Lucy – Tutta colpa dei giornalini (3)

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Lucy – Tutta colpa dei giornalini (3)

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Dopo quell’incontro che aveva rivelato ai miei amici, ma prima di tutto a me stesso, quella natura femminile e perversa che nascondevo dentro di me, ci fu un periodo di silenzio imbarazzato tra noi tre. Nessuno cercava più gli altri, evitavamo accuratamente i posti abitualmente frequentati per non incontrarci… Ovviamente quando Gianluca e Piero ritornarono dalle vacanze, il problema divenne non più ignorabile. Un gruppo di ragazzi che fino a una decina di giorni prima erano compagnia fissa, che condividevano qualsiasi cosa, ora di punto in bianco non si incontravano più. Ovviamente tanto io quanto gli altri due ragazzi eravamo in difficoltà a spiegare che il problema era proprio quello di “aver condiviso… troppo!”. Ma quanto potevamo girarci intorno?
Alla fine Gianluca ci chiamò tutti da lui, e poco alla volta io e gli altri due fummo costretti a vuotare il sacco e raccontare tutto quello che era successo durante la loro assenza.
Per me fu come una benedizione la battuta di Piero, che buttandola sul ridere ci rimproverò di organizzare le cose più interessanti proprio quando lui (e Gianluca) non c’erano. Anche se capii che era una battuta solamente in parte, e che anche ai due assenti sarebbe piaciuto partecipare al festino che si era tenuto a casa mia. Già. Non potevo far finta di nulla. Non era stato uno stupro, né un obbligo, né un ricatto. Era stato un festino in cui IO avevo cercato coscientemente di far precipitare la situazione in una certa direzione.
Questa mia “confessione a me stesso” fu interrotta dalle parole di Marco, che chiarì a tutti la situazione: “Senza che ci giriamo tanto intorno… quando abbiamo iniziato questa cosa dei giornalini li leggevamo e basta. Poi abbiamo cominciato a tirarcelo fuori. E poi con gli anni a farci le seghe uno con l’altro.”
Tutti ascoltavano in silenzio, annuendo col capo. “Secondo me quello che è successo è una nuova evoluzione della cosa. Evidentemente in quel momento andava bene così a tutti, ed è successo. Se lo vorremo, succederà di nuovo. Se non lo vorremo, no”.
Marco parlava al plurale ma era ovvio che il parere principale, quello che tutti aspettavano, era il mio. Presi il coraggio a due mani e dissi come la pensavo.
“Allora… se mi chiedete se mi è piaciuto, ok, mi è piaciuto. E se lo rifarei… così sui due piedi non saprei, ma penso di sì, lo rifarei. Come dice Marco, è stata una conseguenza degli altri giochi. Tenete però conto che non posso di certo rubare le cose dal cesto di mia mamma tutte le volte e portarle qui, prima o poi se ne accorgerebbe…”
Entrai in quel magazzino col cuore in gola. Ci ero entrato mille volte per i nostri famigerati giochi con i giornalini porno, ma questa volta sarebbe stato diverso. Sarei stato io, anzi… sarei STATA io l’attrazione principale.
“Allora? Avete portato tutto?” chiese Gianluca. Dagli zainetti tutti si affrettarono a tirare fuori uno o due capi sottratti al guardaroba di mamme e sorelle, così da non dare nell’occhio: autoreggenti, slippino, reggiseno e sottoveste sicuramente scompagnati, ma non era il caso di andare per il sottile.
Piero, raggiante, annunciò la ciliegina sulla torta estrando una parrucca bionda dal suo zainetto: “Mia sorella che fa teatro doveva buttarla… gliel’ho fregata immediatamente!”
Mi lasciarono solo in quello stanzone a cambiarmi. In mancanza di uno specchio mi aiutai con il riflesso nel vetro della finestra, che mi restituiva l’immagine di una strana ragazza bionda . Con alcuni strappi di un rotolone imbottii le coppe del reggiseno e mi ritrovai a pensare civettuola: “La prossima volta devo portarmi almeno un po’ di rossetto”.
