Zio Paolo: Una notte al Privé

Zio Paolo: Una notte al Privé

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Adoro i Privè!
Li ho conosciuti molti anni fa grazie a Grazia, una amica che era stata, insieme a suo marito, una delle pioniere in queste attività “trasgressive” a Milano. Quando conobbi questa mia amica, lei aveva già smesso di frequentarli ed è ritornata solo per farli conoscere a me; in verità, una volta entrati, normalmente mi dimenticavo di essere in coppia e mi dedicavo alla ricerca di qualche ragazza di coppia “disponibile”.
C’ è da dire che a quel tempo mi presentavo piuttosto bene: 40 anni, di “gentile aspetto” (come si diceva una volta), un certo “savoir-faire” ed una “dotazione” non banale (22 cm di tutto rispetto) ed efficiente.

Qui mi piace ricordare un episodio che mi accadde in un Privè di Milano (Zona Porta Venezia) abbastanza bruttino: di fatto era una sola sala, non molto grande, con alcuni divanetti e panche imbottite; c’ erano altri due vani piccoli, come bar ed entrata. Si faceva tutto davanti a tutti, senza nessuna possibilità di “appartarsi”.
Quella volta, eccezionalmente, io e Grazie ci comportammo, all’ inizio, come coppia: bevemmo un drink, ci guardammo intorno per valutare la situazione. Mi colpì una ragazza, non brutta, circa 25 anni, molto goffa, la classica contadinotta chiaramente a disagio: era infagottata in un cappotto che teneva chiuso fino al collo, stava tutta rannicchiata su una panca, guardandosi intorno con aria quasi ostile. Era insieme al fidanzato, un ragazzo della sua età, molto disinvolto, nudo che andava in giro per la sala infilando, di tanto in tanto, il cazzo in qualche fica disponibile.

La mia amica era interessata ad una coppia con una bella biondina, ci avvicinammo e dopo un po’ abbiamo cominciato a fare qualcosa: non era male, però la mia amica voleva farsi sia lui che lei, per cui io (che avevo in testa la contadinotta) dopo un po’ mi staccai dal gruppo, lascia la mia amica in balia della coppia e mi avvicinai a Maria (era il nome della ragazza).

Il primo contatto è stato quasi comico: lei intabarrata come fosse in Siberia, io nudo con il cazzo in semi-erezione davanti a lei, con il suo ragazzo che la incitava a svegliarsi e fare qualcosa.
“Ma c’ è qualcosa che non va?”, le chiesi.
“No va tutto bene” mi rispose frettolosamente.
“Perché stai vestita così? Sei l’ unica vestita, gli altri sono tutti nudi. Ma è la prima volta che vieni in uno “swinger-club”?”
“Si, mi ha voluto portare il mio ragazzo!”
“Ma sapevi che tipo di locale è questo?”
“Lui mi aveva detto qualcosa, ma io non voglio fare niente!”
“E allora perché sei venuta?”
“Non lo so…”.

Questa risposta è stata come un’ illuminazione, ho intuito che probabilmente c’ era una crepa nella sua corazza e questo mi ha stuzzicato.
Il suo ragazzo intanto continuava a dirle di lasciarsi andare e questo mi confortava. Cominciai a chiederle se le piaceva fare sesso (si, ma solo con il mio ragazzo), se non le piacesse vedere altri uomini nudi (no, non mi interessa), se i cazzi la eccitassero (non mi interessa). Ma era chiaro che mentiva a se stessa.
Tutto questo mi stava eccitando, ormai avevo il cazzo maestosamente in tiro e mi ero avvicinato in modo che fosse a 30 cm da lei, seduta sulla panca ed io in piedi, le arrivava quasi all’ altezza della bocca. Anche il suo ragazzo la incoraggiava: “Guarda che cazzone ha il signore!! E’ grande molto più del mio!!”.
“Hai visto come me l’ hai fatto diventare?” le dissi
“Non c’ entro niente” rispose
“Prendilo in mano” le dissi
“Si, dai, prendiglielo in mano” la incoraggiò il fidanzato
“No, non voglio”
“Solo un po’, per poter dire che me l’ hai menato un po’” insistetti
“Non voglio fare niente”
Le presi dolcemente la mano, voleva fare resistenza, ma, sempre con dolcezza, la posai sul cazzo, le piegai la palma in modo che avesse tutto il cazzo nella sua mano. Sembrava trattenere il respiro.
“Hai visto che gran cazzo hai in mano? E’ la prima volta che ne tieni uno così grande?”
Lei non fiatava, solo assentì.
“Adesso muovi la mano, menamelo un po’”
“Non voglio”, ma non fece nessuna resistenza quando le presi la mano e cominciai a muovergliela su e giù per l’ asta. Poi lascia la mano e lei continuò da sola a menarlo, molto lentamente ma senza fermarsi .
“Adesso devi provare qualcosa di nuovo” le dissi; mi sedetti al suo fianco, dissi al fidanzato di mettersi all’ altro fianco e le intimai: “Prendi tutti due i cazzi e menali allo stesso tempo”. Lo fece ed in quel momento decisi di usare un linguaggio forte, diretto, un po’ volgare perché sentivo che questo l’ avrebbe eccitata.
“Non hai mai preso in mano due cazzi insieme, vero puttanella?”
“No”
“Ti piace, lo vedo che ti piace, troietta!!”
“Fai tante storie e poi basta che il primo che passa ti metta un cazzo in mano e tu cominci subito a fargli una sega!!! Altro che santarellina!!” Lei era viola per l’ eccitazione ed anche per un po’ di vergogna.
“Però non si può fare una cosa così, conciata come sei” dissi e le tolsi il cazzo di mano, passai dietro a lei, mi misi in piedi sulla panca dove era seduta e le avvicinai il cazzo alla faccia. Cominciai a slacciarle il cappotto.
”Su togliamo questi vestiti, non si può fare una sega a due cazzi vestita così!!”, poco a poco il cappotto sparì, cominciai a strofinarle il cazzo sulla nuca, sul collo, sulle guance: “Ecco così vedo che ti piace, tu hai una fame di cazzo da morire!!”

