Il mio piccolino

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Il mio piccolino

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Il mio piccolino mi stava aspettando nudo a letto. Mi aveva detto quanto mi desiderava, erano ormai mesi che ci scrivevamo e non poteva credere al fatto che di lì a poco ci saremmo visti. Eravamo entrambi emozionati ed eccitati. Per lui sarebbe stata la prima volta e stava per realizzare tutte le fantasie che aveva proiettato su di me e con cui aveva goduto. Entrai nella camera con la mia vestaglia di seta chiusa, scalza, sorridendogli. “Sei fantastica”. Risi. Non sapeva cosa lo avrebbe aspettato. Avevo portato la panna spray. Lasciai cadere la mia vestaglia e poi salii su di lui; potevo sentire la sua erezione sotto di me e le sue mani calde stringere le mie cosce e sculacciarmi. Ansimavo sotto le sue mani, anch’io lo desideravo tanto. Mi spogliai su di lui: tolsi il reggiseno lasciando ricadere fuori le mie tettone; non appena lo feci lo sentii gemere eccitato, me le strinse e iniziò a succhiarle. Io mi strusciavo sul suo cazzone duro, mentre mi facevo sempre più bagnata. Mi girai con il mio culo verso la sua faccia: lo aveva sempre adorato e desiderato. Cominciò a sculacciarmi mentre ansimavo sotto le sue mani. Lo sentii spostare gli slip e ad un tratto la sua lingua si infilò nel mio culo, mentre le dita accarezzavano la mia figa già bagnatissima. Stavo godendo un sacco. Infilai una mano sotto le coperte per prendere in mano il suo cazzone: lo sentivo durissimo tra le dita ed era anche lui bagnato. “Oh sì amore, è tutto tuo”, gemeva. “Fammi godere, piccolino”, gli risposi sculacciandomi una chiappa. Spostai le coperte, mi tolsi dalla sua faccia e iniziai a giocare con il suo cazzo. Lo guardavo divertita, mentre lui ansimava ad ogni mio tocco. Presi la panna, la agitai e ne misi un ciuffo sulla sua cappella. “Mangialo tutto”. Risi e leccai lentamente la panna dal suo cazzo, mentre lo guardavo negli occhi e lo stringevo forte alla base. Poi lo presi tutto in bocca di getto, succhiandolo e bagnandolo tutto. Stava quasi per venire. “Vieni con me”. Lo feci alzare e andammo in un’altra stanza, dove c’era un palo alto e spesso. “Cosa vuoi fare?” mi chiese con aria perversa. “Obbediscimi e ti divertirai”. Lo feci avvicinare al palo, dove lo legai con le braccia dietro. Avvicinai un tavolo di fronte a lui e mi ci sedetti, prima a gambe incrociate, poi le aprii per fargli contemplare tutta la mia figa bagnata, gonfia e vogliosa. Iniziai a toccarmi davanti a lui che mi guardava impotente e si agitava per liberarsi e scoparmi, ma senza riuscirci. Nel frattempo mi stringevo le tette e mi masturbavo, ansimando e godendo compiaciuta del fatto che potesse solo guardami. Mi leccavo le dita bagnate di figa e lo vedevo implorare di liberarlo, ma mi stavo divertendo troppo. Mi alzai e mi misi a pancia in giù, con il culo davanti al suo cazzone eccitato che mi sfiorava appena. “Scopami, dai” lo incitavo. E lo sentivo lamentarsi, gemere e ansimare senza poter fare niente. Mi inginocchiai davanti al suo cazzo, aprì la bocca e tirai fuori la lingua, mentre lo guardavo. Avvicinai la punta e lo toccai; come lo feci ebbe un sussulto. “Ti prego amore continua, non ce la faccio più”. Risi. “Resisti un altro po’, piccolino”. Mi misi anch’io con le mani dietro la schiena, e iniziai a leccarlo senza usarle. Lo sentivo godere eccitatissimo. Gli leccavo le palle, gliele succhiavo, gli mordevo il cazzo. E lo sentivo godere, dopo aver fantasticato così tanto su di me finalmente mi aveva. Usai le mani, iniziai a stringerlo e a schiaffeggiarlo, sapevo che gli piaceva molto e lo vedevo dalla sua faccia. “Tesoro non resisterò a lungo, lo sai”. Eh sì che lo sapevo. Mi alzai e mi girai con il culo verso di lui; iniziai a strusciarlo sul cazzo, poi mi piegai a 90 lasciando intravedere la mia figa e infine lo feci entrare dentro di me. Guardò verso l’alto, eccitatissimo, mentre la mia figa bagnata avvolgeva tutto il suo cazzone e io mi muovevo avanti e indietro su di lui, toccandomi e stringendomi le tette. “Ti adoro”. Era in preda al piacere, il mio piccolino. Ad un tratto lo sentii ancora più eccitato, stava per venire. Continuai a muovermi, fino a quando mi sentii invasa dal suo sperma caldo che mi riempì tutta. Mi tolsi da lui e lo baciai, slegandolo. Mi abbracciò sculacciandomi. “Sei proprio una porcona”.

 


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