Una moglie in prestito

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ALESSANDRO BARDI
UNA MOGLIE IN PRESTITO

  • CAPITOLO 1 –
    DOCCIA CON SORPRESA

La voce di mia moglie mi raggiunse come un soffio caldo nell’orecchio sinistro e portò con sé parole inequivocabili: “Dai, Emi, legami alla doccia.”
Appoggiai delicatamente le mie labbra sulle sue e le risposi direttamente in bocca: “Cazzo, Fede, mi fai impazzire quando sei così porca.”
“Lo sono sempre…”
Sapevo che era vero. Rimasi a guardarla per alcuni istanti, godendo ancora una volta al solo pensiero di essere riuscito a portare all’altare la donna fantastica che ora mi stava baciando.
Non c’era nessuno che potesse essere testimone della passione di quel bacio. Nessuno tranne le quattro mura di un bagno del campeggio in Toscana nel quale avevamo deciso di passare le vacanze.
Era un pomeriggio inoltrato di un giorno torrido come pochi altri nella storia del pianeta Terra. Due giorni dopo sarebbe stato ferragosto, ma il caldo infernale che ci avvolgeva non era nulla in confronto alla temperatura che raggiungeva il mio sangue quando guardavo Federica, la donna che due anni prima era diventata mia moglie.
Aveva da poco compiuto i venticinque anni, molti dei quali passati a letto con una quantità enorme di uomini, e anche con qualche donna. Il fuoco che le bruciava dentro si era acceso quando era poco più che una bambina, e a distanza di tanti anni non accennava minimamente a volersi spegnere.
La definizione più sintetica che si sarebbe potuta rintracciare in un vocabolario trovava la sua triste espressione nella parola “ninfomane”, ma io sapevo che per definire il suo carattere, di parole ne sarebbero servite molte altre.
Era una donna che, come quasi tutte, voleva godere appieno dell’unica vita che le era stata concessa e che, come pochissime, aveva il coraggio di farlo davvero.
Nulla poteva interessarla di meno dell’opinione della gente, o del fatto che il suo comportamento potesse andare contro i canoni più tradizionali e condivisi della società nella quale ci era capitato di trovarci immersi.
Voleva godere, voleva essere felice, costantemente spaventata dall’idea che questo regalo che si chiama “vita” potesse terminare da un momento all’altro.
“Non voglio arrivare a quel giorno scoprendo che non ho goduto quanto avrei potuto”, mi diceva sempre.
Stavo pensando a queste sue parole mentre le accarezzavo dolcemente la guancia sinistra. Mi staccai dalle sue labbra e regalai ai miei occhi scuri il piacere di entrare nei suoi, che erano dello stesso colore, ma che sapevano trasmettere una profondità decisamente più viva e più intensa.
Restai a guardarla un secondo, godendo alla vista dei suoi capelli lunghi e tanto neri da farti sentire sulla pelle il buio dello spazio più profondo e sconosciuto.
Stava indossando un costume a due pezzi bianco, perfetto per esaltare la sua abbronzatura e per evitare di coprire il grosso seno che, da sempre, sapeva attrarre il mio sguardo come una calamita può fare con un pezzo di ferro. E di pezzi di ferro in giro ne avevo incontrati tanti. Praticamente tutti gli uomini che avevano avuto il piacere di inquadrare con il loro sguardo il solco profondo ed enorme delle sue tette, che lei evitava attentamente di coprire, come se facendolo avesse violato una qualche legge fondamentale della natura.
Mi regalai ancora qualche istante, e lasciai che i miei occhi si riempissero della vista delle sue splendide gambe e dei suoi piedi, sempre curati ed esaltati da tacchi spesso estremi. Quelli che stava indossando ora sorreggevano per un’altezza di una decina di centimetri un paio di sandali da spiaggia con la suola in legno e con un laccio di tessuto rosso come il fuoco che la cingeva alla base delle dita, perfettamente tinte di un rosso che a me parve ancora più caldo.
La cavigliera d’argento che portava alla caviglia destra non era necessaria per fare dei suoi piedi l’alimento fondamentale del mio desiderio, così come non lo erano il tatuaggio tribale che aveva sulla spalla destra e il piercing che si era fatta fare all’ombelico il giorno prima del nostro matrimonio.
“Rappresenta te, che mi sei entrato dentro fondendoti con tutta me stessa”, mi aveva detto.
In quel momento, in cui stavo godendo nel guardare la sua espressione di attesa, poche parole mi attraversarono il cervello in un pensiero solitario. E quelle poche parole erano la descrizione sintetica che avrei dato di lei: “Un metro e sessantacinque di sesso che cammina sui sandali.”
Lei mi stava guardando regalandomi quell’espressione che tanto bene conoscevo. Quando stava per fare qualcosa che le avrebbe dato piacere, gli angoli della sua bocca piegavano leggermente verso l’alto, disegnando sulle sue labbra carnose un sorriso appena accennato, una specie di ghigno malizioso, che le arrivava fino agli occhi, che si accendevano di una luce particolare, carica di quella sensualità e di quella ricerca del piacere fisico che le partiva dal centro del cuore.
Anche in quel momento, come in tanti altri, mi sentii inadeguato. Quella che avevo di fronte, e che ancora una volta mi stava chiedendo di fare sesso estremo con lei, era una donna troppo bella e troppo intrigante. Mai avrei pensato che la mia dolce metà avrebbe assunto le sue sembianze e si sarebbe portata addosso tutta quella carica erotica.
