L’anziana cicciona

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L’anziana cicciona

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Ci eravamo conosciuti venti anni prima, a quei tempi avevo quarant’anni e i sabati che mia moglie era di turno in ospedale, io ne approfittavo e di nascosto frequentavo una balera a Milano.
Era un locale senza pretese, suonavano prevalentemente liscio e le donne che lo frequentavano erano perlopiù malmaritate o vedove con una età media intorno ai cinquanta.
Avevo un bel fisico ed ero un discreto donnaiolo per cui qualche avventura mi capitava con donne più vecchie di me.
Adriana era una bella donna, aveva cinquantacinque anni, anche se non li dimostrava, me lo aveva detto una sua amica invidiosa di lei e dei successi che aveva con gli uomini, successi dovuti al fatto che era facile alle avventure.
Era una assidua frequentatrice, ed avevamo ballato spesso i lenti insieme, mi aveva confessato che il marito andava al circolo e lei si divertiva con il ballo, l’avevo corteggiata ed in breve tempo eravamo finiti a letto in casa sua quando il marito era al lavoro.
La relazione era durata otto anni, fino a che il marito era andato in pensione, a quel punto non potevo più frequentare casa sua e neanche la sala da ballo in quanto mia moglie non faceva più i turni quindi ci eravamo persi di vista.
Un giorno di giugno dello scorso anno mia moglie era andata nel nostro appartamento al mare per portare le chiavi ai muratori che la settimana seguente avrebbero iniziato i lavori di ristrutturazione del bagno, sarebbe tornata il giorno dopo.
Quel giorno mi ero ritrovato a bighellonare per Milano nel primo pomeriggio, passavo con l’auto sotto casa di quella focosa amante immerso nei ricordi, lei si era miracolosamente materializzata, l’avevo vista e avevo bloccato l’auto, ero sceso a chiamandola per nome, lei mi aveva salutato con entusiasmo, eravamo andati in un bar poco lontano per rimembrare i vecchi tempi ed eravamo stati due ore a chiacchierare.
Era rimasta una bella donna, bionda con i capelli raccolti sulla nuca, con le rughe dovute all’età, ma con un viso e dei lineamenti molto belli, quello che saltava all’occhio era il suo fisico appesantito, mi aveva confidato che da quando aveva smesso di andare a ballare aveva messo su venti chili.
Avevo scherzato dicendole:
“Ma lo sai Adriana che a me piacciono le donne in carne, solo a guardarti le tette mi verrebbe voglia di toccartele, a guardarti la bocca mi tornano in mente i tuoi baci…… eeehhh…… i pompini…… se ci penso mi viene duro…..”
Lei non aveva perso l’ironia di un tempo e ridendo aveva risposto:
“Ah ah ah ah….. guarda che se non fosse perchè sono cambiata nel fisico…. ti metterei alla prova….. però posso dirti che i baci li so dare come quelli che hai conosciuto….. i pompini …… anche….. le gambe le so ancora allargare…… è solo l’ingombro della ciccia…. quanto alle tette……. quando le hai provate erano una quarta…. ora sono una sesta….. ahahahah…… ridiamoci su.”
La guardavo e mi sentivo attratto dalla sua ciccia, le dissi serio:
“Mettimi alla prova…… ti scoperei come un toro…… mi hai fatto venire voglia….”
Anche lei si era fatta seria, guardandomi negli occhi aveva risposto:
“Sto andando a casa, mio marito è a Padova da sua sorella per una divisione ereditaria, torna a fine settimana e sono a casa sola…… se vuoi salire da me…… io vado prima…. la strada la sai…… aspetta cinque minuti e poi vieni su…..”
Poco dopo mi ero ritrovato in quella casa che tante volte avevo frequentato da amante clandestino, la camera da letto non era cambiata, il bagno che avevo usato per il bidet e dove mi ero spogliato, avevo notato che era nuovo, ero eccitato, ero uscito nudo come a quei tempi, conoscevo la strada e conoscevo le abitudini di Adriana, lei era nel letto coperta dal lenzuolo, lo avevo scostato e lei aveva fatto una leggera resistenza per l’imbarazzo della sua ciccia ma io mi ero sdraiato vicino a lei baciandola e carezzando quel corpo imponente, il mio cazzo durissimo dimostrava che la donna mi attraeva come in passato, le sue labbra scesero a cercare l’uccello durissimo e iniziò un pompino che non risentiva minimamente degli anni passati.
Le cosce grosse anzichè diminuire la mia voglia mi davano una iniezione di libidine, faticavo a sditalinarla, quando introdussi il mio dito medio la trovai bagnata, pensavo che a quell’età forse aveva dovuto usare un lubrificante ma quando dopo pochi minuti aveva squirtato come venti anni prima, mi ero ricreduto e non avevo resistito dal scivolare in lei.
La baciavo e mi spingevo dentro lei con colpi sempre più forti, le tette grandissime e cadenti ai lati erano morbide e eccitanti, non riuscivo a connettere e sborrai in profondità di quella donna così anziana e così erotica.
Mi rilassai di fianco a lei tenendole la mano come se il tempo non fosse mai passato, ero assorto nei miei pensieri e contavo i miei sessant’anni ed i suoi settantacinque ma non mi riusciva di trovare la differenza di età, mi piaceva quel corpo e il mio uccello involontariamente tornò duro, fu un’altra scopata lunga e più appagante della prima.
Poichè la sera era sola mi invitò a cena, quando telefonò suo marito, eravamo di nuovo sul letto, io ero sopra di lei, sentivo la voce di lui che la ragguagliava sugli sviluppi delle volture, quando le chiese:
“E tu ? Tutto a posto lì ?”
Lei rispose:
“Si….. tutto a posto….. oggi è venuto a scoparmi il mio amante…… abbiamo mangiato e adesso siamo nel letto che facciamo l’amore…… poi lo faccio dormire quì visto che non ci sei tu….”
Avevo sentito chiara la risata del marito incredulo:
“Va là vecia troia…….. vorrei vedere chi ti prende…..”
Io ero dentro la sua figa e facevo un lento su e giù, lei mi limonava, si staccò e rispose:
“Si….. stanotte mi sento proprio troia…… ma non vecia….. ti saluto perchè ho un cazzo dentro di me…… duro…… non come il tuo che non risponde più….”
Riprese a baciarmi mentre lui in dialetto diceva:
“Note vecia troia…… “
Lei non rispose più perchè le nostre bocche erano incollate, si limitò a chiudere la conversazione ed il ritmo della scopata aumentò perchè la telefonata ci aveva caricati di libidine.
Quella notte dormimmo insieme, ci eravamo ritrovati e dovevamo approfittare della assenza del cornuto.

 




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