ho partecipato alla presentazione locale del progetto. I nostri mariti hanno lasciato troppi meriti alle fanciulle, facendo presentare loro parte del progetto: e le due, che non sono solo belle ma anche parecchio sveglie e spigliate, ne hanno approfittato, per mettersi in particolare mostra. Pochi giorni dopo ho trovato tracce di rossetto sulla camicia di Gabriele, ed ora le due foto ricordo della trasferta inviatemi da quella megera di Laura, la moglie dell’architetto Boni, di altro studio rivale, che è anch’essa a Milano con il marito ed era alla cena immortalata. Pensa, che mi ha mandato con il messaggio solo la scritta: In ricordo del convegno milanese. La tua amica Laura”. Mi sono attivata e ho spulciato il portatile di Gabriele, rimasto fortunatamente nello studio, ne ho la password, e indovina cosa ho trovato: è stato direttamente Gabriele – e non lo studio – a prenotare l’albergo, e precisamente due camere matrimoniali con bagno, la prima a nome suo e di Cristiana B., la seconda a nome di tuo marito e di Monia R. C’è anche l’avvenuta conferma dell’hotel. Hai capito la fame dei due maiali e hai capito il gioco e l’intraprendenza delle due troiette?”.
Rimasi, ovviamente, imbambolata, per la sorpresa. A parte l’amore che mi ha sempre dimostrato e la soddisfazione sessuale che gli ho sempre garantito, Paolo non mi aveva mai fatto pensare ad un maschio che pensa a sedurre le donne, anche se giovani e belle. Mi sono detta che, evidentemente, questa Monia deve avere doti e arti speciali di seduzione. Ho provato l’impulso di chiamarlo o di scrivergli qualcosa, ma alla fine ho deciso di non fare nulla. Non potei fare a meo, però, di sfogarmi con le amiche: chiamai prima Paola e poi Anna.
Dopo la lunga conversazione e gli attestati di amicizia e solidarietà, mi folgorò un pensiero. Stasera devo andare in piscina, e se il poco tempo – circa due ore, magari allungabili – che vi impiego lo potessi passare a farmi consolare da Moha e Keb? Scrissi subito sms ai due neri e, nell’arco di una mezzora, ebbi il via libera da entrambi: “io libero, sarebbe bellissimo tu venissi”. Avvisai mia madre che, se possibile, avrei anticipato l’uscita senza cenare, portando con me della frutta: avuto il via libera, senza telefonare a Paolo, anzi spengendo il cellulare, alle 20 scesi e in pochi minuti raggiunsi i due amanti. Erano appena arrivati, stavano facendosi la doccia e dovevano mangiare qualcosa, ma capirono dalla mia espressione che avevo bisogno urgente di loro: in cinque minuti uscì dal bagno Moha, nudo, mi prese in collo e mi portò sul letto, spogliandomi rapidamente. Mi abbracciò e cullò in silenzio, poi – mentre entrava Keb e veniva anche lui a sdraiarsi nudo sul letto – raccontai l’accaduto, tra l’incredulità dei due neri. Mentre Moha continuava ad accarezzarmi, Keb mi prese le mani dicendo: “Lucy, credo e anche Moha è d’accordo, che tu sei unica, come bellezza e come personalità, se l’uomo che ha la fortuna di averti sposato non si rende conto di questo, è bene che tu cerchi gli uomini che sanno veramente apprezzarti e amarti: noi ci siamo”. Lo baciai e mi lasciai andare; per circa due ore, gli amanti mi fecero sentire realmente la donna più bella e desiderata del mondo e la donna sessualmente più realizzata del mondo. Avrei voluto rimanere la notte con loro, ma non potevo. Mi preparai e tornai a casa fischiettando, riaccendendo il cellulare: vidi numerose chiamate da parte di Paolo. Digitai un sms e lo spedii, rispengendolo subito dopo: “Buona notte e salutami Monia”.
Anche il giorno dopo tenni sempre spento il cellulare, al lavoro e poi al ritorno tardo-pomeridiano. Mia madre mi informò che Paolo aveva chiamato due volte, lamentandosi che non riusciva a telefonarmi. Me la cavai dicendole che era scarico, ma decisi di chiamarlo io, Appena rispose, gli dissi: “scusami per non averti risposto, mi è passata, e rassicura pure la tua a mica che non sono gelosa di lei. Se anche lei è d’accordo, potete continuare a fare sesso, tanto so bene che il tuo amore sono sempre io”. Lo sentii balbettare: “no, guarda …, scusa, ne parliamo domani sera”.
L’indomani arrivò poco prima di cena, mentre stavo apparecchiando, avendo invitato di sopra anche i miei genitori. Mi abbracciò da dietro. Lo baciai velocemente girando la testa. Durante la cena non fece che guardarmi negli occhi, mentre io tendevo a sfuggirlo: gli chiesi solo come era stato accolto il loro progetto, e lui si dilungò sui giudizi positivi ricevuti. Parlammo del più e del meno, grazie all’estro ciarliero di mia madre e di Robertino che gli assomigliava. Poi io e la mamma rimettemmo a posto la cucina e mettemmo a letto Robertino.
Fummo soli in camera. Ci spogliammo in silenzio e ci coricammo. Mentre si girava verso di me per parlare, rapidamente spostai la mano sul suo membro e cominciai a segarlo mentre chinavo la testa e glielo prendevo in bocca. Lo sentii mormorare: “perdonami, è stata una ragazzata, non c’è nulla di serio, non sono riuscito a dire di no a Gabriele”.
Con la mano alzata gli intimai il silenzio e continuai il pompino: ci mise più del solito a gonfiarsi. Quando fu pronto, salii su di lui e lo cavalcai, attaccandomi alla sua bocca e agendo freneticamente di lingua, mentre gli carezzavo la schiena. Lo sentii teso ma piano piano si sciolse e si lasciò trascinare dal movimento e dall’abbraccio. Quando venne, feci come la volta precedente, ci pulimmo sommariamente e poi, prendendolo per mano, lo portai in bagno per la mezza doccia.
Ritornati a letto, accesi il portatile, dicendogli. “Non voglio ascoltare giustificazioni o altro, non ce n’è bisogno. Non sono gelosa e sono certa del tuo amore. Se ogni tanto senti il bisogno di divertirti con un’altra, fai bene ad assecondare l’impulso. Credo di essere una buona moglie e una buona madre, ma sono diventata libertaria, e su questa valutazione devi convenire anche te, rispettando, a tua volta, i miei impulsi libertari, mi rendo conto diversi dalle tue regole: peraltro impulsi per ora solo di prospettiva. Riprendiamo la vicenda da dove l’abbiamo interrotta domenica sera, e vediamo se riusciamo a fare un salto di qualità”.
Lui mi rispose: “E’ cominciato tutto un mesetto fa, nell’appartamentino di Monia e Cristiana. Invitarono a cena Gabriele e me – ti ricordi, mi inventai la cena dell’Ordine – e ben presto finimmo a letto. Dopo l’ho rivista velocemente altre due volte, poi c’è stato il convegno. Anche per lei è solo sesso: ha un fidanzato che fa il dottorato di ricerca a Londra”.
Annuii, aprii il sito e andai alle istruzioni sul come caricare gli annunci, relativamente semplici: bastava registrarsi con nick e password e preparare testi e immagini da inserire. “Che dici? Iniziamo il gioco? Potremmo scegliere rispettivamente Biondacuriosaluino per nick e paoluc34 per password. Dobbiamo attivare anche un nuovo indirizzo email, facciamolo titolandolo con la stessa password.
Per l’annuncio penso a: Coppia sposata trentenne, lui cuck attivo e lei veramente da iniziare, bionda e di carnagione chiara, longilinea, belle gambe e bel culo come da foto, cercano bull bianco o nero, prestante e superdotato e veramente ospitale. Scusami, ma se devo sognare un amante atto a mandarmi in tilt con gli orgasmi, voglio sognarlo con tutti gli attributi possibili: ti sembra?”.
Lo vidi scuotere la testa, del tutto confuso. Ripresi, sicura: “Se sei d‘accordo, puoi scattarmi qualche foto esplicita e poi carichiamo”. Mi alzai, nuda com’ero, dandogli il cellulare e dicendogli: scatta la prima foto prendendomi tutta in piedi sul letto, in diagonale da dietro, da questo lato dove non ci sono oggetti riconoscibili”; mi misi in posa, alzandomi sulle punte e Paolo mi scattò due foto. “Ora prendimi da dietro, mentre mi metto a quattro zampe sul letto”. Dopo lo scatto nella posizione più sexy che ci sia, mi sdraiai di schiena a gambe larghe, con il busto alquanto rialzato, e gli dissi: “prendimi il culo, fra vita e ginocchi”. Infine, mi misi seduta di profilo, con la cascata dei capelli che mi nascondeva gran parte del viso, e mi feci riprendere in diagonale a mezzo busto ruotato, con le zinnine e i capezzoli alti in evidenza. Mi rimisi seduta accanto a lui: “riguardiamo le foto”. Ne scegliemmo quattro che inviammo al nuovo indirizzo email. Guardai negli occhi Paolo e gli dissi: “Sai che ti amo come i primi giorni, ma ti prego, a questa età sento il bisogno di giocare insieme a te e voglio incamminarmi sulla strada che forse porta all’orgasmo, che tu provi, che tutti provano e dico tutti, tranne me: lasciami un po’ di libertà, come anch’io voglio che ne abbia anche te”. Lui ricambiò lo sguardo intenso, mi abbracciò e annuì, e io allora entrai, senza altro indugio, nella nuova email, e, da lì, inserii rapidamente l’annuncio nel sito, ottenendone dopo poco il via libera.
Potemmo così entrare nel nostro profilo e guardarne l’effetto: mi sembrò che l’insieme di testo e immagini avesse un rilevante potere attrattivo, per i maschi in cerca di fica. A quel punto, spensi il portatile e mi sdraiai accanto a Paolo. Lo baciai dicendogli, con tono che voleva essere allegro: “vedremo domani sera se ci sono novità, ossia se qualcuno abbocca. Grazie amore!”.25. Lucia, Mohammed e PaoloIl giorno dopo, venerdì, era quello dell’appuntamento pomeridiano con i due neri, al quale avevo invitato anche Anna. Strada facendo, le raccontai in sintesi cosa avevo fatto, con l’amica che se lo fece ripetere incredula. Mi guardò preoccupata: “non so, a mente fredda, e se ci saranno sviluppi, come la prenderà Paolo”.
Appena arrivate, chiesi a Moha di rimanere con me in salotto per risolvere un importante problema e invitai Anna e Keb a ritirarsi insieme in camera, come avvenne. Spiegai a Moha quanto era avvenuto con Paolo e lo convinsi rapidamente ad iscriversi nello stesso sito fra i bull, per cercare di avere l’occasione di regolarizzare il nostro rapporto anche agli occhi di mio marito: cercando, cioè, di farlo passare per una conoscenza sessuale nuova, che sarebbe stata costruita nel contesto degli annunci del sito di incontri hard. Moha mi dette la sua disponibilità, dicendomi che avrei dovuto realizzare io – con l’aiuto di Keb – questo annuncio, e che gli sarebbe molto piaciuto che anche Keb facesse parte dell’annuncio. Io annuii, dicendo: “inserirei, se sei d’accordo, questo annuncio che sembra fatto apposta per farlo incontrare con il mio: Bull nero quarantenne, di origine africana, da molti anni residente e lavoratore regolare in Italia, alto 1.90 m, fisico atletico e superdotazione reale come da foto, serio e affidabile, cerca donna bionda naturale, singola o di coppia, per incontri piacevoli. Ospita in ambiente privato elegante, volendo con la compagnia di connazionale anch’egli prestante e dotato”.
Di fronte all’entusiasmo di Moha, dissi. “Ti scatto alcune foto, ovviamente nudo”. La prima: “in piedi”. Lo ripresi, prima frontalmente (mentre si copriva il viso con una rivista) a gambe larghe e il pisellone in bella mostra; successivamente, gli feci due scatti particolari sul pisello, uno mentre era teso in orizzontale e l’altro che l’amante teneva con due dita per la cappella, in verticale. Lo raffigurai anche di fianco, mentre era atleticamente arcuato sul letto e si sosteneva sulle punte dei piedi e sulle mani, con la gran massa muscolare in bella evidenza e con il pisello puntato dritto verso il letto, e verso l’ipotetica amante ivi distesa, ovviamente con il viso girato dalla parte opposta. Infine, lo ripresi senza volto dalla gola in giù, frontalmente, seduto a gambe larghe sulla poltrona, con il pisello ritto come se avesse sulle ginocchia la donna che vi si impalava, davanti o dietro. Feci vedere le immagini a Moha, che annuì pienamente soddisfatto, e le inviai alla email di Keb, insieme al file dell’annuncio. Poi dissi: “inventiamo nick (suggerisco Toroneroperbiondanaturale) e password e apriamo un nuovo sito email a nome tuo e di Keb”. Aspettammo che Keb avesse terminato il rapporto con Anna e poi, anche alla loro presenza, con Anna che indossava solo la camicia di Keb e l’amante era in slip, inserimmo l’annuncio nel sito. “Scriveremo a Biondacuriosaluino solo nel fine settimana, sarebbe sospetto farlo subito. Se mi autorizzi lo farò io a tuo nome, tanto mi sto segnando le tue nick e password. Ovviamente Moha e Keb mi autorizzarono, mentre Anna cominciò a scuotere la testa e a ridere come una pazza, ripetendo più volte: “Lucy, sei davvero una grande artista, geniale!”.
Svolti gli affari urgenti, strizzai gli occhi a Moha. “Anna è ospite di riguardo e tu – anche per mia colpa – l’hai trascurata completamente. Vergognati!”. Moha, sorridendo, prese Anna in braccio e scomparve con lei in camera. Io guardai Keb, lo presi per mano e lo guidai nella sua camerina. Dopo un’oretta, la nostra buona intesa fu interrotta da Anna, che mi intimò di darle il cambio. “Ho capito che Moha non vede l’ora di averti accanto ed io ho ancora tante cose da discutere con Keb”. Quando fui abbrancata dalle braccia di Moha, ebbi la consueta conferma che anch’io avevo tante cose da discutere con lui e solo con lui.
Il rientro fu più rilassante del solito. Anna arrivò a dire: “quasi quasi stasera faccio contento Roberto con apertura di tutte le porte. Sono ormai certa che non si accorgerà di nulla”. Le risposi: “anche Paolo non ha mai fatto caso alla mia dilatazione. Certo non posso aprirgli – e neppure fargli vedere – il lato B, anche se penso che non abbia mai praticato quel canale. Dovrà aspettare che io sia stata iniziata, come si legge nell’annuncio, dal bull, ammesso che gli interessi. Staremo a vedere, intanto, come stasera e nei prossimi giorni reagirà alle proposte che via via arriveranno dai bull. A lunedì”.
Attendevo con ansia la sera, per stare da soli. Quando arrivò, vidi Paolo – che era stato molto affettuoso a tavola – preoccupato. Mentre mi spogliavo, si distese sul letto ancora vestito e mi guardò a lungo, chiedendomi: “ma hai davvero bisogno di un altro uomo? E perché? Devi dire perché io non ti soddisfo sessualmente, è così?”. Gli risposi che non era proprio così, che io facevo volentieri l’amore con lui, che provavo piacere sessuale e psicologico, ma il fatto è che – nota bene, è un fatto oggettivo – io non ho mai provato gli orgasmi di cui parlano, come cosa la più naturale di questo mondo, le amiche, e come aveva sempre provato anche lui, in ogni rapporto avuto, nel passato come nel presente, con me. Che la ricerca dell’orgasmo, del possibile ma forse per me impossibile orgasmo, era diventata nella mia testa un chiodo fisso, una malattia. Ma che non lo volevo tradire di nascosto, facendomi scopare – come sarebbe stato facile e naturale – nelle docce della piscina dagli istruttori, che mi sbavavano tutti dietro (come probabilmente sbavavano dietro a tante altre belle signore); oppure accettare appuntamenti in hotel ad ore da qualcuno dei miei colleghi, che da sempre mi facevano la corte. “Più onestamente, vorrei provare ad avere orgasmi con la tua presenza, con la tua collaborazione e anche e soprattutto con la tua soddisfazione per l’appagamento che io voglio così fortemente, nella speranza che anche te, come tanti uomini nella storia e nel presente, ti convincessi a far propria – per amore di me, di tua moglie – la filosofia cuckold, che prescrive proprio l’offerta generosa, e insieme felice, della moglie agli ospiti di riguardo, come praticano alcune popolazioni extraeuropee ancora oggi, oppure la mia consegna temporanea ai bull (specialisti che operano perché le mogli incontrino l’orgasmo), come si fa oggi nel mondo occidentale.
Paolo, sono seria, ti amo come sempre e spero di poter continuare a vivere in amore con te, ma voglio fare, devo fare questa esperienza, devo cercare l’orgasmo, e voglio farlo con il tuo aiuto convinto. E’ proprio impossibile per te accettare questa mia richiesta? O è solo questione di tempo?”.
Non rispose. Disse solo: “accendi il portatile e guardiamo l’annuncio”. Gli risposi: “prima spogliati e stenditi accanto a me”, e solo dopo accesi ed entrai nel sito. Avevo avuto quattro messaggi da bull italiani (due dalla nostra città, uno da altra città della regione e uno da Milano) che si offrivano con entusiasmo, tre garantendo l’ospitalità in location anonime e uno offrendo l’uso di un hotel dove non chiedevano i documenti. Ovviamente, i testi erano corredati da immagini eloquenti non solo delle loro superdotazioni (che il milanese specificò in 23 cm) ma anche delle loro capacità di azione; il rinvio ai loro profili, li mostrava tutti in innumerevoli immagini alle prese con donne, nelle più diverse posizioni. Un po’ tutti sottolineavano particolarmente la loro esperienza e sensibilità nell’iniziazione delle sweet neofite davanti al cuck, oltre che alle grandi misure e al trattamento specialistico intensivo funzionale ai risultati pluriorgasmici, che costituivano l’obiettivo fondamentale dell’incontro. Oltre a ciò, un concittadino esaltava la bellezza del mio culo e, dicendosi specialista anche nell’anale, avanzava rispettosa richiesta in tal senso.
Cercai di coinvolgere Paolo, dicendogli: “stai tranquillo, sono nello stato d’animo dell’analfabeta che vuole farsi una cultura, quindi ci vorrà un bel po’ di giorni per vagliare le offerte, prima di cercare di fare un consuntivo provvisorio, con tanto di graduatoria del bull ideale. Ma vorrei sentire sempre il tuo parere su queste prime avances”. Paolo rispose, guardando tutto, e soprattutto le ben 23 recensioni di coppie che lo hanno frequentato, “direi che il milanese si guadagna di diritto il ruolo di bull princeps, ha anche la location; al secondo posto metterei il concittadino che ama tanto l’anale, anche lui ha 7 recensioni molto positive e ospita, ma tu al bull ideale daresti anche il culo? Nonostante la dimensione dei loro attrezzi? Se sì, hai pensato alla sofferenza che ti farebbero provare? Altro che orgasmo! In ogni caso, credo che il gioco, per renderlo tale, richieda anche un intervento attivo da parte tua. Intendo dire che dovresti via via rispondere ai messaggi, con risposte di cortesia a quelli che non ti interessano e con risposte di approfondimento a quelli che ti interessano. Per esempio, rispondi al milanese e chiedi se sarebbe disponibile ad un incontro lungo, di fine settimana, non è che possiamo andare a Milano per un incontro di un’ora o due. Al concittadino interessante, scrivi che la proposta interessa ma che per privacy vuoi sapere dove ospita e in quali giorni e orari, e che per il culo si vedrà”.
