Lavoro e sesso matto

FACCIAMO SESSO AL TELEFONO! CHIAMA IL 899005022 O CLICCA QUI

Lavoro e sesso matto

Spread the love

Io, Alberto, un bel ragazzo di 33 anni e mia moglie Loredana, un gran bel pezzo di fica di 30 anni, lavoriamo insieme presso uno studio notarile e legale. Il notaio è Giulio, un uomo di 67 anni; l’avvocatessa sua moglie, una ancor splendida donna di 56 anni, è Barbara. Sono una delle famiglie più in vista della nostra cittadina in Sicilia. Io più col notaio, Loredana più con l’avvocatessa ma scambiandoci sovente i ruoli. Fra l’altro eravamo tutti la, in un appartamento studio nello stesso pianerottolo del loro appartamento privato. Mi venne un colpo quando, poco più di 2 anni fa, intravidi, attaverso la porta socchiusa dello studio, che l’avvocatessa e mia moglie si baciavano molto sensualmente. Forse pensavano di non essere viste. Mi raggelò il sangue ma stavo per entrare. Mi trattenni e anzi ritornai nella mia stanza che è anche quella di Mia moglie. Non le dissi niente e cercai di essere normale, come se non avessi visto niente. Però non potevo non pensare e ragionare: Che la signora Barbara fosse lesbica non me ne fregava niente, ma il fatto di avere la moglie lesbica mi faceva sentire uno straccio. Andavamo avanti così, con me che sapevo e con lei che sapeva che non sapevo. Me ne feci una ragione. Possibilmente l’avvocatessa l’aveva costretta magari dicendole che voleva lavorare con lei questo faceva parte del lavoro. E se l’avesse licenziata? Fra l’altro i regali, in soldi, da parte dell’avvocatessa facevano comodo e quando chiedevo Loredana rispondeva perchè eravamo fidati e bravi. Inoltre, devo dire, la faccenda diventò eccitante pure per me: che quando, mentre mi spompinava, pensavo che prima aveva leccato la fica dell’avvocatessa. Oppure la gran voglia di essere inculata dopo che l’avvocatessa le aveva leccato la fica. Insomma, se dovevo essere cornuto meglio sapere che mi tradiva con una donna che con un uomo. Solitamente era Loredana che l’accompagnava negli spostamenti in città o nelle città vicine. Almeno uno fra me e lei doveva essere in ufficio. Circa un anno fa l’avvocatessa aveva un’udienza di una certa importanza presso il tribunale di Palermo. Lei non guidava nelle lunghe distanze; nemmeno Loredana, per cui il notaio stesso mi pregò di accompagnarla io. Naturalmente fui a disposizione e l’avvocatessa non ebbe nulla in contrario anche se, magari avrebbe preferito la compagnia di mia moglie in quanto, dovendo partire la sera prima, avrebbero dormito in hotel nello stesso letto. Nello stesso letto invece ci dormii io. Naturalmente aveva prenotato due camere ma quella sera cenando al ristorante dell’hotel accadde l’imprevedibile. Prima voglio dirvi di Barbara. E’ una donna eccezionale, non solo dal punto di vista professionale e nella comunicatività, ma è anche una donna eccezionale dal punto di vista fisico. Intanto è bella e accattivante in viso anche se qualche segno dei suoi 56 anni è evidente. Inoltre, credetemi, nessuno direbbe che è una donna di 56 anni. Ne dimostra 10 di meno e per quello che avevo potuto notare durante questi anni non nascondo che l’avvocatessa me lo faceva diventare duro. Che tette innanzi tutto! Grosse al punto giusto, alte e, per quello che potevo ammirare quando era scollata, sode e lo spacco dei due seni a contatto; non l’avevo mai vista in costume, ma da quello che avevo potuto notare quando era vestita con abiti attillati, non un grammo di grasso in più nè sul ventre nè sui finchi; Il suo culo, quando camminava, mi faceva impazzire e le sue cosce che, per ovvi motivi, erano gli attributi che vedevo più spesso, erano da mostra. Ebbene quella sera al ristorante era splendida. Non era solo una mia impressione