Capitò a me

Capitò a me

Era una giornata come tante,si,ma ancora non sapevo che quel giorno sarebbe stato uno migliori della mia vita. Eppure,seppur ora ci ripenso,a prima vista la mia giornata cominciava pesantemente.
Appena alzato dal mio letto pensavo già al lavoro. Dopotutto,avere 19 anni aveva i sui svantaggi.
Diplomato a scuola con 70,una buona dialettica,una simpatia esagerata e un sorriso smagliante,mi ritrovavo a fare il turno part-time al bar più lontano del paese.
Eh già,perché dove abitavo io sia la scuola che il centro città erano ad una ventina di minuti di macchina,che fortunatamente i miei genitori mi avevano regalato per il mio diciottesimo.
Una bellissima Ford grigia,usata,ma che si adattava alle esigenza di tutti. Ok,lo ammetto,presto la mia macchina anche ai miei genitori quando ne hanno bisogno,però cosa posso dire,come regalo fu perfetto per me.

Insomma,torniamo alla mia storia. Sveglia alle sei del mattino,una doccia fredda al mattino d’inverno,e una ventina di minuti buttati a guidare nella strada tra i boschetti della Toscana.
Ma dopotutto cosa sono venti minuti,per tutta la giornata che mi attendeva. Non ricordo se era un mercoledì o un giovedì,ma sicuramente dopo aver staccato dalle mie sei ore di lavoro,la sera dovevo presentarmi a casa per fare il compleanno di mia sorella,che quel giorno compiva ben 15 anni!

I miei gli avevano preparato una festa a sorpresa,e fortunatamente erano loro che andavano a prenderla a scuola. Eh già miei cari,perché la scuola stava dall’altra parte del piccolo paese.

Ad ogni modo arrivo al bar,mi metto il solito vestitino da cameriere nero e bianco,e servo alle persone che vengono ai tavoli.
Di solito la gente si conosce,insomma non siamo poi così tanti qui,però proprio quel giorno qualche faccia nuova la vidi.

Due signori di mezza età,che parlottavano a bassa voce tra di loro,un ragazzo sulla quindicina che prese solo un dolcetto, una ragazza più grande che si sedette ad uno dei tavoli liberi ed una madre con la figlia piccolina che guardavano la fontana centrale.

-Andrea,porta questo a quei signori- mi disse il barista,passandomi due caffè dal bancone . Li presi e mi avviai verso i due signori seduti alle sedie. Era quasi l’ora di spacco,così dopo questa commissione sapevo di dover andare a cambiarmi per tornare a casa. Dopotutto,era l’ora di pranzo.

Quindi,passai accanto alla ragazza seduta ad un altro tavolo vicino : aveva una frangia sbarazzina biondo platino,legata da un nastrino nero,una collana d’oro,una maglia rosea con un grande fiore al centro,ed era molto snella,tutta curve e un jeans blu chiarissimo.
Era seduta lì,vicino a me,a bere una bevanda calda con la cannuccia.
Mentre le passai accanto le guardai gli occhi,e ne rimasi quasi paralizzato notando che anche lei mi stava osservando.

Ad ogni modo, andai avanti senza dire nulla,non turbato ma bensì intimidito da quello sguardo così affascinante,e diedi i due caffè ai signori,che mi ringraziarono gentilmente.

Nel mio passaggio di ritorno,accadde un qualcosa che ancora tutt’ora,dopo anni dall’accaduto,non so ben spiegare.
Sia per il caso,sia per il destino,sia per fortuna o chiamatelo come cazzo vi pare,il bicchiere della ragazza con dentro le ultime gocce di cioccolata calda,o ginseng,o quel che era,sfuggì dalla sua presa e mi si rovesciò sulla punta del mio pantalone.
La ragazza allora,tutta allarmata e rossa in faccia,prima guardò il mio pantalone,poi me,e mi disse :
-Scusami tanto,davvero,non l’ho fatto apposta!-
Parlava in tono molto formale,ma veloce,e sorprendentemente sincero.
Da quel punto anche io iniziai ad arrossire,al tal punto che mi accalcai per terra per spolverare il pantalone (si,come se servisse). La verità era che non volevo guardare in faccia quella ragazza.

Esatto,se non si è ancora capito,sono un tipo estremamente timido col fattore donne,ma di questo non voglio parlarne,né qui né altrove.

Comunque, accennai ad un sorriso,sussurrai un qualcosa che neanche ora riesco a ricordare (forse non era neanche italiano,forse non era NEANCHE una lingua,solo un farfuglio) e me ne tornai dietro il bancone.