Ci eravamo conosciuti in università, a Milano. Io avevo un anno più di lei, che mi venne presentata da un amico in occasione di una festa che io e i miei coinquilini avevamo organizzato in casa nostra.
“È la mia nuova ragazza”, mi aveva detto quello, aggiungendo “è una porca pazzesca. Mi sa che me la sposo.”
Un’ora dopo ero chiuso in bagno con lei che, inginocchiata davanti a me, mi stava facendo un pompino da urlo.
Il suo ragazzo passò tutta la serata senza accorgersi che i Martini che lei continuava a bere non riuscivano a coprire del tutto il sapore del litro di sperma che le avevo schizzato in gola.
E pochi anni dopo me l’ero trovata alla mia destra, vestita con un abito bianco e lungo, davanti a un prete che mi stava dicendo: “Puoi baciare la sposa.”
Cosa aveva trovato in me una donna come quella? Di certo non mi aveva sposato per il mio aspetto fisico. Non che fossi un brutto uomo, anzi, i miei successi personali li avevo sempre ottenuti anch’io, ma il mio metro e ottanta, i miei capelli neri come la barba incolta che disegnava il mio viso, e il mio fisico asciutto, ma nella norma, non erano stati la chiave che mi aveva permesso di mostrarmi diverso da tutti gli altri, agli occhi di quella donna che avrebbe potuto avere chiunque.
La chiave del mio successo stava nel fatto che Federica aveva trovato in me non solo un compagno di letto, ma anche un compagno di giochi, un inaspettato complice, che aveva sempre condiviso con lei tutte le sue fantasie, anche le più perverse, e che con lei le aveva trasformate in realtà.
Una complicità, la nostra, che aveva fatto di noi una coppia incredibilmente unita, nonostante le apparenze.
E le apparenze erano che lei ogni tanto si divertiva anche con altri, uomini o donne, alle volte in mia presenza e altre volte senza di me. Il suo mestiere, fiorista in un negozio del centro di Pavia, le facilitava la continua conoscenza di nuove persone, e la sua predisposizione all’intimità aveva fatto del suo negozio un punto di ritrovo per molti amanti dei fiori, e per molti altri che ai fiori non erano minimamente interessati.
Non avrei potuto stare con lei e continuare ad amarla come la amavo, se la natura non mi avesse completamente privato del sentimento della gelosia. Anzi, quando vedevo mia moglie fare sesso con altri non potevo resistere al piacere fisico che la vista mi dava. Guardavo e godevo. E mentre continuavo ad accarezzarle la guancia sinistra, perso nelle quattro mura del bagno di quel campeggio, non potevo evitare di pensare che lei era la mia attrice porno preferita.
“Dai, Emi, fallo. Legami.”
La sua voce, calda e profonda, mi riportò al presente. Le diedi un bacio sul collo, mentre con la mano sinistra presi a palparle con forza il culo. Non le risposi, ma mi limitai a voltarmi verso lo zaino che avevo portato con me, e ne estrassi una sottile corda bianca.
“Alza le mani”, le dissi con quel tono di voce freddo e duro che sapevo essere per lei un irresistibile afrodisiaco.
Mi riempii del suo sorriso e la guardai mentre impugnava il soffione della doccia che spuntava dal muro.
Ci misi meno di un minuto per passare ripetutamente la corda intorno ai suoi polsi, che legai stretti al tubo che dal muro arrivava al soffione.
Mi presi un secondo per guardarla e la trovai bellissima, come sempre. La sua bellezza era resa ancora più estrema dal fatto che avesse le braccia in alto e i polsi legati alla doccia. Quella che stavo guardando era la fotografia più pura del sesso assoluto.
Le misi entrambe le mani sul culo e presi a leccarle il collo con forza, in modo volgare, riempiendomi del sapore della sua pelle e del suo mugolio appena soffiato: “Mmmhhh…”
Spostai lentamente la mano destra, che andai a metterle sulla fica, stando sopra il costume, e la spinsi in avanti con forza, come a volergliela impugnare.
Il mio cazzo era un palo d’acciaio, quando spostai a destra lo slip e le infilai due dita dentro.
Mi sentii immergere in un lago caldo, mentre la sua voce tornava a riempire quello spazio nel quale ci eravamo chiusi: “Mmmhhh… dai, Emi… fammi tutto quello che vuoi.”
“Ti piace, èh?”
“Ti prego, amore… prendimi.”
Cominciai a masturbarla lentamente, muovendo il medio e l’anulare dentro di lei, sempre più in profondità, mentre il suo respiro si faceva affannoso, e il suo mugolio un po’ troppo rumoroso.
Le sussurrai: “Sssst… fai piano, o qua fuori ci sentiranno tutti.”
“Mmmhhh… e chi se ne frega! Dai… fammi godere.”
“Cazzo, Fede… lo sento che stai godendo. Sei fradicia.”
“Oddio, Emi… sììì…”
Le misi la lingua in bocca e la avvolsi in un bacio profondissimo, mentre le mie dita erano immerse in un mare caldo e vischioso. Poi le estrassi, mi staccai dalla sua bocca e gliele misi sotto il naso.
“Annusa”, le dissi piano, “senti il sapore della tua fica.”
“Mmmhhh…”
“Ti piace?”
“Sìììì… lo sai…”
“E allora ingoialo.”
Così dicendo le misi entrambe le dita in bocca, e gliele spinsi in profondità, lasciando che la sua lingua ci si muovesse sopra, riempiendosi di quel nettare caldo e dolcissimo. E quando mi ritenni soddisfatto della leccata, le tolsi e gliele rimisi in mezzo alle gambe, riprendendo a masturbarla lentamente.
