La moglie in affitto.

La moglie in affitto.

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Mi chiamo Ambra, ho venti nove anni e sono sposata con Luca che ha un anno più di me. Ho conosciuto Luca circa dodici anni fa, eravamo compagni di scuola. Mi è subito piaciuto il suo modo delicato di porsi: mai un gesto o una parola fuori luogo. Sempre attento e dolcissimo nei miei confronti, anche se, all’epoca, ero già una bella ragazza che non passava inosservata e, spesso, ricevevo commenti e proposte un po’ troppo ardite. Sono alta un metro e settantacinque, occhi grandi e meravigliosamente verdi, viso tondo, corporatura snella, seno una terza abbondante, tondo, perfetto come due grosse arance, culetto a mandolino, ben proporzionato, cui convergono due cosce lunghe e ben affusolate; quello che però tutti notano, appena mi vedono, è una gran massa di capelli neri, lunghi, mossi, che mi arrivano fin sopra le spalle. Appena sposati abbiamo acquistato casa e, ovvio, non avendo a disposizione tutti i soldi occorrenti, abbiamo sottoscritto un mutuo, convinti di poterlo pagare in tempi brevi, stabilendo una rata mensile di circa mille euro. Luca lavorava come contabile in una fabbrica ed il suo stipendio era di oltre due mila euro, mentre io lavoro in un negozio di abbigliamento molto esclusivo, ma il mio stipendio arriva appena ai mille trecento euro. Per circa otto anni le cose sono filate bene. Luca, oltre quel lavoro, avendo il sabato e la domenica liberi, ed avendo conseguito tutte le patenti possibili, in quanto figlio di un istruttore di scuola guida, collaborava con un amico, gestore di noleggio auto, ad organizzare escursioni o gite, che ci hanno sempre permesso di racimolare soldi per le ferie, senza intaccare gli stipendi. Arrivata la crisi, si è messo tutto in discussione. La fabbrica di Luca ha chiuso e, perciò, lui è rimasto senza lavoro ed io, con il mio modesto stipendio, non potevamo di certo far fronte agli impegni assunti. Fortunatamente il suo amico lo ha assunto, anche se con contratto a tempo limitato, che, intanto, serviva a darci una mano a sopravvivere. Nel negozio dove lavoro io, eravamo cinque commesse, ma il proprietario, un ricchissimo signore inglese, con la crisi ha dovuto licenziarne due. Siamo rimaste in tre: Elisa, la più anziana, perché munita di uno spiccato senso per gli affari; io per la mia bellezza, tant’è che le persone che entrano si rivolgono subito a me, e Nadia, che ha l’aspetto molto giovane e quando viene un ricco cliente con l’immancabile “nipotina”, si rivolge a lei. Inoltre, per un sabato ciascuna, restiamo a casa, dal momento che sembra che la gente facoltosa non ami fare acquisti il sabato: c’è troppa gente in giro, troppa confusione e, in effetti, è il giorno che si lavora di meno. Ovvio che io e Luca, con questi chiari di luna, non ci possiamo permettere molti lussi, ma cerchiamo di tirare avanti. Quello che voglio raccontarvi è cominciato circa un anno fa. Una mattina, davanti al negozio, si ferma Luca con la vettura elegante che usano per i clienti più ricchi, e ne scende un signore molto distinto. Saluto con un cenno del capo mio marito. Subito mi metto a disposizione del cliente che sta cercando un elegante abito da sera, per una cerimonia cui deve presenziare. Gli faccio vedere alcuni capi veramente belli e, alla fine, la sua scelta si concentra su due modelli, li prova e chiede il mio parere. In piedi, davanti a tre specchi che gli mostrano l’abito da tutte le angolazioni, lo osservo: è un bell’uomo, alto, imponente, spalle larghe, occhi scuri, mani grandi e ben curate, forte, ma non grasso.
«Credo che questo modello, a doppio petto, le stia benissimo, ma bisognerebbe vedere il vestito della sua dama per avere il quadro perfetto».
Esterno quel suggerimento, mentre sono al suo fianco, con la conseguenza che la mia immagine viene riflessa nello specchio.
Lui mi osserva, si gira, mi prende per mano e mi mette alla sua sinistra in assoluto silenzio.
«Adesso che ci penso: io non ho una dama da portare con me e questo è un serio problema».
