Adam, seconda parte

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Adam, seconda parte

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Sono a casa stremata ed eccitata, mi sbollo ed arriva Sandro, mi bacia, per fortuna avevo avuto il tempo di sciacquarmi bocca e gola, mi stringe – Mi sei mancata, amore – anche tu Sandro.
Andiamo a letto e… come si sa la notte porta consiglio; non mi ero pentita di quello che avevo fatto, anche se per me era successo per la prima volta, ma mi ero calmata per cui ero molto più fredda nel ragionare; la storia non doveva avere nessun seguito, ho perso la testa per un momento, delizioso ma passeggero. Al mattino:
– a proposito, Marta, Adam mi ha chiesto se potevi fargli compagnia a comprare un regalo per una ragazza.
Blocco totale – quando l’hai sentito? – poco fa mentre eri in doccia, non deluderlo lui ha detto che ripone molta fiducia in te. (Sì, molta fiducia, so bene io cosa vorrebbe riporre in me) – va bene, quando verrà a prendermi? – Ha detto fra un’oretta, a te sta bene? – Sì, sì, benissimo.
Io non so quali erano le sue intenzioni, ma io sarei stata di ghiaccio. Adam, è arrivato, esco e salgo in macchina con più attenzione rispetto alla sera prima; ci avviamo verso un centro commerciale, lui impassibile, io altrettanto. Entriamo in una gioielleria
– qual’è la tua idea Adam?
– io avevo pensato a degli orecchini inizialmente ma poi posso affidarmi a te.
Chiesi al commesso di farcene vedere un po’ di scelte, Adam passò da destra a sinistra alle mie spalle strusciandomi quel famoso cannolo sulle natiche.
Così no, diventava una tortura, perché mi appariva agli occhi la visione di quella meravigliosa cappella. Tornò alla posizione iniziale e lo strusciò di nuovo; ripetè più volte questo movimento con la scusa di voler vedere meglio e io stavo iniziando a bagnarmi. Comprammo un paio di orecchini e uscimmo.
In auto incominciai ad arrabbiarmi:
– cosa credevi di fare, volevi eccitarmi?
– no, cercavo di vedere bene cosa ci esponeva il commesso
– davvero? a me sembrava tutt’altro
portai la mia mano sulla sua patta, era durissimo
– e questo? è dovuto agli orecchini?
– no, al tuo gran culo, mi sarebbe piaciuto nel negozio fartelo sentire fra le natiche strusciandolo sul buco per poi fartici colare sopra tutta la sborra possibile
Quelle parole, quel linguaggio, l’immagine della sborrata, un fiotto di liquido caldo fuoriuscì dalla mia figa bagnando tutta la mutandina e il sediolino.
– smettila Adam, non puoi parlarmi così, sono comunque una signora
– che aveva promesso di tentare di ingoiarlo tutto facendoselo arrivare fin giù giù alla gola, tanto che la mia sperma sarebbe riuscita dalla figa
Altro fiotto, sediolino sempre più bagnato, stavo andando in estasi solo con le parole e l’immaginazione, mai mi era accaduto una cosa del genere. Presi la sua mano destra e senza ulteriormente distrarlo dalla guida la portai alla mia figa.
– guarda che stai combinando, senti come sto bagnataaa
Spostai le mutandine e feci scivolare un suo dito dentro di me
– aaaaaah, belloooo, e ade…sso faaaa…mmi venireeee; sìiii muovilooo cosìiii… dai dai… più sveltooo… daii… daiii… ficcalo più dentrooooo… non ti fermareeee… stoo… p…per ve…niii…reeee… eccooo…. daiiii… sìiii… sìiii… vengoooooooo….. sìiiiiiiiiiii
il mio bacino si spostava con colpi in avanti e il bagno del sediolino fu totale, lui continuava a dimenare il dito dentro di me senza manco farmi riprendere
– ba…sta fer…ma..tiii… siii… noooo… no…non…. fer… martiiiiii… aaaaaah….. oooooh…. sìii ancoraaaa… vengoooooooo… va…iiiiii…. stoo… cacciaaaa…ndo uuuun… laaaagooooooooo…. sìiiiiii….
Adam continuava a guidare e a sditalinarmi ininterrottamente e io venni una terza e una quarta volta e ne avevo sempre più voglia, ero sempre più eccitata; gli chiesi di fermarsi ancora una volta e lui finalmente lo fece, dopo però che venni per la sesta volta.
Ero spossata e distrutta ma… super eccitata ancora. La sua patta era rigonfia come non mai; arrivammo sotto casa mia. Adam disse porgendomi il suo dito:
– vuoi leccare i tuoi umori? o li lecco io?
Fu per me un’altra botta e fiottai ancora una volta, cominciai a succhiargli il dito, lui mi si avvicinò all’orecchio e:
– adesso ti passerei lungo la schiena il mio cazzo, scendendo fino al culo, gli farei sfiorare l’ano per poi risalire di nuovo verso la schiena
E io: – aaaah, oooooh…. ven…goooooooooooo
– Marta, ho un fiume di sborra da farti bere, tanta che non riusciresti a ingoiarla tutta
– siii, Adam, la voglio… la voglio… aaaah…. la voglioooooooooo…. vengoooooooo…
Avevamo rischiato, per fortuna non c’era nessuno che passava. Io ero all’ottava venuta, dovevo risalire su a casa quanto meno per riprendere fiato prima che tornasse mio marito. Malgrado tutte le venute e gli eccitamenti, ero dispiaciuta per non aver avuto un incontro ravvicinato con quel cazzo straripante che Adam aveva tra le gambe. Arrivata a casa mi spogliai e mi preparai per una doccia, anche fredda semmai, quando squillò il telefono, era Adam:
– Hei, Marta, quì c’è una grossa cappella che mi ha chiesto quando potrà farti la festa, che dici?
– ciao Adam, gli lascio un bacio e una leccata.
Pensai, ma, mi libererò più di questo ragazzo? ed io voglio liberarmene? ho una voglia addosso che credo nemmeno la doccia fredda riuscirà a calmare.

 


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