“Cazzo, Emi… dai… dammene ancora.”
Non me lo feci ripetere due volte. Sapevo che sentire i propri umori in bocca era una cosa che le avrebbe fatto perdere il controllo.
Mi faceva impazzire guardare le sue espressioni di godimento. Gli occhi chiusi, le labbra carnose che mi avvolgevano le dita mentre la sua lingua si muoveva impazzita alla ricerca disperata del sapore del suo corpo.
Pochi secondi dopo gliele infilai nuovamente nella fica, accompagnato dal suo caldissimo mugolio. Andai avanti a lungo a masturbarla con la mano destra, mentre con la sinistra le slacciai il reggiseno, che lasciai cadere per terra, e presi a strizzarle i capezzoli.
Mia moglie aveva delle tette grosse e sode, con le aureole grandi e scure, al centro delle quali svettavano due meravigliosi boccioli, che diventavano durissimi non appena venivano stimolati.
Estrassi la mano dalla sua fica e le spalmai sui capezzoli gli umori copiosi che avevo sulle dita. Glieli bagnai completamente, e poi mi misi a leccarglieli, lasciandomi inebriare dal sapore della sua pelle impreziosito da quello del suo nettare.
Mi raggiunse lontanissimo un soffio: “Mmmhhh… Emi, così mi fai morire…”
Mi tirai su e appoggiai le mie labbra sulle sue, e mentre con le mani presi a strizzarle fortissimo entrambi i capezzoli, le dissi: “Ho appena iniziato a giocare col tuo corpo…”
“Ah! Oddio… sììì…”
Strinsi ancora più forte, prima di sussurrarle: “Avanti… dillo che ti piace.”
“Aaaahhhh… sììì…”
Restai un secondo ad ammirare la straripante sensualità della donna che se ne stava davanti a me, con le mani legate in alto, la testa leggermente piegata all’indietro, gli occhi chiusi e la bocca spalancata, dalla quale continuava a uscire un mugolio monotonico.
Staccai la mano destra dal suo seno e la accarezzai leggermente nei capelli neri, lisci e lunghi, che sentii morbidi come la seta, e poi mi abbassai con una lentezza esasperante. Mi inginocchiai davanti a lei e le sfilai lo slip del costume, ammirando estasiato il morbido movimento dei suoi splendidi piedi e dei sandali rossi che indossava mentre si alzavano uno dopo l’altro, lasciando che il costume si staccasse definitivamente dal suo corpo.
Le accarezzai delicatamente i peli della fica, neri e tagliati corti, le allargai leggermente le grandi labbra, che sentivo calde e pulsanti, e mi tuffai finalmente nella sua intimità, spingendo la lingua in profondità e affogando nel mare caldo del suo corpo.
La leccai ovunque, riempiendomi del suo sapore dolcissimo, mentre con le mani le sfioravo i piedi.
Lei fece uno sforzo enorme per non urlare il suo piacere, che avrebbe attirato l’attenzione di tutte le persone che sentivamo muoversi fuori dalla porta. Mi sussurrò solo: “Oddio, amore, sììì…”
Andai avanti a leccarla a lungo, accompagnato dal suo mugolio soffocato che avrebbe voluto essere un urlo, e poi mi staccai dalla sua fica. Mi alzai, le passai la mano sinistra dietro la schiena, stringendola a me con forza, e con la mano destra le spinsi il mento verso il basso, obbligandola a spalancare la bocca. E a quel punto le sputai dentro un enorme fiotto di saliva e di umori, che lei deglutì immediatamente.
“Il tuo sapore mi fa impazzire”, le dissi, e prima che lei potesse rispondermi qualsiasi cosa, mi tolsi il costume, che lanciai lontano, mi impugnai il cazzo con la mano destra e glielo piantai nella fica, spingendomi dentro di lei con forza, in profondità. Le entrai tutto e sentii il mio cazzo grosso e durissimo arrivarle fino al cuore.
Lei, che forse non si aspettava di essere penetrata così improvvisamente, allargò istintivamente le gambe, e si lasciò scappare un grido: “Aaaahhh!!!”
“Stai zitta!”
“Aaaahhh… oddio, Emi…”
“Cazzo, Fede, che figa che sei…”
Presi a muovermi con forza dentro e fuori dal suo corpo, dandole dei colpi decisi e profondi che la facevano ondeggiare avanti e indietro, mentre la corda che le stringeva i polsi la obbligava a lasciarsi possedere in quel modo.
Le palpai il culo con la mano sinistra, mentre con la destra le accarezzavo la guancia e la obbligavo a tenere i suoi occhi nei miei.
“Sei fradicia…”
“Oh, sìììì… Emi, scopami… scopami cosììì…”
“Ti piace èh?”
Non fece in tempo a rispondermi. Un suono improvviso e inaspettato ci fece trasalire entrambi. E quel suono si ripeté una seconda volta. Non c’erano dubbi. Qualcuno stava bussando alla porta.
Ci bloccammo immediatamente e restammo immobili alcuni secondi. Poi la voce di un uomo entrò nella nostra intimità e sconvolse la nostra paralisi: “C’è qualcuno?”
Era una voce forte, profonda, che tornò a farsi sentire: “È occupato?”
Sentivamo la sua presenza fuori dalla porta, come se non se ne volesse andare.
Sussurrai con un filo di voce: “Porca troia, mi sa che ci ha sentito.”
E mentre me ne stavo ancora col cazzo tutto dentro la fica di mia moglie, la sua voce, appena accennata, mi fece trasalire: “Fallo entrare.”
