A mio marito piace giocare. Io ci ho preso gusto e l’ho pure tradito

A mio marito piace giocare. Io ci ho preso gusto e l’ho pure tradito

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Io sono Rosa e ho 41 anni, mio marito è Luciano e ha 43 anni. Siamo sposati da 14 anni e abbiamo 2 figli. Abitiamo a Ragusa. Sono una bella donna. Morettina con capelli lunghi e attraente in viso; non sono tanta alta ma nei miei 160 cm c’è una grande armoniosità di curve sensuali: tette sode terza misura, ventre piatto nonostante 2 gravidanze, un bel culo e un paio di cosce polpose e ben tornite. Circa 2 mesi fa, un sabato sera d’agosto, eravamo di ritorno da una località fuori città per una serata in pizzeria con gli amici di sempre. Non ci vedevamo da tempo a causa del corona virus. Ero incavolata perché, non era mai successo o non ci avevo mai fatto caso, mio marito si era fissato con le cosce di Claudia e lei era come se lo facesse di proposito a farsi guardare. Glielo dissi irritata e lui non negò. Discussione pacata ed, ad un certo punto mi disse di farmele guardare pure io tanto ce le avevo più bone di quelle di Claudia che ha 2 anni meno di me. “Se le mie sono più bone che bisogno hai di guardare quelle sue? Ti rendi conto di come sei? Perché me le devo fare guardare? E poi da chi e per quale motivo. Devo fare come Claudia?” Disse che ci pensava lui a farmele guardare proponendomi di andare in posto frequentato da guardoni, tanto veniva di passaggio. Non conoscevo quel posto. “Lo scemo che sei! Non mi voglio fare guardare. E poi tu davvero lo faresti?” Arrivammo, proprio in quel momento, in un’area di sosta con un grande piazzale e si fermò lateralmente. Era notte ed ebbi paura. Gli dissi di non scherzare e di andare a casa. Invece mi fece notare una macchina ferma e un tizio ritto, lato passeggero. Dal finestrino usciva fuori un braccio. Era la lei che giocava col cazzo del tizio. Eravamo ad una ventina di metri, non si vedeva chiaramente ma era evidente. Luciano mi disse dei mariti che portano le mogli a divertirsi in questo modo. Avevo timore ma lo trovai eccitante. Ebbene, devo confessare che eccitarmi è il mio punto debole. Mi eccito per poco, basta un semplice complimento sui miei attributi femminili o, addirittura, per un semplice: quanto sei bona. Accade frequentemente e, di recente, è un mio collega che mi assilla. Senza successo però. Non avevamo notato che oltre a quel tizio che stava godendo delle attenzioni di quella signora, ve ne era un secondo a circa 5 metri di distanza con la mano sulla patta dei pantaloni. Costui, ad un certo punto, puntò nella nostra direzione. Sicuramente pensava che fossimo una di quelle coppie. Non lo eravamo ma ci diventammo quando si avvicinò al mio finestrino chiedendomi di scoprirmi le cosce mentre se lo tirava fuori. Il vetro era abbassato, ricordo che eravamo in agosto, e lo stavo chiudendo. Luciano disse che si voleva vedere la scena e mi fermò riabbassandolo elettricamente dalla sua parte. Andò a finire che quando quel tizio, era un ragazzotto di una ventina di anni, prese a menarselo, la fica prese a pulsarmi e guardavo quel bel cazzo che faceva avanti e indietro dentro quel pugno. Ero come intontita e non mi ero nemmeno accorto che Luciano mi aveva scoperto le cosce. Prese a palparmi pure i seni e il ragazzotto si era avvicinato ulteriormente e il suo cazzo era proprio sul finestrino. Cambiò mano menandolo con la sinistra, mentre la destra fu dentro ad accarezzarmi le cosce. “No dai, non esageriamo” dissi piano. Luciano invece disse di lasciarlo fare tanto non stava facendo niente di male. Ebbene lo feci fare e le sue dita arrivarono sulle mutandine. Che eccitazione! E che eccitazione quando il ragazzotto mi chiese di continuare io perché a lui con la mano sinistra veniva scomodo. Ebbene, glielo segai e venne nel mio pugno mentre ansimavo per il piacere che mi dava la sua mano fra le cosce. Era la prima volta, da quando ero sposata, che avevo visto un altro cazzo. A casa scopammo come due porci tanto i nostri figli erano dai miei. godevo mentre mi chiedeva se mi era piaciuto. Non fu l’unica volta, ci avevo preso gusto e glielo dissi chiaramente. Ogni volta il mio lasciar fare aumentava sempre di più. La seconda volta, ad un tizio della nostra età, gli permisi di ficcarmi un dito nella fica mentre mio marito mi leccava tette. Ebbi un orgasmo così violento che feci dondolare la macchina. Lui sborrò 2 volte. La terza volta fu la prima volta che presi in bocca un altro cazzo. Era un tale sui 30 anni e lui stesso apri lo sportello. Mentre lo spompinavo lui giocava violentemente col mio clitoride. Mi sborrò addosso. La quarta volta fu la volta di un ragazzo negro. Non volevo ma ero curiosa. Luciano era più curioso di me. Alla fine la nostra curiosità fu premiata: Il suo cazzone faceva godere a solo ammirarlo, figuratevi a maneggiarlo, giocandoci e succhiarlo. Non capii quando stava venendo e mi sborrò in bocca. Era la prima volta che qualcuno mi venisse in bocca. In poco meno di un mese avevo fatto cose che mai avrei potuto pensare di fare. Nemmeno mio marito. Un sabato mattina, dopo aver fatto la spesa, Facemmo