Dissi al signor Antonio che il mio turno era finito,che dovevo tornare a casa per il compleanno della sorella,e che ci si vedeva il giorno dopo.
Andai nel retrobottega,mi cambiai ,presi il giaccone e tornai alla macchina. E qui,amici miei,inizia la vera storia.

Schiaccia il pulsante del sensore per aprire la macchina,che con un sonoro CLICK si aprì subito,saltai sopra e inizia a riscaldarla. Poi,accadde tutto velocemente.

La ragazza di prima bussò al mio finestrino;fu una semplice toccata di pugno,due colpi lenti,ma mi spaventai lo stesso da avere un sobbalzo.
Perché quella ragazza mi aveva seguito dal bar?
Abbassai col comando il finestrino,e mi ritrovai la sua faccia quasi accanto alla mia. Lei era alta,tanto da doversi chinare un pochettino per parlare con me davanti il finestrino della mia macchina.

-Ciao! Perdonami,sono da poco arrivata in città- iniziò a dire,lentamente,per poi bloccarsi per qualche secondo.
Forse aspettava una mia reazione,oppure ero io talmente imbranato che dovevo dire qualcosa.
Mi stavo giusto facendo questi calcoli ancestrali così complessi,che la ragazza parlò ancora:
-Mi chiamo Emma,stavo andando a scuola ma mi sa che ho sbagliato strada. Per caso,sai dirmi dove devo andare?-
Era una semplice domanda,una così semplice domanda che bastava dire un si o un no,eppure le mie mani erano gelate sopra al volante,e non solo per il freddo.

Ricordo che in quel momento fui preso da panico. Forse mi girò la testa,o forse mi venni l’emicrania.
Non saprei,ma ad ogni modo le parole uscirono finalmente dalla mia bocca.

-Si certo,guarda la scuola è dall’altra parte del paese. Puoi prendere un pullman,stazionano vicino la fontana al centro- Il bar era ancora sott’occhio,perché mi lasciavano parcheggiare la macchina abbastanza vicino.

La ragazza sospirò,prendendo aria ,e in quell’istante vidi la spaccatura nella maglia favorita dalla curvatura della sua posizione. Aveva due meloncelli non molto grandi,ma che comunque un uomo sa apprezzare.
-Cavolo,che giornata stressante oggi. E dire che dovevo iniziare stamattina- continuò con un respiro.
Scossi la tessa -Eh già,come ti capisco-
La ragazza mi guardò negli occhi,erano azzurri -Senti,ma se puoi,mi daresti un passaggio? Visto che non sono pratica ,e non so neanche che mezzi prendere-
Ok,ero nei guai. Da una parte,non volevo perdermi la festa di mia sorella. Dall’altra,una ragazza nuova mi chiedeva un favore,e io dovevo aiutarla ad ogni modo.

In quel momento,il mio cervello sicuramente andò in tilt,ed ebbe la meglio la parte più gentile di me.

-Certo,Emma,sali pure,ti porto io. Guido bene,stai sicura!- dissi quest’ultima frase forse con troppo entusiasmo,che la ragazza prese e se ne andò.
Rimasi gelato,perché avevo appena fatto scappare una ragazza carina che mi chiedeva un favore semplice,anche se ad oggi posso solo farmi una risata. Si,perché in realtà la ragazza non scappò,ma fece il giro per entrare in macchina al lato co-pilota.
Fu molto veloce,saltò su e ..puff,si mise la cintura. A quanto pare, la presenza di un estraneo non era un problema per lei.
-Andiamo su,che aspettiamo?- disse sorridendo. Così niente,accesi e,senza dire una parola,mi avviai verso la scuola,seguendo la strada.

Il viaggio fu molto lungo. Molto,molto lungo.
Lo ricordo molto bene,perché ad ogni secondo la mia mente pazza poneva domande tipo : “possibile che sia successo?” oppure “è il mio giorno fortunato?”

In verità,ero così preso dai pensieri che non parlai quasi per niente.
Stavamo lasciando il paesello,quando la ragazza iniziò a chiedermi:
-Allora,come ti chiami?-
Farfuglio. Anzi no,quella volta risposi seccamente.
-Mi chiamo Andrea,vivo dall’altra parte ,ma quando sono in macchina posso arrivare ovunque-
Ok ok,mi stavo esaltando. Chi non l’avrebbe fatto?
-Uh,bel nome Andrea, e sentiamo che fai nella vita?-
-Lavoro al bar,faccio vari turni a settimana. In attesa di trovare qualcosa di meglio,perché sai,qui non c’è molto da fare. E tu invece,che fai nella vita?-
È vero,non posso togliere gli occhi dalla strada,eppure mi sembrò che lei mi stesse guardando e sorridendo.