“Cosa??? Ma sei matta?”
“Dai… fallo entrare. Senti che voce forte che ha…”
“Ma cosa vuoi fare?”
“Voglio essere presa… dai…”
Non riuscii a resistere. Non era la prima volta che condividevo mia moglie con altri. L’avevamo fatto spesso in un privè fuori Pavia dove andavamo insieme a cercare emozioni forti, ma qui era diverso. Eravamo immersi in un ambiente fatto di famiglie, di natura e di relax, non certo di coppie scambiste che cercavano esperienze di sesso estremo.
E poi in campeggio, alla fine tutti si conoscono. E se l’uomo al quale stavo per offrire il corpo legato di mia moglie fosse stato un nostro vicino di bungalow? Come avrei potuto gestire il resto della vacanza?
La mia mente era un mare in tempesta, piena di dubbi e di incertezze, ma quando vidi l’angolo sinistro delle labbra della Fede voltarsi leggermente verso l’alto, venni travolto dal suo sorriso malizioso.
Solo con una donna straordinaria come lei avrei potuto farlo. Non pensai neanche per un istante di slegarla. Compresi subito che era esattamente in quella posizione che avrei voluto mostrarla all’uomo sconosciuto che stava aspettando fuori dalla porta, che ora stavo aprendo leggermente.
“Sì?”, chiesi con una voce incerta mentre fissavo gli occhi azzurri di un bel signore, sui cinquantacinque, sessant’anni al massimo. Mi colpì subito la sua aria decisa e sicura, che bene si accompagnava all’eleganza dei suoi capelli brizzolati, leggermente ondulati. Era alto più o meno come me, non credo che superasse il metro e ottanta, e indossava un accappatoio bianco che teneva aperto e che lasciava apprezzare un fisico tonico e giovanile. Stavo guardando il suo petto muscoloso e coperto da peli grigi, quando mi disse: “Mi scusi. Volevo solo essere sicuro che…”
La sua voce profonda e decisa si bloccò improvvisamente quando il suo sguardo oltrepassò la mia spalla e rimase folgorato dalla vista di una bella donna, poco più che una ragazzina, completamente nuda e legata al soffione della doccia.
Mi voltai e intercettai lo sguardo malizioso di mia moglie. La luce accecante che emanavano i suoi occhi neri mi stava dicendo che quell’uomo le piaceva.
Aprii un po’ di più la porta e buttai un’occhiata fuori per assicurarmi che nessuno si stesse accorgendo di quello che stava per succedere. Vidi almeno una decina di persone, uomini e donne di tutte le età che si muovevano in modo confuso, chi uscendo dalle docce e chi entrando. Nessuno stava facendo caso a noi.
“Prego…”, dissi allo sconosciuto scostandomi e facendogli capire che il suo ingresso era gradito.
Lui ebbe ancora un attimo di esitazione. Rimase immobile con la bocca spalancata e gli occhi fissi su mia moglie. E poi fece la cosa più intelligente che avrebbe potuto fare. I suoi passi seguirono l’istinto e il suo movimento in avanti venne accompagnato dal rumore della porta che io stavo richiudendo alle sue spalle.
Si immobilizzò restando a un paio di metri di distanza dalla Fede. Non riusciva a staccare lo sguardo dal suo corpo nudo. Gli girai attorno e andai a mettermi dietro di lei. Allungai le mani sulle sue tette, che presi a palpare delicatamente, mentre lo sconosciuto se la stava mangiando con gli occhi.
Il suo sguardo continuava a posarsi lascivo sulla sua fica, per poi scendere sui piedi e poi su, sulle labbra e sul seno, che io insistevo ad accarezzare stando dietro di lei.
Mi lasciai riempire dall’intensità erotica di quello sguardo, e poi presi a leccare il collo della bellissima donna i cui polsi avevo legato al soffione della doccia, e quando mi staccai da lei mi rivolsi allo sconosciuto dicendogli: “Si chiama Federica. È mia moglie, e ha voglia di farsi possedere da un uomo duro. Tu sei un uomo duro?”
Quello mi lanciò un’occhiata distratta, come se ancora non riuscisse a credere che fosse tutto vero. E quando capì che lo era, chiuse la bocca in un sorriso.
Sibilò: “Adesso te lo faccio vedere”, e si avvicinò a noi molto lentamente.
Arrivò davanti a lei, che solo all’idea di farsi penetrare da un uomo di trent’anni più vecchio, aveva iniziato a vibrare.
Con la mano sinistra le accarezzò dolcemente la guancia, mentre con la destra prese a sfiorarle le tette. Io abbassai le mie mani sulla pancia di lei, lasciando che fosse lui a toccarle i capezzoli e a provocare un’immediata accelerazione della sua respirazione.
Fu con un gesto naturale e morbido che si piegò leggermente sul suo viso, chiuse gli occhi e le infilò la lingua in bocca.
Rimasi abbracciato a mia moglie, stando dietro di lei, osservando i suoi capelli neri e lunghi che si muovevano dolcemente, morbidi, mentre il movimento della sua testa assecondava quello di lui.
Stavo assistendo a un bacio intenso e passionale. La lingua di quello sconosciuto era entrata in profondità nella bocca di mia moglie, che stava ricambiando il suo ardore, unendosi a lui in un ballo di lingue osceno e caldissimo.
Si baciarono a lungo, come se non avessero voluto più separarsi, mentre lui cominciò a palparle le tette con sempre maggior forza. Sentivo il corpo di Federica che vibrava come una corda di violino, travolta dal piacere che le stavano dando la lingua e le mani di quell’uomo maturo e sconosciuto.
