L’impero dell’Alba ~ III

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L’impero dell’Alba ~ III

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Joy cominciò a maledire Kassandros ancor prima che arrivasse, le braccia si stavano indolenzendo legata in quella posizione.
Gettò la testa in mezzo alle spalle in un moto frustrato, corde di seta morbidissime la legavano al soffitto, rosse, talmente sottili e resistenti da segarle i polsi.
Diede uno strattone doloroso con le braccia, poi allungò il più possibile un piede verso il pavimento cercando di appoggiarsi per trovare sollievo, ma nulla. Le dita dei piedi sfioravano il pavimento lucidissimo tanto da farle credere che se solo avesse voluto avrebbe potuto toccarlo.Un lungo sospiro le gonfiò il petto prosperoso, respirò profondamente l’odore pungente degli incensi, guardandosi riflessa sul pavimento scuro e liscio come uno specchio. Un brivido di eccitazione la scosse incuneandosi nel ventre.
Si trovava più bella del solito, costretta a tormentarsi per ordine dell’uomo che quella sera l’avrebbe scopata. Joy non sapeva chi sarebbe arrivato, nessuno gliel’aveva detto. Le schiave non dovevano conoscere, ma solo obbedire.Kassandros entrò in quel momento, fu quasi sollevata di vederlo, il cadetto di Persia era sicuramente molto bello, dalla pelle leggermente abbronzata e i capelli biondi. Molte donne ne erano incuriosite e segretamente speravano di essere prese da quelle braccia possenti.
Lo guardò ammirata, la luce soffusa faceva brillare ancora di più quegli occhi così chiari da sembrare di ghiaccio, lui invece le dedicò uno sguardo profondo mentre uno ad uno faceva schizzare i bottoni della camicia per poi buttarla in un angolo.
Si avventò su di lei con l’impeto della bora e la sollevò come una bambola mettendola seduta sulle proprie spalle.
Joy percepì le unghie affondare nella propria schiena e la bocca famelica succhiarle le labbra, il clitoride, portarle via il respiro e il senno. Si percepì immediatamente matida, l’autorità con la quale Kassandros si serviva di lei la faceva eccitare moltissimo, risvegliando il suo allenato istinto di schiava che le imponeva di donarsi senza remore e senza pudore.
Joy godeva molto, le fitte di piacere le arrivavano dritte al cervello si aprì di più per ricevere meglio quel dono insperato e inarcò la schiena offrendo meglio il sedere alle mani di lui.
In pochi minuti si ritrovò a godere di un piacere puro, disperato, con i suoi gemiti risuonavano dappertutto, la pelle che risplendeva nella luce soffusa come una statua d’ebano, viva, sensuale, dai capelli riccissimi le labbra dischiuse in un’espressione estatica.Kassandros la strinse più forte a sè sentendola bagnata dappertutto, profondamente aperta ed eccitata. Scese con una mano lasciandole dei solchi rossi lungo la schiena per agguantare una natica con decisione stringendola tra le dita.
Il principe aveva già visto varie volte quel culo in tutta la sua magnificenza, Alhamba, sadicamente, spesso e volentieri la faceva andare in giro con delle vesti scollatissime sulla schiena, tanto che bastava che si piegasse leggermente in avanti, per far sì che il sedere svettasse liberamente allo sguardo di chiunque guardasse.
La puttanella ne approfittava e ricavava un tale gusto nel provocarlo dinanzi allo sguardo complice del proprio padrone che riusciva sempre a provocargli un’erezione evidente che restava irrimediabilmente insoddisfatta.
Quella era l’occasione perfetta per rivalersi su di lei, avrebbe soddisfatto il suo ego e allo stesso tempo si sarebbe ingraziato la favorita dell’imperatore.
