Nostalgie di una ex schiava

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Nostalgie di una ex schiava

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Oggi sono arrabbiata con il mio compagno, come quasi tutti i giorni del resto. Lo amo davvero tanto però ormai sono 2 mesi e mezzo che non facciamo più sesso e sta diventando insopportabile la cosa. Non mi sento più desiderata da lui e mi sto impegnando più di quanto abbia mai fatto pur di piacergli ma non basta mai.
Così sono sola in casa, ormai da 2 settimane in cassa integrazione e mentre sono sul divano la mia mente inizia a correre e a ricordare il mio ex. Lo immagino qui davanti a me, Riccardo, alto quasi 1m e 80, gli occhi scuri e i capelli castano chiaro, muscoloso ma non troppo e un bel sedere sodo. Non che fosse chissà quale bellezza, non era ricco e non avevamo nemmeno una grossa affinità caratteriale, però aveva una caratteristica per me indispensabile in quel periodo della mia vita di cui avevo assolutamente bisogno: era il più grande pervertito che avessi mai conosciuto. Non l’avrei mai tradito nonostante non fossi mai stata una santarellina perché mi dava tutto quello di cui avevo bisogno. Tutto ebbe inizio un giorno che eravamo in vacanza in un albergo. Quel giorno stavo pensando di lasciarlo, eravamo agli inizi della nostra relazione e come avevo già accennato prima non c’era una grossa intesa tra noi. Lui voleva che facessi sesso con lui e al mio rifiuto mi disse che non avevo scelta e se non volevo mi ci avrebbe costretta, mi prese con la forza e iniziò a spogliarmi con la forza. Era molto più forte di me e io non sapevo come liberarmi, all’improvviso però mi liberai una mano e ne approfittai per colpirlo il più forte che potei in pieno volto. Speravo che il mio schiaffo lo stordisse al punto da avere un attimo di tregua per potermi liberare e andare via ma non fu così. Si arrabbiò con me, mi diede della stronza e liberò la presa andando via dalla stanza. Io mi risistemai i vestiti ma dopo poco tempo, non so bene per quale motivo, mi feci prendere dai sensi di colpa e invece che andarmene via aspettai che tornasse. Tornò dopo circa mezz’ora e mi disse che ci aveva pensato su e che se avessi voluto che mi perdonasse avrei dovuto accettare la punizione che mi meritavo per quello che gli avevo fatto.
In quel momento un brivido mi percorse per tutto il corpo e un misto di eccitazione e paura si impossessò di me mentre dalla sua bocca uscivano queste esatte parole: – Ti perdonerò soltanto quando ti vedrò piangere e supplicare e quando avrò finito non riuscirai più a sederti per una settimana perché questo è quello che ti meriti. Allora, vuoi essere perdonata oppure no?
L’unica cosa che riuscii a fare fu annuire e nel momento in cui mi disse di abbassarmi i pantaloni e mettere il culo sulle sue ginocchia obbedii in silenzio. Mi sistemo come meglio avrebbe potuto colpirmi e iniziò a sculacciarmi con molta forza. Mi diede 42 sculacciate e il mio sedere bruciava sempre di più, iniziai ad urlare e supplicarlo di smettere ma allo stesso tempo la mia figa si bagnava come mai prima d’ora e quando finalmente smise mi ritrovai in piedi con le lacrime che mi rigavano il viso e il culo rosso e dolorante. Lui me lo tastò compiaciuto e mi disse di mettermi a pecora sul letto, obbedii timidamente e lui mi infilò 2 dita nella figa fradicia esclamando: – Lo sapevo che eri una gran puttana! Subito dopo mi penetrò forte soffocando le mie urla nel cuscino. Dopo avermi abbondantemente scopato la figa decise che avrebbe completato l’opera con il mio culo già dolorante e dopo averci sputato dentro per lubrificarlo e averlo massaggiato un po’ per far rilassare il mio buchino spinse il suo cazzo dentro con decisione. Urlai dal dolore e mi assestò una altra bella sculacciata, mi tirò su la testa afferrandomi per i capelli e mi infilò le mie mutande in bocca per tapparla, mi ero illusa che la mia punizione fosse finita invece si stava ancora prendendo la sua vendetta. Al dolore si unì presto il piacere e lui accortosene iniziò a spingere sempre più forte e più velocemente fino a che non mi venne violentemente nel culo riempiendomelo con la sua sborra calda. Fu meraviglioso! La scopata più bella della mia vita. Solo allora mi concesse un bacio e mi disse che mi aveva “quasi” perdonata. Mi fece rimettere in quella posizione ma questa volta avrei dovuto girarmi e osservarlo attraverso lo specchio, si tolse la cintura dai pantaloni, la piegò e fissandomi dallo specchio mi chiese se fossi pronta. Gli dissi di si e in quel momento non vedevo l’ora che iniziasse a darmi quello che meritavo. Sferrò il primo colpo ordinandomi di chiamarlo padrone tutte le volte che mi avrebbe punita e sottolineando il fatto che da quel momento in poi sarei stata la sua schiava e non avrei più potuto rifiutarmi in nessun modo di fare fesso sesso con lui in qualsiasi momento ne avrebbe voluto voglia. Mi pentii subito di aver avuto voglia che mi colpisse perché fece davvero molto molto male mi colpii 7 o 8 volte il sedere e 3 o 4 volte la schiena. Ero di nuovo eccitata come non mai ma non avrei potuto sopportare ancora molto altro dolore. Si fermò improvvisamente e mi disse di andargli a prendere il mio rossetto rosso, lo guardai con aria interrogativa e senza dire nulla obbedii. Mi spinse sul letto e sedendosi sulle mie gambe per bloccarmi e scrisse sul mio sedere LA MIA PUTTANA mi fece alzare, lo scrisse anche in fronte e per ultimo mi tirò una sberla in pieno viso. Mi ridiede il rossetto dicendomi che ora se volevo potevamo tornare a stare insieme e che da quel giorno in poi io sarei stata la sua schiava tutte le volte che lui ne avrebbe avuto voglia. Non riuscii ad aprire bocca. L’unica cosa che feci fu baciarlo e lui mi abbracciò forte. Ecco come è iniziata la mia storia di sottomissione.

 


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