Quel sapore

Quel sapore

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QUEL SAPORE…Erano giorni di estremo relax quelli che con Bianca stavamo vivendo in quel breve periodo di ferie.
Eravamo rimasti a casa, come spesso ci capita di fare, godendoci il tempo libero con lunghe passeggiate nei boschi insieme a PippaMiddletonCuloBianco, la nostra cagnolina che Bianca chiamò così per via della sua particolare colorazione: tutta color caffe’latte tranne che il sederotto completamente bianco che le ricordava appunto la famosa Pippa Middleton in quella foto in cui era ritratta di spalle con quel vestito attillato che ne mostrava le forme posteriori. Logico che un nome così impegnativo per una cagnolina si sarebbe trasformato semplicemente in Pippa.Verso le 19 Bianca iniziò a preparare la cena e, come spesso capitava, amava provocarmi vestendosi a volte da cameriera, altre volte solo con il grembiule o solo con addosso una delle mie camice. Quella sera la scelta fu molto gradita anche se inizialmente ne rimasi sorpreso: divisa da scolaretta giapponese, con gonnellino plissettato blu che arrivava sì e no a mezza natica, blusa bianca con fiocco blu attillatissima, calzine alle caviglie con scarpe tacco 12…insomma, la versione porca di Sailor Moon.
La guardai dalla porta della cucina mentre, con chiaro intento provocatorio, inscenava un balletto sculettando mentre mescolava il risotto sulle note di “Nell’aria” di Marcella Bella.
Quando vengo provocato da Bianca le conseguenze sono due: o la prendo all’istante e la uso o mi scatta l’IO dominante condito di perversione a iosa e medito qualcosa che possa soddisfare quel pulsare mentale … e non solo mentale.
Così muovendo qualche goffo passo che poteva essere paragonato al ballare mi avvicinai a lei e sfiorandola mi allungai al pensile per prendere le stoviglie necessarie ad apparecchiare e poi mi recai in soggiorno dicendole “stasera si mangia in sala, puttanella”.
Bianca sapeva ormai che quando la chiamavo così stavo già massaggiando l’ormone del Padrone e la cosa era decisamente a lei gradita.
Apparecchiai come sempre il mio posto a capo tavola poi andai al ripostiglio dove presi le due ciotole in acciaio inox nuove che avevo preso, ma non ancora usato, per la Pippa e le disposi all’altro capo del tavolo.
Bianca sculettava ancora al fornello mentre sulla melodia di “Nell’aria” intonò “E’ pronto!” sostituendolo alla frase che dava il titolo alla canzone.
Quando arrivò in sala e vide come avevo bandito la tavola mi guardò piacevolmente sorpresa e, immancabilmente, si morse il labbro inferiore, segno che la sua mente stava già entrando in modalità “eccitazione on”.
Guardandola fissa negli occhi le dissi “Ora metti il risotto nel mio piatto, riempi il mio bicchiere di vino, metti un po’ di riso per te nella ciotola a destra e nell’altra ci metti un po’ di acqua… poi ti metti sul tavolo a quattro zampe come una cagnetta che si rispetti dandomi le spalle… e dopo che ho iniziato a mangiare puoi iniziare tu, senza usare posate o mani… e non osare a sporcare il tavolo facendo uscire la pappa dalla ciotola “
“Sarò la sua cagna obbediente e attenta ad eseguire il Vostro volere, Padrone”
Bianca prese posizione come da me ordinato, a quattro zampe, gambe leggermente aperte, braccia e mani poggiate sul tavolo e faccia vicino alla ciotola in attesa del mio benestare per iniziare a mangiare.
Mi sedetti al tavolo ma prima di iniziare la cena presi dalla tasca l’ovetto vibrante e il relativo telecomando wireless. Spostando leggermente le mutandine bianche della mia cagna passai il dito sfiorandole il clito e, come immaginavo, era già sull’umido andante. Presi l’ovetto e glielo infilai in figa lentamente, assaporando il primo gemito di Bianca.
“Buon appetito …. ti è concesso di iniziare a mangiare”
“Grazie Padrone, buon appetito a Voi” la sua risposta.