Avrebbe dovuto trovare un pretesto per farle davvero male…il solo pensiero di sentirla urlare lo fece sorridere mentre la leccava avidamente. Un motivo per punire una schiava lo si trova sempre.Kassandros cominciò ad accarezzarle l’ano con l’indice, spingendolo leggermente dentro, senza forzare troppo e nel frattempo le torturava il clitoride con la lingua, con le labbra, con movimenti circolari, decisi. Ogni tanto, quando capiva che lei cominciava a godere di più e che cominciava a presagire l’orgasmo si fermava, le succhiava il clitoride con delicatezza e mordicchiava le grandi labbra.
La ragazza ormai gemeva senza controllo, e ogni volta si spingeva di più verso la lingua e la bocca di lui, lo anelava, lo desiderava, la mente cominciava a vagare ad essere davvero eccitata.
Desiderò essere aperta dal cazzo del principe, lo immaginava spingere, entrare e provocarle piacere; aprì la gambe di riflesso arricciando le dita dei piedi. Lui sentì l’orgasmo di Joy crescere e proprio quando lei stava per esplodergli in bocca si fermò di colpo staccandosi e lasciandola ricadere sospesa al soffitto.Lei si sentì scivolare dalla vetta della montagna fino all’inferno, Kassandros la guardò, sfinita, con le lacrime agli occhi per la frustrazione e gustò quella disperazione con piena goduria mentre si asciugava il viso con il braccio.
“Padrone…ti supplico…fammi venire…”pregò contorcendosi e sfregando le cosce l’una contro l’altra ancora scossa dai brividi di piacere.
“Taci. E apri le gambe per me schiava.” Joy eseguì subito e lui le rovesciò il vino proprio lì dove la sua pelle scura si apriva in un’adorabile fighetta insoddisfatta. Fu come un freddo colpo di scudiscio per lei, che le spense il piacere in un istante, gemette di frustrazione prima che lui le girasse intorno ed estraendo il proprio membro duro come un bastone la colpisse sulle natiche ancora umide di piacere.
“Devi sapere Joy che tu puoi rimanere tranquillamente insoddisfatta per quanto mi riguarda, non avrò pietà di te…e lo sai perchè?” Un altro colpo di cazzo.
“No…non lo so” disse Joy tremolante di dolore e di un’eccitazione incontenibile.
“Perchè sei solo una puttana senza valore, e perchè ti sei divertita immensamente quando eri tu a provocare me” un altro colpo “ammetti che godevi nel lasciarmi eccitato!”
“No…padrone te lo giuro…Ti supplico!” Non era assolutamente vero, e ricordare quella sensazione di potere nel vedere lo sguardo famelico di Kassandros e i suoi pantaloni notevolmente gonfi la faceva eccitare.
A dire il vero non era del tutto sicura che lui mai si fosse accorto di quanto fosse umida mentre si piegava più del solito lasciandogli una visuale fugace del frutto proibito.
“Non mentirmi! O ti spacco il culo seduta stante come meriti.”
Joy ammutolì. Era talmente eccitata che non riusciva a ragionare lucidamente, il suo corpo agì per lei spingendosi contro il suo pene, lambendolo con il sedere come ad invitarlo a colpire ancora.
“Principe…” sussurrò come una preghiera irresistibile “mi divertivo moltissimo ad eccitarvi…prendetemi ora che sono a vostra disposizione, vi supplico!”
” Visto! È semplice dire la verità Joy.” disse facendo scivolare la propria asta in mezzo alle gambe della ragazza, strusciando sulla figa e spingendo la cappella sul clitoride. Lei ebbe un brivido di eccitazione fortissimo a quel contatto e gemette rumorosamente.
Kassandros si staccò subito, eccitato e con l’impellente bisogno di affondare dentro a quella fighetta allagata.Si mise di fronte a lei e le sollevò una gamba sopra il proprio bacino, il suo cazzo perfettamente dritto e durissimo indugiò un attimo prima di affondare profondamente, fino ai testicoli. Joy si sentì morire, il principe la fotteva senza riguardo, eccitato, e lei ne godeva tanto che nonostante lui avesse appena cominciato a scoparla e già lei era sul punto di venire, oscenamente bagnata.