Parla seguitando a guardare la nostra immagine riflessa nello specchio.
«Senta, le faccio una proposta. Le do cinquemila euro, più tutte le spese necessarie, se mi accompagna. La prego, non le farò alcun male, non la sfiorerò con un dito, dormiremo in camere separate, lei dovrà essere solo una silenziosa compagna al mio fianco».
Parla con un tono di supplica. Lo guardo allibita. Ne ho ricevute di proposte, offerte e anche ingenti somme di danaro, ma non certo per fare da dama di compagnia e poi, chi lo conosce? Scuoto il capo, non mi va.
«Mi scusi, ma non posso accettare; io sono sposata e che gli racconto a mio marito?»
Ribatto con voce serena e discreta.
«Signora, mi scusi se insisto, ma sono assolutamente nei guai; non mi abbandoni la prego! Parlerò con suo marito e, se vuole, può venire anche con noi, ma deve essere la mia dama; la prego, lo chiami, che ci parlo io».
Ribatte con un tono fermo e risoluto.
«Non ho bisogno di chiamarlo, è l’autista della vettura che lo ha portato qui».
Rispondo sorridendo. Lui esce e poco dopo torna con Luca, gli spiega garbatamente la cosa e chiede il suo consenso. Luca mi guarda: è consapevole che la cosa è molto strana, ma lo è di più considerando il fatto che quei soldi ci farebbero assolutamente comodo.
«Amore, se vuoi andare, vai; io però non posso venire: sono fuori a noleggio con la squadra di basket e poi, tu questo sabato non lavori, quindi decidi tu: mi fido di te».
Così la decisione ritorna in mano mia. Il nostro siparietto ha attirato l’attenzione di Elisa, che si avvicina mentre Luca esce per tornare nella macchina, anche allo scopo di evitare qualche multa. Mi giro verso il cliente e, facendo finta di sistemare un bottone, gli dico sottovoce:
«Quella non deve sapere nulla».
Faccio le presentazioni e scopro che lui si chiama Lorenzo.
«Signora, giusto lei volevo. Vede ho una moglie che ha la sua stessa corporatura ed aspetto, ma non la bellezza di questa signora. Sono consapevole che vi chiedo una cosa che esula dal vostro normale lavoro, ma vorrei acquistare un vestito per fare una sorpresa a mia moglie. Mi chiedevo se la signora potesse indossarlo, giusto per rendermi l’idea di come potrebbe essere vedendolo indossato».
È ciò che chiede con tono garbato, ma determinato.
Ovviamente Elisa mi mette a sua disposizione.
«Che cifra aveva intenzione di spendere per la sua signora?»
Chiedo con un tono quanto più professionale possibile.
«Quando vedo una cosa bella, non bado a spese pur di averla», risponde sorridendo.
Le sue parole mi sconvolgono fin dentro il profondo dell’anima. Mentalmente mi chiedo dove mi porterà questa cosa, che sto assecondando.
Gli mostro diversi capi; lui vuole che io l’indossi e, alla fine, decide per un modello veramente fantastico.
Nero, arriva a meta coscia, sale e avvolge i miei seni, come una seconda pelle, dietro mi lascia la schiena quasi totalmente nuda, sorretto al collo da due catenelle d’oro. Ho dovuto togliere il reggiseno per provarlo. Elisa mi porge delle scarpe con tacco dodici. Quando le indosso e mi guardo nello specchio, io stessa resto a bocca aperta, sembra disegnato su misura per me. Lui paga ed esce, non senza avermi sussurrato che prenderà accordi con Luca per il viaggio. La sera a letto con Luca, ne parliamo. Luca è tranquillo: mi dice che succede spesso che facoltosi signori si fanno accompagnare da belle donne; fa parte della loro immagine e la cosa non assume carattere sconveniente, senza contare che i soldi ci danno qualche respiro in più. Non sono molto convinta, ma lascio cadere l’argomento; salgo su di lui per far sesso e lo sento duro fra le mie gambe.
«…mmmhuummm! Siamo già così in tiro? Come mai? Cosa ti ha eccitato, oggi, per ridurti così?»
Lui mi abbraccia, mi fa ruotare e mi ritrovo sotto di lui che ora sta appoggiando il suo duro membro alle labbra della mia micetta, che si è bagnata rapidamente.