Cominciai a toccarle le tette (fece un brevissimo patetico tentativo di opporsi), le tolsi la maglia, le imponevo di continuare a menare il cazzo del suo ragazzo, poco a poco la spogliai completamente. Aveva le autoreggenti (normale in un privè, anomalo in una che era venuta con l’ idea di non fare niente!!).”Ma allora qui abbiamo un bel troione!!! Prima dice di non voler far niente, di essere qui per sbaglio e poi scopro che si era agghindata in maniera da fare rizzare i cazzi in maniera istantanea. Ti piace proprio fare la troia, eh porcella???!!!”

Lei era in stato semi confusionale, era rimasta in scarpe, autoreggenti, slip e reggiseno; le imposi di alzarsi, la avvicinai a me, le misi in mano il cazzo, le presi il viso tra le mani e le feci un lingua in bocca da farla svenire. Lei sembrava non più in grado di reagire, le tolsi il reggiseno, la toccai tutta, poi le dissi di spostarci in una panca un po’ più grande insieme al fidanzato. Lei si muoveva come un automa: le tolsi gli ultimi indumenti (le lascia solo le autoreggenti) la baciai su tutto il corpo, le infilai il cazzo in bocca (anche qui, patetico tentativo di rifiuto) e poi le leccai la fica, per prepararla alla monta. Il suo ragazzo guardava quasi rapito quello che succedeva ed era eccitatissimo, a giudicare dal suo cazzo ben eretto!!

Poi la chiavai, prima lento, quasi dolce, la baciavo profondamente per farle sentire il mio desiderio, lei era fradicia, mugolava di piacere, non diceva una parola ma pensava solo a godere. Poco a poco il mio ritmo aumentò e la portai ad avere alcuni orgasmi intensissimi. La insultavo di brutto, davo colpi con durezza per farle sentire il mio possesso del suo corpo, mi imposi di ritardare l’ orgasmo per chiavarla più a lungo possibile.
Prendendole il mento tra le dita e premendo forte le dissi, quasi gridando: ”Allora, abbiamo cambiato idea? Non hai più vergogna? Ti piace prenderti questo super-cazzo? Lurida cagna!!”
Lei non diceva nulla, mugolava nella costante ricerca del piacere e passava di orgasmo in orgasmo.
“Dai puttana, dimmi che ti piace che ti chiavino qui davanti a tutti!!!” E lei sempre zitta.
“Devi fare quello che ti ordino, cagna” dandole un buffetto un po’ energico sulla faccia (quasi una sberla).
“Si, mi piace da morire!! Non smettere” Farfugliò in pieno affanno.
“Guarda come è eccitato il tuo ragazzo” le dissi indicando lui in piena erezione e masturbandosi. “Lui lo sapeva che sei una cagna e che doveva portarti qui!! Ti conosce bene, lurida puttana!!”. E continuai a menare “fendenti” di cazzo per più di mezz’ ora.

