Che imprudenza!

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Che imprudenza!

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A mente fredda mi resi veramente conto che era stata un’imprudenza. Vero è che ancora l’ordine delle autorità di rimanere chiusi a casa non c’era, ma era altrettanto vero che il contaggio del coronavirus era arrivato pure in Sicilia. E dire che lei, Giusy, Tanto per rimandare il suo ok, mi chiese, scherzando e sorridendo, se avessi il coronavirus. “Io no. E tu?” “Nemmeno. Almeno credo.” Ridemmo insieme e poi continuò: “Però una cosa così, senza impegni”- Io, Claudio, oggi sono un uomo sposato di 52 anni ancora in perfetta forma fisica. Per caso un pomeriggio di qualche settimana fa mi trovavo in un supermarket che non era il nostro abituale. Ci riconoscemmo dopo esserci guardati per un bel po di secondi. “Ciaooo! Tu sei?” Esclamai meravigliato. “Ciaoo. Io sono. Che ci fai tu qui? Sei del tutto fuori zona”- Non ci vedevamo da un sacco di anni. Facemmo il conto insieme: quasi 5 anni. Ci vedevamo più spesso prima che lei e Gianni, un mio collega, 4 anni fa, si separassero. La trovai ancora bella e sensuale nonstante i suoi 49 anni e man mano che parlavamo glielo dissi. Sorrise compiaciuta e disse che stavo bene pure io. Eravamo tra gli scaffali e la gente passava con i carrelli accanto a noi ma, nonostante ciò, stando quasi mezz’ora fermi, ci fu possibile, parlando, revocare certi ricordi. Quali? Le belle 5 scopate di 12 anni fa. Le dissi che nessuna mi aveva più segato con i piedi come aveva fatto lei. “Non ci credo” disse arrossendo. Da li tutto per rifarlo. —– Per quanto mi riguarda i momenti libidinosi e lussuriosi sono, per l’appunto, quelli di 12 anni fa quando ci siamo conosciuti. Con Gianni siamo ed eravamo colleghi stimandoci tanto. Non conoscevo sua moglie. Sapevo in quale ufficio lavorava perchè ne parlavamo tra colleghi. Come pure di mia moglie e di mogli di altri. Per la verità, un amico che mi era venuto a trovare in ufficio, notando l’ottimo rapporto tra me e Gianni, in confidenza mi disse che sapeva che la moglie, in ufficio, qualche piacere lo faceva. Naturalmente non diedi peso a queste dicerie. Conobbi Giusy in occasione di una festicciola quando una collega più grande di noi volle festeggiare il trasferimento del figlio dal nord al nostro ufficio. Invitò tutto l’ufficio in un locale e fin da subito Giusy mi fece una bella impressione. Allora aveva 37 anni, io 40. L’impressione è una cosa l’eccitamento un’altra cosa. Infatti, durante un ballo libero, non potei non notare, mentre tutti ci agitavamo, i suoi movimenti lenti e sensuali e le smorfiette del suo viso ingenuo e da troietta nello stesso tempo. Mi faceva morire. Le sue gambe ben formate, velate da un paio di calze nere, che si aprivano e richiudevano lentamente forzando con le cosce la gonna attillata di colore viola scuro; i suoi fianchi rotondi che rotevano mettendo in risalto un gran bel culo e le sue tette che, nonostante la lentezza dei suoi movimenti e del fatto che non fossero tanto grosse, sobbalzavano, ebbene, ripensando a quanto mi aveva confidato quel mio amico il mio cazzo andò per i fatti suoi senza dare ascolto alla mia mente. Figuratevi che subito dopo, mia moglie, ballando un lento insieme mi chiese come mai. “Se mi fai eccitare che ci posso fare? Sei bona stasera” Babbu, solo stasera? Che fa non puoi resistere fino a quando torniamo a casa?” Speravo che Giusy non si accorgesse della libidine che aveva scatenato in me. Infatti non potevo fare a meno di guardarla in un certo modo. Il colmo fu quando, nel corso della serata, involontariamente, la mia sbattè sul suo culo. In seguito a questo mi sentii come stuzzicato da lei: mentre ci esibivamo in quei balli di movimento cercava il mio sguardo e faceva in modo di apparirmi ancora più sensuale e poi un