«Forse mi ha eccitato l’idea che mia moglie andrà a fare un viaggio con uno sconosciuto».
Appena dette queste parole, lo spinge dentro di me con forza. Lo sento entrare deciso; mi è sempre piaciuto il suo modo così diretto di scoparmi, deciso, rapido. Entra e mi pompa con forza, fino a che non raggiungo, rapidamente, l’orgasmo e godo stringendolo forte a me. Lui mi lascia riposare un momento, poi ricomincia a pomparmi con sempre maggior ritmo, fino a schizzare il suo seme nel mio ventre. Restiamo per un po’ abbracciati, poi vado in bagno a lavarmi e, quando torno, lui sta già dormendo. Mi distendo e ripenso a tutta la vicenda; temo che potrebbe avere un epilogo diverso. Il sabato mattina presto, passa Lorenzo a prendermi con un taxi. Due ore dopo siamo a destinazione. Entro con lui in un lussuosissimo hotel. Mi aspettavo due camere separate, ma devo riconoscere che mi aveva informato che avremmo occupato una suite. Durante tutto il viaggio, lui non mi ha dato alcun fastidio; è stato cordiale ed anche sempre intento a visionare fogli e resoconti di lavoro.
«Mia cara, ora io esco. Tu riceverai un trattamento completo: massaggio, pulizia del viso, poi parrucchiera e manicure e, infine, sarai truccata da una professionista.
Mi raccomando: indossa tutto e sii pronta per il pomeriggio, quando una vettura verrà a prenderti e ti condurrà da me. Per qualsiasi cosa, chiedi al direttore».
Mi bacia sulla guancia e se ne va. Tutto si svolge come da copione. Sono curata e truccata nei minimi particolari, nulla è lasciato al caso, compresa una accuratissima depilazione anche delle parti intime: non ne comprendo lo scopo, ma accetto, quasi con soggezione. Alla fine il risultato è meraviglioso: guardandomi allo specchio, mi trovo decisamente bella ed attraente. Addirittura, quando indosso l’abito, devo eliminare anche le mutandine, perché è talmente aderente, che si notano, pur essendo sottilissime: mi sento eccitata a trovarmi, per la prima volta, nuda in mezzo alla gente. Poi mi conducono davanti ad un meraviglioso palazzo. Scopro che è la sede di una importantissima azienda che estrae e commercia diamanti. Lorenzo mi accoglie sulla soglia e mi guarda estasiato.
«Sapevo di aver fatto la scelta giusta. Sei bellissima. Adesso ti spiego il tuo compito. Oggi qui ci sarà la vendita di meravigliosi diamanti: io ho deciso che tu li dovrai indossare. Sarà un modo insolito, per i compratori, di vedere le nostre creazioni indossate da una bella donna come te. Sarai la mia modella che, al posto di abiti, indosserà e sfilerà con dei meravigliosi diamanti».
Parla introducendomi dentro una stanza, dove ci sono molte persone che si occupano subito di me.
Poco dopo, entro in un salone dove Lorenzo mi presenta e, soprattutto, chiede ai compratori di ammirare le creazioni. Sono stordita: indosso gioielli per non so quante migliaia di euro e sono praticamente nuda. Un successo! In meno di un’ora Lorenzo ha piazzato diamanti per cifre astronomiche. Io ho ricevuto commenti ed occhiate da tante persone che, alla fine, mi sono sentita concupita e, dentro di me, ero tanto eccitata dalle sensazioni che ricevevo. Alla fine se ne vanno quasi tutti. Lorenzo mi presenta Evans, il suo direttore nonché proprietario, ed altre due persone: Dimitri, un russo e Tafari, un sud africano. Entrambi sono di statura imponente. Il nero, poi, sembra enorme, non grasso, mentre il russo ha l’aria del porco, da come mi mangia con gli occhi. Evans ci invita a cena nella sua lussuosa villa. Poco dopo siamo all’interno di una delle case più belle ed eleganti che abbia mai visto. Egli mi prende per mano e mi presenta a sua moglie, Greta, una donna molto bella, dalla pelle bianca e dai modi estremamente gentili. Ci sediamo a tavola; la cena è superba, mai mangiate tante prelibatezze. Si scherza, si ride ed io cerco di mantenere un contegno adeguato a non far sfigurare Lorenzo, che osserva compiaciuto. Dopo cena ci trasferiamo in un piccolo studio, molto intimo; raccolte di libri, alle pareti quadri e mobili molto belli e dall’aria antica, poltrone e divani di cuoio marroni. Mi devo sedere e so già che le mie gambe saranno in bella mostra, ma sto al gioco. I maschi si versano del liquore, che io rifiuto, mentre Greta mi si avvicina e mi chiede se sono disponibile a variare un poco la serata. La guardo senza afferrare subito il senso della richiesta, ma poi comprendo quando la sua mano si poggia sulla mia coscia. Mi giro e guardo Lorenzo che, in silenzio, mi osserva; sento il respiro diventare veloce, cerco di mantenere la calma; non mi aspettavo certo questo, ma decido che sono in ballo e voglio ballare. Lascio che lei lentamente risalga e insinui la sua mano sotto il mio vestito. I maschi ci osservano immobili, in piedi davanti al caminetto acceso. Le luci si abbassano lentamente e Greta avvicina la sua bocca al mio collo, lo bacia, mi procura un lungo brivido; non sono mai stata con una donna e non so come comportarmi. La lascio fare, lei incontra la mia natura nuda e bagnata, e le sfugge un gemito.
