La madre del mio compagno di squadra

La madre del mio compagno di squadra

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Quando festeggiai i miei 16 anni ero veramente felice finalmente avrei potuto avere in regalo dai miei genitori un motorino. Finalmente avrei potuto dire addio ai mezzi pubblici, alle scarpinate per andare a scuola o agli allenamenti. Da mesi fantasticavo sui vari modelli e su quanto questo avrebbe permesso alla mia libertà di prendere il volo.
Finita la giornata scolastica tornai a casa certo di trovare le chiavi del mio nuovo scooter in una scatoletta con un bel nastro e un biglietto di auguri dei miei genitori.
Felice ed emozionato entrai in casa e vidi mia madre in lacrime…..mi precipitai da lei e le chiesi cosa fosse successo….mio padre aveva perso il suo posto di lavoro per la delocalizzazione della nota multinazionale per la quale lavorava come dirigente da molti anni.
È stato un attimo, ho capito che il mio desiderio sarebbe rimasto un sogno, tra le lacrime mie e di mia mamma capii che non potevo chieder nulla, men che meno un costoso scooter.
Nel silenzio e in un’atmosfera surreale abbiamo pranzato e solo al momento di mangiare una torta fatta dalla migliore pasticceria della città.
Abbiamo dimenticato per un momento ciò che ci aspettava in futuro, spensi l’unica candelina che con la sua fievole luce illuminava il numero 16.
Sorrisi e abbracciai i miei genitori, questo ha rasserenato momentaneamente gli animi e mentendo, dissi “Non preoccupatevi tanto ero ancora indeciso sul modello di scooter che volevo, lo prenderò il prossimo anno”
Così continuai a far gli abbonamenti dei mezzi pubblici.
Ma forse, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere.
Al mattino prendevo, a pochi metri da casa, sempre lo stesso mezzo che in circa 25 minuti mi lasciava quasi davanti a scuola, quella mattina il pullman era molto affollato, a dire il vero come quasi ogni giorno e ad una fermata successiva alla mia sali altra gente e tra loro notai una signora alta un po’ più di me, bruna con un vestito elegante. Guardando meglio riconobbi la signora Marta, la madre di un mio compagno di squadra, mi ritrovai a fissarla, lei se ne accorse ma in un primo non mi riconobbe, e si volto’, subito dopo però accadde qualcosa , vidi la signora Marta girarsi di scatto, inveire e fulminare con lo sguardo un uomo che era dietro di lei, capii che era arrabbiatissima e a passo svelto, forzando il passaggio tra la gente, si venne a mettere vicino a me, esattamente davanti a me.
Fu in quel momento che mi riconobbe e mi salutò con un bel sorriso.
Ciao Fabio, come stai, come sei cresciuto è un po’ che non ti vedo. Sai mi sono spostata perché quel porco dietro di me mi ha messo una mano sul sedere, mi ha fatto troppo incazzare.
Io ascoltai le sue parole , ma dovetti ripensare a cosa mi aveva detto.
Avevo notato solo il suo sguardo, il suo seno che avevo a pochi centimetri dal viso e soprattutto sentii il suo intenso profumo che mi impediva di risponderle.
Gli scossoni del pullman, più di una volta, ci avvicinarono e la sua pancia si appoggiava alla mia. In quel momento sentii il desiderio , forse per la prima volta in vita mia, sentivo pervadere il mio corpo da sensazioni sconosciute che le poche esperienze con le mie compagne di classe non mi avevano regalato.
Qualche bacio, qualche palpata ai loro giovani e sodi seni erano le mie uniche conoscenze sull’altro sesso.
Arrivai a casa e il pensiero del suo sguardo nei miei occhi e soprattutto il suo intenso profumo non mi davano tregua, abbandonai ogni pensiero e la mia mano partì a toccare il mio sesso che sentivo pulsare e crescere come mai.
La mattina seguente si ripropose la stessa situazione, pulmann pieno , la signora Marta mi vede e subito viene verso di me , il sorriso ebete stampato sulla mio viso non passa inosservato, soprattutto alla signora Marta che si avvicina mi saluta , questa volta con un tenero bacetto sulle guance e si posiziona davanti a me, vicino, troppo vicino. Il suo corpo , o meglio , il suo sedere è praticamente attaccato al mio pube, gli scossoni del pulmann sembrano farci iniziare un ballo erotico. Io, sicuramente rosso in viso, sento il mio cazzo indurirsi, lo sente anche lei, è inevitabile.
