L’unico Bacio

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L’unico Bacio

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Viaggio di lavoro a Roma con Alberto, il mio collega nonché migliore amico e testimone di nozze. Da adolescenti ci piacevamo molto e ce lo eravamo detto ma non era mai successo niente per rispetto nei confronti dei nostri compagni di allora.
La prima sera in albergo ceniamo assieme e passeggiamo lungo il Tevere per un paio di ore durante le quali emerge la mia insoddisfazione sessuale dovuta principalmente a mio marito, poco trasgressivo. Alberto era sempre stato un ragazzo riflessivo e pacato e mi Consigliò di parlare con mio marito per risolvere il problema ma mi vide poco convinta. Tornammo in albergo e mi invitò a bere qualcosa nella sua camera.
Mi recai da lui in pigiama, una leggerissima vestina di raso e velo.
Quando mi aprì lo trovai con l’asciugamano intorno alla vita, appena uscito dalla doccia. Gli domandai “ti ricordi quella volta che decidemmo di non baciarci per non rovinare la nostra amicizia?” “Si, come dimenticare” “Ecco, vorrei chiederti se posso riprendermi quel bacio perso, solo uno… Per sapere cosa in questi anni non ho avuto, ti prometto che non ci saranno conseguenze”
Alberto era stranito dalla richiesta ma accettò. Si avvicinò a me, mi cinse il fianco e mi baciò con tutta la passione repressa negli ultimi 15 anni. Fu un bacio come quelli che si vedono nei film, carico di emozione, un bacio che parlava della nostra storia Ci guardammo negli occhi consapevoli del fatto che avevamo perso 15 anni a scambiarci battutine erotiche, a scherzare su possibili incontri sessuali tra di noi e a volerci bene come due vecchi amici, insoddisfatti.
Pensavo sarebbe rimasto l’unico bacio tra noi, ero pronta ad andare. Alberto invece mi trasse a sé e ricominciò a baciarmi, muovendo le mani su tutto il mio corpo, tastando quell’emozione nuova così desiderata. Quella notte facemmo l’amore cinque volte, ci conoscemmo più profondamente di quanto pensassimo. Sperimentammo ogni posizione possibile, ci liberammo di tutti i nostri istinti repressi. Le nostre lingue assaggiarono ogni parte del corpo dell’altro, le dita penetrarono nelle cavità alla ricerca del piacere…provai per la prima volta con lui ciò che mio marito non mi concedeva, un sesso anale dolce e brutale allo stesso tempo…una penetrazione lenta e profonda che mi fece urlare a lungo. All’alba il mio corpo, giaceva a fianco al suo felice e appagato. Non ci facevano male i graffi, i morsi che ci eravamo procurati. Nenache il suo membro affaticato e le mie fessure dilaniate. Non ci importava lo sperma sparso su tutto il mio corpo e colante dalle mie natiche, non ci importava l’odore del sesso che emanavamo. Ora appartenevamo l’uno all’altro.

 


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