-Io niente,mi sono trasferita da poco,studio psicologia-
Probabilmente,mi calò della saliva dalla bocca. No,scherzo,non mi è mai capitato.
-Molto interessante..-stavo dicendo,ma lei mi fermò la frase.
-Sono nativa di Milano,ma per varie ragioni e motivi,mi trovo tra le campagne sperdute della Toscana – piccola rista,di quelle che ti fanno incuriosire.
-..e quindi ti piace la psicologia-
-Si,esatto,anche se ho 23 anni spero di aver carriera in futuro,e se possibile anche il prima possibile- a quel punto la guardai e le feci il mio miglior sorriso.

Smettemmo di parlare per un paio di minuti,intanto ci addentrammo nel piccolo boschetto che separava il tragitto dalla mia casa alla scuola.
-Posso chiederti un favore?- disse lei timidamente.
-Certo,dimmi pure- cercai di fare il serio,ma dentro di me stavo arrossendo.

-Dovrei fare pipì, per te è un problema se ti fermi qui?-

Ok,giuro,in quel momento sterzai bruscamente per un secondo il volante prima a sinistra e poi a destra. Fortuna che le macchine non passano spesso. La ragazza ridacchiò.
-Si,ehm,certo,qui?-
-Si Andrea- disse solamente.
Rallentai, misi la freccia,anche se non c’era nessuno,e mi accostai al lato della banchina per far scendere Emma.
Lei aprì la portiera,dicendo che ci avrebbe messo un minuto al massimo. Io ero tutto rosso in faccia.
Quante possibilità nella vita c’erano che proprio a me doveva capitare una cosa del genere?
E soprattutto,come dovevo comportarmi? Non avevo una ragazza da tempo,e provarci mi era sembrata un’ottima opportunità,ma proprio non sapevo da dove cominciare.

Nell’attimo in cui scese Emma,mi venne un dubbio però.
Lei mi aveva detto che andava a scuola,presumo per studiare,ma allora..dov’era la sua cartella? Da quel che so,portare i libri,o almeno i quaderni è obbligatorio. Possibile che non ne aveva con sé?

Ad ogni modo Emma si avventurò nella boscaglia. Non la spiai,GIURO,però ammetto che mi assicurai di averla sott’occhio. Ripeto,è mio dovere assicurarmi dell’incolumità della persona. Si,manco io ci credevo,ragazzi.

Passarono due,tre minuti,e la ragazza non tornava ancora.
Accesi il telefono e guardai l’orario. Era l’una e mezza.
Ancora cinque minuti,ma la ragazza non tornava. Mi stavo iniziando a preoccupare,ma dopotutto era una ragazza,per lei fare certe cose risultava più difficile,quindi decisi di essere paziente.

Passò in tutto un quarto d’ora. A quel punto,spensi la macchina,misi il freno e scesi dal veicolo. Ricordo che non sapevo se chiamarla ad alta voce,o avventurarmi tra gli alberi in cerca di lei. Non volevo fare la parte del pervertito,quindi lo feci a metà: mi avvicinai alla boscaglia e dissi il suo nome ad alta voce. Nessuna risposta.
Ok,mi avvicina di più e riprovai.
E poi,accadde. Emma sbucò da dietro uno degli alberi,e velocemente mi si avvicinò. Stavo per chiederle cosa fosse successo,quando lei mi avvinghiò le mani dietro il collo e mi baciò con passione,facendomi traballare e fare uno,due passi indietro.
Oh cavolo,pensai. Era un sogno che si avverava.
Lei si staccò dopo qualche secondo,e mi guardò con gli occhi limpidi.
-Sii mio- disse solamente.
Dovevo ancora interpretare la frase,quando lei,come un fulmine, mi mise la mano sinistra sulla pancia,poi me la fece entrare nei pantaloni e nelle mutande.
Come un cobra ,iniziò a toccarmi il pisello,mentre con la sua bocca iniziò a mordicchiarmi il collo,facendomi arrapare.
Davvero,non riuscivo a parlare,ero paralizzato e non credevo a quel che stava succedendo.