una capatina li. ma tanto per fare una passeggiata. Non c’era nessuno ma improvvisamente una moto di grossa cilindrata si fermò dalla parte di mio marito. Un uomo sulla cinquantina che si presenterà come Totò. Era vestito tutto di bianco, sia bermuda che camicia a casacca tutta ricamata. Era alto, longilineo ma muscoloso e abbronzatissimo; Aveva i capelli lunghi e raccolti in coda di cavallo. Parlando con Luciano disse che aveva notato più volte la nostra macchina. Disse che frequentava quel posto per i motivi che sapevamo e che lui aveva un posticino tutto per se dove stare tranquillo con la coppia di turno. Anzi, ci fece capire che aveva alcune coppie clienti. Il posticino, insistette per farcelo vedere, era sempre lì. In fondo, dove lo spiazzale finiva, dopo una fitta vegetazione attraverso la quale la macchina passava a malapena, una piccola raduna che sembrava isolata dal mondo. Poi tanti complimenti a me per quello che ero e ci fece capire che qualcuno di quei tizi gli aveva parlato di me. Sempre più intimamente fino a quando Luciano gli chiese se voleva guardare le mie cosce. Io mi eccitai. Come andò a finire quel fuori programma? Altro che guardare le cosce, aveva un bel cazzo e glielo succhiai, mi leccò la fica facendomi godere e poi, non era mai successo, mi feci scopare come una puttana qualsiasi. Me lo schiaffò pure nel culo e mio marito guardava eccitato mentre si masturbava. Totò venne nel mio culo, Luciano nella mia bocca. Quel sabato sera stesso decidemmo di andarlo trovare. Ci aveva detto quali erano pressappoco i suoi orari. Erano le 23 e quando arrivammo c’era un’altra macchina e un’altra coppia. Lui e il lui stavano palpando insieme la lei e quando videro i fari sentimmo lei gridare: ma chi è e lui, Totò, dire: tutto a posto, non vi preoccupate. Aveva riconosciuto la nostra macchina ma evidentemente non ci aspettava. Eravamo mortificati. Ci fece scendere. Anche l’altra coppia era mortificata. Insomma, il rischio era che ci si poteva pure conoscere. Non fu così, erano di un paesino vicino. Lui era Leo e lei Francesca. Visto che eravamo lì Totò organizzò tutto lui. Subito in confidenza e coetanei io mi misi a disposizione di Leo e Francesca a disposizione di mio marito. Dopo i primi ammiccamenti e toccatine, Leo mi scopò a 90 gradi e lo stesso fece Luciano con Francesca. Nel frattempo Totò alternava il cazzo, ora nella bocca mia ora in quella di Francesca. Poi Totò ci inculò alternando il cazzo, ora nel mio culo ora in quello di Francesca, mentre Leo mi scopava in bocca e Luciano si sollazzava nella bocca di Francesca. Totò sborrò nel culo di Francesca mentre Leo e Luciano ognuno nella bocca della moglie dell’altro. Ero diventata più sicura di me e più spacciata con Sandro, il mio collega. Ai suoi complimenti incominciai a rispondere con sorrisini e sguardi equivoci oppure: davvero dici? Ebbene capì che ci potevo stare ed io ci volevo stare veramente. Uscendo prima dall’ufficio andammo in un albergo in cui il direttore è amico suo. Più di un’ora di scopare mettendomelo ovunque ed io che non mi sottraevo a nulla. Era come se si volesse rifare del tempo perduto. Mio marito non lo sa. L’impossibile. L’altro ieri, venerdì, non sono andata in ufficio perché dovevo sbrigare alcune cose. Mi sono sbrigata molto prima del previsto e nel fare ritorno a casa fu come un fulmine a ciel sereno: istintivamente mi venne l’idea di fare una capatina all’area di sosta. Quando arrivai era posteggiato, trasversalmente, un grosso tir. Non vedevo cosa ci fosse dietro e facendo un lungo giro. Vi erano seduti, su due grandi massi, due uomini che stavano mangiando un panino. Uno mi sembrò alto e robusto e l’altro più mingherlino. pressappoco della mia età. Una curiosità stupida mi fece fare un secondo giro a velocità da pedone per vedere se erano effettivamente come dicevo io. La mia velocità forse li insospettì e quando arrivai davanti a loro quello robusto si alzò e mi fece segno di fermarmi. Abbassasi il vetro e chiesi se avesse bisogno di qualcosa. “Si signò, scommetto che lei e qui perché cerca questo” disse afferrando con ambedue le mani la patta. L’ho detto prima che mi eccito con facilità ed ora, a seguito delle recenti
trasgressioni con o senza mio marito, tutto è più facile. Mi fecero salire sul tir. La cabina era abbastanza ampia e c’era pure una buona branda. Salì solo quello robusto e subito mi disse di spogliarmi che me lo dava in tutti i posti che volevo io e che conosceva le troie come me che vanno alla ricerca di cazzi. In effetti lo volevo dove pure lui me lo voleva mettere. Prima in bocca e poi mi leccò la fica. Mentre mi scassava la fica sali pure l’altro dicendo che non ne poteva più. Me lo mise in bocca e lo spompinai a modo mio mentre il robusto mi faceva gridare di piacere. Continuarono a sbattermi a turno per un bel po e l’idea di mettermelo nel culo fu del robusto che melo ficcò dentro mentre cavalcavo l’altro. Sebbene sia successo solo l’altro ieri, non ricordo quanti orgasmi abbia avuto. Mi sborrò prima il robusto nel culo e poi l’altro in bocca. Mio marito non lo sa.

 

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