Orgia in Betel 1

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Orgia in Betel 1

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Avevamo organizzato quel viaggio a Roma da diversi mesi, mio zio che serviva come sorvegliante di circoscrizione ci aveva fatto avere due bei comodi alloggi in Betel, in due bungalow nella proprietà dell’organizzazione. Non avevamo mai visto la città eterna e quell’occasione serviva per edificare ulteriormente la nostra fede, un po’ barcollante in quel periodo. La fortuna di poter alloggiare dentro la filiale ci aveva fatto risparmiare un bel po’ di quattrini, mio zio poi si era attivato per presentarci ai fratelli della Betel come se fossimo due colonne portanti della nostra congregazione. Era tutta una bugia, da tempo era tutta una bugia. Sopportavamo a fatica il mondo dei Testimoni di geova ma ci eravamo promessi più volte di continuare a sopportare. Michela era la classica ragazza tranquilla che si trova in tutte le sale del regno, una biondina venticinquenne fatta con lo stampino. Timida, gentile, insicura, con due pere piccole e lunghi capelli biondi, sintomo di sottomissione e ingenua voglia di perversione. Io avevo un paio di anni in più, alto, slanciato, un po’ più brillante ma complessato come pochi. Detestavo come mi avevano chiamato i miei, Natan era il classico nome imbecile che i genitori geovisti devoti davano ai propri figli. Michela aveva fatto la pioniera per qualche anno dopo che ci eravamo sposati ma le finanze di casa erano sempre scarse ed era tornata a lavorare a tempo pieno, altrimenti avremmo fatto la fame. Già ci eravamo sposati come due pezzenti, con i nostri familiari che per spronarci a servire più completamente geova ci avevano dato una mano a comprare un piccolo monolocale del cazzo nel territorio del comune dove dovevamo associarci come congregazione.
Eravamo giovani e già vecchi, dentro e fuori. Le regole della congregazione in casa mia e di Michela erano sempre state rispettate alla lettera, non abbiamo mai avuto una vera adolescenza e i piaceri del sesso ci son sempre stati negati e poco familiari. Eravamo talmente poco avvezzi al sesso che quando ci siamo sposati, ad appena vent’anni, la prima notte di nozze l’abbiamo passata a organizzarci il servizio di predicazione per l’indomani, anziché scopare come ricci e provare ogni forma di libidine eravamo lì come due sfigati ad appuntarci le strade da percorrere per svolgere un servizio più efficace. A me l’eccitazione dei vent’anni non era comunque sopita, e mentre guardavo la cartolina del territorio da predicare mi era pure venuta voglia di farmi una sega e avevo sborra to sulla plastica che ricopriva la mappa. Per fortuna il retro della cartolina, dove erano segnati i cognomi delle persone da non visitare non si era sporcato.
Ed eravamo a Roma. Roma, come nei nostri sogni. Mio zio aveva insistito tanto per farci venire in visita. Voleva ardentemente che suo nipote, l’unico maschio della famiglia, potesse far carriera nella teocrazia, voleva qualcuno a cui lasciare il potere che aveva accumulato in quegli anni in cui era diventato uno dei più potenti testimoni di geova in italia.
Arrivati a Roma col treno vennero a prenderci due fratelli in automobile, come se fossimo dei personaggi importanti. Che emozione scendere a Roma Termini e respirare l’aria di Roma, dal vivo.
I due fratelli ci portarono in giro per la città, una sorta di giro turistico di benvenuto, poi dopo un’oretta di girovagare arrivammo davanti ai cancelli della Betel. Dietro quel cancello in ferro c’era tutto il Gotha dei Testimoni di geova italiani. Li tiravano le redini dell’organizzazione in Italia.
Mio zio venne ad accoglierci nella hall dell’edificio principale e dopo un breve saluto di circostanza ci lasciò nelle mani di una coppia che serviva lì in filiale da anni e che ci avrebbe accompagnato ai nostri alloggi. Matteo e Tiziana avevano all’incirca la nostra età, lui serviva come anziano già da alcuni anni ed era impegnato col reparto costruzioni, essendo figlio di un potente anziano della sua regione era finito a lavorare quasi subito in Betel. Lei era un po’ più umile, svolgeva saltuariamente ruoli di receptionist lì in Betel, ma il più delle volte stava nelle cucine o si occupava di lavare i completi dei membri di filiale.
Ci accompagnarono nel nostro piccolo alloggio, un bungalow immerso nel verde della grande proprietà che sorgeva a nord di Roma.
Appena entrati ci fecero vedere come era strutturato il bungalow e ci spiegarono le attività che avremmo fatto il giorno dopo, dalla preghiera del mattino tutti insieme alla preparazione della torre di guardia nella mensa del commesso, alla presenza dei massimi esponenti della Verità italiana.
Ci lasciarono per farci sistemare le valigie e farci una doccia.
Eravamo talmente cotti dal viaggio che ci eravamo messi a dormire.

