La stagista e il fascicolo 34b

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La stagista e il fascicolo 34b

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“Francesca, vai a prendermi il fascicolo 34B nell’ufficio del ragionier Marzano. Ne ho bisogno subito!”
“Si signore! La ragazza controllò al computer la mappa aziendale degli uffici. Era la sua prima settimana e non aveva idea dove fosse quello di Marzano. Vide che era al dodicesimo piano, reparto contabilità. Riuscì a prendere l’ascensore un attimo prima che la porta si chiudesse. Dentro incontrò un’altra stagista, Chiara, che lavorava al reparto del personale.
“Wow, ce l’hai fatta per un pelo! Dove stai andando?”
“Al dodicesimo. E tu?”
“Io al quindicesimo,” rispose Chiara come se fosse una gara tra loro. “Devo far firmare questo modulo prima delle due o la ditta fallisce” aggiunse ridendo.
“Io ho dieci minuti per prendere un fascicolo da un certo ragionier Marzano o il mondo andrà a rotoli,” replicò Francesca stando al gioco.
“Marzano?” Chiara improvvisamente aveva cambiato espressione.
“Sì, lui. Cosa c’è che non va?”
Chiara deglutii come se facesse fatica a parlare.
“Allora che succede con questo Marzano?” Domandò di nuovo Francesca mentre l’ascensore continuava a salire.
“E’ la prima volta che ci vai?”
“Sì certo, ma dai, dimmi che c’è?” insistette Francesca.
Proprio in quel momento però l’ascensore arrivò al dodicesimo piano e Francesca dovette scendere senza sapere la risposta..
L’ufficio di Marzano si trovava in fondo al corridoio. Francesca bussò alla porta. Da dentro una voce disse di entrare.
Entrò. Un uomo magro sulla trentina, apparentemente di bell’aspetto, stava seduto dietro una scrivania esaminando qualcosa al monitor.
“Sì? Che c’è?” chiese con tono seccato.
“Signor Marzano, sono Francesca B. Mi ha mandato l’ingegner Cardelli dell’ufficio esteri, per prendere il fascicolo 34B.”
Appena udite queste parole Marzano balzò in piedi e si precipitò a chiudere la porta dell’ufficio.
La sua faccia era diventata improvvisamente rossa. “Chi ti ha parlato del fascicolo 34B!” ringhiò minaccioso.
“Il mio capo, l’ingegner Cardelli.”
”Come osa mandarti qui a chiedere il fascicolo 34B!”
“Ma signore, io non …”
“Tu cosa, sciocchina. Si vede che non sai nulla di questo lavoro.”
Poi, di colpo, il ragioniere sembrò calmarsi.”Sei una stagista, vero?”
“Ehm, sì. Ho appena iniziato questa settimana.”
“Sei carina. Girati, lasciati guardare.”
Sconcertata Francesca obbedì istintivamente all’ordine, rendendosi però subito conto che non avrebbe dovuto farlo.
Quel giorno indossava una gonna corta e attillata che metteva in risalto la sua figura femminile.
“Bel culo,” disse Marzano allungando una mano sul didietro della ragazza.
“Signore!” ansimò Francesca cercando di allontanarlo.
“Sei una ragazza intelligente dovresti sapere che non puoi venire qui a chiedere il fascicolo 34B impunemente. Hai bisogno che ti insegni le buone maniere.”
“La smetta! Mi lasci andare!”
Lottarono per un po’, ma benché Francesca fosse una ragazza atletica, la forza di quell’uomo era per lei insostenibile. Senza sapere come si ritrovò distesa di traverso sulle ginocchia di Marzano, che non ci mise un secondo a tirarle su la gonna scoprendole il sedere.
“Signore! Signore! La smetta è imbarazzante…!”
In risposta, il ragioniere le afferrò l’elastico delle mutandine e gliele abbassò fino alle ginocchia.
Iniziò a sculacciarla. Il palmo dell’uomo era duro come una tavola di legno e la povera stagista si contorse e gridò , ma il braccio sinistro di Marzano la teneva saldamente in grembo.
La punizione durò solo alcuni minuti ma a Francesca sembrarono ore. Alle fine si rialzò in piedi, dolorante e arruffata.
“Ohhhh che male,” gemette, saltellando e massaggiandosi il sedere. “Non posso credere cosa mi ha fatto!”
Marzano bruscamente l’afferrò per un braccio e l’accompagnò alla porta. “Vattene e non tornare più. E che ti serva di lezione!”
Francesca tornò al suo piano sconvolta per quello che le era successo. Le sembrava di sognare.
Bussò alla porta dell’ Ingegner Cardelli ed entrò quando gli fu ordinato di entrare.
“Hai il fascicolo 34B?”
“Umh, no signore.”
“Cosa intendi per no?” Cardelli era un omone massiccio che le metteva soggezione al solo guardarlo.
“Ti avevo ordinato di prenderlo. Dov’è? Lo voglio, ne ho bisogno adesso!”
