Le bugie hanno le gambe corte

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Le bugie hanno le gambe corte

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Questo è il ricordo della mia giovinezza, sono trascorsi quarantacinque anni da allora ma la signora Gianna non la potrò mai dimenticare.
Avevo sedici anni, un fisico da uomo nonostante la giovane età, mi ero fatto crescere la barba che era molto folta a dispetto dei sedici anni e dimostravo qualche anno in più, con le ragazze dicevo di avere ventidue anni e questa bugia mi dava modo di avere delle avventure che un adolescente coetaneo poteva solo sognare.
Dopo la terza media non volevo più studiare e mio padre mi aveva trovato un posto di lavoro presso un meccanico della provincia di Milano, ricordo tutti i modelli delle auto di allora.
Il mio titolare non era un gran lavoratore, si assentava spesso dall’officina dopo avermi dato le disposizioni del lavoro da svolgere, usciva dicendo che andava per ricambi o alla camera di commercio e arrivava quando era ormai mezzogiorno oppure verso sera, mi chiedevo spesso dove andava ma non ho mai saputo spiegarmelo.
Io cercavo di arrabattarmi, e il fatto di essere quasi sempre solo mi aveva dato il modo di crescere e di diventare bravo nel lavoro
Quando arrivavano i clienti e volevano sapere il preventivo di una riparazione, mi inventavo i prezzi dicendo che poi il signor Michele avrebbe fatto loro lo sconto, ma in realtà poi capivo che le riparazioni da lui erano molto care per non dire un furto.
Una mattina di maggio, era arrivata la signora Gianna con la sua malridotta seicento che girava a due candele, io ero nella fossa intento a sostituire i freni a tamburo di una cinquecento, era scesa allargando le gambe
mostrandomi le mutande bianche,( chi ricorda le portiere con apertura anteriore sa che spettacoli si vedevano a quei tempi) l’avevo salutata gentilmente perchè era una bella donna e ne ero affascinato, lei si era abbassata per parlare con me dandomi la possibilità di apprezzare le due tettone di notevoli dimensioni:
“Mauro…… sono disperata…… hai sentito che rumore fa la mia macchina ? Non va più…. non ha niente di potenza, me la guardi ? Ne ho bisogno come il pane, non posso andare al lavoro perchè alla sera non ci sono i mezzi…. sono nelle tue mani, cosa può essere ?”
Ero uscito dalla fossa e con fare da esperto avevo detto di mettere in moto, poi avevo aperto il cofano posteriore e dato manualmente due colpi di acceleratore, avevo capito subito che sarebbe bastato sostituire due delle quattro candele e la riparazione sarebbe stata rapida e molto economica, ma date le disposizioni del signor Michele avevo dovuto mentire:
“Cara signora, quì potrebbe essere la quarnizione della testata e magari potrebbe essere necessaria una rettifica, sarà una bella somma…. poi magari il mio titolare per lei farà un prezzo particolare….. però penso che non sarà meno di trecentomila lire…”
Le si erano appannati gli occhi per la disperazione, stava per piangere e si era sfogata:
“Mauro, mi viene da piangere…. proprio in questi giorni che sono in un mare di difficoltà economiche…… non so proprio come fare, non li ho tutti quei soldi, e Michele non credere che abbia pietà di me…. quello è un ladro e se può ci specula anche di più…. aiutami tu….. non puoi aggiustarmela tu con un prezzo inferiore ? Quanto mi prenderesti se me la dovessi riparare tu ? “
Provavo una certa compassione per quegli occhi azzurri truccati che stavano per piangere, il suo profumo mi inebriava, non riuscivo a staccare gli occhi dal suo grosso seno, avrei dato non so che per una scopata con quella bonazza disperata, avevo imparato ad essere bastardo dal mio titolare e avevo azzardato:
“Potrei dirle di portarla nel cortile di casa mia e riparargliela questa sera dopo il lavoro…… ma….. Michele non lo deve sapere…… per il prezzo poi…… ci metteremo d’accordo, me li darà come potrà….. per lei farei pazzie “
A lei non pareva vero, mi aveva abbracciato e avevo sentito le sue tette contro di me, l’avevo stretta e baciata sulla guancia, tenendomi le braccia al collo aveva chiesto:
“Si, ma quanto mi fai ? Non è che poi devo andare a battere per pagarti…… e poi…. smettila di chiamarmi signora Gianna….. dammi del tu, quanti anni hai ?”
Avevo risposto ridendo entusiasta:
“Molto volentieri Gianna, ho ventidue anni….. se poi devi andare a battere…. dimmi dove vai che sono il tuo primo cliente….. ti riparerei la macchina gratis…”
Lei aveva riso forte e mi aveva risposto:
“Sei giovane ma sei già un bel porco…. io ho quarant’anni, diciotto più di te…. poi ho sempre quel coglione di mio marito in casa altrimenti….. vedresti…”
Le sue braccia erano sempre sulle mie spalle, il mio giovane cazzo era in tiro, non capivo più niente e con faccia tosta avevo azzardato:
“Ma proprio sempre sempre ? Non va mai a lavorare ? Facciamo così…. portami la macchina a casa mia, lascia le chiavi a mia madre, io te la riparo questa sera…. tu domani mattina vai a ritirarla e io domani sera vengo a farmi pagare…. mi paghi come e quanto vuoi…. sei bellissima Gianna…. non so cosa darei per te…”