Scrissi diligentemente tutto e inviai, poi spensi il portatile. Paolo mi stava ancora guardando con aria perplessa. Lo baciai, mi rannicchiai fra le sue braccia e cominciai a carezzargli il pisello. “Continui a scopare con Monia?”, gli chiesi. “No, non l’ho più fatto ma lei vorrebbe vedermi”, rispose. “E tu vedila”, conclusi, accelerando le carezze. “Cominceresti così con il bull?”, mi chiese rilassato. Scossi la testa, rispondendo: “no, comincerei in questo modo”, e spostai la testa fra le sue gambe.26. Lucia e l’offerta bombaLunedì fu impossibile incontrare Moha e Keb per i loro irrinunciabili impegni lavorativi e anche fra amiche decidemmo di non vederci. Appena a casa, dopo il pranzo, approfittando dell’impegno extrascolastico di Robertino e dei miei genitori, accesi il portatile ed entrai nel sito hard e nel nick Toroneroperbiondanaturale: vidi che c’erano già ben 12 messaggi di coppie cuck, tra cui 3 della nostra città e altri 7 della nostra regione. Ripromettendomi di tornarci dopo, cercai l’annuncio di Biondacuriosaluino e scrissi il brevissimo messaggio: “sei bellissima, sarebbe per me un immenso piacere iniziarti e portarti al godimento assoluto, da sola o in presenza di tuo marito che, volendo, può anche partecipare attivamente. Posso ospitarti ogni sera, dopo cena, in un appartamento elegante messo a disposizione da amici in questa città, oppure, se vuoi, il sabato pomeriggio e la domenica, mattina e pomeriggio. Puoi fidarti di me, della mia onestà e delle mie doti di toro: sono nuovo e non ho ad oggi recensioni ma ho avuto lunghissime e piacevolissime esperienze con donne bianche, delle quali sono stato per molto tempo unico e apprezzato amante”.
Aprii poi i messaggi inviati: mi accorsi subito dell’effetto bomba prodotto dall’annuncio. Le proposte d’incontro erano corredate spesso dal telefono e riguardavano, in maggioranza, bull che avevano avuto belle donne (con alle spalle elenchi significativi di bull incontrati) e recensioni anche di notevole significato positivo. Tre messaggi richiedevano esplicitamente anche la presenza, a fianco di Toronero, del connazionale “prestante e dotato”. Insomma, un successone, immaginai Moha e Keb leccarsi i baffi nel leggere e guardare.
Chiusi il portatile e aspettai con impazienza e vera ansia la sera. Una volta a letto, Paolo accettò con entusiasmo il mio consueto trattamento, tanto che il suo orgasmo mi parve più intenso e durevole del solito. Dopo la mezza doccia, aprii il portatile, entrai nel sito e nel profilo Biondacuriosaluino. C’erano tre risposte dei primi bull e ben 15 nuovi messaggi, di bull non solo toscani ma scriventi da ogni parte d’Italia, vidi subito quello che mi interessava, ma mi limitai a dire: “leggiamoli, rispettando l’ordine di arrivo”, e partii dal basso. Dopo ogni messaggio, cliccavo sul nick del bull e andavo a vedere, con calma, il suo profilo con le immagini e le eventuali recensioni. Il sesto messaggio era di un bull nero pisano, davvero dotato (ma non come Moha, specialmente sotto il profilo del fisico): la sua galleria esibiva numerosi scalpi di donne non solo bionde, penetrate in tutti i modi possibili, con tanto di largo spargimento di sperma. Paolo fu attratto particolarmente dalle immagini, ogni tanto commentandole con termini adeguati, e rispetto per le doti e capacità del bull, “veramente un toro eccezionale, ma come faresti a reggerlo?”. Gli sottolineai, però, un importante punto dolente, cioè che non ospitava, ma proponeva di andare in hotel o di fare car sex.
Il nono messaggio era quello di Toronero. Commentò il messaggio come “veramente chiaro ed essenziale, e anche scritto bene”, ma all’apertura delle foto del bull, vidi Paolo sbiancare: in effetti, le immagini facevano esplodere una mascolinità e una sessualità debordanti e straordinarie, più uniche che rare. Le guardai e le riguardai a lungo, come se fosse stata la prima volta, sempre in silenzio e in piena concentrazione. Anche mio marito non disse una parola mentre scorrevano, ad un certo punto mi accorsi che non guardava più le foto ma guardava me. Mi voltai e lo fissai a lungo negli occhi, con le lacrime che cominciarono a sgorgare spontaneamente. Dissi solo: “lo voglio, voglio lui”, e mi chinai sul suo petto, singhiozzando.
Rimanemmo a lungo abbracciati, sdraiati, con lui che mi asciugava gli occhi, baciandomi. Poi disse lentamente, scandendo le parole: “va bene, risponderemo domani sera e, se lui è d’accordo, fisseremo un appuntamento. Ovviamente ti accompagnerò, ma sia ben chiaro, lo incontrerai da sola, io non assisterò, non ce la farei a guardare, ti aspetterò fuori. Però, viste le sue misure, pensaci bene, potrebbe farti male. Ora calmati e dormi”.
Spense il portatile. Io annuii, scivolando più in basso, in modo da tenergli la testa sul petto, e dicendo: “Grazie amore, mi rendi la pace, buonanotte. Però abbracciami”.27. Lucia finalmente offerta e iniziataIl giorno dopo, martedì, ricevei – a distanza di un’oretta l’uno dall’altro – ben 8 sms da Paolo: “io ci sono. Sei l’unica donna che ho amato e che amo. Baci a stasera”. Ogni volta, rincuorata, risposi: “Ci sono, comunque, anch’io. Sei l’unico uomo che ho amato e che amo. Bacioni a stasera”. La sera a cena, Paolo fu affettuosissimo, e io rinunciai alla piscina. Anche in camera si spogliò prima di me e – da dietro – mi aiutò a sfilarmi il vestito e la biancheria intima: mentre mi sganciava il reggiseno, sentii il suo sesso eretto sulle mie natiche. Mi sdraiò di schiena, mi allargò le gambe e mi entrò subito dentro, baciandomi. Fui coinvolta nel rapporto come poche altre volte. Dopo, mi disse: “ora apriamo il portatile e lascio la palla a te, ma sappi che ce la sto mettendo tutta, per cercare di vedere tutto questo come un gioco, un gioco almeno per te piacevole e anzi indispensabile. Qualsiasi decisione tu assuma in quella prospettiva, stasera o prossimamente, non ti ostacolerò, e per quanto mi sarà possibile cercherò di aiutarti. Anche se mi costerà tantissimo. rispetterò le tue scelte, perché sento forte il tuo e il mio amore”. Annuii, baciandolo e accesi il portatile.
Entrata nel sito, vidi con sgomento che avevo avuto, in meno di 24 ore, ben 31 messaggi. Li sfogliai rapidamente, dicendo: “occorrerebbe un giorno per valutare tutto questi materiali. Ma, come hai ben capito ieri sera, sono stata molto colpita dal messaggio e dalle foto di Toronero, se sei d’accordo vorrei rispondergli: vorrei avere anche un incontro preliminare, di semplice conoscenza, con lui che abita nella nostra città. Ma, se sei d’accordo, dovresti accompagnarmi: e dove potremmo incontrarci, in luogo pubblico tipo bar per un caffè? Oppure in auto in un parcheggio un po’ fuori mano? Tieni presente che è un uomo di colore… ”. Paolo rispose: “sì, avevo ben capito che eri stata fulminata da quel gigante dagli attributi spropositati. Se vuoi andare avanti, e la cosa – torno a dirlo – mi preoccupa, date le sue misure, tanto che pare una vera e propria macchina sessuale, è comunque indispensabile cercare di organizzare un incontro conoscitivo, come suggerisci. Lascerei stare un bar, potremmo essere notati da qualche conoscente. Proponiamo un luogo anonimo in orario poco adatto al movimento: come il parcheggio dello stadio alle 21, in uno dei due giorni in cui tu sei solita andare in piscina, martedì e giovedì. Diremo in famiglia che ti accompagnerò e ci andremo insieme”. Entusiasta, entrai nel suo profilo e gli feci rapidamente la proposta: se era d’accordo, scegliesse lui il giorno o martedì o giovedì e si facesse trovare – se possibile – al parcheggio all’ora indicata, oppure – in caso di mancanza di un mezzo su ruote – avremmo potuto incontrarci in prossimità della sua residenza e dargli un passaggio, ci dicesse dove.
Con in cuore alleggerito, guardai rapidamente i tanti messaggi ricevuti, con Paolo che commentava, con qualche compiacimento, le frasi più volgari a me dedicate (termini come “bella troia”, “ti tromberei” o “ti inculerei per ore davanti al tuo cornuto”), e ancor più le immagini hard dei mittenti. Prima di chiudere, Paolo mi disse: “sicura che non vuoi riguardare il profilo di Toronero?”. Lo cliccai subito, sciorinando le sue poche ma eloquenti immagini, con Paolo che commentò: “pensaci bene, mi fa davvero paura l’idea che quel palo possa entrare dentro di te. E se volesse anche il tuo culetto?”. Risposi: “hai dimenticato, purtroppo, che un pedofilo me lo ha aperto di forza a 11 anni e non era certo messo male”, e lo tacitai con un lungo bacio.
La sera dopo, mercoledì, dopo aver fatto a lungo sesso, aprii il portatile e – tra i tanti nuovi messaggi – c’era, ovviamente, la risposta di Toronero. A partire dall’indomani, giovedì, si sarebbe fatto trovare, su moto, al parcheggio dello stadio, alle ore 21. Guardai Paolo e lui annuì: “rispondigli che domani sera va bene”. Così feci. Prima di chiudere, Paolo volle vedere alcuni profili, commentando scherzosamente: “dovrei essere contento, mi pare di capire di essere il marito di una delle più belle e concupite mogli – o troie – del sito”. “E ti lamenti?”, gli risposi abbracciandolo e sollecitandogli ancora il pisello che sentivo nuovamente in tiro. Lui mi lasciò fare.
Giovedì sera, cenammo rapidamente e dieci minuti prima delle 21 ci precipitammo in auto. Arrivammo puntuali al grande parcheggio semideserto: vedemmo subito l’imponente figura del nero, seduto sulla moto, già senza casco. Paolo gli fece segnali con i fari e proseguì di qualche decina di metri per parcheggiare in un settore coperto da varie altre auto e senza persone. Anche la moto si mise in movimento e ci venne dietro. L’uomo scese, scese anche Paolo, che si presentò e gli aprì lo sportello posteriore dietro di me. C’era una modesta illuminazione che consentiva, in qualche modo, di vederci. Quando fu seduto mi fece girare verso di lui, dicendo: “ecco mia moglie, gli sei molto piaciuto e vorrebbe sperimentare con te un rapporto di sesso. Sei il primo bull che contattiamo e lei si aspetta orgasmi che purtroppo non ha mai avuto, ma ne sente ora un forte bisogno; ha avuto solo me, come uomo, e non sono certo dotato come te, anzi… Però siamo innamorati e non me la sento di partecipare all’incontro, ho paura che non resisterei a vederla scopata da un altro uomo. Se vi mettete d’accordo, aspetterò fuori. Aggiungo solo che è una donna splendida (non solo per la sua bellezza, che hai ammirato nelle immagini), ma come personalità e come cultura, e che deve essere rispettata come tale. Tanto per capirsi, non è una troia, va preparata in modo adeguato e va portata, senza dolore, al massimo del piacere. Tu ti senti di garantirci, e soprattutto di garantirle, tutto questo?”.
L’uomo assicurò che era lì per questo, convinto di avere le doti e l’esperienza necessarie, che era stato immediatamente colpito dalla bellezza della donna e che era l’unico rapporto che ora stava cercando di portare a soluzione, nel migliore dei modi. Non era un vero bull, si era iscritto da pochi giorni perché era venuto meno un lungo legame con un’altra donna di questa città e lui, da celibe, sentiva fortemente il bisogno di una donna, e in particolare di una donna bionda naturale come quella che aveva di fronte, anche per rapporti saltuari. Poi ci raccontò sommariamente chi era, come era venuto a Firenze, cosa faceva e dove abitava.
Rinnovò la sua offerta per incontri serali nei giorni feriali, oppure quando era libero (sabato pomeriggio e domenica) in ambiente privato elegante e riservato.
Io chiesi a Paolo se poteva lasciarci soli qualche minuto: avrebbe potuto scendere a fumare e passeggiare davanti alla macchina, controllando nel contempo il parcheggio, io potevo salire accanto all’uomo per tentare di capire se sarebbe stato possibile avviare i prodromi di una intesa, così “a pelle”, precisai. Paolo capì subito le mie intenzioni, annuì e scese, allontanandosi di qualche decina di metri e monitorando anche il settore riparato del parcheggio dove eravamo, nel quale per altro non si notavano movimenti, fari o luci di posizione accesi. Scesi e mi sedetti accanto a Moha. Vedevo che Paolo si girava spesso verso l’auto. Dissi a Moha, ora mi chino su di te, Paolo penserà che mi sto accertando dei tuoi attributi: non solo mi chinai, ma gli sbottonai i pantaloni e tirai fuori il suo pisellone già gonfio. Me lo misi in bocca e cominciai a ciucciare, china su di lui per qualche minuto, mentre l’amante mi accarezzava i capelli e mi sussurrava parole d’amore. Dopo gli dissi, togliendomi con difficoltà le mutandine e alzando il vestito largo fino alla vita: “cerca di prendermi in collo e – per quanto si stia particolarmente scomodi – cerca di penetrarmi e di farmi cavalcare su di te”. Moha si abbassò i pantaloni e le mutande e, dopo qualche contorsione, la posizione venne raggiunta e cominciai a muovermi, per quanto possibile, nel breve spazio fra il sedile e il suo petto, con lui che mi aiutava nel movimento sollevandomi i fianchi, alzandomi e riabbassandomi. Vidi Paolo con gli occhi fissi sull’auto, evidentemente il movimento non gli era sfuggito, notai che si era anche un po’ avvicinato, pur continuando ad osservare anche il parcheggio. “Scopami e fammi venire”, dissi. Moha raddoppiò il suo movimento, con la mia figura che si alzava fino al tettuccio e si abbassava a gambe il più possibili strette, movimento che doveva essere ora molto ben distinguibile dalla posizione di Paolo. Sentii l’orgasmo prepararsi e scoppiare in pochi secondi, con le mie urla che non volli trattenere, finalmente liberatorie, che arrivarono chiare alle orecchie di mio marito, il quale si avvicinò rapido. Quando aprì lo sportello posteriore ero ancora impalata sul suo membro e stretta fra le sue mani, abbandonata con la testa coperta dai capelli e appoggiata sul petto, e con le braccia appoggiate sulle spalle di Moha. Sentii Paolo dire: “presto, ricomponetevi, potrebbe arrivare qualcuno”. Sotto gli occhi scrutatori di Paolo, mi alzai e scesi, lentamente feci scivolare in basso il vestito e mi rimisi le mutandine raccolte in una mano, mentre Moha, sceso anch’egli con il suo gran membro sguainato ancora del tutto gonfio, si rialzava con cura i pantaloni e gli slip. Dopo, appoggiata all’auto, chiesi ai due se potevamo fissare un incontro già per il prossimo sabato pomeriggio. Paolo acconsentì: “possiamo fare dalle 15.30-16 e fino alle 19 massimo 19.30. Ci può dare l’indirizzo dove venire? Le sta bene?”. Moha annuì, mentre finiva di sistemarsi, e ci dettò l’indirizzo, a me noto, della villetta di Elena e Andrea. Ci salutammo così, l’amante, dopo un ultimo intenso sguardo, salì sulla moto e rapidamente scomparve.
Io, rivestitami, andai a sedere silenziosa accanto a Paolo, che mi guardò a lungo, dicendo: “a quanto ho ben sentito, l’hai trovato, ora anche tu conosci l’orgasmo. Quindi è andato tutto bene, non ci sono stati problemi di penetrazione? Mi pare di avere capito che lo hai anche spompinato… Insomma, piena compatibilità?”. Risposi: “sì, finalmente ho avuto quello che cercavo. Hai visto bene, ho provato a conoscerlo anche con la bocca e … piena compatibilità, nonostante le sue misure extra, e entrato senza procurarmi dolore: mi sembrava di conoscerlo da sempre. Non è solo un grande stallone, è anche e prima di tutto una persona sensibile e rispettosa, ci sa fare da morire e ho capito di piacergli un mondo. Lo voglio ancora e con calma, e spero che anche tu riconsideri il tuo rifiuto a partecipare attivamente agli incontri: pensa agli orgasmi che avrei, mentre spompino te e, contemporaneamente, vengo montata da lui. Mi sto preparando solo al pensiero, sarà meglio andare a casa. Grazie, amore”.
Paolo scosse la testa, rispondendo: “no, non me la sento di assistere e anche partecipare all’incontro, tanto l’attore sarà lui. Ti aspetterò in auto”. Risposi: “ma non potresti vedere Monia, se fosse libera, non ti ospiterebbe in quelle poche ore? Sarei contenta di saperti spensierato e felicemente impegnato, anziché immaginarti depresso e in conta dei minuti che mancano… Chiamala, e verifica la sua disponibilità”. Lo colpii al cuore. Fermò l’auto e la chiamò. Le spiegò la sua disponibilità oraria straordinaria per il sabato pomeriggio, chiedendole se lei era disponibile a casa. Ascoltò e poi confermò. “Quindi sarai sola, allora vengo. Ci vediamo sabato pomeriggio, grazie”.
A letto, lo cercai subito, carezzandogli e ciucciandogli il pisello: lavorai a lungo ma sentii che rispondeva poco alle mie sollecitazioni. Alzai la testa, dicendogli: “molti uomini, cuckold o meno, si eccitano nel vedere o nel sapere la propria donna nelle mani di un altro, che ovviamente la fa godere. Voglio che anche tu sia in questo gruppo. La mia troiaggine deve renderti sempre più attivo con me (e, se vuoi, con Monia, che te la dà volentieri), non voglio che faccia l’effetto contrario, e – ti prego – non farti venire il complesso delle misure del bull nero, ti voglio toro con il tuo pisello, e tu devi esserlo per amore mio. Vuoi accendere il portatile e vedere un video hard?”. Il ragionamento dovette colpirlo perché lo sentii subito risvegliarsi: ripresi a spompinarlo con passione, finché si sollevò sul busto e mi prese la testa fra due mani, come non aveva mai fatto prima; cominciò lui a scoparmi in bocca, di forza, venendo quasi subito fra lunghi gemiti. Glielo leccai con cura e poi mi feci abbracciare stretta, pronta per il sonno.
Il giorno dopo era venerdì, con l’appuntamento pomeridiano con i due amanti. Non avevo sentito la disponibilità di Anna e lei non si era fatta viva e io fui contenta di godermi l’occasione tutta per me. Sulla porta c’era la signora Maria che mi abbracciò festosa, dicendomi che mi offriva un caffè e dovevo farle questo onore. Annuii ed entrai nel salotto, e mentre sistemava la moka mandai un sms a Moha sul ritardo e sul suo motivo. La donna tornò con il vassoio e, mentre bevevamo, mi chiese di Paola e anche di Anna, che non vedeva da tempo, poi volle raccontarmi dei due neri che le avevano risistemato il giardinetto, e promesso di tinteggiare presto il salotto: “sono due ragazzi d’oro, li tenga cari e lo dica anche alle sue amiche” mi disse, mentre la salutavo e salivo di sopra.
I due ragazzi erano sulla porta, nudi, ad attendermi. Moha mi prese in braccio e mi depositò sul letto: in tre in azione, indumenti e scarpe volarono in pochi secondi. Fu un pomeriggio intenso di sesso a tre, ma non mancarono le occasioni di relax. Parlai con Moha dell’incontro che avremmo avuto il pomeriggio successivo da Elena e Andrea, e rassicurai Keb. “Vorrei che anche tu partecipassi sempre a queste occasioni programmate, seppure come clandestino: almeno finché mio marito non si convince ad essere presente anche lui, ma non so se ce la farà a superare le difficoltà mentali che incontra”. Il tempo volò e dovetti davvero sbrigarmi per il rientro nel consueto orario.
La sera, a letto, ebbi conferma che qualcosa era cambiato nel comportamento sessuale di mio marito. Dopo le mie stimolazioni, si fece cavalcare come spesso facevo, ma mi accorsi che mi teneva stretta come non mai ai fianchi e mi sbatteva con forza particolare, spesso palpandomi le natiche con una mano. Ebbi paura che cercasse di sondare, con questa, il mio culetto, che sentivo particolarmente dilatato dopo il rapporto con i due amanti. Accentuai anch’io il movimento, aiutandomi con una mano per sollecitare ulteriormente il suo pisello e, fortunatamente, venne in brevissimo tempo.
Per il pomeriggio del sabato, avevamo concordato di giustificare ufficialmente la nostra uscita come una visita fra colleghi, con the e rientro per cena. Dopo il veloce pasto con la famiglia, andai rapidamente in camera a cambiarmi. Venne anche Paolo, mentre indossavo biancheria intima di pregio e calze autoreggenti, tutto in nero: gli chiesi se poteva andare e lui annuì, avvicinandosi all’armadio e indicando un vestitino elegante nero, moderatamente scollato ma piuttosto corto. Lo indossai con scarpe in tinta con tacco 12. “Truccati gli occhi e colorati rosso fiamma le labbra, ti aspetto di sotto”, disse. Eseguii rapidamente e scesi dopo aver baciato Robertino e i genitori.