Poi, improvvisamente, lui si staccò da lei e fece un passo indietro. La squadrò da capo a piedi, e molto lentamente si tolse l’accappatoio, che lasciò cadere per terra. Potei ammirare un fisico ancora tonico, non particolarmente peloso, se non sul petto. Aveva su entrambi i bicipiti un tatuaggio a striscia completamente nera, che glieli cerchiava come una fascia alta almeno cinque centimetri. Mi colpì il fatto che un uomo di quell’età se ne andasse in giro con entrambe le braccia tatuate, così come mi colpì il movimento che fece per sfilarsi il costume nero che stava indossando. Lo lasciò cadere sopra l’accappatoio, e restò fermo immobile davanti a noi.
Sia io che mia moglie stavamo ammirando un cazzo enorme, lungo e grosso, già completamente in tiro. Sentii la Fede fremere alla sola vista di quell’arnese con il quale, lo sapevamo entrambi, quell’uomo sconosciuto l’avrebbe sfondata di lì a poco.
“Ti piace il cazzo?”, le chiese con un tono profondo e autoritario.
La voce di mia moglie era un soffio tremante: “Sì…”
“Tranquilla, bambolina, tra un attimo te lo do, ma prima voglio assaggiarti.”
Detto questo fece un passo in avanti e si inginocchiò davanti a lei. Le leccò velocemente il piercing, il diamantino che lei si era fatta legare per sempre all’ombelico, le mise entrambe le mani sul culo e la attirò a sé, mentre con la faccia le si fiondava in mezzo alle gambe.
Sentii un sussurro che conoscevo molto bene: “Oddio, sììì…”
Quell’uomo infilò la lingua in profondità, nella fica di mia moglie, che aveva chiuso gli occhi e rivolto lo sguardo verso l’alto.
Vedevo le mani di lui palpare con una forza estrema il culo di lei, e istintivamente la presi per i fianchi e la spinsi leggermente in avanti, sbattendo la sua fica con ancora più impeto contro la faccia di lui.
La Fede aveva cominciato ad ansimare pesantemente, e fu tra un sospiro e l’altro che mi avvicinai al suo orecchio destro e le sussurrai: “Ti piace?”
“Cazzo, sìììì…”
Mi raggiunse dal basso la voce di lui: “Tua moglie ha un sapore dolcissimo.”
“Lo so. Dai, continua a leccarla che la fai godere.”
“Lo sento. E scommetto che le piace anche questo…”
Le mise tre dita nella fica, dal basso in alto, e prese a muovere velocemente la mano, su e giù.
Lei si lasciò sfuggire un grido: “Ah!”, che io coprii subito dicendole: “Fede, stai zitta… altrimenti qui entra tutto il campeggio.”
“Mmmhhh… sììì… sììì… cosììì…”
Lui prese a leccarle il clitoride, mentre con la mano continuava a penetrarla con forza.
Capii che mia moglie non sarebbe durata a lungo. Andò avanti ancora un paio di minuti mugolando e ansimando come un animale, e poi si rivolse a me.
“Cazzo, Emi… questo porco mi fa godere… oddio, amore… aaahhh… aaaahhh…”
“Vieni, Fede… dai, vienigli in faccia…”
“Cazzo, sìììì!!! Aaahhhh!!! Sìììì!!! Sììì!!!”
Istintivamente le tappai la bocca con una mano, che le strinsi fortissimo sulle labbra, soffocando il suo orgasmo ed evitando che tutto il campeggio sapesse che lì dentro c’era una donna poco più che ventenne, che era stata legata alla doccia e che stava godendo addosso a uno sconosciuto forse sessantenne.
Venni sconvolto dalla scossa elettrica che attraversò tutto il corpo di mia moglie, mentre scaricava una valanga di umori in bocca a quell’uomo che continuava a masturbarla e a leccarle il clitoride.
E quando lei si abbandonò quasi a peso morto, sorretta più dalla corda che la teneva legata alla doccia, che non dalle gambe, lui le tolse la mano dalla fica e le si fiondò di nuovo dentro, ricominciando a leccarla, immergendosi nel mare di umori caldi e vischiosi del corpo di lei.
Sembrava che volesse mangiarsela, tanto era profonda decisa la leccata che le stava dando. E dopo alcuni lunghissimi istanti, lo vidi abbassarsi. Andò a inginocchiarsi, quasi a sdraiarsi per terra, davanti a lei, e prese a leccarle furiosamente i piedi.
Mi spostai per vedere meglio e andai a mettermi nell’angolo della doccia. Rimasi paralizzato dall’eccitazione, nel guardare quello sconosciuto brizzolato che accarezzava il piede sinistro di mia moglie mentre passava la lingua lungo tutto il suo piede destro. Si fermò sulle unghie, laccate di rosso come la stoffa dei sandali, che con quel tacco altissimo regalavano ai piedi una linea incredibilmente sensuale.
Senza nemmeno rendermene conto, cominciai a masturbarmi lentamente, estasiato dalla vista dello sconosciuto che le sfilava il piede dal sandalo per leccarglielo sotto, sulla pianta, che percorreva con la lingua avanti e indietro. E quando si ritenne soddisfatto da quella leccata, le rimise il sandalo, per cominciare a leccare il piede sinistro.
Si fermò a lungo sulla caviglia, che le coprì di saliva, e poi di nuovo giù con la lingua, in un movimento lentissimo, che lo portò fino alle dita.