Mentre mi gustavo il risotto guardavo attraverso le gambe leggermente divaricate i suoi movimenti di lingua per portarsi il cibo alla bocca. Feci partire l’ovetto alla vibrazione minima, ma sufficiente a provocare un piccolo sussulto a Bianca che nel mentre stava facendo l’impossibile per non far cadere nulla fuori dalla ciotola e quando qualche chicco finito sul bordo esterno minacciava di finire sul tavolo con la lingua passava a prenderlo, in un movimento che era eccitazione pura.
Portai la vibrazione dell’ovetto nella posizione impulsi però aumentando l’intensità della vibrazione.
Dalla mia posizione privilegiata potevo vedere la figa della mia puttanella contrarsi mentre il bacino iniziava lentamente a muoversi in un andamento che simulava la penetrazione. Sentivo il cazzo gonfiarsi, vederla godere del mio sadismo mi eccitava sempre in modo unico. Quello che molti vedrebbero come umiliazione per Bianca era invece appagamento della sua natura e, di conseguenza, appagamento della mia, e questo era quanto importava.
La raccolta del riso con la lingua diventava difficoltosa sotto l’azione dell’ovetto per cui decisi di ….aumentare al massimo la vibrazione, ottenendo subito una serie di gemiti di piacere e contrazioni sempre più forti di quella stupenda figa che iniziava letteralmente a colare , allungando un filo di umori che sarebbe terminato sul tavolo. Guardando verso la ciotola vidi che del riso era caduto sul tavolo … mi alzai e rifilai un sberla ben assestata sulla chiappa destra di Bianca che emise un grido tra il compiaciuto e di dolore…
“Cagna che non sei altro! Non erano chiari gli ordini? Niente cibo fuori dalla ciotola!”
Ansimando per via della forte eccitazione iniziò a rispondermi ” Sì ma caz..” e la seconda sberla non le fece finire la frase , stessa chiappa ma più forte, da sentire io il bruciore alla mano.
Mi alzai e la raggiunsi ponendomi di fronte alle ciotole … la presi per i capelli e sollevandole la testa la guardai fissa negli occhi e lentamente, scandendo le parole le dissi ” Ripeto la domanda…. Non erano stati chiari gli ordini?”
Ansimando, ma reggendo il mio sguardo mi rispose “Mi perdoni Padrone, gli ordini erano molto chiari e la Vostra cagna non ha saputo eseguirli come da lei desiderato”.
Tenendola per i capelli la fissai per qualche secondo e senza lasciarla andare le dissi “Ora ti è dato di godere, puttana… e lo voglio tutto il tuo orgasmo”
I miei occhi erano affondati nei suoi mentre l’ansimare si faceva più ritmico, intenso, con i gemiti che si rincorrevano fino a diventare quel grido liberatorio che era qualcosa di stupendo da sentire.
La schiena si inarcò e le convulsioni da orgasmo al basso ventre furono forti, una dietro l’altra come in un susseguirsi di scosse.
Non spensi l’ovetto, e nemmeno ne rallentai le vibrazioni…. continuavo a tenere Bianca per i capelli …con la testa si era ormai poggiata al tavolo e vedevo le sue mani strette a pugno.
Girò piano la faccia fino a poggiare la guancia sul tavolo… la mia stretta era ferma … con l’altra mano tirai fuori il cazzo e poggiandolo sulla guancia di lei rivolta in alto iniziai a segarmi … non meritava di prendere in bocca il cazzo del Padrone in quel momento…
Ero eccitato …e molto… non servirono molti colpi per esplodere e quando sentii di venire inondai il riso rimasto nella ciotola con la mia sborra… pulii il cazzo sulla guancia di Bianca, lasciai la presa ai capelli e spensi l’ovetto.
Mi sedetti di fronte a lei, ancora nella posizione in cui l’avevo lasciata. Spinsi la ciotola del riso verso il suo volto… “Finisci la tua cena ora, cagna”
Ancora ansimante mi rispose “Grazie Padrone…. grazie per avermi perdonata”
E, affondando la bocca nella ciotola, finì il riso, fino all’ultimo chicco.
Gliene rimase uno sul labbro e lo tolse col dito indice…. poi, mordendosi il labbro, lo fece cadere sul tavolo.

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