Impostò il navigatore e si diresse verso la periferia collinare dove si trovava la villetta di Elena e Andrea, che io ben conoscevo. Vi arrivammo dopo quasi un quarto d’ora, nessuno di noi aveva parlato. Accostando, disse: “come d’accordo vado da Monia. Ci ritroveremo qui alle 19.30 puntuali. Ti accompagno alla porta”. Scendemmo, la porta si aprì e uscì Moha, che avanzò di qualche metro e ci strinse la mano sorridendo, mi circondò subito le spalle con un braccio e mi fece camminare stretta a lui. Mi girai sulla soglia: Paolo era ancora lì, fermo, che ci guardava.
Alle 19.30 uscii, sempre al braccio di Moha, che mi accompagnò fino all’auto. Paolo non scese, mi aprì lo sportello da dentro e salutò velocemente il nero, sporgendosi dal sedile. Dissi: “se sei d’accordo, avrei pensato di ripetere l’esperienza una volta la settimana, in una delle sere, per quelle circa tre orette, che dedico alla piscina, meglio il martedì del giovedì. Capisco che non è possibile – se non in casi del tutto eccezionali – pensare al sabato o alla domenica. Ma se non vuoi partecipare attivamente all’incontro, non occorre che tu mi accompagni. Ormai conosco la strada, mi fido di Mohammed e andrò da sola”. Paolo non rispose e non parlammo di altro, e anche la cena fu piuttosto silenziosa, nonostante la verve di Robertino e dei miei genitori. Fui la prima a ritirarmi per la notte.
Paolo arrivò molto dopo. Si spogliò e mi si sdraiò accanto di pancia, mentre io ero di schiena: disse “parlami dell’iniziazione, è andata bene, hai goduto come ti aspettavi?”. Mentre stavo per rispondere, mi prese per il fianco e mi rovesciò sulla pancia, allargandomi le cosce. Sentii le sue mani spostarmi lateralmente i glutei e capii che stava osservando le mie aperture. Continuò: “vedo che gli hai anche dato il culo, complimenti”. Sbottai: “se l’è preso come finale, per il suo meritato unico orgasmo, ma ci ha dedicato tanto tempo e tanta sapienza, e per me l’apertura – dopo il precedente infantile – non è stata traumatica. Per il resto, ho goduto come una vera troia. Ad un certo punto ho smesso di contare gli orgasmi, e – se vuoi saperlo – ho scoperto di poter squirtare anch’io, di fare fuoriuscire dalla mia passerina abbondante liquido, una specie di sperma femminile. Lui si è sempre dimostrato rispettoso e anzi amoroso, attento solo – fino alla sodomizzazione finale – acché io provassi il massimo del piacere, Sono soddisfattissima, e spero che tu accetti la mia piena soddisfazione, e che quindi tu mi consenta di fare altre esperienze con lui, magari una sera alla settimana come ti anticipavo: esperienze che voglio fare – te lo ripeto – con lui, solo con lui. Non mi interessa conoscere altri bull. E tu? Raccontami, è andata bene con Monia?”.
Si distese di schiena e rispose che era andata benissimo, che la ragazza non era solo bella e formosa ma anche brava, sempre disponibile con lui, e che sapeva apprezzare bene il suo pisello: “anche oggi ha avuto due orgasmi. Come ti ho detto, è solo un diversivo, mi rendo conto che anche per lei sono tale: però è molto piacevole, se sei d’accordo continuerò a frequentarla. Almeno per ora, qui non ha altri legami maschili, ed è una forma di compensazione che mi aiuterà a pensare meno a te mentre sei montata, in tutti i modi possibili, da quella specie di mostro del sesso. Credi che sia facile per me avere negli occhi queste immagini?”. Mi strinsi a lui, carezzandolo, e rispondendogli: “ma ora sai che, mentre mi monta, io provo intenso piacere, quindi non è uno stupro, anzi vorrei che continuasse per ore; sì, anche mentre mi inculava ero consenziente e provavo piacere, perché sentivo che è la sua via preferita per arrivare all’orgasmo, come voglio che ci arrivi. E se io provo tanto piacere, anche tu devi essere felice per questo gioco che faccio, perché mi ami come io amo te. Il mio scopare con Mohammed lo devi vedere come farmi massaggiare in uno studio contro la cellulite o a fini di salute, e lo scopare tuo con Monia deve acquisire lo stesso significato: sono giochi, trattamenti sessuali e anche terapeutici, anche questi tengono vivo e rafforzano il nostro amore, la nostra vita di coppia, la nostra famiglia. Devi convincerti di questo e la mia vicenda ti apparirà sotto la giusta luce, ovvero del tutto razionale, come appare a me la tua vicenda con Monia. Capito? Fai entrare questa semplice verità nel tuo testone, e forse ti convincerai a partecipare anche tu, come attore amatissimo, alla mia festa. E ora abbracciami e baciami, s’intende se provi ancora qualcosa per me”.28. L’iniziazione di FrancaIl pomeriggio successivo ricevetti una telefonata da Franca, la moglie di Gabriele: mi disse che era in piena crisi con il marito, cominciò a piangere e mi chiese se – in nome della vecchia amicizia – potevamo vederci: aveva bisogno di conforto. Di lì a poco, alle 16, doveva portare il bambino al centro sportivo, che era vicino alla mia residenza. Aveva circa due ore di tempo, ce la facevo a venire anch’io? Avremmo potuto parlare al bar. Le assicurai che sarei stata lì. Alle 16 ci trovammo, infatti, davanti all’ingresso. Ordinammo due bibite e sedemmo al tavolo più lontano dal bancone. Franca è una bella donna, bionda e chiara come me, ora un po’ in carne, ma con una bellissima bocca carnosa naturale che calamita gli sguardi maschili: ma mi fece pena per le occhiaie e la tristezza che lessi nel suo viso. Tra qualche lacrima, mi parlò della situazione: Gabriele, nonostante le rassicurazioni di mio marito, si era innamorato della tirocinante e non aveva intenzione di allontanarla, come gli aveva chiesto Franca. Se questo fosse diventato un ultimatum, lui sarebbe uscito di casa e avrebbe chiesto la separazione: voleva continuare a incontrare Cristiana, e Franca, se voleva salvare il matrimonio, doveva farsene una ragione. Non solo, ma dalla lite avuta al ritorno dal convegno milanese, non l’aveva più cercata sessualmente e lei era umiliata e disperata, anche per questo assoluto disinteresse: a Franca – come ricordo bene, sulla base di due vacanze fatte insieme da giovani sposi – piaceva moltissimo fare sesso, immagino quindi la crisi che stava attraversando. Voleva però salvare il suo matrimonio, anche per il figlio: tra l’altro, lei non lavorava e non possedeva nulla, la casa dove abitavano era del padre di Gabriele, così come l’appartamentino di vacanza al mare. Chiedeva il mio aiuto, perché ne parlassi a Paolo e questi – sono intimi amici e soci – cercasse di far rinsavire Gabriele. Poi mi chiese come andavano le cose tra me e Paolo e se l’altra tirocinante, Monia, era ancora sulla breccia con mio marito.
Promettendo di parlare la sera con Paolo e di fare tutto il possibile per aiutarla, le raccontai con sincerità tutto (ovvero solo quello che avevo rivelato a Paolo) di me e di lui: di come stavamo cercando di dare nuovo equilibrio al nostro rapporto, senza che Paolo dovesse rinunciare a Monia, “mentre io mi sono trovata un amante molto gratificante: lui lo sa e sta cercando di accettare l’idea”. Rimase sorpresa e mi chiese: “ma continuate a fare sesso insieme?”. Annuii, “tutte le sere, anche se il godimento vero me lo assicura solo l’amante”. Rimase scossa: “vuoi dire che in tutti questi anni non hai mai goduto con Paolo?”. Annuii, poi le dissi: “in queste situazioni, come dici tu, importa salvare il matrimonio per i figli e per quello che resta dell’amore. E’ chiaro che si devono trovare delle compensazioni. Tu lasciagli scopare Cristiana, mettendo delle regole in giorni e orari, e – se lui non ci ripensa e non riprende interesse sessuale per te – trovati uno stallone ben funzionante, come ho fatto io, e poi faglielo sapere perché accetti i tuoi impegni hard. Come fai tu con lui: par condicio!”. Mi guardò con gli occhi sbarrati, aggiungendo “sembra facile, ma non ho neppure voglia di rimettermi in gioco per cercare uno stallone. Non ho nessuno a cui pensare. Dovrei riprendere ad avere cura adeguata del mio fisico (dieta, estetista, ecc.) e poi, come fai tu, andare in piscina o in palestra: immagino tu l’abbia trovato lì, e mettermi in caccia”. Le misi una mano sulla mano e le dissi: “tranquilla, sei bella e appetitosa così, uno o più stalloni superdotati ed efficientissimi a dare pluriorgasmi – se ti andassero bene – potresti anche averli già trovati”.
Di fronte al suo sbalordimento, tirai fuori dalla borsa il tablet e lo accesi: “aspetta e vedrai”. Entrai nel sito hard e poi nel profilo di Moha: gli feci leggere l’annuncio e vedere le immagini, Vidi che rimase letteralmente a bocca aperta e con gli occhi sbarrati e fissi sull’ultima foto. ”Ecco, questo è il mio stallone, e di rinforzo ho anche suo cugino, dotato quasi quanto lui. E se non bastano i due, posso aggiungerne altri due, loro amici fraterni, sempre neri e dotati. La cosa potrebbe interessarti? Sono persone per bene e fidate. Io li vedo, a casa loro, ambiente riservato e dignitoso, il venerdì pomeriggio grosso modo dalle 14 alla 19. Volendo, posso vederli anche il martedì sera – quando dovrei essere in piscina – ma solo per due orette, dalle 21 alle 23. Ovviamente, loro sarebbero disponibili il sabato pomeriggio e l’intera domenica, ma i nostri impegni familiari ci fregano… Se venerdì tra le 14 e le 19-19.30 ti liberi, vieni con me e ti faccio conoscere Toronero, in realtà si chiama Mohammed detto Moha, amabilissimo amante, va in estasi per le bionde naturali e quindi, come adora me, adorerebbe te. Che dici? Puoi inventare un impegno e sistemare il bambino?”.
Non proferì parola ma dissero un sì entusiasta i suoi occhi, la sua testa e le sue mani. Ci sorridemmo da complici. e le spiegai meglio con chi avrebbe avuto a che fare. Le chiesi, in confidenza. se prendeva la pillola e se aveva già praticato il sesso anale, perché il nostro Moha scopava a pelle e voleva chiudere il trattamento inondando il lato B: solo lì provava vero orgasmo. Mi rispose che, ovviamente, prendeva la pillola e, senza imbarazzo, che sì, aveva avuto antiche esperienze con il primo fidanzato e che lo aveva praticato, saltuariamente ma per tanti anni fino a poche settimane prima, pure con Gabriele. “Benissimo, allora, diremo a Moha di trattarti con occhio di riguardo. Non avere paura, sa quello che deve fare. Vengo a prenderti appena esco dall’ufficio, se ce la fai anche prima delle 14. Vestiti come credi, lui però ama particolarmente autoreggenti e scarpe con tacchi a spillo”. Mi rispose: “benissimo, tanto Gabriele non c’è fino alle 20 e oltre. Chiederò a mia madre di venire all’uscita di Giorgio da scuola e qualche minuto prima delle 14 mi vedrai scendere”. Ovviamente informai Moha e Keb della conquista fatta, precisando però che, per la prima volta almeno, sarebbe stata tutta di Moha. Mi ripromisi di parlarne – appena ci vedevamo – anche a Paola ed Anna.
La sera parlai con Paolo dell’aiuto chiestoci da Franca. Mi rispose che il giorno dopo ne avrebbe parlato seriamente con Gabriele, ma che Franca esagerava la criticità della situazione. Cristiana non gli faceva nessuna pressione, era giovane e non voleva impegni. In poche parole, Paolo era sicuro che Gabriele non pensava seriamente a separarsi, e che presto avrebbe riscoperto le qualità della moglie, anche sotto il profilo sessuale. “Ma tu le mie ce le hai sempre presenti – gli sussurrai – o pensi solo a quelle della tua moretta?”. Mi prese la testa tra le mani e me l’abbassò sul pisello, mormorando “e fammele toccare con mano, anche a me, queste tue qualità”. Mi tenne la testa ma mi lasciò lo spazio per lavorarlo a lungo di lingua, di bocca e di mano. Ad un certo punto mi lasciò la testa e portò le mani sulle mie natiche, massaggiandole. Sussurrò: “mi vuoi dare il culetto?”. Annuii, e mi sistemai a quattro zampe, dicendogli di andarmi dietro: lo fece e quando sentii il suo pisello all’altezza dell’ano, mi girai e con una mano lo aiutai a farlo entrare senza preparazione alcuna: sentii solo un lieve fastidio nel superamento dello sfintere, poi entrò rapidamente tutto fino alle palle. Rimase fermo a lungo, sussurrandomi: “mi accorgo ora, per la prima volta, perché Monia non ha voluto darmelo, che dà una inebriante sensazione di dominio l’impalare una donna nel culo. Immagino che il tuo stallone te l’abbia fatto ben capire”. Annuii in silenzio, e lui cominciò a scoparmi con forza, tenendomi per i fianchi e per i seni. Durò molto più a lungo rispetto al coito vaginale e sentii la sua soddisfazione prima e poi il grido rauco con il quale venne, mentre mi distendevo sul letto. Rimase per alcuni minuti sopra di me, poi presi l’asciugamano nel comodino e mi pulii e lo pulii, dicendo: “grazie, per avermi dato questa bella esperienza, spero che non rimanga isolata, ma certo abbiamo fatto un gran lago sul letto. Mi aiuti a cambiare le lenzuola ora o le cambiamo domani”. Sentii rispondere “domani”: mi avvicinai di schiena e lui mi abbracciò con una mano, accarezzandomi a lungo i glutei con l’altra.
La scoperta dei miei glutei e l’iniziazione anale da parte di mio marito proseguì, con uguale soddisfazione per lui, anche la sera successiva, dopo la iniziale mia fellatio: questa volta lo feci entrare stando tutta distesa di pancia, nella posizione dello stupro. Dopo e solo dopo volle parlarmi del colloquio avuto con Gabriele, rassicurandomi sul fatto che – nonostante l’incazzatura che aveva ancora con Franca – non avrebbe mai lasciato la moglie e la famiglia. Paolo aveva avuto occasione di sondare a quattr’occhi anche Cristiana, ricavandone la convinzione che la giovane e ambiziosa architetta alle prime armi non aveva la minima intenzione di allacciare un rapporto stabile prefigurante convivenza. Quindi, che rassicurassi pure l’amica, con la raccomandazione di chiudere tutti e due gli occhi sulla sbandata di Gabriele. Sarebbe passata, come “sarebbe passata anche la mia” e “come spero passerà anche la tua” (soggiunse, accarezzandomi i glutei, mentre io annuivo).29. Lucia, Franca e Anna: sapori safficiVenerdì prima delle 14 passai da casa di Franca mentre lei scendeva, raccolta in un vestitino nero aderente e corto e appollaiata su tacchi 12. Portava con sé una borsa, immaginai con il ricambio per il rientro. La informai che avrebbe trovato, oltre a Moha, anche il cugino Keb. Ma che lei avrebbe scopato solo con Moha e io mi sarei occupata di Keb: in ogni caso, tempo permettendo, se lei avesse voluto conoscere anche il secondo, nessuno avrebbe sollevato obiezioni. In breve, fummo a casa dai neri, che ci aspettavano con il caffè pronto. Osservai l’apprezzamento negli occhi di entrambi gli amanti per il fisico di Franca, così come osservai gli occhi famelici dell’amica puntati sui due e soprattutto su Moha che, appena bevuto il caffè, la prese per mano e la portò in camera.
Presi anch’io per mano Keb e andammo nella camerina. Le due pareti erano comunicanti: Keb aveva appena cominciato a leccarmi la passerina che sentimmo la voce di Franca, evidentemente arrochita e stravolta dal godimento: una sorta di lamento continuo ad alto tono, per fortuna presto interrotto bruscamente (dopo ci disse Moha, con uso delle stesse mutandine della donna, che lei tenne in bocca come bavaglio). Nessuno venne ad interrompere il nostro collaudato rapporto a due, fino agli squilli che annunciavano il momento della doccia e della preparazione per il rientro. Uscii dalla camerina e guardai dentro: Franca era ancora con Moha, distesa di pancia a gambe larghe sul letto con la testa posata sul guanciale, nella posizione in cui, con ogni evidenza, era stata inculata, e Moha le massaggiava ancora, amorevolmente, il culetto. La chiamai e la invitai a muoversi, scese di malavoglia e venne con me in bagno. Ci docciammo, vestimmo, ritoccammo e uscimmo di corsa, non prima di aver detto ai due di scendere a salutare, per parte mia, la signora Maria, e a dirle della nuova amica che era venuta, della quale sicuramente aveva conosciuto la voce.
Strada facendo, Franca abbandonò la testa sul sedile, chiudendo gli occhi. Le chiesi: “che te n’è parso? Continui?”. “Quell’uomo è il massimo che una donna possa sognare, oltre agli orgasmi, mi ha anche fatto sentire bellissima, come mi sentivo e vedevo da ragazzina. L’ho sottovalutato per l’anale, voleva prepararmi, ma gli ho detto: ‘sono aperta, vieni pure’. In realtà ho capito subito la differenza fra il prima e l’adesso: mi brucia ancora e me lo sento davvero spalancato. Gliel’ho detto e, hai visto che caro, cercava di alleviare il bruciore, massaggiandomi sensualmente. Comunque, grazie amica mia, certo che continuo: ora mi sento una donna piena di vita e di forza. Appena è nuovamente possibile, fammi un fischio”. E mi stampò un bel bacio rosso fiammante sulla guancia.A letto, dissi a Paolo che rinunciasse a pensare che, d’ora innanzi, potesse utilizzare sessualmente di me solo la bocca e il culo: il culo, se proprio lo voleva, doveva essere – come normalmente è nelle coppie che praticano sesso anale – il coronamento dell’atto coitale. Senza rispondere, sentii la sua mano che s’insinuava nella vagina e me l’allargava, poi mi salì sopra e mi penetrò, sussurrando: “contenta così?”. Annuii, e lui cominciò a scoparmi forte. Gli dissi: “non venire, voglio averti in bocca. Quando è il momento, dammelo”. Presto, infatti, si mise di schiena e mi afferrò la testa, spingendomela sul suo pisello e muovendomela finché non venne. Dopo che lo ebbi leccato con cura, mi distesi accanto abbracciandolo, dicendogli: “martedì sera tornerò da Mohammed. Devi decidere se entrare con me e affiancarlo attivamente – come vorrei fortemente – o se andrai da Monia, non voglio assolutamente saperti solo in auto. Non è importante che tu lo decida ora, senti prima la sua disponibilità”.
La sera dopo, a sesso fatto, mi disse di non prendermela, ma il martedì aveva concordato di vedersi con la ragazza, che sarebbe poi partita per un viaggio di due settimane per andare a Londra dal suo innamorato. Mi prometteva che sarebbe venuto con me il martedì sera di poi. Felice per questo importante riconoscimento della mia vita di sweet, lo gratificai a lungo, le sere tra domenica e lunedì, delle mie attenzioni e specialmente del mio culetto.
Intanto, lunedì pomeriggio avevo visto Paola e Anna e le avevo informate della comparsa in scena dell’amica Franca. La cosa non piacque ad Anna, perché capì immediatamente che Franca avrebbe finito per restringere il suo spazio sessuale con Moha e Keb. Le detti ragione, facendole però presente che non avevo potuto rifiutare aiuto ad una cara amica, in un momento per lei particolarmente critico. Per l’incontro del venerdì, al quale avrebbero partecipato Anna e Franca, promisi loro in esclusiva l’attenzione di Moha: potevano con lui sperimentare sesso a tre e dividerselo come meglio credevano. Io sarei rimasta con Keb e, se nel finale avessero voluto anche Keb, non avrei avuto difficoltà a privarmene. Per compensarla, le dissi che l’indomani, martedì sera – anziché in piscina – poteva venire anch’essa da Moha ospite di Elena e Andrea, ma doveva venirci autonomamente, perché io sarei stata accompagnata e ripresa da Paolo che non doveva sapere della presenza di Anna. Anna accettò entusiasta di esserci la sera dopo.