Ebbe giusto il tempo di darle qualche stoccata prima che lei fosse di nuovo pronta ad esplodere, il principe la sentiva stringersi intorno al proprio membro in preda alle contrazioni. Pure lui stava per godere, ma non le avrebbe permesso di venire.
Le passò un braccio dietro la schiena impedendole di ondeggiare e velocemente con l’altra mano slacciò le corde che la legavano.
La ragazza priva del sostegno delle funi cadde ancora di qualche centimetro verso il basso venendo impalata completamente da quel bastone di carne rigidissimo. Kassandros non si era dato pena di sostenerla e lei era sprofondata sotto il peso del proprio corpo, subendo una stoccata dolorosa e crudele; lui invece venne proprio in quel momento, schizzando dentro mentre lei annaspava con un’espressione sofferente in volto.
Restò qualche secondo ancora dentro di lei che nel frattempo aveva cercato di mettersi in punta di piedi, lo vide, con la pelle e i muscoli intrisi di sudore, lucido come una statua, con la testa buttata indietro, immerso ancora nel piacere che a lei era stato negato.Poi uscì e lasciò che vuota si ammosciasse sul pavimento come un mucchietto di stracci. Nel mentre si sedette su un divano basso dalla stoffa damascata e mangiava dei piccoli pezzi di frutti esotici prendendoli da un vassoio di cristallo con uno stuzzicadenti d’oro.
Tuttavia nonostante fosse venuto abbondantemente e il suo seme cominciava a gocciolare lungo le gambe della schiava il suo cazzo non accennava minimamente a sgonfiarsi, anzi, svettava lucido, con le vene in evidenza e la grossa cappella che richiedeva ulteriore soddisfazione.
“Che fai impalata lì? Muoviti e succhiamelo cretina!” La ragazza sentendo quelle parole brusche si riscosse e si avvicinò carponi, esausta, con ancora il fuoco dell’orgasmo insoddisfatto dentro di lei.Quando lo prese in bocca provò una sensazione strana, quel membro sapeva ancora di lei, della sua figa, del suo piacere, le piacque quel sapore e leccò l’asta con più foga indugiando sul buchino in cima alla cappella, sentì il sapore di qualche goccia di sperma che vi era rimasta, un sapore che le dava alla testa, facendole dimenticare qualsiasi inibizione.
Si dedicò a quel cazzo come una vera professionista, lo lasciava scendere in gola lentamente e lo succhiava con foga quasi a volerlo staccare. Lo sentiva ogni secondo farsi più marmoreo e pulsare nella propria bocca, la sola idea di poter assaggiare quello sperma la mandò in estasi.
Non se ne accorse nemmeno quando una delle proprie mani scese a toccarsi la figa, era questo un gesto naturale per lei, legato all’azione di fare un pompino. Nemmeno Kassandros se ne accorse in un primo momento, eccitato dalla fellatio da manuale, si riscosse soltanto quando la sentì gemere sul proprio cazzo.
“Chi ti ha dato il permesso di toccarti schiava?!” Tuonò infuriato staccandola violentemente da sé.
Joy balbettò qualche parola sconnessa. “Io…io…mi dispiace..” ma non fece nemmeno in tempo a trovare una giustificazione che lui l’aveva fatta volare sul pavimento con un manrovescio. Era stato violento, forse troppo, tanto che lei aveva sputato sangue e si era fatta un taglio sulla fronte.
Il principe non ci fece molto caso e come preso da una frenesia la sollevò trascinandola per i capelli e si posizionò sopra di lei tenendole le gambe strette tra le proprie e puntandole la cappella contro l’ano. Joy urlò quando si sentì violare il culo a secco, cercò di dimenarsi ma inutilmente, lui la teneva in proprio potere e lei era completamente impotente.
“NOO! SONO VERGINE LÌ!” Urlò terrorizzata.
“Meglio” commentò laconico lui mentre la violava dolorosamente, era un bruciore immane quello che la schiava stava provando, tanto che tentò di sgusciare via facendo leva sulle braccia.