Lei mi aveva sfiorato le labbra e sussurrato:
“Allora adesso vado prima che arrivi il tuo padrone, domani mattina la vado a ritirare e tu vieni a prendere i soldi alle otto domani sera, mio marito è di turno al lavoro fino alle dieci…. il prezzo me lo dici domani sera,,, sei d’accordo filibustiere ?”
Si era dileguata con quella carretta scoppiettante, a mezzogiorno il signor Michele era arrivato, le avevo chiesto due candele dicendo che mi servivano per la macchina di mio padre, avevo inforcato il motorino ed ero andato a casa, dopo aver pranzato velocemente, avevo sostituito le candele alla seicento, avevo messo in moto e come previsto il motore girava normalmente.
Alla sera visto che la riparazione era già fatta, ne avevo approfittato per lavare l’auto pensando alla signora Gianna, volevo essere gentile e avere qualche chanche in più con lei.
Il giorno dopo a pranzo avevo chiesto a mia madre se la signora le aveva detto qualcosa, lei mi aveva risposto:
“Si, mi ha detto che sei proprio un bravo ragazzo, è stata contenta che gliela hai anche lavata… ha detto di andare a casa sua questa sera dopo le otto che suo marito ti paga.”
Ero rimasto di sasso, mi aveva detto che suo marito non arrivava fino alle dieci…. brutta puttana…. ero incazzatissimo dentro di me, se doveva pagare suo marito gli avrei chiesto centocinquantamila lire, era pur sempre la metà di quanto avrebbe pagato all’officina di Michele.
La sera seguente avevo fatto un accurato bagno, non sapevo cosa mi sarebbe aspettato, alle otto puntuale avevo suonato al citofono della signora Gianna, si era aperto il portoncino ed ero salito al secondo piano facendo i gradini a tre alla volta, si era schiusa la porta ed ero entrato in un appartamento assai modesto, lei aveva una canotta gialla con una ampia scollatura ed una gonna molto corta con delle pieghe, ero attratto da lei come un ossesso ma avevo paura che ci fosse il marito quindi sottovoce avevo chiesto:
“Sei sola o c’è tuo marito ?”
Lei aveva riso, mi aveva sfiorato le labbra con un leggero bacio, mi aveva fatto il caffè, mi aveva fatto accomodare sul divano e mi aveva risposto:
“Te l’ho detto che mio marito fino alle dieci lavora, e fino alle undici non arriva, ci prendiamo il caffè poi mi dici quanto ti devo, sei stato molto carino, me l’hai anche lavata, è stata una riparazione difficile ? “
Avevo mentito e avevo elencato vari ricambi e svariate ore di lavoro lei mi aveva preso la tazzina vuota, si era seduta vicino a me, aveva avvicinato il viso al mio sfiorandomi di nuovo le labbra e con voce roca aveva chiesto:
“Quanto ti devo ?”
Le avevo passato un braccio intorno alla vita e l’avevo baciata sulla bocca, era un bacio profondo e lei rispondeva con larghi giri della sua lingua attorno alla mia, il mio giovane cazzo era un pezzo di pietra, avevo preso coraggio ed avevo intrufolato una mano tra le sue tette, lei aveva cominciato a sbottonarmi la camicia e mi accarezzava il petto che avevo cosparso di profumo, si era sdraiata attirandomi addosso a lei, staccando la bocca dalla mia aveva chiesto sussurrando:
“Quanto ti devo …..??
Ero completamente partito, le avevo risposto sottovoce:
“Mi devi un’ora d’amore Gianna…… ti desidero…. mi fai impazzire…..”
Lei aveva sorriso e mi aveva risposto:
“Allora di do due ore d’amore perchè una è per il lavaggio…..”
Ci eravamo spogliati e ci eravamo presi sul divano, era una esperienza sconvolgente, il suo corpo mi faceva impazzire e dopo mezz’ora di resistenza ero venuto dentro quella figa di donna tanto desiderata.
Il giovane cazzo tanto affamato, in pochi minuti era ritornato duro più di prima e la seconda scopata era stata anche più libidinosa della prima, la Gianna aveva dato il meglio della sua bocca e del suo corpo.
Alle dieci e mezza avevo cominciato a vestirmi per andarmene, lei mi aveva chiesto:
“Quando ci rivediamo ? “
Io ero sorpreso, credevo che sarebbe stata una unica volta e le avevo detto:
“Mi fai fare l’amore ancora ?”
Lei sorpresa aveva risposto:
“Mica sono una puttana, io ti volevo come amante, non per una riparazione….”
Non mi pareva vero, quella storia è andata avanti per un po’ di tempo, ci vedevamo tutte le settimane quando il marito lavorava, poi è stata la volta di un’altra riparazione, lei ha lasciato l’auto nel mio cortile e ha ciacchierato con mia madre, nel corso della chiacchierata mia madre aveva esaltato le mie doti di bravo ragazzo e confidava alla signora Gianna che non sono molti i ragazzi che a sedici anni si comportano bene come me, alla Gianna non pareva vero di avere un amante così giovane e bugiardo, le avevo detto di avere ventidue anni.
Quando alla sera seguente ci eravamo rivisti, era furibonda, mi aveva fatto sentire meschino e mi aveva detto :
“Stronzo, le bugie hanno le gambe corte…. non ti voglio più vedere !!!!!”
Ma io avevo saputo farmi perdonare e la nostra relazione clandestina era proseguita per sei anni, poi lei ha trovato un amante più adatto a lei e mi ha lasciato.

 

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