Sembrava che non volesse più staccarsi da quei piedi, che avevano già fatto impazzire decine di uomini, e cominciò anche lui a masturbarsi lentamente, proprio come stavo facendo io.
Guardai mia moglie, che aveva ancora gli occhi chiusi e si stava godendo pienamente quella leccata.
Le chiesi: “Ti piace?”
Lei aprì gli occhi e li piantò nei miei. Restò a fissarmi alcuni secondi, come rendendosi conto soltanto in quel momento di dove si trovasse. Poi mi regalò uno di quei suoi sorrisi maliziosi ai quali non avrei mai saputo resistere, e mi rispose: “Porca troia… mi piace un casino.”
Aspettai alcuni secondi, che passai guardando ancora una volta quell’uomo che se ne stava prostrato davanti a mia moglie mentre le leccava i piedi come un assatanato, e poi le sussurrai: “Cosa vorresti che ti facesse?”
Rispose d’istinto: “Vorrei che mi scopasse in bocca.”
Mi rivolsi a lui: “Hai sentito?”
Quello fece una fatica pazzesca per staccarsi dai suoi piedi. Mi guardò con uno sguardo stralunato, come se fosse appena sopravvissuto a uno scontro con un camion, e poi si alzò molto lentamente, senza dire una parola.
Accarezzò dolcemente la guancia destra della Fede e le sfiorò le labbra con due dita. Piantò i suoi occhi azzurri in quelli neri di lei, e le disse: “Vuoi che ti scopi in bocca?”
“Sì…”
Le diede un leggero bacio sulle labbra, e le sussurrò: “Hai una bocca stupenda.”
“Dai, prendila…”
Lo vidi sorridere, mentre allungava le mani sui nodi della corda per slegarli. Pochi istanti dopo mia moglie abbassò le braccia, finalmente libere. Ma la libertà non durò a lungo. Lui si mise dietro di lei, la obbligò a unire le mani dietro la schiena e le legò nuovamente i polsi. Poi tornò davanti a lei, le mise una mano sulla spalla sinistra che spinse in giù, in un movimento che lei assecondò immediatamente. Si inginocchiò e si ritrovò col suo cazzo durissimo davanti agli occhi.
Lui le accarezzò il mento, che premette leggermente verso il basso, mentre le sue parole mi colpirono dritto al cuore: “Apri la bocca, bambolina.”
Persi un battito quando la vidi starsene inginocchiata davanti a quello sconosciuto, con quelle sue splendide labbra carnose completamente aperte, in attesa di essere penetrate dal cazzo di lui, che non si fece attendere.
L’uomo se lo impugnò con la mano destra e glielo spinse dentro, cercando di entrare tutto, fino alle palle, ma era troppo lungo.
La Fede prese a gorgogliare e venne colta da quelli che mi sembrarono essere conati di vomito. Non feci nemmeno in tempo a pensare che forse sarei dovuto intervenire, che lui aveva già cominciato a muoversi avanti e indietro, entrando e uscendo in continuazione dalla bocca di mia moglie.
Emise un grugnito di piacere, le impugnò i capelli con entrambe le mani e, tenendole la testa ferma, si mise a scoparla in bocca con una forza e una profondità sconvolgente.
Pochi istanti dopo mi resi conto che mi stavo masturbando selvaggiamente, perso nella vista della saliva che usciva copiosa dalla bocca della mia dolce metà. L’avevo vista fare pompini a un’infinità di uomini, ma ogni volta era un’esperienza nuova, devastante.
Aveva chiuso gli occhi e continuava a gorgogliare, mentre quello non fermava neanche per un secondo il veloce movimento del suo cazzo.
A un certo punto si voltò verso di me, e tra un grugnito e l’altro, mi disse: “Amico, tua moglie è proprio una vacca.”
Non riuscii a trovare le parole per rispondergli, e così continuò lui: “Succhia il cazzo che è una meraviglia.”
Tornò a voltarsi verso di lei e continuò a penetrarla in quel modo per alcuni minuti. Poi, perso in un’eccitazione che non riusciva più a controllare, le tolse il cazzo dalla bocca, la prese per le ascelle e la fece alzare, quasi sollevandola di peso.
Le slacciò le corde dai polsi, la fece girare verso la parete e le disse, con un tono duro e perentorio: “Appoggiati al muro!”
Lei ubbidì immediatamente, e mentre lui le metteva una mano sulla schiena, spingendogliela e obbligandola a piegarsi un po’ in avanti, aprì leggermente le gambe, ormai pronta a farsi scopare davvero.
Lui si impugnò nuovamente il cazzo, e mentre le sussurrava: “Brava bambolina…” si spinse in avanti e glielo sbattè con forza nella fica.
Il grido soffocato di mia moglie mi tolse il respiro: “Ah!”
Lui le appoggiò entrambe le mani sui fianchi, le disse: “Merda… ce l’hai fradicia…” e prese a sfondarla con forza.
Entrava e usciva dal suo corpo dandole colpi profondi e violenti, godendo delle caldissime e sussurrate grida di lei: “Aaaahhh… aaaahhh… oddio, sììì… cosììì… dai, scopami… scopami cosììì…”
“Ti piace farti sfondare dagli sconosciuti, èh?”
“Cazzo… sììì…”
“Lo fai spesso?”
“Sììì… sìììì…”
“Sei proprio una vacca!”, e giù un altro colpo violentissimo nella fica.
Stavo impazzendo di piacere nel guardare mia moglie farsi prendere in quel modo e godere come un’indemoniata.