Kassandros la bloccò immediatemente mantenendole i polsi dietro la schiena e provando un piacere sadico nell’aprirla in quel modo così violento, la ragazza ormai urlava a squarciagola invocando aiuto e quando finalmente quel cazzo durissimo riuscì a farsi largo fino in fondo lui cominciò a fotterla senza alcuna accortezza lasciando che lei sbattesse contro il pavimento ad ogni stoccata.
Joy urlava, era insopportabile più che il bruciore all’ano, che la dilaniava internamente, il dolore sordo che provava sbattendo contro la pietra tirata a lucido, ne sarebbe uscita piena di lividi sicuramente, se non con qualche costola incrinata.
Non vedeva l’ora che quell’incubo finisse e che il principe si svuotasse le palle dentro di lei. Invece quella sodomia sembrava infinita, pianse silenziosamente rassegnadosi al proprio destino fin quando non sentì il membro pulsarle dentro e spruzzarle dentro l’ano. Fu quasi un sollievo sentirlo venire.
“Alzati immediatamente e sdraiati su quel tavolo” le disse poi con un tono che non ammetteva repliche, indicandogliene uno abbastanza basso poco distante; dopo che lei ebbe eseguito le legò ogni arto ad una gamba del tavolino facendo in modo che non potesse fare alcun tipo di movimento.
La guardò, qualche secondo, sembrava che qualcuno l’avesse picchiata a vederla così, con la pelle illividita, mentre gemeva di dolore.Poi prese un piccolo coltellino affilato come un rasoio, un ago e del filo e li mise sul tavolo in mezzo alle gambe della schiava che cominciava ad essere inquieta.
Si avvicinò in modo che lei potesse guardarlo, con il cazzo che penzolava sopra la testolina ricciuta la quale sporgeva leggermente dal bordo del tavolo. Se lo afferrò e cominciò a urinarle in bocca, osservando ammaliato come lei cercasse disperatamente di non ingoiarla lasciandola strabordale oltre gli angoli della bocca carnosa.
“Ero presente pure io quando Alhamba ti ha comprata” iniziò parlando con voce grave “il mercante ci raccontò una storia molto commovente su come ti avesse trovata mentre fuggivi nuda nel deserto per evitare di essere infibulata.” Joy ebbe un brivido di puro terrore, Kassandros aveva uno sguardo gelido, fisso, crudele “forse avrebbero fatto bene, almeno non saresti un’arrizzacazzi incapace di contenersi!”
Nel frattempo si era spostato bagnandole i seni con un getto bollente, continuo, in pieno contrasto con il suo tono gelido e incapace di empatia.
“Non vorrai sprecarla tesoro” disse poi diabolicamente dopo averle riempito la bocca. Era un ordine, Joy lo sapeva, lo guardò negli occhi intransigenti come a implorare pietà, poi bevve, disgustata, a piccoli sorsi e strizzando le palpebre.”Credo che lo farò io il taglio, sarà una splendida punizione per te! Immagino sarai contenta, farò un lavoro di fino” disse dopo che lei ebbe finito di ingoiare con una risata oscena sulle labbra e l’urina che gocciolava sul pavimento. Si complimentò con sé stesso e immaginò che Iris non avrebbe potuto chiedere di meglio, la sua rivale ridotta solo ad un buco di culo da scopare, piatta e incapace di provare piacere.
Joy lanciò un lungo urlo disperato, la prospettiva di essere mutilata, l’impotenza totale nella quale si trovava e il terrore più profondo avevano preso possesso del suo animo. Supplicò tremante il principe, inorridita da quella prospettiva.