Sentii qualcosa che mi toccava i piedi. Aprii gli occhi e vidi una figura conosciuta seduta in fondo al letto. Tiziana non si era fatta scrupoli ad entrare nel nostro alloggio, approfittando del fatto che dormivamo e che le porte non venivano chiuse a chiave, eravamo in un luogo protetto e devoto a geova, che cosa sarebbe potuto succedere di male?
Mi girai dal lato del letto dove pensavo Michela stesse dormendo ma non la trovai al mio fianco, in compenso sentii dei gemiti provenire dal bagno.

– Stanno scopando. – mi disse con un sorriso calmo e denso di tranquillità Tiziana.
Poi mi prese I piedi e cominciò ad accarezzarli. Era vestita solo di una sottoveste quasi trasparente, nel quasi buio della stanza potevo scorgere le tette della sorella che si protendevano sul mio corpo. Tiziana salì sul letto e mi si mise addosso, incurante del fatto che non mi avesse chiesto permesso e che potessi essere scioccato da quella situazione. Spostò le lenzuola e andò sicura di sé a prendermi il cazzo, nella penombra vedevo le sue mani che lo stavano facendo eccitare con una bella sega. Dal bagno sentivo provenire i gemiti di piacere di mia moglie che stava scopando con ansia e passione col marito di Tiziana.
“Se queste son le attività spirituali che si fanno in Betel, voglio trasferirmi qui” pensai…
Tiziana continuava il suo sapiente lavoro di mano, ci sapeva veramente fare, si vedeva, si sentiva che era a suo agio a manovrare il mio cazzo, dalla passione e dall’abilità con cui mi stava facendo quella sontuosa sega si capiva che negli anni li in Betel si era esercitata ed applicata parecchio, e non solo con il cazzo del marito. Si fece più coraggio e mi prese l’uccello tra le labbra, succhiandolo con dolcezza, chiudeva gli occhi per assaporare ulteriormente la fragranza del mio Pene, se lo inseriva tutto dentro la bocca, aiutandosi con le mani, per farlo diventare sempre più duro. Avevo una gran voglia di sborrare nella bocca di quella sorella così porca, mia moglie Michela per quanto le volessi bene non succhiava mai, lo riteneva inappropriato per una testimone di geova. Con Tiziana invece stavo scoprendo il paradiso. Quel pompino mi stava cambiando la vita.
Presi coraggio pure io e incurante di mia moglie che si stava facendo fottere in bagno da Matteo spinsi la testa di Tiziana sul mio uccello con forza e la obbligai a succhiare con ancora più voglia, la bocca le esploderà di saliva e liquido seminale, l’intera faccia si era inumidita e persino i capelli le puzzavano del mio cazzo.
Alzai lo sguardo e Matteo era lì con mia moglie, ci guardavano con un sorrisetto malizioso.
Tiziana alzò la testa dalle mie gambe, si spostò la frangetta e disse:
– Benvenuti in Betel. Ora cominciamo l’attività più interessante…

 


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