Martedì sera, Paolo mi lasciò alle 21 al cancello della villetta di Elena e Andrea, dandomi appuntamento per un po’ prima delle 23.30: Moha era sulla porta ad aspettarmi, ed Anna già dentro. Salutammo i due ospitali padroni di casa e ci chiudemmo in camera, sperimentando quello che Anna e Franca avrebbero fatto il successivo venerdì: due donne amiche e quasi sorelle per un toro, un toro per due donne amiche e quasi sorelle. Sia pure in concentrato, avemmo e demmo tutto quello che era possibile avere e dare, sempre in parti uguali. Uscii per prima e raggiunsi, quasi danzando, mio marito appena arrivato: evidentemente anche lui era su di giri, perché – baciandomi – sussurrò: “Toronero andrebbe brevettato come ricostituente obbligatorio per tutte le mogli. E’ evidente che le ringiovanisce e le rende più belle”.
“Beh, se è per questo – risposi, abbracciandolo – vedo che anche Monia conosce bene l’arte di trasmettere allegria ai vecchierelli”.
Si affermò un tacito accordo per il quale il giorno della nostra divagazione sessuale ufficiale – il martedì – comportava il prezzo del no sex tra di noi, una volta raggiunto il letto. Le altre sere, ovviamente, continuammo a cercarci con piacere.
Per il venerdì pomeriggio, avevo ovviamente informato Moha e Keb della novità e telefonato alla signora Maria per prendere appuntamento con lei alle ore 14, per il caffè e per presentarle Franca. La proprietaria di casa fu molto gentile ed elogiò, come già per Anna, la bellezza della nuova amica, felice che i due ragazzi avessero disponibilità di così tanta grazia. In pratica, fu lei stessa a raccomandarci di non farli troppo aspettare. Salimmo ridendo. I due erano già in attesa: Moha prese a braccetto Anna e Franca e se le portò nella sua camera, io feci altrettanto con Keb. Ormai era chiaro che Franca sapeva contenere, assai meno di Anna, l’esigenza di urlare al mondo il suo piacere. Le avevo raccomandato di portare con sé un fazzoletto da tenere a portata di bocca in caso di bisogno, ma ciò nonostante l’intero pomeriggio fu costellato da sequele di gemiti e urletti – dopo qualche secondo generalmente interrotti – che davano modo di riconoscere la voce squillante dell’amica. Io apprezzai particolarmente la dedizione di Keb, davvero al settimo cielo perché poteva avermi tutta per sé. Nessuno venne a disturbarci. Quando suonò l’ora, ci ritrovammo tutte e tre nel corridoio ed entrammo insieme nel bagno, stringendoci, ridendo come scolarette sotto la doccia e poi asciugandoci, con tanto di contesa di asciugamani e accappatoi.
Ci rivestimmo e ritoccammo rapidamente e scappammo verso l’auto. Guardai le due amiche sedute davanti che si tenevano per mano con espressione beata. Su richiesta di Paola, invitai non solo Anna ma anche Franca per il prossimo lunedì pomeriggio; “per un the e per fare quattro chiacchere in allegria da Paola”. Franca accettò volentieri.
Franca scese dall’auto toccando la sua casa prima della mia, baciandoci come sorelle. Chiesi ad Anna come fosse andata e lei mi sorrise: “benissimo, ce lo siamo diviso a perfetta metà come gemelle amorose, di bocca e di mano, di passera e di culo. E’ una bella, brava e simpatica ragazza e ti dirò, stando spesso lungamente sopra o sotto e anche abbracciata a lei – specialmente quando ci dedicavamo, accostate e quasi mescolate, al pisellone del nostro toro – ho apprezzato anche il suo corpo, e lei si è accorta sicuramente delle mie carezze non involontarie ai suoi seni e ai suoi glutei: non ha detto nulla né mi ha fatto capire di non gradirle. Lo sai che ho avuto forti tendenze lesbiche giovanili, e che ogni tanto il vizio esplode e non riesco a controllarlo, ma purtroppo per me voi siete immuni. Spero in lei”. La rivelazione non mi sorprese. Conoscevo, con Paola, la storia della sua seduzione giovanile da parte di una compagna di scuola irriducibilmente lesbica, Flavia, con cui aveva fatto coppia per un paio di anni e più – con il tempo, però, coppia infedele, quando ebbe conosciuto anche le qualità del pisello, alle quali infine si dedicò in modo esclusivo. E anch’io, nei primi anni di nostra conoscenza, avevo captato svariati segnali – labili ma inequivocabili – di interesse omosex da parte di Anna nei miei riguardi, ai quali per altro decisi di non rispondere, senza offendere l’amica.Le sere da venerdì a lunedì rivelarono la nostra nuova intesa sessuale coniugale. Con Paolo, infatti, sperimentai tutte le posizioni possibili e immaginabili, ma purtroppo dovevo ancora una volta riconoscere che continuavo a non provare, con lui, quei piaceri orgasmici che immancabilmente mi davano non solo Moha e Keb ma anche Samir e Omar: me ne chiedevo le ragioni, convincendomi che il motivo non doveva essere l’assai più modesta dimensione del suo pisello, perché non riuscivo a provare orgasmo neppure quando mi baciava e leccava il clitoride. Mi convinsi che il mio era un blocco esclusivamente o prevalentemente psicologico e mi chiesi se dovessi o meno provare a consultare psicologi e a intraprendere una terapia adeguata. Ero dispiaciuta anche e soprattutto per lui, che ora impiegava un impegno particolare nel fare sesso – immagino con davanti agli occhi la figura di Toronero – e si rendeva chiaramente conto dei risultati relativamente modesti. Io avevo raddoppiato i baci, gli abbracci, le carezze e le paroline dolci sussurrate, ma capivo benissimo l’insoddisfazione di mio marito in quanto stallone, che comunque continuava sempre a raggiungere l’orgasmo, grazie al mio impegno generoso di bocca e di passera e, da tempo, anche di culo.
Lunedì pomeriggio, Anna aveva l’auto e ci dette il passaggio, passando a prendere Franca. L’incontro da Paola, servì non solo a fraternizzare con la nuova entrata, Franca, ma anche a programmare un nuovo fine settimana da Elena e Andrea con i quattro amanti neri, da far culminare in una gang bang: da tenersi da lì ad un mese, fingendo una missione collettiva per mostra in una città del Nord. Paola sollevò il problema del relativamente basso numero dei maschi – quattro – rispetto a noi cinque donne, e se non fosse il caso di chiedere a Moha se potesse essere disponibile un altro attore o meglio due attori, ovviamente sempre neri e con gli attributi giusti e soprattutto amici fidati. La proposta spaventò inizialmente Franca, ma vidi che Anna – che le stette seduta sempre vicino nel divano – cominciò a dialogare testa a testa con lei, in modo molto intimo, cercando di convincerla; alla fine anche Franca dette il suo okay.
Poi informammo Franca dell’esperienza che avevamo già fatto con Elena, e Paola aprì il portatile, entrò nel sito hard e le fece vedere gli annunci, le foto e i video, compresi quello in cui erano protagonisti Elena e i nostri quattro amanti. Mentre scorrevano le immagini, notai che Anna tenne inizialmente il braccio intorno alle spalle di Franca e poi lo spostò per tenerle teneramente la mano – che commentava di frequente, ridendo, con la sua voce acuta – e anche Paola si accorse di questa intimità nata all’improvviso fra le due, ma non disse nulla, solo guardandomi e ammiccando con gli occhi. Al ritorno, mi misi dietro e lasciai nuovamente il posto davanti a Franca, con le due che chiacchierarono allegramente senza interruzioni. Arrivata, scesi abbracciandole.30. Il trio: Lucia, Mohammed e PaoloA letto, abbracciandolo stretto, ricordai a Paolo l’impegno che aveva preso per la sera successiva, spiegandogli perché andavamo in quella casa, di amici ospitali di Toronero: “spero tu voglia accontentarmi”. Lui mi guardò intensamente, dicendo: “te l’ho promesso e verrò, anche se me ne sono pentito. Ma io cosa devo fare, non c’è già lui che è lo specialista, devo solo guardare la sua arte e soffrire per l’alto gradimento che gli riserverai?”. “E’ anche un modo di imparare, risposi, ma io voglio averti insieme a lui, sentirmi da te accettata per la mia troiaggine e farmi sperimentare sensazioni e occasioni nuove, come l’essere presa in contemporanea da due uomini, con te marito che diventi orgoglioso di me moglie, e anzi felice per il piacere che provo, grazie ad entrambi: perché sarà così, ne sono sicura. Hai capito? Voglio averti sempre su di me insieme a lui, troverete come agire in coordinamento, ma – come ti avevo già detto – la cosa che più mi preme è il finale, nel quale voglio darti piacere con la mia bocca in contemporanea al mio orgasmo, che lui mi farà certamente avere scopandomi. Voglio gemere e urlare con te nello stesso momento. Questo è il miglior risultato che mi aspetto dall’incontro. Ma ora scopami”.
La sera successiva uscimmo vestiti normalmente, come se andassimo davvero in piscina. L’unica concessione all’eccezionalità della serata fu un completino intimo, da grandi occasioni. Moha ci aspettava sulla porta e ci salutò molto cordialmente, ci fece entrare e condusse in camera: chiese a Paolo di aiutarmi a spogliarmi, ciò che mio marito fece senza imbarazzo, mentre lui si limitava a guardare. Si spogliarono anche loro: vidi Paolo fissare, forse troppo a lungo, il corpo atletico e il membro d’eccezione di Moha, ma non disse nulla; quando fui nuda sul letto, chiamai Paolo e lo feci stendere di schiena, gli andai in ginocchio tra le gambe e cominciai a spompinarlo, dicendogli di fare di tutto per tener duro. Moha mi si mise dietro e cominciò a leccarmi e ad aprirmi, con bocca e mano, la passerina. Venni presto squirtando e ingollando fino alle palle il membro di Paolo; quando fui in grado di parlare, gli dissi: “lascia il posto a Moha e vieni a scoparmi da dietro, ma muoviti piano e pensa ad altro”. I due si mossero e presero le nuove posizioni: mentre lavoravo con bocca, lingua e una mano l’amante nero, sentivo che Paolo stava effettivamente penetrandomi a ritmo lento. Lo lasciai fare così per un lungo periodo, poi interruppi il pompino, tenendo il pisellone di Moha con le due mani, e mi girai, dicendogli: “quando vorrai, inculami, lo voglio lì ma vai lentamente come ora, non venire”. Paolo non se lo fece ripetere: in pochi secondi uscì e rientrò poco più in alto, anche questa volta senza incontrare resistenze. Cominciò a montarmi tenendomi i fianchi, ma in breve tempo lo sentii gemere. Mi fermai e lo fermai, dicendogli: “scambiati nuovamente di posto con Moha”. In breve, potei riprendere in bocca il pisello di mio marito, mentre Moha entrava – sempre da dietro – nella mia passerina e mi scopava, prima lentamente e poi velocemente, creandomi qualche problema nel mantenere il ritmo del pompino. Il mio compito era quello di tenere Paolo in tensione ma senza avvicinarlo troppo all’orgasmo, per cui alternavo la succhiata con il leccaggio e la carezza. Sotto le spinte del nero, mi accorsi che l’orgasmo era per me vicino, quindi con la mano destra feci segno a Moha di interrompere e – come mi ero messa con lui prima d’accordo – di badare al mio culetto, per raffreddarmi gli ardori. Ci entrò rapidamente e cominciò ad incularmi, ma mi accorsi che Paolo stava rispondendo con sempre maggiore entusiasmo al mio pur contenuto trattamento. Con la stessa mano feci di nuovo segno a Moha di tornare da dove aveva cominciato: lo fece e – ammaestrato dal mio movimento di fianchi verso di lui e dalla mano libera che gli aveva artigliato mezza coscia per tirarlo tutto su di me – cominciò a sbattermi di forza, spostando le sue manone dai fianchi ai miei seni. Anch’io ripresi a succhiare, con movimento veloce e profondo, il pisello di Paolo, e in breve il nero unì i suoi gemiti e i suoi urli ai nostri, mentre io mi ritrovavo inondata da un mare di sperma, distesa fra i due amanti.
Dopo che si furono ripuliti, ebbi la soddisfazione di vedere Paolo che, con l’asciugamano, venne, sorridendo, ad asciugarmi le cosce e la passerina. “Grazie, siete stati due tori – dissi – e credo che capiti raramente ad una donna la fortuna di averne due così tutti per sé. Sto pensando che ci sono tante altre posizioni da sperimentare, quindi spero proprio che questo sia solo l’inizio”. Li presi entrambi per mano e li portai in bagno per una rinfrescante doccia à trois. Tornando a casa, con la testa appoggiata alla spalla di Paolo, lui me la baciò dicendo: “quando ho visto dal vero il membro di Moha, ho avuto l’impressione di non avere più il mio pisellino e che non ce l’avrei fatta ad agire, mi sono sentito inadeguato. E’ pauroso… Ma come fai a prenderlo tutto senza lesioni e senza dolore, specialmente nel culetto? E’ un gran mistero, ma pensandoci, sono quasi orgoglioso di te…”. “Certo che devi essere orgoglioso della tua amata mogliettina e della sua muscolatura duttile ed efficiente che la rende all’altezza di prove eccezionali come questa. Guarda quindi di contribuire a renderla sempre più funzionale”.31. Anna, Franca e i due neriLa nostra intesa sessuale ricevette subito uno stop. Il giorno dopo arrivò il mestro e per tutta la settimana Paolo dovette accontentarsi della mia bocca, anche se mi fece capire che un pomeriggio aveva visto Monia a casa sua. Saltò così anche il mio impegno attivo del venerdì dai due neri, che ovviamente avvertii dell’intoppo. Lo dissi subito anche ad Anna e Franca, che avrebbero dovuto fronteggiare da sole l’assalto di Moha e Keb. Anna mi chiese di venire ugualmente e di fare loro compagnia: ne avrebbe avuto piacere e credeva che lo stesso avrebbe pensato Franca. Le chiesi comunque di sentire Franca se la mia presenza fosse gradita. Il giorno dopo, fu la stessa Franca a telefonarmi, invitandomi caldamente con loro.
Venerdì, infatti, uscite dall’ufficio, senza desinare, io e Anna passammo a casa di Franca che ci aspettava ‘in alta uniforme’ (gonnellina e tacchi alti con intimo all’altezza). Arrivate a case dei neri, dopo il consueto caffè, decisero tutti insieme di stare nello stesso letto della camera grande. Inizialmente Moha si sarebbe occupato di Franca e Keb di Anna, con inversione poi delle parti. Mentre stavo per sedermi sul divano, le due amiche mi presero per mano e mi portarono in camera: mi sedetti sulla poltroncina e, per la prima volta, sperimentai per oltre quattro ore lo spettacolo come una semplice voyeur. Svestimento, leccaggio delle passerine (con le due donne affiancate che si tenevano per mano), pompini, scopata prima in fica e poi in culo. Il menù venne ripetuto con scambio delle coppie. Apprezzai, come per altro mi aspettavo, il gradimento speciale di Franca (abilissima anche nel pompino), che cercò sempre di non trasmetterlo sonoramente al mondo tappandosi la bocca con un largo fazzoletto di stoffa. Alla fine, mentre Keb era ancora immerso nel culetto di Franca, vidi Anna che faceva uscire Moha dal suo corpo e Moha che si disponeva di schiena accanto a Franca e se la metteva, coordinandosi con Keb, sopra di sé fino a penetrarla.
L’ultimo atto fu quindi la doppia penetrazione di Franca, con Anna appoggiata in ginocchio al trio, intenta ad accarezzare ininterrottamente l’amica: dove poteva arrivare, a seconda dei movimenti prodotti dagli amanti. La vidi carezzarle il viso, il braccio e la mano, il seno, il fianco e la coscia. Quando i due amanti si distaccarono uno dopo l’altro da lei, Anna la strinse fra le braccia e cominciò a cullarla e a baciarla in bocca, ovviamente ricambiata dall’amica: i due neri non dettero peso al fatto, le guardarono sorridendo come due che avevano già capito, che trovavano normale quanto stava accadendo. Poi Anna la prese per mano e la guidò in bagno per la doccia. In auto non dissero nulla, mano nella mano fino a che Franca non scese, gettandoci baci con le dita. Prima di rimettere in moto, Anna mi guardò dicendo: “non mi giudicare troppo male. Mi sono davvero innamorata di lei, come a 15-16 anni successe con Flavia con la quale rimasi per oltre due anni, e per ora lei mi dimostra apprezzamento, mi incoraggia. Non siamo ancora state da sole e non abbiamo potuto parlare come è necessario fare: le ho chiesto se potrò vederla lunedì, a casa mia. A promesso di darmi presto la sua risposta. Vi farò sapere”.Lunedì sera il mestruo era terminato e potei fare sesso con Paolo. Gli ricordai l’appuntamento con Moha per il giorno di poi e mi rassicurò: “dormi tranquilla”.
Al lavoro, in pausa pranzo, Anna – raggiante per avere recuperato la sua vera natura di bisex – ragguagliò me e Paola degli ultimi sviluppi del suo rapporto con Franca, che il pomeriggio precedente era venuta a trovarla a casa, dopo avere parcheggiato il figlio dai genitori. Vista la eloquente disponibilità, Anna le si era immediatamente dichiarata e Franca era caduta subito tra le sue braccia, chiedendole amore e protezione: erano state insieme, sdraiate sul divano, ad amoreggiare per tre ore e la nostra amica ci confessò di aver estratto dal suo bagaglio dei saperi tutte le arti saffiche possibili e immaginabili, ancora intatte, come se fossero passati pochi giorni e non 15-16 anni da quando le aveva intensamente praticate, prima della sua resa integrale al potere del pisello. Sorridendo di felicità e di soddisfazione, ci rivelò che quella che ormai era la sua fidanzata o – per essere più chiari – la sua donna, le aveva enormemente apprezzate, da verginella, praticamente nella stessa misura con le quali aveva considerato le qualità di Moha.
Ci complimentammo con lei e con loro, raccomandandole però prudenza e attenzione per la fragilità attuale di Franca, stante il suo rapporto critico con il marito; le chiedemmo anche di verificare attentamente la possibilità di continuare – lei e la fidanzata insieme – i rapporti con i nostri amanti neri, possibilità che non prevedeva l’insorgere di gelosie di alcun genere per tutto quello che gli stalloni avrebbero fatto con Franca. Anna ci rassicurò che, al riguardo, niente sarebbe cambiato, se non il bisogno di agire sempre in stretto contatto con Franca e di trasmetterle di continuo l’affetto di cui aveva bisogno, come se fossero veramente due amorevoli gemelle.
La sera dopo cena, io e Paolo uscimmo e ripercorremmo la strada ormai nota. Dissi a Paolo che avrei voluto chiudere l’incontro più o meno nello stesso modo, con l’orgasmo montante mentre Moha veniva, scopandomi, e lui veniva, inculandomi. Paolo approvò l’idea e io organizzai – rivelando il programma all’amante nero appena arrivata – l’incontro di conseguenza. Il nostro secondo martedì fu, quindi, quello in cui rivelai agli occhi di mio marito il fascino e la soddisfazione, per tutti e tre gli attori, della doppia penetrazione; e, insieme, la maestria che già avevo acquisito anche nell’organizzazione, e non solo nella pratica effettiva, della sessualità, come egli mi fece notare rientrando a casa. Avvertii nella sua voce una punta di preoccupazione e lo tranquillizzai con un bacio.Il pomeriggio successivo ce la facemmo a ritrovarci tutte e quattro, da Paola, per organizzare il progetto di gang bang. Prima di iniziare, Franca – sorridente e luminosa come non mai e sempre mano nella mano con Anna – volle spiegarci la natura del loro legame, che “non è una banale storia di sesso, è una cosa importante, è amore e serenità, è vivere: è quello di cui ho bisogno. La mia vita è cambiata a 360 gradi, grazie ad Anna”. Ci complimentammo con loro, baciandole. Poi, per la gang bang, decidemmo il sabato della settimana successiva, con partenza a metà mattina e rientro la domenica tardo-pomeriggio: la meta da dichiarare ai familiari era una cittadina dell’Italia centrale dove era in corso una mostra interessante. Paola avrebbe fatto da autista.