“Taci o ti faccio tacere io deficiente!” Tuonò facendola ammutolire immediatamente “adesso io ti taglio il clitoride e ti cucio la figa, rendi la cosa più piacevole evitando di aprire quella fogna!”Tuttavia la ragazza ricominciò a singhiozzare rumorosamente non appena sentì che lui la stava ripulendo dal proprio seme che la farciva dappertutto con un panno imbevuto di acqua tiepida, quel contatto che in un altro momento le avrebbe fatto piacere la faceva sprofondare nel terrore più puro. Poi urlò incontrollabilmente quando sentì la fredda lama del coltello risalire silenziosamente dal ginocchio fino alla sua intimità, pronto a tagliare, a mutilare, togliendole ciò che più intimamente la rendeva femmina: il piacere di godere. Sentì la punta del coltello separare le labbra lentamente, torturandola nell’anima prima che nel corpo.
“Kassandros” una ragazza esile e bassina con un lungo mantello nero era entrata in quel momento “sono appena rientrata da una riunione noiosissima con l’imperatore…ho una fame incredibile…allora…” disse velocemente slacciandosi il mantello e lasciandolo ricadere per terra “non mi offri da bere?”
Poi si interruppe facendosi dubbiosa. “Scusami, non immaginavo che fossi impegnato”
La ragazza era immobile tanto da sembrare di sale, indossava degli abiti eleganti, un corpetto intarsiato d’oro e sotto una veste lunga, morbida, color smeraldo. I capelli erano mossi, di un biondo molto chiaro e lasciati ricadere dietro le orecchie da elfo.
Samara era chiarissima di pelle, delicata come la porcellana, perfetta, con le labbra sottili e rosee e gli occhi cerulei. Sulle guance il tipico tatuaggio tribale della sua gente, dei piccoli pallini neri che partivano da sotto gli occhi e arrivavano agli zigomi diventando man mano più piccoli.
Aveva un’espressione attonita e la netta sensazione di aver interrotto qualcosa, tuttavia era come bloccata dalla percezione dell’angoscia di quella schiava che le arrivava chiara come il vento sulla pelle. Riusciva a percepirne la disperazione profonda.
Si sentì a disagio, era un medico oltre che l’Athanatas che si occupava della ricerca sulla Terra, non provava disagio di fronte alla nudità, tuttavia Kassandros la stava facendo sentire profondamente inopportuna. Distolse lo sguardo da lui mentre si voltava senza darsi noia di coprirsi.
“Non dire stupidaggini! Non mi disturbi mica, slego la ragazza e sono tutto tuo.” Disse sorridendole in modo alquanto tirato e posando il piccolo coltello sul tavolo
“Davvero ripasso dopo” disse lei voltandosi e facendo come per andarsene.
“Mia signora!” Urlò Joy in un singhiozzo gelando Samara sul posto “ti prego! Mi vuole infibulare! Mi vuole infibulare!”
L’Athanatas si girò e andò velocemente verso di lei “Taci cretina! Il principe di Persia non è mica un barbaro” poi si rivolse a Kassandros ” ti prego, falla tacere, sono stanca di ascoltare fanfaroni per oggi”
Lui rise divertito per poi liberarla e congedarla con una pacca sul sedere.”Vieni dai, ti faccio preparare qualcosa da mangiare?” Disse versando vino in una coppa per poi porgergliela.
“Nah, questo mango andrà benissimo!” Disse prima di divorarlo voracemente “potresti anche vestirti sai…” lo apostrofò lanciandogli un’occhiataccia.
“Sto comodo così. Anzi dovresti toglierti pure tu qualcosa!”
“Ammazza! Doveva essere proprio un’incapace la negretta se ti ha lasciato talmente tanta voglia da indurti a provarci con me!” Disse ridendo e raccogliendo con la lingua qualche goccia di succo che le sfuggiva dalle labbra.
Kassandros la scrutò qualche momento “anche se in questo momento ho le palle vuote ti scoperei anche a costo di riempirle con l’aceto…”
Lei rise “non riesco a capire se sia una cosa positiva…ma visto che ci tieni slacciami il corpetto che tra un po’ soffoco” poi gli diede la schiena lasciano che lui sfilasse lentamente i lacci che le costringevano il petto con l’unico pregio di far sembrare la sua seconda scarsa una terza abbondante.Kassandros le lasciò un bacio sulla spalla per poi cominciare ad allentare anche i lacci del vestito.