Quei minuti di contatto tra i nostri corpi mi paiono infiniti, ho il cazzo duro che spinge dentro i pantaloni non stretti, oltre agli scossoni io non riesco a fermare il mio movimento e il mio sfregamento. In un attimo mi viene il timore che possa reagire ,anche con me, come la prima volta che la vidi.
Questo pensiero mi blocco’, mi fermai e mi staccai dal contatto con il suo sedere, solo a quel punto la signora Marta si volto’ mi sorride e con un passo indietro torno’ a cercare il mio contatto.
Non capisco, una donna molto bella, sexy , sposata con un figlio della mia età, cerca un contatto fisico con me? Ma non può essere vero, le mie fantasie presero il sopravvento, cerco di riconoscere il fatto che un ragazzino della mia età non può essere desiderato da un donna simile.
Continuando appoggiare il suo culo su di me passano i minuti e arriva la mia fermata sto per passare e lei con una mano sfiora il mio sesso duro chiuso nei pantaloni e salutandomi mi ribacia , sulla guancia, ma molto vicino all’angolo della mia bocca.
Penso di capire in quel momento cosa debba aver provato il primo uomo che ha passeggiato sulla Luna.
Ero in estasi.
A scuola il mio pensiero non era per la storia o la filosofia ma era solo e unicamente indirizzato a ricordare attimi di piacere che impedivano al mio cazzo di perdere consistenza.
La situazione che avveniva ormai ogni giorno, era un piacevole inizio di giornata, talvolta ho provato a mettere una mano sul suo fianco , fingendo di cercare un appoggio sicuro per non rovinare a terra, era chiaramente una scusa e la signora Marta non opponeva nessuna resistenza anzi più di una volta indietreggio’ così tanto da non poter non sentire la mia erezione aggregarsi sul suo sedere.
Giorno dopo giorno era diventato normale similare un rapporto sessuale impedito solo dai nostri vestiti.
Finché uno sciopero generale mi avrebbe impedito di iniziare con una poderosa erezione la mia giornata, mi prese un senso di rabbia e uscendo di casa salutai mia mamma con distacco e sbattendo la porta di casa.
Con i miei pensieri, e senza l’erezione abituale per quell’ora, mi incamminai verso la scuola, arrivato al semaforo, attesi il verde per attraversare la strada e sentii una Mercedes suonare il clacson, la macchina si fermò si abbassò il finestrino e sentii una voce conosciuta, era la signora Marta mi disse dai sali che oggi , visto lo sciopero, ho preso l’auto. Buttai l’occhio dentro e un sorriso mi uscì spontaneo, salito in auto la signora Marta mi diede il solito bacio sulla guancia e nello sporgersi non potei non sbirciare dentro la sua camicetta che , quel giorno, aveva un bottone, o forse due, non abbottonati, vidi lo spacco del suo seno e mi parve di non vedere reggiseno. Non sarei riuscito ad immaginare una situazione più eccitante.
Mi allacciai la cintura di sicurezza e vidi che la sua gonna era già salita molto e uno spacco laterale le metteva in vista le gambe fasciate da delle calze autoreggenti chiare, riuscivo a vedere anche la balza prima della pelle nuda.
Ero senza fiato, in auto con la signora Marta che in abiti sexy mi sorrideva e mi mostrava le cosce.
Che fai mi guardi le gambe? Si mi scusi non volevo….
Come non volevo ?Non ti piacciono le mie gambe?
A me piacciono soprattutto quando mi metto le autoreggenti, mi sento sexy e bella, dedico molto tempo a mettere creme per la pelle, a 47 anni devo fare il possibile per rimanere bella.
Ma signora Marta lei è bella.
Grazie tesoro sei gentilissimo ma ormai sono quasi vecchia e gli uomini non mi guardano più come una volta
Lei continuava a guidare parlando delle sue gambe e io avevo il cazzo duro, come ogni mattina da quando l’avevo vista la prima volta.
Ma non scherzi signora lei è molto meglio delle mie compagne di classe.
Ma dai le vedo le ragazzine con le minigonne, hanno delle belle gambe fresche e senza cellulite, anche se io non ho cellulite sai?
Lo immagino.
Non puoi immaginare, senti…..
Mi prese la mano e la porto sulla sua coscia, stavo toccando la coscia della madre del mio compagno di squadra e sentivo il rumore delle mie mani sulla calza autoreggente
Tocca….. senti?
Non ho cellulite.