Richiamai i miei amici, che appena entrati rimasero a bocca aperta vedendo la mia trasformazione. Mentre si avvicinavano, pensai per un attimo che stavo facendo una pazzia. Sola con quattro ragazzi infoiati, roba che non avevamo mai visto neanche nelle benedette o maledette riviste porno che avevano dato il via a tutto questo. Ma non appena le loro otto mani presero a percorrere ogni centimetro del mio corpo, mentre le loro labbra baciavano le mie spalle e la mia schiena nuda, l’eccitazione spazzò via ogni remora.
Un attimo dopo ero inginocchiata sul materassone, su cui i quattro si erano sdraiati, uno accanto all’altro, nudi dalla cintola in giù. Succhiavo un membro mentre con le mani masturbavo i sessi dei due ragazzi a destra e a sinistra di quello che stavo spompinando, per poi spostarmi di lato e accoglierne un altro tra le mie labbra e così via.
Era stupendo sentire le diverse dimensioni e consistenze di quei quattro cazzi, che comunque erano già tutti eretti e turgidi. Mi inorgogliva pensare che quei membri erano eretti per ME, che io avevo questo potere quasi magico.
Dopo un po’ di quella giostra, però, com’era prevedibile, Marco decise che era giunto il momento di passare ad un “livello superiore”. Dopotutto nel precedente incontro, mentre Lorenzo mi sverginava il culo, lui si era “accontentato” della mia bocca, e oggi non intendeva cedere la precedenza a nessuno… Si alzò dal letto e, mentre io ancora succhiavo e masturbavo gli altri tre, lo sentii infilarmi un dito e poi due, bagnate di saliva, nel mio buchetto per allargarlo delicatamente.
E poi una fitta di dolore mi annunciò che era appena iniziata una vera e propria maratona di inculate che, temevo, mi avrebbe lasciata devastata… ma la desideravo!
Uno dopo l’altro, infatti, i quattro vennero ad incularmi fino a venirmi dentro l’ano o sulle natiche, per poi cedere il posto ad un altro amico e venire davanti al mio viso a farsi “ripulire con la bocca” come spesso si vedeva nei giornalini. Inevitabilmente, però, il calore della mia bocca combinato con l’esuberanza giovanile dei miei amici / amanti procurava loro una nuova erezione e iniziavo a temere le conseguenze che ci sarebbero state per il mio culetto.
Infatti, dopo che tutti e quattro furono passati dentro di me non mi sentivo più quasi il culo, diventato pressoché insensibile e dilatato come non mai. Ma non appena Lorenzo, l’ultimo sodomizzatore, era venuto a pretendere la sua dose di carezze orali, Marco fu lesto a infilarsi nuovamente in quel buco lasciato libero.
“MMMMM…” mugolai, come per chiedere tregua, ma la mia preghiera cadde nel vuoto: Marco mi stava già pistonando violentemente l’ano con la sua nerchia, e stavolta, dopo esser già venuto, sarebbe durato più a lungo di prima.
Erano ormai due ore che mi stavano scopando il culo, che vi avevano schizzato dentro litri di sperma, e il mio corpo non rispondeva più ad alcun stimolo se non quello del dolore che veniva dalle mie gambe, divenute di gelatina, e dal mio culo che immaginavo rosso e dilatato, temendo che non sarebbe mai tornato alla normalità.
Ciononostante mi trovavo in una specie di trance orgasmica continua, deliravo, vaneggiavo, incitavo i miei amanti a non smettere e un attimo dopo chiedevo pietà, sentivo il loro sperma colarmi fuori dal culo spalancato e gocciolarmi lungo le gambe, fino a che anch’io me ne venni, in un orgasmo sconvolgente che mi fece perdere i sensi…

 




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