segnale che mi aspettavo: Facendo il trenino si accodò dietro di me e mi diede un bel po di pizzicotti sui fianchi. Poi mi guardò come per chiedermi se avessi capito. Pur rientrando a casa tardi mia moglie mantenne la promessa. Solo dopo una strepitosa scopata potei scaricarmi e addormentarmi. Dopo qualche giorno transitavo nei paraggi dell’ufficio di Giusy per motivi di lavoro inerenti al servizio che avevo in ufficio. Decisi che se avessi trovato il posteggio, non era facile, sarei andato a trovarla. Ebbene andai a trovarla e quando mi chiese cosa ci facessi la e se avessi bisogno di qualcosa, risposi che ero li per lei, per dirle che era stato un piacere conoscerla. Anche per lei. Naturalmente Non potevamo non parlare di quanto era stata divertente quella serata. Parlava con quel suo atteggiamento da ingenua e spesso non sosteneva il mio sguardo. Prima di andare via non ebbi il cattivo gusto di chiederle il numero di cellulare ma le chiesi se avesse la linea telefonica diretta chissa avessi avuto bisogno del suo ufficio e mi diede il numero. Ci salutammo cordialmente. Non mi davo pace perchè quel suo atteggiamento da ingenua mi diceva tanto. Così due mattine dopo la chiamai. Mi disse di richiamarla perchè era occupata con un utente. Sembrava dispiaciuta. “Fra un’ora?” Chiesi, “No, no, prima.” Riprovai dopo un quarto d’ora. Mi chiese se avessi bisogno e le risposi di no. “Allora?” “Voglio parlare con te. Mi piace parlare con te. Che ci trovi di strano?” “Niente” “Tu non ci vuoi parlare con me? che ti sono antipatico?” “No per carità! Che dici?” “Allora ti sono simpatico.” La sentii ridere sonoramente. “Simpatico ti sono?” “Si. Perchè no?”—-Per ovvi motivi non posso riportare i dialoghi delle varie telefonate. Si, perchè la richiamai spesso e i discorsi, di volta in volta, si facevano sempre più intriganti e poi sempre più intimi. Ormai era un’abitudine e quando si verificò che non potei chiamarla per tre giorni, il quarto giorno mi chiese del motivo. Mi spiegai e poi parlando che nel pomeriggio sarebbe stata a casa da sola perchè la figlioletta era dai suoi. Gianni, lo sapevo già, era fuori e sarebbe rientrato sul tardi dopo aver ripreso la bambina. L’idea fu fulminea: sarei andato a trovarla senza avvisarla. Giusto giusto l’antrone era aperto e quando suonai all’uscio, dopo avermi visto attraverso l’occhialino, aprì e meravigliata esclamò: “E che ci fai tu qua? Così all’improvviso senza dire niente?” Entrai. indossava una vestaglietta in cotone a righe trasversali nere e celesti. “Sono venuto perchè non ne potevo più. Non pensi che abbiamo aspettato troppo”- Eravamo in soggiorno e dietro di lei vi era un divano verde che per me poteva andare pure bene. “troppo cosa?” facendo l’ingenua. La presi per fianchi. “Lo sai benissimo cosa voglio dire” le dissi cercando la sua bocca. “No, no, non roviniamo questa bella amicizia” ribattè muovendo la testa. Invece, essendo deciso a costo di rovinarla, incollai la mia bocca alla sua assaporando le sue labbra. Cazzo! Altro che rovinare l’amicizia, fu lei prima a farmi sentire la sua lingua e la risucchiai in bocca succhiandola avidamente; poi, col respiro già affannoso, fu lei a gustarsi la mia finchè non restammo a slinguarci per non so quanto tempo mentre le mie mani le palpavano il culo, prima da sopra la vestaglia e poi, alzandogliela, da sopra le mutandine. “No claudio, cerchiamo di controllarci”- Invece le slacciai la vastaglia. “No” disse cercando di coprirsi. Sotto la vestalia era in mutandine e reggiseno. Spingendola sul bracciolo imbottito del divano glielo dissi chiaramente che sognanvo la sua fica. La vestaglia era completamente aperta. Che spettacolo! Che Bona! Fra l’altro con la schiena sul divano e le cosce sul bracciolo non ne che avesse tante possibilità di muoversi senza essere aiutata. Mi sfilai il giaccone e andai a leccare