Riguardo ai partner, Paola ci informò che ne aveva parlato con Moha e lui suggeriva di limitarsi ad integrare il gruppetto noto con il giovane Mustafà, collega e amico di Samir e Omar, che aveva già accompagnato più volte i due da Elena e Andrea, dopo che lui e Keb avevano rinunciato ad affiancarli: Moha dice che è un bel giovane, atletico, dotato e fidato, per di più molto ben accetto ad Ele, e sconsiglia di chiamarne altri. Io mi dichiarai d’accordo (“va benissimo, uno stallone a testa da scambiarci secondo il loro estro”) e anche Franca e Anna convennero. Paola telefonò ad Elena e Andrea, li informò del progetto, che trovò entusiastica accoglienza presso di loro: li ringraziammo e salutammo con baci, tutte, in viva voce, presentando loro Franca che non conoscevano.32. La nuova gang bang. La scoperta di MustafàIl sabato, in tarda mattina, passò Paola con nell’auto Anna e Franca. Salutai mia madre che si era affacciata con me e salii, con la piccola borsa che mi ero preparata. Chiacchierando, in pochi minuti, arrivammo alla villetta di Ele e Andrea, che erano già sulla soglia ad aspettarci. In salotto trovammo i cinque neri: Ele ci presentò a tutte Mustafà, un venticinquenne dal bel fisico (“guardate quanto è bello, scoprirete dopo che è altrettanto bravo”) e, a Franca, presentò anche Samir e Omar. Colsi lo sguardo famelico dei due, sguardo che ben conoscevo, mentre valutavano il corpo di Franca: vollero baciarci tutte, poi Samir si rivolse ad Andrea perché – da riconosciuto maestro di scena – organizzasse il gioco. Andrea ci informò che saremmo rimasti in relax per un’oretta e poi avremmo fatto un pasto leggero. Rimesso in ordine, tra le 15.30 e le 19.30 gang bang, quindi sesso libero. Poi cena e notturno nelle tre camere disponibili (tutte con bagno) e nei due divani del salone: per la notte, le donne avrebbero scelto – con unanimità – oppure sorteggiato il partner con cui dormire, e quello che avrebbero fatto era da decidere da loro. La mattina, preparazione e colazione: poi, dalle 10 alle 13, le donne avrebbero recuperato il letto o il divano nei quali avevano dormito e si sarebbero accordate fra di loro per la scelta del partner, eventualmente anche con scambio. Poi pranzo e relax fino al termine del gioco.
Tutti approvammo il progetto. Prima del buffet, noi donne ci incontrammo per decidere i luoghi dove dormire e i partner. Lasciammo ad Ele la sua camera, con lei che scelse Mustafà per la notte e per la mattina; assegnammo ad Anna e Franca i due divani del salone da spostare l’uno vicino all’altro, con i due partner – scambiabili – di Moha e Omar; a Paola la seconda camera con Samir e a me la terza camera con Keb, con l’intesa che la domenica mattina ci saremmo scambiati i partner.
Alle 15.30, Andrea – dopo avere disposto due materassi sul lungo tavolo da pranzo e con la telecamera in mano – dette il via al gioco, non prima di averci fatto indossare a tutti le maschere: noi donne indossavamo, come da copione, calze autoreggenti e tacchi alti. Sui due materassi si sdraiarono Anna e Franca, sempre tenendosi per mano, Ele e Paola scelsero ciascuno un divano e io sedetti su una delle poltrone. Vidi Ele fare un cenno a Moha e lui andò ubbidiente dalla padrona di casa: Samir si precipitò su di me; altrettanto rapidamente, Mustafà scelse Franca con Omar che si spostava su Anna; Keb e Paola vennero quindi abbinati dalla contingenza. Samir, come al solito mi utilizzò impetuosamente, dandomi il pisello in bocca, poi scopandomi e infine inculandomi. Mi accorsi che mentre mi sbatteva non cessava di guardare Franca, che venne usata in tutte le posizioni dal giovane e, in seguito, con scambio reso logico dalla contiguità, da Omar, mentre Mustafà si occupava di Anna: le cose andavano per le lunghe, tanto che Samir, attratta l’attenzione di Keb, gli fece capire la sua offerta di scambio e Keb, infatti, baciò Paola e corse da me, incrociando Samir sulla rotta opposta. Keb mi lasciò amorosamente rifiatare cominciando a leccarmi la passerina. Mi accorsi che Ele e Moha erano ancora insieme e che la donna lo teneva fortemente avvinghiato e di fatto se ne era impadronita. Appena Omar si rialzò da Franca, guardando Samir, quest’ultimo scattò e andò a sostituirlo, ricambiato dal compagno che si distese su Paola. Sotto le mani di Keb persi interesse per quanto stava avvenendo in sala, con gli occhi puntati però su Ele e Moha. Anche Keb se ne accorse e mi mormorò “cerchiamo di attrarre la sua attenzione perché venga qui, ma è difficile uscire dagli artigli di Elena”. Finalmente, Moha poté sottrarsi e corse da me, mentre Keb andava a sostituirlo. “Finalmente!”, gli dissi. Lui si scusò dicendo “non potevo scappare di forza”. Godetti con lui come non avevo ancora goduto. Poi gli dissi: “prima che venga qui Omar, cerca di attrarre l’attenzione di Mustafà e di scambiarti, vorrei averlo”.
Moha annuì e riuscì finalmente, segnalando con una mano, ad intercettare i suoi occhi. Il giovane comprese subito, baciò e lasciò Anna e corse da me, sostituito ovviamente da Moha. Aveva una bella bocca: prima di entrare in me, afferrò un asciugamano e si ripulì con cura il pisello e poi fece altrettanto con la mia passerina. Appena mi si distese sopra, lo baciai a lungo con passione e poi gli dissi: “aspetta, prima di scoparmi, fammi assaggiare in bocca il tuo pisello”. Si alzò in ginocchio e me lo offerse: era davvero notevole come larghezza, anche se un po’ meno grosso e un po’ meno lungo di quello di Moha, Lo leccai e segai a lungo e poi lo spompinai e mi feci scopare in bocca. Infine, mi distesi di pancia e gli dissi: “scopami e inculami”. Mentre mi penetrava, baciandomi e leccandomi spalle e collo, sentii che mormorava: “sei proprio bella, la fica più bella del gruppo, la fica più bella che abbia mai scopato. Vorrei rivederti presto e con calma. Mi vuoi?”. Annuii, dicendo “ne parliamo poi”, e cominciarono gli orgasmi. Mustafà non mi lasciò più, nonostante le occhiate irritate di Omar, che non mi aveva avuto. Mi girò e rigirò con metodo, poi affondò la sua bocca nella passerina, leccando e baciando a lungo. Sarà stato anche questo riguardo amoroso, sconosciuto ai compari Samir e Omar, ma, improvvisamente, venni squirtando e urlando a viva voce: mi accorsi che tutti – anche Moha, alle prese ora con Franca – avevano interrotto il gioco e mi stavano guardando. Mustafà si rialzò e riprese a scoparmi, raggiungendo infine, anche lui, l’orgasmo. Mentre mi stavo ripulendo, Andrea, che aveva ripreso qua e là le scene per lui più interessanti, dette lo stop, impedendo ad Omar, sempre in attesa, di avvicinarsi per godermi.
Impiegammo molto tempo a docciarci e rivestirci, a telefonare alle famiglie e poi a rimettere in sesto il salotto e apparecchiare la tavola. Andrea, sempre signorile, aveva ordinato un menù al catering, che presto arrivò e al quale facemmo tutti molto onore, per quanto mancasse di alcolici.
Dopo avere sparecchiato e riordinato, Andrea aprì un grande monitor e – tutti seduti sui divani – ci rilassammo con video hard, alcuni dei quali nuovi, che riguardavano la nostra ospite, alle prese con uno o più amanti: in uno, vedemmo Samir, Omar e Mustafà, in un altro il solo e intraprendente Mustafà, sempre ben riconoscibili nonostante le maschere. A seguire, il video della prima gang bang cui avevamo partecipato, con molte riprese che mi riguardavano, alle prese con tutti e quattro gli stalloni. Le scene ci avvinsero, con tanto di battute e risate e alla fine, applaudimmo tutti sinceramente, anche per l’alta qualità grafica assicurata dal nostro Andrea. Mustafà, che mi sedeva vicino, mormorò: “quando potrò rivederti? Prendi il biglietto, c’è il mio cellulare”. Presi il biglietto e lo misi in tasca, rispondendogli: “sarei contenta ma purtroppo, saprai già che non ho molto tempo disponibile. Potrei solo il lunedì pomeriggio, insieme a Paola o anche alle altre due amiche qui presenti, ma tu potresti liberarti per venire da noi?”. Mi guardò intensamente, rispondendo: “mandami sms quando potrò chiamarti e ne parliamo, penso proprio di sì”.
Mi accorsi che il nostro colloquio a bassa voce non era sfuggito agli altri, ma nessuno commentò. Stanchi, ci ritirammo tutti abbastanza presto. Presi Keb per mano e andammo nella terza camera assegnataci. Mentre ci spogliavamo, Keb mi disse: “so che vuoi riposare e dormire, ma ho promesso di dirtelo. Omar non ha potuto fare all’amore con te e ci tiene tanto a farlo. Se non vuoi accontentarlo ora, promettigli che domattina lo accontenterai, magari nella seconda parte insieme a Samir, mentre io andrò da Paola”. Pensai che gli avevo promesso – insieme a Samir – una gratificazione mensile, e quindi ero in obbligo. Dissi a Keb, “inviagli un sms affermativo: venga domattina insieme a Samir oppure dopo mentre sto con Samir”. Keb eseguì ed ebbe il messaggio di risposta affermativa. Ci sdraiammo nudi e, abbracciandolo, gli chiesi se era rimasto soddisfatto. Annuì. Gli detti il bacio della buonanotte e mi disposi nella posizione del sonno, con il culetto premuto sul suo pisello ancora gonfio.
La mattina ci alzammo e vestimmo per bagni e colazione. Ci accorgemmo che Anna e Franca avevano dormito abbracciate nel materasso rimesso sopra il tavolo.
Alla fine, tornammo tutti nelle camere o sui divani assegnati. Keb era più vispo che mai e mi fece il solito garbato trattamento (passera di bocca-pompino-scopata e inculata) che mi procurò più orgasmi. A metà mattina, mi aiutò a ripulirmi e poi uscì per andare da Paola, e subito entrarono Samir e Omar. Samir mi cedette con largo gesto di mano ad Omar, che poi doveva rientrare da Anna e Franca, ed assistette, assai interessato, accarezzandosi lentamente il pisello, al trattamento riservatomi, ruvidamente, dal baffuto e panciuto amico (scopata in bocca, scopata e inculata). Uscito Omar, Samir mi aiutò a ripulirmi e poi mi offrì il suo pisellone già bello sguainato: ci giocai a lungo, finché non me lo mise in bocca fino alla gola e cominciò a scoparmi con foga, dicendomi: “ho una voglia pazza di te, come non ho mai avuto di nessuna altra donna. Sei davvero speciale nell’attrarre il cazzo”. Quando fu soddisfatto, mi mise bocconi e si dedicò alla mia passera, montandomi di forza, mentre con le mani all’indietro cercavo di rallentare le sue spinte. Sentivo le sue affermazioni, con il ritornello: “sei anche la mia gran troia e devi convincerti a darmela più spesso”. Infine, passò al culo, preso con la stessa determinazione, nonostante cercassi di respingerlo e lo implorassi di contenere i colpi. Finalmente venne e mi si abbatté sopra.
Non persi tempo e, rigirandomi, uscii dal letto con l’asciugamano tra le gambe, entrando subito in bagno.
Quando, docciata e rivestita, entrai nel salone, questo era ancora in movimento, Anna e Franca vi si stavano rivestendo, sempre appiccicate, ma gli altri erano praticamente pronti.
Rifacemmo le camere e aiutammo a rimettere a posto il salone e a sistemare e apparecchiare il tavolo, e finalmente potemmo apprezzare il pasto, nel frattempo arrivato per tramite del solito catering.
Dopo pranzo, rimettemmo ordine e ci sedemmo sui divani. Andrea disse che se qualcuno voleva volontariamente fare un riposino, era libero di ritirarsi nelle camere: Anna prese per mano Franca e le due se ne andarono con uno “scusateci, a fra poco”. Il nostro ospite riaprì il monitor e ci fece ammirare altri video hard. Ele era seduta tra Moha e Mustafà e teneva le mani su una gamba dell’uno e dell’altro: mi misi vicino a Mustafà e sentii subito la sua mano sulla coscia a lui vicina. I nostri movimenti non sfuggirono a Samir che, con Paola e Keb, sedeva nell’altro divano: vidi che ci osservava torvamente, finché Paola non allungò la mano sulla sua patta, cominciando ad accarezzargliela.
Le due innamorate tornarono, con espressione estatica, solo una mezz’ora prima dell’orario previsto per la partenza. Ci affrettammo nei preparativi e poi salutammo e baciammo i quattro neri e soprattutto i due squisiti ospiti. Tornando alle case soddisfatte della trasgressione, informai le amiche della disponibilità di Mustafà ad incontrarci, da solo, di lunedì pomeriggio. Chiesi cosa ne pensavano ed eventualmente se avessimo potuto contare sull’ospitalità di Paola. Paola accettò di buon grado e anche le altre due amiche lodarono la bellezza e la professionalità del giovane, dando l’assenso e incaricandomi di organizzare senz’altro l’incontro per il lunedì, tra le 14.30 e le 19. Tirai fuori il biglietto con il numero telefonico, lo memorizzai e chiamai subito: rispose Mustafà e potei fargli subito la proposta, a nome di tutte e quattro. Rispose entusiasta che non sarebbe mancato e chiese dove venire. Gli dissi che avrei inviato l’indirizzo per sms, come feci, salutandolo fra un coro di “baci, a lunedì”. Aggiunsi: “ovviamente non dimenticate l’alta uniforme: intimo di gala, autoreggenti e tacchi”.33. Mustafà, amante perfettoA casa trovai Paolo particolarmente affettuoso. Ricordai che sabato mattina doveva ritornare da Londra la sua moretta. Appena a letto, ne chiesi conferma: “l’hai vista Monia? Tutto a posto?”. Rispose: “sì. Ci siamo visti tutto il sabato pomeriggio e stamattina per un paio di ore. Tutto come prima, è felice per aver rivisto il suo ragazzo. Mi ha confermato che è amore, comunque continua a scopare volentieri, pur senza impegno, con me. Invece mi ha rifiutato anche questa volta il culetto”. Mi misi a ridere: “è una ragazzina giudiziosa, magari il culetto lo serberà per quando torna lui e, almeno per ora, ti devi accontentare della sua patatina”. “Sì – disse – è probabile che vada a finire così, comunque la sua assicurazione che una cosa è l’amore per il suo ragazzo e altra cosa è il trombare a fini di piacere sessuale con me, mi ha fatto venire in mente le tue motivazioni per incontrare Toronero. Nella sostanza, la pensa come te, e quindi la cosa ora assume un altro aspetto riguardo a quanto pensavo mentre ascoltavo te”.
“Lo vedi che il mondo è fatto di tante sfumature? Fammi divertire, dunque, che amo solo te”. Lo baciai e glielo presi in mano, agitandolo, e dicendo: “vediamo se questo coso si accontenta della mia apertura B, ma prima voglio che soddisfi quella A”. Lo succhiai e quando lo sentii pronto mi feci penetrare, sussurrandogli “non venire qui, ti voglio dietro”. Lo presi a gambe assai sollevate. Quando lo sentii gemere, mi staccai e mi misi bocconi, invitandolo ad agire: mi si mise subito tra le gambe ed entrò senza sforzo nel culetto, che io stavo allargando con entrambe le mani premute sulle natiche. Mi misi comoda e assecondai con il bacino, andandogli incontro, i suoi colpi: venne in breve, gemendo e distendendosi sulla mia schiena, dove lo lasciai a lungo, prima di passare al ripulimento.
Il giorno dopo, uscite dal lavoro, aspettammo Franca e andammo senza mangiare a casa di Paola. Salimmo, ci togliemmo i vestiti e – con la sola biancheria e le scarpe – attendemmo Mustafà, decidendo di addobbare con coperte e asciugamani i due divani e le due poltrone da utilizzare come alcove, al posto del letto, per essere tutte insieme allo stallone.
Quando suonò, lo accogliemmo allineate sull’ingresso, già in intimo: sorrise, si inchinò e ci baciò tutte, dicendo di scusarlo ma che doveva rinfrescarsi, venendo direttamente dal mercato. Paola lo accompagnò in bagno e gli diede un grande asciugamano: tornò nudo e si diresse, già armato, verso di noi che gli indicavamo la padrona di casa. La prese per mano e la fece sedere sul divano mentre le toglieva mutandine e reggipetto. Anche noi ci denudammo: Mu le allargò le gambe e cominciò a baciarle e leccarle il clitoride. A questa vista anche Anna distese Franca e cominciò a lavorare la sua passerina. I gemiti dell’una si confondevano con i gemiti dell’altra, tanto che anch’io cominciai a toccarmi.
Dopo l’orgasmo molto sonoro di Paola, Mu la fece distendere tutta e le salì sopra penetrandola: la scopò a lungo a gambe alzate, poi la distese bocconi e la scopò standole sopra, finché Paola venne nuovamente, gemendo e squirtando.
Dopo un minuto, Anna fece distendere Franca di schiena e prese per mano Mu, dicendole: “scopala, è pronta, l’ho preparata io”. Il nero sorrise e non se lo fece ripetere: le salì sopra e la montò come aveva fatto con Paola. L’orgasmo di Franca fu assai più sonoro, nonostante che Anna cercasse di tapparle la bocca.
Guardandomi, Anna si sistemò seduta sull’altro divano a gambe aperte. Mentre io continuavo a toccarmi, Mu capì e andò a tuffare la sua testa fra le gambe dell’amica, iniziando a baciarle la passerina. Lavorò a lungo con Anna che gli accarezzava e guidava la testa, finché anche lei non venne squirtando. Anziché farsi distendere sul divano, fece sedere l’amante e gli salì sopra cominciando a cavalcarlo, mentre lui ne guidava il movimento tenendola per i fianchi. Anche Anna conobbe il suo orgasmo fra lunghi tremiti del corpo che si abbandonava infine sul petto del nero.
Toccò a me sedere vicina all’amica. Mu si sollevò da lei e s’inginocchiò fra le mie gambe larghe, cominciando a baciarmi la passerina. Venni anch’io assai presto ma – invece di obbedire alle braccia di Mu che volevano distendermi sul divano – gli dissi di sedersi e, appena sistemato a gambe larghe, m’inginocchiai e gli presi il membro gonfio in bocca: lo spompinai aiutandomi con la lingua e con entrambe le mani. Quando lo sentii reagire in modo vistoso, mi misi a quattro zampe sul divano con le mani aggrappate alla spalliera e il toro, stando in piedi, cominciò a scoparmi con forza, penetrandomi tutta fino alle palle e facendomi battere il viso sulla medesima ad ogni colpo. Gli feci capire di muoversi più lentamente e lui si adeguò, alternando il lento movimento con l’immobilità dentro di me. Quando riprese a muoversi capii che non avrei resistito ulteriormente e venni abbassando la bocca sulla spalliera per non urlare.
Mu mi accarezzò a lungo seni e natiche e poi si alzò, dicendo: “mi sento ancora in forze. Se qualcuna vuole assaggiarlo in bocca, come ha fatto Lucia…”. Paola si fece avanti per prima e anche lei lo spompinò con arte, poi Anna spinse Franca e infine fu la stessa Anna a chiudere il ciclo.
Mu riprese dicendo: “anche a me piacciono i culetti e voi avete un campionario meraviglioso. Ho paura di non farcela a lavorarli tutti come meritano, ma se vi mettete d’accordo si può cominciare”. Tutte indicammo Paola che, senza dir nulla, andò a sistemarsi a quattro zampe su un divano, con le mani saldamente aggrappate alla spalliera. Mu si mise in ginocchio dietro di lei, le massaggiò le natiche e vi introdusse bocca e lingua: baciò a lungo, poi s’insalivò l’indice destro ed entrò facilmente, riprovò con l’indice e il medio che entrarono anch’essi appaiati: li ruotò a più riprese e, quando fu convinto, si alzò e curvandosi, a gambe larghe, trovò la giusta posizione ed inclinazione e introdusse il pisello nel culetto di Paola, che sussultò ma senza protestare. Aiutandosi con la mano destra e tenendo ferma Paola con la sinistra, abbassò il busto e il bacino e il membro affondò tutto: afferrata la donna ai fianchi con entrambe le mani, la inculò lentamente per qualche minuto. Poi estrasse il membro e, sempre tenendolo con la mano destra, lo reintrodusse nuovamente, ricominciando a penetrarla lentamente, per poi fermarsi tutto piantato fino alle palle.