«…uuuuhnm… Piccola sei già pronta!»
Lentamente, mi spoglia. Mi ritrovo nuda, distesa a cosce aperte, sul divano; sono sotto lo sguardo estasiato dei maschi che ora hanno tirato fuori le loro mazze e si masturbano lentamente. Mi giro li osservo e resto a bocca aperta: Lorenzo ha un bel cazzo, Evans non è da meno, Dimitri è un vero super dotato in circonferenza, ma quello che mi spaventa è Tafari, da paura! Lunghissimo e grosso, tanto grosso e nero. Greta intanto mi sta leccando, mi trascina su di lei sul tappeto, ai piedi del divano. Ci rotoliamo, cerco di contraccambiare il piacere che mi sta facendo provare. La mia inesperienza la eccita ancora di più.
«Sì, piccola, così di mi fai godere sì…»
Pronuncia solo poche parole in italiano, poi inizia a parlare olandese e io non capisco più nulla, anche perché mi sta facendo godere e lo grido con tutto il fiato che ho in gola. Serro le gambe istintivamente, imprigionandole la testa fra esse. Lei mi lecca con ardore e raggiunge ancora un orgasmo. Sono impazzita, sto godendo e ricambio il piacere con una donna: mai fatto e mai goduto tanto! Sfinite, ci sciogliamo. Lei mi sale sopra e bacia i miei seni; li succhia e gemo di piacere. Si gira verso i maschi che ora si sono avvicinati e messi in cerchio. Li guardo, tremo al solo pensiero di averli dentro, ma loro si segano velocemente e ci coprono di schizzi di sborra sul viso, sul corpo, dappertutto. Greta li spreme uno per volta e mi fa leccare la mano intrisa di seme, cosa che faccio con un gesto lascivo, che fa vibrare i maschi. Tafari mi avvicina la punta alla bocca e mi spruzza le ultime gocce direttamente in bocca. Il sapore mi piace, è forte, speziato, diverso da quello che ho ingoiato finora. Lentamente si ricompongono, mentre Greta mi prende per mano e, aperta una porta, mi conduce in bagno. Mi abbraccia e bacia, continua a leccare il seme che mi cola lungo il corpo.
«Grazie! Non ero certa che accettassi. Lorenzo mi aveva detto che non eri una squillo, ma ho voluto provare. Sei stata meravigliosa: credo sia stata la tua prima volta, vero?»
Sorride guardandomi negli occhi. Ci mettiamo in ordine, lei mi lava con cura, mi asciuga e poi mi prende per mano. Torniamo nella saletta, ci rivestiamo. Lorenzo incomincia a salutare, Evans apre un cofanetto e ne estrae un piccolo, ma bellissimo diamante dai riflessi verdi.
«Questo te lo voglio regalare per le intense emozioni che ci hai donato, in particolare a Greta, che non la vedevo godere così da tempo; poi ha i riflessi del colore dei tuoi occhi».
Dice questo mentre glielo lega al collo.
«Quando Lorenzo verrà in Sud Africa, devi venire anche tu; ti aspetto, mi hai fatto godere tantissimo».
Mi parla Tafari, facendomi sparire fra le sue immense braccia.