“Ma signore, non vuole darmelo!”
“Chi non vuole dartelo? Di cosa stai parlando?”
“Il ragionier Marzano, si rifiuta… ha detto che è suo e che non vuole darlo a nessuno.”
“Cosa? Che razza di bastardo!”
Battè il pugno pesantemente sulla scrivania facendo saltare tutto quello che c’era sopra. Poi con voce tonante intimò a Francesca di tornare lassù e di portargli il fascicolo. “ E non accettare un no come risposta. Dico sul serio!”
E prima che potesse aprir bocca la spinse fuori dall’ufficio.
Francesca rimase in piedi a lungo pensando a cosa fare. Rifiutare avrebbe potuto compromettere la sua carriera e per questo scelse il male minore che significava tornare dal ragioniere.
L’ascensore la portò di nuovo al dodicesimo piano.
Una sensazione di triste deja vu l’accompagnò mentre bussava all’ufficio di Marzano. Lui di nuovo la invitò ad entrare ma questa volta, Francesca, preferì rimanere sulla soglia, pronta eventualmente a scappare.
“Scusi ma l’ingegner Cardelli mi ha rimandata indietro. Vuole assolutamente che gli porti il fascicolo 34B.”
Marzano alzò lo sguardo dal monitor e la fissò come se fosse la prima volta che la vedesse. “Ah, ti serve il fascicolo 34B? E’ laggiù, in quell’armadietto.”
Francesca esitò, sorpresa quella apparente calma.”Posso andare a prenderlo?”
“Certo, ho da fare.”
Dopo un attimo di indecisione, Francesca si avvicinò allo schedario. L’ultimo cassetto conteneva i fascicoli che andavano dal 30 al 40. Lo aprì sempre tenendo d’occhio Marzano, che sembrava occupato al computer.
Il cassetto era pieno e Francesca impiegò un momento per trovare il fascicolo 34B. Lo stava tirando fuori quando sentì una mano afferrarle la collottola e sollevarla energicamente in piedi.
“Che diavolo stai facendo! Come ti permetti di frugare nei miei cassetti?”
“Mi lasci, me l’ha detto lei di prendere il fascicolo.”
“Vedo che non hai imparato la lezione , ragazza mia. Dovrò usare misure più forti.”
Francesca cercò di liberarsi ma la presa di Marzano era come una morsa.
Di nuovo la sua gonna fu sollevata, e le sue mutandine abbassate e le sue rotonde natiche vennero sculacciate.
Quando il castigo terminò, il suo culo sembrava essere raddoppiato di volume tanto era gonfio.
“Oh Dio,” piagnucolava Francesca.”Perché mi fa questo? Mi brucia da morire… Per favore, mi lasci andare.”
“Ne hai avuto abbastanza?”
“Sì, sì,sì… Basta… basta”.
“Sarai una brava ragazza?”
Francesca non sapeva cosa intendesse per “brava ragazza” ma la cosa non aveva importanza. Avrebbe detto di sì a qualunque cosa le avesse ordinato.
Dovette poi rimanere in piedi nell’angolo, faccia al muro, gonna e mutandine sul pavimento, con il sedere in fiamme e il ragioniere che di tanto in tanto la controllava.
“Rimarrai lì fin quando te lo dico” le disse.
Rimase in piedi a lungo. Sapeva di essere ridicola, ma in quel momento le importava solo che non riprendesse a sculacciarla. Non capiva l’accanimento di quell’uomo nel punirla. Avrebbe capito di più se le fosse balzato addosso e costretta a un rapporto sessuale. Sicuramente in quel caso avrebbe reagito con tutte le sue forze: l’avrebbe graffiato, e probabilmente sarebbe riuscita a resistergli.
Sculacciandola l’aveva umiliata di più, l’aveva fatta regredire all’età dell’adolescenza e la sua resistenza era crollata come se ribellarsi fosse inutile e ingiusto.
“Basta così, rivestiti e vattene fuori di qui.” disse lui quando pensò che fosse abbastanza.
Francesca con una certa sofferenza si sistemò le mutandine e senza il coraggio di guardarlo o di dire qualcosa si precipitò verso la porta.
Cinque minuti dopo era nel suo cubicolo. Apparentemente tutto attorno a lei continuava come se nulla fosse successo. Se non ne parlo con nessuno, nessuno lo saprà, disse tra di sé. Nel sedersi sentì le sue natiche pulsare al contatto della sedia. Faceva ancora male ma il bruciore si stava trasformando in un piacevole calore. Chiuse gli occhi per rilassarsi quando, alle sue spalle sentì la voce dell’ingenier Cardelli:
“Francesca?”
Lei spalancò gli occhi.
“Si signore!” scattò in piedi rossa in viso come se l’avesse sorpresa a masturbarsi.
“Il fascicolo? Dov’è il fascicolo?”
“Il fascicolo?”
“Il fascicolo 34B. Cos’è, ti è caduto il cervello?”