Disse: “se Paola è d’accordo, posso provare con un’altra di voi. Che dite?”. Paola annuì e mise le gambe a terra rialzandosi. Guardai Anna e Franca e le invitai, ma Anna mi disse: “dai Lucia, è tuo”. Ben volentieri mi disposi nella stessa posizione di Paola e Mu ripeté lo stesso rituale, entrandomi finalmente dentro senza problemi. Mi feci penetrare, assaggiandolo anch’io tutto fino alle palle, con lui che uscì e rientrò. Sussurrai: “Anna e Franca, se non lo volete, voglio far godere Mu”. Fu ancora Anna a dire: “è giusto che sia tu a concludere”. Mormorai a Mu: “prendimi però in un’altra posizione. Voglio starti seduta sopra, impalata, dandoti la schiena”. L’amante annuì, si rialzò e mi fece rialzare e poi si sedette a gambe larghe tenendo con le due mani il cazzo ritto. Mi disse: “vieni piano e cerca di entrare”. Stando in piedi piegai il culo sopra di lui, sentii il pisello e mi ci inclinai, con lui che cercava di guidarlo dentro: entrò quasi subito, ancora gonfio e dritto. Mi ci abbassai gradualmente, guidata da Mu che mi teneva i fianchi. Quando lo sentii tutto dentro, mi voltai verso di lui e dissi: “inculami e vieni anche tu”. Cominciò a farmi muovere a spengicandela, mentre io lo tenevo saldamente, con entrambe le mani, per le cosce e tendevo le gambe in avanti. Il suo orgasmo fu avvertito da tutte, insieme con l’esplosione del suo sperma che bagnò divano e pavimento e continuò a lungo a colare dalle mie cosce, tra l’azione delle amiche che mi davano asciugamani per rimediare al lago.
Rimesso tutto a posto, docciate e rivestiteci, Paola offrì bibite e stemmo qualche minuto in relax, poi chiese a Mu: “tu non sei libero che eccezionalmente di pomeriggio, e a quanto ho capito, potresti liberarti come oggi di lunedì. Ma la sera, da cena in poi, saresti libero? Se sì, io sono quasi sempre disponibile: qualche volta ho ospiti Moha e Keb. Anche tu, quando non ci sono loro, potresti rimanere a cenare e – se vuoi – anche a dormire. Magari qualche sera potrebbe venire anche una delle amiche qui presenti, e, se tu restassi di sera, il pomeriggio di lunedì potremmo organizzarci meglio e io mi asterrei dal fare gruppo, come invece ho fatto oggi, per lasciare più tempo alle amiche. Che dici?”. Mu assicurò che il lunedì pomeriggio sarebbe stato sempre disponibile e che qualche sera – e volendo anche notte – poteva passarla da Paola. Quindi bastava organizzare al meglio un calendario. Lui non voleva assolutamente rinunciare alla fortuna straordinaria di avere conosciuto quattro autentiche bellezze come noi e voleva soddisfarle tutte, insieme agli altri amici. Disse che – al di là di noi – attualmente si vedeva solo con Elena, ed era giusto che continuasse a vederla, ma si immaginava che noi non eravamo gelose di lei. Dicemmo tutte: “è così, puoi continuare a vederla, anche da solo”. Anna disse che non sarebbe mai venuta da sola ma sempre con Franca, e quindi nella programmazione del lunedì pomeriggio dovevamo tenere conto di questo loro desiderio.
Paola, allora, concluse l’incontro dicendo: “in linea di massima, il prossimo lunedì pomeriggio ci sarà solo Lucia oppure ci saranno insieme Anna e Franca, decidete voi, con la settimana successiva la rotazione. Il lunedì, Mu, rimarrai da me per la cena e anche per la notte. Così potremo essere tutte soddisfatte. Va bene?”. Anna guardò Franca e poi disse: “va bene che cominci Lucia fra una settimana, anche perché io dovrei cadere nel mestruo, noi aspetteremo due settimane”.
L’incontro si chiuse in piena allegria. Baciammo Paola e Mu e tornammo a casa.34. Lucia, Paolo e Monia: un progetto di iniziazioneA letto con Paolo, dopo avere fatto sesso (mi volle anche dietro dicendomi che, ormai, era un piacere particolare, dato che il suo pisello ci scivolava come nel burro), gli ricordai dell’impegno di martedì sera: “vieni con me o preferisci la moretta?”. Mi guardò attentamente, rispondendo: “Ma dici sul serio, davvero posso scegliere senza che tu poi mi rinfacci e metta il broncio per giorni?”. “Sei liberissimo, puoi scegliere senza sanzioni”, lo rassicurai; “allora scusami, ma vado da Monia: è che Mohammed mi mette a disagio, il confrontarmi con lui mi fa sentire uno schifo di maschio. Con la moretta, invece, mi sento un galletto”. Gli presi il pisello e glielo agitai ridendo, concludendo: “va bene, vai pure a fare chicchirichì con la tua gallina, ma occhio, non farle fare l’uovo”. Mi disse subito dopo di stare tranquilla: lei non prendeva anticoncezionali per paura di ingrassare, ma lui aveva sempre usato, e avrebbe continuato ad usare, il condom. Annuii, baciandolo e mi sistemai per il sonno.
Martedì, nella pausa pranzo, parlando con le amiche, sentii Anna incattivita e ingelosita con Gabriele che, da qualche giorno, aveva ricominciato a cercare Franca tutte le sere, ma solo per scoparla e incularla (ieri sera si è limitato a sodomizzarla brutalmente): “lo stronzo non la bacia e non l’accarezza, non la prepara, la sbatte come se fosse una troia a sua totale disposizione. Franca, l’ho sentita stamani, ha pianto per venti minuti. Non capisco come ci si possa comportare così: oltre tutto è rifiorita, l’avete vista ieri, è luminosa, ha anche perso più di due chili. Forse il marito non scopa più la sua troietta architetta, e si sfoga in questo modo bestiale”. Ci rimanemmo davvero male, io dissi ad Anna che la sera ne avrei parlato a Paolo, per cercare di capire il perché di questo comportamento indegno da parte di Gabriele. Poi avemmo il tempo di valutare tutte assai positivamente il nuovo amante nero.
La sera uscimmo alla stessa ora e io raccontai a Paolo il problema di Franca, l’incomprensione con Gabriele e gli chiesi di sondarlo, per capire come stavano le cose: lui annuì e mi rispose che, comunque, tutto lasciava pensare che il rapporto con Cristiana andasse come prima. Mi lasciò davanti alla villetta di Ele e Andrea, per andare da Monia. Feci così una bella sorpresa a Moha e avemmo le nostre due ore a disposizione da impiegare in scioltezza, senza infingimenti. Mi fece godere in tutti i modi. Attesi con lui sulla porta che tornasse, con un po’ di ritardo, Paolo e poi salii. Mi guardò e io dissi solo “è stato divino!”. Anche lui era su di giri: mi raccontò che pure lei aveva avuto un lungo orgasmo.
“Sono contenta per te e per lei – dissi – e a questo punto credo che la ragazza sia molto portata per il pisello, al di là dell’amore che prova per il suo dottorando. Non hai mai pensato di parlarle, con tatto, di Mohammed e di offrirle di provarlo? Ce la vedrei bene, la moretta, alle prese con Toronero, e magari anche con te: sono certo che, con lei, ti riuscirebbe meglio che con me di fare il terzo… Ma, nel caso, tu saresti geloso per Monia?”. Mi guardò sbalordito, dicendo: “ma che dici? Anche se potessi accettare l’idea di offrirla al toro, magari con la mia collaborazione, come faccio a proporle una simile maialata? Mi butterebbe subito fuori di casa e non vorrebbe vedermi più”. Risposi: “certo che la cosa andrebbe preparata, magari ti prendi un lungo pomeriggio libero o meglio un’intera giornata e la porti a letto. Scopata e fantasie erotiche e tu apri il portatile ed entri nel famoso sito degli annunci, le fai vedere le mogli offerte – ma non il mio annuncio, mi raccomando! – e poi, come per caso, le fai ammirare l’annuncio di Toronero, e ti soffermi sulle sue foto, precisandole che lo conosci di fama perché da tempo frequenta una coppia di coniugi amici, con lui cuckold che gli offre la moglie, e che a detta del tuo amico è la fine del mondo, per attributi e bravura: in ambiente privato signorile, scopa per ore e la moglie urla per ore, con un numero di orgasmi impressionante. Al limite, potresti anche dirle che hai cercato tante volte di convincermi, per portarmi da lui, ma che per ora mi sono sempre rifiutata…. Che l’hai conosciuto di persona in un incontro di valutazione, che hai cellulare ed email. E che ti piacerebbe tanto fare questa esperienza insieme a lei, Monia, anche per farti spompinare da lei mentre viene sbattuta dal toro, oppure anche per farle sperimentare la doppia penetrazione con il toro e con te. Provaci e poi vedrai”. Mi guardò con ammirazione, sorridendo e concludendo: “potrebbe anche andare, la ragazza ama visibilmente il sesso. Però dovresti concedermi la giornata – meglio un’intera giornata, per lavorare bene –, insomma il relax prima enunciato. D’accordo?”. Annuii a lungo, mettendogli la mano sulla patta e carezzandogliela.
Mercoledì sera a letto, dopo il consueto sesso praticato con impegno, mi disse che aveva accennato a Monia la possibilità di prendersi una giornata di relax, ma lei ha rilanciato dicendomi che le piacerebbe visitare un centro termale piuttosto lontano, con tanto di pernottamento. Aveva pensato di partire il venerdì pomeriggio e rientrare il sabato a cena. Gli detti l’ok, per questa stessa settimana: “purché tu la lavori bene in funzione del mio, o meglio del nostro, progetto: ricordati il racconto che devi fare e magari abbellire. Vedrai che la moretta s’incuriosirà”. Mi trovò subito l’obiezione per il sesso anale, dicendo: “può darsi, ma prevedo che lei metterà il divieto assoluto all’uso del suo culetto, che sappiamo bene quanto sia agognato da Moha. Cosa dovrei dirle al riguardo?”. Risposi: “potresti intanto dirle che Toronero prepara benissimo, con autentica sapienza, le vergini, e al momento giusto non le fa soffrire. In più, c’è un sistema di preparazione preventiva di circa una settimana, come ha fatto Anna che ben conosci, che alla fine ha ceduto alla voglia antica di Roberto di farle il culo: ha indossato due tipi di plug, il primo più stretto e il secondo più largo, per una settimana. Dopo di che il marito ha potuto aprirle il culetto, usando uno spray e preliminarmente uno e poi due dita, senza farle male. Questi plug Anna ce l’ha ancora e potrebbe prestarli. Ma, a proposito di amiche, hai parlato con Gabriele?”. Paolo rispose di sì, ma di non avere compreso bene quale fosse il problema: “mi ha detto che c’è stato un certo riavvicinamento con Franca e che con Cristiana non c’era niente di nuovo”.
Il giovedì pomeriggio inviai un sms a Mu: “sabato pomeriggio libera da ore 14 a ore 18. Tu come sei messo? Se sei libero, potresti sentire disponibilità di Elena e Andrea ad ospitarci?”. Dopo due ore, la risposta: “Sabato io libero. Elena e Andrea ci ospitano: alle ore 14”. A casa, anche la sera di giovedì si svolse nell’ormai tranquilla routine di sesso e di tenerezze. Raccomandai a Paolo di preparare bene il discorso che avrebbe dovuto fare a Monia, dopo il rapporto sessuale, e gli feci il rituale “in bocca al lupo per domani e domani l’altro. Telefona”.35. Lucia, Anna e Franca: tra Mohammed e MustafaIl venerdì pomeriggio, andai con Anna e Franca al consueto appuntamento con gli amanti neri. Ci fermammo qualche minuto dalla signora Maria per il caffè e scesero anche Moha e Keb. Parlammo in allegria con l’anziana proprietaria e fu proprio lei a farci fretta e a spedirci nell’appartamento di sopra. Consegnai le due amiche a Moha, che le portò in camera. Io mi fermai con Keb nella sua cameretta, dicendogli: “facciamo una sveltina, poi anche tu vai ad aiutare Moha, verrò anch’io ma solo come guardona”. Keb annuì e in circa un’ora e mezzo di trattamento intensivo mi fece provare tutto quello di cui avevo bisogno.
Lo portai con me in bagno per la doccia e lo restituii alle due amiche come nuovo, mentre io mi rivestivo e poi entravo in camera, sedendomi nella poltroncina. Keb era già entrato in azione e, con Moha, stava facendo la doppia a Franca, con Anna che seguiva attentamente, con gli occhi, il movimento e l’espressione dell’amica, sempre tenendole la mano. Guardando il trio mi accorsi che, effettivamente, Franca era dimagrita e appariva ancora più sexy, con il suo culo rotondo ma sodo, le sue cosce piene e il suo petto generoso e ancora sostenuto. Il silenzio con cui il trio lavorava fu, improvvisamente, rotto dai lamenti e dai gemiti, a voce sempre più alta, della donna, suoni che non si preoccupò di contenere fino all’urlo liberatorio e al suo abbattersi sul petto di Moha, che stava sdraiato sotto di lei. Anna si dette subito da fare per asciugarle il sudore dal viso e distenderle i lunghi capelli increspati sul volto, per accarezzarla e per distenderla di schiena accanto a sé: la baciò a lungo in bocca e poi si avvicinò ai due neri che stavano in attesa: si sistemò a cavallo sopra Moha e aiutò, con una mano, il nero a penetrarla. Sussultò vistosamente e poi si lasciò guidare nel movimento di cavalcamento deciso dal toro, mentre Keb rimaneva accanto in ginocchio, con una mano sul pisello, che segava, e con l’altra su un seno di Anna, che accarezzava e spizzicava. Occorsero circa dieci minuti prima che Anna provasse un orgasmo intenso, con abbondante squirting, preceduto dai consueti respiri e gemiti e dai suoi tipici inviti all’amante a scoparla ancora. Keb approfittò dell’immobilità di Anna, piantata sul membro e con la testa appoggiata al petto di Moha. Si mise in ginocchio dietro di lei, le massaggiò e dilatò le natiche, introdusse la sua mano bene insalivata nell’ano e cominciò a ruotarla, poi, soddisfatto, si sistemò, sollevandosi il necessario e, puntando il pisello sul buchetto, entrò facilmente in lei e cominciò, lentamente, a scoparla. Anche Moha, che era stato immobile fino a quel momento, tenendo sempre stretta Anna per i fianchi, ricominciò a muoversi e, in breve, i due tori si coordinarono nel ritmo. Mi accorsi che Franca seguiva attentamente la scena e che, con una mano introdotta fra le sue gambe, si stava toccando intensamente. I due continuarono a lungo a scopare l’amica, che spesso abbassava la testa e cercava la bocca di Moha, che gliela offriva subito, sollevando il suo busto. Anna provò un altro orgasmo meno intenso, a giudicare dalla sua voce. Infine, sembrò che passasse un cenno d’intesa, fatto con gli occhi, fra i due, che alzarono all’unisono il ritmo del movimento e, in breve, fecero sentire i loro gemiti ben conosciuti e vennero contemporaneamente, inondando l’amica e il letto. Franca era già pronta, in ginocchio, con l’asciugamano, e si mise ad asciugare accuratamente l’amata. Poi i quattro si alzarono e si avviarono al bagno. Aspettai in salotto che si fossero lavati e rivestiti e poi, con le amiche, baciammo i due amanti e ci avviammo all’auto.La sera e il sabato mattina mi dedicai alla famiglia. Seppi da Paolo, in serata e il giorno dopo in ora pranzo, che la trasferta stava andando per il meglio e che lui sarebbe rientrato non prima delle 20. Mangiammo presto e in fretta: io avevo indosso l’intimo delle grandi occasioni (reggiseno, tanga e autoreggenti), ma per il resto vestivo ordinariamente, tenendo in una borsetta il gonnellino corto e le scarpe con tacchi alti che avrei indossato per Mu. Avevo detto ai miei che uscivo con Paola per cinema e altro. Poco oltre le 13.30 mi misi in auto. Arrivati alla villetta, parcheggiai: non c’era nessuno in vista, ne approfittai per togliermi i pantaloni e le scarpe ordinarie e per indossare il gonnellino e i tacchi, per ripassarmi il trucco e per tingere di rosso fuoco le mie labbra. Quando suonai, vennero ad aprirmi i due coniugi e Mu: mi baciarono tutti, ascoltai i complimenti (“sei stupenda”) di Elena, con l’augurio di buon pomeriggio e lo scherzoso “lasciane un po’ per me. Mu, dopo, resterà con noi a cena e a dormire”.
Mi lasciarono con il toro, che mi prese subito in braccio, come faceva Moha, e cominciò a baciarmi: corrisposi e lui, contento, mi portò sul letto e mi spogliò lentamente, tra un bacio e l’altro, togliendomi anche scarpe e autoreggenti. Poi, salito in piedi sul letto, si spogliò altrettanto lentamente, offrendomi la visione del suo corpo muscoloso e del suo cazzo che divenne subito gonfio. Allargai le gambe e lo guardai intensamente. Come mi aspettavo, mi si mise in ginocchio fra quelle e me le accarezzò lentamente, dai polpacci alle cosce, poi cominciò a baciarmele, partendo dai piedi e arrivando all’inguine. Me le alzò a squadra e – continuando a carezzarmi le cosce – tuffò la sua bocca nella mia passera. Non tardai ad avere l’orgasmo e a squirtare: lo avevo preso con le mani per la testa e agitavo freneticamente le gambe, ma, ciò nonostante, lui continuò a slinguarmi il clitoride, finché non ebbi un secondo orgasmo, con l’urlo liberatorio che ormai mi conoscevo. Gli lasciai la testa e lo reclamai nella mia bocca, facendogli capire di risalire in ginocchio sul mio corpo e di appoggiarsi sul petto, in modo da offrire alle mie labbra il suo pisello: lo ebbi, mi liberai le mani e cominciai a segarlo e leccarlo dalla cappella alle palle e viceversa, lo agitai lungamente e poi lo introdussi tutto in bocca: lo assaporai stando ferma e poi detti il via al pompino. Lui mi lasciò fare a lungo, poi mi mise le sue mani sulla testa e cominciò a scoparmi, lentamente all’inizio e via via più velocemente. Lo sentii ingrossarsi ulteriormente e avvertii anche i primi gemiti dell’amante: lo guardai negli occhi per cercare di capire le sue intenzioni. Capii dalla forza con cui mi penetrava che voleva l’orgasmo e cercai allora di assecondarlo, accarezzandoli e stringendogli le cosce e la schiena. Venne, riempiendomi la bocca di sperma e lasciandomi libera la testa: cominciando ad ingoiare il liquido, attesi, a bocca chiusa, che il pisello interrompesse i suoi sussulti, poi lo afferrai con una mano e lo feci uscire fino alle labbra per leccare la cappella, mentre con la mano lo scappellavo delicatamente. Leccai fino all’ultima goccia, finché lui, arretrando, si alzò da me e mi si sdraiò accanto, stando di fianco: mi girò di fianco e cominciò a baciarmi mentre con la mano libera mi accarezzava i seni. Rimanemmo così a lungo, poi io appoggiai la mia testa sul suo petto, mentre con la mano cercavo il suo pisello e lo stringevo.
Mi disse, “scusami, ne avevo troppo voglia. Ma non temere, tra poco sarà di nuovo gonfio come prima”. Mi misi a ridere, rispondendogli: “benissimo, voglio sentirlo gonfiarsi. Fai conto che le mie mani siano il misuratore della pressione”. Ne approfittai per dirgli: “Mu, ti chiedo un grande piacere personale. Sai l’affetto che nutro, ricambiatissima, per Moha e Keb. Non dire loro che ci vediamo da soli e non dirlo ovviamente a Samir e Omar. Ma, ancora, non dirlo neppure alle mie amiche. Questi nostri incontri riservati devono rimanere segreti, sono cosa nostra. E chiedi anche ad Ele e Andrea di mantenere il segreto. Me lo prometti sinceramente?”. Lui annuì a lungo, rassicurandomi: “lo farò, tranquilla, anche con Ele e Andrea”.