Ero invaso dal suono dei loro sospiri ansimanti e dal rumore ritmico della pancia di lui che continuava a sbattere sul culo di lei ogni volta che le si schiacciava addosso. Era un “ciaf… ciaf…” tanto sensuale da farmi ribollire il sangue. Avevo il cazzo talmente duro che pensai mi potesse scoppiare da un momento all’altro.
E dopo il millesimo “ciaf” sempre seguito da un gridolino soffocato della Fede, lui spostò le mani dai fianchi alle grosse tette di lei, che prese a palparle da dietro con tutta la forza che aveva. Gliele strizzava e poi le tirava i capezzoli fin quasi a strapparglieli, godendo delle parole incontrollate che lei continuava a soffiare: “Cosììì… cosììì… fammi male… bravo, cosììì…”
Lui ansimava tanto profondamente che, pensai, stesse rischiando seriamente l’infarto. Continuava a mugolare ma non riusciva a dire nulla, troppo sconvolto dal piacere che quella donna, poco più che una ragazzina, gli stava dando.
Andarono avanti per un tempo che mi parve infinito, mentre io continuavo a masturbarmi come un pazzo. E quando cominciai a pensare che sarei venuto da un momento all’altro, lo sconosciuto si voltò verso di me e raccolse tutte le energie che gli erano rimaste per chiedermi, tra un sospiro e l’altro: “Tua moglie prende la pillola?”
“Sì, perché?”
“Perché sto per sborrarle nella fica e non vorrei mettertela incinta…”
A sentire quelle parole, la Fede perse definitivamente il controllo. Venne scossa da una vibrazione violentissima, che le attraversò il corpo dalla testa ai piedi, partendo dalla fica, ed esplose in un nuovo orgasmo.
Avrebbe voluto urlare tutto il suo piacere, ma riuscì a soffocare il suo grido. E subito dopo, facendo uno sforzo pazzesco, sussurrò: “Dai… vieni, porco… riempimi…”
“Cazzo… ma che troia che sei…”
“Riempimi…”
“Cazzo, vengo… ti vengo dentro… aaahhh!!! Aaaaahhh!!!”
Lo vidi fremere come preso da una scossa epilettica, e assistetti immobile al momento in cui quell’uomo sconosciuto si spinse in avanti con tutta la forza che aveva ed esplose una valanga di sperma nel corpo di mia moglie.
Lei alzò la testa in alto e si mise a fissare il soffitto della doccia, mentre dalla bocca spalancata le usciva un soffio quasi silenzioso: “Sììì… cosììì… bagnami… bagnami tutta…”
Lui stava ancora godendo, quando fece un passo avanti, spingendola contro il muro e schiacciandola con tutto il suo peso. Rimase dentro di lei a lungo, immobile, come paralizzato, mentre le sborrava nella fica. Le stava talmente tanto addosso che pensai le avrebbe fatto male, ma guardando l’espressione di beato stordimento che si era disegnato sul volto di lei, capii che starsene schiacciata contro il muro, con quell’uomo di trent’anni più vecchio che continuava a spingerla da dietro, le stava provocando un piacere sconfinato.
Passò almeno un minuto, prima che quello sconosciuto cominciasse a rilassare i muscoli e ad allentare la spinta in avanti. Lo vidi fare un mezzo passo indietro, dando alla Fede lo spazio sufficiente per riprendere a respirare. E quando fece a ritroso un movimento più deciso, rimasi immobile a guardare il suo lungo e grosso cazzo che usciva lentamente dal corpo di mia moglie, centimetro dopo centimetro.
Per un istante mi chiesi fino a dove le avesse spinto quell’arnese. Era talmente lungo che pensai le fosse arrivato fino in gola, dopo averla attraversata tutta.
Ero ancora assorto in questo mio pensiero quando lo vidi darle una sculacciata fortissima sul culo, e prima che lei potesse dire qualsiasi cosa, la fece girare con forza, la spinse di nuovo contro il muro, questa volta mandandola a sbatterci contro con la schiena, le mise la mano destra dietro l’orecchio sinistro e si chinò leggermente su di lei, mettendole la lingua in bocca.
La Fede gli buttò le braccia al collo e ricambiò quel bacio, spingendo la sua lingua in profondità nella bocca di quello sconosciuto. Io restai a guardarli limonare a lungo, mentre la mia mano non smetteva di muoversi lentamente sul cazzo, e sarei andato avanti ancora, se mia moglie non si fosse staccata dalla lingua di lui per dirgli: “E adesso spostati, che voglio il cazzo di mio marito.”
Lo scostò di lato con un gesto deciso e autoritario, e mentre lui se ne restava immobile e con la bocca spalancata, sorpreso dalla determinazione della ragazza che aveva appena riempito di sperma, lei fece due passi verso di me, si chinò sul mio corpo per leccarmi velocemente il capezzolo sinistro, e poi si inginocchiò.
Ammirai la velocità con la quale i suoi capelli lunghi e neri si avvicinarono al mio ventre e naufragai nel piacere sconfinato della sua bocca che si impadroniva del mio cazzo, avvolgendolo con la lingua che fino a pochi secondi prima si stava intrecciando con quella di un altro uomo.
Mi sentii bagnare dalla sua saliva, che mi lasciava copiosa sulla pelle. Le allungai entrambe le mani nei capelli e accompagnai il suo movimento profondo, avanti e indietro, lasciandomi ubriacare dal piacere che soltanto lei sapeva darmi.