“Toglimi una curiosità” fece lei come sovrappensiero “avevi realmente intenzione di cucirle la figa? Avevi preso tutto il necessario…”
“Ovviamente no…volevo solo spaventarla” rispose lui passandole la punta del naso lungo il collo per poi giungere a succhiare il lobo dell’orecchio.
Samara si sentì sciogliere definitivamente a quel contatto, tuttavia le rimase ancorato nella mente il dubbio che non fosse la verità.
L’immagine di lui chino a tagliare e mutilare, con il sangue a rendergli viscide le dita, la tormentò ancora qualche secondo prima di lasciarsi travolgere dalla lussuria.÷÷÷”Ehi, che ti è successo? Sei passata nella gabbia dei leoni?”
Joy le rivolse uno sguardo esausto, da quando era diventata una delle ragazze che l’imperatore preferiva scoparsi quasi nessuna delle schiave che precedentemente erano sue amiche le parlava più, anzi le rivolgevano tutto il tempo occhiate ostili e frecciatine pungenti.
L’unica che le era rimasta amica era una ragazza arrivata da poco, proveniva dall’est, la negra la compativa un po’, Manike era alta e dinoccolata con delle tette minuscole e un sederino piccolo e insignificante tanto che Alhamba non l’aveva nemmeno toccata. A quanto aveva capito nel suo paese era considerata bellissima ma da quando era arrivata si era abituata ad essere ignorata quasi completamente.
“Ma…sono distrutta non puoi capire, quello era un pazzo sadico” rispose alla ragazza con una smorfia sofferente mentre si sedeva su un materasso steso per terra.
Manike la osservò mentre si rivoltava sofferente come sulla graticola, nessuna posizione riusciva a darle conforto.
“Mi dispiace…ma chi era?” Le chiese prendendole la mano per confortarla.
In quel momento Iris passò carpendo un pezzo della conversazione, era come una tiranna nell’harem dell’imperatore, aveva gli oggetti più belli, la stanza migliore, pettini d’argento e Alhamba le faceva passare qualsiasi vizio.
Aveva un vestito molto corto, di seta turchese che le copriva a stento le natiche e i lunghi capelli rossi svolazzavano dietro di lei. Si fermò davanti a loro due chiudendo di scatto il libro che stava leggendo.
“Che hai da lamentarti? Cammini, non ti ha amputato nè un arto nè le dita. A proposito Kassandros è davvero così bravo come si dice con la lingua?” Le domandò sorniona.
Joy impiegò qualche secondo per riprendersi dallo stupore, come diavolo faceva a saperlo quella stronza? Trovò la risposta nello sguardo soddisfatto della rossa, compiaciuto e malefico.
Una lacrima le scese lungo la guancia “Sei una stronza! Iris sei una dannata puttana malefica! Hai idea di cosa mi abbia fatto quel malato di mente? Voleva cucirmela!” urlò piangendo e piegandosi improvvisamente. Una fitta insopportabile le aveva trafitto il costato.
“Uhhh addirittura! A me sembra che sia tutto apposto. Sei solo un po’ ammaccata.” Iris ostentava una tale noncuranza di fronte alla sorella di schiavitù che fece rabbrividire le ragazze che curiose avevano formato un capannello per carpire meglio la conversazione. “Stai più attenta la prossima volta che cercherai di mettermi i bastoni tra le ruote…sai le colazioni sono letali qui.” Detto ciò riprese il suo cammino, tra le ali delle schiave che si aprivano intimorite al suo passaggio.Io sono Fairy Land e questa è la mia storia di fantasia. Ogni riferimento a fatti o a persone realmente esistenti è puramente casuale.Scrivetemi per critiche, consigli e suggerimenti all’indirizzo email [email protected] :p
La mia storia si chiama L’impero dell’Alba e la trovate pure su Wattpad.
 


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