Francesca si sentì mancare: si era completamente dimenticata del fascicolo.
“Non ce l’ho. Marzano non vuole darmelo.”
“Ti avevo detto che non accettavo un no come risposta!” disse lui arrabbiato.
“Adesso vai a prendermi quel cazzo di fascicolo !”
“Ma signore, non posso! Lui …”
“Lui cosa?”
“…”
“Parla, dannazione!”
“Lui …” Francesca era sconvolta. Cosa poteva dire? Che quello l’avrebbe sculacciata di nuovo? Il pensiero le fece venire i brividi.
“Signore, proprio non posso.”
L’ingegnere incrociò le braccia “Vuoi lavorare qui?”
“Beh si.”
“Allora portami il fascicolo.”
“Ma signore …”
“Vedi quell’orologio? Quando saranno le quattro, strapperò la tua domanda di tirocinio. L’unica cosa che mi fermerà sarà la pratica 34B tra le mani. Capito?”
Non aspettò nemmeno la risposta, ma se ne tornò nel suo ufficio sbattendo la porta.
Francesca si ritrovò di nuovo sull’ascensore per il dodicesimo piano. Il suo cuore batteva forte. Aveva paura però allo stesso tempo si sentiva leggera, come se la tua testa fosse piena di farfalle. Probabilmente sarebbe stata di nuovo sculacciata ma il pensiero non la terrorizzava come la seconda volta. L’avrebbe accettata come una cosa inevitabile, e forse meritata. L’importante era che alla fine riuscisse a portare all’ingegnere il fascicolo 34B.
Rimase fuori dall’ufficio di Marzano alcuni minuti, poi bussò.
“Entra!”
“Signore, mi serve il fascicolo 34B. L’ingegner Cardelli insiste.”
Marzano strinse le spalle. “È nello schedario, te l’ho già detto.”
Francesca guardò l’armadio: aveva il cassetto aperto esattamente come l’aveva lasciato. Pensò quanto tempo le ci sarebbe voluto per correre fino a lì afferrare il fascicolo e poi scappare.
“Signore, può passarmelo? Ho molta fretta.”
“Se lo vuoi, prendilo. Non vedi che sono occupato.”
In effetti, sembrava davvero impegnato, forse questa volta non l’avrebbe ingannata.
Francesca guardò l’orologio. Mancavano meno di venti minuti alle quattro. La sua carriera dipendeva da quel maledetto fascicolo. Decise di rischiare e si lanciò verso l’armadietto. Afferrò un paio di fascicoli ma nessuno di questi era quello giusto. Riprovò con altri due e poi con altri tre. Finalmente trovò quello con l’etichetta:”34B”! Fece per scattare verso la porta ma si accorse che Marzano si era messo proprio davanti impedendole di scappare.
“Non ne hai mai abbastanza, eh stagista? “
Si sentì di colpo debole e ritornarono le farfalle nella sua testa e nello stomaco.
“Forza, gonna alzata e mutandine abbassate,” le ordinò con voce tranquilla , come se fosse un lavoro di archiviazione di routine.
Più tardi, Francesca si chiese perché avesse ubbidito senza opporre resistenza. Si era abbassata le mutandine, aveva sollevato la gonna e si era chinata sulla scrivania.
Sapeva che le avrebbe fatto male eppure l’accettava perché era consapevole che questa volta se ne sarebbe andata con il fascicolo 34B in mano.
Marzano questa volta la sculacciò come se sapesse controllare quanta dose di dolore provocarle. Alternò colpi e carezze. Le disse di spingere su il sedere, di allargare le gambe, e lei obbedì senza pensare, sussultando per il dolore quando il colpo arrivava, o per l’emozione quando la sua mano le sfiorava il sesso.
Quando Francesca finalmente si sollevò dalla scrivania, si rese conto che le sue mutandine erano volate via. Si guardò intorno, le vide a terra vicino al fascicolo 34B che aveva lasciato cadere. Guardò Marzano, che era tornato al suo computer come se nulla fosse successo. Si inginocchiò in silenzio e raccattò mutandine e fascicolo. Guardò l’orologio, mancavano un pio di minuti alle quattro.
Rigida e dolorante, Francesca scese con l’ascensore chiedendosi se tutti potessero accorgersi di quello che le era successo. Il suo volto era rosso come il suo culo, ma si sentiva raggiante di piacere. In fondo aveva vinto. Il dolore era solo un promemoria del suo trionfo.
Non si prese la briga di bussare alla porta dell’ingegner Cardelli, ma entrò subito, lasciò cadere il fascicolo 34B sulla scrivania e se ne andò senza dire una parola. Si sentiva alta tre metri, una regina. Si sedette al suo posto spossata ma felice. Aveva vinto.
Improvvisamente la voce dell’ingegner Cardelli la riportò in terra. “Scusa, Francesca, ho scoperto adesso che avevo già una copia del 34B. Questo puoi pure riportaglielo.”
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