Ricominciammo a baciarci, mentre via via avvertivo il risveglio del pisello. Quando Mu mi sussurrò: “voglio scoparti”. Gli dissi: “aspetta”. Mi chinai e me lo introdussi in bocca, spompinandolo. In breve, lo sentii nuovamente gonfio.
Mi distesi a gambe sollevate e lui mi penetrò facilmente per la voglia che avevo. Mi tenne per i polpacci e cominciò a montarmi, fino alle palle. Ebbi presto un orgasmo. Gli dissi: “prendimi a pecora”. Mi girò sulla sponda e si mise in piedi dietro di me tenendomi saldamente per i fianchi: entrò e ricominciò a penetrarmi, variando più volte il ritmo. Gli chiesi di farlo lentamente e di rimanere piantato completamente dentro di me. Quando fu fermo, iniziai a muovermi io, oscillando sulle ginocchia e spostandomi con la vagina sul pisello immobile. Venni subito urlando, abbattendomi con la testa e il petto sul letto e rimanendo – me ne resi immediatamente conto – in una erotica posizione ‘a culo alzato’. Girai la testa verso di lui e dissi: “inculami e fammi sentire nuovamente il tuo orgasmo”. Mi rialzai a quattro zampe e lui mi afferrò nuovamente i fianchi con una mano e con l’altra mi dilatò i glutei e si introdusse nel mio buchetto: tolse la mano, la insalivò e ve la reintrodusse, lavorando con due e tre dita. Poi appoggiò il pisello e con una spinta entrò senza traumi. Cercò la posizione giusta: io mi girai nuovamente, dicendogli, “se vuoi distendermi di pancia e stare tutto sopra di me, va bene, anzi è la posizione che preferisco, ma fai tu”. Lo sentii abbrancarmi per la vita e distendermi, a gambe larghe, sul letto. Mi salì sopra e mi reintrodusse nuovamente il pisello dentro. Poi cominciò a sbattermi, all’inizio lentamente e poi sempre più velocemente: con la faccia completamente sul guanciale e le braccia tenute in parallelo con appoggio alla tastiera, sentivo il suo movimento e il suo peso sopra tutto il mio corpo, attendendo il suo orgasmo: che venne, intenso. Quasi subito si mise in ginocchio e lo sentii asciugarmi il culo e le cosce, con delicatezza, poi, ripulitosi anche lui, mi si sdraiò accanto e mi rigirò di fianco, riprendendo a baciarmi.
Mi resi conto che era arrivata, purtroppo, l’ora della preparazione. Mi alzai, docciai e rivestii con gli abiti da casa. Lo baciai con un “grazie e a presto, e fai felice Elena”, e scappai all’auto.
Arrivata a casa, preparai mia madre a preparare la cena e stetti un po’ dietro a Robertino. Paolo arrivò alle 20.30.
A letto, mi strinsi a lui con la testa sul suo petto e la mano libera che gli carezzava il pisello. “Mi sa che ha dovuto lavorare molto – dissi – a giudicare da come non reagisce. Che dici? Racconta”. Paolo mi baciò e poi rispose: “beh, tre venute in circa 18 ore per me non sono poche: ieri sera e stamane ha scopato, nel pomeriggio è stato spompinato”. Glielo strinsi con un “brutto maiale!”. Paolo cercò di toglierlo dalla mia mano stretta su di lui, ma rallentai la presa e dissi: “Tranquillo, quindi la moretta ha dimostrato appieno che al pisello ci tiene eccome, racconta”.
Paolo mi rispose che tra stamani e il pomeriggio aveva fatto il racconto concordato, rivelandole le sue fantasie e aspirazioni sessuali hard, finalizzate al vedere la ragazza montata da un superdotato, mentre lui avrebbe sicuramente goduto. Le aveva anche fatto vedere il sito di incontri e l’annuncio di Toronero con le foto esplicite delle sue qualità. Monia era rimasta a bocca aperta, dichiarando che stava ora ricredendosi, che non aveva mai creduto alle chiacchere di amiche che favoleggiavano sulle grandi mazze degli africani e sulla loro durata di ore quali stalloni: lei poi era una demi-vierge, aveva conosciuto solo i piselli di tre fidanzati e il suo, tutti di dimensioni molto inferiori; si chiedeva però come potesse entrare un membro come quello di Toronero in una passerina come la sua, senza procurarle dolore o addirittura lacerazioni. “La rassicurai sul fatto che – in base a testimonianze credibili datemi – il pisellone entrava, eccome, senza fare male, anche nelle vergini, grazie alla flessibilità dei muscoli, bastava saperci fare: e che il toro, che io conoscevo personalmente, era in grado di scopare almeno per 3-4 ore ininterrottamente e di assicurare pluriorgasmi a qualsiasi donna. In più, le donne che lo provavano restavano sbalordite dal piacere che esse avevano nel giocare di mano, di lingua e di bocca con la sua mazza. L’amica che lo incontra tutte le settimane assicura che ‘spompinare Mohammed è cosa celestiale, qualsiasi donna deve provarlo’.
Quindi, bastava provare, avrei organizzato io e l’avrei ovviamente accompagnata e, se avesse voluto, avrei fatto da assistente attivo al toro, mentre lui la montava. L’esperienza mi avrebbe fatto felice e gliene sarei stato grato, anche per la fiducia che mi avrebbe dato; e che lei mi credesse, le garantivo orgasmi intensi per ore e ore, e già mi vedevo a baciarla e a farmi spompinare mentre lei veniva montata. Mentre le dicevo queste cose, le carezzavo la passerina e lei non diceva di no subito, come avevo temuto: continuava a sfogliare le sue immagini. Aggiunsi che l’appuntamento potevamo prenderlo – in una villetta elegante e sicura – in qualsiasi orario serale o anche di sabato pomeriggio”. Monia continuava a non dire né sì, né no, rimaneva a riflettere e taceva. “Io – memore del nostro inizio di conoscenza con Mohammed – le proposi allora la carta di riserva: l’incontro anonimo conoscitivo in auto, di sera e in un parcheggio inanimato. Lei avrebbe visto il fisico atletico e toccato con mano, in senso non letterale, gli attributi dell’africano, e poi avrebbe deciso sì o no. Un’occasione così doveva accettarla, non doveva deludermi. Potevo organizzarla per il giovedì sera dopo cena? Sarei passato a prenderla in auto e saremmo andati al grande parcheggio dello stadio, ovviamente se il toro si fosse dichiarato disponibile. Se lei avesse deciso di non dare sbocco al progetto, almeno ci saremmo divertiti per l’occasione – unica – che lei avrebbe avuto di toccare con mano un attributo del tutto straordinario, che probabilmente non avrebbe più visto. A questo punto, lei, sempre con gli occhi sulle immagini, mi chiese: ‘ma quanto è lungo questo coso?’, Le risposi, credo 25 cm. Cercò subito di misurare sul portatile 25 cm. Poi annuì, dicendo: ‘va bene, proviamo, ma se non mi va, mi riporti subito a casa e chiudiamo questo discorso troppo impegnativo. Non avevo mai pensato che tu potessi mettermi così a dura prova’.
Ecco, questo è tutto”.
Lo baciai, dicendo “sei stato bravissimo. Domattina mando messaggi a Moha dicendogli di riservarsi per giovedì sera. Alle 21 tu vai a prendere Monia e le dici di mettersi una gonna o vestito larghi, da arrotolare facilmente sulla vita, magari senza mutandine e reggipetto (che comunque potrà togliersi arrivando in auto). Mohammed ovviamente porterà il condom per la prova-pisello. Sto pensando che mi piacerebbe esserci in incognito. Potrei andare io a prendere Moha e rimanere nascosta nell’auto mentre lui sale nella vostra. Così potrei in qualche modo monitorare quanto avviene, basterebbe parcheggiare le due auto vicine. Ovviamente tu poi scenderai e li lascerai soli, perché i due approfondiscano la conoscenza. E alla fine ciascuno riporterà il passeggero alla sua casa e ci ritroveremo a letto. Che dici?”.
Rispose: “okay, speriamo bene”.36. Il prodromo nero di Monia. Il primo approccio con MohaIl giovedì sera stabilito, dopo cena, scendemmo presto entrambi per guidare le nostre due auto: Paolo aveva già coperto i sedili posteriori con una spessa coperta scura e sarebbe andato a prendere Monia (gli detti in una borsetta i due plug di Paola che aveva bene utilizzato anche Anna, raccomandandogli di darli a Monia e di spiegarle come fare, tenendoli una settimana, s’intende solo se l’incontro fosse andato bene e se fosse stato stabilito l’appuntamento per il giovedì di poi) e io sarei andata a prendere Moha: Paolo doveva guidare lentamente e aspettare che io avessi già parcheggiato per sistemarsi vicino e a portata di visuale. Moha era già in strada e salì rapidamente: era irresistibile con la sua maglietta attillata e i pantaloncini che non arrivavano al ginocchio, indumenti che esaltavano la sua possente muscolatura. Arrivammo rapidamente al parcheggio dello stadio, trovai un posto adatto tra le auto in sosta nell’area più buia, feci scendere Moha, che si appoggiò in bella posa allo sportello, e io mi trasferii nei sedili posteriori, sdraiandomi per non essere vista dall’esterno.
Pochi minuti dopo arrivò Paolo, notò quasi subito Moha e parcheggiò a pochi metri da noi, in uno spazio senza auto in mezzo, in modo da lasciare sufficiente campo visuale tra le due auto. Scese, fece scendere anche la ragazza che vidi indossare un abito scollato e largo che le arrivava al ginocchio e scarpette basse; Moha si avvicinò e mio marito fece le presentazioni. Parlarono brevemente in piedi, poi Paolo aprì la portiera posteriore e fece salire prima Monia e poi Moha. Richiuse e rimase appoggiato all’auto, si accese una sigaretta, guardando verso di me, rimanendo in quella posizione per almeno cinque minuti. Poi si mosse e, guardandosi intorno, passeggiò intorno all’auto, come se sorvegliasse possibili arrivi di intrusi.
Dal mio posto vedevo la silouette imponente di Moha e intravedevo anche quella più bassa di Monia vicino a lui: evidentemente i due stavano parlando, stando immobili. Finalmente, vidi movimento, con la figura della ragazza che si abbassava in avanti e quella dell’uomo che si curvava leggermente verso di lei. Per almeno dieci minuti non vidi più Monia, evidentemente abbassatasi per fare la conoscenza del membro del nero (a giudicare anche dai segnali di Paolo dal lato opposto dell’auto), poi la vidi riemergere con Moha che si girava e si abbassava verso di lei: la figura del nero scomparve, intenta con tutta evidenza a baciare la passerina della ragazza; mi sembrò vedere anche le di lei gambe, tenute aperte e sollevate, agitarsi, una sopra i sedili anteriori e l’altra su quelli posteriori, dove con tutta evidenza l’amante gliele aveva sistemate. Notai che Paolo mi faceva segni significativi di attenzione verso quanto stava accadendo: improvvisamente sentii distintamente le tipiche urla orgasmiche di donna, che continuarono a lungo, e insieme notai il movimento ritmico delle gambe. Poi vidi riapparire la testa di Moha che si raddrizzò mentre trasferiva la ragazza, dal sedile, sopra le sue gambe, tenendola abbracciata: notai chiaramente il ritmico movimento di lei verso il tettuccio con la rituale ricaduta, con il nero che chiaramente la teneva impalata e la manovrava a spengicandela. Anche Paolo faceva segno di osservare quanto stava accadendo. Le urla ripresero presto e relativamente presto anche Moha cessò il suo lento movimento. Vidi i due in posizione tète-à-tète e mi sembrò che si stessero baciando, fermi per qualche minuto. Poi si aprì lo sportello, Moha scese con il suo pisellone gonfio in una mano, dal quale toglieva il preservativo, e con i pantaloncini e le mutande al ginocchio, guardando verso di me, se li sistemò, e con la mano aiutò la ragazza a scendere: era ancora discinta, con il vestito ancora parzialmente arrotolato intorno alla vita, senza mutandine, le gambe nude e un notevole seno completamente fuori dal vestito. Si sistemò rapidamente anche lei, tirandosi la veste in basso.
Paolo andò da lei, l’abbracciò e baciò, aprì lo sportello anteriore e l’aiutò a salire, mentre anche Moha si chinava su di lei per baciarla e per parlarle brevemente a bassa voce. Infine, Paolo salutò il nero, salì alla guida e partì, guardandosi intorno, mentre la ragazza rimase immobile, con lo sguardo fisso in avanti.
Mi trasferii al posto di guida, mentre anche Moha mi saliva accanto. Non ci fu bisogno di domande. L’amante disse: “abbiamo concordato per giovedì sera. In così pochi minuti, ha goduto come una pazza, di clitoride e di vagina, anche se mi ha detto che sentiva bruciore, in effetti è ancora molto stretta e provavo difficoltà a penetrarla: solo con Margherita ho avuto questo problema. Dovrò allargarla con calma, nella posizione più adatta. Ma sentivo che le piaceva molto, come anche a succhiarlo. Che dirti? E’ bella e giovane, ha un bel seno e – a quanto capisco – una gran fame arretrata. Mi divertirò, ma mai quanto con te”. Si chinò verso di me, mi mise una sua manona sulle cosce e cercò di baciarmi, mentre io lo respingevo ridendo.
A casa, Paolo – prima di montarmi con passione inconsueta – mi confermò il giudizio di Moha: “le è piaciuto da morire e pensa già a giovedì, sperando – diceva – di superare il bruciore avvertito poco fa. Le ho dato i plug per il culetto e ha già indossato il primo. Avevi proprio ragione: anche la donna apparentemente più ‘madonnina’ sogna solo di diventare schiava del pisello, e quindi gran troia. L’ho accompagnata di sopra in casa, c’era Cristiana che ci ha salutato cordialmente, lei non le ha neppure risposto, tanto che Cristiana mi ha guardato sorpresa, chiedendomi con gli occhi: ‘che le è successo?’, C’è voluto un po’ di tempo perché tornasse alla normalità e io potessi venir via”.Per martedì dopo cena eravamo d’accordo che Paolo sarebbe tornato da Monia e io sarei andata da sola da Moha. In auto, chiesi a Paolo notizie della ragazza: si erano visti in studio e lui rispose che, apparentemente, l’impatto con il nero era stato assorbito: lei era solo preoccupata per il culetto, ma continuava a tenere il plug. Sorridendo, mi disse: “non ci crederai, ma – dopo essersi confessata con Cristiana su quanto avvenuto giovedì al parcheggio – questa, appena mi vede, si mette a ridere come una pazza. Stamani, al caffè, le ho chiesto che cosa abbia tanto da ridere, e lei, avvicinandomisi, mi ha sussurrato: ‘sei proprio un gran maiale e un gran diavolo tentatore, non l’avrei mai detto, ci facevo più tagliato Gabriele per queste porcate. Ma sotto sotto non faccio altro che pensare anch’io alla bella strada di goduria che ha imboccato Monia: mentre la ascoltavo, mi sono bagnata. Quasi quasi, ammesso che io possa interessare…’. Mi sono ovviamente schermito, ma vedi un po’ che strada che si è aperta”. Mi misi a ridere anch’io, ma eravamo già alla villetta di Elena e Andrea. Ci baciammo, con appuntamento alle 23.30. Avevo preavvertito Moha che sarei stata nuovamente sola e quindi, se avesse voluto, avrebbe potuto invitare Keb. Infatti, i due cugini erano sulla soglia con Elena, che li aveva invitati per uno spuntino leggero – già consumato – e per passare la notte presso di lei. Baciai la padrona di casa, salutandola con: “stai tranquilla, li tratterò in guanti bianchi”, per poi prendere per mano i due amanti e andare in camera.
Quando uscii, Paolo stava arrivando. Salii e dissi: “qui benissimo, anzi paradisiaco come al solito, e non dico altro, se non che Moha mi ha esplicitamente chiesto l’autorizzazione di poter portare, la prossima volta, suo cugino Kebir, al fine di potermi fare la doppia penetrazione. Mi ha detto che il cugino è meno dotato di lui, ma è anch’egli un bel fusto: mi ha fatto vedere alcune foto ed effettivamente è così. Io sono tentata e gli direi di sì, ma voglio conoscere il tuo parere. Sei d’accordo e se sì mi vuoi accompagnare e assistere?”. Paolo scosse la testa, dicendo: “vedo che ormai hai già deciso per il sì, quindi il mio parere non ha valore. In ogni caso, non assisterò alla monta di due tori. Mi è bastato uno. Vai pure, andrò da Monia”.
Ripresi: “va bene, la doppia è una curiosità che ormai devo togliermi e Moha mi assicura che il cugino è l’uomo più adatto da imbarcare, per la sua educazione e per il rispetto che ha nei confronti delle donne bianche. Per me poi – ha visto le foto – professa un’ammirazione che sconfina nell’amore. Ma dimmi, hai trovato differenze con la tua ragazzina già semirodata da Moha?”. “Nessuna differenza, se non la particolare insistenza e cura nel condurre il pompino, sembrava stesse esercitandosi per domani l’altro, ma a me è piaciuto più delle altre volte. Mi ha però confermato il chiodo che la rode, ossia la paura per il dolore che proverà nell’anale. Ne ha parlato con Cristiana ed è ancora più terrorizzata da quanto l’amica le ha detto. Monia mi ha raccontato che la povera Cristiana, ad appena 14 anni, imparò, in uno stesso pomeriggio, tutto quello che un uomo può fare sessualmente con una donna, come è avvenuto a te ancora più bambina con quel pedofilo: solo che nel suo caso non si è trattato di uno stupro, o almeno di un vero e proprio stupro. Cristiana è stata doppiamente sverginata dall’unico cugino che ha (di dieci anni più anziano), di cui credeva, ingenuamente, di essere innamorata da sempre. Il tipo, ormai certo del fatto suo per carezze e toccamenti episodici già effettuati, approfittò di questa debolezza infantile della ragazza, e approfittò cinicamente dell’assenza della madre di cui era ospite per fare i suoi comodi nel letto di casa; e – dopo averle fatto patire le pene dell’inferno durante la prima sodomizzazione – ha continuato ad usarla, in modo sistematico, infilandosi nel suo lettino la notte, per circa tre anni, approfittando delle frequenti visite e dei lunghi soggiorni della ragazza presso la zia vedova e con questo unico figlio degenere. Non contento, anche quando lei si è affrancata per amore – poi finito – di un altro ragazzo, ha continuato a cercarla episodicamente fino a pochi mesi fa e all’entrata in scena di Gabriele, senza che lei trovasse la forza per rifiutarlo.
Fai sapere al nero la situazione e veda se non è il caso, giovedì, di rinunciare o almeno di rimandare…”. Lo rassicurai in tal senso, l’indomani avrei telefonato a Moha e affrontato seriamente il problema.37. I giovedì neri di MoniaGiovedì sera, Paolo non tornò a cena: uscito dall’ufficio, portò Monia a mangiare qualcosa (“non farla mangiare o almeno tienila leggera”, gli avevo detto) e poi raggiunsero la villetta di Ele e Andrea, dove Moha era già in attesa.
Al ritorno, quasi a mezzanotte, mi feci raccontare come era andata.
Moha si era comportato davvero con squisita sensibilità con lei, sorprendendo positivamente Paolo. La ragazza era stata messa subito a suo agio: era entrata, da sola, in camera e si era spogliata, poi era entrato solo Moha, già denudatosi in salotto, e lasciando la porta aperta, tanto che Paolo poteva occhieggiare il letto e seguire ciò che stava accadendo. Il nero, messosi in ginocchio sul letto, aveva accarezzato a lungo la ragazza sdraiata di schiena (soffermandosi specialmente sui seni e sulle cosce) e poi si era completamente dedicato, con la bocca, alla sua passerina, facendola venire più volte, con gli orgasmi clitoridei che erano accompagnati da evidenti segnali vocali di gradimento, suoni che ebbero il potere di fare accorrere anche i padroni di casa, che si misero accanto a me, occhieggiando discretamente.