in quanto era ammirata da tanti altri. Una certa confidenza me la potevo permettere e glielo dissi scherzando: “Avvocatessa sta evendo un bel successo, tutti che guardano questo tavolo”. Si guardò attorno. “Chissà perchè. Che c’è di male se una sera mamma e figlio sono in hotel?” Disse. Le feci notare che potevano anche pensare di due amanti. Rise. “Che c’è? le sembra strano?” “Amanti? Non si vede che puoi essere mio figlio? Un ragazzo come te si metterebbe con me?” In quel momento pensai: chissà se all’avvocatessa che è lesbica e si fotte mia moglie il cazzo piace? “Avvocatè se una bella donna come lei ci sta quel ragazzo sicuramente ci si metterebbe”. Rise. “Una bella donna?” “Appunto”. La sua camera era prima della mia. Quindi si fermò e disse: “Ti svegli tu? Che fa ci facciamo svegliare dal servizio sveglia o mi dai uno squillo di cellulare e mi svegli tu?” La porta della camera era già aperta. Francamente non so come decisi di spingerla dentro, entrare pure io, chiudere la porta e schiacciarla al muro cercando la sua bocca. Nonostante mi resi conto che rischiavo il licenziamento non tornai indietro. Non tornai indietro anche perchè la sua bocca la trovai e la trovai pronta ad accogliere la mia lingua. Evidentemente tutti quei discorsi una certa voglia, non dico di cazzo, almeno di sesso e di godimento, gliela avevano fatto venire. Eravamo in primavara. Indossava un tailleur blu con la giacca direttamente sul reggiseno. Mentre le tenevo la testa incastrata tra il muro e la mia bocca e le nostre lingue si intrecciavano vogliose, liberai i due bottoni della giacca, gliala aprii e infilai le mani dentro accarezzandole la schiena e il ventre. “Mmmmmm” sento dentro la mia bocca. Capii che ormai non si poteva tirare più indietro e le tirai le tette fuori. E che tette! Che tettone!. Gliele palpai mentre gemeva e poi mi chinai e presi a leccarle. “Ahaa siiiii” gemette quando le succhiai il capazzolo tenendomi la testa li lei stessa. Strofinando il cazzo su di lei mi liberai della giacca. Mentre lo facevo lei, con la testa appoggiata al muro e con le tette al vento mi guardava con un sorrisino di mortificazione ma di voglia. A quanto pare all’avvocatessa il cazzo non dispiaceva e se lo gustava sul ventre. Buttai la mia giacca a terra e le sfilai la sua buttandola pure a terra. Quindi ripresi a baciarla e nel mentre lei sbottonava la mia camicia. Minchia la signora avvocatessa! Sotto la camicia non indossavo niente. Me la sfilai e me la sfilò. Quindi prese ad accarezzarmi le spalle e la nuca. Dopo una lunga slinguataccia giocai col suo collo e il suo orecchio e non ne putè più. “Ahiaaaaaa! Albè. Siiiiii”. Trovai la cerniera della gonna e la tirai giù. Scivolò leggermente, mesi le mani dentro e le palpai il culo. “Albè, sii, sii, mettiamci a letto” disse. La sua gonna era mantenuta sola dai fianchi, sedetti sul bordo del letto e gliela tirai completamente giù fino ai piedi. Mi resi conto che non mi ero sbagliato su quello che pensavo delle sue cosce: Belle, stupende, polpose, ben tornite e lisce. Aveva gli autoreggenti e tutto appariva ancora più eccitante. Ci spogliammo insieme e poi io sopra di lei. Eravamo solo in slip e il mio cazzo prigioniero premeva forte sul suo pube palpitante. Dopo una lunga sequela di slinguate mi misi in ginocchio di lato, piano piano intrufolafo la mano dentro i suoi slip, fra la sua peluria. Ogni cm che andavo giù era un gemito. Prese a tastarmi il cazzo da sopra glip e quando io raggiunsi il clitoride: “Ahaaaaaaa” sibillò a bocca spalancata tirandomelo fuori. Io giocavo con la sua fica e lei col mio cazzo. Lo guardava vogliosa e allora mettendomi di fianco andai con la faccia fra le sue cosce meravigliose. Che 69! La troia dell’avvocatessa, non