Poi, decisi di fare un lavoro completo: prima di venire mi fermai, mi distesi sulla schiena, le dissi di mettersi su di me e di infilarsi il cazzo in fica; dissi al fidanzato di mettersi dietro ed incularla. Lo fece con un po’ di cautela e poi piano piano cominciammo a stantuffarla, cercando il ritmo ideale.
“Allora cosa ti sembra ad avere due cazzi in corpo, lurida cagna?”
“E’ bellissimo!”
“Prima tante storie e poi ti fai chiavare da uno sconosciuto e dopo la doppia, sei proprio una puttana!!”
“Ti piace sentirti puttana?”
“Si da morire!”
“E perché sei venuta qui con tutte quelle stupide idee di non fare niente?”
“Mi vergognavo, non pensavo che sarebbe successo”
“E perché è successo, puttana?”
“Sei stato tu, mi hai trascinata in questa storia”
“Non dare la colpa a me, sei tu che non puoi stare senza cazzo e probabilmente il tuo ragazzo non ti basta”
“No, sei stato tu. Quando mi hai toccato non ho capito più niente”.
“Ti è piaciuto il mio cazzo, allora?”
“Mi fa morire”.

Intanto stavamo pompando Maria e lei era in estasi; godeva in continuazione, io la insultavo e le mettevo la lingua in bocca fino alla gola.
“Adesso godiamo” le dissi
“Non venire dentro, chè non prendo niente”
“Adesso sborriamo” insistetti
Venne prima il suo ragazzo che si svuotò nel culo, poi sborrai anch’ io, fregandomene di quello che mi aveva detto e riempendole la fica.

Rimanemmo fermi per un po’, io sotto, le in mezzo e il fidanzato sopra; totale relax. Poi dissi al ragazzo:
“Voglio restare solo con Maria dieci minuti, per favore” lui, docile se ne andò.
Decisi a quel punto di far valere la mia assoluta superiorità culturale nei suoi confronti per metterla in uno stato di soggezione; la presi tra le braccia dolcemente su un fianco, le carezzai i capelli (era tutt’ altro che brutta, aveva una splendida pelle, un gran corpo, tette non enormi – 3° misura – ma molto sode; semplicemente non si curava, per cui la potevi apprezzare completamente solo quando era nuda), le dissi che era stata una brava amante, che mi era piaciuto come si era lasciata andare e che doveva continuare così. Per metterla ancora più in soggezione le raccontai:
“Quando ti ho visto ero abbastanza sicuro che ti avrei scopato!”
“Perché eri tanto sicuro?”
“Qualche tempo fa mi sono scopato una delle mie segretarie che era come te, un po’ provinciale, apparentemente inavvicinabile, ma poi alla fine….”
“Perché tu cosa fai?”
“Io sono ingegnere e sono dirigente nella Ditta XXXXX”
“Allora hai approfittato della segretaria..”
“Come, eventualmente, ho approfittato di te!! Ma dai, avevi voglia di cazzo e ti ho dato cazzo. Lo stesso con la segretaria, anche lei ne aveva voglia ed ho solo sfruttato l’ occasione. Comunque, visto che si è dimostrata una buona impiegata, ha fatto anche un po’ di carriera.”
“Ma la scopi ancora?”
“No, molto di rado, queste son cose che durano poco e a me, poi, piace cambiare”.

Volli umiliarla un po’: “Vai al bar a prendermi qualcosa da bere” Per andarci doveva attraversare tutta la sala, lei era titubante, ma le dissi: “Ma guarda che ti hanno vista tutti scopare come una cagna, che vergogna hai? Tanto, più sputtanata di così….”.
Andò e tornò con il drink: “Mi fai fare di tutto oggi”
“Così deve essere, non penserai di poter imporre qualcosa ad uno come me!!! ” “Adesso voglio che vada in bagno e ti faccia il bidet, ti voglio con la fica pulita”.

Ancora dovette attraversare tutta la sala nuda; la cosa la metteva chiaramente a disagio ma in quel momento mi faceva piacere. Quando tornò, fui preso da uno slancio di tenerezza e lei rimase colpita: la presi tra le braccia, la carezzai e le feci l’ amore, non la scopai. Lei sembrava incredula, poi si abbandonò e godette in maniera fantastica. Alla fine le sborrai ancora in fica, alla faccia della pillola.

Alla fine, Grazia,la mia amica (che mi conosceva bene), che aveva seguito tutto mi disse solo una cosa: “Sei un figlio di puttana! Ma ne è valsa la pena?” “Si” risposi e ce ne andammo a casa.
Queste cose possono succedere in un privè, si creano situazioni erotiche che uno nemmeno immagina; una ragazza che si chiude a riccio e poi si lascia andare al punto di rischiare di rimanere incinta con uno sconosciuto (o lo è rimasta, chissà…) per la semplice ricerca del piacere.

Adoro i privè!!!!

 

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