Prima volta tra cerbiatte…

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Prima volta tra cerbiatte…

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Che poi non sarebbe la “prima prima”… ma andiamo con ordine…
Grazie ai social network è facile ritrovare vecchie amicizie perdute, compagni della scuola e simili. Ed è così che ci siamo ritrovate io e Katia.
Siamo a casa mia, a bere un tè e a guardare insieme le vecchie foto del mare ridendo come due ragazzine: Ti ricordi di quella volta che…? E di quell’altra volta che…? E qui dove eravamo?
Poi quando meno te l’aspetti, una frase innocente ti scaraventa indietro nel tempo: “Ti ricordi di quella volta da Luca?”
Certo che me lo ricordo. Eravamo due ragazzine, le classiche adolescenti che per essere al centro dell’attenzione farebbero qualsiasi cosa. E così fu che quella sera, per far diventare matti i ragazzi (complice forse anche un bicchiere di troppo), Katia mi aveva baciato sulla bocca, e io dopo un attimo di titubanza, avevo risposto al bacio.
Tra le urla dei nostri amici continuammo a limonare per un po’, mentre la mia amica mi palpava un seno. Era solo un gioco, ma mentirei se dicessi che non mi turbava.
“…Luca? No, non ricordo…” dissi io, mentendo, rossa in viso.
“Ma sì, quella volta che li abbiamo fatti diventare matti baciandoci tra noi!” insisteva lei.
“Ah, sì… ricordo qualcosa… si vede che ero ubriaca”
Katia mi guardava negli occhi: “Ubriaca mica tanto… io ti avevo dato un bacino ma poi tu mi hai messo la lingua in bocca”
“Ma dai, cosa dici? E poi eri tu che mi hai messo la lingua in bocca…”
Caduta nella trappola come un’autentica tonta. “Ah, vedi che allora te lo ricordi?” sorrise maliziosa Katia mentre una mano le era caduta “accidentalmente” sulla mia coscia nuda.
Silenzio. Occhi negli occhi. E poi le due bocche che si avvicinano, si sfiorano, si intrecciano.
Le lingue giocavano nelle bocche, mentre la mano di Katia mi risaliva sotto la gonnellina estiva fino a raggiungere le mutandine.
“Katia, cosa fai?” le chiesi, ma la mia amica mi tappò la bocca con un altro bacio mentre le sue dita si infilavano sotto l’elastico delle mutandine trovandomi già zuppa.
I miei mugolii erano soffocati dalla sua bocca che aveva preso pieno possesso della mia, mentre una sua mano mi strizzava un seno fino alla soglia del dolore e le dita dell’altra violavano il mio sesso fortunatamente non più vergine (ok, un giorno vi racconterò anche questo! 🙂 ).
Ero completamente in sua balìa, galleggiavo sulla mia nuvoletta rosa godendomi quelle sensazioni nuove, alle quali decisi di lasciarmi completamente andare; quando mi volle sfilare le mutandine non mi opposi, anzi, cercai di facilitarle il compito, e feci lo stesso quando, abbandonata la mia bocca, mi sollevò la maglietta e prese a succhiarmi il seno.
Due delle sue dita ora scavavano a fondo nel mio sesso, mentre i suoi denti mordicchiavano leggermente un mio capezzolo e io… sì, io godevo, godevo come non pensavo sarebbe mai stato possibile con un’altra donna!
Katia capì che avevo cessato ogni difesa, e lasciò il mio seno per scendere, scendere ed arrivare al suo bersaglio; il contatto della sua lingua sul mio sesso mi strappò un gemito che non seppi nè volli trattenere.
Già mille volte il mio ragazzo mi aveva leccata “là”, ma questa volta era un godimento molto diverso: vuoi per la trasgressione di essere con un’altra donna, vuoi perchè una ragazza conosce per esperienza personale quello stesso sesso che sta leccando, i suoi punti segreti, il modo in cui stuzzicarli per stimolare l’orgasmo.
Persa nel piacere, mi accorsi a malapena di quando estrasse le due dita dalla mia vagina per infilarvene nuovamente uno, mentre l’altro forzava la tenera rosellina dell’ano.
Sentivo quella penetrazione per me sconosciuta, ma non volevo ribellarmi; volevo solamente godermi questa nuova esperienza che aveva sconvolto quello che doveva essere solamente un tranquillo pomeriggio tra amiche.
Quando però Katia estrasse nuovamente le dita per infilarle, stavolta, entrambe nell’ano, mi strappò un urlo di dolore; e poi sentii esplodere una supernova di luci colorate quando mi succhiò forte il clitoride.
Venni, venni senza ritegno alcuno, scuotendomi sul divano come Linda Blair dell’Esorcista.
Quando riaprii gli occhi, Katia era lì che mi baciava il viso domandandomi “Ti è piaciuto?”.
Non riuscii a risponderle, ma lei capì il significato del mio silenzio: “Allora se vorrai la prossima volta insegnerò a te a farlo a me…”

 


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