metto in dubbio che ci sapesse fare con la fica di mia moglie, ma devo dire che il cazzo lo sapeva trattare veramente bene. Ebbe un orgasmo che a mia moglie così non l’avevo visto godere mai o magari si sapeva trattenere. Lei scoppiò stringendomi la testa fra le cosce e agitandosi come una pazza. “Aohhoooooo, ihiiiiiiiiiiisiiiiii”. La tirai sopra di me e mi cavalcò. Il mio cazzo era tutto dentro. Io giocavo con le tette strizzandole i capezzoli e lei godeva guardandomi col suo sorrisino di soddisfazione. Godette ancora e dopo, capovolgendoci, continuammo con lei sotto ed io fra le sue cosciazze. “ti piace il cazzo, godi, godi ancora” le dicevo dandole per la prima volta del tu. “Siiii! Eccome se mi piaceeee. Così, cosìììì, ancora cosìììììììì”. Mi incatenò col le sue gambe e sobbalzavamo insieme. “Ancora, di nuovooooo godoooo, vengooooooo” gridò. E ci slinguavamo freneticamente mentre sobbalzavamo assieme facendo tremare tutto il letto. Sta troia non mi fece resistere più. Glielo volemo mettere in bocca ma non feci in tempo: le sborrai a metà strada tra il ventre e le tette e lei lo prese menandolo velocemente. “Tutto addosso me l’hai buttato. Mi devo lavare” disse alzandosi e andando in bagno. Minchia che culo! come le rimbalzava! Gielo volevo sfondare ma non volevo essere troppo invedente e volevo vedere lei. Ritornò con il rotolo di carta igienica. Mi asciugò facendomelo indurire di nuovo. “Stai calmo, domani ci dobbiamo alzare presto, dobbiamo dormire. Ora basta abbiamo fatto abbastanza. Anzi più. Sei sicuro che ti svegli?” “Si. Comunque punto il cellulare”: Dopo di che si girò dandomi le spalle e si copri. Spensi la luce. Mi svegliai durante la notte. Non so se per istinto o per la voglia che avevo ancora di lei. Il fatto sta che il mio cazzo si sistemò fra le sue chiappe e in momento diventò più duro del marmo. Non so se il suo fu un gesto istintivo o un gesto dovuto alla voglia di cazzo. Il fatto sta che alzò la coscia e il cazzo ritrovò da solo la strada giusta. Presi a muovermi lentamente e lentamente lei mi veniva incontro gemendo. Lei era più vogliosa di me e godette di un orgasmo immediato e travolgente. Spostai il cazzo su, sull’ano e glielo strofinai. “Se mi fai male ti licenzio” sussurrò. “Non ci credo avvocatè, che dice al notaio che mi ha licenziato perchè l’ho inculata? Avvocatè ci penso io”. Mi bagnai le dita di saliva e glielo bagnai profondamente ficcandole pure un dito. Le piaceva. Ansimava e si dimenava. Quando le ficcai la cappella dopo un ahi iniziale prese ad agitarsi e ne approfittai per metterglielo tutto dentro. “AAhiiiii!” Presto il suo respiro si fece affannoso e facendo passare la mano fra le sue cosce la portò dietro per controllare se fosse tutto dentro e palpandomi le palle. Le sborrai nel culo e godette ancora. La mattina quando la svegliai disse che ce l’aveva tutto indolenzito. “Avvocatè oggi vinciamo la causa con un colpo di culo” le dissi. Rise. “Speriamo”– Andai in camera mia e disfeci il letto per evitare che le inservienti capissero. Feci la doccia, La chiamai e andammo in tribunale. La causa? la vincemmo. Glilo dissi: “Ha visto avvocatè”. Rise.– Passarono due settimane e un sabato pomeriggio, quando non lavoriamo, mi chiamò. “Mi fai il favore che vieni, ho bisogno di te per alcuni fascicoli che non trovo”. Il notaio suo marito era fuori per la stipula di alcuni atti. Davanti a mia moglie feci finta di essere incazzato. “E dai che ci fa” disse. La trovai In vestaglia e sotto la vestaglia niente. Un bel 69, le sborrai in bocca, una bella spagnola un mezzo pompino e poi lo volle nel culo.

 


ASCOLTA AUDIO LIBRI EROTICI - PROVA 30 GIORNI GRATIS

One thought on “Lavoro e sesso matto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.