Emma mi tirò giù le mutande e trastullò il mio cazzo,che stava diventando sempre più grande,su e giù con la mano sinistra. Continuava a mordermi,con furore.
-Emma,cosa stai..?-
Mi scappellò il pisello, poi mi chinò e lo prese in bocca,iniziandolo a succhiare selvaggiamente.
All’epoca avevo un pene eretto nella media,la quella ragazza fece di tutto per averlo tutto quanto dentro la bocca.
Sentivo la sua ugola sbattere contro il mio glande,una sensazione così forte che non avevo mai avuto il piacere di provarla.
Mentre con la bocca continuava a succhiarmelo, prese le braghe dei pantaloni con le mani e li tirò giù,di scatto. Poi,mi massaggiò con le mani calde le natiche ,dapprima lentamente,come fosse un rituale,poi in modo così selvaggio da usare addirittura le unghie.

A quel punto,quando immaginai il mio sangue uscire dalla pelle,mi lasciai andare.
Presi la sue testa tra le mie mani e la spinsi con forza contro il mio cazzo eretto,lei cercava di gemere,ma non glielo permettevo,facendola restare attaccata. La sua saliva sapeva di un qualcosa di eterno,il mio seme iniziò a fuoriuscire sulle sue labbra.

Strinse le sue mani sul mio culo, vigorosamente,poi aspirò così forte che anche le mie palle sembrarono gioire davanti ad una bellissima bocca come la sua. Aspirò in uno,due,tre,quattro secondi,poi rilasciò indietro.
-Quanto ce l’hai duro- disse a bassa voce. Poi mise in bocca solamente il glande,ormai rossissimo, e iniziò a leccarselo come fosse un chupa-chups, poi usò la mano destra per spompinarmi come si deve.
Le mie mani si strinsero sulla sua testa,non so se gli faceva male,a io provavo solo piacere.
Passarono cinque,forse dieci minuti,e ancora non venivo. Lei era troppo arrapante,ma erano anni che non scopavo,quindi ero pieno di me in quel momento.

Dopo avermi masturbato col cazzo dentro la sua bocca, Emma leccò la struttura lunga del pene,tirandomi i peli coi denti.
Poi si alzò,mi prese per mano e me le tirò sotto la sua maglietta.
Gli toccai subito le tette,di cui i capezzoli erano rizzati,come torri in posizione orizzontale.
Belli,sodi,duri.

-Vieni- mi ordinò lei.
Mi tirò su i pantaloni,e per un istante pensai che era finita la festa, ma poi mi tirò vicino la macchina.

La seguì subito,lei mi fece un sorriso e si tolse la maglia. Era piatta,ma io guardavo solo quelle tette,così dure che non avrei fatto altro che toccarmi pensando a lei,negli anni successivi.

Avvicinati alla macchina,mi prese la maglia con l’intenzione di levarmela,ma lo feci da solo. A torso nudo,d’inverno,su una strada poco frequentata e soprattutto all’aperto.
Dovevo aver paura,timore,ma in realtà non me ne fregava più niente. Volevo solo vivere quel momento.

-Dai avanti,fammi sentire una porca- disse lei con quella voce maniacale.
Aveva una cintura bianca con delle borchie a piramide,se la slacciò e si abbassò il tutto,
Volevo vedergli la fica,si,ma lei invece si girò e si sdraiò sul cofano della mia macchina,mostrandomi il culo aperto e ad una posizione poco superiore alla 90.

-Oh mio Dio,lo sto per fare- dissi senza rendermene conto.
Lei appoggiò le mani sul cofano,allargate,come se un poliziotto la stesse perquisendo. Girò la testa a sinistra,come per guardarmi,e ridendo rispose:
-Andiamo non fare lo stupidino,siamo adulti no? Comportiamoci da tali-
Allargò ancora di più le gambe ,cosicché potessi vedere tutto quel ben di Dio che ci stava li in mezzo.
La figa era depilata,e non aveva peli né sul culo né sulle gambe. Ottimo segnale,per una ragazza.
Mi abbassai del tutto i pantaloni,ma non volevo togliermi per varie ragioni.
Poggiai le mie mani sul suo culo e lo palpai tutto,con un movimento rotatorio. Poi mi chinai,e sprofondando la mia faccia su di esso,iniziai a leccare.
Sentì subito che la ragazza vibrò,o meglio,ebbe un fremulo,e cercò di trattenersi spingendosi in avanti.
Con la bocca aperta,feci come per infilare la lingua nel suo buchetto,che era stretto stretto.

-Oddio si,leccami tutta ti prego!- disse a bassa voce.
Detto fatto,sfilai la lingua dal buco del culo per leccargli la fica,aprendogli le gambe con le mani. Dopodiché quando fu abbastanza umida,infilai le due dita principali nella figa, cercando di spingerle il più dentro possibile.
-Oh tesoro mi sto bagnando!- disse lei,tra un sobbalzo ed un altro.