Il contatto con la sua pelle dopo la balza della calza mi fece quasi svenire…..sentivo che il mio cazzo stava per esplodere inumidendosi nelle mie mutande .
Ti piace toccarmi le gambe?
Che fai non parli? Ti piace o no?
Non riuscivo a rispondere, continuavo ad accarezzare quella coscia senza capire cosa stesse accadendo.
Purtroppo eravamo quasi arrivati alla mia scuola e ……….
Ma mi sembra chiusa sai?
Ma non è che fanno sciopero anche i professori oggi?
Dai mi fermo qui in seconda fila, chiedi se oggi sei libero.
Scusi signor bidello ma non apre oggi?
Ma no, non ti hanno avvistato che c’è sciopero?
Tornai alla macchina, pensavo che sarei dovuto tornare e casa a piedi ma la signora Marta mi disse con un sorriso dai sali , ho capito che la scuola è chiusa, ho già avvisato al lavoro che oggi mi prendo la giornata libera .
Ti va di stare un po’ con me?
Possiamo fare un giro se vuoi?
Parliamo un po’ e…..puoi anche continuare a toccarmi le cosce…..sorrise…..
Mi catapultai in macchina e appena allacciata la cintura le misi una mano sulla coscia.
Bravo, accarerezzami le cosce che mi piace, hai le mani dolci e calde.
Sei eccitato?
Si fermò in un parcheggio fuori città, era deserto, aveva iniziato a piovigginare e i vetri in un attimo, senza condizionatore acceso, si appannarono subito.
Non capisco cosa mi attira di te…..Non ho mai tradito mio marito…..mi ama e io amo lui …..Ma l’altra sera abbiamo fatto sesso e io in un momento ho visto il tuo viso….non capisco davvero che mi succede….promettimi di non dire a nessuno queste cose.
Mi prometti che sarà il nostro segreto?
Si certo dissi balbettante, senza mai togliete la mano in mezzo alla sue cosce, ora aperte con la gonna salita a farmi vedere anche le mutandine di pizzo nero trasparente….la sua mano era sulla mia gamba e sali piano piano fino ad arrivare a sentire il mio cazzo duro, avevo paura, paura di non sapere che fare….
Ti piace toccarmi? A me piace toccarti e farti eccitare.
L’ho sentito in corriera eh?….
Dimmi se ti piace sentire la mia mano che ti tocca l’uccello, uuuhm è duro, non mi sembra una cazzo piccolo.
Mi sento una troia, ma forse lo sono…..solo una troia di 47 anni può aver voglia di prendere in bocca il cazzo di un ragazzino di 16 anni…..vero?
Ero senza parole….mi uscì un si…..Si….
Si cosa? Ti piace se mi comporto da troia?
Sssssi
Vuoi che sia la tua troia?
Se vuoi lo faccio ma devi dirmelo….
Signora Marta vorrei che lei facesse la troia con me. Continuavo toccandola in mezzo alle gambe e sentii umido, sempre fissandoci negli occhi
In quel momento abbandonai ogni timidezza.
….sei una puttana….vuoi prendere in bocca il cazzo di un amico di tuo figlio?
Si.Devi chiedermelo….
Prendimi in bocca il cazzo….le dissi
Non così…..bene ….lo devi chiedere una se fossi la tua puttana…
Troia fammi un pompino…..
Ogni freno inibitore era svanito
Si amore mio ho voglia dal primo giorno che ti ho visto sulla corriera di prendere in bocca il tuo cazzo duro dimmi che sono la tua troia ti prego
Sei la mia signora troia, la mia puttana….succhia , succhia
Durai poco, una fontana avrebbe versato meno, le venni in bocca lei non si staccò mai , ingoio’ tutto mi guardò e sorridendo mi disse solo finalmente….
Se fai il bravo e non dirai nulla a nessuno sarò la tua troia ogni volta che vorrai, ti farò conoscere tutto sul sesso…..vuoi?
Si certo signora Marta
Ora però devi leccarmi tu.
Aprì le cosce e si spostò il perizoma, prese la mia testa la portò sul suo sesso umido e mi disse ….lecca la figa della tua troia .
Si signora Marta
Lecca, succhia, bravo sei bravo. la sentivo mugolare era bellissimo e anche piacevole avere in bocca il suo gusto, era dolce.
La cosa che più mi piacque in quei momenti era sentire i suoi sospiri e le porcate che mi diceva
Ci sarà un seguito….se vorrete vi racconterò di quando venne , con una scusa, a casa mia per conoscere mia madre e con la quale divenne subito molto amica.

 

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