«Naturalmente prima verrai a Mosca, devo assolutamente ripetere quello che Lorenzo ha fatto qui e tu sei indispensabile».
Mi propone Dimitri mentre mi bacia la mano.
Rientriamo in hotel. Lorenzo è stato in silenzio durante tutto il tragitto, poi, dentro la suite, si gira, mi bacia e mi stringe a sé.
«Inutile che io ti dica quanto sono rimasto soddisfatto del tuo comportamento. Sei andata ben oltre i nostri accordi. Spero che ora vorrai continuare: non so se hai ben chiaro il successo che hai avuto. Nei prossimi viaggi, ti voglio al mio fianco, ma ora ti vorrei nel mio letto».
Parla con un tono di voce calma, mentre mi accarezza dietro la nuca. Sento che lo voglio, sono ancora eccitata da tutta la vicenda e non mi è bastata una leccata, per sentirmi appagata. Mi lascio condurre in camera, mi spoglio, lui mi accarezza ed io lo prendo in bocca, scatenandomi. Lo lecco tutto, poi lo ingoio fin dentro la gola per poi farlo scivolare fuori lentamente; è un’operazione che lo fa impazzire.
«Bravissima! Mi fai impazzire! Ti voglio!»
Non gli do tregua. Salgo su di lui e m’impalo su quel perno di carne durissima. Mi penetra fino in fondo. Mi dilata e scivola dentro con forza, mi scatena un orgasmo che mi fa tremare tutta, mentre godo a raffica. Perdo il conto degli orgasmi che provo. Lui è fantastico, mi mette di lato e mi scopa, con una furia selvaggia. Infine, insieme, raggiungiamo l’ennesimo orgasmo; lui si svuota dentro di me, con un grido che sveglia tutto l’hotel.
«Vengo! Adesso!»
«Eccomi! Sborro! ORA!»
Restiamo abbracciati e ci addormentiamo così. Il giorno dopo, mentre siamo in volo, lui mi chiede se posso liberarmi, alcuni giorni, per andare con lui a Mosca. Dentro di me mi sento in colpa: penso che ho tradito Luca. Lorenzo si accorge della mia inquietudine; mi solleva il capo e sorride, infondendomi serenità.
«Se hai dei sensi di colpa, sappi che non serve. Ho conosciuto Luca circa due mesi fa e, quando gli ho chiesto se conosceva una bella ragazza per una sfilata, lui mi ha fatto vedere te. Sono entrato nel negozio, sapendo quello che c’era da sapere per convincerti, quindi lascia perdere e pensa al danaro e a tutto quello che ci hai ricavato da questa storia. Se riesci ad ottenere almeno dieci giorni di ferie, ti assicuro che non te ne pentirai».
Parla con voce assolutamente ferma e convincente.
Mi giro, osservo fuori e penso a mio marito che, in sostanza, mi ha offerto a lui. Ebbene, se è questo ciò che vuole, lo accontento. La sera, a casa, Piero mi si avvicina e mi chiede com’è andata. Lo guardo e decido di vendicarmi, rispondendogli in tono allusivo.
«Bene, mi hanno anche regalato un bel diamante ed altro».
«Amore, sono contento che tu ti sia trovata bene: mi racconti qualche dettaglio?»
Chiede con voce rotta dall’eccitazione.
«Certo! Mi hanno fatto sfilare con tanti gioielli. Mi hanno offerto una cena e poi mi hanno anche scopato in tre: sei soddisfatto o vuoi altri particolari?»
Gli rispondo dura. Sento il suo cazzo durissimo. Cerca di possedermi, ma io non ci sto.
«No, bello mio! Ho già avuto una bella razione di cazzo; al massimo ti faccio una sega, mentre ti racconto di come e quanto mi hanno sfondato tutta».
Parlo mentre comincio a segarlo e gli racconto cose non vere. Quando gli dico che mi hanno ricoperto di sborra, schizza anche lui.
«Amore, in fondo era prevedibile. Ha pagato tanti soldi per affittarti, che lo dovevi mettere in conto che poteva scapparci una scopata».
Risponde con l’aria più ingenua di questo mondo.
Lo guardo, sono disarmata dalla sua tranquillità, non sembra abbia importanza se mi hanno spaccato in due o semplicemente scopato. Sono allibita!
Sei giorni dopo, sono in volo per Mosca.

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