Soffiai: “Cazzo, Fede…”
Incrociai per un istante lo sguardo eccitato dello sconosciuto, e poi chiusi gli occhi e mi abbandonai alla bocca di mia moglie. Sarei scoppiato presto, lo sapevo, e quando lei prese a masturbarmi con forza, tenendosi dentro solo la cappella, che continuava a leccare, sentii il mondo cadermi addosso.
Sussurrai: “Porca troia, vengo…”
Lei se lo tolse velocemente dalle labbra e se lo puntò sul seno. Il movimento della sua mano destra divenne frenetico sul mio cazzo, mentre con la sinistra si stava tenendo sollevate il più possibile le tette, spingendole da sotto e mettendole completamente a disposizione della mia imminente sborrata.
La sua voce calda mi sembrava provenire da un altro pianeta: “Godi, amore mio.”
Soffocai a fatica l’urlo che mi esplose dentro e le schizzai una valanga di sperma sulle sue grandi tette, che in pochi secondi si ritrovarono coperte di chiazze del mio liquido bianco.
E quando sentii di averle dato tutto, il fremito che mi aveva sconquassato l’anima se ne andò piano, subito seguito dalla lingua di lei, che prese a leccarmi la cappella riempiendosi del mio sapore.
Non avevo ancora riaperto gli occhi, quando biascicai: “Porca troia…”
Ridiedi luce alla mia vista e la riempii con l’immagine dei suoi capelli neri che si muovevano sul mio cazzo.
Poi, alcuni secondi dopo, lei riuscì a stupirmi ancora una volta.
Si alzò, e tenendosi su le tette con entrambe le mani si voltò verso lo sconosciuto e gli disse: “Vieni qui, tu.”
Quello fece due passi verso di lei, e istintivamente le allungò una mano sul culo, ma perse un po’ della sua sicurezza, quando la Fede gli disse: “Avanti, porco, lecca lo sperma di mio marito.”
Lui rimase un attimo imbambolato, come se non fosse stato sicuro di aver capito il senso di quelle parole.
Si sbloccò solo quando lei gli disse: “Ti sei divertito a scoparmi davanti a lui èh? E adesso lecca!”
Quello la squadrò ancora un secondo. Le sorrise, prima di risponderle: “Sei proprio una piccola puttanella.”
Detto questo si piegò su di lei e prese a leccarle le tette, riempiendosi del mio sperma. Non credevo che l’avrebbe fatto davvero, e invece era lì, davanti a me, che muoveva la lingua sul seno di mia moglie, passandola in mezzo alle chiazze bianche con cui l’avevo ricoperto.
Dopo qualche secondo si tirò su e le disse, come per completare la frase di poco prima: “Mi piaci un casino”, e riprese a leccare.
Scambiai uno sguardo con la Fede, ed era uno sguardo carico della nostra passione. Ancora una volta non riuscii a resistere al sorriso malizioso che le si disegnò sul viso e che le si trasmise anche agli occhi.
Restammo così alcuni lunghissimi istanti, pieni della nostra unione, mentre uno sconosciuto continuava a leccarle le tette pulendole dal mio sperma. Poi lei fece un passo verso di me, staccandosi da quell’uomo. Venne a mettersi alla mia destra e mi passò un braccio dietro la schiena. Stavo ricambiando l’abbraccio, quando si rivolse a lui con un tono secco e deciso: “Sei proprio maiale! Comunque anche tu mi piaci un casino, anche se potresti essere mio padre.”
Lui fece appena in tempo ad abbozzare un sorriso, che lei continuò: “E adesso vattene.”
“Mah…”
“Vai via! E lasciaci soli.”
Quello mi guardò per un istante, e mi disse: “Minchia, che donna…”
Gli risposi: “Vattene…”
Ci mise qualche secondo di troppo per rimettersi il costume e indossare nuovamente l’accappatoio. Ci guardò un’ultima volta e portò con sé il suo sorriso, quando si chiuse la porta alle spalle dopo essere uscito. Apprezzai l’attenzione che mise nell’accertarsi che nessuno potesse guardare dentro e scoprire che eravamo in tre, laddove sarebbe dovuto esserci uno solo.
Chiusi subito la porta a chiave, ma non feci in tempo a dire nulla. Mia moglie mi aveva già buttato le braccia al collo e si era fiondata sulla mia bocca. Ci baciammo con un’intensità che era tutta nostra, e con quel bacio ritrovammo la nostra unione.
“Ti è piaciuto?”, mi chiese quando si staccò dalle mie labbra.
“Porca troia, Fede, mi fai morire.”
Sprofondai nel suo sorriso e chiusi di nuovo gli occhi, abbandonandomi al piacere di un altro lunghissimo bacio.
Le stavo accarezzando la guancia sinistra, quando le soffiai direttamente in bocca: “E a te?”
“Cosa?”
“Ti è piaciuto?”
Si prese un secondo, prima di staccarsi leggermente da me e rispondermi: “Mi è piaciuto un casino. Hai visto quanto è grosso il cazzo di quell’uomo? Non riuscivo a tenerlo tutto in bocca e… merda, quando mi ha scopata da dietro mi sentivo veramente impalata. Mi sembrava di averlo dappertutto. Mi ha aperta completamente.”
Restammo a fissarci in silenzio per alcuni istanti, poi le chiesi: “Ti piace essere così porca?”
“Mi piace avere il coraggio di essere me stessa.”
La sua era una risposta istintiva, vera, che proveniva dal centro più profondo della sua anima. Le sorrisi, mentre le dicevo: “Cazzo, ti amo da impazzire.”
“Anch’io.”
Mi diede un leggero bacio sulle labbra e poi mi sussurrò: “Dai, andiamo.”

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