Solo allora, le si era sdraiato accanto e le aveva messo in mano l’uccello, invitandola – sempre con delicatezza – a prenderci familiarità. In effetti, Monia gradì molto il ruolo attivo che l’amante le stava attribuendo, tanto da lavorare il grosso membro, instancabile, con bocca, lingua e mani, per oltre mezz’ora: mentre ciò faceva, era ben visibile e spettacolare, dalla posizione di Paolo, il movimento del culetto, con il plug che continuava ad indossare; il nero continuò a carezzarle i capelli e i seni, lasciandola completamente libera di svolgere il pompino, finché si girò e prese dal comodino un profilattico, con il quale rivestì faticosamente il grosso pisello, con l’aiuto della stessa ragazza. A quel punto, si alzò rapidamente e dispose Monia a quattro zampe sul bordo sinistro del letto, ne discese e, da dietro, in piedi, infilò una mano nella passerina e, quando fu soddisfatto, la sostituì con il pisello, che introdusse gradualmente, tenendo afferrata la ragazza ai fianchi, e cominciando a scoparla lentamente, ma spesso fermandosi, con una mano che allora ne approfittava per carezzarle i seni. Solo quando fu sicuro che Monia aveva accettato, senza dolore, il pisello, il nero avviò la vera e propria monta, velocizzando il suo movimento e portando la penetrazione fino al collo dell’utero. Monia cominciò presto ad urlare, muovendo ritmicamente i piedi. A quel punto, Moha la rigirò di schiena, nuovamente al centro del letto, e le salì sopra, baciandole a lungo la bocca, con la ragazza che dimostrò il suo gradimento mediante lo spostamento delle sue braccia lungo le spalle dell’uomo, che poi si spostò un po’ in basso per baciarle i seni e poi per penetrarla nuovamente e ricominciare a scoparla, via via alzandole le gambe e tenendole aperte verso il cielo. Gli orgasmi ripresero con la ragazza che artigliava l’amante, con entrambe le mani, alle spalle e alla schiena, finché Moha, stringendo la ragazza al busto con le due mani, si rovesciò di schiena e se la portò sopra le gambe, a cavaliera: l’aiutò a riposizionare il pisello e a cominciare la cavalcata, lasciandola libera di decidere fin dove poteva affondare, mentre la teneva saldamente per i fianchi e lei si appoggiava con le mani sulle cosce dell’uomo. Tempo pochissimi minuti e ripresero gli orgasmi sonori.
Moha ebbe la sensibilità di fare riposare la ragazza, tutta abbassata sul suo petto. Cominciò presto a carezzarle, con entrambe le mani, le natiche e a solleticarle il plug. Monia capì subito, rialzando la testa di scatto e guardando, senza parlare, l’amante. Lui la baciò, tenendola strettamente abbracciata, e le mormorò qualcosa all’orecchio; la ragazza annuì e docilmente si spostò nuovamente, a quattro zampe, sul bordo del letto. Il nero si alzò, scese dietro di lei, le tolse e rimise più volte, rigirandolo, il plug, dopo averlo ben insalivato, poi si abbassò con la bocca e lavorò a lungo con la lingua, con a seguire l’introduzione di un dito e infine di due dita, rigirati lentamente nel buchetto. Preso dal comodino uno spray, irrorò generosamente il suo pisello e il buchetto della ragazza e poi, tenendola ferma con una mano sul fianco, guidò con l’altra il membro sull’apertura e si abbassò per entrare. “Sentii – disse Paolo – un urletto di dolore, ma niente più, e poi vidi il nero che la stava lentamente inculando, con lei che aveva abbassato la testa tenendola schiacciata sul letto, come a cercare protezione e forse a chiudersi la bocca per non lamentarsi. Di certo, lui non la distese a pancia in giù sul letto, ma continuò a montarla, sempre lentamente e nella stessa posizione, spesso fermandosi, per un tempo che mi sembrò infinitamente lungo, con lei che rimase sempre silenziosa, nella stessa posizione a culo alzato e testa reclinata. Improvvisamente, lo vidi velocizzare il movimento e abbassarsi maggiormente sopra di lei, fino a venire con una sorta di ruggito e con il suo corpo che sussultava vistosamente.
Mi piacque anche il finale con lui che – toltosi il condom e ripulitosi con l’asciugamano – rialzava sul letto, in piedi, Monia, l’abbracciava e baciava, ricambiatissimo, e poi la scendeva, delicatamente, sul pavimento”.
Rivestitasi lei lentamente e con gli occhi fissi in quelli di Moha, salutato lui e i padroni di casa (con tanto di presentazione e complimenti da parte di Ele) rimasti accanto a Paolo sempre in silenzio, e saliti in auto, mio marito aveva avuto conferma da Monia del gradimento altissimo del trattamento, anche per l’assenza di vero e proprio dolore riguardo all’anale; e quindi della sua disponibilità a ripeterlo quando possibile, magari con coinvolgimento attivo dello stesso Paolo. Arrivò, infatti, a dirgli: “Sono stata brava, vero? Non sei stato geloso, vero? La prossima volta, mentre lui mi incula in quella posizione, invece di stare a testa bassa, voglio te in ginocchio di fronte, così potrò spompinarti come piace a te e anche a me”.Il martedì si svolse come avevo anticipato a Paolo, tanto che i due neri si fecero trovare entrambi sulla porta e Moha condusse il cugino all’auto per presentarlo formalmente a me e a mio marito, per poi prendermi a braccetto e portarmi in casa con al seguito Kebir. Sulla soglia, mi voltai e vidi che Paolo era ancora lì fermo che ci guardava. Al ritorno uscìi da sola. Appena in auto, anziché accendere il motore, Paolo mi guardò silenzioso e io dovetti rassicurarlo, raccontandogli brevemente che il rapporto a tre si era svolto secondo le mie attese: ero ancora imbambolata dagli orgasmi provati e quindi, con il suo permesso, avrei ripetuto l’esperienza. Lui si rallegrò e mi confortò dicendo che, anche da parte di Monia, il trattamento era stato più gratificante del solito, grazie alla bravura acquisita nell’arte del pompino: “ormai è brava quasi come te”.
Il giovedì successivo, come il precedente, Paolo non tornò a casa, ma cenò con Monia (nonostante il mio consiglio a tenerla digiuna) e poi insieme andarono a casa di Ele e Andrea.
Al ritorno, mi raccontò che il trattamento si era, a grandi linee, riproposto secondo il menù del primo incontro, con qualche innovazione. La ragazza era stata spogliata in piedi non solo da Moha ma anche da mio marito, con i due che si erano rapidamente denudati e sdraiati, tutti insieme, nel letto, indossando entrambi i condom. Il ruolo di stallone spettò ovviamente a Moha, ma mentre il nero baciava la passerina, Paolo baciava il seno e la bocca della ragazza, per prepararla al meglio. Quando la ragazza spompinava Moha, Paolo baciava anch’egli la passerina. Quando Monia veniva scopata da Moha, messa alla pecorina, Paolo si faceva spompinare in ginocchio davanti a lei. Moha aveva lasciato anche, per qualche minuto, Monia in esclusiva a Paolo, che aveva preferito scoparla alla missionaria, anche per poterla baciare a lungo, mentre il nero, disteso accanto a loro, si era limitato ad accarezzarle il seno e a segarsi. Il clou della partecipazione di Paolo fu il contributo dato alla doppia penetrazione della ragazza, impalata sopra Moha, che la scopava stando sdraiato, e con mio marito che, da dietro, provò il piacere della prima inculata dell’amante, senza bisogno alcuno di ricorrere allo spray, mentre la ragazza stava letteralmente urlando impalata sul pisellone del nero. Ma – mi disse – “ero già troppo in là, e sborrai quasi subito, per cui dovetti lasciarla all’inculata finale di Moha: che, questa volta, dopo essersi cosparso di crema il membro, la distese tutta di pancia, standole sopra, e la penetrò con grande vigoria, tanto che Monia mi parve che si mordesse la lingua per non lamentarsi, quanto meno del grande peso che la pressava, facendo smorfie inequivocabili, e io mi sentii in dovere di affiancarla per baciarla e tenerle una mano per incoraggiamento, finché il toro non raggiunse il suo piacere. Comunque, Monia non ha ragione di lamentarsi: ormai il suo canale rettale è bene aperto e non soffre più il pisellone, soprattutto le ho contato cinque orgasmi di passera, e dovresti vedere la sua faccia, stravolta e irriconoscibile, mentre gode, urla e trema tutta. Mi ha impressionato: come te, e forse ancora di più, è proprio fatta per il pisello, anzi per il pisellone”. Mi misi a ridere, baciandolo e dicendogli: “e non sei contento? Hai due grandi troie, entrambe belle e concupite, a disposizione. Approfittane! E ora riposati, gran guerriero!”.38. I giovedì neri di Monia si allargano a Cristiana. La regìa di Paolo cuckold attivoMartedì dopo cena, Paolo mi lasciò a casa di Ele e Andrea per andare da Monia che non aveva più visto da giovedì sera, neppure in studio perché era andata qualche giorno a trovare i genitori, che abitavano in una città del Sud. Con Moha c’era anche Keb e il tempo preventivato volò.
Quando, come sempre pienamente appagata, risalii in auto, Paolo – anche lui su di giri – mi disse ridendo: “non indovineresti mai. Ma giovedì sera potrei scortare ben due donzelle dal tuo nero. Come sai, Monia si era confidata con Cristiana subito dopo il primo incontro e ha continuato a raccontarle anche l’esito del secondo e terzo incontro. Cristiana si è letteralmente entusiasmata ed ha chiesto all’amica se non avesse nulla in contrario acché le facesse compagnia al prossimo trattamento: ottenuto l’OK, Cristiana ha aggiunto che allora l’amica le facesse il favore di sentirmi in confidenza, per sapere cosa pensavo e possibilmente per avere anche la mia autorizzazione, perché provava troppo imbarazzo a chiedermelo personalmente. In effetti, insieme a Gabriele, ho incontrato Cristiana sia ieri e sia stamani in studio, mi ha guardato più volte in modo alquanto strano, ma non ci ho fatto caso più di tanto: hai capito la puttanella. Un po’ mi dispiace per Gabriele, mi sembra quasi di cornificarlo, ma, se anche tu sei d’accordo, giovedì le imbarco entrambe. Che pensi?”.
Lo guardai ridendo a lungo, poi risposi: “porta anche lei dal mio stallone e – visto che ci sei – approfitta dell’occasione e, se lei ci sta come credo, scopala e inculala anche tu, e cornifica, tutto contento, quello stronzo del tuo collega e socio che si permette di trattare ancora in modo indegno la povera Franca. Ci penso io ad avvertire Moha e anche Elena della bella sorpresa”.
Mi guardò a lungo, senza rispondere, ma poi lo vidi annuire, convinto.Infatti, giovedì sera Paolo non tornò a cena, mangiando qualcosa con le due ragazze, che poi portò a casa di Ele e Andrea: che si fecero trovare sulla porta, con Moha, per accoglierle cordialmente e poi si ritirarono discretamente.
Paolo mi raccontò in modo succinto – al ritorno – come si era svolto l’incontro. Passati in camera, i quattro si erano spogliati e Paola aveva presentato l’amica al nero, come già bene esperta nell’anale e resa sicura dall’uso della pillola. Cristiana era una bella biondina, ben fatta e dalla bocca grandissima che non passava inosservata e faceva nascere intuibili fantasie negli uomini: ricordava che Gabriele – prima di riuscire a farsela – confidava all’amico che “quella bocca lo faceva impazzire”.
Il nero la prese per prima, dopo averla coinvolta a dovere con l’orgasmo clitorideo, con a seguire pompino, scopata e inculata. “Cristiana godette rumorosamente come faceva Monia e gradì mugolando anche la sodomizzazione: mi accorsi che, durante il trattamento, mi guardava spesso, anche tenendo fissi gli occhi sui miei, per cui durante l’anale mi sentii quasi obbligato a stendermi vicino a lei e a carezzarle una mano, il viso (come del resto faceva, dalla parte opposta, Monia) e, visto che c’ero, anche il seno.
Appena Moha si girò per dedicarsi a Monia, presi coraggio e la baciai in bocca. Lei rispose e quindi le feci conoscere il mio pisello, portandoci sopra la sua mano: quando cominciò a segarlo, le presi la nuca e l’abbassai verso di quello e lei, senza resistenza alcuna, avviò il pompino. Era davvero brava, e anche spettacolare con quella bocca. Quando mi ritenni sazio, le salii addosso e scivolai rapidamente, prima, nella sua passerina, riprendendo a baciarla, e poi, alzandole le gambe e mettendomi in ginocchio, entrai altrettanto facilmente nel suo culetto dilatato, dove sborrai presto. Il tutto, guardandoci negli occhi, senza dirci una parola, ma sicuramente senza imbarazzo in lei e in me, come se fosse un gioco di società, anche quando l’ho aiutata a ripulirsi. Questa sera non ho avuto Monia: a conclusione siamo rimasti abbracciati io e Cristiana (con io che, da dietro, prendevo confidenza con il suo corpo) a guardare lo spettacolo di Moha che – indossato il preservativo – prima scopava e poi sodomizzava di gusto Monia. Questo è tutto. Durante il ritorno, Cristiana ha detto solo che le era piaciuto assai e che avrebbe voluto ripetere l’esperienza, ma sempre in compagnia di Monia e sperava anche di me. Ovviamente, contava sul mio riserbo assoluto nei riguardi di Gabriele, come le ho assicurato: e ci mancherebbe altro!”.Dissi a Paolo: “convinci anche le tue due amichette a provare, la prossima volta, Kebir, così non avranno tempi morti e potranno condurre alla pari la partita, salvo scambiarsi i tori nel secondo tempo. In tal modo, potranno anche assaporare, nel finale, una alla volta, la doppia penetrazione: che, te lo assicuro, è stata per me (con Keb che è l’ideale sul lato B perché può entrare tutto fino alle palle, senza dare dolore, anzi…) un’esperienza divina. Per la prima volta, sono certa di avere goduto e squirtato anche dietro.
Ma, come ti ho sempre detto, amore mio, devi essere felice di avermi dato questa ghiotta opportunità, che mi realizza completamente come donna troia, felice di esserlo. Ti prego, non essere malinconico se non sono riuscita a diventarlo – donna troia – con te: probabilmente, ciò è dovuto ad un fatto psicologico non ad un fatto di misure dell’attrezzo tuo. Tu sei l’amore e un po’ anche il fratello amoroso e amato, evidentemente per provare vero piacere, da troia, ci vuole il selvaggio montatore, che scopa la donna come se la stuprasse. Forse è stata anche la mia esperienza traumatica dello stupro giovanile a rendermi così amante del cazzo che sbatte forte e senza amore. Baciami e credimi: tu sei l’amore mio che ha reso felice la mia vita personale e la mia vita familiare, non mi sono mai vista e sentita moglie e donna di nessun altro se non di te, ma lasciami però questo pizzico di libera trasgressione settimanale, ho bisogno di sentirmi troia sbattuta e godere di questo trattamento, al di là dei falsi moralismi”.
Paolo annuì e mi baciò, dicendo: “Sai che non è un problema di morale, mi costa sapere e vedere o immaginare quello che fai con i cazzi altrui, come li accogli avidamente, ma apprezzo la tua onestà: avresti potuto farti sbattere di nascosto, come tante tante mogli. Sei libera di continuare a giocare e trasgredire, beninteso con il senso della misura e l’accortezza con cui hai operato fino ad oggi.
Parlerò alle due fanciulle del problema del secondo nero che vuole aggiungersi e che quindi vuole assaggiarle ben bene, le dirò che è affidabilissimo e bravissimo nel far godere le fortunate che lo accettano: sono ottimista, perché è anche nel loro interesse ottimizzare il tempo a disposizione, insomma scopare in contemporanea. Informa però Kebir che Monia lo prenderà – nella sua patatina almeno – come continua a prendere Mohammed: solo col profilattico. Continua infatti a rifiutare di assumere anticoncezionali, come invece fa da tempo Cristiana”.
Il giovedì sera, infatti, Paolo condusse le due ragazze – dopo un veloce spuntino – al villino di Ele e Andrea. Paolo mi raccontò che i due neri erano in attesa sulla porta e le presentazioni sul nuovo toro furono quanto mai rapide: essi si erano già accordati fra di loro, perché Moha prese per mano Cristiana e Keb fece altrettanto con Monia. “Io – rendicontò al ritorno mio marito – seguii il gruppetto in camera e mi resi conto che, quella sera, praticamente avrei fatto solo il guardone, tanto che mi misi subito a sedere nella poltroncina più vicina al letto. I tori spogliarono in un baleno le fanciulle e si denudarono altrettanto rapidamente (potei così apprezzare la notevole dotazione di Kebir, per quando visibilmente ridimensionata rispetto a quella del cugino). Cominciarono le danze che prevedevano i soliti passaggi per entrambe le coppie, scanditi dai gemiti e dalle vere e proprie urla orgasmiche delle femmine: leccatura della passera, scopata in fica in un paio di posizioni, spompinatura ad opera delle ragazze, inculata e infine breve relax con i protagonisti distesi abbracciati nel letto, con tanto di reciproche pulizie. Il secondo tempo ripeté lo stesso spartito, beninteso con sparigliatura delle coppie.
Nella fase finale, quando vidi che i due neri si apprestavano a dedicarsi a Cristiana avvinghiandola nella doppia penetrazione, scattai: mi spogliai, indossai il condom sul pisello da sempre in tiro e salii sopra a Monia che, distesa in relax, si stava godendo lo spettacolo che stava riguardando l’amica, e che mi accolse volentieri, ridacchiando ‘anche te!’: la baciai e scopai di voglia, stando attento a non venire, mentre lei mi accarezzava la schiena ma non cessava di guardare il trio steso accanto a noi. Appena i due tori ebbero lasciata Cristiana, per dedicarsi a Monia, mi precipitai sopra l’amica, che giaceva quasi inanimata, a parte qualche gemito che usciva dalla sua bocca, e con l’asciugamano lì a disposizione la ripulii alla meglio e la penetrai alzandole le gambe. Per quanto la baciassi e palpassi voglioso (scusami ma per me è un corpo assai attraente, praticamente nuovo), mi fece l’effetto di una drogata: vedevo i suoi occhi quasi inebetiti e il suo corpo quasi inerte, per quanto la sollecitassi e l’abbracciassi stretta; solo quando sborrai, gemendo di piacere, alzò un braccio e mi accarezzò il viso, guardandomi per la prima volta negli occhi e sorridendomi.
Anche in auto, al ritorno, risposero appena alle mie domande sul come valutavano la serata e sul giudizio da dare a Kebir: Monia, però, aveva lo sguardo sognante che ho visto in te martedì sera, dopo il doppio trattamento. Solo lei rispose, infine, ‘anche Kebir è un toro. Scusami ma dopo stasera ho una gran paura di essere diventata cazzo-dipendente dei due neri, come se fossi stata drogata. Dovrai abituarti, come dovrà abituarsi anche il mio fidanzato, ammesso che la storia con lui duri, non credo che potrò fare più a meno dei due africani. Pensando al mio ragazzo, provo paura solo all’idea di farmi vedere nuda e di fare all’amore con lui; figuriamoci se non si accorge della dilatazione che ha subito la mia patatina e figuriamoci se non si accorge che il mio culetto (che ho sempre salvaguardato dalle sue richieste) è diventato una specie di galleria a due corsie. Il merito o il demerito di questo è tutto tuo, sei stato tu a volerlo e a convincermi, quindi continuerò a fare la troia solo se tu vorrai che lo faccia e sarai sempre il mio tutore e compartecipante, il mio regista, io sarò solo l’attrice che esegue le tue disposizioni. E immagino che anche Cristiana la pensi come me: e per tua fortuna, visto che ogni volta paga pegno a te e puoi godertela in barba all’amicizia che ti lega al suo fidanzato cornuto. E’ così, Cristiana, anche se non parli, ho colto il tuo pensiero, vero, basta aver visto e sentito bene il tuo godimento…. O mi sbaglio?’. Ci girammo verso Cristiana, che sedeva dietro: la vedemmo, con la testa appoggiata all’indietro al sedile, annuire ripetutamente e dire solo: “sì, voglio continuare così, è una trasgressione che dà piacere e ottimismo, un inno alla vita, grazie a Paolo. Paolo, potrai continuare a scoparmi quando vorrai, ma ti prego, non dire niente a Gabriele, è così geloso!”.Da allora, infatti, i giovedì neri di Monia e Cristiana da Moha e Kebir – sempre accompagnate attivamente da Paolo in veste di cuckold attivo – divennero un appuntamento ineludibile, anche dopo il ritorno del fidanzatino londinese: novità poco gradita da tutti, anche dalla stessa fanciulla interessata, che infatti si liberò subito, la stessa sera del rientro (quando ci fu l’inevitabile presa di coscienza che le aperture della ragazza non erano più quelle del passato), dell’amato dottorando, che stava minacciando mortalmente le consolidate abitudini hard del trio.
 

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