il suo ventre. Si contorceva e presto mi teneva la testa dicendo si. Anche a me veniva scomodo, quindi prendendola per le gambe la feci girare. Scivolata sul divano com’era, lentamente, mentre le leccavo il ventre, nel sentire i suoi gemiti, le sfilavo le mutandine. Mentre le facevo scendere lungo le cosce e le gambe le mordicchiavo il monte di venere fra la peluria nera e riccia. Quindi le allargai le cosce, le leccai l’interno delle cosce e poi sfiorai il clitoride facendole perdere il controllo di se stessa. La leccai prima con la punta della lingua ficcandogliela pure dentro e quando incominiò a dire: si, siii, Claudio siii, mi piaceee, a lingua piena spalancandole le labbra della fica. Scoppiò in un orgasmo che sembrava un uragano e dopo restò abbandonata a guardare me che mi abbassavo i pantaloni. Le dissi li togliersi la vastaglia. Lo fece da seduta e poi la spinsi dalla nuca e portai la sua faccia sui miei slip rigonfi. Mentre me lo mordeva da sopra gli slip mi guardava lussuriosamente. Fu lei stessa a tirarlo fuori. Lo impugnò. due colpi di sega e prese a leccarlo. Lo presi io e glielo sbattei sulle guance dicendogli: Vediamo se sei così brava da afferrarlo in bocca. Sorrise, fermò la mia mano e lo imboccò. dissi che era un’artista e per apparire più brava prese a leccarlo tutto. Poi mi spompinò per un bel po e poi mi accomodai al suo fianco e le dissi di salirmi su. Mentre mi cavalcava le toccai la fica bagnata e, in modo che lei mi vedesse, portai le dita in bocca dicendole che era gustosissima. Scese lentamente facendosi infilzare dal mio cazzo. Ogni cm che entrava era un gemito e poi quando lo fece sparire tutto dentro prese a fare su e giù ed io misi il viso fra le sue tette leccandole ad una ad una e a morderle i capezzoli. Era fuori di se e prese a roteare il bacino facendomi sentire strane sensazioni libidinose che quasi mi portavano all’orgasmo. Mi trattenevo e poco dopo fu lei ad esibirsi nel suo secondo orgasmo ancora più tumultuoso del primo. Ma continuo a gustarselo ancora e prendemmo a slinguarci furiosamente. Mi scavalcò, se lo rimise in bocca dicendo che mi faceva venire così. Io invece la feci sedere con la schiena bene appoggiata e salii con i piedi sul divano. “Che fai?” Chiese. Le dissi di aprire la bocca e glielo ficcai dentro. giocammo per qualche minuto per vedere quanto ne poteva ricevere la sua bocca. Nel frattempo ridevamo. “Ora succhia” le dissi. Riprese a spompinarmi e poi, incatenandole la testa sulla spalliera, la scopai freneticamente in bocca fino a quando non gliela riempii tutta di sborra. Mi fece segnale di spostarmi e si asciugò con le sue mutandine stesse. Mi disse che questa non se l’aspettava e poi basta, che dovevo andare. Io ne volevo ancora e lei mi pregò di no promettendomi che l’avremmo rifatto. Lo facemmo ancora per 4 volte e sempre a casa sua. La seconda volta le sfondai pure il culo. La terza volta mi fece quella famosa sega con i piedi e le altre due volte le iniziammo con un 69 da capogiro. Poi non fu più possibile. Volle interrompere lei ed io non insistetti perchè non era facile neanche per me. Ogni tanto ci vedevamo ma mai da soli e neanche ne parlammo più. Poi la notizia dataci da Gianni stesso che si erano lasciati. E poi l’incontro al supermerket. Dunque dopo la lunga discussione mi disse di seguirla a distanza verso casa sua. Cazzo! come quella prima volta: la presi eccitato e poi tutto il resto facendomi riprovare quella famosa sega con i piedi. La trovai bona come allora. certo gli anni sono anni ma devo dire che è ancora un gran bel pezzo di fica. Le dissi se potevamo ancora e mi rispose: “Poi si vede” “Ci risentiamo?” “Va bene” Giù, ma non ce l’hai qualcuno? Come fa una femmina come te senza”. Risolino e: “Non ci posso stare senza, l’hai capito no?”

 


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