Portai la mano sinistra sul pene,e mi iniziai a trastullarmelo. Provavo un’emozione unica,un piacere come pochi.
Con una mano gli riempivo la fica,con l’altra mi masturbavo per piacere personale.
Adoravo questa sensazione. Era..nuova,

-Ti prego mettimelo dentro!- abbaiò lei,scontrando la sua faccia contro il cofano.
-Va bene Emma- dissi solamente. Ok,fui un tipo di poche parole,in quel caso.

Allargai le sue gambe e indirizzai il mio lungo cazzo nel suo culo,poi,molto attentamente,la penetrai.

Una volta. Affondo. Lo porto quasi fuori. Poi affondo di nuovo.

Ad ogni colpo,la ragazza si allungava sul cofano della macchina. Come era stretta,ragazzi..

-OH SI COSÌ- urlò dal piacere. Stavo sbattendo una ragazza conosciuta da poco,sul cofano della mia auto,che avevo avuto come regalo,e questa situazione mi arrapava tantissimo.
-Ti scopo tutta quanta- dissi in preda all’emozione.
Affondo,riuscita,affondo,riuscita..
Schiattai entrambe le mani sul suo culo,palpandolo,poi continuai a fare movimenti col bacino avanti e indietro,con vigore.
-Forza,più forte!- volle lei. La accontentai,ero una vera macchina del sesso.

Me la continuai a scopare per qualche altro minuto. Il suo culo era mio,il culo di Emma.
Lei gemeva,fin quando non stavo per venire.
Non so se ne accorse,oppure era già passato del tempo da quando mi scopavo il suo ardente culo,comunque fu lei a parlare per prima.

-Sborrami dentro ti prego,riempimi il culo del tuo sperma- la sua guancia faceva su e giù sul cofano . Se si metteva in punta di piedi,arrivava anche al parabrezza.

-Sei sicura?- chiesi,continuando a spingere con forza dentro l’ano.
-SI!- rispose.
Allora poggiai le mani sui fianchi,gli toccai le tette,oh si quanto erano belle sode,gli strizzai i capezzoli e poi,con un grande penetrata,gli venni dentro.
Orgasmai,ma mai quanto fece lei dopo. Il mio cazzo non usciva più dal suo culo,ormai era un diluvio di sperma senza sosta. Fu lei la prima a muoversi,si spinse il più indietro possibile per cercare di farmelo entrare di più. Io mi spostai,ma lei non aveva ancora finito. Si chinò e lo prese ancora in bocca,se lo leccò tutto quanto,e con le mani dalla punta del cazzo fece risalire tutte le bolle di sperma fino alla sua bocca,per poi ingoiare.

-Quant’è bono- disse lei -Adoro la tua sborra piccolo mio – mi massaggiò le palle una ad una,e per tutta risposta spruzzai un piccolo pezzo di sborra vicino ai suoi occhi.
E lei? Niente,con le dita prese lo schizzo,e se lo leccò.
-Non posso crederci che tu sia così- dissi, finendomi di massaggiare il pene ormai quasi del tutto moscio.
Lei si spostò la punta di capello biondi platino ,e si alzò i pantaloni.

-Non è niente di speciale,bello,sono solo emozioni. E io voglio roba forte,e tu me lo hai dato tutto-

Ripeto. Era inverno,ero nudo in strada,eppure il freddo non lo sentivo minimamente. Ero così eccitato,e così impegnato a pensare ad altro,che il mio cervello si era impossessato di me.
Scoparmela,scoparmela,scoparmela.

-Su,caro,andiamo ora?- disse lei dopo essersi rivestita.
Io,del tutto imbambolato, mi aggiustai il pantalone e mi caricai di nuovo in macchina,scosso ma del tutto voglioso di farmela ancora.
-Ti è piaciuto?- chiese lei maliziosamente.
-Scherzi? È stata la cosa più eccitante di tutta la mia vita-
Lei rise,con quel fascino che ti verrebbe voglia di metterglielo in bocca ancora,anche se lo hai moscio.

Partimmo con la macchina,e nessuno parlò durante il viaggio.
Fu così,arrivammo alla scuola,mi accostai per farla scendere. Ero curioso di sapere se mi avrebbe dato il suo numero.

-Allora Emma,ci vediamo?-
-Certo,al bar- e mi fece l’occhiolino.
Poi si girò per andarsene,velocemente,ma in direzione opposta alla scuola.
Abbassai il finestrino e la chiamai col clacson.
Lei si girò.
-Ehy,ma dove vai? La scuola è di la!- indicai .
-Oh scusa Andrea- disse lei con un sorriso maligno -Quella era solo una scusa- .

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